mercoledì 26 agosto 2015

Keldhar







  Il Tempio shivaita di Keldhar   
     
 
L’amenità incantevole del sito, su di una prominenza tra i rivoli d’acqua d’un fiume ombroso,
 si conciliava a meraviglia con il mio benevolo scetticismo sulla effettiva rilevanza del piccolo purana mandi shivaita
 le cui dimesse spoglie, tra le suggestive vestigia di templi che non erano che ammassi di rovine hindu,

erano state per giunta sbiancate anteriormente e consegnate al riguardo che poteva avere della sua antichità la devozione locale.
 Così intentavo una sorta di amabile sfida con quelle pareti, a che mi dimostrassero, alla mia compulsazione visiva, almeno che il purana mandir non era in difetto dei fondamentali di un tempio Pratiratha, , almeno nelle parti che ne restavano , il tempio essendo stato stroncato dove avrebbe dovuto avere inizio la varandika di transizione a dun qualche sikhara , perché vi subentrasse una sovrastruzione recente, che faceva capo a una cuspide che per fortuna era di assai scarse pretese.
Una sorta di affettuosa ironia già ad una primo approccio si congedava dalla supposizione che lo voleva finanche pancha-ratha, perché le due presunte prati-rathas erano upabhadras della proiezione centrale, e dunque tri-ratha era il tempietto, né di più poteva essere.
Ma lo stesso approccio mi visualizzava che il tempio consisteva anche dell’antarala, e che il vestibolo poteva ostentare, di dimensioni maggiori, un ricco paramento edicolare sovrastato da eminenti gavakshas, che lo accomunava alle proiezioni dei karnas e del ratha centrale. La nicchia era si ribassata, ma la rendevano compiuta una soglia inferiore che per giunta figurava fregiata di petali di loto incisi nel bordo inferiore, due pilastri laterali pur se ai minimi effetti, che mancavano, certo, dei rilievi dei vasi dell’abbondanza e del badraka di raccordo, ma che in luogo di tale elaborazione pur tuttavia erano decorosamente adorni di due ardhapadma o semi-loto successivi, sotto un capitello mensola che non mancava di esuberanza prominente. A conclusione superiore dell’ architettura della nicchia, un kapota .semplice che faceva le veci della gronda chhadya. Tale ornamentazione edicolare era inoltre replicata sulla facciata interna dei karnas, ad assicurare che in essi tutti i dikpalas trovassero ricetto ( albergo). E i bhadras facevano pur anche sfoggio di un certo sfarzo, potendo esibire appunto i piastrini protocollari di due gatha.pallavas tra una badharaka coronata da un ardha.padma quale suo medaglione.
Il basamento sottostante, poi, era un adhisthana di tutto punto, dal bel risalto delle torniture circolari delle sue modanature indefettibili di kura, kumba e kalasa, conclusa da una kapotika con takarikas di tutto riguardo.
La cordonatura di un ghanta mala, alle estremità opposte delle pareti, raccordava bhadra e karnas, com’è d’uso fine nei templi Pratihara.                      
Caduta così anche l ultima prevenzione in me simulata, salutavo con gioia divertita le divinità e gli esseri celestiali che non mancavano di comparire in ogni edicola. In conformità con le direzioni cardinali di cui i dikpalas erano i protettori, dopo uno dei due ganas danzanti che erano di stanza nelle nicchie della kapili dell’antarala, assecondando il verso della pradakshina, nei karnas essi non potevano non essere Varuna volto a nord ovest,  Vayus con il manto sollevato dal suo essere ventoso,
   
 mentre Parvati in panch-agni-tapas era insediata nel bhadra nord,  
 
   
 
   
 cui facevano ovviamente seguito Kubera e Isana nei karnas seguenti,
 
   

 
   
 
   

 
   
 
   
 ai quali succedeva Kartikkeya nel bhadra est,
 
   
 
   

 Indra sull’elefante Airavata ed il flammeo Agni come era da attendersi nei kharnas successivi,

 
   
 
   
 
   
 
   

un portentoso Ganesha nel bhadra sud,
 
   
 
   

infine di prammatica Yama
   
   
 
   
e Nirriti,
 
   
 
   
ed il secondo dei gana vestibolari , intento alle danze al suono di una vina.
 
   
 
   

Ero quindi al portale, devozionalmente tinteggiato di azzurro e di verde
 
 Le dee fluviali erano andate distrutte di recente, se figuravano ancora esservi nei manuali di mia consultazione, e due fantocci sacri ne avevano preso il posto sui lati interni, ma erano sopravvissute allo scempio delle vivaci attendenti “ chattra-darini” con una borsetta delle offerte, due donne al seguito ed un dikpala shivaita per parte, alle loro spalle, sorvolandoli un rishi penitenziale, dei vidyadharas ed un’hamsa mithuna.

 
 
   
   
   
Gli stipiti potevano quindi esibire la più usuale sequela di 5 bande ornamentali,
 
   
 
   

 in tale ordine procedendo da quella più interna: saka patra fogliare, naga-saka serpentina, saka- mithuna di 5 coppie amorose dentro delle loro nicchie, uno stambha sakha conformi ai canoni del pilastro ornamentato con due vasi dell’abbondanza alle estremità, tra i quali dalle fauci di un kirtimukka, sottostante ad un medaglione nelle fogge di un ardha-padma, o semi-loto, una campana pendeva, attaccata a un cordone, fino a raggiungere delle volute vegetali, prima che fosse alfine la volta di un bahya saka terminale, defluente le volute di fogliame rampicante. Il capitello un Kirtimukka che era parte del piedistallo d’appoggio per una surasundari.
Nel lalata bimba della trabeazione un irriconoscibile Garuda coglieva per la coda i serpenti terminali del naga-sakha, a suggello di un’inimicizia perenne nei confronti dei nagas cobra del veicolo di Vishnu, comportando una stonatura solo presunta tale sua centralità in un tempio shivaita, oramai avevo visto ricorrere il caso così di frequente in quel di Shivpuri , da non considerarlo più tale e da non farci quasi più caso. Vidhyadaras formavano il corteo di Garuda sollevando una corona conica sul suo capo, al di sotto dell’allineamento , ai lati, delle saptamatrika con Shiva Virabhadra e Ganesha e dei Navagraha..
 
   
 
   
   
 
   
 
   
   
 
   
 
   

 
   
L’amenità incantevole del sito, su di una prominenza tra i rivoli d’acqua d’un fiume ombroso, si conciliava a meraviglia con il mio benevolo scetticismo sulla effettiva rilevanza del piccolo purana mandi shivaita le cui dimesse spoglie, tra le suggestive vestigia di templi che non erano che ammassi di rovine hindu, erano state per giunta sbiancate anteriormente e consegnate al riguardo che poteva avere della sua antichità la devozione locale. Così intentavo una sorta di amabile sfida con quelle pareti, a che mi dimostrassero, alla mia compulsazione visiva, almeno che esso non era in difetto dei fondamentali di un tempio Pratiratha, , almeno nelle parti che ne restavano , il tempio essendo stato stroncato dove avrebbe dovuto avere inizio la varandika di transizione a dun qualche sikhara , perché vi subentrasse una sovrastruzione recente, che faceva capo a una cuspide che per fortuna era di assai scarse pretese.
Una sorta di affettuosa ironia già ad una primo approccio si congedava dalla supposizione che lo voleva finanche pancha-ratha, perché le due presunte prati-rathas erano upabhadras della proiezione centrale, e dunque tri-ratha era il tempietto, né di più poteva essere. Ma lo stesso approccio mi visualizzava che il tempio consisteva anche dell’antarala, e che il vestibolo poteva ostentare, di dimensioni maggiori, un ricco paramento edicolare sovrastato da eminenti gavakshas, che lo accomunava alle proiezioni dei karnas e del ratha centrale. La nicchia era si ribassata, ma la rendevano compiuta una soglia inferiore che per giunta figurava fregiata di petali di loto incisi nel bordo inferiore, due pilastri laterali pur se ai minimi effetti, che mancavano, certo, del rilievo dei vasi dell’abbondanza e del badraka di raccordo, ma che in luogo di tale elaborazione pur tuttavia erano decorosamente adorni di due ardhapadma o semi-loto successivi, sotto un capitello mensola che non mancava di esuberanza prominente. A conclusione superiore dell’ architettura della nicchia, un kapota .semplice che faceva le veci della gronda chhadya. Tale ornamentazione edicolare era inoltre replicata sulla facciata interna dei karnas, ad assicurare che in essi tutti i dikpalas trovassero ricetto ( albergo).
E i bhadras facevano pur anche sfoggio di un certo sfarzo, potendo esibire appunto i piastrini protocollari di due gatha.pallavas tra una badharaka coronata da un ardha.padma quale suo medaglione.

