martedì 30 agosto 2016

con Kailash intento nel gioco

Non v’è volta che non torni al negozio di handicrafts, che non vi ritrovi Kailash intento nel gioco del ludo, o ad assistervi su di un seggiolino mentre vi giocano dei suoi amici, e che non debba tacergli la mia angoscia, il mio sentimento di non farcela più, in un sorriso lieve e condiscendente, serbandomi pago che la nuova attività gli allevi le turbative della mente anche se non reca proventi. Gli confidassi il mio tormento, tornerebbe a dirmi che non vuole  più ricevere  il mio aiuto se mi fa talmente patire,  perché è cosi che gli prescrive il suo karma,  che lui non è come gli altri del villaggio, e provocherei solo la regolazione della fine di tutto,  quando con le mie risorse ancora talmente tanto è tuttavia possibile vivere e  fare, mentre ogni mio lavoro resta ancora da finire. Ma  più forte della sua rassegnazione alla fine di quanto tra noi è intercorso, con il mio soccombere emozionale  al tradimento avaro della solidarietà delle nostre sorti, so che scatenerei  la schizofrenia paranoide della sua sindrome d’abbandono,  intorno al suo convincimento che invece con  Mohammad o con altri voglia rifarmi una vita. E questo quando tutto può essere vero, che mi sia crollato il mio castello indiano, che  veda votato al fallimento la mia personalità culturale e tutto ciò che io intraprenda, di più bello,  tranne che sia minimamente stanco di lui e dei nostri cari.

nel confronto con il giovane Ajay

ieri sera il confronto con il giovane Ajay mi ha dato motivi di sollievo e di sconforto. Potevo compiacermi che non abbia in mente alcuna idea di futuro che preveda il suo ritorno al villaggio natio, dove la vita è nulla come mi diceva alcuni giorni fa lo stesso Mohammad, in contrasto con le sole immaginazioni di un ripiegamento regressivo, con il rientro alle origini, che sanno concepire i padri di entrambi di fronte alla frustrazione degli eventi, Ma al tempo stesso non c’è sua idea di futuro per cui tenga conto di quanto essa abbia a costarmi, al cospetto di una realtà in cui non v’è cosa bella che intenti con il padre, come il negozio di handicrafts dopo l ufficio del centro viaggi, che si possa risolvere in una fonte di reddito anziché in un aggravio ed un'interdipendenza ulteriore. Il ragazzo, infatti, solo per avere sentito un amico dire male di come tali anni di corso sono svolti nel suo attuale istituto. vorrebbe lasciare la scuola del principal nell'undicesimo e dodicesimo anno di studio per trasferirsi già allora in una stanza a Chhatarpur, e lì frequentarli, anticipandovi, come gli avevo preventivato, quelli seguenti dell Università, magari in Agronomia, che potrà frequentare meno onerosamente come pendolare quando la linea ferroviaria per la capitale del distretto sarà in funzione. La eventualità che così gli prefiguravo, (ma è solo un’idea con una sua concretezza, gli ho ripetuto, suggeritami dal principal stesso ) era quella di aprire poi un negozio di vendita di concimi in Khajuraho, una attività di cui egli non vede utile alcuno, se alcuno non ve l’ha ancora intrapresa. E come gli ho fatto presente l opportunità che impari da me l' italiano per un mestiere che lo richieda, ha ventilato l ipotesi di trasferirsi in Delhi per tutto il tempo di svolgimento di ogni livello del corso presso l' istituto italiano di cultura. Dunque anch’egli, che sembra non chiedermi mai nulla, mi manifestava aspettative che mi sono insostenibili, come la madre che mi accudisce ogni giorno, nel provvedere al mio cibo e alla lavatura di panni e lenzuola e federe, con la larvata pretesa che assicuri loro il terreno per una casa stabile in luogo di quella attuale in affitto, pur senza disporre di proprie risorse per rimanervi insediati.
Stamane così il peso del corso delle cose è tornato a gravare sul mio benefico sonno, risvegliandomene nell’angoscia di un’agitata inquietudine, e i soli pensieri di morte hanno ripreso ad affannarmi il respiro e a stroncarmi la mente, che ne cerca scampo nella ripresa di una fisica eucaristica del soprannaturale che le si offra di nuovo alla lettura, ogni audacia e confidenza di un tempo sopravvive solo nel riaffidarmi ancora alla scrittura di queste ulteriori parole, e non so più come possa ritrovare la forza e il coraggio di intraprendere di nuovo in India il dispendio di alcun viaggio investigativo per il prosieguo delle mie ricerche, condannandomici a vivervi il seguito dei miei giorni confinato sempre nello stesso villaggio sempre tra la solita gente.. Al contempo il crollo di ogni mia ambizione ideale di un tempo assume i connotati della sola prospettiva di impiego delle mie energie in Italia, come tra breve vi sarò di ritorno, nel liberarmi del peso morto della mia casa in affitto liberandomi di tutto ciò che essa contiene, in libri, dvd, videocassette, e dischi, che pur rappresentano, nei suoi vagheggiamenti trascorsi, tutto il dispiegamento del passato e del retaggio della mia personalità culturale, sconfortato, come settimane or sono di fronte al Timeo, che essi materializzino tutte le grandi opere che mi resterebbero intorno senza che mai abbia avuto o senta che abbia più la forza mentale di saperle affrontare per adempiere la mia di opere

domenica 28 agosto 2016

Nei templi Devi jagadambi e Chitragupta

Nei  templi Devi jagadambi e Chitragupta , mentre il santuario si differenzia e si fa distinto dalle sale che lo precedono,  è piuttosto il mahamandapa a conformarsi al  santuario, nella successione dei suoi rathas e nel loro decoro statuario.. Ai lati del balcone che vi campeggia al centro alla stregua del badhra , con due upa-badhras sussidiari, come nel santuario sbalzano due proiezioni  pratirathas gremite in quanto tali di apsaras  e due proiezioni  che come i karnas del santuario recano i dikpalas e gli astavasus,   cui fanno seguito due proiezioni ulteriori,  supplementari, di raccordo quella antecedente con  l’ardhmandapa e quella seguente con  l’antarala

che rifiorisca ogni osso disperso

Che rifiorisca ogni osso disperso,
costelli le tue  mura erga la  calcinata rovina,
tra la  dannazione del respiro restante
la loro più viva presenza sia a prosciugare le lacrime

Anela così l ‘anima, nei suoi spasimi,
cui non dà più luce il chiarore dei giorni,
(che) dei capitoli degli eventi (non attende )non attendendo  più a un seguito

A te grida di giorno, dispera di notte,

svasando, atroce,.
a che  tu amore taciti i latrati



martedì 23 agosto 2016

ancora una volta

Ancora una volta


Ancora una volta non mi sarà possibile fare ritorno in Italia con gli euro che mi ero tenuto da parte, ancora una volta mi sono stati sottratti, benché li tenessi ben  riposti nella mia stanza,   ingenuamente incredulo che la loro valuta estera potesse interessare a qualcuno….proprio tra chi ha avuto accesso alla mia stanza, perché aveva l’accesso al mio incauto cuore…gettando l ombra del discredito su ogni altra persona a me cara…Ed ora cerco di viverne l’amara istanza come una prova, l ennesima, consolandomene alla vista di Chandu  immerso nel più profondo e sereno dei sonni, di Poorti ed Ajay intenti nei compiti ancora ad ora tarda,

sabato 20 agosto 2016

il tempio Lakshmana di Khajuraho appunti di lavoro


Al di là dell' ingresso nel parco dei templi occidentali di Khajuraho,  il tempio  Lakhsmana, in  onore di Vishnu nella sua manifestazione Vaikunta, ci appare poco oltre sulla nostra sinistra,  nello splendore di uno stile architettonico  che è invalso come paradigma di quello dei templi dell India centrale, nonostante la sua eccezionalità assoluta ai tempi. della sua edificazione  In sua virtù  il grande sovrano Yasovarman  della dinastia dei Chandella , tra il 930 e il 950 dell'era cristiana intese elevare  Khajuraho al rango di capitale religiosa del suo   regno di recente formazione, a seguito dell’affrancamento della propria signoria feudale da quella dei  sovrani  antecedenti, i Pratihara di Kannauji. Tale esito d'esordio è  in realtà già di tale sublime trascendenza nella sua sopraelevazione su di una  vasta piattaforma sino al  pinnacolo in cui  culmina l'ogiva del sikhara,   verso l’ assoluto d’origine cui tutto è  di ritorno, che  in essa finisce assorbita la realtà architettonica del complesso di edifici di culto interconnessi di cui il  tempio è l’epicentro.
Il tempio Laksmana, è infatti eminente su quattro tempietti situati agli angoli  della piattaforma, con i quali forma una costellazione penta-templare o panchayatana, e lo precedono un piccolo tempio non sa più se  in onore di Laxmi, sua consorte divina o di Garuda,  veicolo animale di Vishnu,  ed un padiglione che alberga la raffigurazione zoomorfa di Varaha, l incarnazione di Vishnu nel cinghiale che diede salvezza alla terra dalla sua sommersione nelle acque oceaniche, con cui il tempio Laksmana è tutt uno. Gli è inoltre contiguo il tempio Matangherswara, shivaita, forse un  monumento funerario postumo in spoglie forme più arcaiche, che si presume possa essere stato eretto in onore del figlio di Yasovarman, Dangha, ed incentrato tuttora sulla venerazione del dio tramite  l’icona del suo splendido lingam..

