giovedì 3 novembre 2011

Sui principi del Progetto Alice

Mantova, 2 novembre 2011
Cara Valentino
sono Odorico. Come va? E come procede il progetto Alice? Quale buona novella? Od implica novità dolenti l’avvertenza che non accettate più volontari?
Quanto al documentario di Matteo Passigato, è davvero molto bello. Ti allego una correzione del testo della versione in italiano.
Sono rimasto commosso, due mesi or sono, dalla scomparsa del vostro bambino così atrocemente sofferente di cancro alla pelle.
Per me in quel cortile si è rinnovato lo scandalo del dolore innocente.
Per quello che riguarda la mia sorte futura, prima di comunicarti come si sta modificando intendo dirti che cosa penso della sinossi del Progetto Alice che mi hai inviato a suo tempo- L'ho riconsiderata in questi giorni, e la sua versione più avvincente mi è parsa Pankash and the daisy.
Io non posso che condividere l’anelito dell’ispirazione della tua sinossi, che da un versante buddista ti anima a condurre le menti all’identica esperienza mistica contemplativa di ogni religione, così come avviene nel silenzio in cui oltre ogni concetto e giudizio e pensiero, siamo tutt’uno – o in unità- con l’essere che è Amore infinito, Pace infinita, beatitudine infinita saggezza infinita ( la mente della chiara luce), per esprimermi con le tue bellissime parole.
Ciò che però non mi trova consenziente è che sia concepita come l’unica forma di esperienza mistica che consenta di accedere alla vacuità del divino, e che per pervenirvi sia obbligatorio credere e indurre a credere, insegnandolo, che non esiste una realtà esterna indipendente dal nostro pensiero. ( pur se riconosci che non si può nemmeno dire -monisticamente- che c’è solo mente).
Io non intendo, così dicendo, entrare nel merito della tua concezione dell’Io-pensiero creatore , che nella Sinossi hai ripreso e riproposto come l’ispirazione di fondo imprescindibile della ricerca educativa del tuo progetto. Considero opportuno, piuttosto, fare appello al criterio buddista dell’upaya-khausalya, come l’ho trovato espresso nel Sutra del loto della buona legge, in ragione del quale mi sembra sconsigliabile impartire l’insegnamento filosofico basilare e inderogabile dell’insussistenza di una realtà esterna indipendente Può darsi e non discuto che implichi tale principiuo il grande veicolo, ma il riconoscimento delle nostre deboli propensioni comuni, e il giusto ricorso conseguente all’abilità nei mezzi, mi fa ritenere che non sia conveniente che si ricorra a tale concezione nell’istruzione generale universale. Invece seguito a condividere pienamente, -come giusti mezzi necessariamente impliciti in ogni formazione inter-religiosa e interculturale , compresenti n ogni dimensione scientifica avanzata dell’insegnamento convenzionale,- che nell'insegnamento delle tue scuole si trasmettano la consapevolezza e la conoscenza "of the laws of interdependence; the laws of cause and effect; the subjectivity of perceptions and dynamic of projections; the relativity of boundaries; the ever changing nature of our thoughts and feelings.", come asserisce la dichiarazione dei principi formativi del Progetto Alice..
Per quanto mi attiene, oggi stesso ho inoltrato la domanda di pensionamento. Se tutto procederà come auspico, sarò così più libero di venire in India, di stare con la mia sacra famiglia indiana e di restare in contatto e di cooperare con te, ad esempio nell’ insegnamento della lingua italiana presso la scuola di Sarnat, non fosse per l’avvertenza che non accettate più volontari

Una cosa mi resta da dirti:
Il nipote di Kailash che abbiamo adottato è molto bravo a dipingere. Può essere ammaestrato presso di voi nell’arte del tanka, se ne è ancora attivo il corso presso i tuoi studenti chakma? .Kailash è disponibile ad ospitarne qualcuno, se Khajuraho può interessarvi come destinazione terminale delle loro opere
Quando io soggiorni o risieda in Khajuraho, tenete presente, tu e Luigina, che ora con un treno che da Varanasi vi perviene direttamente, in una nottata potete raggiungere me ed il mio amico, e la nostra cara famiglia., od io posso essere da voi in Sarnat.
Questo è il table-time attuale
Varanasi Khajuraho ore 21,-21,30 lunedi, giovedì, sabato

