sabato 23 febbraio 2019

Una lettera a dei miei giovani interlocutori travellers-writers quanto a ciò che può averci insegnato l'India

Carissimi, sto leggendo da Khajuraho le vostre  pagine di viaggio I testi che scrivete  sono decisamente avvincenti al punto da avermi ricondotto a Natale in Old Delhi. Ma è bene che i travellers writers non si sostituiscano ad antropologi, geografi, sociologi,  indologi e storici dell'arte,  magari affidandosi a guide di strada. Ciò che ne esce,dai loro scritti non è un ritratto del paese in cui viaggiano, ma di loro stessi, non sempre antropologicamente entusiasmante, che li rappresenta  in ciò che li attrae e li respinge,   del loro spirito di comprensione e di rifiuto secondo il propria schema indiscusso di valori.. Come si fa a pretendere che un paese si metta in posa per noi, che si conformi alle nostre aspettative,   privandosi di ciò che per noi è irrinunciabile, ad esempio le motociclette che intasano le vie della old Jodpur? O a infastidirsi  al  contempo   del sudiciume e delle stesse e norme igieniche indiane, come l'appello a che ci si levi le scarpe quando si entra dove magari si cucina o si mangia rasoterra?  Come si fa a presumere,  come fanno gli scrittori di viaggio di cui ho conoscenza, Lovisolo ad esempio,  di attingere il sapere su una città dai luoghi comuni  messi in circolazione dalle guide locali o autoproclamatesi tali,  per entertainement o per  il solo  bisogno di soldi, ?  Tutto ciò che scrivete sul Taj Mahal alla voce Taj Mahal Bianco Taj Mahal  nero è pura diceria , meno male che non avete raccolto anche  le fole su artefici accecati e tunnel segreti, Shah Jahan fu recluso dal figlio Aurangzeb perchè propendeva per l'altro suo  figlio Dara Shukoh, nella successione al trono, non perchè era troppo spendaccione e munifico. Sono corbellerie storiche  da quattro soldi -in storia., tanto per essere clementi. Tutti interessanti i rilievi tecnici della vostra guida, peccato che non vi abbia detto  di come la  forma del taj mahal sia quella dell'ottaedro bahagdiano, con quattro  vani  a loro volta a forma di ottaedri,  ai lati, secondo la credenza coranica negli hest behest, le otto vie d' accesso al paradiso, o, ancor più imperdonabile, non abbia fatto alcun rimando allo schema del chahar bag, dei quattro giardini  che compartiscono nei loro incrociarsi i rivi dell'Eden,, che presiede all intero giardino.paradisiaco del taj Mahal. E tutto questo ve lo posso dire pur non essendo uno studioso del Taj Mahal, ma per mera  conoscenza generale indotta. Ne vi ha detto il nome dell'architetto reale, Ustad Ahmad, o delle ascendenze iraniche per il suo tramite del Taj Mahal, e di quelle italiane della tecnica della lavorazione a intaglio della pietra,   o vi ha fatto comprendere gran che di come  ciononostante esso sia  ugualmente e  assolutamente indiano, - nelle chattri e le  jali  che vi ricorrono -  pur rifacendosi anche al grande antenato dei  moghul Timur lenk  nell'uso della doppia cupola,, ripresa dalla  sua tomba in Samarcanda. C'è inoltre chi non a torto, credo, suppone che il Taj Mahal, costruito in 12 anni per il costo di 5 milioni di rupie di allora,  simboleggi il trono di Gloria di Dio-Allah. Mi spiace essere stato duro, ma me lo impongono i tempi,   la vita che ho scelto e i miei valori di riferimento. Un caro saluto. Odorico.

l'eco-ostello greenwashing


Signor Direttore,
E’ ben difficile, che nelle  sue  prese di posizione, la giunta di Mantova  non riconfermi  la supposizione che il patrimonio culturale e artistico ed ambientale della nostra città , il gioiello che i suoi esponenti enfatizzano tanto,  valga in  effetti,  più che come bene comune primario per lo sviluppo salubre e formativo  di chi vi  risieda  o che la  visiti, sia egli straniero o concittadino o nostro  connazionale,  soprattutto o soltanto come  utile commerciale e consensuale, per acquisire  così i fondi per finanziare altre attrattive ugualmente finalizzate, in un ciclo continuo di feste di corte che hanno da finanziare  altre feste di corte per la propria riconferma politica, nonostante che la cultura e l’arte, ed i beni naturali, non siano solo e soprattutto il turismo  eco-friendly e l’arci-civiltà dello spettacolo.  Così anche il contributo benemerito di tre milioni di euro  della Cariplo per Mantova hub diventa l occasione, per l’assessore Murari, per rilanciare l’ eco ostello di un ecoturismo smentito sulle altre sponde dei laghi di Mantova dal pronunciamento per il termovalorizzatore pro Gest, un impianto che insieme con la salute di chi abita e vive in Mantova  pregiudica  la  fruibilità salutare dei percorsi  nel parco del Mincio in prossimità delle  Cartiere Burgo. Hanno mai sentito parlare, i nostri amministratori,  di mistificazioni green washing? E perché, di grazia, riservare l’ostello ai soli turisti , e non anche e innanzitutto a visitatori che siano ricercatori e studiosi, a  partecipanti a convegni e a conferenze, a  stagisti vari,  o musicisti ed artisti, in un tempo di cattedrali e di élites reali sommerse, che di certo con il godimento conoscitivo della nostra città hanno ben più a che fare.
Odorico Bergamaschi

