lunedì 6 novembre 2017

E' dal tuo cuore o dalla tua vita
che sale al cielo questo fumo?

Quale tomba di una persona insenziente e' questo cielo
ogni mattino vi ascende un barlume

Non sgomberare le camere del cuore
chi evacuerebbe cosi' una casa?

Quando c'e tensione nella mia testa
c'e' fragore nel cielo

O voce ardente, sta attenta alla tua casa
sale del fumo dal tuo nido

Dove puo' piu' andare una persona
se ha rifiutato il tuo rifugio

Sono uscito dalla tua strada
come qualcuno esce dal mondo

Mir, l'amore e' una pietra estremamente pesante

non puo' reggerla chi sia debole.

senza il tuo amplesso


Senza il tuo amplesso
son-io un volatile
senza il suo nido

domenica 15 ottobre 2017

Prima di partire di nuovo per l India

Quanto in queste settimane ha mutato l’essere e la vita di Mohammad  e il mio rapporto con  il giovane uomo che lui ora è diventato, mi ha talmente  sommosso in ciò che io sono da tutta una vita, che è passato per me  in subordine quanto di tremendo Kailash  mi ha detto che nel frattempo è successo in Khajuraho. Me l’ha comunicato trafelato nel suo sconvolgimento, di rientro dal luogo ove era avvenuto il ritrovamento originario: lungo  lo specchio lacustre del  talab che fronteggia il nostro negozio, presso la discarica che precede la via che reca al tempio delle Chausat Yogini , quello della testa decapitata di un giovane, già in stato avanzato di decomposizione, che dei cani si stavano disputando a brandelli.
Giorni prima mi aveva detto dello stato di angoscia in cui era precipitato per la scomparsa del figlio un nostro conoscente occasionale, che più volte aveva offerto a me e a kailash  per il nostro handicrafts shop gli abiti indiani  di un negozio che aveva chiuso per aprire anch’egli un home stay in Khajuraho. Il giorno dopo risultava accertato che la testa era quella di suo figlio il cui corpo amputato di un braccio era stato ritrovato negli spazi del melaground retrostanti il negozio di Kailash.
La notte seguente Kailash avrebbe avuto paura a dormire da solo in hotel, perché il timore che il  preta o fantasma del ragazzo vi si addentrasse per aggirarsi straziato  nei luoghi del suo omicidio aveva dilatato a dismisura il suo terrore del buio. “ Lo sai che senza luce ho paura anche a raggiungere il bagno, a starmene da solo sul terrazzo a dormire”
Grida concitati, improperi, di Kailash , contro la gente malvagia di Khajuraho, come il misfatto è stato scoperto, poi l’interrogarsi su come mai in pochi anni vi fosse avvenuto di nuovo l’omicidio di un ragazzo: prima il bambino che aveva resistito a uno stupro  di un giovane di appena quattordici e da questi era stato strangolato e gettato in un pozzo, l’altro ragazzo stuprato da un consanguineo e gettato anc’egli in un pozzo a Nowgong, il  giovane brahmino che in una disputa aveva accoltellato un suo coetaneo dellla sua stessa casta. Quindi con la resa del cadavere alle autorità di Bhopal era calato il silenzio, e si è ancora in attesa delle risultanze, tra voci e sospetti.

Kailash intanto seguita a dibattersi in hotel tra le frustrazioni solite  : i turisti cui parla onestamentr, dicendo le cose come stanno,  mentre essi danno retta a chi li raggira negandogli un minimo guadagno, i padroni che trattano senza il riguardo che più di loro ha per i loro interessi alberghieri, la clientela indiana che lo subissa ancor più di quella straniera con le sue mille pretese, per soddisfare le quali è il solo a farsi da fare.

