lunedì 20 febbraio 2017

Mohammad ed i pandit

Dopo essere sopraggiunto nella mia stanza  nel primo pomeriggio,  disponendosi al computer per consultare un oroscopo mentr’io finalmente mi risolvevo a riordinare i miei libri,  Mohammad m’ha raggiunto al Madhur Cafe  quando erano già passate le sette, dopo che avevo tardato a un primo appuntamento.
Il suo umore  seguitava come il giorno precedente  a stazionare al di sopra delle voragini della sua depressione, riuscendo a scherzare dei suoi umori suicidari, sempre che fosse ben chiaro che era “ allegro di fuori e triste di dentro”
Mi chiedeva come, tanto per esordire, quanto tempo richiedesse un veleno a fare effetto, se ve ne fossero in vendita nelle farmacie di Khajiraho, e se un dottore potesse prescriverlo.
Non dando seguito a tali discorsi, serrandolo in un abbraccio quando ritornava sui suoi passi rispetto alle centraline elettriche doveva  diceva di volersi andare a fulminare,  puntualizzavo la sua situazione, dicendogli che doveva chiarirmi definitivamente se egli fosse intenzionato a smettere di studiare e suo padre di mandarlo a lavorare ritornando insieme con tutta la famiglia in Kanpur, o se il padre voleva che seguitasse gli studi, ripetendo l’esame finale della decima classe, nel qual caso , fosse restato in Khajuraho, si dava l eventualità che ne sostenessi di nuovo l iscrizione come ripetente. Mohammad mi ripeteva che non era più possibile  se non che presenziasse agli esami prossimi per il solo rilascio dell’attestato di frequenza.
( Così tra  due mesi finirò di essere un costo per te
Mohammad  quando te ne andrai sarà più  ciò che ho da perdere di quel che risparmio)
Si nostri discorsi scivolavano  sull’incapacità a suo dire degli uomini di rendersi conto degli errori che  commettono,  il suo essendo stato quello di essersi innamorato di M.-
“ Secondo la mia opinione il tuo vero errore Mohammad è stato quello di vivere solo della tua situazione di sofferenza e che tanto più ne soffrivi più ne eri vittima, perdendo con la scuola la possibilità di vivere d’altro.  Tu mi hai detto che siamo parte del mondo. Studiare i numeri, i pianeti,  gli animali, le piante, Storia e Geografia ti avrebbe aiutato a vivere  di più la vita degli altri, e a sentire meno il tuo dolore; Con la scuola non hai perso solo un titolo di studio, la possibilità  di un lavoro migliore”
Ma tutti non hanno il tuo cuore e la tua mente” ha ripiegato il ragazzo, che pur sa della sua eccellenza mentale.
Del suo fervore, nel bene e nel male, me ne avrebbe dato riprova di lì a poco, divertendomi con . la storia di  quattro sue disfide a pandit  hindu.
“ Chiesi una volta a un pandit se trovava in lui conferma che Brahma fosse il creatore del mondo, anche degli altri dei. E’ così, no?
“ Certo, per lo più è così, lìho incoraggiato:
“ Ed ho chiesto ancora al pandit se fosse vero che nel creare il mondo fosse uscito da un fiore di loto. Se era così, come poteva avere creato tutte le cose , se era nato da un fiore di loto precedente?