Sulla Torre della Gabbia ( lettera al Direttore inviata a fine gennaio 2019)



Signor Direttore,
A onore del vero, personalmente mi sono conciliato con il progetto di restyling in un belvedere turistico della Torre della gabbia , al di là dei lavori della sua necessaria messa in stato di sicurezza, solo quando mi è stato confermato che in esso era integrato il recupero della Cappella Bonacolsi, ove avvenne il primo incrociarsi in Mantova dell’arte figurativa europea. Di tale recupero si era parlato in realtà poco o niente affatto, accreditando la mia supposizione che della Torre della Gabbia si volesse fare solo una banale attrattiva turistica, sulla via dello svilimento del suo patrimonio storico e culturale e della trasformazione di Mantova in un  secondo outlet padano, dopo quello della moda di Bagnolo San Vito, un’idea  di certo non fuori del mondo, se due outlet dopo il Colosseo sono le maggiori attrattive del Bel Paese. Perché poi spendere oltre un milione di euro snaturando una torre penitenziaria in un belvedere, quando esistevano già la Torre dell’Orologio e la specola del Palazzo degli studi, per giunta con funzioni astronomiche. in una città di vecchi che facciamo fatica a fare le scale di casa,  ed  allorché siamo in tempi di  droni e di sonde,  di google map,  di ogni sorta di foto aeree e satellitari , del dispiegarsi  del modo intero come un  atlante nei voli aerei? Per ricredermi mi sono dunque occorse anche le prove alla mano che non veniva azzerata la memoria storica della  torre della Gabbia, di come fosse stata perno del potere bonacolsiano,  e poi  con Guglielmo Gonzaga tramutata in torre penitenziaria. Ma che si è provveduto, mi sono chiesto da allora, a che questa profondità di visione del passato, del presente e del futuro della nostra città, fosse concessa al visitatore,  e che tutto non si risolvesse nell’ebbrezza, pur piacevolissima,  di un’ascesa sopra monumenti e tetti in un’aria non meno inquinata ?  In ciò si sconta anche l’esito nefasto di una tinteggiatura  turistica della città di Mantova che ne ha uniformato disgraziatamente tutto, che sia palazzo, chiesa o teatro, di matrice medioevale, rinascimentale, manieristica, barocca, rococò o neoclassica,  sicché l’indifferenziato ora vi regna sovrano.  Tale preoccupazione si è fatta  invero  pressante come ho recentemente appreso che con questa giunta, non certo sparagnina, sono saliti a 2 milioni di euro i costi del progetto, per consentire l insediamento nel cavedio della torre di un ascensore. A tal punto, se già non lo si è fatto, quel che caldamente consiglio, e non solo a giustificare gli oneri di spesa in ascesa , ma perché consentirebbe  tale profondità di conoscenza e di visione,  grazie alla cooperazione in progress,  nel tempo, delle scuole e delle nostre istituzioni e maestranze culturali con consulenti starters,  è l’istallazione nelle sale d'accesso, e all'altezza del belvedere, di diorami interattivi  connessi con postazioni digitali ( ad esempio plastici con console che consentano di sollevarne delle porzioni e di evidenziare le proiezioni di percorsi tematici,  quali esempio, le stratificazioni urbane o le opere di ingegneria idraulica e di intombamento), oltreché con  totem touch multimedial , slideshow di foto d’epoca e pareti ugualmente interattive. In tal modo, ad esempio grazie a visori di occhiali 3d stereoscopici, o a ricostruzioni dell’ambiente, a 360 °, in video tridimensionali che la videocamera di uno smartphone attivi semplicemente inquadrando un pannello, al visitatore e al  cittadino sarebbe consentito di  visualizzare,  mediante mappe storiche, o prefigurazioni render, il passato ed il futuro della città, in cerchie di mura, quartieri, contrade, edifici che siano stati eretti e conservati od abbattuti,  progetti in corso di realizzazione  o di stallo, condivisi o controversi. Lo stesso discorso potrebbe ripetersi, in termini eminentemente cartacei, quanto alla ricerca storica di quale sia stato e sia il sistema giudiziario e  penitenziario della città, insediando un centro studi che nella torre della Gabbia abbia il suo principale referente.
Odorico Bergamaschi