sabato 7 ottobre 2017

Quest estate



Mi spiace, per certe anime cortesi mantovane, ma quando in discussione non sono gli spacciatori o chi delinque facendo violenza o rubando, ma gli stranieri che incutono paura ed avversione per il solo loro aspetto, perché per il solo fatto di starsene senza far niente "fanno cattiva mostra di sé", quando basta che una siringa con del sangue sia ritrovata per terra o che avvenga un minimo screzio o alterco tra migranti e autoctoni perchè il fatto finisca in prima pagina come

un evento, che uno dorma su di una panchina perché lo si debba espellere immediatamente,- guai, allora, anche a fare ancora un picnic sull’erba?-, a tal punto il problema non sono tanto gli stranieri ma chi nutre certe fobie ossessive, che in termini clinici si chiamano disturbi paranoidi di personalità, in termini politici odio razziale o razzismo tout court. E i giornali che alimentano queste sindromi, anziché porle sotto razionale controllo, se ne rendono corresponsabili. Quando come nella Delhi della shining, risplendente India, dello scorso decennio, i poveri e i balordi vengono cacciati altrove, senza sapere dove, per il decoro urbano di una città che non vuole recare più tracce del dolore e della miseria del mondo, e si imbelletta e si rifa il trucco, ammantata che sia di Daspo o di dichiarazioni quali quelle di un alto giudice della Corte suprema indiana “«Chi non può permettersi di vivere in una metropoli non dovrebbe venirci», beh si merita proprio quello che Arundhati Roy ha scritto della sua e mia amatissima Delhi” “Era l’estate in cui la Nonna divenne una puttana".

La rivelazione



Nel tono delle parole, da ciò che mi diceva,al telefono  Mohammad  ieri si mostrava asettico a ogni dolore.
Eppure , pur se con una dolce melodia, un suo video in face book  contro l’aborto mostrava con spietata crudezza come il feto viene fatto a pezzi nell’interruzione di una gravidanza.
Erano più giorni che non lasciava l hotel, perché  il giovane che è di turno la notte doveva assistere la nonna che era morta. Ma a Mohammad  non sembrava pesargli la permanenza forzosa “ Mi trovo ora meglio in hotel che a casa mia” Si dimentica a volte perfino di mangiare  talmente è preso dal lavoro
E  non era in stato di tensione con il padrone Manoj.che gli aveva riconosciuto la sua onestà.
“ Penso che per lui tu sia onesto  perché  lavori  seriamentre. Ma tu hai anche capacità".
“Anche questo me l’ha riconosciuto.  Gli ho detto però che se lavoro duramente, per un giorno, per due, per tre, non ho più forze poi. Meglio  che lavori duro  un giorno, mi riposi un pò l’altro, e poi ci dia dentro di nuovo”
Stavo per aggiungere che forse a Manoj sarebbe andato meglio un lavoratore meno intelligente, quando mi ha raggiunto la  rivelazione “ Sai, Rico, I ve lost my virginityi”
Non mi restava che lasciare a Mohammad che mi dicesse tutto quello che gli veniva da dirmi
“ E' stata la settimana scorsa, o l’altra , non so più. Ci siamo ritrovati nudi ed è successo tutto. Anche lei, che ha sedici anni, ha perduto la sua verginità. Il giorno dopo il mondo non  mi sembrava più lo stesso, la gente mi sembrava nuove persone. E' stato un vero paradiso. Anche adesso sono come ubriaco..”
Gli ho chiesto solo se si trattava della stessa  giovinetta  di Khajuraho con cui era entrato  in relazione.
 No, era di Sewagram, una  delle ragazze delle case di fronte all’hotel che avevano intrapreso a corteggiarlo.
Mi avrebbe inviato un movie con i loro preliminari. Vi avrei ritrovato solo ancora tanta tenerezza.
Tante cose mi affollavano l’animo che volevo chiedergli, quanto a che ne era più di Mouskan, della  ragazza di Khajuraho che era subentrata nei suoi affetti, se quella che aveva deflorato era hindu o muslim.
Mi veniva lasciando sgomento a quante  possibilità insidiose aveva aperto il varco, lui così bello, così vagheggiato,  che solo la primavera scorsa, stremato dalla miseria,  si credeva senza più vita  e respiro d 'amore.
E aveva viva la consapevolezza di che cosa significa in India togliere ad una sedicenne la verginità?
Quel video di una durezza  angosciante contro l’aborto,  era premonitore  di ciò, cui lasciandosi andare,  poteva aver finito per ingenerare,.
Nemmeno a pensarci di parlargli della scuola.
Nello stato in cui  ero caduto, oggi   l ho pregato di contattarmi   Anas, my dear, contact me , please, at every time you like.” Ciao Mohammad. I miss you. Like the bee its flower”
Era all’esterno dell’home stay quando mi ha videochiamato, ed in India era già  notte inoltrata.  Le sue care sembianze si incoronavano di fiori, di cuori d’amore, sui facevano stravolte, un  ghigno malefico, mi lanciavano fuoco, fluttuavano tra pesciolini in uno stagno d’acqua.”. Mi è stato possibile solo chiedergli  se mi avesse inviato il  video, dirgli che solo quando mi fosse pervenuto il visto avrei potuto  decidere quando fare ritorno in India. E una volta ricevuto il video tranquillizzarlo quanto all’uso che ne avrei fatto” Thanks Anas for your dear beautiful movie. There is many tenderness. In any case  I know that I ve to  keep  secret the identity of the very beautiful girl.  Unfortunately if you are drunk with love, i m unorgasmic by my tablets.  Ciao, my dear.”.