“ E il pandit?
“ Mi ha detto che la risposta al mio quesito era senz’altro nella Bagavadghita!”
Mohammad passava quindi a contemplarsi in un successivo trionfo di una sua disfida a un bramino
“ Di che religione è gli ho domandato? “ Hindu” mi ha naturalmente risposto. “ Ma come fa a dirlo se nella Gita, nei Veda , nel Mahabaratha e nel Ramayana la parola non ricorre mai?
“ Certo”
“ Il nome esatto della loro religione è sanathan, che vuol dire “ Vero”
“ Sanathan Dharma , Appunto”
 Ma il caso più bello è stato quando a un altro pandit ho chiesto perché mai noi muslim veniamo sepolti e loro hindu finiscono bruciati. Secondo te, perché?
“ Forse perché voi amate di più la vostra terra”
“ Questa è un’altra storia. Dimmi, i tesori di perle, preziosi, dove finiscono nascosti? Sottoterra.
E la spazzatura, i rifiuti, dove finiscono in polvere, una volta bruciati?”
Mohammad era come se stesse ancora assaporando in diretta quella sua insolente disfatta di quel pandit.  Poi , ha intrapreso una serie di considerazioni che apparivano senza capo né approdo. Era vero che nei Paesi occidentali v’erano padri che si accoppiavano con le figlie? Come in tutti i paesi del mondo, gli ho replicato. E l’America era il paese dove si mangia più carne di maiale? Non sapevo che dirgli, certo che se ne consuma parecchia.
“ Vedi, mi ha detto, come se ci stesse di fronte una di quelle famigliole di porci di cui abbandonano le contrade di Khajuraho, i maiali non fanno differenza tra moglie e figlia. E che noi assumiamo i comportamenti degli animali che mangiamo. Noi muslim- ha seguitato con un tono tra il divertito e il faceto di chi ti dice cose di cui non ti farà mai sapere quanto ci creda o meno, non mangiamo carne di maiale. Mangiamo solo carne di animali innocenti, inoffensivi: galline, pecore, montoni, bufali, animali erbivori. E non facciamo male a nessuno. Gli hindu mangiano invece carne di animali carnivori, e sono come loro pericolosi…”
Lo interpellerà il caro ragazzo, su le tante cose che mi ha detto di avere ritrovato di buono nel Corano.
Eravamo già ai congedi quando il ragazzo ha soggiunto
“  Ma ora devo darti una cattiva notizia.  Da domani non potrò telefonarti perché la  ricarica della sim card  mio smartphone sarà finita”
“ Mohammad, certamente non sei un free-booy”  commentavo la sua richiesta giornaliera di un  mio sovvenzionamento, dopo avere eluso quella a più riprese di un paio di scarponcini militari in luogo dei soli sandali, quella che gli  saldassi  il debito contratto con il negozio di Abbas mentre il padre era malato, ed avergli invece pagato il secondo giorno il  taglio dei capelli e l’altra sera la ricarica internet.
E come se non bastasse quanto gli concedevo, ero io stesso che a dispetto del testa o croce che vedeva prevalere l opzione più economica del  Madhur Cafe, ,  concludevo la nostra serata con un secondo spuntino al Lassi corner, lui ordinando paneer onion paratha  e lassi, io  honey banana paratha e Coca Cola.

