lunedì 17 luglio 2017

Se in Italia

Se in Italia ora me ne sto tutto il giorno chiuso in casa e non ho voglia di uscirne che per necessità impellenti, una delle ragioni snervanti, più che il gran caldo, è che giunto oramai alla fase terminale della mia esistenza, mi deprime incontrarmi per strada con conoscenti ed amici cui nulla interessi di quel che penso o che sento, quale sia la mia vita sensibile e mentale, ma ben attenti a quanto sia più grasso o decrepito. Né mi va di sentire levarsi nel dibattito la veemenza di chi suppone che chi è avversario o nemico è tale perché è un cretino, fascista o leghista o penta stellato o piddino che sia, e che contro lo jus soli ci sia ancora chi invoca che le colpe dei padri debbano ricadere sui figli , o quelle del forestiero che delinque su chiunque sia ancora straniero in Italia, escludendolo dalla cittadinanza italiana benché in Italia sia nato, ne frequenti le scuole e ne parli la lingua nazionale. Tanto meno mi vanno i panem et circenses estivi di una classe politica che non riesce ad allestire che ciò sa e conosce, nella sua formazione politica cresciuta anziché su poeti, letterati, economisti, filosofi e sociologi, su tutto quanto fa intrattenimento e spettacolo, è parola e musica di cantautori, o mossa o finta di un calciatore.
E a sinistra e a destra, da amministratore o funzionario di stato, favoleggia la via Emilia perché è stata la via di congiungimento degli astri di Zucchero, del Liga, di Vasco Rossi, con quello maggiore di Francesco Guccini, nulla sapendone di quelli artistici di Attilio Bertolucci, Silvio d'Arzo, Pier Vittorio Tondelli, Antonio Delfini, Walter Siti e via continuando. E quanto al bread and circuses imbanditi in loco, non serve allettarmi con i luoghi comuni e gli equivoci (vedasi in merito Scansani Stefano) del mito artefatto di una cucina di principi e popolo, o che , pur di allestire appeasements di richiamo e successo da fare invidia a quelli areniani, da Seamus Heaney si sia approdati ad Elton John, prima di Sting, per la modica cifra minima di 95 euro a cranio,  se in ascolto del baronetto non si è dei Vip.

venerdì 14 luglio 2017

Quasi una leggera morte

Prima che il treno  da Khajuraho  mi conducesse con Kailash a Delhi per fare rientro dopo alcuni giorni in Italia,  chiedevo al mio amico e a Mohammad, che era accorso in stazione in motocicletta per un ultimo congedo , di consentire a Miraj che aveva accompagnato Mohammad, di scattare un’ultima fotografia che ci vedesse raccolti  insieme, concordi e affettuosi dopo screzi e dissidi,  rivedendo la quale, come il treno  si è messo, mi sentivo  gioioso  di poter  dire, pubblicandola in face book: Ecco l’immagine di una felicità concessa a chi non vive soltanto per se stesso”. Pur tra le lacrime , quando al telefono Mohammad, rientrato in hotel,   cessava di parlare sopraffatto dai  singhiozzi.
Ma ora non ne è più nulla di tali immagini, finite perdute con  ogni altra che ho scattata in India durante questa mia  ultima permanenza, di templi hindu sconosciuti o di amate sembianze, con  i miei computer e tutto il materiale  dei miei scritti,  di tutti i documenti e testi  e degli ebook  di altri autori  che contenevano, con le mie fotocamere e lo smartphone che Mohammad mi aveva assicurato di seconda mano,  per il furto della borsa che li conteneva che in una fase di dormiveglia ho subito alla stazione centrale di Milano,al mio rientro dell India  in attesa nel corso della notte del primo treno mattutino diretto a Mantova,  per opera di una gang di malfattori extracomunitari.  Che altro non posso pensare, se nel giro di un’ora  alla polizia giudiziaria cui denunciavo  il furto  si succedevano un altro anziano e una giovane ragazza in lacrime, vittime anch’esse  di rapine. La psichiatra  del Fatebenefratelli , cui chiedeva un consulto  nel suo referto parlava di mie reazioni normali,   pur sempre nel mio  stato di depressione  permanente, mi diceva che  che potevo  già lasciare Milano  e che non dovevo avere paura di ritrovarmi da solo nelle stanze del mio appartamento a Mantova,  dove distaccato dal luogo del furto  avrei  avvertito  appieno il senso dell’avvenuta perdita. La mia mente  era in realtà sospesa e si era auto sedata in una stato di stupefazione attonita,  cercando  appigli, nel vuoto della perdita, a  quanto avevo pur avuto  e avrei  trovato modo di salvare.   Per mia fortuna , disattendendo alle indicazioni dell’addetto al chek in nell’aeroporto di Delhi, avevo conservato nei bagagli un hard disk con i miei testi principali, e nel mio blog avevo avuto modo di  salvare  ogni mio resoconto indiano,  e  vi avevo stipato tutti i dischi dei dizionari e del mio web site, ma quanto di irrimediabilmente perduto veniva a mancare all’appello, quando la memoria  aveva le capacità di ripercorrere i dati che potevano essere finiti perduti,   ogni immagine che avessi  scattato dei monumenti  islamici e moderni ignoti ai più che avessi  scattato in Delhi, tutte quante quelle, preziosissime e altrimenti irreperibili  ovunque, dei templi hindu che avevo ritrovato con Kailash  nei dintorni di Mahoba  e di Chitrakoot, senza il cui supporto ogni mia ricerca in corso da ultimare restava un sentiero interrotto, per riprendere il quale, al mio ritorno in India, avrei dovuto ripetere i viaggi e riscattare ogni foto,  con nuovi apparecchi dall’acquisto proibitivo.
Per giorni, finora, come tutt’ora ho seguitato a compiere ogni cosa da fare e a conservare i contatti indispensabili come in uno stato di leggera morte, in cui  la rimozione dell’avvenuto  si faceva confuso distacco e indiana rinuncia, senso di liberazione  come se la perdita mi avesse alleviato di un fardello, e come la falena al fuoco di una lucerna, bruciassi più inconsistente ed evacuato  vuoto  del mio annientamento  in corso. Mi ha sostenuto in tale precipizio la ritrovata immersione nell universo librario,  Schopenhauer, don Milani, Mandelstam o Kushwant Singh che fossero i ritrovati autori,  nel silenzio dell India  in cui l’atman ritrova il suo Brahman  ritirandosi dal mondo.