Il basamento sottostante, poi, era un adhisthana di tutto punto, dal bel risalto delle torniture circolari delle sue modanature indefettibili di kura, kumba e kalasa, conclusa da una kapotika con takarikas di tutto riguardo.
La cordonatura di un ghanta mala, alle estremità opposte delle pareti, raccordava bhadra e karnas, com’è d’uso fine nei templi Pratihara. Caduta così anche l ultima prevenzione in me simulata, salutavo con gioia divertita le divinità e gli esseri celestiali che non mancavano di comparire in ogni edicola. In conformità con le direzioni cardinali di cui i dikpalas erano i protettori, dopo uno dei due ganas danzanti che erano di stanza nelle nicchie della kapili dell’antarala , assecondando il verso della pradakshina, nei karnas essi non potevano non essere Varuna volto a nord ovest, Vayus con il manto sollevato dal suo essere ventoso, mentre Parvati in panch-agni-tapas era insediata nel bhadra nord, cui facevano ovviamente seguito Kubera e Isana nei karnas seguenti, ai quali succedeva Kartikkeya nel bhadra est, Indra sull’elefante Airavata ed il flammeo Agni come era da attendersi nei kharna successivi, un portentoso Ganesha nel bhadra sud, infine di prammatica Yama e Nirriti, ed il secondo dei gana vestibolari , intento alle danze al suono di una vina.
Ero quindi al portale, devozionalmente tinteggiato di azzurro e di verde
Le dee fluviali erano andate distrutte di recente, se figuravano ancora esservi nei manuali di mia consultazione, e due fantocci sacri ne avevano preso il posto sui lati interni, ma erano sopravvissute allo scempio delle vivaci attendenti “ chattra-darini” con una borsetta delle offerte, due donne al seguito ed un dikpala shivaita per parte, alle loro spalle, sorvolandoli un rishi penitenziale, dei vidyadharas ed un’hamsa mithuna.
Gli stipiti potevano quindi esibire la più usuale sequela di 5 bande ornamentali, in tale ordine procedendo da quella più interna: saka patra fogliare, naga-saka serpentina, saka- mithuna di 5 coppie amorose dentro delle loro nicchie, uno stambha sakha conformi ai canoni del pilastro ornamentato con due vasi dell’abbondanza alle estremità, tra i quali dalle fauci di un kirtimukka, sottostante ad un medaglione nelle fogge di un ardha-padma, o semi-loto, una campana pendeva, attaccata a un cordone, fino a raggiungere delle volute vegetali, prima che fosse alfine la volta di un bahya saka terminale, defluente le volute di fogliame rampicante. Il capitello un Kirtimukka che rientrava nel piedistallo d’appoggio per una surasundari.

Nel lalata bimba della trabeazione un irriconoscibile Garuda coglieva per la coda i serpenti terminali del naga-sakha, a suggello di un’inimicizia perenne nei confronti dei nagas cobra del veicolo di Vishnu, comportando una stonatura solo presunta tale sua centralità in un tempio shivaita, oramai avevo visto ricorrere il caso così di frequente in quel di Shivpuri , da non considerarlo più tale e da non farci quasi più caso. Vidhyadaras formavano il corteo di Garuda sollevando una corona conica sul suo capo, al di sotto dell’allineamento , ai lati, delle saptamatrika con Shiva Virabhadra e Ganesha e dei Navagraha..

lunedì 24 agosto 2015

Surwaya


 Surwaya

 
 
 

E’ Surawaya l’antica Sarasvati-pattana , o Shankhamathika , che fu anch’essa sede distaccata della setta shivaita Mattamayura. Il monastero fortificato che ne costituiva il sito, era espressione imponente del potere religioso-politico che la setta ed il suo più alto esponente, il matadeesh, avevano acquisito sotto i sovrani dell’epoca, Pratihara, Kalchuri ( in Chandrehi), o Kaccchapagata che fossero, il cui patrocinio era contraccambiato con legittimazione ed assistenza amministrativa e militare, alla periferia dei loro territori da cui ne discacciavano i nemici.
Per accedere all'antico  monastero si doveva ora superare una duplice linea di fossati e bastioni di una fortificazione più tarda.


Intorno ad un vasto cortile il suo complesso aggregava stanze ed un porticato sottostante,al riparo di spessi muri alleviati da finestre grigliate ad offrire una discreta luce. Profili di foglie lungo gli stipiti, divinità al centro della trabeazione, sporti a forma di testa di cavallo, le sole occorrenze ornamentali.
Sui suoi tetti, inaccessibile, si ergeva un tempio tri-ratha, ben integro nel suo sikhara , incluso l'amalaka .
L’ingresso del suo vestibolo era sovrastato da un sukanasa e serrato da pilastri che erano aggraziati dalle figure statuarie di surasundari, tra i sardulas di parallele paraste meno prominenti.Affiancavano il portale due kuta-stambha, uno per lato, che oltre una cornice che era allineata con quella del portale medesimo, si configuravano a templi per lo stacco di un proprio sikharika elegantemente allungato, di forme tri-rathas. Entrambi i sikharikas erano integri sino al proprio amalaka, e quello alla destra dell' osservante aveva preservato finanche il vaso del kalasa e il vijapuraka.Nella loro replicazione frattale, ad ambedue i sikarikas era stato pure concesso di superare in altezza con la madhya lata il mula-manjari, ad emulazione degli eccessi di slancio di un sikhara maggiore.
Nella spianata contigua i tre templi residui del complesso di Surwaya, il secondo ed il terzo affiancati a fronteggiare il primo, in differente stato di complessità e di preservato splendore, vi erano conformi ad una specifica tipologia dei templi Kachchhapagatha, che in Kadwaha avevo individuato nel primo dei templi Pacchati Maghal, -il terzo di essi secondo i criteri classificatori di Krishna Deva-,


 e si mostravano costituiti tuttora, od in passato, del santuario del garbagriha, di vestibolo, di un portico d’entrata che era sovraornamentato con magnificenza incantevole in ogni suo aspetto, innanzitutto nei suoi  bassi pilastri misraska, mistilinei,  contraddistinti dai vasi d’abbondanza alle estremità.





 

 

 

 Il portale d'ingresso era magnificamente ordito di  sakas,uno di volute, un naga-saka serpentino, uno stamba-sakha a guisa di pilastro in cui si succedevano mithunas, tra due bande ai lati di vyalas, un bayasaka di fogliame rampicante. Le pareti laterali erano pancha-rathas, e le loro 5 proiezioni dipartivano da un usuale vedibhanda conclusa da un kapota con takarikas. Di tali proiezioni il badhra e i karnas d’angolo , al pari della kapili del vestibolo, presentavano un’edicola con una gronda vistosa ch’era sormontata da un udgama di carenature di gavakshas, il cui profilo a guisa di frontone, o di sikharika, conferiva alle edicole dignità templare, mentre i pratirathas ai lati della bhadra centrale erano pilastri che  assicuravano il solo supporto di un piedistallo alle surasundari che vi ostentavano quanto erano belle. Al pari dei chhadyas delle gronde di bhadra, karnas e kapili, un madhyabhanda ad essi allineati, che ombreggiava la vaga grazia delle surasundari, spartiva i pratirathas in due ripiani di statue, mentre un terzo, gremito di ghandharvas, ne inscenava la corsa lungo tutta la parete a conclusione del jangha, prima di un varandika composta di due kapotas con takarikas tra cui intercorreva un esiguo recesso, oltre la quale la perdita totale della sovrastruzione non consentiva di dire grandi cose sui sikharas d’un tempo. Quanto al rango gerarchico delle proiezioni le cui forme erano edicolari, com’è norma universale dei templi hindu primeggiavano su tutte i bhadras, per aggettanza e grandeur di rathikas dei loro autentici tempietti: i pilastrini ne echeggiavano quelli di un portico, statue laterali ne fregiavano le pareti volte ai recessi del jangha, ed un fascio di nicchie precedeva lo stacco del frontone dell’udgama. Seconde di grado si attestavano le edicole delle kapili, cui quelle dei karnas cedevano solo per la loro minore larghezza ospitante.
Il secondo dei tre templi, che aveva conservato più integralmente degli altri la scansione in proiezioni e l' ornamentazione delle pareti,


 
preservando le immagini di Shiva Andarakantaka e di Ganesha nel bhadra e nell'edicola vestibolare dell'antarala che ricorrevano lungo la parete meridionale,
campiva al centro della trabeazione del portale Vishnu su Garuda , tra Brahma e Shiva con le loro consorti alle estremità, mentre in una loro disposizione intermedia erano schierati sul fondo i navaghrahas e le sapta matrikas, sorvolati da gandharvas.
Oltre i 5 sakhas, ai loro lati, ed anteriormente, erano non meno mirabili  i pilastri del portico, i cui gatha-pallavas inferiori erano anteceduti da immagini di asceti shivaiti per ogni direzione esposta, incantando particolarmente la profilatura delle scanalature del vaso superiore dell’abbondanza,  e la plasmatura scultorea degli atlanti delle mensole superiori, tra cui erano intercalati nagas adoranti.