venerdì 17 febbraio 2017

Mohammad, ora di nuovo

Solo il secondo giorno dal mio arrivo in Khajuraho, mi sono deciso ad andare a ritrovare il ragazzo Mohammad  a casa sua,  dopo uno scambio caloroso di saluti con suo padre presso il suo spaccio di the,  portandoci la mano al cuore come è in uso tra gli islamici.
Il suo volto mi ha sbirciato felice  di lato da un’anta del portale d’ingresso nel cortiletto domestico,  prima che ci accogliessimo l uno tra le braccia dell’altro e io ne baciassi i lunghi capelli scarruffati..
Mi ha fatto accomodare nella stanza da letto prima di farmi gustare la frittata che si era cucinata in assenza della madre, che è sopraggiunta di lì a poco con la sorella di Mohammad, offrendomi a sua volta una tazza di the.
La sua mancata crescita ulteriore faceva della sua meravigliosa bellezza  un’esilità fisica  assottigliata dalla  resistenza tenace del ragazzo  alla sua dolorosa miseria, la cui sofferenza  era ancora in grado di ritrarsi dietro la luminosità ridente del suo sguardo.
Sul suo smartphone mi ha mostrato le fotografie che ha  ideato con il programma picsart, rifacendomi con la barba in un’istantanea che ha ritoccato, riservando le confidenze a quando ci siamo ritrovati  nel madhur cafe in riva al talab dei nostri incontri trascorsi.
Lungo la strada, mentre trascorrevamo per manjunagar mi ha ricordato che era il giorno di sAn Valentino, che ci riuniva insieme “like  two lovers”.
Mouskan mi diceva di averla lasciata, e di non soffrire più della sua mancanza, ora supponeva che amasse un altro, ma allora aveva lasciato il suo cuore come spezzato.
E c’era la miseria della sua situazione familiare.  Suo padre l’aveva duramente picchiato il giorno precedente, mi mostrava i segni di una ferita a una gamba, trattandolo non già come un figlio da mantenere, ma come una bocca da sfamare che non provvedeva con il suo lavoro a sfamare la famiglia. E in casa c’era solo di che mangiare, anche se  per una settimana, che suo padre era stato ammalato, avevano mangiato solo chiappati con del sale.
Ma suo padre non lo odiava, lo compativa, oramai la sua mente vaneggiava, ritornando sempre sulle stesse questioni, ed  aveva un tremito alle gambe che era un sintomo di quanto fosse invecchiato.
Non poteva dimenticare quanto aveva fatto per lui, “ quand’ero piccolo e vedeva che volevo un giocattolo, me lo acquistava  solo per questo senza curarsi del prezzo. Ero un principe, in kanpur”
Per questo ora non voleva più seguitare a studiare e voleva vivere  al solo scopo di lavorare e di provvedere per i suoi cari. Sarebbe andato per questo a Mumbay o a Delhi, più probabilmente a Mumbay,  dove gli avevano detto che avrebbe potuto guadagnare anche 18-000 rupie al mese, 600 al giorno, come cameriere., lavorando come cameriere. Nel resto delle 24 ore avrebbe svolto altro lavoro, e così avrebbe potuto mettere da parte anche i soldi che servivano a sposare sua sorella.
In Khajuraho non voleva sapere di restarvi, per un lavoro in hotel per il quale poteva aspirare al più a 5.000 rupie.
E in Italia?.........................................
Quando gli ho anticipato ad aerte che l indomani mi sarei recato dal principal, per sapere del suo andamento scolastico, mi ha anticipato che mi attendevano solo cattive notizie, perché non era quasi mai andato a scuola.
Era quanto mi aspettavo di venire a sapere,  peccato per la sua mente eccellente. Sapeva di avere avuto una mente d’eccezione, ma come pensare a studiare,  data  la situazione  familiare, e con il dolore che tutto fosse finito tra lui e Mouskan.
Del resto quanti avevano in India terminato gli studi superiori, che si erano visti costretti ad accettare un lavoro di usciere.
Gli ho replicato che però cos’, terminando la scuola  con il solo attestato di frequenza fino agli esami della decima classe in cui sarà respinto, si escludeva la possibilità di essere assunto in tutti quei lavori che richiedevano il superamento di tale esame.
Il  giorno seguente , sempre allo stesso caffè,  mi ha parlato ancora come un credente, quando gli ho detto che bruciaatasi alle spalle ogni prospettiva scolastica, ora non gli restava che darsi da fare per  trovare comunque un qualsiasi lavoro
Certo , occorre provare, Dio ti aiuta se Dio aiuta.
Ma il giorno seguente, ieri, mi rivelava che da due mesi non andava più alla preghiera del Venerdi, e che per tanti motivi non credeva più in Dio.
Uno era che  al mondo vedeva i ricchi diventare sempre più ricchi, i poveri, come lui, sempre più disgraziatamente povero, un altro era che non poteva trovare Dio  nella pietra di una statua, come gli hindu che bagnavano di latte il lingam di Shiva, latte che sarebbe stato meglio riservare a chi  lo mendicava, non a un dio che non ne ha bisogno, al pari delle candele delle chiese cristiane, che avrebbero meglio servito a illuminare le case dei poveri, o i drappi che i muslim stendevano sui catafalchi degli uomini santi, che sarebbe stato meglio utilizzare per ricoprire chi patisca freddo d’inverno.
Si era iniziato parlando del bambino di Khajuraho vecchia che era stato ritrovato assassinato in fondo ad un pozzo.

Mohammad ha asserito che occorreva fare come in Arabia Saudita, dove i criminali si uccidendo  senza pietà, decapitandoli, o si taglia loro la mano se sono stati dei ladri. Murk era stato Gandhi a respingere la legge del taglione,  sostenendo che così saremmo rimasti tutti senza occhi, una versione hindu del chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ma un impeccabile a dispetto di ogni evidenza, non essendo più andato a scuola senza essersi dato da fare per niente per aiutare i suoi cari con cui si sente in debito in eccesso, Mohammad evidentemente seguita a considerarsi  

