lunedì 7 giugno 2010

cronaca postuma. In India in un tragico inverno

 “Che gioia sarebbe essere qui ad Helsinki in attesa del volo per Delhi, se questo fosse ancora il mondo di Sumit. Penso, e sento invece con disperazione, che al mio arrivo a Khajuraho non ci sarà più egli ad attendermi, per giocare, e fare festa insieme, come anticipavamo in sogno io e Kailash, ed io non voglio più vivere in un mondo di cui non fa più parte il mio amato bambino “

Sull'aereo tra Helsinki e Delhi, l'indomani, la vigilia di Natale, nella cattedrale indiana del Sacro Cuore, mi sono ripetuto più volte il canto di Zaccaria, riacquistata da lui la Parola," E tu , bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo, ...Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall'alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace".... Ma il nostro bambino ci aveva preceduto davanti al Signore, con lui era precipitato nelle tenebre, e nella morte lo splendore dei giorni ch'era lo spettacolo della sua gioia vivente, e di fronte al fuoco che nel rito della Vigilia di Natale, sul sagrato della cattedrale, ardeva gli sterpi nel braciere ardente, rivelando la Croce con la loro consunzione, la mia preghiera era che il fuoco che di Sumit aveva divorato le carni, fosse il fuoco medesimo nella cui rigenerazione potessimo noi ritrovarlo.
L'indomani, in Chattarpur, quando vi ho raggiunto Kailash, Ajay e Purti, i nostri bambini più grandi, e poi la mamma e la nonna con Chandu, nell'ospedale cristiano in cui il nostro ultimo nato era in osservazione, e non ho ritrovato più tra loro Sumit, nel risollevare il corpo di Chandu e nel sentire, in quell'abbraccio, il calore trepidante ch'era stato quello delle stesse sue carni che non avrei mai più portato al mio petto, il dolore si è sciolto in un pianto della stessa dolcezza straziante del lume del' inverno indiano che ci intiepidiva.
Con il mio ritorno, avveniva lo stesso rientro di tutta la famiglia per la prima volta, dopo la disgrazia, nella casa di Khajuraho dove essa era avvenuta e dove tutto ce lo ricordava, il nostro bambino, ne evocava il sopraggiungere ad ogni istante da una altra stanza, dal battente della porta aperta che pareva sempre annunciarlo. Con il cuore che batteva trepidante,insieme a Kailash e Ajay mi sono precipitato verso il sonno nella stanza dei nostri giochi incantevoli, dove credevo che il dolore avrebbe toccato il suo acme, dove la presenza tutelare di Sumit sembrava invece sedarlo e fugare, per configurarvi un'oasi protetta di quiete serena.
Delle copie delle mie guide lasciatevi quest'estate, vi sfogliavo le immagini estasianti e le promesse di felicità delle località in cui eravamo stati io e Kailash, e da Leh sino al Tamil Nadu, nei palazzi di Orcha e Datia o nei templi di Pattadakal, lungo i ghat di Varanasi, si schiudevano le immagini di un sogno di felicità che per entrambi non sarà più possibile, di un paradiso perduto di cui non avevamo saputo godere l'infinita bellezza, prima che la sventura calasse sulla sua radiosità..
L' indomani, la visita della dabha, della locanda che avrebbe dovuto costituire il secondo gradino dell'ascesa di Kailash e della sua intera famiglia verso il benessere, si rivelava l'estrema desolazione di ogni mia velleità di poter progettare a loro una vita migliore, lo sconforto di essere entrato come una maledizione nella loro vita. Vi avevo forzato in un inutile sforzo Kailash, per perseguire il quale forse aveva trascurato la cura del nostro bambino,- al piccolo Sumit, come a suo padre, infliggendo quell' infimo ritrovo di vite perdute durante gli ultimi suoi giorni di vita.