Nel primo dei templi, isolato di fronte,

 

 l' ornamentazione scultorea dei pilastri appariva eccelsa in ogni suo aspetto,
 
fossero le foglie ricadenti dei vasi dell’abbondanza, i cordoni di campane sulle sfaccettature, le profilature similari a un amalaka  o con rilievi di petali di loto,
od arrotondate a cuscinetto variegato nel piede del vaso superiore.
Una profusione straordinaria di figure di esseri celestiali disposti in cerchi od allineati in nicchie,



sorvolanti con i loro festoni gli udgamas sovrastanti o schierati intorno le schiuse del soffitto, le estatiche coppie negli angoli che così a loro erano finiti riservati,
p recedevano la duplice orlatura cuspidata e nervata del corollario del fiore di loto che dell'ornato del soffitto era la grazia più leggiadra. Per levità di canto di pietra.
 
 
Nel portale, secondo un’anomalia che avevo già riscontrato nei templi di Shiva di Terahi e di Mahua,  nella prima trabeazione campeggiava al centro della Trimurti Vishnu, in luogo di Shiva, per consentire a Garuda, cavalcatura di Vishnu, di fare l accalappiaserpenti, per la coda, dei rettili del nagasaka degli stipiti. Ma a Shiva era riassicurata la preminenza nella  schiera superiore, in cui nelle sue sembianze di  Nataraja primeggiava tra Ganesha e  Vishnu Narayana e le relative consorti, quali figure intermediarie, rispetto a Kartikkeya e Shiva Virabhadra nelle nicchie terminali, a dei suoi  accoliti sfrenati nel suono e nella danza. Nei due allineamenti superiori si rientrava nei ranghi,  ordinati più del solito, delle divinità femminili delle sapta-matatrikas precedute e seguite da Ganesha e Shiva Virabhadra, dei vidyadharas sovrastanti compositi in volo. Ma che il dio Shiva vi fosse evocato nella sua natura tremenda,  non lasciava adito a dubbi lo dvarapala orripilante cui la dea fluviale Yamuna e la tartaruga avevano ceduto il centro della scena nella parte inferiore dello stipite alla destra dell'osservante, ed una immagine di Mahishauramardini che era una delle poche superstiti delle pareti templari.




 
 
Nel portale, secondo un’anomalia che avevo già riscontrato nei templi al dio Shiva di Terahi e di Mahua, nella prima trabeazione campeggiava al centro della trimurti Vishnu, in luogo di Shiva, per consentire a Garuda, cavalcatura di Vishnu, di fare laccalappiaserpenti, per la coda,  dei rettili del naga-saka degli stipiti. Ma a Shiva era riassicurata la preminenza nella schiera superiore in cui .quale Nataraja, primeggiava tra Ganesha e Kartikkeya e relative consorti, ed accoliti sfrenati nel suono e nella danza. Nei due allineamenti superiori si rientrava nei ranghi di divinità femminili e vidyadharas compositi. Ma che il dio vi fosse evocato nella sua natura tremenda, non lasciava adito a dubbi lo dvarapala orripilante cui la dea fluviale Yamuna e la tartaruga avevano ceduto il centro della scena nella parte inferiore dello stipite alla destra dell osservante, Nel primo  dei templi, isolato di fronte,  la ornamentazione scultorea dei pilastri appariva eccelsa in ogni suo aspetto, fossero le foglie ricadenti dei vasi dell’abbondanza, i  cordoni di campane sulle sfaccettature,le profilature similari a  un amalaka , con rilievi di petali di loto e arrotondate a cuscinetto variegato del piede del vaso superiore.
Una profusione straordinaria di  figure di esseri celestiali disposti in cerchi o allineati in nicchie, sorvolanti  con  i loro festoni gli udgama sovrastanti o schierati intorno le schiuse del soffitto,  estatiche coppie negli angoli che così a loro erano finiti riservati, precedevano la  duplice orlatura cuspidata e nervata del  corollario del fiore di loto che del soffitto era  la grazia più leggiadra, per levità di canto di pietra-
 
E’ Surawaya  l’antica Sarasvati-pattana  e Shankhamathika ,  che fu anch’essa sede distaccata della setta shivaita  Mattamayura. Il monastero fortificato che ne costituiva il sito, era espressione imponente del potere religioso-politico che la setta ed il suo più alto esponente, il matadeesh,  avevano acquisito sotto i sovrani dell’epoca, Pratihara, Kalchuri ( in Chandrehi), o Kaccchapagata che fossero, il cui patrocinio era contraccambiato con legittimazione ed assistenza amministrativa e militare,  alla periferia dei loro territori da cui ne discacciavano i nemici.
Per accedere al monastero si doveva superare una duplice linea di fossati e bastioni  di una fortificazione più tarda.
Intorno ad un vasto cortile aggregava stanze ed un porticato sottostante, al riparo di spessi muri alleviati da  finestre grigliate ad offrire luce. Profili di foglie lungo gli stipiti, divinità al centro della trabeazione, sporti a forma di testa di cavallo, le sole occorrenze ornamentali.
Sui suoi tetti, inaccessibile, si ergeva un tempio tri-ratha, integro nel sikhara amalaka incluso.
L’ingresso del vestibolo era sovrastato da un sukanasa e  serrato da  un pilastro che aggraziavano le figure statuarie di surasundari,  tra sardula di una  parasta prominente ma aggettante. Affiancavano il portale due stambha sakhas, uno per lato,  che oltre una  cornice allineata con quella del portale medesimo,  si configuravano a templi per  lo stacco di un proprio shikara elegantemente allungato, triratha, integro in entrambi di amalaka, in uno pure del vaso del kalasa e del vijapuraka.. Ad ambedue i sikarikas era stato concesso pur anche di superare in altezza con la madhya lata il mula-manjari, ad emulazione degli eccessi di slancio di un sikhara maggiore.

Nella spianata contigua i tre templi  residui del complesso di Surwaya, in differente stato di complessità e di preservato splendore,  vi erano conformi ad una specifica tipologia ,dei templi Kachchhapagatha, che in Kadwaha avevo individuato nel primo dei templi Pacchati Maghal, il terzo secondo i criteri classificatori di Krishna Deva, e si  mostravano costituiti tuttora,  od in passato, del santuario del garbagriha, di vestibolo, di un portico d’entrata su bassi pilastri, mistilinei e contraddistinti dai vasi d’abbondanza  alle estremità,  che era sovraornamentato con magnificenza incantevole  in ogni suo aspetto. Le pareti laterali erano pancha rathas, e le 5 proiezioni dipartivano da un usuale vedibhanda  conclusa da un kapota con takarikas. Di tali proiezioni il badhra e i karnas d’angolo , al pari della kapili del vestibolo , presentavano un’edicola  con una gronda  vistosa ch’era sormontata da un udgama di carenature di gavakshas, il cui profilo a guisa di frontone, o di sikharika,  conferiva alle edicole dignità templare, mentre i pratirathas ai lati della bhadra centrale erano pilastri che fornivano il solo supporto di un piedistallo  alle surasundari che vi ostentavano quanto erano belle. Al pari dei chhadyaa delle gronde di bhadra, karnas e kapili, un madhyabhanda ad essi allineati, che ombreggiava la vaga grazia dele surasundari, spartiva i pratirathas in due ripiani di statue,  mentre un terzo, gremito di ghandharvas,  ne inscenava la corsa lungo tutta la parete a conclusione del jangha, prima di un varandika  composta di due kapotas con takarikas tra cui intercorreva un esiguo  recesso, oltre la quale la perdita totale della sovrastruzione non consentiva di dire grandi cose sui sikharas d’un tempo. Quanto al rango gerarchico delle proiezioni le cui guise erano edicolari,  com’è norma universale dei templi hindu . primeggiavano su tutte i bhadras, per  aggettanza e grandeur di rathikas dei loro autentici tempietti: i pilastrini ne echeggiavano quelli di un  portico, statue laterali ne fregiavano le pareti volte ai recessi del jangha, ed un fascio di nicchie   precedeva lo stacco del frontone dell’udgama.  Seconde di grado si attestavano le edicole dei kapili, cui quelle dei karnas cedevano solo per minore larghezza ospitante-
Il secondo dei tre templi, che aveva conservato più integralmente degli altri la scansione in proiezioni e l ornamentazione delle pareti, preservando le immagini di Shiva Andarakantaka e di Ganesha nelle edicole vestibolari dell'antarala, presentava al centro della trabeazione del portale Vishnu  su Garuda , tra Brahma e Shiva con consorte alle estremità , mentre in disposizione intermedia erano schierati sul fondo i navaghraha  e le sapta matrikas,  sorvolati da gandharvas.
Oltre le 5 sakhas, ordinarie, erano mirabili ai lati e anteriormente i pilastri del portico, i cui gatha-pallavas inferiori erano anteceduti da dvarapalas su ogni direzione esposta, incantando particolarmente nella profilatura  delle scanalature del vaso superiore dell’abbondanza e nella  plasmatura scultorea  degli atlanti delle  mensole superiori, tra cui erano intercalati naga adoranti..