Con il piacere, nei miei contatti con chi ho di così caro in India, che Mohammad abbia ritrovato la via della scuola, e che mi sappia dire dei più grandi poeti in urdu, di Mirza Ghalib come di Mir taqi Mir,  di Mirza Ghalib citandomi  due versi che ho ritrovato in una versione inglese “Let me get drunk in the mosque,
Or show me the place where God abstains!”

sabato 1 luglio 2017

Razza padrona

Razza padrona

"Are you sleeping?” è il rimprovero che a Kailash ha inoltrato ieri mattina il suo padrone, uno dei figli del proprietario dell Hotel Harmony, per averlo sorpreso tramortito dal sonno tra le 9 e le 10 del mattino.
“La verità, mi ha detto Kailash, è che anche ieri notte in Hotel non ho dormito per tenerlo aperto e avvistare i turisti indiani che arrivassero prima dell’alba”.
Anche stamane a 45 giorni dalla sua assunzione, non se ne parla nemmeno di retribuirlo, il proprietario dell’hotel Surya è uno dei tanti che gli chiede ogni giorno di passare alle sue dipendenze, ma per il rispetto che ha per il suo padrone più che per me e per i suoi figli, Kailash tergiversa ancora senza decidersi.” Kailash, gli ho appena ripetuto, per pagarti il tuo padrone deve fare soltanto quello che ho appena fatto per te e i nostri cari, andare all atm e prelevare 4.000 rupie invece delle 10.000 che ho appena ritirato per noi tutti”.
E’ lo stesso per Ajay, e lo stesso per Mohammad. Manoj, il suo proprietario, se ne è andato fuori di Khajuraho dopo avere solo promesso che provvederà al pagamento quando farà ritorno. Con il ragazzo che è di turno di notte è già in ritardo di 10 giorni nel pagamento del salario che gli spetta.
E' la solita storia, per Kailash, Mohammad, od Ajay, di un proprietario o big owner che si assenta, e ai figli o a chi resta non dà alcuna disposizione o mandato di pagamento dei salari dovuti ai propri lavoratori
“Mohammad, voi avete bisogno di quel denaro per mangiare e per campare, il vostro salario viene prima di tutto, che ne sarebbe di Kailash e dei suoi e di te, se oltre al salario non riceveste il mio aiuto? E’ o non è così? Che ci vuole a tenere conto in un registro di quando i propri lavoratori devono essere pagati e assicurarne la retribuzione prima di qualsiasi partenza. Quando lascio la casa di Kailash io pago in anticipo ogni conto in sospeso”
“ Yes, but save quiet mind , don t be exagerated…”
Al che innervosendomi ulteriormente più di quanto le sue parole potessero calmarmi “ Sono io, o è la situazione che è troppo esagerata?”
E’ la stessa storia, quella di Kailash, di Mohammad, di Ajay, che è alle origini della mia acquisizione di uno smartphone Lenovo, di seconda mano, che ho dovuto pur procurarmi per provvedere nei prossimi giorni alle fotografie dei templi di Akora, nell'Uttar Pradesh.
Era di un amico di Mohammad in Kanpur, il cui padrone se ne è andato in pellegrinaggio alla Mecca senza dare disposizioni perché il giovinetto fosse remunerato E siccome a giorni incombe la festa di Id, per la quale serviva assolutamente un vestito nuovo all’amico di Mohammad ed a sua madre, il giovane si è rifatto a Mohammad per procurarsi i soldi degli abiti rivendendo lo smart-phone, il ricavato della cui vendita gli è pervenuto per il tramite di un cugino di Mohammad che in Kanpur ha fatto ritorno.
Se c’è una morale di fondo di tutto questo é che Mohammad e Kailash sono oramai entrambi molto più forti di me, in un India dove sopravvive e resiste chi non ha alcun senso dei suoi diritti o ne fa tacere la voce.
" Siano dolci, siano amare, sono sempre parole d'amore"
( abbozzo originario)
“ Kailash, dicevo al mio amico durante la cena in Chitrakoot che precedeva il nostro rientro notturno a Khajuraho,- anche se mentre stiamo insieme la mia mente va via ed è perduta lontano, con te non sono e non mi sento mai solo. Sono stati un’altra volta bellissimi i nostri giorni di viaggio”
Nei dintorni di Citrakoot ci eravamo aggirati per due giorni alla ricerca dei templi perduti, in Gonda, Ramnagar e villaggi circostanti, prima di rivisitare la piccola Varanasi tinteggiata meravigliosamente di un ocra arancione nei suoi templi e palazzi ed edifici contigui , lungo il Ram Ghat che si affaccia sul fiume Mandakini, di percorrere sfiniti e contenti l intero Perikrama intorno al colle sacro al dio Rama, dove la leggenda vuole che per dodici anni sarebbe rimasto in esilio con Sita e Lakshmana.
“ Grazie”, mi diceva un commosso Kailash., prima di replicarmi come atto di gratitudine
“E quanto a me, io non ero una persona prima del 2005”, l’anno in cui ci siamo conosciuti.
Ma sarebbe bastato quel che è accaduto nella stazione di Karvi in attesa del treno che ci avrebbe ricondotto in Khajuraho, ad infrangere ogni nostra presunzione che la nostra amicizia ci avesse elevato ad una condizione infrangibilmente superiore.
Kailash mi lasciava solo con tutti i bagagli e le borse a fronteggiare delle scimmie che con i loro piccoli in grembo o sul dorso si erano avventurate lungo i binari, e quando una di esse mi si avvicinava ed iniziava ad armeggiare con uno zaino per portarmelo via, invece di soccorrermi egli ne rideva distante.
Io , sentendo dalla mia parte ogni ragione, lo maltrattavo di fronte a tutti con parole offensive, rimproverandolo in hindi di stupidità assoluta, prima che mi si riaccostasse umiliato, e non trovasse altra giustificazione che chiamando in causa la sua paura delle scimmie.
La paura che di nuovo era prevalsa sui suoi sentimenti, come la notte in cui non aveva trovato il coraggio di donare il sangue che serviva ad assicurare la vita di Vimala e di Chandu , quando la moglie aveva partorito il nostro ultimo bambino.
Kailash cercava di rifarsi in ogni modo, facendosi finalmente carico di ogni bagaglio, al sovrappasso che dovevamo risalire e discendere per prendere il treno in arrivo, e quando sopraggiungeva, pur nella concitazione di risalire alla nostra carrozza eglitrovava il tempo e i modi gentili per orientare un indiano anziano e confuso che era diretto ugualmente a Khajuraho per visitarne i templi, quando io inorridito dal suo aspetto trasandato e repellente, avrei voluto che l’amico si prendesse cura soltanto di noi due, affrettandosi a raggiungere una carrozza che restava distante