Quanto vi era da modificare e da rifare a nostre spese, dal tetto al giardino ai tralicci parietali di bambu, vi mancavano anche bagno e lavabo, mentre nulla riscoprivo di attraente nella posizione della locanda, di cui non più che qualche luminaria era la segnalazione dell'ubicazione, a ridosso di un capannone agricolo- e il proprietario, che vi diguazzava nell'alcool,dietro il più infido assenso ad ogni nostra richiesta celava i suoi intenti, i propositi di scaricare su di noi i costi del rifacimento dell'intero edificio, per poi intimarci di andarsaene e rilevare tutto...Ma io seguitavo a volerci credere e a volere indurre Kailash, ancora straziato del ricordo dell'ultimo sabato pomeriggio che vi aveva trascorso con il nostro sventurato bambino, seguitavo a scattare immagini lusinghevoli di quell ambiente desolato di gente desolata, a ricercare che cosa apportarvi e innovarvi, consentendo che Kailash vi depositasse, come se fosse un pegno, le statue del presepe che gli avevo recato.
Sembrava che della serietà delle mie intenzioni avessi persuaso lo stesso proprietario, che vi era in contatto con altri candidati locali del Congress Party di cui è un esponente, - concorrevano alla carica di sindaco per cui egli non poteva competere nel suo villaggio, poiché per sorteggio elettorale era stata destinata a un dalit, mentr'egli era brahmino,- e lo convincevo dei miei propositi fattivi al punto che rinunciava ad una riunione del suo partito per accompagnarmi insieme a Kailash nella tenuta oltre il fiume Betwa dell ex Maraja di Panna, ove il mio amico avrebbe prescelto i fusti di bambù da tagliare per recintare la locanda.
Ma al rientro crollava tutto di schianto, quando io e Kailash e Purti ed Adjay ci sedevamo per pranzare, e due turisti si rifiutavano di seguire il loro autista nella sosta presso la dabha, talmente ripugnava loro mettervi a piede.
Io manifestavo al proprietario, certo, la perseveranza a parole nei miei intenti, ma per bocca di Kailash gli palesavo che in definitiva poco o nulla ci andava bene, tutto era da modificare perchè la locanda potesse aspirare ad un qualche successo, compreso il servizio insussistente e lo stesso cibo che ci era stato imbandito.. Ed egli, quale pronta replica, per quelle insipide pietanze ci presentava il più salato e rincarato dei conti..
Anche dopo che Kailash aveva sollevato le sue rimostranze, e ci erano state porte le scuse più formali e vilmente deferenti, entrambi seguitavamo a comportarci come se ancora resistesse la trattativa, anzi, finivamo la giornata presso una riserva di bambù del villaggio del mio amico, a predisporvi per il ristorante il taglio dei fusti, ad un prezzo assai più conveniente di quello pattuito dal proprietario con l' esponente del maraja di Panna.
Tra i fuochi del villaggio in cui ci si riscaldava nel freddo invernale, mi ritrovavo ancora una volta nella casa natale di Kailash, eravamo quindi a sera inoltrata in Khajuraho, ove nulla, tra quelle care stanze, mi rimetteva dal sentirmici il più immane portatore del male, l' infestatore della vita di Kailash e della sua povera famiglia, nella sua presunzione delirante di farla felice, io ch'ero invece colui stesso che vi aveva funestato, con le loro sorti, l'esistenza e gli ultimi giorni del nostro bambino. No, non sarebbe morto, forse, se non avessi distolto Kailash dalla cura della sua salute, perché si dannasse l'anima per lo squallido miraggio di quella locanda. incalzato dalla mia cieca insistenza, che mi si rivelava quanto fosse stata presuntuosamente sorda ad ogni sua legittima perplessità, ad ogni suo più ragionevole dubbio, per la mia intima persuasione, a migliaia di chilometri di distanza fisica e a un'infinità di leghe di lontananza mentale dalla sua dignità, che il mio amico insistesse a parassitare il mio aiuto, anziché darsi veramente da fare...