un capitolo dopo l'altro di Mohammad


E' da martedì  che ogni giorno rincontro e rivedo Mohammad. Ed ogni giorno è un suo nuovo capitolo che mi schiude il suo incanto. la sua delicatezza sensibile, allo stremo di miseria ed affetto
Nel lasciarci, una volta usato il mio computer, oggi ha scosso il capo quando gli ho chiesto questa notte fino a che ora avesse dormito
“La mia vita è spezzata. E la ragione è M.. Io non  ti ho detto la verità finora. Non  sono io ad averla lasciata,  è lei che mi ha lasciato per un altro. Oggi  mi ha telefonato di nuovo, ero felice sul momento, ma è stato solo  per chiedermi una ricarica del suo cellulare”.
“ Mohammad, comunque ti  ha telefonato”.
“ Ma è stato solo per usarmi”
“ Anche tu  varie volte ti sei comportato così con lei, per evitare di essere dominato. Forse ti ha telefonato anche per altre ragioni. Forse ha agito così per  nascondere che ancora ti cerca e ti vuole”
Ma Mohammad non si dava scampo nella sua depressione.
“ La mia vita è già finita. Ora vivo soltanto per dare aiuto alla mia famiglia  trovando un lavoro”
“ Non dire così, alla tua età. In ogni caso potrai trovare prima o poi un’altra ragazza e di che vivere.
“ Ti ricordi  quello che è detto nel Piccolo Principe? Cinquemila rose ha il giardino, ma una sola è per te lei. Anche per te tra i tanti uno solo è Mohammad”
E come non dargli ragione , tanto più nel suo doloroso incanto che avevo di fronte?
“ Le ho solo detto. Ora il mio cuore è morto per te”.
“ Se è così, l’importante Mohammad è allora seguitare ad amarla. Averla sempre dentro nel cuore.
E non abbandonarsi a simili pensieri. Anch’io, che sono vecchio, ho ancora una lunga vita davanti, anche se tanto di meno della tua, e  quella che ho di fronte mi spaventa così tanto , che in Italia certi giorni ho pregato Dio che la facesse finire immediatamente, che quello che stavo vivendo  fosse il mio ultimo giorno, il mio ultimo minuto, il mio ultimo secondo. Ma ora sono qui, e  non bisogna fare così.”
Ma il ragazzo mi ascoltava senza darsi pace o trarne conforto., senza volerne sapere di restare ancora in Khajuraho, dove terminata la scuola gli ho suggerito- fosse solo per il suo bene o pure per irretirlo ancora nei nostri legami d’affetto- di  cercare un lavoro anche per poche migliaia di rupie, pur di dare comunque sollievo economico alla sua famiglia, e iniziare a trarne soddisfazione.
“ Sono importanti i piccoli passi, Delhi o Mumbay dove dici di volere andare sono passi troppo lunghi, ora per te. Qui dici di non voler più vivere, ma se  sarà lo stesso anche là, se le cose andranno avanti ancora così”.
Mi venivano alla mente i discorsi dei lapkas di Khajuraho che ne incantavano la realtà agli occhi dei loro conoscenti di Delhi, che sognavano soltanto di soggiornarvi non appena fosse stato a loro possibile.
“ Erano solo idee. La mia famiglia a quanto pare ha deciso di rientrare in Kanpur”
“ Ed allora  ricerca un lavoro se non in Kajuraho, in Kanpur,  Non è importante dove lo trovi , qui, a Rajnagar, Bamitha, Chhatarpur, Kanpur, l importante è che tu cominci a fare qualcosa davvero per i tuoi, qualcosa che di questo ti renda  contento e ti faccia soffrire di meno  a causa di  M.”
Ma erano già extra-time i nostri discorsi,  Mohammad doveva incontrarsi con uno dei suoi tanti “fratelli” in Rajnagar, e non mi è restato che accompagnarlo fin sull uscio di casa in un ultimo abbraccio.
Gli chiederò stasera, quando ci rivedremo, se il suo cuore è davvero è certo che  lei non  lo vuole più, o se è egli che non vuole più soffrire il dolore di amarla,  come si è riacutizzato all’odierna chiamata.