“ Per lui c’è l Ufficio turistico, se ne ha bisogno”
Così dicendo alla faccia di ogni mia missione culturale universale, del mio disperare che sia disattesa ogni mia indagine e ricerca su tale patrimonio artistico così lungamente condotta.
E ieri al mio rientro, sarei dovuto venire al dunque con Mohammad., quanto alla conclusione dei suoi studi, e a ciò che resti ancora della nostra amicizia.
Nell’ hotel in cui lavora, quando ci siamo rivisti, gli ho chiarito subito che giunti a tal punto non intendevo più né pagargli la reiscrizione a una scuola privata né effettuare il passaggio a quella pubblica, visto che a due giorni soltanto dalla mia partenza nessuna sollecitazione mi era da lui pervenuta in un qualsiasi senso, che al solo fare cenno a tale questione, cadeva ogni volta la linea ed ogni discorso che .intendessi affrontare.
“ Tu preferisci considerarti uno stupido ragazzo con una mente stupida pur di non studiare ancora, “che fare valere l’eccellenza del tuo cervello…
Rientravo in casa di Kailash, e lo ritrovavo al suo risveglio con Vimala e Chandu. Chiedevo all’amico di dire al bambino che sarei partito per l Italia, da cui solo dopo vari mesi sarei rientrato in India, e di chiedergli se era il caso che da lui e tra loro facessi ritorno, o che rimanessi nel mio paese una buona volta per sempre.
Chandu gli rispondeva che voleva che facessi ritorno, poi soggiungeva in hindi altro, che chiedevo a Kailash di tradurmi all’istante : “ Don’t go, Non andartene, è quanto Chandu vuole che ti dica”
Cosa più bella il mio bambino non poteva dirmi, ma quando mi sono ritrovato da solo in casa con lui, e mi sono messo a vigilarlo- la mamma era in realtà solo al di là della soglia-, ha seguitato a pregarmi di lasciarlo solo, e di andarmene via.
Mohammad l’avrei ricontattato più tardi al telefono, da cui mi aveva richiamato perché gli rendessi conto del fatto che avevo coinvolto di nuovo suo padre, in un estremo tentativo di convertirlo a seguitare fino alla fine il corso dei suoi studi.
Mohammad si trincerava dietro il nuovo corso assunto dalla sua vita con la sua prima attività lavorativa, per occultare il dato di fatto che gli mancava ogni interesse e volontà di fare ritorno a scuola
“ E’ il mio lavoro cui ora devo pensare, Manoj mi ha detto che se voglio ripetere la decima classe per tre giorni soltanto la settimana mi lascerà andare a scuola, dipende se di mattina o di pomeriggio. Prima viene l’ hotel, adesso per me…”
“ Manoj è un ex insegnante che non dovrebbe parlarti così, ma che ti parla così e ti ha pure già promesso un salario superiore di mille rupie, perché vuole tenerti in schiavitù nel suo albergo. Se tu davvero ci tieni alla scuola, è la scuola che deve venire per prima, e nessuno può obbligarti a perderla per curarti delle sue camere da letto e della sua reception”
“ Lo so che sbaglio, Mohammad veniva allo scoperto, ma la verità, what is true, è che non ho interesse ad andare a scuola. Tu e mio padre avete per me la stessa autorità. E se tu pagassi per me la scuola, so già che ci andrei un giorno o due, o tre, e che poi smetterei”
Se così stavano le cose, fosse fatta la sua volontà, secondo la sua libertà di scelta che aveva l ultima parola. E buona notte, e sogni d’oro di nuovo, per il mio caro ragazzo.
Avendo così posto fine a ogni mio tentativo di riavviarlo agli studi perché li ultimasse, non capivo, durante tutta la giornata odierna, come nei giorni trascorsi, il suo ostinarsi al telefono in una laconica freddezza nei miei riguardi.
Nella sala da pranzo dell’hotel non mi rivolgeva né la parola né lo sguardo.
Quando gli ritelefonavo di nuovo, rinviava a un’ora più tarda il nostro incontro, e allorché lo contattavo che la sera era già inoltrata, mi faceva sapere che non poteva mancare ad un ennesimo matrimonio
“ Arrivederci a ottobre, allora se è così”
Sulla via di casa il mio malumore cresceva nei confronti del ragazzo , e il suo parossismo mi faceva deviare verso l hotel dove forse l’avrei ancora ritrovato, come in effetti vi era ancora presente, per uno di quegli ultimatum in cui un’amicizia trova il suo termine:
“ Mohammad, se vuoi chiudere la nostra relazione, possiamo finirla qui”
“ Possiamo proprio chiuderla” mi replicava in tutta risposta, senza staccare lo sguardo dallo smartphone che digitava,
“ Tik-è and good bye for ever” sentenziavo in una stretta di mano.
A Kailash comunicavo di li a poco la fine inevitabile della mia amicizia con Mohammad, al che egli reagiva dicendo che avrebbe comunicato al padre che d’ora in poi egli avrebbe dovuto provvedere al ragazzo per ogni evenienza, che il figlio era ora come un uccello che avrebbe cavarsela in volo in tutto e per tutto con i soli suoi mezzi.
Non ancora mi capacitavo di quanto potesse essere successo, che Mohammad mi telefonava di nuovo con voce dimessa, per dirmi che cosa aveva ispirato il suo comportamento
“ Volevo che così tu soffrissi di meno, nel lasciarmi e nel ritrovarti in Italia senza di me”
“ Scusami , Mohammad, per come ho reagito”
“ Ti capisco. Chiunque avrebbe fatto come te… “
.” Solo che se tutto si fosse tra noi così concluso, mio caro, mi sarebbe stato molto più difficile fare ritorno . “
Kailash precedeva l’arrivo di Mohammad nella mia stanza, dove mi avrebbe lasciato di lì a poco, per portare al giovane che con lui si avvicendava di notte delle cibarie del matrimonio cui aveva illuso con me.
“ Se è come mi dici, se il tuo giovane l’ha fatto per questo, va bene, non ci sono problemi” e salutava l’arrivo del ragazzo con soddisfazione amichevole, in Mohammad rinsaldandosi ciò che ci unisce e ci lega.
“ Ora, gli dicevo con tutto il mio affetto, voleranno in un istante i giorni della nostra separazione, e il tuo richiamo sarò tanto più forte”
Che venisse pure l indomani, a me bastava già quanto il suo sopraggiungere avesse messo le ali alla mia felicità.
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domenica 25 giugno 2017

