mercoledì 3 ottobre 2012

Quinta elegia indiana- frammento

(Omnia vincit Amor: et nos cedamus Amori)

Per Chandu, Kailash ed io,
Che alcova di amore Per Chandu, Kailash ed io,

La cappotta del ciclo-riscio sotto le piogge di Chhatarpur,

la delizia del nostro bambino

il cuore giocoso del nostro bene,

tracimi pure l’immondo monsonico,

cali la caligine più tetra tra gli scrosci a dirotto

sulle strade dirupate tra (i ) negozi deserti,

il riso di Chandu è già la sfera di sole che riappare

tra lo smagliare dei campi,

come la luce ne ripercorre la rigogliosa verzura,

e nelle pozze lutulente
lustra i bufali a ristorarsi ammusando,

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finchè e invitto il sole ritorna
 il sole ritorna tra le foglie sfagliantesi  del sargon in fiore
all'intenebrarsi e s'intenebra nella disperazione del il nostro amore,
nel mio grembo, l'amico reclino,
di dolorosa madre e Narashima che l'eviscera,
" nemmeno per mio padre ho fatto mai questo"
mi dice nel ripulirmi i sandali della mia merda,
che credevo in cortile la cacca
fosse di Chandu,

“e perché mai lui  lo tieni ancora in casa tua
se  ti lascia  così  povero
E non hai fatto tuo il suo denaro”
il veleno che mi confida nella notte degli indigeni cobra

cui immune persiste il suo cuore,
da un'altra vita vincolandolo
indistruttibile il dharma,

Con l’amico ancora di nuovo dove il cuore infranto


Per il nostro Sumit , (morto da poco),

incantava Vishnu Ananta Shayana ,

L’ascesa a Shiva Bhairava,

dove il Dio vinse il tempo e gli fu la gola bruciante bruciò la gola,

alle rovine dei templi di Ajaigarh invase dal sole,

di altri, ancora più remoti ed ignoti,

alla scoperta del loro abbandono fra i campi,





e lasci i banchi dove di  Darmendra , Pyush, Pratap

sono i nuovi volti che stanno in ascolto,

è pura menzogna il complain

che il principal ti chiede di sottoscrivere

contro i suoi detrattori (per il tuo insegnamento)


in che luce di gioia, di Dusshera,
 dalla Dea riattinta la vita
per la Sua morte per acqua,

prima della nella notte di che  freddi fuochi celesti
sul il crepitio di lacrime e di fuochi umani di che infelice doloroso Diwali,
di che doloroso Diwali,

reca la  mia testa mozza  Nirriti l'atroce,
e nessuna frenesia di danza
può sventare che sia il rullio della sentenza,

hai maledetto i tuoi passi  ulteriori
nell'ingiuria del  dio,
tu che già infestavi di sventura la sua casa
funestando il tuo passato ogni  nuovo inizio mancato


eppure l'amico non cede al veleno
che s'insinua nello strazio mentale
“E perché mai lui lo tieni ancora in casa tua

se ti lascia lo stesso così povero,
E non hai fatto tuo il suo denaro”



il veleno che mi confida nella notte degli indigeni cobra

eppure, credendo e sperando,
al linga inesorabile si è prosternata
la fronte segnata,
per Agni si è offerto lo sterco
 fumante di ghee,
al passaggio aureo di Laxmì
(stanno ciotole di luce
in attesa che entri)
 ciotole di luce stanno in attesa che entri,
(ciotole di luce attendono che entri)


(nella notte insonne
chiedendo lenimento al Dio che è Amore)
 chiedendo lenimento, nella solitudine notturna (notte insonne,
e ancora cedendo (desistendo) (cedendo) al Dio che è Amore.

(eppure, credendo e sperando,
al linga inesorabile si è prosternata
la fronte segnata,
 al linga inesorabile si è prosternata la fronte,
per ad Agni si è offerto lo sterco
 fumante di ghee,
per Agni, in Agni, con Agni,
si è offerto lo sterco fumante di ghee,
al passaggio aureo di Laxmi
ciotole di luce stanno  in attesa attendono che entri,

nella notte, ancora insonne,
chiedendo lenimento
e ancora cedendo al Dio che è Amore.
(chiedendo lenimento al Dio che ci brucia l'uno per l'altro).

.


,

 del roveto dei frutti di sventura nella sua casa,





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