Una nuova Norimberga 22 gennaio 2019


E’con implacabile senso di vergogna e di colpa per la nostra infamia, che noi italiani ed europei, concittadini dell’Europa che fu fonte e origine dei diritti umani universali, dovremmo essere trascinati a rispondere di genocidio di fronte al tribunale dei popoli e della storia, per  l’ennesima strage di  migranti che abbiamo istituzionalmente e consapevolmente voluto. Disse Caifa a giustificare la condanna di  Cristo  E’ bene che  questo innocente muoia per la salvezza d’Israele” Ed ora, a ripetere la sua condanna, è la moltitudine stessa dei nostri pseudocristiani, che mette di nuovo a morte Cristo nei migranti che seguitano a morire perché non possono ricevere soccorso in alto mare. Tali nostre vittime sono rese da essi stessi a perfetta Sua immagine e somiglianza, nel professare come lo stesso Caifa “ Meglio che anche questi 107 muoiano piuttosto che ne arrivino altri”. Così già oltre 30.000 sono i migranti morti nel Mediterraneo durante gli ultimi venti anni, un'ecatombe di vittime, immane, ma che  pur moltiplicata per dieci costituisce  un numero marginale di immigrati affluenti,  che potevano essere benissimo  accolti nella nostra civiltà europea, se non altro per espiare un minimo, da parte nostra, colonialismo, imperialismo, due catastrofi mondiali inflitte agli altri popoli degli altri continenti, per quel “ sovrappiù di senso di responsabilità  che a noi richiede l’interdipendenza della società planetaria,” ragion  per cui “i  vantaggi di cui si dispone qui sono all’origine del malessere, dell’agonia, della morte, dall’altra parte del mondo. “( Donatella Di Cesare), e si emigra in Europa perché insieme con le nostri armi abbiamo esportato e reso irrinunciabili  a tutto il mondo  anche le nostre esigenze e tecnologie ed i nostri stili di vita,  solo che... solo che l’umanità della razionalità del cuore  avesse prevalso sulla follia cinica più spietatamente e stupidamente aberrante di un fascistoidismo di fondo, pan europeo. Come riflesso atavico condizionato esso ebbe da noi  a riemergere già ai tempi del primo governo Prodi, nel 1997, quando altri 120 profughi, circa, di etnia albanese, morirono nel canale d’Otranto a seguito dell’affondamento della motovedetta Kater i Rades su cui erano imbarcati, provocato dalla  corvetta Sibililla della Marina militare italiana. Chi così invita a recitare  mea culpa, nostra maxima culpa, non fa certo di ogni erba un fascio, vorrebbe davvero flussi regolari, programmati, canali umanitari, ma l’emergenza libica e quella siriana non ce lo consentono. Coloro che si avventurano per mare lo ripetono, che  preferiscono trovarvi la morte per acqua che restare in lager libici peggiori di quelli nazisti. Al tempo stesso, più che trasformare in colpevoli di invasione gli stessi che migrano, dovremmo sentirci mortificati ed umiliati  anche  per i  tanti, ben più numerosi  di coloro che  tentano di raggiungere su scafi e gommoni  l’Italia per mare,  i quali  la lasciano per farsi altrove una vita,  talmente  l’Italia bella mortifica con i nostri vecchi  i giovani, il lavoro, la conoscenza e la cultura.
Odorico Bergamaschi