 Nel primo dei templi, isolato di fronte,  la ornamentazione scultorea dei pilastri appariva eccelsa in ogni suo aspetto, fossero le foglie ricadenti dei vasi dell’abbondanza, i  cordoni di campane sulle sfaccettature,le profilature similari a  un amalaka , con rilievi di petali di loto e arrotondate a cuscinetto variegato del piede del vaso superiore.
Una profusione straordinaria di  figure di esseri celestiali disposti in cerchi o allineati in nicchie, sorvolanti  con  i loro estoni gli udgama sovrastanti o schierati intorno le schiuse del soffitto,  estatiche coppie negli angoli che così a loro erano finiti riservati, precedevano la  duplice orlatura cuspidata e nervata del  corollario del fiore di loto che del soffitto era  la grazia più leggiadra,. Per levità di canto di pietra-
Nel portale, secondo un’anomalia che avevo già riscontrato nei templi di Shiva di Terahi e **..,  nella prima trabeazione campeggiava al centro della trimurti Vishnu, in luogo di Shiva, per consentire a Garuda, cavalcatura di Vishnu, di fare l accalappiaserpenti dei rettili della fascia del  nagasaka degli stipiti. Ma a Shiva era riassicurata la preminenza nella  schiera superiore in cui quale Nataraja primeggiava tra Ganesha e  Vishnu Narayana e relative consorti, quali figure intermediarie, rispetto a Kartikkeya e shiva Virabhadra nelle nicchie terminali, ed accoliti sfrenati nel suono e nella danza. Nei due allineamenti superiori si rientrava nei ranghi ordinati delle divinità femminili delle saptamatatrikas prededute e seguite da Ganesha e Shiva Virabhadra, e dei vidyadharas compositi in volo. Ma che il dio vi fosse evocato nella sua natura tremenda,   non lasciava adito a dubbi lo dvarapala orripilante cui la dea fluviale Yamuna e la tartaruga avevano ceduto il centro della scena nella parte inferiore dello stipite alla destra dell osservante, una immagine di Mahisha suramardini che era una delle poche superstiti delle pareti templari.




sabato 22 agosto 2015

Qui  l’estate canta un assolo
che non incanta i sensi morenti,
trasuda, in svago e piacere, una replica che non dilacera strappi,
le voci sociali, se le ascolti,
 salmodiando dei derelitti dei mari 
quale sia il gusto  dei pesci che se ne nutricano,

eppure non c’e vita che anche qui non vada
parlando, gridando, piangendo d’amore,
di cui tremi a che puoi fare ritorno,

ma è quella la torba che alimenta la fiamma,

l’ardere che là ti è dato che ti consuma 
del fuoco sacro del torbido di spasimo ed odio,

oh, tu andato, andato,
andato del tutto e qui rimasto,
Tayata om gate gate parasamgate.

con il cuore che sa ancora abbracciare di tutto
se già si fa più che  al di là di carne  e di sangue
nelle visioni d’eterno di morte rovine,

dove la linfa di volute di  foglie, l’imbeccarsi d’uccelli in cui si è mutata la pietra,
ne sono il canto dei nuovi cieli, e terre,
cui in corso da tempo è  la tua  migrazione ,

e dunque  verso l India, andrai ancora salpando,
a voi ancora, vive e morte anime amate,

ove a te siano i resti negletti di purana mandir
"monuments of unageing intellect,”.

vita, nascita e morte, 
in loro perpetuandoti il ciclo, 
la pioggia, stillandoti fresca,
all'   inumidita soglia che Shiva sorveglia, 

.......................................................................................

mercoledì 19 agosto 2015

Haiku per un' Anima cara 4

Haiku per un' Anima cara 4
E in un istante
riapparivi ridente
e tu sei morto

Haiku per un'Anima cara 5



( A me l'Anima cara)

“La mia gioia morta
tanto l’ amò il tuo strazio
che di te or vive”.

“La mia gioia morta
tanto l’ amò il tuo strazio
che ora te ardo”.

Haiku per un' Anima cara 6

Haiku per un' Anima cara 6
Ed ora, tu che
fosti senza parole
sei alato al fianco

martedì 18 agosto 2015

haiku per un'anima cara, 3

anima cara,
che di te, a papà?
Digli che mia è la voce
che vi riamora











Haiku per un'anima cara

Haiku per un'anima cara
E s’io ti penso,
sei tu in me di ritorno
perch’io ti viva