Eppure quante volte avevo potuto accertare al telefono che vi era convenuto, “ with the tuctuc to take report”, a ore diurne e notturne, nei giorni feriali e festivi, col sole, sotto la pioggia, a verificare, con i suoi occhi, di primo mattino, nel pomeriggio avanzato, o alle ore più tarde della sera e prima di mezzanotte, se vi si recassero o vi sostassero avventori o clienti di transito, se a notte fonda vi stazionassero camion, lungo l'arteria stradale di grande traffico tra Chattarpur e Panna, o di domenica vi affluisse gente dal vicino villaggio per la cena del giorno di festa prima di ritornare al lavoro dei campi o dei negozi, quante volte ve l'avevo ritrovato per telefono, che vi indugiava appostato da ore, sentendo nelle cuffie il rombo dei camion che transitavano senza arrestarsi.
L' indomani, l'acquisizione delle prescrizioni per Sumit del più rinomato pediatra del circondario, talmente Kailash era stato sollecito a prendersene cura, serviva a quietare in questo rovello il mio strazio, che ogni circostanza quotidiana sollecitava alle lacrime: le bizze dei cagnolini del proprietario di casa, ch'erano stati un giorno i compagni di gioco del nostro bambino, l'accorrere a frotte dei piccoli del vicinato senza che mai egli vi apparisse mischiato, l'angolo di ogni porta di casa da cui l'attendevo sopraggiungere senza che fosse più possibile, i vicoli deserti della sua presenza, fino all'albero del pipal fra i tempietti hindu e la tank in secca, sotto la cui ombra non avrei più potuto sentirlo trepidare, o volgersi curioso, tra le mie braccia, a un uccello che tra le foglie si levasse in volo
Quando sopraggiungeva il giovane insegnante di Ajay, e ci ritrovavamo a discorrere in disparte sul terrazzo assolato, coglievo l'occasione per chiedergli quali fossero state le circostanze della morte di Sumit, quello che non avevo l'animo di chiedere a Kailash.
" E stato bruciato dopo la sua morte?"
Si, mi confermava tra le mie lacrime, al vedervi dissolvere nel fuoco la meraviglia incantevole del suo corpo adorato. E a suo avviso, per quanto ne sapeva, come se ne spiegava la morte improvvisa?
Erano state tante le congetture dei medici che gli erano state riferite, le voci che si erano sparse. - lui era altrove quando è avvenuta la morte, mi parlava di improbabile " ensufilia", mentre la sua opinione, secondo il dire di molti, era che il bambino fosse stato avvelenato.
" Quel che è certo è che qualcuno ha visto una persona dieci minuti prima dargli da mangiare qualcosa. E dieci minuti dopo è morto soffocato. Questo è tutto"
Ero più incredulo che sgomento.
" Ma chi poteva volere la morte del bambino?
" Il padre è molto odiato"
" Kailash? Come può essere odiato? E ' un uomo povero, non ha nulla, è senza potere."
" Si tratta di odi di casta..."
Ma il sopraggiungere di Kailash, che dal tono di voce alta tenuto dal giovane maestro, nonostante le mie esortazioni a che parlasse sottovoce, aveva compreso di che cosa stavamo parlando, stroncava ogni seguito al nostro discorso.
Se volevo proprio sapere come fosse morto il nostro bambino, mi avrebbe condotto da ogni medico da cui lo aveva inutilmente portato, quand'era già cadavere tra le sue braccia, in Khajuraho, Rajnagar, Chattarpur, ma quel giovane maestro, ch'era altrove quando era avvenuto il decesso, che non aveva assistito a quanto era successo, non aveva titolo di parlarmene, secondo le sole dicerie che aveva raccolto.
Non so quanto Kailash stesse deviando verso il maestro di Ajay la sua irritazione contrariata innanzitutto nei miei riguardi, ma quel giovane insegnante, nel seguitare a fronteggiarlo a voce alta, insensibile o inavveduto di come stesse esasperando il dolore del mio amico, su di sé stava così focalizzando il furore di entrambi..