Su di essi  la  mole più grandiosa del tempio Lakshmana si staglia su un basamento di solenne risalto dell’adhishthana, cui il muro del jangha fa susseguire la schius delle balaustre di finestre balconate, in precedenza dell' intermittenza canonica  della varandika, costituita nel Lakshmana dalle modanature  di due kapotas rettilinei, l'uno ornato di rombi diamantini, l'altro di croci perforate o kunjarakshas, su cui si  staglia il profilarsi ulteriore delle sovrastruzioni  degli interni, risalenti a sommità e poi digradanti a precipizio solo  per risalire al culmine di una cima più alta, nel simboleggiare i picchi  del monte Meru, asse del mondo e dimora degli dei. In essi hanno il loro coronamento  un atrio d’accesso, l’ardhmandap,  una sala, il mandap ,  una ulteriore  ancora più grande con transetti, il mahamandap, tutte aperte in  finestre balcone,  le quali precedono il santuario vero e proprio della cella del dio,  anticipato dall vestibolo dell’antarala, e   fronteggiato all esterno dall' antefissa dii un sukanasika. Tale sanctum, il garbagriha, sporge  in tre transetti ,  due laterali ed uno posteriore, anch'essi aperti in finestre  balcone, e  lo sormonta l'ogiva della vetta superiore del sikhara,  cui risalgono delle sue repliche minori, o sringas Al  al pari  le sale sono sovrastate dalle piramidi a gradoni di phamsanas,  replicate e miniaturizzate a  loro volta dalle coperture  a loro volta ugualmente piramidali di tanti tilakas, che costituiscono delle edicole elevate a tempietti sui loro fronti..
Se per assumere la necessaria  profondità di prospettiva storico-architettonica, da una visione frontale ci si defila ad una laterale, che ci consente di vedere il tempio principale  stagliarsi sui due tempietti che lo affiancano sul lato settentrionale, essendo il Lakshmana volto ad oriente, ci è dato preliminarmente di coglierne al meglio  il profilo mirabile  in  piano ed in elevazione, e di intenderne la continuità e la sua soluzione rispetto ai due templi   minori, che non ne sono  un semplice accompagnamento, ma i depositari del canone invalso nella antecedente tradizione architettonica templare, -cui nella sua grandiosità superiore  gli architetti del tempio * professarono un persistente rispetto, sia pure con le licenze di un differimento attuativo dislocato all'interno  delle vestigia templari, come rimarcheremo. di seguitare ad attenersi persistere nell’attinenza , pur ampliandone e ingigantendone i termini in forme esteriori che appaiono eluderli..
In essi si ripetono infatti, integralmente,  le forme consuetudinarie di cui sono evocativi dei templi Pratihara della regione circostante ,  pur se in  modi più scontati e disadorni spogliate di ogni loro incantevole  preziosità ed incantevole  fastosità dettagliata/ minuta di dettagli, nei modi più scontati  su di essi il tempio Lakshmana svettando impervio, così come sui sovrani Pratihara di Kannauj i nuovi sovrani Chandella  , già loro feudatari, erano giunti ad affermare la loro supremazia, la stessa che sui templi agli angoli della piattaforma celebra il tempio Lakshmana svettandovi impervio, pur in una trasmissione di consegne canoniche cui arte e potere seguitano  formalmente ad attenersi.
Quali siano tali consegne le contrappunta il controcampo della visione del tempio centrale rispetto a quella delle vestigia dei tempietti agli angoli,  in cui è più agevole individuarle, così come vi risultano formulate nei termini più chiari ed elementari del loro tramandarsi d’obbligo sotto la dinastia Pratihara.
Essi semplicemente consistono, infatti,  del santuario del garbagriha, di un’anticamera breve, o antarala ( “ intervallo) , e di un portico d’entrata,   l ardhmandapa, mentre in elevazione  si articolano in  un basamento,l ’adhisthana, nelle pareti del jangha, scandite dagli aggetti di  cinque proiezioni, dall’intermezzo delle modulazioni modanate di una varandika, che ha il suo esordio in una ghirlanda floreale, o pushpa-mala, e da un sikhara di guise  Latina., ossia senza appigli vari di proprie repliche, di sorta, nelle sue rampe ascendenti di cui si fascia, tramate come grate  di archi carenati gavakshas.
Al pari di ogni parete del jangha ( o “ stinco”, un termine che ci ricorda le guise antropomorfe del tempio hindu),  il sikhara stesso è scandito da cinque fasce in rilievo corrispondenti, secondo la formula del paradigma  pancharatha che ad esso presiede,  il quale  contempla un   ratha centrale, il bhadra,  ed un pratiratha e un karna d'angolo per lato.
Tra tali proiezioni, nel sikhara  quanto nel jangha,   ha maggior rilievo quella centrale, il madhya lata superiore e il badhra  parietale, in cui si concreta in un carro cerimoniale scultoreo recante una  soltanto, o più immagini divine, la pulsione  emanativa verso l'esterno del mondo, in cui la sua potenza si manifesta,   del dio interno alla cella interna del garbagriha, la cavità dell utero germinale del cosmo,  della cui propulsione radiante il tempio è un facsimile*esemplare. La supremazia della valenza divina della immagine del badhra è avvalorata dalla nicchia in cui è installata, la cui prominenza esalta ravvicinatamene al fedele la divinità che si irradia dalla casa utero del tempio L’edicolarità della stessa kapili esterna del vestibolo dell’antarala la fa seconda solo al badhra, nella sua epifania, Essa fa seconda a se stessa, nella sua epifania, l’edicolarità  della Kapili  esterna del vestibolo dell’antarala, ad essa subordinando quella di ogni altra proiezione. In quelle d’angolo  sono insediate d’ordinanza d’ordinanza che siano insediate le divinità tutelari del tempio, i dikpalas, in corrispondenza delle otto direzioni cardinali, e nelle proiezioni intermedie o prati-rathas, così come era un dato invalso che nelle proiezioni intermedie si delineassero surasundari In quelle d’angolo, o karna-ratha secondo un ordinamento cardinale  codificatosi nel tempo e tutt'altro che eternitario,  ancora lacunoso ed incerto nei suoi esordi, quali li si possono ravvisare nei templi pratihara dei remoti villaggi di Amrol,  Dang, ( Gwalior, Bhind Districts) ,  figurano  le divinità protettive del tempio nelle otto direzioni principali, a iniziare da Sud est Indra, indi Agni, Yama, Nirriti, Varuna, Vayus, Kubera e Isana, mentre nelle proiezioni intermedie sono installate le ninfe apsaras, leogrifi vyalas,  o sardulas,  quali simboli di forze pulsionali o della nostra natura animale da domare, figurando invece nei recessi. , di rango celestiale inferiore.


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Rispetto ai templi Pratihara delle regioni circostanti era invece  a quell'epoca  l’aggiornamento di una novità figurativa,( in termini invero concordatari con i templi meridionali del Rajasthan, quali quello in Jagat, e dei Kachchhapagatha in Kadwaha eo Surwaya, o dei Kalachuri in Nohtha e Maihar, or è difficile a dirsi quanto emulativi o via via vicendevolmente emulati,),  l’alternanza, che si ravvisa nei templi d’angolo panchayatana del Lakshmana ,  di ninfe celestiali nei pratirathas intermedi,  con vyalas -sardula nei recessi, come a iniziare da questi tempietti in Khajuraho diverrà canone fisso d’ogni tempio ulteriore, il più delle volte abbinando  con coppie erotiche umane i leogrifi
Ad ulteriore residua differenza rispetto ai templi Pratihara,  nei templi sussidiari del Lakshmana è  consolidata la sopraelevazione, che nei  templi suddetti ugualmente sopravanza, delle modanature della vedibandha, khura, kumbha, Kalasa, non che una kapota ulteriore, intervallata nei nostri tempietti intervallata dalla perforazione crociata di una kunjaraksha, , su di una pitha di modanature sottostanti, che a iniziare sublimememente dallo stesso Lakshmana, con esiti così splendidi e sontuosi da restarvi ineguagliati, nei templi di Khajuraho ulteriori diventeranno i due ulteriori livelli di zoccolo e plinto, su cui la vedibandha  si ergerà a podio sublime. o ancor più elevata o alla sua stessa altezza, il balcone nei suoi fregi e comparti di rajasena, vedika, asanapatta, kaksasana,  non meno sfarzosi.
Ma prima ancora di risalire da tali templi sussidiari al tempio centrale, e necessario  risalire ad essi dalla piattaforma jagathi , per intendere prima ancora che a quale  realtà superiore essi ci elevano, su quale realtà si elevino, in cui eppure il divino ci fa di sé partecipi.
E ' un autentico  perikrama deambulatorio, talmente lunga ne è la peregrinazione,  che per il devoto dell'epoca è dato supporre fosse una novità grandiosa rispetto all orizzonte delle sue aspettative, innanzitutto in quanto presentava esso stesso,  a incremento della propria altitudine, un'adhishthana alla stregua del tempio. La compongono un bittha decorato con volute e petali di loto, un jadhya kumbha fregiata di takarikas, un pattika ornata di ardharatnas, prima delle modanature caratteristiche della vedibandha, kura, kumba, kalasa, cui fa seguito il recesso dell'antarapatta del suo gran fregio che celebra il divino nella potenza naturale animale e vitale, un kapota con takarikas e gagarakas ornamentali, un pattika  di cui tamala patra che stilizzano il fogliame del *, sono il motivo ornamentale ....
su tale adhistana spioveva  inoltre una balaustra, di cui a tratti sono ravvisabili e ricomponibili i resti, di rajasena, con immagini di vidyadharas, divinità, nagas, asceti e musici e danzanti, di  vedika abituale di pilastrini intervallati da lastre phalakas nei recessi,  gli uni , con un capitello sormontato da kuthas piramidali costituiti di tre pidhas coronati di gantha, amalaka, kalas, le altre di udgamas formati da due takarikas, asanapatta e kakshasana, con pilastrini a guisa di bambu alternati a  tabulati piani.
Lungo il recesso dell'antarapatta  la fascia di scene di vita  celebrano l'esistenza umana ed animale al culmine delle  sue intensità   Si tratta delle scene lungo la piattaforma in cui l’esistenza è  rappresentata, nella sua pienezza vitale, come certame o finanche agone di vita e morte tra umani ed animali,   nel parossismo del furore del duello mortale senza scampo quale strepitosa attività sessuale,  nella sua stessa bizzarria zoofila,  od esplosione di frenesia irresistibile  di musica e danze, nella sua enfasi, dispiegata o raccolta, di celebrazione rituale o parata o marcia od onoranza munifica. Ne sono espressione la caccia animale, di cinghiali o cervidi. la ridda tra elefanti impennantisi, il duello tra combattenti all ultimo sangue, sfilate militari o avanzate di  guerra,   nel loro  volto di gloria  di parate militari di combattenti ed animali -elefanti,  posti anche tra loro in lotta, su elefanti e cavalli e rari cammelli, ,o processioni che recano onore e donativi a guru spirituali. o maestri di musica e danze, che attendono a cerimonie matrimoniali. E' un  repertorio tragico- festoso  di scene fastose di vita ,   nel suo acme, cui attingere il divino, in prima istanza,  al colmo del suo farsi energia vitale diffusa nel mondo, ritualmente recepita e trasmessa dispiegata nel mondo, ritualmente raccolta e trasmessa..
Risalendo la piattaforma i tempietti ci volgono la loro entrata , in funzione sussidiaria del tempio, come ben dice Krishna Deva,  per  consentirci quella  prossimità alla divinità trimurtica , nelle sue manifestazioni primarie,   da cui ancora ci lascia  a distanza  la pradakshina intorno alle  vestigia esteriori, del tempio  tempio, in ciò che si offre alla nostra visualizzazione lungo le pareti del tempio,

Infatti la novità ulteriore che il tempio Lakshmana riservava ai fedeli , anche rispetto ad altri templi multi-yatana grandiosi come quello di Patari Badoh, era che al pari solo di un tempio minore quale quello di Urvara , non lontano da Mahoba, prospettava un'ascesa ulteriore per risalire all'ingresso del tempio centrale, che era stato sopraelevato di parecchio nel suo piano di calpestio rispetto a quello della jaghati della piattaforma, da un'adhishthana di un'imponenza sontuosa e solenne quale nei templi a noi giunti dell India centrale non trova riscontri.
La costituiscono un bittha piano liscia ed uno successivo decorata di volute, un karnika, ancora un bittha ornamentato di una perlinatura e di petali di loto, un  jadya- kumbha in cui ricorrono tamala-patra e takarikas, un  recesso abbellito del motivo delle croci traforate kunjarakshas, una grasa pattika, a reggere con il tempio l ordine cosmico una splendida gaja  pitha di elefanti allineati sdraiati fiancheggiati da mahauts o da coppie, Intenti a reggere il cosmo di mondo inferiore acquatico, terra e cielo,*****, un kapota recante takarikas e gagarakas *, ed il podio, alfine, di kura, kumbha con un grasa pattika per madhya bandha, kalasa, il fregio recessivo di un antarapatta che con elefanti e devoti mischia gruppi erotici e scene di vita quotidiana,  ancora due kapotas decorati di ardharatna l uno e di takarikas l altro.
Tale adishthana  inoltre vi si dispiegava ben oltre che a supporto di santuario e antarala e portico d'entrata, al più preceduto da un mandapa, come nei templi Gadarmath di Patari Badoh, o Maladevi, di gyaraspur, in quanto lo sfarzo sublime delle sue modanature erigeva  su zoccolo, plinto e podio del vedibhanda tradizionale l'incorporazione nel tempio, come un prolungamento del suo adito,  delle sale e salette di portico d'entrata, o ardh-mandapa, mandapa e mahamandapa,  in cui la partecipazione del mondano e del secolare al divino.si celebrava ad un grado ancora superiore
 quale occorre adempiere un’ascesa ulteriore, verso l interno e il santuario e la sua jangha, di cui il corridoio della deambulazione interna consente la configurazione distinta e la sua visualizzazione, nella quale soltanto , come nella  sua sovrastruzione al sommo di tutto,  il tempio Lakshamana darà compimento al proprio adempimento dei canoni pancharatha in esso paradigmatici, che  i tempietti d’angolo ci ricordano essere/ esprimono essere  il canone d’osservanza,da cui  solo esteriormente il tempio se ne distanzia nella sua novità grandiosa.
Essa consiste nell’avere incorporato nel tempio , come un prolungamento del suo adito, le sale  si celebrava la partecipazione mondana al divino,
Secolarizzazione del sacro o sacralizzazione del secolare che fosse al contempo,( come nel tempio Maladevi di Gyaraspur,) ciò che si prospettava quindi al devoto di non meno inusuale  era la parificazione del santuario e del resto del tempio non solo nel loro adhisthana , ma nelle stesse pareti di fondo o nelle  proiezioni delle loro sezioni  centrali che sull'adhishthana erano state   sopraelevate, quali finestre balcone con kaksasana spiovente, e sporte a transetto in santuario e mahamandapa.
In esse altro sfarzo glorioso abbellisce il tempio quale dimora divina., nella rajasena che in nicchie inframmezzate da pilastrini e perforati recessi, reca scolpite nicchie di atlanti e di vidhyadaras, che al pari degli elefanti lungo l'adhishtana, con le mani si sforzano di reggere l'apparato superiore, la vedika di pilastri alternati a lastre, gli uni sormontati da edicole tilakas ultimate di tre pidhas e del coronamento di ghanta, amalaka e kalasa, gli altri di udgamas fiancheggiati da vidhyadharas volanti, l'asanapatta oltre una fascia di petali di loto, il kakshasana decorato di volute