L'incontro reale della Camera Picta



Era l’anno 1470, il 22 ottobre, ed il marchese Ludovico II( Gonzaga )aveva di che  dolersi che il rivestimento pittorico della Camera Picta da parte del Mantegna che aveva iniziato l opera ben  otto anni addietro, fosse stato portato a termine solo per metà,  nella sola  parete settentrionale in cui aveva affrescato  la scena della corte. Restava ancora da dipingere la parete ovest, in cui  avrebbe dovuto figurare l’evento dal cui accadimento erano ugualmente trascorsi oramai 8 anni, l’incontro ,  a Bozzolo, avvenuto il 1 gennaio del 1462, dello stesso Ludovico II con il secondogenito Francesco ,  reduce da  Milano  fresco della nomina cardinalizia conferitagli  il   18 dicembre 1461 , e di cui era andato a gratificarvi gli Sforza per gli uffici interposti. L’evento, da cui forse ebbe origine l’ideazione stessa  della Camera Picta,  sanciva la legittimazione da parte del papato dell’autorità e del potestà dei Gonzaga sui territori del proprio stato,  della cui sublimazione in una temporalità umanistica la scena di corte è la celebrazione evocativa,  quale che sia l’evento a cui allude.  L incontro di Bozzolo  preludeva ad una investitura dei Gonzaga della stessa autorità religiosa sulla città, con la nomina di Francesco a vescovo di Mantova nel 1466, dopo esserlo stato di Bressanone. Ma era un accadimento oramai stagionatosi agli inizi degli anni Settanta del Quattrocento   e  smuovere il pennello del Mantegna e a sollecitare la ripresa del progetto originario cadde a proposito l’occorrenza di un evento analogo al suo  precedente di Bozzolo,  e di esso più ancora elettivo e mirabile, perché faceva seguito alla nomina dello stesso Francesco a legato in Bologna nel 1471.  Trattasi dell’incontro con  Francesco che ebbe sempre lo stesso Ludovico II, in Bondanello sul Secchia, il 22 agosto 1472,  di cui parla la Cronaca di Mantova dal 1455 al 1484 dello Schivenoglia. Tale incontro aveva rinverdito  e altresì  implementato  quello di Bozzolo,  in virtù della maggiore pienezza di poteri religiosi di cui si vi salutava il conferimento a un Francesco Gonzaga non più solo diciassettenne, come ai tempi della nomina cardinalizia. Tutto ciò  consentiva di aggiornare la ripresa del vecchio soggetto nella messinscena dell’incontro di Bondanello, con l’inserimento  in esso,  che vi siano stati realmente presenti o meno, dei componenti in più tenera età della famiglia gonzaghesca, come Rodolfo Signorini ci ha consentito di identificarli, insieme agli altri personaggi inscenati  E’ il caso  del fratello minore  di Francesco Gonzaga,  Ludovico , che gli tiene una mano,  raffigurato come già  ragazzo, mentre all’ epoca dell incontro di Bozzolo aveva solo un anno. Egli subentrerà a Francesco  quale vescovo di Mantova, e nella scena dell incontro di Bondanello  senza alcun anacronismo prolettico appare già nelle vesti di protonotario apostolico , il titolo che gli aveva appena  garantito il fratello cardinale. Insieme a Ludovico possono fare la loro comparsa  l’ancor più infantile  Sigismondo, nato nel 1469 e  figlio secondogenito di Federico, il futuro terzo marchese di Mantova,  pertanto non solo nipote di Ludovico che ne tiene la manina che gli porge, ma predestinato ad una carriera ecclesiastica che ne farà il successore quale vescovo di Mantova, dal 1511, dopo essere stato nominato ugualmente cardinale nel 1506,  non che Francesco futuro quarto marchese di Mantova, posto accanto a Ludovico II,  due  fanciulli, Sigismondo e Francesco, che all’epoca dell’incontro di Bozzolo non erano ancora nati. La realizzazione dell’affresco si protrasse fino al  1474, anno in cui la permanenza nei territori gonzagheschi sia di re Cristiano I  di Danimarca ( cognato di Ludovico II, in quanto aveva sposato Dorotea di Brandeburgo, sorella di Barbara moglie del  marchese di Mantova)-in tale circostanza ebbe a insignire  Ludovico II dell’Ordine dell’Elefante-,  che  di Federico  III imperatore, impegnatosi a suo tempo per l’elezione a cardinale di Francesco Gonzaga, diede l’occasione al Mantegna di effigiarli a coronamento dell’ investitura universale del potere politico e religioso  dei Gonzaga in Mantova,  come a sottolineare il legame con l'impero e il vanto per la parentela regale.