2
 Quando l ho ritrovato Mohamad  ha voluto sedersi nel luogo più appartato  del giardino sul laghetto, per dare p sfogo alla disperazione più  sconsolata, e aprire un nuovo .capitolo per entrambi quanto mai limaccioso.
“ Dunque dici che lei mi ama?- mio ha chiesto rasserenato inizialmente dalle mie parole sul conto di M., che lasciavano sperare che lei  stesse usando i suoi stessi stratagemmi per difendersi dalla sofferenza del proprio amore,  non mostrandosi  vulnerabile nel suo sentimento, per il tono distaccato con cui lo aveva contattato.
“ Ma ora lei è a Banda e ovunque vada non mi chiede più come prima “ posso andarci”? Mi informa solo che ci andrà, capisci? C’è quel “ Can “, quel “ posso”  di differenza…”
“ Con quanto ha sofferto a causa del padre per amarti…”
“ Mi ha detto che sono il suo “first love”. Ma lei per me è la mia seconda  ragazza. Anche la prima si chiamava M. E sono io che l ho lasciata quando ho lasciato Kanpur. Forse è una revenge di Dio che ora  sia io ad essere lasciato da una seconda M..
“ Mohammad  forse preferisci pensare che lei ti voglia lasciare, e che non ci sia niente da fare, perché non vuoi soffrire quanto si deve soffrire per amore”
“ Quello che è certo è che sposerò lei o nessun altra. Se non sposo lei voglio restare libero come te.
Non voglio per nessun altra finire  pazzo come Majdun.”
Il suo riso è stata una breve schiarita, prima che il ragazzo  riprendesse i suoi accenti più cupi.
“ Ma io non voglio più vivere questo genere di vita senza speranze, senza potere fare niente per i miei Lo sai , ogni giorno prendo dosi di veleno. penso a dove sia possibile impiccarmi”
L’ho abbracciato pregandolo di desistere  da simili propositi,  se vuole bene ai suoi cari, di volere ciò che vogliono loro, che è che viva”
“ Piuttosto che avere certi pensieri, lasciali, i tuoi, non pensare più a loro e scegli l’avventura. Prendi il primo treno che capita, anche senza un solo soldo in tasca. L’India te lo consente, di essere povero dovunque.”
“ Io sono stanco di vivere in un mondo di amici e di parenti che sanno darti solo consigli.”
In un discorso in cui mi sentivo io stesso chiamato in causa, e di cui cominciavo ad avvertire un’ orchestrazione quanto mai fine,  si è allora riferito all’amico Abbas, come lui muslim, che  quando suo padre si era ammalato gli aveva  messo a credito  il riso che aveva comperato, ciò che era servito alla sorella per la scuola,  “pagherai quando potrai”, gli aveva ripetuto, ma ora seguitava a  esigere di riscuotere l’ammontare del debito., “ quand’è che mi pagherai?” seguitando a richiedergli con un’insistenza che lo prostrava.
“ Io quando mio padre stava male, non ti ho detto della mia  situazione difficile, perché tu già soffrivi per il problema del visto che ti era rifiutato, non volevo aggiungere al tuo dolore il mio”
“ Potevi parlarmene , Mohammed. E-mi sono spinto a chiedergli, quant’è l’ammontare del debito?
Come mi aspettavo proprio che facesse,  ha inizialmente  ricusato del tutto  di dirmelo, chiudendosi in un mutismo iniziale, quasi che fosse una cosa che non mi riguardava , e che  non me ne avesse affatto parlato per chiedermi una volta ancora un aiuto economico, come già due giorni prima per tagliarsi i capelli, il giorno avanti per la ricarica internet.
Poi su mia insistenza, sempre  confermando i miei orizzonti d’attesa,  ha ceduto sul suo segreto rivelandomi l’ammontare del grosso debito fino all’ultima rupia.
Una cifra che si è rivelata invece non esorbitante, “ one thousand thre hundred sixty rupees”, che mi articolava come se gliel’avessi cavata di bocca.
“ Penso  ora  di rivendere come usato il mio cellulare, ne resterò senza, ma che importa… avrò indietro anche dei soldi…”
Avevo chiaro, nel mio rovello, l impasse in cui mohammad mi aveva condotto del ricatto che Mohammad  da cui mi ero distaccato veniva profilandomi,  che mi lasciava sul posto costernato e senza parole, afflitto da un senso di colpa che mi accomunava a tutti quanti nel momento del bisogno  avevano soltanto avvisi da dargli.
“ Per ora mi sento solo di dirti di parlarne con Kailash., della sola tua situazione economica”
Ogni aiuto che  recassi a Mohammad, pensavo in cuor mio, dovevo pur commisurarlo a quello che recavo ai suoi figli, a tutte le rinunce che imponevo a loro,mentre K. doveva pur rendersi conto da che fondo di  stravolgimento e di vulnerabilità fragilissima di cui salvaguardavo i suoi figli con la salvaguardia del mio aiuto, mi parlava Mohammad.anche stasera,
E al ragazzo seguitavo a restargli accanto in un mutismo che mi pesava colpevolmente.
“ Se è così, puoi andare” rompeva egli il silenzio, con un’ uscita che io avevo la forza ora di  rigettargli contro
“ Il che, se lo traduco vuol dire: te ne puoi andare se  non intendi pagarmi il debito che ora ho con Abbas”
“ Ora hai anche un pensiero negativo nei miei confronti. Finisce sempre così quando finisco per parlarti dei miei problemi. Io ho detto questo perchè ho visto che eri triste. Ho capito,  d’ora in poi ti dirò soltanto che sto bene e  mi mostrerò soltanto contento, anche se questa è forse la mia ultima notte…”
L’ho scosso dicendo che ora era troppo quanto mi stava dicendomi, che non era il caso di tornare su  certi propositi, tanto meno per una ragione del genere,  quale il debito contratto con Abbas, torturandomi, come non gli ho esplicitato, con  il senso di colpa di indurlo al suicidio se non cedevo nuovamente alle sue richieste.