Khajuraho Varanasi ore 23, martedì, venerdì, domenica
con affetto
Odorico


Da Valentino

Ciao.
Ho letto le tue osservazioni sulla sinossi. Mi rendo conto che il topic relativo alla realta' esterna, oggettiva, e' difficile, complesso e tale da suscitare perplessita', reazioni forti e critiche.
Ma questo non mi fa retrocedere di un millimetro rispetto alla tesi che sostengo (e provo!).
Non esiste la possibilita' di dimostrare scientificamente e razionalmente l'esistenza di una realta' indipendente dalla mente. Certo, convenzionalmente parlando nessuno nega che esista un fenomeno la' fuori, un albero che non e' mente, etc. Ma solo convenziolmente, ma non "realmente". La realta' fenomenica e' una esperienza e nulla piu'. La realta' esiste perche' io la percepisco. Gli altri esistono perche' sono una mia esperienza. Che cosa esiste oltre la mia esperienza? Nessuno puo' rispondere, a meno di non cadere in evidenti contraddizioni. Oltre la mia esperienza non posso andare, se non con il pensiero. Ogni ipotesi, ogni affermazione che faccio e' sempre un prodotto, una costruzione del mio pensiero. Non non ne usciamo. Posso affermare che esiste una realta' esterna che non e' mente. Certo! Ma e' pur sempre una affermazione che viene dalla mente. Posso dire che esiste la mente e la materia che non e' mente. Ma si tratta di una affermazione fatta, appunto, con la mente, quindi pura costruzione psichica. Posso speculare sulla materia, su Dio... ma e' sempre una speculazione frutto di un dinamismo psichico. Attenzione, non sto dicendo che non esiste Dio, che non esiste la materia, etc. Sto affermando che Dio, la materia esistono, ma come prodotti della mia mente. Non sono totalmente non esistenti. Ma non sono oggettivi, come crediamo comunemente. Sono fenomeni soggettivi. Ed e' proprio questo il significato del Sentiero spirituale: andare oltre la mente, oltre il pensiero di Dio, per scoprire, appunto, la realta' di Dio. E come si scopre la realta' del Divino? Attraverso il silenzio, come giustamente osservi tu. Ma dobbiamo metterci d'accordo sul significato di quel silenzio. E' un silenzio della mente pensante, della ragione, per lasciare spazio all'intuizione, al transpersonale. La mia domanda: sei capace di dimostrarmi - con la mente - che esiste qualcosa che trascende la mente?
Mi fermo qui, per ora.
Un abbraccio
Valentino


3 novembre 2011

Caro Valentino,
sono Odorico
Come torno a dirti, non ti ho scritto per entrare nel merito dei principi filosofici della tua sinossi, che non intendo tuttora mettere in discussione, anche perché sono consapevole di quanto tu ne sia persuaso, ed ho troppo rispetto dei tuoi convincimenti per atteggiarmi altrimenti che a un retto sforzo di comprensione.
Quello che ho cercato di chiarirti è che ritengo che tali presupposti della tua ricerca educativa debbano restare il suo cuore esoterico, e che temo che non sia proficuo che ne sia impartito l’insegnamento a dei ragazzi, il cui comune principio di realtà ne è troppo difforme, in Oriente come in Occidente.
Inoltre ho motivo di supporre che il porre tali principi come un requisito imprescindibile per riconoscersi nel Progetto Alice possa alienarti- ed averti già alienato- il seguito di molti sostenitori occidentali e cristiani, perché con le tue conclusioni tu dai scacco matto a ogni possibilità che il vero sia a noi rivelato come alcunchè che ci si impone. Come recitava il titolo di un libro che ho visto esposto in vetrina, presso le stesse Paoline, un cristiano può convenire che “ Dio non è quel che credi”, che Dio trascende ogni nostra immagine e idea che ne sia una concezione, può temere che ciò che Ne pensiamo Ne possa essere una nostra perversione mentale, e come Maister Eckhart pregare Dio che ci liberi di Dio, ma non potrà mai ammettere, come tu sostieni, che Dio sia un prodotto soggettivo della nostra mente. Nel silenzio, per chi è cristiano Dio ci si rivela comunque come una realtà che ci impronta, da cui dipendiamo e a cui dobbiamo obbedienza. Pensare che sia altrimenti per un cristiano è il peccato radicale e originale del nostro orgoglio.
Ed è così per un islamico rispetto ad Allah, per un ebreo rispetto alla stessa Torah.
Con affetto
Odorico