" Se volete, potete parlare al mio amico italiano di Purti e di Ajay, ma vi impedisco di parlargli ancora dei miei altri bambini!"
Kailash scendeva dal terrazzo e ne risaliva in lacrime, con il te e il latte che ci imbandiva, lo serviva anche a un vicino della sua stessa casta di barbiere, ch'era sopraggiunto, indurendo la sua agitazione nelle contrazioni del dolore che lo squarciava
" Ho perso ogni cosa perdendo il mio bambino. Era il mio re, il mio leone..."
Io lo abbracciavo con tutto l'amore di cui ero capace, ed egli mi confidava tutto quanto era in lui intervenuto.
" Ma ora Sumit è la mia forza, in me, che mi parla."
"Lo so, Kallu, che non lo abbiamo perduto. E ora è più grande di te e di me".
Il mio amico ha alluso allora a cinque divinità con cui è in contatto, che lo aiutano e gli appaiono in sogno.
Poi, mi ha rievocato le circostanze, di cui mi ricordavo benissimo, in cui il suo Sè era divenuto l'istanza sovrapersonale in cui ora egli si ricomponeva, ritrovando la quiete e la calma esteriori, finanche la luce del sorriso, e mi ha riesumato pertanto le circostanze della notte tremenda in cui aveva fatto ritorno con Ajay per la prima volta in quella casa, e da cui era uscito ritrovandosi "a poverful man", come al telefono mi aveva comunicato il mattino seguente in uno stato di trance.
Cronache Indiane Seconda parte
Quella sera io e Kailash saremmo partiti verso Chhattarpur con la nostra Purti ed Adjay, per raggiungere via Tikamghar, Lalitpur, le località storico-archeologiche di Chanderi, Deoghar, Udayapur, nel Madhya e Uttar Pradesh.
Ora la meraviglia di mattini e tramonti, tra nebbie e brume evaporanti, fascina d'incanto le memorie di quei siti, ma in essi abbiamo seguitato continuamente a sanguinare strazio, ed io sono stato capace di farvi finanche a brandelli le resistenze al dolore che Kailash aveva arginato in sé, precipitandolo in un fine d'anno terrificante.
Non ricordo se sia stato nell'hotel con vista sul forte di Tikanghar, o se sia avvenuto la nostra prima notte in Chanderi, che Kailash per l'unica volta ha voluto parlarmi delle circostanze della morte di Sumit.
Nessun dottore ha saputo spiegargli come sia successa la sua morte improvvisa di fronte a Vimala, rimanendo strozzato nel suo respiro, dopo aver bevuto un sorso d'acqua.
No, nessuno, sospettabile, lo aveva avvicinato negli ultimi frangenti della sua vita.
Dava credito piuttosto al timore che il respiro gli fosse mancato perchè da un'altra vita lo aveva serrato alla gola la mano di una vicina di casa morta ancora giovane, alcuni mesi fà, una defunta islamica ancora disperata e bramosa di vendicarsi sui vivi per essere morta precocemente.
In ogni casa del vicinato si era verificata una disgrazia.
Ciò che lo aveva più sorpreso, nel cadavere del suo bambino, era quanto fosse diventato blu, cianotico nella sua carnagione.
Ma tutto voleva e poteva credere il dolore del suo amore, che ora il Suo bambino era in lui, più grande di lui, o che la sua reincarnazione fosse già avvenuta, che il suo spirito ora fosse quello dello stesso Chandu.
" Sorride come lui..."
E' stato di ritorno dal fulgore del tempio shivaita di Udayapur, che approssimandoci a Bina, nell'avventurarci sul taxi nella giungla che infestano banditi, la sera del plenilunio di Capodanno ho trascinato Kailash nel mio baratro mentale.