“ E vero, farò come te, quando esageri, chiedo scuso e tornerò a parlare con parole più dolci e meno forti”
“ Vedi per me il problema non è l’ammontare della somma. E’ che non posso aiutare Kailash e la sua famiglia senza aiutare prima mia madre, e che nell’aiutarti non posso non tenere conto che i suoi figli  non mi chiedono mai niente, salvo  Chandu,  dieci, venti rupie  al più ogni giorno,  cui ho negato già di comperare uno zaino nuovo scolastico, un i-pad come il tuo”.

Mohammad  si è atteggiato come se comprendesse le mie ragioni,  con il gesto di chi si asciuga le lacrime e aspira per il naso, e ha conciliato  che per questa sera poteva  bastare a sanare il suo sconforto quanto giù gli avevo ripromesso per la ricarica internet.
“ Mohammad, nell emergenza  ti aiuto. Ma  voglio ora l’accordo con Kailash”
 Quando ne ho accennato all’amico, confidando in ciò che si era ripromesso,  di non ingerirsi più di sua iniziativa in ciò che riguardava me e Mohammad, di non volersi mostrare più geloso di ogni mio contatto con lui e con gente ricca o importante, ha compreso bene di che si trattava “ Lui non va mai a scuola, a tue spese, ma vuole che per lui tu paghi ogni giorno…Ma è una tua questione che non intendo più che mi confonda la mente”
Così coinvolgendolo, in nome di un trattamento equanime dei figli , quando lui mi aveva assicurato la sua estraneità a tutto quanto intercorra tra me e Mohammad,  , ne ho forse  incrementato la fiducia nei miei riguardi, e ho disinnescato ulteriormente la sua ostilità irriducibile verso Mohammad.

Resta la sua sordità a comprenderne tutta la  debolezza tremenda, per cui trepido per  Mohammad a notte già fonda, afflitto dalla richiesta di Chandu, rimarcata dal padre, che mi ha espresso stasera a chiare lettere “ A house”., per loro tutti quanti.
E da martedì  che ogni giorno rincontro e rivedo Mohammad. Ed ogni giorno è un suo nuovo capitolo che mi schiude il suo incanto.
Nel lasciarci, una volta usato il mio computer, oggi ha scosso il capo quando gli ho chiesto questa notte fino a che ora avesse dormito
“La mia vita è spezzata. E la ragione è M.. Io non  ti ho detto la verità finora. Non  sono io ad averla lasciata,  è lei che mi ha lasciato per un altro. Oggi  mi ha telefonato di nuovo, ero felice sul momento, ma è stato solo  per chiedermi una ricarica del suo cellulare”.
“ Mohammad, comunque ti  ha telefonato.
“ Ma è stato solo per usarmi”
“ Anche tu  varie volte ti sei comportato così con lei, per evitare di essere dominato. Forse ti ha telefonato anche per altre ragioni. Forse ha agito così per  nascondere che ancora ti cerca e ti vuole”
Ma Mohammad non si dava scampo nella sua depressione.
“ La mia vita è già finita. Ora vivo soltanto per dare aiuto alla mia famiglia  trovando un lavoro”
“ Non dire così, alla tua età. In ogni caso potrai trovare prima o poi un’altra ragazza e di che vivere.
“ Ti ricordi  quello che è detto nel Piccolo Principe? Cinquemila rose ha il giardino, ma una sola è per te lei. Anche per te tra i tanti uno solo è Mohammad”
E come non dargli ragione , tanto più nel suo doloroso incanto che avevo di fronte?
“ Le ho solo detto. Ora il mio cuore è morto per te”.
“ Se è così, l’importante Mohammad è allora seguitare ad amarla. Averla sempre dentro nel cuore.
E non abbandonarsi a simili pensieri. Anch’io che sono vecchio ho ancora una lunga vita davanti, e quella che ho di fronte mi spaventa così tanto , che in Italia certi giorni ho pregato Dio di farla finire immediatamente, che quello che stavo vivendo  fosse il mio ultimo giorno, il mio ultimo minuto, il mio ultimo secondo. Ma ora sono qui,e  non bisogna fare così .Su”
Ma il ragazzo mi ascoltava senza darsi pace o trarne conforto., senza volerne sapere di restare ancora in Khajuraho, dove terminata la scuola gli ho suggerito- fosse solo per il suo bene o pure per irretirlo ancora nei nostri legami d’affetto- di  cercare un lavoro anche per poche migliaia di rupie, pur di dare comunque sollievo economico alla sua famiglia, e iniziare a trarne soddisfazione.
“ Sono importanti i piccoli passi, Delhi o Mumbay dove dici di volere andare sono passi troppo lunghi, ora per te. Qui dici di non voler più vivere, ma se  sarà lo stesso anche là, se le cose andranno avanti ancora così”.
Mi venivano alla mente i discorsi dei lapkas di Khajuraho che ne incantavano la realtà agli occhi dei loro conoscenti di Delhi, che sognavano soltanto di soggiornarvi non appena fosse stato a loro possibile.
“ Erano solo idee. La mia famiglia a quanto pare ha deciso di rientrare in Kanpur”
“ Ed allora  ricerca un lavoro se non in Kajuraho, in Kanpur,  Non è importante dove lo trovi , qui, a Rajnagar, Bamitha, Chhatarpur, Kanpur, l importante è che tu cominci a fare qualcosa davvero per i tuoi, qualcosa che di questo ti faccia contento e ti faccia soffrire di meno  a causa di  M.”
Ma erano già extra-time i nostri discorsi,  Mohammad doveva incontrarsi con uno dei suoi tanti “fratelli” in Rajnagar, e non mi è restato che accompagnarlo fin sull uscio di casa in un ultimo abbraccio.(Gli chiederò stasera, quando ci rivedremo, se per il suo cuore per davvero è certo che  lei che non  lo vuole più, o se è egli che non vuole più soffrire il dolore di amarla,  come si è riacutizzato all’odierna chiamata.)