Sul decreto Salvini 4 gennaio 2019


Il recente decreto sicurezza targato Salvini è semplicemente aberrante,  eversivo dei principi costituzionali , “ disumano , criminogeno e razzista “, come di esso giustamente si è detto. Nelle sue norme discriminatorie trasforma in immediatamente illegittimo  uno status che era legittimo, sicché chi  sia in Italia quale straniero,  e pur in possesso di un regolare permesso di soggiorno ha perso la protezione umanitaria, si vedrà ora negato  insieme con il diritto alla residenza quelli alla salute e all’istruzione per i figli, ad un codice fiscale che gli consenta una regolare retribuzione salariale, e se perde anche il lavoro non potrà più richiederne un altro, anche se ha sempre pagato regolarmente tasse e  contributi. Peggio ancora, se è un minorenne non accompagnato:  diventerà automaticamente un  illegale al  compimento del diciottesimo anno , finendo nella invisibilità sociale, nella destinazione al crimine,  nella ricattabilità e nella sottomissione allo sfruttamento più abietto , che è quanto esattamente vogliono gli estensori di questa legge, per specularci sopra in ogni senso. Nella sua brutalità di sé  compiaciuta essa discrimina non solo tra “noi “e “loro”, ma tra straniero e straniero, condannando chi ne è vittima alla stessa sorte degli ebrei sotto il regime fascista dopo l’applicazione delle leggi razziali. E non si  blateri l’infamia  che chi resiste a tali norme odia gli italiani, proprio mentre in tempi incredibilmente rapidi si  sta accertando  che chi era contro i migranti e chi è straniero era in realtà contro la protezione e il soccorso degli stessi ultimi  fra gli italiani, contro ogni formazione e associazione  che vada a loro stessi in  soccorso, contro  ogni forma di volontariato solidale no profit,  in mancati adeguamenti e agevolazioni e detrazioni, in tagli della finanziaria alle pensioni,  ad  assunzioni e infrastrutture pubbliche, a  scuola e sanità.  In nome della fedeltà alla Costituzione che hanno giurato, della lotta conseguente ad ogni forma di povertà e di discriminazione, non solo economica , ma  relazionale e culturale,  del vero decoro urbano che è  umano, esorto pertanto alla  resistenza civica contro il decreto Salvini  gli amministratori tutti della nostra città e Provincia, Il sindaco Palazzi innanzitutto, cui la dura replica della realtà della cronaca locale  dovrebbe avere insegnato che a  ben poco è valso l inseguimento securitario della destra  nelle  forme semplicistiche  e superficiali delle  luminarie e della videosorveglianza di un “panopticon”  cittadino onniveggente,  che nulla o ben poco possono contro i delitti più orribili, gli stupri e i crimini di sangue, come si sono anche da noi verificati.