Non sentivo, nel mio agitarmi egocentrico? quanto dilaceravo la sua dolcezza, la sua tenerezza conciliante di amico, nell'evocargli l'apertura gioiosa di Sumit nei miei riguardi, pronto a seguirmi in ogni dove e a giocare in ogni modo che inventavo con lui, ,ogni volta che mi lamentavo di quanto si infastidisse Purti, anche soltanto a dovermi stare vicino? Non avvertivo quale schianto interiore dovesse arginare, quando nella giungla mi rassicurava che i suoi spiriti tutelari, la stessa presenza interiore di Sumit, gli garantivano che nessun brigante o nessuna forza dell'ordine avrebbero arrestato o violato la nostra vettura?
Erano le stesse entità che gli avevano assicurato che in India nulla avrei perduto o mi sarebbe stato sottratto, fino al cinque di gennaio, al cui manifestarsi sentiva il corpo raffreddarsi.
Ma nel mio stato angosciato, all'idea che nessuna foto ci avesse fissato insieme, delle tante da me scattate in Chanderi, Deoghar, Udayapur, così come nelle foto era visualizzata nella mia memoria indelebilmente la memoria del nostro bambino, del perchè fosse potuto accadere, mentre i soli fantasmi che ritornavano erano i miei incubi scolastici, che vanificavano che fossi in India li con lui, e i nostri cari bambini “ I m not more here, I m already in Italy, now”, mormoravo stravolto al rientro nel ristorante di Lalitpur, ingoiando senza cortesia reale quanto aveva ordinato per la nostra cena di fine d'Anno, intanto che il mio ego ferito da Purti, come dai miei studenti evocati, seguitava ad averlo di fronte vulnerabile e dolce e a ferirlo a morte.
Seguitavano le messe in scena della mia alterazione mentale, finchè non ritornavo in stanza e di fronte a lui rivoltavo su Purti la coperta ,in cui poc'anzi, si era sottratta anche al mio augurio di " Happy New Year": Era contro di lui stesso ch'era diretto il mio atto, contro di lui che nulla faceva, come padre, perchè per gelosia, o che altro, Purti non fosse come una scimmia intrattabile nei miei riguardi. Era un atto di disperazione sottaciuta nei figli rimastici, alla vista di come lo stesso Ajay vagolasse tra templi e palazzi, e boschi e grotte sacre presso i corsi d'acqua, senza che apparentemente nulla lo incantasse o interessasse, si tramutasse in stimolo per la sua mente disabile, mentre Sumit, solo che sentisse il canto di un uccello fra le fronde di un pipal...

Solo le grida di Kailash e la mia volontà di scusarmi mi rinsavivano e mi riconducevano indietro, ad assistere in stanza a quanto si stesse sbranando, e tutto avrebbe fatto a brandelli, per il dolore che riesplodeva urlante di avere perso Sumit.
Povere le sue parole, che nulla dicevano del suo dolore" I ve lost more than money, life is more than money", povere le sue sembianze, che lo rendevano ridicolo nell'espressione di un dolore infinito.
Facesse della mia indegnità ciò che meglio credeva, imploravo ai suoi piedi, rimettevo la mia amicizia al suo volere, nel trattenerlo fra le mie braccia per contenerne la distruttività.
Placarsi, come a poco a poco avveniva, mentre i bambini lasciavano in lacrime la stanza, era nel mio amico l' uscire dalle spoglie del povero K.Sen, e farsi a me freddo e superiore e distante.
" In certi momenti posso mancare di qualsiasi rispetto e diventare capace di tutto".
Ma non ero io che avevo colpa, ora mi diceva, la responsabilità era sua, se la sua mente era esplosa, ciò che succedeva stava accadendo perchè egli non si era purificato, non aveva fatto alcuna doccia, o bagno, nel giorno di sabato sacro ad Hanumah.
Mi domandava di scendere alla reception a chiedere incenso, mentre con mio terrore sgomento, si rinchiudeva nel bagno per fare la doccia.
Quando risalivo, ottenuto l'incenso dal compassionevole anziano che vi era addetto, aveva indosso il solo asciugamano come un lungi, e stava già predisponendosi per la puja, per la quale richiedeva a un inserviente accorso un'ambrata bevanda, che il giorno seguente accertavo essere della birra che ristagnava in un boccale, di cui a suo dire il dio era voglioso.