Uno shock salutare di Mohammad

Uno shock salutare di Mohammad
Pensa, Rico, -mi diceva ieri un Mohammad sbalordito e confuso, per il quale era come se tra il cielo e la terra fosse avvenuta un’ inversione cosmica,- io sunnita ho amato per tre anni una ragazza, e solo oggi ho scoperto che lei è sciita...
“ Ma chi è ? Dove vive? Come è stato possibile, senza che io ne sapessi niente di tale tua storia?”
Ma è… Mouskan”
“Mouskan?”
"I suoi familiari hanno sempre fatto credere in giro di essere dei Pathan, che è come dire dei Khan.
In realtà ho scoperto che tutti i loro nomi sono succeduti dal cognome Hussein.
Ho fatto ricerche in internet, contattando in facebook un cugino di Mouskan. Provengono da Banda e suo nonno era un membro famoso della comunità sciita della città"
“ Mohammad mi fa solo piacere che tu abbia scoperto quanto tu mi dici, perché tale rivelazione non può farti che bene. Se penso a ciò che mi hai ripetuto degli sciiti, che il loro sangue ha un tale odore particolare”
“ Certo che è così. Dovresti venire anche tu a Kanpur per la flagellazione di Moharram. E’ ciò che hanno visto i miei occhi, sentito i miei sensi…”
“ Ed anche che sputano di nascosto dove tu bevi... Mohammad per anni sono stato in relazione con una famiglia iraniana, di cui ero membro come di quella di Kailash, e ho viaggiato nel paese degli sciiti, ma mai qualcuno ha immaginato o pensato di farmi una cosa del genere. Mohammad, Mohammad, come può la tua mente pensare cose del genere.... Come puoi immaginare che io le creda e che le condivida, io cristiano in una famiglia hindu, che aiuta la tua famiglia sunnita…
Mohammad ha cominciato a riaversi e si è allora ricordato e mi ha parlato di un suo amico di infanzia, Argan.
“ Dividevamo tutto dei nostri pasti, ogni sorta di riso byriani. Poi durante un Moharram l ho visto tra gli altri sciiti, che partecipava al mattam, e sono rimasto scioccato… l’ho rivisto ancora un’altra volta, un mio amico sunnita lo ha afferrato e me lo ha consegnato perché lo picchiassi. “ Sei sciita? gli ho chiesto. Ed egli mi ha risposto “ Sono tuo amico, non sciita” Gli ho detto allora di scomparire dai miei occhi, rinunciando a fargli del male.
Mohammad mi ha accreditato di averlo incontrato ancora una volta, durante il Moharram in Kanpur di tre anni or sono, e di averlo abbracciato, lasciando che il sangue dell’amico macchiasse la sua djellaba.
“ Che vuoi che possa pensare degli sciiti, dopo tutto quello di cattivo che sugli sciiti mi hanno detto in famiglia, in comunità, un autentico lavaggio del cervello. “
In Khajuraho, Rajnagar, Chhatarpur, apparentemente nessuno è sciita.
“ Ma tanti lo sono, e lo tengono nascosto a noi sunniti per paura. E’ diverso in Kanpur, o Lucknow, dove gli sciiti sono più di noi della Sunna”
“ Un autentico brainwashing. Come quello di Al Qaeda quando cominciano a dire ai terroristi che l islam è in pericolo, che dobbiamo difenderlo… e che se muori per difenderlo vai direttamente in Paradiso E’ Allah che difende l islam, se è in pericolo noi possiamo solo difenderlo con la preghiera, comportandoci da veri muslim. Nessuno può uccidere nessun altro. Solo Allah può toglierci la vita che ci ha dato“
Ed è tornato a ripetermi il suo credo più profondo
“ Esiste un solo Dio, le religioni e la loro distribuzione sono solo create dagli uomini. Noi tutti, prima di tutto, siamo human being, esseri umani, prima ancora che hindu o cristiani o muslim, sciiti o sunniti”
Il discorso l’ho fatto quindi scivolare sulle questioni della scuola, mentre Mohammad vagheggia già la moto che gli lasceranno tra mesi degli zii ricchi, su cui al mio ritorno potremo uscire di sera, su quali siano i suoi rapporti attuali con il padrone e il suo sovrastante.
E' in grado di sopravvivere in hotel , ancora a lungo ,. Oggi gli sono state consegnate le ultime mille rupie della paga del mese scorso, di cui il sovrastante avrebbe voluto trattenergliene ancora quattrocento.
“ Lo sai, come occorre fare. mi ha detto il ragazzo con una citazione stupefacente quanto la perfezione chiastica delle sue massime, “ divide and rule!”.
E da dove il “ divide et impera” fosse mai uscito fuori nel suo cervello, era un mistero che gli era insolubile.