Così desumo e presumo che siano andate le cose, in concordanza con il Crowe, il Cavalcaselle ( 1871) e l’ Yriarte( 1901), ma così non vuole che si siano svolte la tradizione interpretativa poi invalsa,  che nella scena dell’incontro vuole che risulti rappresentato quello di Bozzolo, con tutti gli anacronismi del caso che ne risultano, a iniziare dalla presentazione di Francesco nel suo pieno rigoglio di adulto, mentre all’epoca dell incontro di Bozzolo non era ancora ventenne, e via seguitando per  ogni personaggio inscenato. Lo stesso Ludovico II appare più solcato di rughe nel cipiglio della fronte, e agli occhi, e l’orecchio ne risulta più floscio, che nell’episodio antecedente della scena di corte, pressocché coevo dell’incontro anteriore in Bozzolo. A tal punto sarebbe davvero dirimente sapere se l’investitura a legato in Bologna pontificio spieghi la  tunica  cilestrina di Francesco, già cardinale e vescovo, o la mantellina purpurea che vi è sovrapposta. Le mie  interpretazioni così delucidate sono pur sempre  solo fondate congetture. Ai critici d’arte di me più emeriti confermarle  o smentirle riaprendo il dibattito.



martedì 26 settembre 2017

Tra Kajuraho e Mantova ( cronache indiane tra la veglia e il sonno)
Nella mia vita sempre più sospesa tra la veglia e il sonno, tra gli incubi che al di là della morte mi conducono a contemplare la fotografia del mio volto defunto con mia madre ad attendermi oltre la soglia, (un altro più sfocato non presenta il lividore tumido per ciò che ho subito di letale), prima di essere avviato al gate numero sei, ove un San Paolo confusionario come don Ulisse mi rabbonisce che scegliendo la via scontata dell’amore abbia mancato l’accesso principale alla gloria dei cieli, riemergendone nell realtà diurna della mia angoscia e della vanità di fronteggiarla con il mio impegno civile, illuso di potermi così rendere utile e di farmi valere , è a brani e frammenti che mi perviene la realtà dall’India per il tramite di Mohammad e di Ajay, in un ripetersi indaffarato della vita d’hotel di Kailash oramai in attesa del mio ritorno.
Non meno sorprendente dei miei sogni ossessivi,- che ovunque stia splendidamente in vacanza mi fanno ritrovare con compiti ancora da correggere mentre incombono scrutini, o esami liceali cui giungo immancabilmente in affanno e impreparato, a ritrovare stuprate da bruti, cui le ho lasciate improvvidamente abbandonate nel sottoponte in disuso, le sole bambine con cui da piccolo fui in qualche intimità di giochi,- è che al mio risveglio io ritrovi in Mantova e Khajuraho lo stesso allineamento turistico, incapaci entrambi i centri d’arte di darsi altrimenti un futuro.
Leggevo oggi sul foglio locale di come internet stia riscrivendo l ospitalità della mia città, sempre meno in hotel, sempre più in bed and breakfast e in appartamenti e case private, senza però che aumentino di un niente le notti trascorse , e ieri Mohammad è riuscito solo a dirmi in che situazione drammatica si sia ritrovato, per avere voluto dare una mano all’amico Abbaz ad aprire anch’egli un proprio home stay nel sobborgo fatiscente della musulmana Manjunagar , forte della sua esperienza giunta al suo quinto mese presso l home stay P.* di Manoj.
Ora si dà che Abbaz abbia un cugino che vuole a sua volta aprire un home stay, e l’avere appreso che Mohammad si sia prodigato a favorire Abbaz l’ha fatto montare su tutte le furie. “ I kill you, I kill you-Mi ha gridato raggiungendomi fin dentro l’hotel- home stay, mi ha minacciato di denunciarmi come un terrorista, facendomi il nome di un poliziotto suo amico”