 Non solo così il devoto è posto all'altezza di un basamento e di balconi a spiovere che assimilavano il santuario alle sale d'accesso,  ma quale ragione primaria dell'intera predisposizione esteriore del tempio, che le quinte  fossero quelle del portico d'accesso o quelle  d'involucro intorno al garbagriha, erano sovradeterminate a  equivalere ciascuna  come( sussunte a ) fondo  di un' edicola di uno stesso ciclo, quello delle nove immagini  di Ganesha e Durga Ksemankari alla testa ed al seguito del corteo di sette delle nove divinità planetarie, non solo, ma parificando esteriormente di forma quelle del santuario e quelle del  mahamandapa, a segnalare la cui differenza interna  di funzioni permane  la contrapposizione esterna delle coperture e la sua miniaturizzazione, nel tempietto piramidale e quello concluso da un sikarika che si fronteggiano all altezza della kapili. In cui santuario e mandapa si congiungono.
Tali edicole si stagliano sull'adishtana all'altezza del podio del vedibhanda, sopraelevandosi nel loro frontone, e sono intervallate, lungo il grasa pattika che funge da madhya bandha dellla modanatura del kumbha , da nicchie minori al di sotto dei balconi e da altre di dimensioni maggiori in corrispondenza delle facce esterne delle proiezioni, su cui i frontoni degli udgama si prolungano fino a raggiungere il kapota terminale del basamento del tempio.
 L eminenza che conferisce purtuttavia risalto e rango superiore a  mahamandapa e santuario rispetto a portico d'entrata e mandapa, è  il corredo di statue assolutamente uniforme/ isomorfo che su più ordini vi affianca la proiezione del balcone nei transetti,  ma così  assimilando all esterno maha mandapa e santuario  (omologando all'esterno/ conferendo vestigia simili  a /mahamandapa e santuario)
In esse, costituendo due ordini di statue su piedistali, separate da pattike  (una pattika inferiore di vidhyadharas e un grasapattika )  e sormontate da un fregio di tamalapatras, che le separa da rilievi incorniciati di scene di festa su cui si ergono deifrontoni di udgamas difformi, ora allungati ora dilatati, nelle proiezioni pilastriformi si succedono immancabilmente un Shiva in subordine e Vishnu sovrastante, ai lati di un apasara per parte , mentre nei recessi è la volta di coppie o gruppi umani e di vyalas,. Ed è assolutamente identica la serie di proiezioni di santuario.mula prasad e di mahamandapa, con due fasci di statue a guise di upabhadra  di fianco ai balconi, in cui compaiono divinità nagas, una proiezione .d'angolo esterna  in funzione  di karna , una interna appiattita  (sollevare dal disbrigo)sul risalto della kapili in cui compaiono i celebri pannelli erotici del tempio, In  essi, **** attraverso la virtù della coppia discernente  rispetto a a quella irretita nella maya nell'ardore sensuale come chi  se ne distoglie  per appagarsi sessualmente da solo, si celebra l’elevazione dalla partecipazione erotica a quella ascetica al divino,  cquale la manifestano i sadhu penitenti dintorno ad Agni.
Il jangha delle pareti del santuario, in tale sua identità formale con quello del maha mandapa, eccezionalmente è così sollevato dal disbrigo della corrispondenza pancharatha delle sue proiezioni o rathas con quelle latas  del sikhara,

Infatti la finestra balcone che campeggia al loro centro ,  nelle pareti del santuario ha a se sussunto il badhra centrale, mentre solo l omologo di un bhadra ratikha compare nell edicola del navagraha installata sul vedibhandha anzichè com'era di norma all altezza del jangha, e tale è l' ampiezza relativa della finestra balcone ,che non riserva spazio che ad un upabadhra contigua, e  ad un solo  karna esterna vero e proprio,  sul versante interno essendo l'equivalente del karna appattita,  come s'è rilevato, a estensione e rilievo del risalto della kapili con i suoi gloriosi già magnificati pannelli  che attraverso la virtù della coppia discernente celebrano l’elevazione dalla partecipazione erotica a quella ascetica al divino.
Cosi, in assenza di un pratiratha, l urah manjari al centro del sikhara, esso solo in effetti pancharatha, all'esterno del tempio, nelle sue tre proiezioni centrali raccoglie la tensione ascendente del badhra rathika, del frontone della finestra balcone  e  degli upabadhras che la contornano, di  cui i due sikarikas per lato  adiacenti all urah manjari  sono il culmine in cui volgono al termine . come i due sikharikas ulteriori lo sono dei karnas.. 
Non solo, ma chi nella pradakshiuna esterna movesse dall orizzonte d'attesa di un tempi hindu tradizionale , a seguito di tale uniformazione dei janghas  di santuario a quelli  del mahamandapa -  che  nelle pareti esterne del santuario  alla scansione pancharatha del sikkhara ne faceva  corrispondere alle viste attente di un architetto shastradarhi  una al più tri-ratha, - le sue aspettattive devozionali comuni sarebbero andate deluse dal rinvenimento centrale di un'edicola alla stessa stregua, nelle sue manifestazioni numinose, di  ognuna delle altre  delle pareti del tempio, in luogo di un  bhadra ratika che fosse la emanazione radiante eminente del dio del tempio, e non avrebbe rinvenuto karna d’angolo con i dikpalas,  quali reggenti delle proprie e delle sorti del tempio.
(E da presumere che così avvenisse, perché secolarizzandolo, fosse ulteriormente graduato e accompagnato, il rapporto del fedele con il divino, nel suo farsi partecipe delle sue manifestazioni pur sempre fisiche e mondane, planetarie, dopo che sublunari.
La cortina esterna del tempio, nel suo dispiegamento parietale, è un tramite ulteriore  rispetto al divino,  che nella piattaforma è ancora involuto nella sensorailità e da essa evolventesi,  prima che oltre il podio, per una nuova rampa ascendente,  ad esso ci si possa più ancora elevare nell’accesso al tempio e alle sue pareti e ricettacoli interni, o nella comune erta visiva del vertice comune del sikhara )
Così si spiega come l'elevazione ulteriore del devoto all interno del tempio, nel Lakshmana come nel tempio antecedente ad esso più affine, il Maladaevi di Gyaraspur, dovesse contemplare ciò che non aveva assolto il tempio al suo esterno, per il tramite di una conformazione del santuario ugualmente sandara, in cui  un corridoio consentisse la circolazione deambulatoriale intorno alle pareti  u del santuario interiore, così assicurando il reintegro del tempio hindu della tradizione paradigmatica pancharatha, in un badhras per ogni parete il cui badhra rathikas albergasse delle manifestazioni del dio del tempio, pratirathas con ninfe celestiali e e karnas con i dikpalas cardinali, secondo il canone prescrittivo dei templi d'angolo  del complesso panchayatana del Lakshmana. sussidiari del suo inadempimento nel jangha esterno del tempio- e ripreso in continuità con il jangha invece del santuario all interno del tempio,  dallo slancio ascendente terminale del sikhara.
I Phamsana piramidali che lo precedono,   uno per ogni mandapa,  sono l uno la replica  dell'altro, in dimensioni crescenti con il procedere dal portico d'entrata al mahamandapa oramai  in  prossimità della sommità del sikhara e  presentano intervallati da recessi a scacchiera, più ripiani, o pidhas, da un massimo di otto a un minimo di cinque, decorati di takarikas e ai termini estremi dei quali si può cogliere un naga in devota anjali. Un pidhana phalaka in guisa d'abaco fa da supporto al loro coronamento, oltre il collo del griva, di gantha-campana, amalaka, chandrika e kalasa e vijapuraka.
Li precedono, su tutti i fronti, in particolare nei transetti, o parsva-alindas, nicchie allineate in serie e fiancheggiate dalla miniaturizzazione frattale dei tetti phamsana in edicole -tilaka, di sei pidhas e coronate anch'esse da mini-ghanta, amalaka, chandrika e kalasa, con la variante, nel mandapa, che di lato alle nicchie sono le repliche frattali dei balconi in kaksha. kuta, che reggono i pidhas e i loro pinnacoli. Su tali nicchie ove coppie di dei  in quelle centrali sono affiancate da attendenti femminili e mithunas o vyalas terminali, si sovraergono udgama ( o simha-karnas)di archi chaitya gavaksha carenati, , che da sei nei transetti, si riducono a tre e a due  nel mandapa e mukamandapa, sicchè anche i frontoni sono repliche decrescenti l uno dell'altro, ed hanno un loro corrispettivo nell'antefissa del sukanasa, ove la serie di udgama sormonta un Vishnu quadrumane ed è sovrastata dal leone con guerriero sfidante della gloria dei Chandella.
A rendersi più sfarzosi gli udgamas soprattutto  dei transetti di santuario e mahamandapa, sono vidhyadaras impigliati nelle loro circonvoluzioni superiori, makaras e sanka o sikarika nei viluppi interni.
Ove tali frontoni hanno termine nel distaccarsi dai loro udgamas degli urah sringa del sikhara, oltre un recesso che alberga nicchie di coppie divine o di terne celestiali, e dato vedere stagliarsi dei Garuda possenti , l uno barbuto , l'altro con un serpente nella sua mano sinistra, a fianco del lato occidentale dell urah-sringa a sud,  che guarda al tempio Matangheswara. nel lato meridionale ed occidentale dell urah sringa posteriore volta a occidente.


(In realtà il tempio hindu della tradizione paradigmatica pancharatha, lo ritroviamo preservato integro nelle sue scansioni parietali, e nelle proiezioni del divino che contempla in badhra e karnas dei dikpalas cardinali,   superata la sconnessione esterna  tra Sikhara conforme e Jangha altrimenti concepita, all interno, nelle pareti del jangha del santuario,  ove come nei tempi sussidiari 5 sono i rathas, quello del badhra è una duplice manifestazione vishnuita del dio del tempio, e nei karnas d’angolo sono effigiati i dikpalas cardinali.
( Sarà una sconnessione e riconnessione possibile solo nei templi sandara, che nel tempio Kandarya troverà un superamento  trascendimento o una rimarginatura  quasi completo nella assunzione di un nuovo paradigma saptaratha, che farà sempre corrispondere tre ratha del sikhara  a quelle della finestra balcone che ha preso il posto del bhadra, ma che ne contemplerà due ulteriori  per le due pratirathas sopraggiunte, insieme con delle sikarikas ulteriori a culminarle, e se destina ancora i bhadra ratikas a nuove immagini di una serialità divina volta al dio, quelle delle saptamatrikas, ripristinerà i karnas quali presidi dei dikpalas. Nei templi ulteriori di Khajuraho, il livello più alto della manifestazione del divino nelle sue emanazioni meno determinatamente concrete, che nei templi sundara di Khajuraho era stato espresso nelle sculture interne od esterne al garbagriha, lungo il corridoio della galleria, nel mahamandapa, viene di nuovo ricondotto sulle parerti esterne, ma secondo il nuovo paradigma sapratha, acquisito con il tempio Kandarya Mahadeva.
Nota esoterica  Nella fruizione del tempio hindu noi dobbiamo farci la stessa energia radiante del tempio, nelle sue forme, inspirare da esso,espirare e a nostra volta inspirare negli altri  la stessa tensione vibrante,  riassorti,  nell’espandersi nel mondo e nel fare da esso ritorno del divino)

Così intesa la concezione architettonica del tempio Lakshmana, è possibile la più libera fruizione della sua bellezza spirituale, nel suo avvenirismo e nei suoi arcaismi,  preavvertendo soltanto che ad ogni tentativo di sistematicizzarla filosoficamente,  magari come pur mirabilmente ha intrapreso Devangana Desai,  nella espressione architettonica del sistema tantrico vishnuita Pancharatra, al seguito del l'effige del dio Vaikunta  traslato al suo interno opporrà fino all ultimo le resistenze e di un'opera che è anche di maestranze incolte di cantiere, e  della sublimità propria dell'arte e della religione più alte , che è la virtù magnifica di far coesistere insieme  ciò che è più spirituale e più materiale, l'amore e l escrezione,   l uno ad espressione dell'altro, la germinazione ancora immanifesta del Principio e del divino,  con la scimmia che svela il sesso di una ninfa intenta a contemplarsi in uno specchio., ancora lungo le  pareti del garbagriha.


L’ingresso del tempio di cui si fronteggia l'adito, ora ci si schiude in un magnifico makarana torana,  nei suoi due festoni che eruttano dalla bocca di due coccodrilli che un milite barbuto armato di spada forza ad emanare.
lungo i festoni ricorrono vidhyadaras singoli o in coppia che recano ghirlande o brandiscono spade, danzano o suonano  strumenti musicali. alle giunzioni dei festoni da bocche di kirtimyukka pendono gagarakas.
Makara torana ricorrono in khajiraho ulteriormente solo nei templi kandarya e Javari, e sono la traslazione pietrificata delle frasche o fronde ricurve che nei templi hindu lignei celebravano la transizione purificatrice dalla temporalità mondana esteriore all eternità trascendente che ci unifica al dio del tempio.