Haiku per un'anima cara 2


Haiku per un'anima cara 2
E' nascondino
il gioco che riprendi
in cui riappari


Il Tempio Chamunda di Mahua./ il mandapika ed il tempio Chamunda di Mahua


Solo la terza volta che sono giunto in Mahua,  sono riuscito ad accedere al tempietto della Dea. Forse era anche più piccolo del mandapika, ma  vi era  compresssa  la complessità intera di un tempio Pratiratha, e ancora di più, esso è ancora un tempio vivente. Nel suo aspetto originario, di forma rettangolari,  che sarà attribuito  in seguito ai soli templi dedicati alla Devi,- in Naresar, il tempio 20,  nel grandioso Telika- mandir di Gwalior, che è la sua ripresa macroscopica, nel tempio Gadarmal in Patari Badoh, quanto nel Jarai math di Barwa Sagar, o nel Maladevi di Gyaraspur, - il tempio di Chamunda  lasciava supporre che come il tempio 20 di Naresar ed il Telika-mandir fosse ricoperto un tempo da un valabhi a volta, e comprendeva solo l'atrio di un vestibolo e il santuario del garbagriha, di cui, su di una dimessa piattaforma, sopravvivevano di fatto solo il prasada o vimana del santuario,  e le kapili  laterali dell' antarala. Il  loro basamento era un'adhishthana in parte interrata, costituita della sola vedibhanda di kura, kumbha, kalasa, kapota. Delle  tulas, di matrice lignea,  gia attestate con uguale mansione e allocazione nei templi antecedenti di Mahua,  si sostituivano  in coppia al kalasa ad ambo i lati del pilastro del bhadra centrale, per esaltare l'alzato rientrante degli upabhadras che lo affiancavano piatti,  nell'ordinamento tri-ratha delle pareti.
Dalla loro adiacenza levigata  emergeva con ancora più risalto il ratika del badhra, che albergava l immagine di un dio  su di un piedistallo, tra due pilastrini in cui erano abbozzati sommariamente capitello e mensola,  sotto una kapota che fungeva da gronda, su cui  si elevava il frontone di un udgama eminente, a conferire  la dignità di un tempio  alla nicchia del ratika.  Ai lati del culmine raggiunto dall'udgama,  lungo tutte le pareti del solo santuario si distendevano, allungandosi in festoni,  catene di gantha malas. Invece sottostanti, oltre gli upa-bhadras, le ulteriori rientranze dei recessi dei salilantaras, alla stregua dei templi antecedenti in Mahua, l uno dedicato a Shiva e l'altro il mandapika,  erano  risalite dalle volute serpentinanti di profluvi vegetali. I karnas.terminali erano pressoché identici al Bhadra,  in ragione presumibilmente del fatto che la loro nicchia ugualmente sovrastata da un udgama,  a differenza dei precedenti templi ancora di transizione situati in Mahua, in cui ne avevo registrato l'assenza, ospitava quali ospiti canonici i dikpalas, vedici lords  protettori del tempio. Due tulas leonine,  a guisa del sima-tulas del recesso di una varandika, oltre la gronda vi precedevano i gavakshas dell'udgama, in un pregio formale che non era attribuito ai bhadraa . Ancora un salilantara ancora più elevantesi dei precedenti,  percorso da un fusto fogliare in tutta lunghezza, e nel kapili dell'antarala  si faceva ammirare la maggiore grandeur delle sua nicchie, non seconde a nessun altra del tempio,  esaltata anch'essa dalle tulas, ora tre, una floreale affiancata da due a testa di leone.
Era sul retro, che oltre al tratto più cospicuo della varandika, composta di due kapotas e di un filare di meravigliose tulas nel recesso intermedio, istoriate nello loro testate di figure di fiori e fantastici mostri,  si poteva rilevare la variante di rito che s'imponeva nei templi rettangolari dedicati alla dea, ove correva la parete di maggiore lunghezza : due bhadras con upabhadras,  intervallate da un recesso intermedio cui era stata riservata una propria banda in rilievo di racemi fogliati. Proprio come nei templi Pratihara di Barwa Sagar, o nel tempietto che in Naresar è il numero 20
Il portale, che dava sulla cella interna in cui era l'immagine della dea Kali trasferitavi dal tempio Mohajamati di Terahi, ne impediva la vista con un drappo rosso,  non essendo l'ora di alcuna puja.
A quanto ne trapelava alla vista, esso  sorgeva sulla soglia di  un'udambara dove due macro-volti di kirtimukka  affiancavano la mandaraka centrale, trovando il loro seguito in un leone per lato sdraiato e rivolto verso l'alto.
Sui consessi statuari delle divinità fluviali era visibile solo lo sthambha saka degli stipiti del tempio,  che albergava mithunas in nicchie rette da atlanti, mentre il lalata bimba lasciava intendere che era preceduto da un naga-saka di serpenti floriformi. Al centro della trabeazione trovava la sua conclusione nei nagas serpenti che vi erano  afferrati per la coda dal loro nemico irriducibile Garuda, sotteso a Vishnu quale suo veicolo,  tra le schiere ai lati di vidyadharas. Tutt'intorno un Bahya saka  di foglie spiranti da kirtimukkas.
Forse che un divieto impediva la vista della Dea nel suo volto tremendo? Un gruppo di devoti che sopraggiungeva fugava il dubbio rimuovendola tenda , e Chamunda mi consentiva di vederla appieno nel suo aspetto terrificante:  scheletrita in volto e nelle membra,  vizzi i seni,  la dea mi urlava contro , come contro ogni astante,  la bocca digrignante le gengive,  iniettati di odio i bulbi oculari, brandendo le sue armi letali  tra spiriti e demoni che si contendevano la carne e il sangue delle vittime del suo perenne sfracello.

il mandapika di Mahua



L'ora che si faceva tarda mentre il cielo s'incupiva di nuvole, sollecitavano il mio giovane motociclista a  chiedermi di assecondare l invito degli uomini addetti al restauro del tempio di Shiva a lasciarci accompagnare al vicino mandapika , anziche  ostinarmi per vedere innanzitutto e ad ogni costa il tempio di Chamunda , che mi era di maggior richiamo, e  ci ritrovavamo di li a poco in prossimità  del tempietto, coevo o di poco posteriore o secondo altri antecedente rispetto a quello di Shiva, che era fatto risalire al 6.00- 650 d.C.
In portico, antarala e santuario, senza sikhara, si elevava  breve e monumentale ed in stile tri-ratha da una modesta piattaforma. Su di essa ne innalzava  la mole il basamento del consueto adhisthana composto da di kura, kumbha, kalasa, kapota con takarikas, il cui unico  sfarzo ornamentale erano i tulas floreali che emergevano dal kalasa all'altezza del bhadra centrale. Nel suo Bhadra-rathika esso consisteva compendiariamente in una nicchia coronata da un gavaksha dal largo oculo, in cui compariva una figura umana. In ogni nicchia era  fortunatamente ancora installata l'immagine statuaria della divinità cui fu consacrata, serrata nel recesso tra i due pilastri di due upabhadras, in luogo dei pratirhatas..
Nel bhadra settentrionale essa era Varaha,  Mahishasuramardini in quella retrostante, volta ad occidente, mentre  si stagliava un Ganesha in piedi nel bhadra meridionale,  meno panciutello del consueto, benchè da un ragazzo si facesse porgere i dolci laddu, che prelevava  con la proboscide,  tutte e tre le divinità manifestandosi in bella evidenza scultorea.  Ma come già nei  templi Gupta antecedenti, i dikpalas e le surasundari non vi facevano la loro comparsa sulle proiezioni degli upabhadras- in luogo dei pratirathas- e su quelle successive dei karnas.. nè oltre il portico di accesso, retto da 4 pilastri similari a quelli conformi alla tradizione  Gupta del tempio di shiva, nella loro figurazione di due vasi ghata-pallavas tra un bhadraka ed una banda ottagonale ornamentata, le divinità della trimurti erano presenti nella trabeazione del portale d'ingresso.
Nei pilastri scabri degli upabhadra, come in quelli dei successivi karnas, restava ancora appena abbozzato  il tracciato nella pietra delle incisioni ornamentali, mentre al pari della rientranza del badhra-rathika  i recessi dei salilantaras. figuravano istoriati di affascinanti volute vegetali, alle cui scaturigini sostavano elefanti, misteriose figure umane, in gruppo o solitarie.

Un kapota con dentellature lignee, era quanto restava dell'esordio ovrastante del varandika.

Oltre il portico d'entrata, il portale d'accesso al garbha-griha, in luogo della trimurti di cui si è anticipata  l'assenza,  nel la trabeazione che si reggeva su due stambha-sakas  compariva invece la successione monumentale di due sikhara tri-ratha alle estremità, e di  tre gavakshas, tra di essi compresi, di cui quello al centro, più  oblungo, includeva una nicchia con un astante, sotto una  sovrastruttura valabhi  dalla volta a botte, Un bel fregio vegetale più esterno erano le spoglie del bahya saka, rampicante, cui in basso , nello stipite alla sinistra dell.osservante era addossata con una sua minuta attendente la dea Yamuna insieme al veicolo, la tartaruga, che era la sola rimanenza di quanto era statol 'apparato statuario della raffigurazione d'ambo le dee fluviali Ganga e Yamuna. Niente era invece quanto restava dell.ornamentazione della soglia dell udumbara.




Un vero caposaldo, nel rintronare del cielo,  tra i tuoni nel farsi lampeggiante del cielo, si schiariva quel mandapika, per intendere al meglio quanto di un tempio posteriore, Pratihara o Chandella o Kkachchhapagatha, non dovevo prefigurare negli antecedenti Gupta. Nella essenzialità delle sue  forme architettoniche precedenti,  il tempio hindu potevo supporlo composto di portico, vestibolo, gargha-griha, ed  in elevazione del solo basamento della vedibhanda, di jangha, varandika  e sikhara, scandito come tri-ratha o pancha-ratha, a seconda che il badhra centrale contemplasse due upabhadra laterali od in loro luogo risaltassero separate e distinte due prati-ratha,.Dovevo contemplarvi l'edicola di un Bhadra-rathika, ma non dovevo figurarvi disposte surasundari nelle prati-rathas e dikpalas nei karnas, mentre invece potevo vederne risalire la mole, nei recessi stessi dei  salilantaras un tripudio emanativo vegetativo, onnipervasivo, più che una propulsione ascendente di gavakshas. I pilastri, reggessero il portico o fossero  in loro guisa ldelle proiezioni parietali, avevo da supporli  ornamentati non con variazioni misraka, che attraverso un incremento delle sfaccettature lo circolarizzassero, ma  con due vasi dell'abbondanza interconnessi da un badhraka percorso dal loro stesso turgore di linfe. Nel portale, quindi, erano preventivabili l'incorniciatura di sakas degli stipiti e la collocazione al loro principio delle dee fluviali,- esclusa l'eccezione sommitale del tempio Dasavatar  di Deogarh,  ma non certo la comparsa della Trimurti nel lalata bimba, che vi si prestava piuttosto a una ricapitolazione delle forme di sovrastruzione - sikhara, valabhi,- che potevano eallora ssere assunte dal tempio hindu.
E. via nel vento che si era levato, in una tenzone in motocicletta a chi tra noi e il temporale arrivasse prima in  Renod.