sabato 24 giugno 2017

Templi in granito dei sovrani Chandella

I templi in granito realizzati dai Chandella nel territorio  del Jejakabund, l’attuale Bundelkand, all’inizio e durante l intero corso dell’esercizio della  loro sovranità, sono di rilevante interesse  già  in quanto  rispetto ai templi in arenaria che vennero edificati nella loro capitale religiosa- Khajuraho, prossima alla  località di irradiamento originaria del loro potere-  e nei principali centri della dominazione successiva- Ajaygarh, Kalinjar, Dudhai, Chandpur,- il succedersi della loro edificazione in un materiale più umile e meno lavorabile in forme e rilievi statuari ne fece le manifestazioni monumentali di uno stile di provincia  che se ne differenziava . Ma ancor più saliente è che essendo gli unici templi originari dei Chandella,  pur nella loro evoluzione consentono di cogliere col massimo nitore il fissarsi dei tratti, che nella loro continuità, verranno  caratterizzando il differenziarsi stesso della loro arte templare complessiva rispetta a quella antecedente. Inoltre grazie ad essi si può intendere meglio quali innovazioni ulteriori faranno assumere una discontinuità maggiore ai templi in arenaria che di tale arte templare sono l’acme,  in assoluto quelli di Khajuraho, pur nella ripresa iconografica,  che l’arenaria in essi consentiva, di aspetti statuari fondamentali dei templi hindu antecedenti.
Procedendo nella disamina  in elevazione dei templi in granito d’epoca Chandella, è dato di rilevare che solo il  Nag mandir di Mau Suhanya presso Dubhela, nel distretto di Chhatarpur, Madhya Pradesh, come nel vicino tempio Chausat Yogini, che invece è  in arenaria presenta  un basamento che  sorge direttamente sul suolo, così come  si riscontra  nei templi  antecedenti, situati nell India centrale circostante,  dei sovrani Pratihara da cui i Chandella si emanciparono assogettandoli,  il cui modello esemplare, che si ritroverà ripreso dai Chandella solo nei templi minori laterali dei complessi pentatemplasri phanchayatana, costituiva dall’ VIII secolo la tradizione vigente nell’area. Invece in ogni tempio in granito che i Chandella fecero edificare, il basamento si staglia sempre su una propria piattaforma o jagati, come altrimenti, nei territori che furono dominati dai Pratihara di Kannauj è dato di riscontrare solo nei templi di Nagda e di Osian, nel lontano Rajasthan-
Tale scabra piattaforma appare priva di ornamentazione ed è  costituita di più piani di lastre, se si eccettua quella di un imponenza gigantesca del Chausat Yogini mandir di Khajuraho, che è un ammasso colossale di pietre rocciose.
Tra i templi in arenaria solo il Gantha mandir  di Khajuraho, non che il tempio presso Harpalpur nel distretto di Mahoba, Uttar Pradesh, sembrano far eccezione a tale sopraelevazione, ma insieme con la loro comune matrice jainista, e non hindu, va rilevato che il tempio Gantha  di Khajuraho come parzialmente il vicino tempio jainista Parshavanatha  appare interrato nelle sue  fondamenta., e la sua  jagati sommersa sotto cumuli di macerie, in ammonticellamenti di sedimentazioni storiche  ( “ cultural mounds”) che caratterizzano l’area ( K. Deva, 250-51).
Il tempio vero e proprio in granito,  come tutti quelli d’epoca Pratihara,  essi di immancabile splendore pur nelle forme più minute, e al pari di tutti i successivi templi in arenaria  si compone quindi del suo basamento, con la novità sostanziale- che se si eccettuano i templi di cui si è detto precedenti  di Mau-Suhanya e quello che la tradizione vuole vi ha tramandato istituito in onore di Ganesha, per altro interrato-,   tale basamento non è mai costituito dal solo vedibhanda,  nella sua successione di kura, kumba e kalasa, come si configura  nella quasi totalità dei templi Pratihara, eccezion fatta per il Jarai Math splendido di Barwa Sagar, ma presenta almeno altre due modanature,  oltre il kharasila.
E’ così, minimalisticamente, per il  Chausat Yogini Mandir ed il tempio Lalguan di Khajuraho come per il Tempio Shiva di Dauni ( Doni), nel distretto di Chhatarpur,  ad una ventina di chilometri da Naogong,  in quanto nei due templi di Khajuraho oltre il kharasila precedono il vedhibanda solo un jadhya kumbha ed un pattika,  che nel tempio di Lalguan è ornata da un abbozzo di takarikas superiori,. Tali modanature sono intervallate dal recesso di un antarapatta nel Chausat Yogini Mandir,  .