La KUMBH MELA 2019, il più grande raduno religioso del mondo
























 La KUMBH MELA 2019, il più grande raduno religioso del mondo


E’così vasta e settorialmente regimentata l’area della Kumbh Mela in Allahabad, ora PrayagRaj , lungo le sponde sabbiose della Yamuna e della Ganga ( o Gange) che vi confluiscono nel Sangam, che tranquillamente milioni e milioni ulteriori di pellegrini e visitatori possono ulteriormente affluirvi e rimanervi sparsi in gruppi e comitive, quando non alloggino nelle miriadi di tendopoli che vi si dispiegano, grazie alle collaudate capacità organizzative che ha confermato nelle circostanze chi allestisce il festival-fiera. Solo si pensi che le piene monsoniche che d’estate sradicano tutto, obbligano ogni anno a rifarvi le innumerevoli piste di piastre metalliche e a reimpiantarvi l’illuminazione e gli accampamenti. Un ordine calmo, transennato e compartimentato , dove la pulizia regna finalmente sovrana, vi previene ed esclude resse ed assembramenti che si fanno così pericolose se avvengono in India, come lo fu la calca catastrofica che causò 350 morti durante la corsa di un’intera folla verso l’immersione nei primi anni 50, narrata da Vikram Seth in “A suitable Boy”. E’ invece l’accalcarsi asfissiante in tutti i vagoni economici dei treni e sugli autobus che portano ad Allahabad-PrayagRaj , o il traffico che si paralizza prima delle stremanti e interminabili vie di accesso, che rendono ancora soffocante l’avvicendarvisi. Nella luce del sole fino a che il chiarore abbagliante si fa caligine e foschia di sabbie e nebbia , soffondendo il buio del cielo, ove pure hanno iniziato a brillare a perdita d’occhio le illuminazioni dei villaggi di tende e dei loro riflessi sulle acque fluviali, moltitudine immense vanno e vengono continuamente per la Kumbh Mela in ogni direzione, lungo le piste e valicando i ponti galleggianti, con sporte e sacche e trolley, zaini ed ogni altra sorta di borse e di bagagli, , secondo tradizione il loro peso venendo a gravare per lo più sul capo delle donne, tra il viavai di ciclo- ricskshaw, tuc tuc , auto e fuoristrada, spesso dietro un vessillo e dei sadu che guidano comitive di villaggio. E ‘ un pellegrinaggio volto a trovare dove accamparsi, o fare sosta, nelle tende all’aperto o sulla nuda sabbia o su strami di paglia fluviali, in vista dell’esperienza mistica che è la meta di tutto: l immersione nelle acque basse della Ganga, o Gange, dove all’altezza della confluenza del Sangam raccolgono e recano seco quelle della affluente Yamuna, insieme con le acque mitiche del terzo fiume Sarasvati. Ivi vuole la mitologia che sia caduta una delle quattro gocce di amrita, o nettare divino, che Lord Vishnu recava in un vaso, o Kumba, e che ebbe a trarre dalla frullatura dell’oceano di latte compiuta da demoni e dei, le ulteriori Kumbh Melas celebrandosi negli altri siti fluviali dove caddero le restanti gocce, Ujjaiin, Haridwar, Nashik, quando tra gennaio e marzo il Sole, la Luna e Giove si trovino in una determinata posizione reciproca zodiacale. Anche se non sa di tale leggenda, il popolo dei fedeli crede che le acque in tali siti siano elisire di buona sorte, e ne riempiono taniche. da portare appresso. Serviranno a celebrsre le pujas domestiche, o ad aspergere i cadaveri dei cari defunti prima della loro cremazione.A dire il vero l impressione visiva è che sia lo Yamuna a ricevere le acque del Gange, visto che il corso fluviale seguente appare piuttosto la continuazione di quello dello Yamuna, che non di quello della Ganga. “E’ come nella generazione, dicevo al mio amico Kailash, dove il figlio riceve il nome del padre ma è soprattutto dalla madre che tre vita”. In realtà Ganga e Yamuna essendo fluvialità femminili, come le divinità che le rappresentano sulle soglie interne del vestibolo del tempio hindu, è meglio pensare alla loro confluenza come agli sponsali di due madri. Alle acque sono affidate le offerte di rose e calendule, in una ciotola che prende il largo a poco a poco, e la purificazione è completata riversando acqua lustrale nell’acqua fluviale, insieme con la cerimonia dell’aarti, che si compie ruotando sulle acque un lume acceso. A rendere splendida e luminosa di colori brillanti la vista dei fiumi che scorrono tra i ponti, tra le barriere di isolamento galleggianti e gli allineamenti di barche , i natanti essendovi posti a protezione di chi si immerga ove non sia l’acqua profonda, durante tutto il corso di ogni giorno è l’andirivieni luminescente delle imbarcazioni sullo Yamuna e lungo la Ganga, tra il levarsi in volo e il planare sulle acque di miriadi idi gabbiani, a svernarvi dalla Siberia e dal Centro Asia, per affidarsi al loro deflusso come le offerte votive. Ultimi ma non ultimi i sadu, non solo cerimonialmente. Discesi dalle alture himalyane o globe trotters del subcontinente indiano e della spiritualità planetaria, nella Kumbh Mela hanno i loro attendamenti e le loro vie, dove più che di santità, quelli più esibizionisti danno spettacolo di venalità e di smodata ricchezza. Certuni di loro, naga sadhu, integralmente nudi e rivestiti solo di cenere o di grani di rosario, con i capelli raccolti come il Shiva ascetico in crocchie jatamukutas orridamente enfatizzate in fruttiere o fioriere, si offrono agli scatti fotografici nel farsi benedicenti e nell’imprimere in fronte il segno del tilak, in cambio di offerte e di un inchino rituale sotto il loro flabello di penne di pavone, pronto a calare sul capo del loro devoto occasionale insieme con una robusta pacca di commiato. I più restano invisibili, o si appartano tra di loro sotto la vista dei passanti, al calore di ciocchi fumiganti e passandosi tra un discorso e l’altro tabacco o che altro. Né mancano i sadu che importunano per strada i passanti, con richieste vibranti di elemosine che giungono a farsi intimidatorie, soprattutto nei riguardi di chi sia straniero e non hinduista.Di certo la Kumbh Mela del 2019, voluta come Maha Purna Mela ( Grande Mela completa) anziché nelle sue forme dimidiate di Ardh Mela, benché non siano trascorsi i dodici anni previsti tra l uno e l’altro Maha Mela , a massimo onore e gloria dei leader in carica del Bjp hinduista che ora sono al comando dell India e dell’Uttar Pradesh, Yoghi e Narendra Modi , è uno spot politico religioso che li concelebra insieme con i sadu. E ‘ tale Il potere di pervicace lobby che questi ultimi detengono, che per disabbigliati e mendicanti che possano essere tanti di loro, i più facinorosi e fanatici sono giunti a minacciare di secedere verso Varanasi, qualora non vengano rassicurati che sarà eretto in Ayodhya, sempre nell Uttar Pradesh, il fatidico tempio che dovrebbe risorgere sul luogo natale del dio Rama,- una divinità che a onore del vero è pura leggenda per lo stesso hinduismo, in rinnovato contrasto con gli islamici indiani, che vi rivendicano la salvaguardia della masjid di Babur.
Al mio amico Kailash, nel lasciare il sito del Sangam, ho chiesto che cosa vi sia per lui il Ganga, da mobilitarlo nonostante i disagi incresciosi del viaggio all’ immersione rituale della Burqi, così come l’anno scorso suo padre e i suoi zii vi si sono recati a spargervi le ossa della nonna. “ E’ mia madre, mi ha detto in tutta risposta.