L'ora che si faceva tarda mentre il cielo s'incupiva di nuvole, sollecitavano il mio giovane motociclista a  chiedermi di assecondare l invito degli uomini addetti al restauro del tempio di Shiva a lasciarci accompagnare al vicino mandapika , anziche  ostinarmi per vedere innanzitutto e ad ogni costa il tempio di Chamunda  che mi era di maggior richiamo, e  ci ritrovavamo di li a poco in prossimità  del tempietto, coevo o di poco posteriore o secondo altri antecedente rispetto a quello di Shiva, che era fatto risalire al 6.00- 650 d.C.
In portico, antarala e santuario, senza sikhara, si elevava  breve e monumentale e in stile tri-ratha da una piattaforma, su cui ne innalzava  la mole il basamento del consueto adhisthana composto da di kura, kumbha, kalasa, kapota con takarikas, il cui unico  sfarzo ornamentale erano i tulas floreali che emergevano dal kalasa all'altezza del bhadra centrale. Nel suo Bhadra-rathika esso consisteva compendiariamente in una nicchia coronata da un gavaksha dal largo oculo in cui compariva una figura umana, in cui era ancora fortunatamente ancora installata la sua divinità, serrata nel recesso tra i due pilastri di due upabhadras, in luogo dei pratirhatas..
Essa  era rappresentata nel bhadra settentrionale * da Varaha, da Mahishasuramardini in quella retrostante, volto ad occidente mentre vi si stagliava un Ganesha in piedi, nel bhadra meridionale ,  meno panciutello del solito, benchè da un ragazzo si facesse porgere i dolci laddu, che prelevava  con la proboscide,  tutte e tre le divinità in bella evidenza scultorea. mentre come nei  templi Gupta antecedenti i dikpalas e le surasundari non vi facevano la loro comparsa sulle proiezioni degli upabhadras- in luogo dei pratirathas- e dei karnas.. nè oltre il portico di accesso, retto da 4 pilastri similari a quelli conformi alla tradizione  gupta del tempio di shiva, nella loro figurazione di due vasi ghata-pallavas tra un bhadraka ed una banda ottagonale ornamenta, le divinità della trimurti erano presenti nella trabeazione del portale d'ingresso.
Nei pilastri scabri degli upabhadra, come in quelli dei successivi karnas restava ancora appena abbozzato  il tracciato nella pietra delle incisioni ornamentali, mentre al pari della rientranza del badhra-rathika  i recessi dei salilantaras. figuravano istoriati di affascinanti volute vegetali, alla cui origine sostavano elefanti, misteriose figure umane, in gruppo o solitarie.

Un kapota con dentellature lignee, era quanto restava dell esordio del varandika.
Oltre il portico d'entrata, il portale d'accesso al garbha-griha, in luogo della trimurti di cui si è anticipata  l'assenza,  nel la trabeazione che si reggeva su due stambha-sakas  compariva invece la successione monumentale di due sikhara tri-ratha alle estremità,. e di  tre gavakshas, tra di essi compresi, di cui quello centro, più
oblungo, includeva una nicchia con un astante, sotto una  sovrastruttura valabhi  dalla voltaa botte, Un bel fregio vegetale più esterno erano le spoglie del baya saka, rampicante, cui in basso , nello stipite alla sinistra dell osservante era addossata la sola rimanenza con una sua minuta attendente della dea Yamuna e del suo veicolo, la tartaruga, di quanto era l'apparato statuario della raffigurazione delle dee fluviali Ganga e Yamuna. Niente era invece quanto restava dell ornamentazione della soglia dell udumbara.

the temple is constructed in pancharatha style with a niche on each side however the niche is not protruding outwards. Four pilasters on each side provides space for three niches, the central one is occupied by a deity while the rest two have foliage designs with animals or human groups at the base. These niches are topped with a shikhara, resulting in mini shrines. Ganesha, standing and shown with two arms, is present on southern niche, Durga as Mahishasuramardini on western niche and Vishnu as Varaha on northern one.

lunedì 17 agosto 2015

Il tempio a Shiva di Mahua


Mahua 1


Ora,  via via che mi ravvicinavo, tra gli impalcati dei ponteggi di supporto e restauro,  ecco che in luogo della  minuta compiutezza devozionale del tempio di Shiva in Terahi, da poco lasciato, nel nuovo tempio al Dio che ne era antecedente, essendo stato edificato nella fase terminale dei templi Gupta e agli albori di quelli Pratihara , ancora  allo stato nascente ,  vedevo  campeggiare sempre più la grandiosità, pur declinante, in impedita rovina,  della solennità monumentale di cui per spogliazione di apparati ornamentali è evocativa la religiosità di qualsiasi tempio che si manifesti tale in virtù delle sue sole forme, quale che ne sia il credo attestatovi,  ossia l evocazione del trascendente in virtù della sola potenza emanata ed ordinata dalle sue relazioni proporzionali,  dell’esservi ogni mirabilia il solo cespo  che increspa la pietra più scabra , nell’ affiorarne  in superficie per  farsi volatili e e volute e girali floreali, di rilievi che alla nostra caducità soltanto,  illusa nel velo,  possono apparire il persistere nella Sua divinità di un permanere di forme. Il cumulo di spezzoni del sikhara, di cui restava l’amalaka,  era tumulato sulle pareti superstiti di un portico d’entrata, del vestibolo e del prasada del tempio,  resi tutt uno dalla solidarietà materiale dell’identica arenaria  venata di rosso in cui assumevano  sembianze volumetriche forma e volume,  e dalla scansione comune in pilastri sull’alto basamento che li sopraelevava, staccandosene vistosamente in avanti la sola proiezione del bhadra e del rathika che ne era al centro focale , rimarcata dalla prominenza solidale di kura, kumba e kalasa dell’adhishthana sottostante, un grado oltre le tulas laterali che reggevano l’affiancamento delle prati-rathas, restando  ancora più arretrati i pilastri dei karnas angolari.
Se ci si soffermava sulle testate di tulas,   tra  fiori ed uccelli non ibridati, erano ravvisabili in esse fascinose immagini di kinnaras (semiuomini e semiuccelli), di  più notori kirtimukkas e dei favolosi iha-miriga, secondo le indicazioni che mi guidavano di sri R. D. Trivedi, che specificava nella sua opera come fossero semi-uomini e semi-fogliame,,
Dall integrazione seguente dei reperti delle varie edicole-ratikhas  dei bhadrs, una perlinatura figurava correre un tempo intorno al portale, variegato di volute fogliari,  e mini-dvarapals ne presidiavano le soglie, scomparso il resto della decorazione dell’accesso al santuario del tempietto. Tra una cornice sovrastante decorata di rilievi di foglie di palma nel bordo di sotto, ed un  kapota con takarikas, nel recesso si profilava un tula-pitha settuplice. Era la miniaturizzazione del profilo che nei templi Pratihara veniva assumendo la varandika, che invece nello stesso tempio,  secondo una tipologia  Gupta, consisteva di  due kapotas con dentellature a guisa delle travettature lignee d’un tempo, che nel recesso intermedio  erano comprensive invece di nicchie con propri pilastrini . Delle tulas che ricorrevano invece prima dell'udgama del prata-ratikha, una serie era floreale, un’altra era un seguito di gaja mundas, o teste elefantine. Successioni  superiori di gavakshas, assurgendo a frontone nel loro conformarsi in un udgama,  portavano  a compimento l’ elevazione a tempietto dell’edicola del badhra.
Ponendosi sul retro,  dalla parte di  nord- ovest opposta rispetto a quello d’accesso,   il sikhara rivelava nelle macerie dei suoi resti non solo la sua scansione pancha-ratha, ma che ai lati del madhya-lata centrale sia le proiezioni intermedie (i  balapanjara intermedi) che i karna-latas terminali, commutandosi  in venu-kosha,  come si replicherà in seguito nel tempio al dio Shiva di Terahi,  apparivano ripartiti in tanti bhumi-amalakas, in corrispondenza del passaggio dall' uno all’altro dei vari ripiani del sikhara, composti di una kapotika e più gavakshas,  laddove divenne la  norma che li rimarcassero invece solo nei karnas.
Non recavano alcuna immagine di divinità o di esseri  celesti i pilastri delle proiezioni dei rathas, nè di  dikpalas i karnas, o di surasundaris i prati-rathas, che presentavano invece il bassorilievo mirabile di vasi dell’abbondanza  alle estremità dei loro pilastri, traboccanti con  una grazia composita che ne raffinava ogni turgore viridiscente.  Prima del ghata-pallava superiore tale leggiadria già ispirava le sottostanti cordonature e  perlinature di ghanta-malas,  i fregi di ardha-padma, ossia semi- fiori di loto,  di kirtimukka, e trepidi cigni- hamsas- , raffigurati solitari o recanti  in coppia festoni nel becco,  che  preludevano insieme con una banda ottagonale alla schiusa vegetale del vaso, replicata nei capitelli conclusivi.
Il portale, venuto meno il portico, era scevro anch’esso di divinità, se si eccettuano le dee fluviali Ganga e Yamuna, ciascuna con il rispettivo veicolo animale, il coccodrillo makara la dea Ganga, la tartaruga Yamuna, accompagnate emtrambe da una chhattra dharini che reggeva sul loro capo la regalità di un ombrello parasole, sotto uno splendido canopo di fiori di loto salutato dallo svolio laterale di hamsa mithunas. Per vedervi altri esseri celesti occorreva risalire alla presenza sospetta, od in odore di eresia al centro del lalata bimba di un tempio shivaita, di Garuda, cavalcatura di Vishnu, lì appostato perchè onoratovi di una corona conica , ghermisse per la coda i serpenti finali di un nastro di nagas flori-formi, esorcizzandone il pericolo ben rappresentato da due loro personificazioni soggiacenti..