“ Tu terrorista, e come, vivendo in Khajuraho, tutto il giorno in home stay?...”
“ Vengo da Kanpur, e lui può inventare tutto sul mio conto”
Bilal, il suo parente ricco e influente, si sarebbe dato da fare per evitargli ogni guaio, ma l impegno da questi così assunto non lo rassicurava quanto invece lo spaventava ancora la veemenza con la quale il cugino di Abbaz lo aveva investito
“ E dirò, ha anche aggiunto, che fai dei traffici sporchi con gli stranieri. Mi crederanno, vedrai”
“E Abbaz?
“ E’ tutto dalla mia parte, ha fatto tanto per me.”
Stavo per suggerirgli di lasciare perdere tutto o di anticipare quello scriteriato recandosi lui, con Abbaz e Bilal, a denunciarne le minacce alla polizia, quando la linea è caduta e non è stato più possibile riprenderla
“ Che vuoi, mi ha detto Kailash , quando gli ho detto grossomodo del fatto, tutti quelli che hanno delle stanze libere ne fanno in Khajuraho un home stay…”
“ Ma se non avete che indiani in hotel, e non si vedono più stranieri occidentali!” Un dieci per cento del totale dei turisti, secondo i suoi calcoli aggiornati
“ Ma è folle, Kailash, addirittura in Manjunagar..”
“ Che vuoi, la sai come la penso, Chi ha denaro non sa che spenderlo / non riesce a non spenderlo”
Come la Gautam family. Zero clienti in hotel. E intanto a costruirne un altro.
E tra “ corean” o “ indian group” l’amico se la passa prendendosi più cura dell hotel e interessandosene più dello stesso padrone.
“ Ieri gli ho fatto vedere come mi fossi dato da fare a spazzare via le cimici dalle stanze prima che i coreani arrivassero”. . Khajuraho era invasa di cimici ancora quest’oggi, è a luci spente. per non attrarle negli interni, che mi ha telefonato più volte standosene di fuori dell hotel, lungo la jain Road di una Khajuraho abbuiata.
Sono gli indiani i clienti che gli danno più da fare, con le loro pretese incessanti lungo il corso di tutta la notte, prima l’acqua, poi le scatole dei fiammiferi, le sigarette da portare loro in stanza.
In compenso sono di meno i grilli salterini, dappertutto, fin dentro le maglie di sotto. Grilli e cimici ci sono perché è venuta la pioggia, ma della tanta acqua che preannunciava il meteo in internet, ne è caduta parecchia solo per un’ora. Dalle quattro alle cinque di un pomeriggio.Abbastanza per assicurare che giunga a maturazione il sesamo nei campi, troppo poca per le coltivazioni di lenticchie, che andranno perdute nei campi senza pozzi o non raggiunti dall’irrigazione.
Nei giorni in cui vorrei tanto essere già da loro, nei giorni della festa di Diwali per la Laxmi puja in famiglia, il padrone giovane pare che lo voglia al suo seguito a Delhi, partecipe come cerimoniere del suo matrimonio con un’indiana, dopo avere lasciato la prima moglie italiana.
“ L’ha lasciata dopo essere diventato ricco del suo denaro, vero, Kailash?”
“ Yes, like this” ha annuito Kailash, con cruda sincerità, come se non sapessi già come si sono costruite le fortune in Khajuraho di tanti detentori di hotel. Del suo, come di quello di Mohammad, come di quello stesso in cui l’estate scorsa lavorava Ajay. Ma il suo padrone resta il dio del mio amico. E per quanto gli abbia raccomandato la cura dei nostri bambini, so già che Ajay , in difficoltà con la matematica e l’hindi, non troverà in lui l’amicizia fraterna di un soccorrevole padre..
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