Nel  tempio di Sijari, nel distretto di Mahoba, , tra due pattikas fregiate di takarikas, fa forse la prima comparsa tra i templi Chandella la modanatura di un karnika, ignota ai templi Pratihara, in cui solo il Jarai Math sembra presentarne una tornitura anticipatrice,. In precedenza nei templi Chandella un karnika aveva fatto sì la sua comparsa in quello di Lalguan. ma non nella conformazione del basamento,  bensi in luogo dell’amalaka quale  prominenza inferiore dei capitelli barhani  che sono ora  il solo residuo superstite del portico che precedeva la cella del santuario.
I templi di Urvara, Rahila e Makarbai nel distretto di Mahoba, e quello delle Chausat yogini di Doni, che le cronologie vigenti vorrebbero tra loro differire di secoli, mostrano pressocchè l’identico ordine di successione  delle modanature. Esse, come nel loro svolgimento meraviglioso  che compare nei templi in arenaria di Khajuraho  sviluppano già l’adhishthana nella successione di bitha e di pitha, di zoccolo e plinto, prima del podio del vedibhandha che già era assolutamente  canonico nei templi Pratihara. E’ un’innovazione che rispetto al  fedele che nei templi di Khajuraho compia la pradakdshina esterna innalzerà grandiosamente le pareti e la  mole incombente del tempio nel suo apparato statuario, tanto più che nei templi maggiori sandhara vi saranno  sopraelevati gli  stessi balconi  dei transetti.
Nei templi ad essi antecedenti in Khajuraho e nel Bundelkand circostante, l impiego del granito in luogo dell’arenaria  consente le  modanature di kapotas,  jadhya kumbas, karnikas e pattikaa, mistilinee, mentre vi preclude /esclude quelle di grasapattikas di kirtimukkas, e vi  ingenera il profluvio di rombi floreali diamantini e di rosette, la cui ricorsività è variata da jalaka pattern nei kura dei vedibhanda , così come nei corsi sottostanti ai vedikas delle pareti laterali e alle trabeazioni,mentre ne preclude ogni ornamentazione lotiforme.
Il loro ordine di successione vi è il seguente, con una differenziazione nel tempio di Makarbai che concerne solo le prime due modanature dello zoccolo, entrambe decorate a rombi. Il basamento iniziale del bitha, o zoccolo, consiste di tre modanature, quella iniziale e quella terminale lisce, mentre quella intermedia è fregiata o di rombi floreali diamantini o di una cordonatura   circolare  intermedia e aggettante  . O Isolati o alternati a rosette, essi sono il motivo ornamentale che pervade tutto il complesso dei due edifici di culto gemini, in compresenza con le orlature di pattikas e kapotas, di gagarakas inferiori e di takarikas sovrastanti, e sono variate solo da reticoli-jalaka e palmette, che secondo un’istanza invalsa già nei templi Pratihara, sono il fregio di prammatica del primo corso delle trabeazioni
Sullo zoccolo si stagliano inconfondibili le conformazioni ulteriori del plinto, o pitha, composte di un jadya kumba , un karnika intermedio , un kapota  che lo rinserra alla stessa stregua del  jadhya kumba, che parimenti al pari è ugualmente ornato di gagarakas e di takarikas, e in cui ugualmente pure ricorre un fregio di rombi. floreali diamantini alternati a rosette
Quindi si susseguono le modanature del podio, o vedibhanda , un kura reticolato a scacchi, secondo il motivo del jalaka pattern, un kumbha con madhya banda fregiata di takarikas frontali,  la cui fascia intercorre tra rombi e stilizzazioni dell’abbondanza di vasi floreali, un kalasa decorato di gararakas sottostanti e di takarikas superiori, sormontato a sua volta da kapota e da pattika, ambedue abbellite con un fregio di rosette e rombi diamantini e con gagarakas inferiori, il kapota anche con takarikas superiori.    ************************************************
All’altezza della proiezione centrale dei badhras dei templi, tra la seconda modanatura dello zoccolo e il vedibhanda nei templi delle Chausat yogini di Doni, e di Vyas Badhora si erge una nicchia che conteneva una statua , preludendo alle nicchia semplice o alle due edicole ( in Vyas Badhora)( o in  Baragaon, nel distretto di Tikamgarh, Madhya Prradesh ) che compaiono nel badhra. Rombi floreali diamantini ricorrono nel corso intermedio della decorazione dei pilastri badhrakas** e lungo lo stipite inferiore di tutte quante le nicchie.
Jangha