 Nella nicchia sovrastante del frontone anteriore del mukamandapa sarebbe dato di attenderci Vishnu , sul dorso del fedele Garuda, o quale Narayana con la consorte Laxmi.
E' invece insediato Surya, come è dato di ravvisarlo dalla sua postura rigidamente eretta. con Danda e Pingala ai lati, Usha antistante ai suoi piedi. La sua divinità solarein Khajuraho primeggia per le sue virtù simbiotiche della Trimurti ,  che ne sicretizzano i culti specifici, soprattutto nella manifestazione onnipersaviva vishnuita della Trinità indiana.
Anche solo in questo complesso è dato ritrovarlo, oltrechè nel frontone del tempio,  in esso accampato,  retrostante,  nella nicchia di sua spettanza quale navagraha ch’è affissa al transetto posteriore del santuario, nei bhadra ratikas sempre posteriori dei tempi sussidiari meridionali, nella trabeazione del lalata bimba della fronte del tempietto dei due sito nell’angolo di nord ovest adiacente al Matangheswara , sempre ad oriente, od occidente, mai ad ovest o a est
 Nella nicchia del frontone del mukamandapa volto a sud, gli attributi concomitanti di un trisula shivaita e di un lchakra vishnuita inducono a identificare il dio che vi è effigiato in Harihara, che di Vishnu e Shiva è la divinità composita.
Lo sruk, il cucchiaio dei versamenti dei sacrifici rituali  e il libro che reca la divinità insediata nella nicchia al centro del frontone contiguo del mandapa, insieme con gli attributi del rosario akshamala e della brocca del kamandalu, la contraddistin gfuono come Brahma barbuto e panciuto.
L'equilibrio tra le manifestazioni plurime della trimurti è ristabilito appieno nei frontoni opposti, ove al Brahma barbuto e pingue se ne contrappone un'immagine senza barba, e alla interpenetrazione Harihara di Shiva e Vishnu fa da pendant quella tra lo stesso Shiva e la sua consorte Parvati nelle sembianze  di Ardanarishvara,  con uno specchio femminile e il trisula maschile, l'acconciatura jata mukuta della crocchia dei capelli del dio e la tiara della dea.
La sovrastruzione…
Sottostante l’apertura del balcone e insediato nell edicola sovrapposta all’adhishthana, è Ganesha che ci invita a percorrere l’iter ruotante intorno all’asse cosmico che il tempio simboleggia nel suo originarsi dal punto sommitale ed elevarsi fino ad esso, lungo l’asse ideale che lo raccorda alla divinità del tempio nella sua cella, che i navagrahas hanno appena concluso per riprenderlo di nuovo sotto la sua guida.
Si susseguono quindi, nelle edicole all'altezza dell'adhisthana superiore , al centro delle proiezioni sfasate delle sale anteriori del tempio e dei transetti di mahamandapa e santuario, che come carri di un corteo processionale fanno ruotare intorno all'asse cosmico che simboleggia il tempio gli esseri celestiali che alloggiano, divinità insigni,  nella loro ieraticità che erano rimaste unìenigma per lo stesso Krishna Deva, finchè in Religious imagery of the Kaiuraho Temples Devangana Desai non ne ha rivelato la identità indiscutibile, con un processo indiziario che ha trovato conclusioni illuminanti altrettanto convincenti quanto corrispettive, una volta raggiunte, a ciò che era lecito attendersi, alla luce di ciò che rappresentano le divinità che nei seguenti templi Visvanath e Kandarya occupano le nicchie corrispondenti.
In essi sono le saptamatrikas, precedute da Ganesha e seguite da Shiva Virabhadra, che in innumerevoli trabeazioni dei portali d'accesso al garbagriha di templi coevi e precedenti, fronteggiano e precedono l'adito al divino.; che di meno sorprendente, e di più persuasivo, allora, che le divinità ieratiche ed enigmatiche che ci precedono ed accompagnano nel sopraelevarci alle realrà ultime, nirguna, senza delimiutazione e forma del divino, siano quelle del serial così spesso rinvenibile parallelo alle saptamatrikas nei frontespizi dei portali che preludono alla divinità interiore del garbagriha, ossia le sette divinità planetarie, eccettuati Rahu e Ketu, precedute da Ganesha e seguite da Durga Kshemankari:
Quale sia stato l indizio illuminate per  Devangana Desai, è il veicolo animale, ravvisabile a stento, che soggiace all'ultima di tali signorilità divine, un frog, un semplice ranocchio, che nel pantheon hindu non ha chi lo assuma come proprio veicolo che Sukra, il pianeta Venere, come conferma l'antariksa patta ritrovata neri pressi di Khajutaho , un tempo nel museo di Dhubela, ora dislocata lontana da dove è stata fonte rivelatrice nel museo archeologico centrale di Bhopal, che riserva appunto un ranocchio al pianeta Sukra, un' Hamsa al Brahaspati.-Giove
Poi tutti i conti sono tornati, nei rapporti tra gli altri pianeti e i loro veicoli animali o segni contraddistintivi, che in senso orario si dispongono nell ordine seguente
nella seconda edicola , oltre Ganesha, Sani , Saturno, nella terza Brihaspati , Giove, con l'oca selvatica, nella quarta Soma, la Luna, come attesta il crescente tra i capelli, nella quinta, retrostante Surya, con Ashvinikumaras ...., nella sesta Mangala, Marte, come lo identifica l'agnello posto sotto il loto che gli funge da piedistallo, nella settima Budha, Mercurio, con un elefante come veicolo, secondo quanto gli è attribuito dallìequivocità del termine sarpa, che lo designa, e che può significare tanto un elefante quanto un serpente, nell ottava Sukra, appunto, e il suo ranocchio.
………………………….
La seconda edicola apposta al mandapa raffigura la divinità planetaria di , come indicherebbe ---E' stata una scoperta di Devangana Desai .....L'indizio probante è stato...
Retrocedendo in senso anti-orario alla prima delle divinità planetarie, si è così di ritorno all'altezza del primo mahamandapa, con cui nel pilastro che a guisa di karna  precede quello ulteriore che contorna il balcone del transetto come un upabadhra  il bhradra principale, ha inizio di nuovo  l'affollarsi statuario del tempio, in proiezioni celestiali di ninfe , intorno al riproporsi incessante del duo divino Vishnu Shiva nelle facciate frontali dei pilastri, vistose assenze esterne  quelle dei reggenti dikpalas, tale e tanta prosapie risaltando con marcato spicco su creature nagas negli spigoli d'angolo dei transetti,  in subordine inferiore, data la loro provenienza da un mondo subacqueo di Patala, sui recessi terreni di vyalas e di amorose coppie mithuna,
Fronteggiamo ora l’inizio delle rassegne statuarie nel pilastro che a guisa di karna  precede quello ulteriore che contorna il balcone del transetto come un upabadhra  il bhradra principale……
In tale pilastro è una prefigurazione dell’ordine espositivo che ci attende fino alla fine: al centro di ogni facciata di pilastro ( o lesena) Vishu sovrastante e Shiva in subordine affiancati da due apsaras per lato, mentre nei recessi figureranno mithuna di umani e vuyalas sardulas.
Negli spigoli d’angolo dei transetti  divinità nagas serpentine in anjali.yhooig
 Già la prima proiezione è felicemente illustrativa del repertorio di situazioni e pose e atteggiamenti che vedremo assumere di volta in volta alle schiere celestiali di apsaras., in particolare
Tra apsaras che scrivono lettere o si mirano nello specchio sistemandosi i riccioli renitenti dell'acconciatura, due in particolare sono rilevanti, per come inflettono ad arco la schiene mentre le loro mani si stringono dietro il dorso od il loro capo, l'una involta in sciarpe le cui pieghe ne esaltano le curvature della schiena e del seno.
Oltre ad ulteriori apsaras che si guardano nello specchio e sistemano la simanta dell acconciatura, il prosieguo ci riserverà apsaras sensuose che invece si toccano il seno magnifico, o disinvoltamente si  svestono, magari perchè insidiate da uno scorpione che ne risale le vesti,  altre   che  ugualmente intente nella cura del corpo si levano uno spino dal piede, eventualmente assistite da un barbiere 15 o che fanno defluire   l’acqua della loro chioma bagnata e fluente che raccoglie un’oca  discriminatrice tra acqua e latte, mentre ulteriori apsaras , nullafacenti,/ inoperose vinte dalla indolenza di una divina indifferenza incantevolmente sbadigliano( magnifica una di loro a sud ovest), a differenza di quelle che invece più attivamente impegnate nello sport o nelle arti , sono sorprese che giocano a palla , o che ricevono o scrivono lettere, è da presumersi di null'altro che d'amore, dipingono pareti oppure suonano, di preferenza flauti o vine.( Nella parete nord ne vedremo due intente a dipingere il muro su in alto , 19, 22, o una a suonare un flauto,21, mentre già
( nell interno apsara che reca una  lettera con caratteri incisi nel transetto sud del maha mandapa, 23,  una svestita da una scimmia e intenta con lo sguardo a un cespo di mango , 2 facciata sud del sanctum,  in quella nord apsara sensitivamente intenta a toccarsii il seno mentre legge una lettera,, 12, nel transetto nord apsara che cinge di un nupara la caviglia)

Ma non solo si affoltano statue su più ordini tra i balconi con kakshana reclini, sulle nicchie minori e sui pannelli superiori si addensano frontoni di udgamas in una frequenza che nei templi di Khajuraho non  sarà più dato di  vedere: si tratta infatti di un arcaismo di ascendenze Pratihara,  al pari dei mirabili tula di mascheroni che precedono i kapota della varandika,  che ugualmente non troveranno più riscontro nei templi di Khajuraho
La seconda edicola apposta al mandapa…gòfjjkmk
come Devangana Desai è riuscita a interpretare le immagini dei navagraha e dei pannelli erotici

Ai lati dei pannelli della parete sud , nel secondo ordine affiancano Vishnu un'apsara alla sua sinistra cui un inserviente gana solleva l'appiglio di un fantolino, e l'apsara alla sua destra che rappresenta la karpuramanjari di cui si è detto, da poco uscita dal bagno e di cui un'oca selvatica raccoglie l'acqua che gocciola dalla sua capigliatura, esercitando la virtù della discriminazione discernente o viveka, delle gocce d'acqua o di quelle di latte,
Essa è stata coinvolta da Devangana Desai in quanto più irretisce dell intero apparato statuario del tempio, ossia i panelli  posti all'altezza della kapili del vestibolo o antarala del tempio, che rientrano in una successione di  tre piani figurativi, il primo dei quali squisitamente erotico..
Che significazione letterale e allegorica vi coesistano e si sovrappongano,  funzione propiziatrice e di buon augurio e spiritualizzazione ascetica del rapimento dei sensi, nell unione yogica dell umano dell'atman  con il divino del Brahman che le coppie o mithuna simboleggiano come secolare e sacro qui si riuniscono nel punto  più delicato dell equilibrio architettonico, ove giungono a fondersi le sale profane del mandapa e la cella del dio, come più in alto significano il contrapporsi di un sikarika e di un tilaka, la loro successione in verticale suggerisce un itinerario della mente a Dio che è inequivocabile, sempre che non si dimentichi che se ne è partecipi sempre, per la sua immanenza in ogni intensità vitale, pur se inferiore o superiore è il grado e il livello della realtà dell'essere che con  Esso ci unifica
Abbiamo una prima coppia avvinta  nel divino del piacere del Kama, affiancata da un monaco jain e da una dama che compensano la mancata unione partecipativa con l'autoerotismo, una seconda coppia che invece  nella virtuosità della legge del Dharma celebra il trascendimento dei sensi nell unione dell'anima del consorte e della sua sposa, affiancati nnon più dalla immediatezza dell'adesione sessuale alla vitama dal syo raffinamento sensuale nell'arte della musica di cui le due dame ai lati emettono i suoni, uno Yogi penitenziale che è lo stesso dio Agni, affiancati da tanti rishi che celebrano la riunione con il divino in un distacco meditativio contemplativo terminale da piacere e dovere che ancora ci facessero retaggio della mondanita,