Poesie di MIr Taqi Mir da me tradotte


Il fiore mi ha implorato di non andarmene
“Se tu sei venuto per un breve tratto  nel giardino,
Sii il mio valente ospite.”
Io incurante lo ignorai  e me ne andai via.
Dove, invero, è il tempo di indulgere
Verso qualcuno?

Che dire di tale umore, o Mir,
Egli camminava nel giardino,
E i fiori  salutavano chinandosi  dai rami,
Ma  ad egli  non importava nulla.

Ero in sua presenza, ed ero ammutolito.
Mir, che se ne sia sentita offesa, allora?

 C’è amore e solo amore
Ovunque tu volga lo sguardo,
Tutta la creazione trabocca  d’amore
Amore è l’amata, amore è l’amante, fino a tal punto.  così tanto,
Che è come se l’amore fosse in amore con se stesso
(che è come se l’amore si intrattenesse in un gioco con se stesso)

Quando chiesi come trascorressero  gli erranti in amore
La brezza del mattino sollevò una manciata di polvere
E la soffiò via

Dove mi ha colto il delirio
Quanto a lungo sono stato in attesa di me stesso?

Quale primavera? Per noi prigionieri è proibito
Anche solo vedere il muro del giardino
Traverso una crepa nella nostra cella.

E’ un uomo terrestre quello che glorifica il mondo
Altrimenti
C’è lo specchio ma a che vale 
Guardarvi  dentro.

I miei versi piacciono all’élite
Ma io scrivo per il largo pubblico.

Se non parlo, il mio cuore brucia, se lo faccio
La mia lingua è scottata.
La mia amata può prendere fuoco se sente le parole
Che voglio dirle.

Tutti i miei piani sono stati ribaltati
Che serve  qualsiasi  medicina….
Non hai visto come questa malattia del cuore
Mi ha finalmente ucciso?

Lo Shaik che se ne sta nudo
Nella moschea, era nella taverna
L’ultima notte
Manto, toga, camicia e berretta, tutto si è bevuto
-Completamente pazzo, ha dato via.
Quale Kaaba, quale direzione di preghiera,
Quale moschea santa, quale veste di pellegrino?
Noi, abitanti  del suo  tratto di cammino,
ne prendiamo congedo  a distanza.
Che vuoi tu dunque sapere
Della religione e della fede di MIr?
Con un  tilak sulla fronte siede in un tempio
Da lungo ha forse rinunciato all’ islam?

Noi di fatto impotenti  siamo accusati
Di  comandare senza una investitura precisa
Voi fate tutto quel che vi piace
E noi  siamo ingiustamente diffamati.

Con la complicità di  Shaik
 E Brahmini, Mir perderà la Kaaba
E il Tempio.
Egli se ne farà  per se stesso una separata
Minuscola moschea, in un cantuccio
Che sia appartato.

La mia precipua religione è amore, in cui il cuore
 E  il profeta, il cuore la direzione di preghiera,
il cuore è Dio

E’ la sua bellezza che illumina tutto
Sia  ciò la candela della moschea
O la  lampada di Somnath.

La benevolenza come usanza
È scomparsa dal mondo,
uno strano popolo abita ora la terra,
strani sono ora i tempi

Mir, sono templi delicati
Reggiti il turbante con entrambe le mani!

Nel bianco e nero del mondo
Il ruolo che posso giocare è solo questo:
piangere di notte fino al mattino e in qualche modo
far decorrere il giorno nella sera.

Mir, egli verrà alla mia tomba dopo che sia morto
 Il Mio Messia penserà a me  solo dopo che me ne sia andato.

Le macerie del mio cuore sono davvero la vista
Di una cittadella che il dolore abbia raso al suolo.


Ricorda le mie parole,  se non vuoi
Udirle ancora.
Se udrai qualcuno riportarle,
il tuo cuore si spezzerà/ scoppierà nel rimpianto.


Non  considerarmi ordinario,
dopo un vagabondaggio del cielo per anni
solo allora, da un velo di polvere, un uomo
può dirsi nato.