 Nei primi templi Chandella  in granito- il Chausat Yogini mandir e i templi Lalguan e Brahma di Khajuraho, il tempio di Shiva di Doni, i templi in Mau Suhania e Dhubela - le pareti del Jangha secondo il canone pancharatha, appaiono nettamente  scandite in proiezioni di rathas, ma esse sono . spoglie di ogni ornamentazione in rilievo, e il  solo motivo ornamentale è  il ricorso di uno o più  pattikas che in tutta lunghezza fungono da bordi,  o  che  nelle guise di un madhya banda separano in due settori orizzontali  il jangha del tempio
Nel  tempio di Sijari, in pareti lisce,  ma scandite  dal pattika di un simile madhya banda in due settori, subentrano sia pure i soli pannelli di rombi e pentagoni.
Ma è già nel Chausat Yogini mandir di Doni, nei templi gemino shivaita di Vyas Badhora, in quello Rahila presso Mahoba ed in quello di Makarbai che le proiezioni del santuario e del vestibolo si fanno pilastri ornamentati in una o due sezioni, ( ciascuna delle quali inquadra che inquadrano ciascun un  l’ingrandimento di un rombo floreale diamantino ingrandito, come avviene  nelle nicchie del badhra centrale  o della kapili dell’antarala, che  invece nei templi Chausat yogini di Doni e in quello Rahila è ipotizzabile che albergassero statue.)
Tali pilastri-rathas si elevano oltre un kapota, insito tra due recessi, anch’esso bordato con takarikas e gagarakas, e decorato frontalmente di rosette alternate a rombi floreali diamantini. che in Makarbai è  il kapota  stesso che conclude il vedibhanda. Essi sono costituiti da unica sezione, tranne che nel ad eccezione del tempio di Vyas Badhora ove un ulteriore profondo recesso intermedio prelude a una seconda sezione minore superiore del pilastro. Ad  essa , alla quale ugualmente corrisponde una ulteriore nicchia del badhra, laddove  è una soltanto negli altri templi, in conformità con il numero delle al pari delle sezioni dei rathas.   La sezione unica dei templi Rahila e di Makarbai   e quella primaria in Vyas Badhora sono ripartite da un madhya banda negli inquadramenti di due rombi floreali diamantini enfatizzati dal loro  ingrandimento. A profilare inizialmente tali sezioni è un kapota che replica quello soggiacente ai rathas, sia nei gagarakas penduli che nella serie di rosette e di rombi floreali diamantini che l’adornano. Tale ornamentazione, tranne che nel ad eccezione del tempio di Doni,  a) è replicata nel madhya bandha della fascia è il pregio intermedia della sezione di ogni ratha,eccezion fatta per la seconda di tali sezioni  nel tempio di Vias Badora, che non abbisogna di madhya banda perché di rombi ne inquadra uno soltanto,    e b) è ripresa nella modanatura conclusiva della prima di tali partizioni,  laddove  nel tempio di Vyas Badhora la seconda sezione è terminata da una sorta di kumba liscio che ambo le sezioni e in quelle duplice nella prima sezione, e unica nella seconda, che è conclusa invece da un kumba( o kapota?. Tale fascia intermedia ripartisce a sua volta la sezione  del pilastro nelle specchiature in makarbai , Vyas Badora, quanto alla prima sezione, Rahila, di soli rombi diamantini, riducentisi a uno solo in Doni. Rombi ancor più dilatati di quelli dei rathas laterali e d’angolo sono di stanza negli stessi badhras, e come si è già notato visto che vi ricorrono nei loro stipiti e nei pilastri badhrakas, ove figurano alternati a rosette, tra i gatha-pallavas di due vasi dell’abbondanza.
Nicchie simili , cui ne susseguivano altre ai lati del frontone del sukanasaika, ricorrono nella kapili esterna del vestibolo dell’antarala, secondo una consomiglianza tra badhra e kapili dell’ antarala, nella loro eminenza devozionale che risale ai templi Pratihara, e che si ritrova nei templi Chandella di Khajuraho, come nei templi Kalachuri e Kachchhapagatha
( Nota Che nei templi Rahila e di Makarbai i janghas presentano rathas la cui sezione in fasce sia di rombi che di rosette intervallano rombi diamantini incastonati , benché un recesso non intercorra a sezionare il pilastro in più segmenti,è’ una caratteristica che accomuna ambo i templi a quello di Baragaon nel distretto di Tikamgarh, una trentina di km più a sud, un tempio di transizione di estremo interesse: simile nella pianta ai templi Pratihara, giacchè non presenta alcun mandapa oltre il portico dell’ardhmandapa, è di essi più sviluppato per la elaborazione dell’adhishthana in uno zoccolo e un podio dove fa la sua decisa comparsa un karnika. Oltrechè l’articolazione dei rathas, incrementa inoltre le sue similarità con i gli altri templi in granito del periodo Chandella la ricorrenza ornamentale continua di rombi e rosette, negli stessi pilastri badhrakas di ogni ordine e grad, quasi che i templi in granito fossero diventati modelli di spoliazione ornamentale anche per quelli in arenaria di capitali periferiche quali Chandpur, Lalitpur
In esso come nel tempio di Vyas Badhora due sono le nicchie del badhra, mentre una soltanto è quella dei templi Rahila e di Makarbai, in corrispondenza sia di pilastri e di una parete meno elevati)
Quanto resta dell’elevazione superiore lascia intendere che come nei templi di Vyas Badhora, Mahoba e Makarbai lungo le pareti del jangha. oltre un kapota insito anch’esso tra due recessi, ugualmente bordato con takarikas e gagarakas,e decorato frontalmente di rosette alternate a rombi floreali diamantini nelle vestigia di pilastri si dipartissero proiezioni divise in varie sezioni che inquadrano un rombo diamantino. Esse sono , profilate inizialmente , come nei templi antecedenti, da un kapota che replica quello soggiacente ai rathas, sia nei gagarakas penduli che nella serie di rosette e di rombi floreali diamantini che l’adornano., e che è replicato a conclusione della sezione da una fascia più dilatata.
Nel Chausat Yogini Mandir , come negli altri due templi superstiti di Dauni, ugualmente i pilastri badhrakas presentano fasci di rombi e rosette tra i due vasi dell’abbondanza.
Con i rombi e rosette similmente gli altri motivi ricorrenti sono solo le jalakas, a staccare dal basamento il corso di vedikas costituiti di brevi pilastri badhrakas, e le palmette e gli ardharatnas con cyui esordiscono i rilievi delle trabeazioni.