La  riconduzione del loro senso al a quello allegorico del dramma di corte Prabodhachandrodaya  ( il sorgere lunare della vera conoscenza) da parte di Devangana desai nell opera già citata alle pagine 181-189,, scritto da Krishna Misra, alla corte dei Chandella, è in realtà convincente in quanto si conforma a questo destino ascensionale più generale.
*************************************** riassumere pg.181-189
 Al pari della coppia virtuosa del pannello adiacente della Kapili, secondo un accostamento di grande acume di Devangana Desai ( pg.186), associata nella sua discriminazione discernente all'oca selvatica che  raccoglie le gocce d'acqua e di latte che defluiscono dalla chioma di una surasundari al bagno, sceverando le une dalle altre,    alla coppia eroticamente avvinta del pannello inferiore fa invece corrispondere l'apsara involuta nella moha della stessa illusione dei sensi ,che alla loro destra nel sistemarsi una sciarpa si tocca tra il seno e l'ascelle come la Mithyadrishti del dramma allegorico di corte Prabodha chandrodaya le cui allegorie ispirerebbero i pannelli erotici
 Le fanno seguito un apsara , dall'altro lato di lord Shiva, che regge un pappagallo sulla sua mano destra e con l altra vezzeggia un bambino, un  mithuna ardimentoso ed una coppia di naga, cui  succede  un'apsara che appare invece esercitare le sue virtù acrobatiche nel rimuovere uno spino dal piede destro rialzato, mentre reggendosi sull'altro piede si cinge attornia il capo con la sinistra.
Le apsaras che alloggiano invece nella parete di sud ovest, oltre il balcone del garbagriha, appaiono l'una, di lato a Shiva, precedendolo sulla sua sinistra, mirabilmente avvinta nel rapimento estatico del godimento della propria natura,  estatica nel compiacersi della propria natura,  a raffronto della ninfa, dal lato opposto di tale replicarsi replicazione ( insediamento) di Shiva,  tutta la cui tensione è focalizzata sullo specchio che ne rimanda l incanto conferitogli dal suo simanta. una grazia,  quella la loro d'entrambe, che non è raggiunta dalla flessione arcuata  della ninfa ad essa superiore intenta  atleticamente nel gioco della palla, o dalla pudiciza con cui l'apsara ad essa contrapposta incrocia le gambe per coprire la sua nudità sessuale nell'atto stesso di svestirsi.
(Nella nicchia ...)
Lungo la parete occidentale nel versante  volto a nord ci deliziano invece la vista la surasundari che si leva una spina dal piede con il concorso di un barbiere,(...) e l'apsara che all'esterno del riproporsi di Shiva , con  una corta veste inarca il busto e protende il seno nell'atto di ricongiungere i propri  arti tronchi dietro la schiena.
Sulla parete nord è la volta di apsaras più studiose, di una ninfa intenta a dipingere un tratto di parete sovrastante, cui si susseguono, nel diaframma murario tra i balconi del santuario e del mahamandapa una coppia alle prese con una scimmia, una ninfa con un pappagallo in mano, prima del riproporsi di altre  beltà votate alla musica ed al disegno in un'apsaras intenta a l suono ed flauto e in un'altra intenta a dipingere più in alto.




ricordare i due ordini di scene nelle asanapatta
 Se diamo la precedenza ai templi esterni rispetto all'accesso all interno, il primo a cui siamo ricondotti dalla circumambulazione è il tempio di sud est. Esso si caratterizza  per un plinto dell'adhishtana costituito da un bhitta m un jadyaùkumba, un pattika decorato da tamala patras, un kapota fregiato di takarikas e gagarakas,. Apsaras e Vyalas  di  proiezioni e recessi del Jangha sono sormontati da un  corso di rombi  tra due pattikas che lo delimitano. Un Kapota decorato di takarikas è la  modanatura reiterata a indicare il termine una prima volta del jangha , una  seconda del  varandika,  che è contraddistinto dal fregio rientrante delle perforazioni crociate di un kunjaraksha. Sette sono i  comparti o bhumi del sikhara, rimarcati da 6 bhumi-amalakas . amalaka, chandrika, un'amalaka più piccola, kalasa e vijapuraka i componenti del pinnacolo finale. Le immagini di divinità vi ricorrono lungo le pareti laterali nelle nicchie del badhra e della Kapili dell'antarala,  i karna d'angolo ospitando le immagini dei dikpalas.  Cosi nella Kapili occidentale compare Parvati, sotto una nicchia che alloggia insegnanti e allievi in discussione, il Bhadra seguente Narashima, sotto una forma di Vishnu riconducibile alla sua incarnazione come Trivikrama, secondo l'Agnipurana, come ebbe modo di rilevare Krishna Deva, in ragione dei suoi attributi e della posizione Pralambapasasana. Nel  Bhadra meridionale è invece  l'incarnazione vishnuita di Nri-Varaha,  sormontato da una nicchia rettangolare dove ricorrono Krishna bambino e la madre Devaki.
Nella nicchia del badhra orientale campeggia invece Surya Hari-Hara Hiranyagarbha, nelle sue forme sincretistiche in cui è in sinergia l intera Trimurti. Kubera lo sovrasta nella nicchia superiore., segue una coppia divina non identificata nella kapili
Il portale presenta stipiti con tre sakas, quello centrale  illeggiadrito di  gunas, i due laterali gremiti di vyalas e apsaras. Le dee fluviali Ganga e Yamuna sono immancabili sotto il saka centrale e uno dvarapalas le affianca  di lato, sormontato da un Naga in anjalimudra. Di gran pregio la soglia di musicanti e danzatori.
Al centro della  trabeazione Vishnnu su un Garuda in volo, tra Brahma e Shiva terminali, ed il dispiegarsi intermedio dei Navagraha
Il tempio seguente procedendo in senso orario, quello sussidiario sud occidentale, non si differenzia dal precedente che nelle parti restaurate ,discutibilmente, . e nel suo corredo statuario, che  lungo il lato orientale abbina Parvati a Ganesha sovrastante nella kapili, Shiva e Vishnu nelle due edicole inferiore e superiore del bhadra, mentre lascia Vamana soggiacente senza una divinità che a lui soprassieda  nel badhra seguente, a nord,  ed in quello occidentale  alberga Narashima di sotto e Vishnu di sopra, mentre la kapili  ulteriore, come quella iniziale, è appannaggio shivaita, essendovi installati Shiva e Nandi complementariamente a Parvati e Ganesha sul lato opposto. Nei Karna d'angolo figurando i dikpalas sormonati dai Vasus.
il tempio nord occidentale è il più compiuto,  ed in esso prevalgono divinità shivaite, i suoi badhra contenendo le immagini di  Ganesha a sud,  sovrastato da un kubera avvinazzato, di Kartikkeya a ovest, di Shiva Ardanarishvara a nord,  le kapili quelle di dei non identificabili per la genericità dei loro attributi, in assenza di veicoli animali.
il portico con tanto di cornice è quello meglio preservato e presenta due pilastri esterni tipici, di otto lati alla base, modanata in kurha, kumba, kalasa e kapota,  che diventano sedici nel tratto centrale, prima della conclusione circolare, come il capitello barhani che reggono, sovrastato da una mensola di kumara atlantei.
la trabeazione è incentrata sulla figura di Vishnu seduto su Garuda, con ai termini Brahma e Shiva, le saptamatrikas tra Ganrsha e Shiva Virabadra in posizione intermedia.di rilevante bellezza la soglia con cimenti di gajasardula affianati da guerrieri alle sue estremità
Il tempio nord orientale ripropone Ganesha e Kartikkeya nei badhra  occidentale e settentrionale, ed una volta ulteriore Ganesha nella nicchia che impreziosisce la modanatura del kumbha posta  al di sotto del badhra che ne   incornicia il fratello  kartikkeya, mentre  Parvati campeggia penitenziale  in quella orientale, sovrastando  kubera nella nicchia del kumbha.
una semidivinità, con  sole due bracia, e senza attributi, con un nandi shivaita ma un sanka purusha e un cakrapurusha vishnuiti,  lascia intendere di essere l'architetto degli dei,Vishvakarman, o un ibrido Harihara dimidiato di braccia.
Nè le singolarità del tempio sono così concluse, perchè al centro della sua trabeazione ospita Vishnu Yogasana, quando l'intera conmpagine statuaria sembrava preludervi a un insediamento di Shiva.
ci è dato ora di volgerci infine all interno
,




Poi i templi sussidiari, quindi l interno,  forme architettoniche dei mandap e dell’antarala. portale , divinità interna,   rassegna statuaria lungo le pareti del santuario, poi lungo le pareti di mahamandapa , del deambulatorio e dei transetti.

nell interno apsara che reca una  lettera con caratteri incisi nel transetto sud del maha mandapa, 23,  una svestita da una scimmia e intenta con lo sguardo a un cespo di mango , ( 2?) facciata sud del sanctum,  in quella nord apsara sensitivamente intenta a toccarsii il seno mentre legge una lettera, 12, nel transetto nord apsara che cinge di un nupara la caviglia.

il tempio devi jagadambi di khajuraho appunti


Il Devi Jagadambi ripristina l eminenza devozionale esterna del santuario, tornando a differenziarlo dal mahamandapa- Il santuario  presenta infatti ai lati e retrostante un bhadra centrale con rathikas, secondo la tradizione diffusa dei templi nirandhara, che non necessitano pertanto di un ambulatorio interno, ove il dio del tempio irradi la sua manifestazione gloriosa in edicole centrali delle pareti esteriori della cella del garbagriha- Facendo seguito alla balaustra del mandapa del portico d’accesso, un balcone campeggia invece ancora al centro del mahamandapa, che  come il santuario dispone anch’esso delle proiezioni laterali e agli angoli, queste ultime , i karnas, con dei dikpalas reggenti che nelle stesse direzioni cardinali troveranno la loro replica maggiore, più espressionisticamente atteggiata, o accessoriata di  attributi, nelle corrispettive immagini dei karnas d’angolo del santuario. le proiezioni corrispondenti ai pratirathas  sono invece sussunte a uparathas sussidiarie del balcone, che nel  santuario sono più prossime al bhadra centrale- Benché sia di dimensioni minori del mahamandapa,  il santuario  presenta sette rathas,  ( quante sono le proiezioni del   prasada di un tempio maggiore   quale il contiguo Kandaryia) quante sono i latas del sikhara, sette, e non cinque soltanto, come asserisce Krishna Deva, in quanto il recesso intermedio esclude che  possa essere subordinata a upabhadra la proiezione ai lati del bhadra Esso è dunque saptarathas al pari del Kandarya, più monumentale, in ragione del  più ridotto spessore di tali aggettanze, albergando esse solo una statua – a differenza delle stesse uparathas del balcone e delle proiezioni del mahamandapa più sviluppato in lunghezza,  più longitudinale che fiancheggiano l’antarala,. , che come le proiezioni del Kandarya,  del Lakshmana e del Visvanatha, sulla loro facies volta all’esterno di statue ne alloggiano invece quella del dio e di due apsaras.   Nel Devi Jagadambi ne  è di conseguenza minore il novero, e la varietà tipologica, in cui risaltano certune che leggono una  lettera portandosi pateticamente le mani al volto In compenso l’assenza di  mithunas all’altezza dell’antarala, in pannelli erotici  quali quelli dei templi maggiori , in luogo dei quali  compaiono le edicole delle grande dee del pantheon hindu, Vahisnavi, Shivani, Brahmani, stando a quelle identificabili, è compensata dalla presenza di coppie erotiche  sostitutive di divinità lungo le proiezioni . La presenza invece di soli vyalas in tutti i recessi  accomuna il Jagadambi al Kandarya, mentre nel Lakshmana  e nel Vishvanatha essi  si alternano a coppie erotiche
Le immagini nelle nicchie del bhadra

I sadu kapalika  in situazioni  erotiche: quello con due lady e un peso al pene, quello con il membro di un  allievo in mano,  quello del rajasena e nel terzo corso  di statue della facciata sud del tempio,  poco prima del lato ovest, che penetrano una lady retrostante
Chiedere alle autorità in materia se siano state rimosse le due apsaras interne sulle mensole
 Quanto alle divinità che ricorrono lungo le proiezioni del tempio, allorchè sono identificabili in esse sono rinvenibili il dio Vishnu e  Shiva, i dikpalas replicati in mahamandapa e santuario,  nelle direzioni cardinali di loro spettanza. Tra di essi fa la sua comparsa fuori ordinanza, Kubera lungo la parete ovest, come la fa Agni *  lungo la parte sud del Kandarya. Mahadeva.
Quanto alle loro caratterizzazioni eccetera vedi Yama e  Nirriti…..
Delle apsaras già si è detto…
Tra i mithuna eccellono ( vedi le coppie 68 , 69 di k. deva)
Nel terzo ordine di statue terne amorose, coinvolgenti sadhu in situazioni erotiche, si alternano a effigi diminutive di divinità in formato ridotto, ………
Figure monastiche, anche jain , nel rajasena del mahamandapa, cui fa seguito una successione pressoché ininterrotta di nicchie con ratna, nel santuario del tempio.