Lo vedi, questo,  esala
Dal mio cuore o dalla mia anima,
Da dove , quanto non pare che fumo?  
O cielo, quale cuore infranto
Giace in questo sepolcro?
Una fiamma ne esala ogni mattino.
Quando grida di lamento cominciano a ferire la mia mente,
Un urlo sale al cielo.
Ovunque vada  a posarsi il suo sguardo gioioso,
ne esala una turbolenza.
O voce ardente,  stai attenta
 Pure alla tua dimora
Una nuvola di fumo sale dal tuo riparo.
Chi non s’inquieterà nel sedere ancora dovunque
Chi, che si  levi  anche solo una volta dalla tua soglia?
Oh, come noi  ci rimettemmo in piedi nel lasciare quella via
 Quasi che  se sorgessimo da questo mondo  dopo la morte.
Mir, l’amore è un macigno pesante,
Quale creatura non è troppo gracile 
per sostenerne il peso?
 (Quale creatura
può non soccombere sotto il suo peso ?)

La mia esistenza è come una bolla
Questa  vista è come un miraggio
Ah, la tenerezza  delle sue labbra
È come il petalo di una rosa.
Apri ora il tuo occhio del cuore
Tutto il mondo è  solo un sogno
Eccomi alla sua porta ancora  una volta
Sono ora in uno stato di agitazione
 Basta che parli, che loro dicono,
Questa è la voce di quello sventurato.
Mir, in quegli occhi schiusi  in sogno
C’è il tossico di un vino stagionato.


Nessuno in questo mondo vorrebbe essere ingenuo
Come un amante
Perdendo il suo cuore in amore egli pensa di guadagnarci
Mir, il sempliciotto amaro, è troppo assetato
Del suo stesso sangue,
Egli pensa che di lei la pesante spada affilata
Sia  l’elisir di vita .


Mir Taqi mir poesie ( di mia traduzione)



Voi non considererete  più
alcun giro di perle
una volta considerato  lo stile della mia espressione

Chiunque sia  qui  re  o  ministro
Che me ne importa, sono un fachiro sovrapensiero

Essendo venuto a Delhi di questi tempi
Non ho visto quegli amici
Se ne sono andati un po’ troppo presto
Son io sopraggiunto un po’ troppo tardi

Ero un soldato allora, sono un ascetico ora
Ahimè! Così(è  come) ho consumato la mia gioventù.
In una così breve notte, 
Assolvendo Quanti ingannevoli ruoli.

Loro,
il cui dominio attestammo
Da un capo all’altro del paese,
Nessuno ne fa più  il nome

Ladri, borseggiatori, Sikhs, Marathas,
Re e mendico, tutti quanti coloro
Che hanno bisogno di pace sono i soli
Possessori di nulla, povertà è ora la sola ricchezza.

Jahanabad è ora una rovina
Ad ogni  passo, c’era una volta
Qui una casa.

I miei occhi in lacrime sono ora un canale
Il mio cuore straziato è come la città di  Delhi.

E così ce ne andiamo da questa casa di idoli,
Mir,
Forse qui  ci rivedremo ancora , se Dio
Ci riporterà indietro.


Le strade di Delhi erano come pagine dipinte,
Ogni vista che vi vidi sembrava una pittura

Tu chiedi delle mie origini. O popolo
Del’Est, 
Schernendo la mia povertà e di me ridendo?
Di Delhi, che del mondo era la città privilegiata,
Dove non si raccoglievano che  gli eletti 
Di ogni genere di vita,
Ora predata dal Fato e ridotta a  deserto,
Io sono un residente di quel sito  in rovina.

La testa che è così fiera
Nel portare oggi la corona,
domani grida di cordoglio la coroneranno
nel suo vero posto.

La desolazione di Delhi  era di gran lunga migliore
Che non  Lucknow
Vorrei esservi morto 
Anziché  essere  qui   scampato.

Il mio cuore e la mia Delhi siano pure
Ambedue in rovina
C’è ancora  del diletto
In questa  casa straziata

Lungo la strada del desiderio anch’io
Avrei voluto malamente cadere,
ma questi   miei  piedi rotti
mi tennero  eretto.

Ogni foglia ed ogni pianta sa del mio stato,
Solo il fiore ignora, ciò che tutto il giardino
Ben conosce.
Confortare i cuori afflitti certo non usa  
Nella città della bellezza,
altrimenti anche l ingenua amata  saprebbe bene
quale sia la cura di questa pena.
Grazia, Fedeltà, Gentilezza e Favore, - nessuno
Qui ne sa nulla
Scherno e gestualità, segni e allusioni-, questo solo
essi sanno.