Da Valentino
Caro Odorico,
sono d'accordo che non e' questa la sede adatta per un dibattito cosi' serio e importante, ma alcune osservazioni di base sono doverose. C'e' un malinteso di fondo, soprattutto da parte dei cristiani, quando si parla di soggettivita', di mente, di creazione.
Tu affermi che un cristiano non potrà mai ammettere che Dio sia un prodotto soggettivo della nostra mente. E' questo il punto del malinteso. Io affermo che il Dio che noi pensiamo (vedi la tua stessa citazione) non puo' essere considerato il vero Dio, perche', se cosi' fosse, avremmo tante Divinita' quante sono le menti delle persone. Non solo, avremmo un Dio a misura di uomo/donna, ridotto a livello della coscienza di chi lo pensa. Il Dio pensato e' un prodotto soggettivo della nostra mente. Mi pare ovvio. E' quel dio che va superato, va trasceso. Ho l'impressione che tu abbia frainteso quanto noi sosteniamo: se ci fermiamo al pensiero, avremo un dio limitato, finito, soggettivo... Questo e' il dio che noi creiamo. In questo senso parlo di mente che crea dio (lo scrivo con la lettera piccola, per differenziarlo dal Dio che va oltre la ciotola della storia dell'angelo e Sant'Agostino; ricordi la storia molto significativa ed efficace?). Di qui, l'esigenza di scoprire il Divino che c'e' in noi, ma non con la ragione, con la coscienza razionale, che, come abbiamo visto, media una immagine di dio limitata, soggettiva, ma con una coscienza che va oltre quella, appunto, che limita concettualizzando, classificando, analizzando... Ecco, la proposta di Alice, che poi e' quella dei mistici cristiani: il silenzio. Forse non ci capiamo sul significato del silenzio. Noi intendiamo quel silenzio come una trascendenza della mente discorsiva, razionale, egoica . Per questo parliamo di coscienza transpersonale.In quel silenzio apparira' una immagine di Dio che non sara' certo quella mediata dal ragionare dei teologi (mente razionale) e quel Dio non sara' comunicabile, perche' si tratta di una esperienza di vetta (come viene definita dalla psicosintesi, ad esempio) non di un bla, bla accademico.
Vedi, ci sono due livelli di presenza di Dio:
a) il dio che pensiamo (relativo, soggettivo, convenzionale - utile per arrivare al secondo livello)
b) il Dio oltre il pensiero (esperienza mistica che si realizza solo nel silenzio dell'ego). Di questo Dio non possiamo parlare (sarebbe un riportarlo al primo livello). Questo Dio va solo vissuto, sperimentato, realizzarlo grazie ad un percorso spirituale complesso, difficile (vedi San Giovanni della Croce) che passa attraverso la realizzazione della vacuia' dell'io e la meditazione (samadhi - estasi).

Sembra che tu abbia confuso il secondo livello con il primo. Quando parliamo di attributi di Dio, di creazione, etc. ci troviamo al primo livello di coscienza: il Dio creato da noi, portato a livello delle nostre categorie mentali, inserito, a forza, nella piccola ciotola dell'Angelo sulla spiaggia!

Ai nostri studenti cerchiamo di spiegare le due realta': quella della ciotola (il dio a nostra misura, creato dalla nostra mente, appunto) e quella dell'Oceano che non puo' essere contenuto nella ciotola. Che cosa c'e' di male? Non pensi che i giovani non debbano rendersi conto dei limiti della loro coscienza razionale per sviluppare un tipo di coscienza superiore e, quindi, accedere ad una conoscenza piu' elevata, che diventera' saggezza?
Non pensi che sia utile dire loro che non c'e' solo la ciotola con la sua limitata capienza, ma esiste anche l'oceano che non puo' essere contenuto nella ciotola? Non credi che se capissero questo diventerebbero piu' umili e un pochino piu' saggi?
La ciotola potrebbe rappresentare la nostra coscienza dell'Io; l'oceano la dimensione spirituale, transpersonale. ll Silenzio, appunto.
Mi spiace, ma il dio della ciotola ha prodotto danni immani all'umanita', perche' non si tratta del vero Dio. E' il dio pagano, Lucifero. L'ego divinizzato. E' questo che vogliono i cristiani?
Parli di "principio di realta'". Quale realta'? Noi diamo per scontato che il nostro modo di conoscere sia corretto e conforme alla realta'. E' corretto, secondo te, pensare che le nostre proiezioni siano vere e oggettive? Non ti e' mai venuto il dubbio che, forse, i tuoi studenti avevano bisogno di meno letteratura e matematica e piu' ... realta' (non convenzionale, quella dell'Oceano, per intenderci)? Proprio perche' neghiamo la dimensione esoterica (come la definisci tu), finiamo per sbilanciare lo studente, offrendogli solo un a dimensione del sapere (lo studente ad una dimensione, appunto). Per correttezza, dovremmo proporre tutte le dimensioni ai nostri studenti: quella della ciotola (sapere convenzionale), ma anche quella dell'Oceano. L'insegnante dovrebbe essere in parte Sant'Agostino e in parte ... Angelo. E' quanto cerchiamo di fare nelle nostre scuole. Ti assicuro, caro Odorico, che i risultati non sono come temi tu alienanti, ma, al contrario, portano gli studenti ad aprirsi a dimensioni di vetta, con effetti straordinari sul comportamento, sull'intelligenza emotiva e sui risultati scolastici.
Comunque, ho l'impressione che dovremmo discutere piu' a lungo, non per convincerti circa le mie idee, ma perchè tu non abbia una visione sbagliata di quello che noi proponiamo.
Spero di aver chiarito almeno un po' il nostro punto di vista.
Un abbraccio
Valentino

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