( Mi ha davvero seccato l’impuntatura della giovine guida locale di Khajuraho quando ha negato che fosse sia pure l unica rappresentazione di  una relazione di natura omosessuale rinvenibile nei suoi templi, quella che nel Devi Jagadamba raffigura un sadu con in mano il membro del suo allievo. Ridere dell uomo che si accoppia con un cavallo,  o dell orso con una lady , dire che il sesso orale lo si vede raffigurato perché è yoga tantrico, non perché la fellatio possa piacere alle donne indiane, si, ma  una relazione di un  uomo con un giovane in quel di Khajuraho, no, non è ammissibile ,  anche solo che vi possa succedere che vi sia solo raffigurata, a un anno di distanza  dall omicidio di un fanciullo soffocato da un ragazzo e gettato in un pozzo perché non rivelasse che intendeva abusarne, mentre è risaputo che il denaro per un qualsiasi lapka viene prima del sesso del partner…Domani l’immagine ingrandita della scena e ai lettori di questa pagina la sentenza, già anticipata da Krishna  Deva a pagina 269 di Temples of Khajuraho

Mi ha davvero seccato l’impuntatura della giovine valente guida locale di Khajuraho quando ha negato che fosse sia pure l'unica rappresentazione di una relazione di natura omosessuale rinvenibile nei suoi templi, quella che nel Devi Jagadamba raffigura un sadu con in mano il membro del suo allievo. Ridere dell uomo che si accoppia con un cavallo, o dell orso con una lady , dire che il sesso orale lo si vede raffigurato perché è yoga tantrico, non di certo perché la fellatio possa piacere alle donne indiane, si, tale è l evidenza delle scene che si può reagire solo regressivamente riducendone l impatto, ma una relazione di un uomo con un giovane in quel di Khajuraho, no, non è ammissibile, che vi possa succedere che vi sia anche solo rappresentata, a un anno di distanza dall omicidio di un fanciullo soffocato da un ragazzo e gettato in un pozzo perché non rivelasse che intendeva abusarne, mentre è risaputo che il denaro per un qualsiasi lapka locale viene prima del sesso del partner…Domani l’immagine ingrandita della scena e ai lettori di questa pagina la sentenza, già anticipata da Krishna Deva a pagina 269 di Temples of Khajuraho


Che cosa mettere in risalto del tempio Jagadamba

Apsaras: quella sbadigliante frontale, quelle, è un nuovo soggetto, intente a leggere una lettera con le lacrime agli occhi?,
i magnifici accoppiamenti erotici ( due, almeno)


I sadu in situazioni  erotiche, quello con due lady e un peso al pene, quello con il membro di un  allievo in mano.
Chiedere se siano state rimosse le due apsaras interne sulle mensole

Il devi Jagadambi ancora si differenzia,- o torna ancora a differenziarsi- tra mahamandapa e  sanctum, che presenta un badhra centrale con rathikas, in luogo del balcone che campeggia al centro del mahamandapa, che  dispone anch’esso di proiezioni laterali e agli angoli di pratirathas e karnas, con dikpalas ma sussume( assorbe)  a uparathas sussidiarie del balcone le pratirathas che nel  santuario sono più prossime al bhadra centrale- Benché di dimensioni minori del mahamandapa il santuario  presenta sette rathas,  ( quante sono le proiezioni del   prasada di un tempio maggiore   quale il contiguo Kandaryia) quante sono i latas del sikhara, in quanto il recesso intermedio esclude infatti che  possa essere subordinata a upabhadra la proiezione ai lati del bhadra,  ed è dunque saptarathas al pari del kandarya, in ragione del loro più ridotto spessore, albergando solo una statua – eccettuate le uparathas del balcone e le proiezioni del mahamandapa che fiancheggiano l’antarala-laddove nel Kandarya, come nel Lakshmana e nel Visvanatha ne alloggiano tre, quella del dio e di due apsaras.   Nel Devi Jagadambi è minore infatti il numero delle apsaras, che si caratterizzano per il tipo delle apsaras che legge una lettera portandosi le mani al voloto, per come certune di loro  si portano le mani al  volto leggendo una lettera, mentre l’assenza di mithunas all’altezza dell’antarala, in pannelli quali quelli dei templi maggiori è compensata dalla presenza di coppie erotiche lungo la serie di dei delle proiezioni . La presenza invece di vyalas nei recessi lo accomuna al kandarya, mentre nel lakshmana e nel vishvanata si alternano a coppie erotiche.  coppie amorose di mithunas, presenti nel kandarya solo nei pannelli erotici dell’antarala,   occorrono in luogo di quelle di una divinità lungo  le proiezioni in cui le immagini di un dio si succedono in verticale. Lungo la serie di dei) Nei recessi la presenza di soli vyalas accomuna il jagadambi al kandarya, ,, mentre nel Lakshmana  e nel Vishvanatha  si alternano a coppie erotiche, (come nel Kandarya figurano invece solo vyalas in luogo della loro scompaginazione con coppie umane amorose del Lakshmana e del Visvanata.)


Il devi Jagadambi ripristina l eminenza devozionale esterna del santuario, tornando a differenziarlo dal mahamandapa- Il santuario  presenta infatti un bhadra centrale con edicole rathikas, secondo la tradizione dei templi nirandhara, che non necessitano pertanto, in presenza di tali apparato statuario iconografico,,  di un ambulatorio interno ove il dio del tempio irradi la sua manifestazione gloriosa in edicole al centro  delle pareti esteriori della cella del garbagriha- Facendo seguito alla balaustra del mandapa del portico d’accesso, un balcone campeggia invece ancora al centro del mahamandapa, che  come il santuario dispone anch’esso di proiezioni laterali e agli angoli, di pratirathas e karnas, con dikpalas reggenti che nelle stesse direzioni cardinali troveranno la loro replica maggiore, più espressionisticamente atteggiata o accessoriata di  attributi nei karnas d’angolo del santuario, ma sussume a uparathas sussidiarie del balcone le proiezioni corrispondenti ai pratirathas che nel  santuario sono più prossime al bhadra centrale- Benché sia di dimensioni minori del mahamandapa il santuario  presenta sette rathas,  ( quante sono le proiezioni del   prasada di un tempio maggiore   quale il contiguo Kandaryia) quante sono i latas del sikhara, sette, e non cinque soltanto, come asserisce Krishna Deva, in quanto il recesso intermedio esclude che  possa essere subordinata a upabhadra la proiezione ai lati del bhadra Esso è dunque saptarathas al pari del Kandarya, più colossale, in ragione del  più ridotto spessore di tali aggettanze, albergando esse solo una statua – a differenza delle stesse uparathas del balcone e delle proiezioni che fiancheggiano l’antarala del mahamandapa , più longitudinale, più sviluppato in lunghezza,  che come quelle, di proiezioni, del Kandarya, e del Lakshmana e del Visvanatha sulla loro facies volta all’esterno di statue ne alloggiano tre, quella del dio e di due apsaras.   Nel Devi Jagadambi ne  è infatti minore il novero, e la varietà tipologica, in cui lo caratterizzano certune che leggono una  lettera portandosi le mani al volto In compenso l’assenza di  mithunas all’altezza dell’antarala, in pannelli erotici  quali quelli dei templi maggiori , in luogo dei quali  compaiono le edicole delle grandi dei del pantheon hindu, Vahisnavi, Shivani, Bramani quelle identificabili, è compensata dalla presenza di coppie erotiche lungo sostitutive di divinità lungo le proiezioni . La presenza invece di soli vyalas in tutti i  recessi  accomuna il Jagadambi al Kandarya, mentre nel Lakshmana  e nel Vishvanatha essi  si alternano a coppie erotiche )


il tempio chitragupta di Khajuraho Appunti

Il tempio Chitragupta,  in onore del dio Surya,  il solo ad essergli dedicato dei templi superstiti di Khajuraho,  nell’insieme dei suoi templi occidentali figura, sia pure in forme interne più  complesse,  come una riproposizione della tipologia già invalsa per il Devi Jagadambi, cui è similare rnella sua successione di mukamandapa, mahamandapa, antarala e santuario, senza deambulatorio,  sovrastati da sovrastruzioni piramidali e da sikhara di cui il più è opera di restauro,  
 Infatti entrambi, nel complesso dei templi occidentali di Khajuraho, salvaguardano la distinzione e l eminenza esterna del  santuario rispetto al mahamandapa,  in virtù della proiezione centrale del badhra con  due edicole ratikas che domina al centro delle facciate laterali e di quella retrostante del santuario, in luogo della reiterazione del  balcone con  balaustra  che grandeggia lungo le facciate laterali del mukamandapa di ingresso, e in cui si protendono i transetti del mahamandapa. In tal modo della divinità interna del tempio, e di quelle (le forme del divino) ad essa correlate ,  nelle immagini scultoree delle edicole dei bhadra ratikas del  santuario può adempiersi l' espansione emanativa,  manifestantesi nelle immagini scultoree che vi sono albergate,  all'altezza dei primi due dei tre ordini di statue che corrono lungo le pareti del santuario e del mahamandapa,.
Al contempo  il  sikhara pancharatha, di cinque proiezioni, al pari dei sikarikas, o sringas, trova piena corrispondenza nei rathas esterni del santuario, il badhra stesso, due prati-rathas e due karnas d'angolo,  e non  occorre , dunque, che le pareti del garbagriha interne a un deambulatorio, interposto per l occorrenza,  siano adibite a tali funzioni in forme vicarie, per ovviare , come nei grandi templi di Khajuraho, ad una  parificazione  esterna delle pareti del santuario  ai  balconi della galleria che già ricorre lungo i fianchi delle sale profane del tempio
Nel Chitragupta, come nel Devi Jagadambi, a ribadire di entrambi i templi uno sviluppo più longitudinale che in altezza, i balconi delle sale si sovrergono solo su bhita e pitha, plinto e zoccolo dell’adhishtana, non anche , come nei templi maggiori di Khjajuraho, sulla vedibhanda di kura, kumba e kalasa, sicchè rajasena vedika e asanapatta ne ricorrono all’altezza.
(Scendendo nel dettaglio  plinto e zoccolo sono forgiati dalla successione etc)……..
Accomuna ulteriormente i templi Chitragupta e Devi Jagadambi, ciò che fatta salva la loro differenziazione fondamentale,  assimila invece il santuario a mahamandapa, e mukamandapa ,  la sovrapposizione di un’edicola al  basamento dell’adhishthana. Inoltre, altro aspetto conforme di santuario e del solo mahamandapa  , nel  succedersi di  proiezioni statuarie ai lati sia del badhra  del santuario che del balcone del mahamandapa lungo le proiezioni salienti, è la comparsa di dikpalas sia nei karnas d’angolo del santuario,  con astavasus superiori sia , ed è anomalo, nelle aggettanze del mahamandapa che precedono i karnas veri e propri,  anzichè nel decorso di questi, senza che un astavasus in tale ricorrenza consenta facilmente di individuarli
Quanti alle ulteriori connessioni visive di raccordo, fatta salva la differenziazione fondamentale tra santuario e sale profane del tempio, graziosi kuta kakshana,  miniature dei balconi,  accomunano  nel terzo ordine scultoreo  badhra del santuario e kapili dell antarala, suggellandone la predominanza iconografica., in conformità con una tradizione ben antecedente i sovrani Chandella.
.
Nelle aggettanze rimanenti compaiono divinità singole sulle facce frontali esterne, quasi sempre non identificabili o riconducibili a Shiva o Vishnu quando lo sono, coppie divine e umane su quelle interne, le apsaras concentrandosi lungo le karnas del mahamandapa o le facce laterali del bhadra,  mentre nei recessi figurano vyalas.
A  rendere mirabile, di sovrastante, di quel che resta della copertura del tempio, è che nel mahamandapa ogni costolone statuario lungo delle traiettorie diagonali  è ricondotto mediante ganta-khutas  minori al
Gantha sommatale,