Un saka di volute rampicanti era la fascia degli stipiti più interna,  ganas si sormontavano oltre il naga-saka,  pronti a cedere il passo a vidyadharas nella trabeazione connnettiva , quindi a fungere da stambha sakha  si profilava un pilastro similare a quelli esterni,  ma con il surplus di una campana pendente, prima di un fusto colonnato meravigliosamente rigoglioso di  rilievi vegetali, quale bahya-saka,  di ascendenze Gupta nella dilatazione superiore. Alfine,  di raccordo superno, il pannello della devoluzione fogliare di due kinnaras.

il tempio a Shiva di Terahi

Ed eccomi di nuovo nelle prossimità adorabili di un tempietto Pratihara di umili parvenze nelle sue dimensioni ridotte, ma che basta un niente di attenzione, perché si riveli un sacrario di meraviglie recondite, per essersi devotamente attenuti i suoi artefici a tutte le prescrizioni di rito, e non avergli  fatto mancare nulla di ciò che il tempio più monumentale profonde, anzi, elaborandolo nel più minuto dettaglio con tutto l’amore artigianale della cura e del fervore più partecipe… ben altro che le stampigliature di fregi e volute dei templi Paramount di Khajuraho
Il tempio a Shiva tra i caseggiati di Terahi compariva infossato in una verde distesa prativa, al riparo di una cinta di massi e del monastero i cui resti sorgevano in prossimità. Ne emergeva pressocchè integro fino alla sommità dell’amalaka del brunito sikhara, la cui cupa pietra contrastava con il chiarore del santuario e del portico. Ci approssimavamo nell incolto, tra i fiori, e di primo acchito ci si rivelava che cosa d’inconsueto vi compariva nel solito ordinamento architettonico, di un vimana con vestibolo sormontato dal frontone di un sukanasa ch'erano  preceduti entrambi  da portico, il complesso  configurandosi come  pancharatha nel sikhara e nelle proiezioni sottostanti del muro del jangha. In tutti i latas del sikhara , a differenza del madhya lata centrale ch’era integralmente rivestito dell ordito di gavakshas, erano intercalati degli  amalakas  che ne scandivano i ripiani dei bhumii, mentre di solito  i bala-panjara intermedi vennero  tramati di gavakshas come la madhya lata, ed i bhumi amalakas furono riservati ai karna d’angolo.
Risalendo dal basamento dell'adhishthana,  sopra un vedibandha del tutto ordinario, modanata in kura, kumba, kalasa e kapota, i rathas delle proiezioni delle pareti apparivano allineati secondo una focalizzazione quantomai gerarchica , in ragione ed in virtù degli apparati di culto che ostentavano al devoto che vi deambulasse intorno ritualmente: come vale per la generalità dei templi hindu,  il primato nella manifestazione del divino che vi promanava dalle edicole spettava al badhra centrale, la cui divinità era pregiata della gronda di una chhadya e di un udgama di gavakshas carenati che ne elevavano  a tempio l’edicola che l’albergava, non senza l’interposizione di un filare di tulas, evocanti le testate dei travetti delle forme lignee originarie dei templi, in una miniaturizzazione insieme al kapota superiore della varandika dell’edicola templare.
Chhadya ed udgama nobilitavano ad un rango inferiore solo a quello del badhra,  la nicchia più ristretta della kapili del vestibolo di cui erano la sovrastruzione ridimensionata, mentre  in assenza della gronda del chhadya la sola presenza di tula e kapota ed udgama abbassava ad un grado minore le nicchie dei karnas d’angolo, presumibilmente in ragione del fatto che le divinità in esse albergate non avevano bisogno di una ostentazione speciale, essendo quelle dei dikpalas che era invalso vi fossero insediati a protezione del tempio nelle direzioni cardinali.
Buoni ultimi, ma non quanto a splendore, i prati-rathas intermedi, - separati dal bhadra da recessi salilantaras decorati di patra-latas di rampicanti e foglie,  mentre nicchie vuote  sormontate da udgamas  gremivano i salilantaras che intercorrevano rispetto ai karnas,  I prati-rathas erano stati mirabilmente tramutati in pilastri volti all'esaltazione della dignità centrale del badhra che affiancavano, come in altri templi Pratihara quali quello di Barwa Sagar, ma erano stati risolti a tal punto  in tale compito solennizzante, da non comportare nemmeno il ricetto che per essi era divenuto abituale delle bellezze di surasundari. E l' assunto di un fasto celebrativo dell'eminenza del bhadra stava tutto mirabilmente inciso nella sua pietra, nelle volute vegetali nel bhadraka intermedi  la cui mansione di raccordo era ripresa e conclusa dal fregio di un’ardapadma o semi-loto, e nelle ricadute fogliari dai vasi dell’abbondanza che vi erano animate di linfa scolpita. Le nervature, poi, di un capitello bharani, sotto una mensola con rilievi fogliari.
Era così toccato e raggiunto, dai prati-rathas, il passaggio al varandika: ma per minimale che fosse il tempietto sublime,  a celebrare ed assecondare la transizione ,non mancava di sfoggiarvi il festone petroso/ la ghirlanda petrosa di una catena di campane/pushpa-mala. Quanto al varandika, come aveva anticipato la sua miniatura nel badhra-rathika, lo costituivano due kapotas ed il corso di tulas ammalorate  nel  recesso intermedio, come nei templi Pratihara era canone invalso. Il sikhara poi, di cui è stato già detto, e del quale pur la sommarietà descrittiva di Krishna Deva non ebbe ad esimersi dall’apprezzare la” curvatura elegante”, il collo del greva, e non solo un amalaka, ma anche un amalasarika a coronamento.Una deambulazione intorno al tempio,  ci consentiva di rinvenire in attinenza con il dio Shiva che vi è ancora venerato, nei bhadra la consorte Parvati,  in Pancha-agni tapa, e la figliolanza di Kartikkeya e di Ganesha, di rintracciareal contempo i dikpalas albergati nei karnas, pressoché tutti con i loro veicoli animali , un cane di casta inferiore quello di Nirriti, eccezion fatta per i dilapidati Indra ed Isana.Nelle nicchie dell'antarala era quindi  identificabile solo un'effige di Durga

Alfine riavendo il tempio di fronte, si dava la vista del portico nella magnificenza dei suoi pilastri, scolpiti nelle stesse forme che magnificavano il motivo dei ghata-pallava, in cui erano stati ornamentali a guisa di pilastri i prati-rathas. Li arricchivano delle  variazioni floreali e di leggiadri intrecci di cigni nella testata superiore del badhraka, altre ulteriori nel raccordo di essa con il vaso dell’abbondanza sovrastante.
I due pilastri retrostanti recavano le effigie di due differenti dvarapalas, uno dei quali aveva l'aspetto di un tremendo Bhairava, dai capelli arricciati, come attestavano gli attributi del bastone di un  katvanga teschiuto,di un cranio kapala, per elemosinare, di un tamburello damaru e di una campana.