Nel sonno insonne di un arrivo

Nel dolce tepore incantevole della luce indiana di febbraio, in Delhi, e poi in Khajuraho, vuoi per l’affaticamento, vuoi per i farmaci che mi imbrigliano la mente , mi sono risvegliato solo a poco a poco alla vita che vi ho ritrovato, nel ricongiungermi prima con Kailash e poi con i nostri cari, con il ragazzo Mohammad e con ogni altro che vi ho amico, sentendomi accolto con vivo piacere e umana simpatia da tutti coloro che hanno di me conoscenza nella capitale e nel villaggio.
Ho voluto così gradualmente schiudere a poco a poco i sensi e la mente insieme che alla delizia degli affetti che mi hanno intenerito e accalorato l’animo, alle situazioni di dolore e d’angoscia che vi avrei ritrovato, allo spettacolo che mi si sarebbe riproposto di quanto di più intollerabile aggrava lo sviluppo della realtà indiana.
Kailash mi ha appena informato che il bambino di sette- otto anni che era scomparso ieri nella vecchia Khajuraho, è stato ritrovato a capofitto in fondo a un pozzo tra Chhattarpur e Nowgong,
subendo la identica fine del piccolo che frequentava la stessa scuola dei figli, che alcuni anni or sono è stato attirato tra i campi e violentato da un adolescente, prima di essere stato messo a tacere strangolandolo.
Come le sere precedenti ci hanno raggiunto in stanza i nostri piccoli e il ragazzo Ajay, di ritorno da una festa di compleanno in una casa del vicinato, Ajay ponendosi sotto le coperte nel letto superstite, Poorti e Chandu sul pavimento, per terminarvi gli ultimi compiti tra loro giocando a farsi dispetti, mentre io mi intenerivo al conforto della loro vista felice, invitando kailash a fugare anch’egli ogni apprensione nella contentezza di ritrovarci insieme con loro, e con Vimala che sopraggiungeva dai lavori domestici ultimati in cortile.
Anche all’arrivo in Khajuraho, al suo darsi giustamente pensiero per il nostro futuro, nel chiedermi con che piani avessi fatto ritorno, lo avevo invitato a considerare che bei giorni avevamo distolto in Delhi al nostro tormento di vivere, nelle compere di ulteriori acquisti per il suo negozio di handicrafts, nelle peripezie di vedere tutte le tombe e le moschee che intercorrono tra il Chor minar e la Muhammad Walid Masjid, a est della metro-station di Green Park.
E lo stesso Mohammad poco prima che ci lasciassimo sulla riva del talab dei nostri incontri, lo avevo esortato a illuminare i suoi pensieri notturni dei magnifici istanti che avevamo trascorso insieme, pur nello strazio che le nostre esistenze si separino quando egli debba lasciare gli studi, finita la decima classe, per cercare dopo Holi un lavoro in Delhi, od in Mumbay, con cui provvedere alla propria famiglia in miseria.
“ Ma con i bei momenti non si mangia, -mi ha ripetuto senza lasciarsi persuadere dai miei accenti,- per mangiare c’è bisogno di cibo, e il cibo costa denaro che va guadagnato con il lavoro”.
Quando suo papà alcune settimane or sono si è ammalato, e non ha potuto arrecare alla famiglia i pochi guadagni del suo spaccio di the, mi ha confidato che si erano ridotti a mangiare solo chappati e sale, senza il companatico di alcuna verdura.
Di fronte a noi oltre il talab brillavano le luci dell’ulteriore hotel , il quarto, che durante la mia assenza aveva terminato di edificare la più potente famiglia locale di Khajuraho, ad attestazione del solo modo di investire la ricchezza di cui qui si sia capaci, e che obbliga chi vi cerca lavoro a trovare altrove fortuna, a meno di non farsi uno dei tanti lapkas dei sempre più innumerevoli giovani accalappiatori di turisti, di ogni sorta e di ogni età, che vi ho visto ancor più spadroneggiare a detrimento di qualsiasi processo culturale , educativo e formativo, di ogni buona impresa che vi si intenti, e he nel mio piccolo a Kailash abbia consentito di intraprendere, in una realtà che vivo, condottovi da un tragitto d’amore di migliaia di chilometri , come il gulag del sito concentrazionario dei miei affetti.