Nelle edicole dei badhras, ………
 Nel terzo corso compaiono figure di  coppie o terne, spesso di ladies con un asceta intermedio.
Di particolare vivezza  sono 5 gruppi di maestri ed allievo o devoti….
Spicca per la sua natura insolita un gruppo statuario in cui un rivale sembra avventarsi forsennatamente su una coppia che copula, trattenuto a stento da un suo compare..
interno


itinerari in Delhi in tono minore

Lasciata l’indomani mattina la stazione metropolitana di Green Park per Ch Hukun Chand Marg, con l’ideale viaggiatore che immaginavo al seguito dell itinerario che venivo tracciando credevo di potere finalmente condividere  la piacevolezza del transito in un area verdeggiante  della agiata Delhi residenziale,   ove restassi escluso dalle  brutture del giorno avanti,  quando in New Seempuri mi ero ritrovato tra cumuli di sacchi enormi dell immondizia, ai lati delle strade, in mezzo ai quali  rovistava chi ne smistava i rifiuti in contenitori  di minore capienza., separando ad esempio  le confezioni di tetrapak da fiale e boccettine Ma nel procedere tra le residenze e le scuole della via , tornava a farsi sentire lo stesso lezzo maleodorante,  che mi preannunciava il riapparire di mucchi di rifiuti, del cui traboccare ugualmente dei  giovani erano intenti a farne la cernita ai  margini della strada.
E  lo stesso scenario si ripeteva dove la strada che imboccavo sulla sinistra  aveva termine proprio all altezza del NDDB Dairy Services di Kanvinde, ch’era la prima meta del mio ideale percorso,  ammorbandone la vista meravigliosa.
Gli avancorpi dell edificio ne erano blocchi prominenti l uno sull’altro, intervallandoli un tripudio di giardinetti pensili.
Sulla sinistra  seguitavo lungo Safdarjung enclave fino a raggiungere l incrocio  con Africa Avenue  dove pervenivo  di fronte all ingresso in Muhammadpur. Ai lati della stradina d’accesso  al villaggio mi sarebbe allora ricomparso alla vista sulla sinistra il Teen Burj, ed alla destra avrei intravisto scritta che segnalava l’August Kranti Bhavan  113
E’ il Teen Burj uno dei  più enigmatici edifici di epoca Lodi, dalle parvenze di primo acchito di una moschea, per le tre arcate d’accesso, due delle quali tamponate, lungo le quali si distendeva il suo lato orientale, e i basamenti di due presumibili minareti alle sue estremità,  raccordati dal plinto all edificio, non fosse che all interno, di una maestosità austera nelle tre sale cui un  portale era di ristretto transito dall’una all’altra, comparivano  tanti cenotafi. Un tempo due grandi arcate laterali, sul fianco occidentale, erano ugualmente di accesso ed ora erano occluse.
 L’August Kranti Bhavan, come altri edifici monumentali della Delhi moderna,  nella dismisura di vani e servizi, da quelli commerciali ai piani inferiori, a quelli terziari e quaternari di quelli superiori, appariva eccedere la presenza umana di chi li esercitava e ne fruiva, sicchè tra gli alti piloni delle torri degli ascensori  e le piazze che vi si aprivano tra  megatravi,  deliziosamente frescheggiate da un microclima interno,  più che insediativi,  e di stanza, gli  astanti vi sembravano di transito provvisorio o in via di smobilitazione.
(In un negozio tuttavia non mancavo di fermarmi, attratto dalle borse esterne che esibiva: provenivano dall Assam come il negoziante che  le aveva importate, e con lui la conversazione era così piacevole, che doveva rammentarmi il piccolo dettaglio di saldare il  conto di borse e borsette che avevo acquistato  mentre dopo lo scambio delle cards mi avviavo già all uscita.)
Percorrendo la strada che costeggia Muhammadpur, come in seguito all’ingresso dell ulteriore villaggio  residuo di Humayunpur, rinserrato nella Sefdarjung enclave, mi si sarebbe riproposta la vista di rifiuti e di rovistatori che li differenziavano, con l ovvia conclusione, che ero indotto a trarne, che  l immondizia dei centri residenziali più ricchi, che attorniano questi  minuscoli borghi,  vi abbia insediato la raccolta differenziata  dei loro scarti.di gendere superiore
Church Road  mi prefigurava quindi la vista della bella chiesa di San Tommaso,  serrata come un rosso  fortilizio lateritico intorno alle due rampe successivamente ascendenti a una propria croce terminale.
La svolta sulla sinistra nella via che costeggiava il Deer Park , mi avrebbe invece avviato a due deludenti riscontri, nel volgere del cielo a un  piovasco pomeridiano: l’Asian roots Spa di morphogenesis 2004,  157,  era stato ridotto da santuario olistico  orientale a  centro massaggi e clinica della pelle, con la scomparsa del giardino karesansaui all’entrata,. Ne chiedevo conto al gentile giovane che si era dedicato ad accogliermi, il quale  si meravigliava che ne venissi ricercando uno, al tempo stesso in cui mi diceva che al suo posto era stata edificata la sala d’ingresso in cui mi stava ricevendo.
Nè destino diverso era toccato al South Asian Human right  Documentation centre, di cui era vano ricercare le forme di isolamento termico dei vani più interni, poiché un salone di bellezza negli scantinati era quanto era sopravanzato delle attività che si erano insediate di recente, in luogo del centro di documentazione di cui non v’era più traccia. 
Rimaneva da ammirare tutta la bellezza del muro di mattoni posti di taglio, nelle loro teste, come scaglie di serpente.
L immissione nel Deer Park avrebbe potuto  concludere l’itinerario  con la vista della meravigliosa Bagh I Alam ka Gumbad, e delle vicine Tuhfewala Gumbad, Kali Gumti, mentre dalla Curch road seguitando a sinistra la Vivekananda road  tra i settori quarto e sesto di Rama Krishna puram sarebbe stato possibile raggiungere il complesso delle Wazirpur tombs
Ma avendo visitato già entrambi i siti preferivo perdermi in Humayunpur nella ricerca  che restava senza esito dei resti del suo passato di cui non ne sapeva niente nessuno. Sviando sulla destra dell ingresso al villaggio, nel settore sesto dell Enclave Safdarjung, era stata molto meno peregrina,   nella mia ricerca, la richiesta a venditori ambulanti e meccanici di indicarmi l ubicazione  del South Asian Human right  Documentation centre,

C’erano ancora il tempo e le forze per essere di ritorno a Green Park, e  protrarmi a  vedere il visitabile  dei due edifici di architettura contemporanea che avrei potuto integrare nell itinerario, verso la metro station di Hauz Kass, comprensivo della Wali Masjd, della moschea Darweh Shah,   della Nili Masjd, del Chor Minar, dell Idgah, e della tomba di Makhdum Sahib, ossia  la School for  spastic children 127 e il National Institute of Fashion Technology. 126 Ma dei cerberi precludevano l’accesso alla scuola, sicchè non mi restava che concludere le mie peregrinazioni nell istituto, del 1994,  di ampi raccordi murari  e di vetrate e campiture d’acciaio, quali sezioni di pellicole , tra i vari settori in cui il campus si differenziava

itinerari in Delhi

Duplice versione 
1In mattinata ero di ritorno al Craft Museum, per  reperire dei manufatti dello Stato dell India, il Karnataka,  che dal 1 d'agosto agosto era subentrato al Kerala  come espositore del suo patrimonio artigianale. Vi erano convenuti in realtà anche artigiani di altra provenienza, ed io potevo così rinvenirvi ed acquistarvi pure delle marionette in pelle di capra fabbricate in Hyderabad.  Del Karnataka erano esibiti gli splendidi reperti  di  pitture della scuola di Mysore, impreziosite da  aurei troni o vestizioni delle divinità effigiate. All uscita,  nel primo pomeriggio, differivo di recarmi agli Archivi nazionali per ricercavi  dei testi, sui templi di Osian, che la volta precedente avevo trascurato di indagare se fossero in catalogo, e ripercorrendolo quasi  per intero nel suo percorso di cui avevo già esperienza, mi decidevo invece ad integrare  uno degli itinerari che avevo concepito solo poco prima della partenza per Delhi , quello, più  nelle vicinanze, che faceva capo alla con la  stazione metropolitana dell’Ina market come terminale di riferimento- Avevo la fortuna, in tal senso, di imbattermi in un conducente di autorickshaw che vi era appena provenuto proprio dal Dilli Haat dove volevo recarmi, per trasportare al National crafts museum un carico di quadri della stessa scuola pittorica di Mysore. Unisce in realtà il Crafts Museum al Dilli Haat la comune funzione di spazio espositivo permanente per artigiani di Delhi o  che vi siano provenienti da ogni dove dell India, che ne possono  usufruire periodicamente. In Dilli haat, felice esempio di recupero di una zona in disuso di discariche tra le quali erano intombate le acque reflue di un nallah, compiuto agli esordi della liberalizzazione indiana, nel 1994, secondo un progetto di Pradeep Sachdeva, i siti sparsi degli artigiani occasionali , ove non si riducevano ad attendamenti plurimi, erano costituiti da botteghe a schiera espanse  all'esterno in  verande, le cui trabeazioni  , insieme a disegni kunjaraksha di croci perforate, erano l unica ornamentazione di  murature  in pietra a vista. Frondosi pergolati erano i  luoghi di sosta centrali, uno dei quali era in prossimità dei punti  di ristorazione  che almeno nella denominazione erano riconducibili a vari territori dell' India.
La Brigadier Hoshiyar Singh Margh lungo la quale, più a nord, mi incamminavo all’uscita deviando a sinistra sullo stesso lato della Sri Aurobindo marg, per procedere poi in autorickshaw, mi appariva una delle vie più  magnifiche di nuova Delhi, nel tripudio di verde in cui confluiva nell’ Africa Avenue. Giunto alla sua altezza,  il conducente dell’autorickshaw svoltava a destra per  seguitare fino alla destinazione ulteriore da me indicatagli dell’Akbar Bhavan, che si accampava alla vista sulla sinistra. Lo rendeva inconfondibile il suo afflato possente di cemento armato. Ma per quanto l’edificio tradisca come e quanto sia ispirato a Lecorbusier,  è pura poesia brutalista di Shiv Nat Prasad, interpolata di modifiche postume. L'attuale destinazione universitaria ne rifunzionalizza la natura originaria di hotel nelle sue componenti più pubbliche- dislocate sulla sommità  e nei piani bassi,  aperti  a delle gallerie su pilotis- ed in quelle adibite ora ad ostello studentesco.

Di ritorno alla stazione metropolitana di partenza,  mi ritrovavo ad  una distanza esigua   di appena  900 metri, dalla  ulteriore meta del tragitto, la tomba Darya khan tomb, in East Kidwai Nagar, block C, solo che  lungo la Veer Chandra Singh Garhwali Marg  vi pervenivo con un ulteriore  autorickshaw, essendo la strada accidentata  dai polverosi  lavori in corso della  edificazione di un immenso complesso residenziale e di uffici,  tra i laminati dei cantieri e delle loro voragini
La tomba di Darya Khan Lohani , servitore dei Lodi, che rivisitavo una terza volta, mi rievocava  ancora una volta l’ antecedente tomba Sultani Ghari nella  sopraelevazione monumentale della sua piattaforma, a tre livelli,  al cui centro il cenotafio biancheggiava  tra quattro chattri  in rovina,  residuo di quello che è da presumersi fosse un tempo uno splendido complesso , anche per le rovine adiacenti al ripiano più basso
Il seguito dell’itinerario richiedeva  che inoltrandomii nella Sout Extension I aggirassi la schiera di negozi successiva  del South market, e che traversassi l'area  verde prospiciente di un parco- giardino,  proseguendo fin che la strada finiva ad  un incrocio. La via che avessi intrapreso sulla destra, verso sud,  mi avrebbe recato di li a poco in vista di una  tomba a pianta quadrata che giù visitai, la   Kale Khan ka gumbad. Come attesta un’iscrizione sopra il mihrab, l’edificio è stato costruito nell ‘886 dopo l Egira, ossia nel 1481 dell era cristiana, per darvi sepoltura a Mubarak Khan, vissuto durante il regno di Buhlul Lodi, e  presumibilmente padre dello stesso Darya Khan Lohani.,. Il dubbio resta perché si ha notizia di due illustri Mubarak khan vissuti alla corte di Buhlul., dei quali rimane ignoto quale sia quello sepolto nella tomba. Di rimarchevole,  da rivedervi, era il soffitto decorato di stucchi dipinti.