Divenni come un fachiro,  e con questo grido
Ora mi congedo:
Sii felice, amico mio, è la mia preghiera.
Un tuo solo baluginio mi ha trasvolato in estasi,
tu mi hai reso distaccato dal mio io.
Avevo un desiderio immenso di visitare il tuo vicolo
Ed ora me ne ritorno ravvivato nel sangue 

Ho consunto la  mia fronte in prostrazione
Ho pagato il mio debito di obbedienza
Fino a qual punto  ti ho adorato,
O Idolo,
Ti ho reso Dio agli occhi del mondo.

Oh, la tenerezza delle sue labbra
E’ come il  petalo di una rosa.
O Mir, in quegli schiusi occhi sognanti
C’è il tossico di un  vino stagionato.

Come dirti che cos’è l’amore?
E’ una malattia dell’anima, una sventura, quest’amore.
Mir, ti vedo farti pallido,
Dimmi, anche tu sei ora preda d’amore?

 Due  miei ghazal
Se non è per scherno e umiliazione
Egli ti cerca solo per   soldi.
E tu non cercarlo per niente al mondo.


Battuto sotto il tuo calpestio
Lascio che sia se tu mi dici
Che è  il tuo cuore distrutto che mi distrugge

Due miei Ghazals


Due  miei ghazals

1

Se non è per scherno e umiliazione
Egli ti cerca solo per soldi.
E tu non cercarlo per niente al mondo.

 2
Battuto sotto il tuo calpestio
Lascio che sia se tu mi dici
Che è  il tuo cuore distrutto che mi distrugge








Ci fosse mai qualcuno che vuol sapere


Ci fosse mai qualcuno che vuol sapere
Della mia fede e religione
Dirò che Dio è l’ identico ordito
Per cui le foglie verdeggiano e noi respiriamo.
E noi siamo sessuati né più né meno che i  batteri,
traendo  Egli lo spirito da un pugno di polvere,
dalla nostra morte la rinascita di feti  a un’ inimmaginabile vita,
amore anche dall'orrore per chi ci sta accanto.
In Lui  di Lui viviamo, vibriamo desideriamo,
dicono  bene gli Atti e le credenze dei Tantra,
peccato per la nostra presunzione
sia Egli infinitamente infinito,
al punto che noi tutti  non siamo neanche una  sua cellula
 appena un’idea  della sua mente.
Basta anche solo  avere occhi per  le amiche piante,
per  intendere che siamo solo uno dei modi della sua intelligenza,
Oramai a poca distanza dalla mia morte,
 Oltre la quale non vedo,
Con il poeta dei poeti affranti è come a dire,  
che la mia precipua religione è amore ,  in cui il cuore
E’ il profeta, il cuore la  direzione di preghiera, non riconfermi
il cuore è Dio.

Sulla Grande Mantova

Signor Direttore
Dunque, alla resa dei conti referendaria sulla Grande Mantova, i nostri sindaci interessati, riunitisi  al Pirellone in gran consiglio, appaiono favorevolissimi al progetto in linea di principio,  ma contrarissimi di fatto; per quanto l’obiettivo di una futura fusione sia condivisibile in linea di massima, sono “uni d’accento” che questo referendum non s’ ha proprio da fare. Le sacrosante ragioni? Che noi cittadini mancheremmo di reale consapevolezza, bontà loro che hanno fatto di tutto per assicurarcela durante il loro mandato, senza forma alcuna di boicottaggio di cui si abbia avuto anche solo il minimo sentore; e poi, si tratta di una tale complicazione,  tale e poi tale, ci sono tali e tante di quelle problematiche in gioco, che neanche a pensarci, figuriamoci.. In cambio, invero, eccoli tutti quanti già virtuosamente disposti, se non si fa il referendum,  a mettersi in gioco e a  spendersi,  come mai non è stato, in tutto quello che finora non hanno mai fatto, un’effettiva progettazione, ma certissimamente, in primo luogo di beni e servizio da mettere in comune…. Marpioni… tale  loro virtuosità quanto mai interessata puzza di bruciato oltre l’estensione stessa della grande Mantova, è una farsa che a modo suo evoca l’ottimo nemico del bene. In realtà gli esimi sindaci non potevano dare  più felice avvio di propaganda alla campagna referendaria per un si consapevole e convinto alla grande Mantova, non potevano  fornire  riscontro migliore al dato  di fatto incontrovertibile  che il  sì al referendum è la sola  via per pervenire al “condivisibile obiettivo”,  parole loro, sacrosante; che se stiamo ad aspettare che lor signori si disbrighino fusionisticamente, con tutti i vincoli associati che entrano in gioco ….campa cavallo.. è l’esatto chiedere,  da uomini incauti e sciocchi,  che si diano da fare per il Santo Natale i tacchini che vi devono finire arrosto,  per la leccornia di un migliore governo locale. Don't you even think of eating my chocolate!
Odorico Bergamaschi