giovedì 2 febbraio 2017

Ieri  il ragazzo  Mohammad  mi ha raggiunto al computer con una prima videochiamata. Più volte ho ripreso i contatti che seguitavano ad interrompersi, ritrovandolo alienato nel vocio e nel clamore del negozio dell’amico Abbas. Mi ha chiesto quando avrei fatto ritorno in Khajuraho, quale  fosse il mio umore, se tendessi ancora a esagerare le cose, e se gli piacessero le sue foto in facebook che aveva ricreato con Adobe Fotoshop, nell’assumere così dicendo  un tono scanzonato e irriverente in cui si faceva succube dei coetanei che lo attorniavano. Ho atteso che tale  sbornia di euforia scemasse, per ricordargli quante volte  avessi cercato invano di ricontattarlo al telefono, e l ultimo messaggio che gli avevo inviato chiedendogli di rispondermi seriamente alla sua domanda che si era posto durante uno dei nostri incontri serali nell ufficio di Kailash, quando  mi aveva detto che il suo massimo interrogativo era il chiedersi “ Chi sono IO?”
Stupidamente io  avevo allora volto in celia la questione,  con la connivenza di Ajay,  che è quasi suo coetaneo, dicendo che entrambi non avevamo dubbi sulla risposta sul suo conto, visto le sue attitudini ad assumere i modi di un  “jokar”, detto altrimenti di un  nostro caro, amato  “pagliaccio”.
La mia stupidita mi eè  apparsa ancor più macroscopica , come di essa mi sono sovvenuto nella lettura de La via del Sé di Heinrich Zimmer, in cui il quesito  “ Chi sei” campeggia in tutto l’ammaestramento del sublime maestro Shri Ramana Maharshi, onde risvegliare l’allievo alla consapevolezza della sua identità con il Sé e del Sé con il Divino..
Di li a qualche ora Mohammad mi avrebbe recapitato la risposta, ma fraintendendo il mio interrogativo, come se io gli chiedessi “ Chi io sia”, e così replicandomi  “ You are my backbone”
“ Sei la mia spina dorsale”
E questo quand’io vorrei disimpegnarmi dall incombenza economica di sostenerne degli studi s che seguita a disertare  non andando a scuola.
Come quando mi aveva detto di vedere in me un banyan che pone al ricovero del suo fogliame chi ricorre alla sua protezione, Mohammad seguita così a vedere in me un sostegno a suo conforto, proprio come Kailash, quando la sua voce trova rifugio nella mia, e le sue aspettative nella mia promessa di un ritorno, entrambi in me confidando benché sappiano quanto sia fragile e vulnerabile la  mia forza a cui si attengono..
Uno degli psichiatri e l’amico con cui qui in Mantova  ho parlato della mia  situazione,  hanno singolarmente concordato nel sostenere che chi presta aiuto deve misurare le sue forze nel recare soccorso, altrimenti rischia di essere trascinato in fondo alle acque da chi sta annegando e lui si tuffa a salvare. Ma che fare quando come nel nostro caso solo in chi è debole trova soccorso il debole,  chi è ancora più debole, viene in soccorso al debole,  per la sua sensibilità che lo rende esposto a tutto,  si presta  a  venire in soccorso di chi avverte ancora più debole di lui , nell’indigenza estrema  per cui si apre ad accoglierlo ed accettarlo e a credere in lui,  in  ciò che in lui avverte resistere a  tutto?  Se non confidare nella verità , Paolo , Corinzi, I  che nella resistenza a tutto di tale debolezza, nel suo spirito di sopportazione  trovi spazio la potenza di Dio,  e nella loro  spregevolezza per il mondo rifulga il suo splendore?
Kailash