Vi fossi pervenuto, una volta visitato il Gumbad avrei  dovuto ripercorrere la strada che mi aveva condotto alla tomba, lungo la quale  effettivamente mi incamminavo invece verso nord , a sinistra, fino ad un ulteriore incrocio rispetto a quello alla cui altezza l avevo  intrapresa,  e ne assecondavo il seguito  in un’arteria che volgeva ancora a sinistra per poi imboccare sulla destra la stradicciola che mi preannuncia la vista gemina della Bare khan ka gumbad,  e della Chhote Khan ka Gumbad., entrambe  a pianta quadrata, la prima  davvero incantevole nel suo decoro di palazzo celestiale,  ad arcate cieche triplici in triplice schiera, e di piloni angolari,  la seconda quanto mai pregevole negli  stucchi ornamentali dei portali, entrambe  a pianta quadrata davvero splendida nel suo decoro di palazzo celestiale,  ad arcate cieche triplici in triplice schiera, e piloni angolari,  e della Chote Khan ka Gumbad., dai pregevoli stucchi ornamentali dei portali, entrambe  a pianta quadrata   davvero splendida  nel suo decoro  di palazzo celestiale,  e della Chote Khan ka Gumbad., dai pregevoli stucchi ornamentali dei portali
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Era  prossima ad esse, la Bhure Kan ka gunbad, di più modeste parvenze in un recesso ombroso.
Dal vicolo in cui mi ero inoltrato, per vederne il portale d'accesso, proseguivo oltre l incrocio con la strada di provenienza dalle Bare Khan e Chhote Khan ka Gumbad, fino a che non mi restava che infilarmi nel camminamento di una strettoia , più che di un vicolo, che era abbuiato dalla prossimità di pochi decimetri, appena, dei balconi delle case che vi si fronteggiavano sopra. Occorreva a tal punto seguitare i gali sempre avanti, lungo  svolte ad angolo in cui il buio si infittiva, fino a che non sfociavo, insieme con tale passaggio, nello scorcio della vista conclusiva dei contrafforti della tomba di Mubarak shah, situata nel cuore di Mubarakpur.
E’  una delle tombe ottagonali, con veranda e contrafforti spioventi, che si susseguono in Delhi tra l epoca tugluquide, nell’esemplare ruderale della tomba Tilangani,ora interpenetrato di case ed insediato anch’esso in un kotla, quello di Nizamuddin,  ed i primordi dell epoca moghul, a cui risalgono le tombe ottagonali di Isa Khan e di Adam Khan,  senza che si possa dimenticare fuori di Delhi la  tomba sublime sempre ottaedra di Sher Shah Sur, nel Bihar, in quel di Sasaram Tale tipo di tomba, erede  indo-islamica  della stessa Cupola della roccia, in Gerusalemme, ebbe in realtà il suo apogeo nell epoca dei Sayyd, la dinastia di cui Mubarak Shah, morto nel 1434,  fu il secondo dei sultani, e  la cui tomba ottagonale precede quella di Muhammad Shah, suo successore, ora nei Lodi Garden, di cui una ripresa in epoca Lodi fu la tomba di Sikandar Lodi,  ubicata anch’essa nel complesso dei magnifici giardini,
Nella tomba di Mubarak Shah, dodici  sono le entrate d’accesso dalla veranda quadrangolare circostante all ottaedro centrale  che custodisce il cenotafio, tre per ogni lato, sovrastato  al centro da una chattri. ogni lato della veranda è sovrastato  al centro da una chattri., oltre il quali si erge la cupola su un tamburo di sedici lati Quanto alla tamponatura delle arcate interne sul versante occidentale, essa vi è dovuta alla presenza interna di un mirhab.



In alternativa , per giungervi, avrei dovuto chiedere di essere condotto in autoricksaw dai paraggi della Bare- Khan ka Gumbad fino all'arteria animatissima  della Gurudvara road, che un tempo assecondava le mura del Kotla di Mubarakpur . All'altezza di un tempio al dio Shiva, il Panghat Shiv Mandir,  mi sarebbe occorso addentrarmmi nel vicolo che lo fronteggia, la Sher Singh Bazar Road,  e quindi svoltare a destra, attenendomi poi alla mia sinistra, finché  fin che non mi fosse  di lì a poco apparsa  la Mubarak shah tomb, cosi come sopravvive e s'impone ancora alla stretta degli edifici che l attorniano.
E qualora con il figlio vi sia ancora un venditore d'aquiloni, a ridosso dell'inferriata su tale lato d'accesso , si abbia più cuore del mio, nei loro riguardi, e senza tema d'esserne impicciati nel traffico di  Delhi, se ne comperino più di quanti ne riservino anche solo 10 rupie.
















Uscendo dalla stazione metropolitana dell’INA Market, basta percorrere di 300 metri  sul lato sinistro la Sri Aurobindo marg, verso nord, per ritrovarsi nel Dilli Haat., o cuore di Delhi,  un sito espositivo permanente per  artigiani della stessa  Delhi o che vi provengono da ogni dove dell’ India, potendone usufruire solo periodicamente. Tale destinazione che lo  accomuna ad un nucleo del National Crafts Museum, è il felice esito del recupero di una zona in dissodi discariche tra le quali erano state intombate le acque reflue di un nallah,  avvenuto nel 1994 agli esordi dell’epoca della liberalizzazione indiana,  secondo un progetto di Pradeep Sachdeva I  siti artigianali al suo interno, ove non siano attendamenti plurimi,  sono costituiti da botteghe a schiera espanse all'esterno in  verande, le cui trabeazioni, insieme a disegni kunjaraksha di croci perforate,  sono l unica ornamentazione di  murature  in pietra a vista.  Frondosi pergolati vi costituiscono  i  luoghi di sosta centrali, uno dei quali è in prossimità dei punti di ristorazione,  che almeno denominalmente/ nella denominazione  sono riconducibili a vari territori dell' India.
La Brigadier Hoshiyar Singh Margh lungo la quale, più a nord, deviando a sinistra sullo stesso lato della Sri Aurobindo marg,  ci si avvii oltre l uscita, apparirà una delle più magnifiche vie di nuova Delhi, nel tripudio di verde in cui confluisce nell’ Africa Avenue. Giunti alla sua altezza,  svoltando a destra si perverrà alla destinazione ulteriore dell’Akbar Bhavan, che si accamperà alla vista sulla propria sinistra. Lo rende inconfondibile il suo afflato possente di cemento armato. Ma per quanto l edificio tradisca come e quanto sia ispirato a Lecorbusier,  è pura poesia brutalista di Shiv Nat Prasad, interpolata di modifiche postume. L'attuale destinazione universitaria ne rifunzionalizza la natura originaria di hotel,  nelle sue componenti più pubbliche- dislocate sulla sommità  e nei piani bassi,  aperti  a delle gallerie su pilotis- ed in quelle adibite ora ad ostello studentesco retrostante
 
Di ritorno alla stazione metropolitana di partenza,  ci si ritroverà ad appena  900 metri dalla  ulteriore meta del tragitto, la tomba di Darya Khan. , situata dall’altro lato della Sri Aurobindo Marg. Ma se si scelga di pervenirvi lungo  Chandra Singh Garhwali Marg, il   percorso di tale arteria, che si diparte sulla sinistra,  risulterà attualmente  accidentato dai  lavori in corso della  edificazione di un immenso complesso residenziale e di uffici, che  consigliano  di percorrerlo almeno  in ciclo od autoricshaw, tra i laminati dei cantieri e delle loro voragini, chiedendo  di essere condotti in East Kidwai Nagar, block C
La tomba di Darya Khan Lohani , che fu a suo tempo servitore dei sultani Lodi, è sopraelevata su di una piattaforma monumentale, a tre livelli , e vi biancheggia al centro, tra quattro chattri  in rovina, rievocando la antecedente tomba Sultan Ghari,  in ciò che è il residuo di quanto è da presumersi che fosse un tempo uno splendido complesso.
Il seguito dell’itinerario richiede  che inoltrandosi nella South Extension I si aggiri la schiera di negozi successiva  del South market, e che si traversi l'area  verde prospiciente di un parco- giardino,  proseguendo fin che la strada finisce ad  un incrocio. La via che si intraprenda sulla destra, verso sud,  reca di li a poco in vista della tomba a pianta quadrata Kale Khan ka Gumbad. Secondo quanto attesta un’iscrizione sopra il mihrab, l’edificio è stato costruito nell ‘886 dopo l’ Egira,  ossia nel 1481 dell’era cristiana, per darvi sepoltura a Mubarak Khan, vissuto durante il regno di Buhlul Lodi, e  presumibilmente padre dello stesso Darya Khan Lohani.. Il dubbio resta perché si ha notizia di due illustri Mubarak khan vissuti alla corte di Buhlul., dei quali rimane ignoto quale sia quello sepolto nella tomba. Di particolarmente rimarchevole vi è  il soffitto decorato di stucchi dipinti

Si riprenda la strada che ci ha condotto alla tomba, fino ad un ulteriore incrocio rispetto a quello alla cui altezza l’abbiamo intrapresa,  se ne assecondi poi il seguito in un’arteria che volge a sinistra,  per imboccare quindi  sulla destra la stradiccioa che ci preannuncia la vista gemina della Bare khan ka Gumbad e della Chhote Khan ka Gumbad., entrambe  a pianta quadrata, la prima  davvero incantevole nel suo decoro di palazzo celestiale,  ad arcate cieche triplici in triplice schiera, e con piloni angolari,  la seconda quanto mai pregevole negli  stucchi ornamentali dei portali, entrambe  a pianta quadrata davvero splendida nel suo decoro di palazzo celestiale,  ad arcate cieche triplici in triplice schiera, e piloni angolari,  e della Chote Khan ka Gumbad., dai pregevoli stucchi ornamentali dei portali, entrambe  a pianta quadrata.
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E’  prossima ad esse la Bhure Kan ka Gumbad,  anch’essa  a pianta quadrata, di più modeste parvenze in un recesso ombroso.
Dal vicolo in cui ci inoltri  per vederne il portale d'accesso, continuando a procedere oltre l incrocio con la strada di provenienza dalle Bare Khan e Chhote Khan ka Gumbad,  il  prosieguo del percorso induce ad infilarsi  nel camminamento di un’ autentica strettoia, più che di un vicolo,  abbuiato dalla prossimità di pochi decimetri, appena, dei balconi delle case che vi si fronteggiano sopra. Non  resta che seguitare i gali sempre avanti, lungo  svolte ad angolo in cui il buio si infittisce, fino a che non si sfocia, insieme con tale passaggio, nello scorcio della vista conclusiva dei contrafforti della tomba di Mubarak shah, situata nel cuore del villaggio di Mubarakpur.
E’  una delle tombe ottagonali, con veranda e contrafforti spioventi, che ricorrono in Delhi fin dall’epoca tugluquide, nell’esemplare ruderale della tomba Tilangani,ora interpenetrato di case ed insediato anch’esso in un kotla, quello di Nizamuddin,  e che vi si succedono fino ai primordi dell’epoca moghul, a cui risalgono le tombe ottagonali di Isa Khan e di Adam Khan,  senza che si possa dimenticare, fuori di Delhi, la  tomba sublime sempre ottaedra di Sher Shah Sur, nel Bihar, in quel di Sasaram Tale tipo di tomba , erede  indo-islamica  della stessa Cupola della roccia, in Gerusalemme,  ed aperta ad otto entrate quanti secondo l’islam sono gli hast behest del Paradiso, ebbe in realtà il suo apogeo nell’epoca dei Sayyd, la dinastia di cui Mubarak Shah, morto nel 1434,  fu il secondo dei sultani, e  la cui tomba ottagonale precede quella di Muhammad Shah, suo immediate successore,  sita magnificamente nei Lodi Gardens, di cui una ripresa in epoca Lodi fu la tomba di Sikandar Lodi,  ubicata anch’essa nel complesso dei meravigliosi giardini,
Nella tomba di Mubarak Shah, ogni lato della veranda è sovrastato  al centro da una chattri., oltre il quali si erge la cupola su di un tamburo di sedici lati Quanto alla tamponatura delle arcate interne sul versante occidentale, essa vi è dovuta alla presenza interna di un mirhab.



In alternativa , per giungervi, si può chiedere di essere condotti, in autoricksaw,  dai paraggi della Bare khan e Chhote Khan ka Gumbad fino all'arteria animatissima  della Gurudvara road, che un tempo assecondava le mura del Kotla di Mubarakpur . All'altezza di un tempio al dio Shiva, il Panghat Shiv Mandir,  occorre addentrarsi a tal punto  nel vicolo che lo fronteggia, la Sher Singh Bazar Road,  e quindi svoltare a destra, attenendosi alla propria  sinistra, finché  fin che non appaia di lì a poco  la tomba di Mubarak shah , cosi come sopravvive e s'impone ancora alla stretta degli edifici che l attorniano.


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