Nulla di eccezionale riservavano i sakas intravisti degli stipiti del portale del tempio, se non che al centro del lalata bimba il Nandi antistante la soglia vedeva campeggiare Vishnu, tra vidyadharas,  invece che il proprio dio Shiva, dio del tempio, una licenza che avrei ritrovato anche nel tempio del dio Shiva di Mahua ed in Kadwaha, nel secondo tempio del gruppo Bag, un'anomalia forse riconducile al dato che più che l’onore da tributare a Shiva, poté presso le maestranze del tempio il timore della letalità dei serpenti, e l’assicurazione contro il loro pericolo che  forniva quale loro irriducibile nemico Garuda, veicolo di Vishnu e della sua rappresentazione centrale. A riprova, com’è ricorrenza frequente nei portali dei templi Pratihara, vi teneva per la coda i serpenti terminali del naga sakha.
E nel pannello superiore, facevano la loro rara presenza in un tempio Pratihara, i 12 Adityas, 6 per parte, con un bastone nella sinistra, e la destra in abhaya mudra,  sormontati da una serie di nicchie con il frontone costituito da un udgama

Il monastero shivaita, denominato localmente gadhi,  oltre il portico d'accesso sovrastato da un balcone di cui rimanevano la vedika e le modanature delle bande ornamentali inferiori,  si  presentava come un complesso di celle e di stanze che mediante un porticato s'aprivano su un cortile interno. Esso era la testimonianza che comprovava che Terahi era l'antica Therambi in cui come in Renod, allora Ranipadra , ed in Kadambaguha, ora Kadwaham,  era insediata nel monastero del borgo la setta shivaita Tantrica dei MattaMayura, come riporta un'iscrizione ritrovata nel  monastero Khokhai di Ranod.

sabato 15 agosto 2015

Il tempio Mahajamata, di Terahi

Poco oltre l’ingresso nel territorio di Terahi, l’antica Teramvi, sulla destra un sentiero sinuoso tra un’arida distesa ed asperità e ciotoli , di un ocra rossastro, recava sino al tempio Mahajamata, poco distante, erettovi in onore della dea Kali verso il 10o secolo dai Khachchhapaghata, signori di Gwalior. Era il primo che avrei visitato dei numerosi templi fatti edificare dalla dinastia nel territorio, in Terhai, come in Mahua, già Madhumati, ed in Kadambaghua, ora Kadwaha, ove ne restano ancora quindici, in differente stato di preservazione. Vi erano sorti in concomitanza con l’insediamento della setta tantrica shivaita Mattamayura, di cui altre testimonianze templari e monastiche avrei ritrovato altrove nel Madhya Pradesh, nel villaggio di Chandrei, oltre Rewa, agli inizi del distretto di Sidhi, che ne conserva un fascinoso tempio ed un monastero.

Precedeva il Mohajamata , come mi è apparso  nel suo sito delimitato da recinzioni, un torana che ai tempi della ricognizione di Krishna Deva giaceva in frantumi sparsi, ed ora splendeva magnificamente ricomposto. .
Il Mohajamata  mi si sarebbe caratterizzato come un tempio Kachchhapaghata per il suo essere costituito di portico di entrata, vestibolo, santuario secondo un ordinamento pancharatha,  un basso plinto su cui si sopraelevava, i pilastri brevilinei del portico d’entrata ornamentati con ghata pallava , ossia  i vasi dell’abbondanza di remote ascendenze Gupta, un portale con stipiti di 5 sakhas, i due ordini di statue separate da una madhyabandha che si succedevano lungo le pareti laterali, in proiezioni e recessi, un fregio di tulas o testate di sardulas, di matrice lignea, che intercorreva nella varandika sovrapposta alle proiezioni del muro del jangha, su cui si elevava il sikhara che è andato totalmente perduto e che era da supporre di media altezza, come è usuale nei templi Kadwaha, eccezion fatta per il tempio di Suhanya . ed in Kadwaha per il solo sikhara del tempio Murayat, (e pure con riserva, in quanto avrei visto il suo esplicarsi in rathas trattenerne lo slancio ascendente). Sulla padmapitha in forma di petali di loto, i pilastri esterni del portale d' ingresso  si fregiavano nella  kumbika inferiore di una nicchia, coronata di udgama, in cui era alloggiata l immagine di un gana. Il seguito era la successione che avrei rilevato come standard nei pilastri dei templi Kachchhapaghata di Kadwaha, che ad un vaso dell'abbondanza vedeva succedere in verticale una sfaccettatura in 16 lati del pilastro su cui da una ghirlanda floreale, o pushpa mala, ricadeva una campana appesa ad un cordone. Due collari, uno a fiori e spirali perlinate, precedevano il secondo ghata pallava, che forniva il proprio appoggio all'abaco a glumette floreali e all' echino scanalato di un capitello bharani, su cui era prominente una mensola di acrobatici atlanti.

Nei pilastri interni un bhadraka piatto, uno dei quali recava i resti scultorei di una terrificante Chamunda ,  fiancheggiava l'emanatività magnifica della defluenza laterale, turgida di linfe, di un vaso dell'abbondanza inferiore incontinente, sovrastandolo il traboccare fogliare del vaso dell'abbondanza superiore.
Nel portale d'accesso al garbagriha le dee fluviali e le loro attendenti, in esasperata tribhanga, erano sormontate negli stipiti da un saka centrale di mithunas, disposta tra due sakas ai lati di sardulas , mentre  precedevano le loro fasce verso l interno altre due bande , una delle quali una era un serto di fiori mandara.
Tutto al femminile il lalata bimba,  in cui secondo Krishna Deva era Vaishnavi che campeggiava al centro, sullo scheletro di uno spettro quale cavalcatura,-  come nei templi Pratihara di Barwa Sagar e della Mahadevi in Gyaraspur, o nel tempio Parshvanatha di Khajuraho,  ove come in Gyaraspur figura come Chakresvari, la sua equivalente jain,-,  tra le due divinità ai lati delle matrikas Brahmi e Maheswari, le Saptamatrikas controparti femminili di Brahma e Shiva, con una gamba tristemente sollevata in una danza  fatale: a rendere più inquietante la scena, altre matrikas  intermedie, fra le quali erano ben riconoscibili la scheletrica Chamunda e Vighnesvari, proboscidata consorte di Ganesha,  apparivano ulteriormente  intente ad un ballo di vita e di morte,
che si faceva frenesia .irrefrenabile nei danzatori e nelle danzatrici superiori, magnificamente avvinti ed assorti  irresistibilmente nella danza.
Nell' interno del garbha.griha la Dea Nera. La statua della dea Kali che vi era originariamente collocata era stata trasferita ed era ora visibile nel tempio Pratihara Kerapati o Chamunda di Mahua, mia meta che ritenevo oramai prossima.
 Ai  lati, ricettivo onorifico che solo in parte si era conservato . E di statue erano gremiti gli stessi recessi, il mini-portico e gli stipiti del miniportale del badra-ratika, quanto una banda scultorea superiore  incentrata in una nicchia,  che era stata interposta, come il diaframma di una  varandika, tra  tale santuarietto e l' udgama che ne microscopizzava la sommità templare.
la vedibhanda inferiore consistente di khura, kumba kalasa e kapotika, con takarikas,   sulla kumbha presentava delle nicchie fregiate di gavaksha, recanti ganas o fregi di rombi diamantini, così come esse erano apparse sulle kumbikas dei pilastri del portico, ed era  istoriata di una grasa-vasantapattika floreale di kirtimukkas, sovrapposta al kalasa, all'altezza delle edicole eminenti superiori del bhadra centrale e del vestibolo, che un fregio fogliare di parna-bandhas orlava di sotto. Su di essa si elevavano  le proiezioni di bhadra, pratirathas e karnas ,
che un jalaka reticolare separava dal vestibolo dell'antarala, bipartite nelle  due gallerie di statue che  le proiezioni ospitavano  in superficie e  negli stessi loro lati interni, eccettuati il bhadra e l'antarala edicolari, le nicchie dei badhra risultando evacuate, mentre le matrikas Varahi e Kaumari restavano albergate in quelle dell'antarala. Alla madhyabandha che separava le due gallerie era  originariamente annessa una gronda per ogni statua di  ogni proiezione, secondo un apparato
Nella  galleria inferiore stavano surasundaris nelle prati-rathas,  sardulas nei recessi ,  le controparti femminili dei dikpalas nei karnas,   mentre nella galleria superiore in luogo di celestiali gandharvas la maggior attrattiva del tempio, differita fino ad ora, per cause di forza maggiore descrittive, erano gli  scheletrici  spettri ignudi che scalpitavano divertiti e febbrili, concitati da un asarabanda  ultraterrena che non aveva pari  nell'animazione della vita terrena. Particolarmente  trascinanti, quelle in cui coppie di scheletrici fantasmi (kankala) o  più corporei  spiriti( pretas)    si spartivano voraci viscere e membra di cadaveri freschi, rodevano avidi le loro ossa.