Riassunto parziale Si tratta  dunque, per quanto si è finora rilevato dei templi in granito d’epoca Chandella,  per lo più di templi che in conformità con la disponibilità e la difficoltà di lavorazione del granito, mentre dei templi maggiori in arenaria dei Chadella anticipano l elevazione su una piattaforma e l’ampliamento dell’adishtana in zoccolo, plinto e podio, con la novità del karnika, e l’esclusione del grasa pattika e del motivo  del fiore di loto e delle volute, ravvisabili queste ultime solo nella piattaforma del tempio Rahila,  mentre si spogliano di ogni ornamentazione esteriore e di ogni icona degli dei hindu,  tranne che nelle nicchie inferiori sovrapposte all’adhishtana, ai lati degli ingressi dei portici e nei portali  d’accesso al garbagriha, grazie ad inserti statuari in arenaria. Rispetto agli antecedenti templi Pratihara, che verranno riesumati alla perfezione in quelli minori dei complessi panchayatana di Khajuraho, ciò  comporta la perdita delle eminenza devozionale esterna delle statue delle nicchie di badhra e di antarala,  della installazione di dikpalas nelle proiezioni d’angolo, i karnas, di apsaras e ninfe celestiali varie nelle pratirathas intermedie, il che, con il venir meno di ogni esterna pradakshina., ne fa elementi tutt’altro che imprescindibili in un tempio hindu.

Verandika


mercoledì 21 giugno 2017

Ultima Elegia indiana

Nel sereno diurno di un sole implacabile,
le ossa si temprano della loro fine,
in ceneri e ciotole per l offerta e lo sputo,
quando, delle messi raccolte, già le stoppie
si calcinano nei campi,
ed oltre l’amore di odiare tanto
in erte scale di luce l’ascesa all’azzurro
è nei suoi infranti gradini la tua vita che si fa il lastrico
per insegnare l’adempiersi alle più care vite,
nel lavoro in cui ha fine la fanciullezza di Mohammad,
di sbocco anzi che il cricket alla scuola di Ajay,

in cui Kailash ritrova chi per una manciata di rupie
notte e giorno è già padrone della sua intera esistenza,
tu volesti farne dei lavoratori capaci,
stanno traendone degli schiavi insonni e famelici,
ancora più gravosi per la tua esausta vecchiaia,
“Prima dormivamo noi tutti,
Solo ora ci ritroviamo svegli, “
Le parventi resipiscenti parole dell’amico,
in una luce a cui ancora attingiamo e che non ci lascia intendere

quanto avanziamo o siamo per gli dei solo come mosche in mano ai monelli

che nel nostro sperare e credere ancora
più ancora essi tormentino e uccidano solo per divertirsene
“Mio Dio, gridando io nello spezzarmi,
non so essere e dare più che questo”,

non omnia omnes dii dederunt,
che nessuno è capace di tutto,
“La notte scorsa feci il sogno che tu ci lasciavi,
e la testa or ora mi girava più debole
alle tue parole che già svuotavano dei tuoi libri la tua stanza,
la stanza di Babbà che da noi se ne va via per sempre,”
alle mie parole che all’amico io dissi per sincerarmi che non fossero essi a non poterne più
nell’invitarmi a lasciarli se restare mi era talmente difficile, a tal punto mi faceva soffrire,
come se non dicessero già tutto
l' incanto mattutino che mi ritrova insieme a Vimala e Chandu,
il ritorno di Ajay per cucinarmi l’omelette di nuovo
la stessa delicatezza gentile con cui in stanza mi rinnova la madre l’acqua fresca,
ad ogni occorrenza mi serve il the con il limone e la menta,
il sensore del pappagallo che ne rinnova il suo canto ad ogni acciottolio di stoviglie,
le incursioni di Porti per riprendersi e leggersi i Panchatantras,
- “ sei tu più un fiorellino o un uccellino?” di quando in quando chiedo allora a Chandu,
“ un uccellino” mi dice il bambino,
imperterrito videogiocando a sterminare polli,
i chicken invaders,
la stanza tutta ora la fragranza delicata soave di tutta la sua tenerezza,

“ Ma non lascio/ già per questo, io resto qui al lavoro, il nuovo capitolo della mia vita",
Più forti già di ogni resa
le parole di Mohammad che riavvivano tutto,
quanto, e più di Kailash ,
già ben sapendo come giocare d'astuzia,

ed ora l'autorickshaw di Kailash è affidato alla guida del padre del ragazzo,
con il concorso di clienti dagli hotel in cui sono di stanza,

e se per me c'è vita prima della morte
è qui, è qui, é qui, che la ritrovo,
per quanto io resto fedele al mio piccolo destino

nel farsi sera, di un altro nuovo giorno volto al suo tramonto,
di ogni luce e strepito a riaccendersi prima di spegnersi.