" Se tu vuoi, gli dicevo l' indomani, nel lasciare la stanza dell Aryan hotel di Lalitpur, puoi fare di me quello che meglio credi, ma quello che accaduto è successo perchè soffriamo entrambi per le stesse ragioni, e allo stesso modo"
Eppure sono stati giorni di splendore nel dolore, quelli in viaggio con Kailash, Purti ed Ajay, alla vista nella notte, in Chanderi, dei carri della processione islamica, i tazia avanzanti nelle vie come sfavillanti dimore celesti, o nello scorrere del pomeriggio radioso sulle anse del fiume Betwa, tra i declivi boscosi in cui si stagliavano le pareti a picco di grotte e rilievi rupestri di Deoghar.

Dalle nebbie del primo mattino ne sono emerse, nella stessa Deoghar, le incantevoli sculture gupta .del Tempio visnuita delle dieci incarnazioni del dio, ove gli individui celesti ali ostentavano la più splendida sovrannaturalità dei loro corpi spirituali, nella più naturalistica ( e vivida )assunzione di pose e gesti,
in Udayapur il fulgore sivaita del tempio Nilikantesvara , 
le innumerevoli vestigia, in Chanderi, di porte fortificazioni e moschee e palazzi, sugli specchi delle acque o in solitaria imponenza, quale il Koshak Mahal, nello stile afgano delle edificazioni di Mandu.
Nello strazio della vita che continuava interminabile nel suo spettacolo, di quale crudeltà insostenibile da che ne è scomparsa .la gioia di esserci del nostro Sumit, la più viva luminosità solare splendeva poi dolente sull' integrità ritrovata della nostra amicizia, lungo la via del rientro a Khajuraho, tramite Tikamghar, Lalitpur.
Ma Purti, ancora Purti, ricusando alle stazioni degli autobus che la tenessi per mano, per consentire a Kailash di allontanarsi per urinare, quella sera stessa avrebbe provocato di nuovo la mia pusillanimità e l'esacerbazione di me e Kailash, Purti, sempre Purti, anche l'ultima sera, rifiutando la mano che le porgevo,verso casa, al rientro dal ristorante in cui avevo offerto la cena finale, avrebbe provocato il precipitare della situazione verso il più pauroso crinale, dopo che Kailash non mi aveva nemmeno ringraziato per tutto il denaro che gli avevo appena lasciato, a seguito di quello che era andato distrutto o che era andato speso senza costrutto. Glielo lasciavo perché si riavviasse con i proventi del latte prodotto da una bufala per la sua bufalina,- di cui si prenderà cura suo padre, nella stalla che possiede nel suo villaggio,- e lui accoglieva l aiuto come se gli fosse naturalmente dovuto, come se fosse naturale che insieme con il mio denaro, per lui e la sua famiglia stessi perdendo la mente e la vita...
Nel letto di quella che rimarrà per sempre la mia sola stanza, per nostra fortuna è rimasto solo un vaneggiamento che si è acquietato nel sonno, l intento che in me è insorto di abbandonare quella casa per recarmi in hotel con le valigie già fatte, abbandonando per sempre al suo destino, in quella dimora, la miseria di Kailash e della sua famiglia fallimentare, e farmi dal giorno seguente solo turista tra i turisti, che solo veda e senta senza più amare e soffrire...
Nel suo dolore immenso, ero consapevole che avrei così inflitto la ferita più letale, a chi mi aveva riconfermato un membro della sua famiglia distrutta, benché solo poco sere prima lo avessi devastato senza umano riguardo, sordo alla sua voce che mi rammentava teneramente che sarebbero state poco più che carta, quand'anche fossero state stampate, le nostre immagini digitali che rimpiangevo di non avere impresso, mentre noi due eravamo oramai " one only body", che un solo corpo anche a infinita distanza...
Respiro ancor oggi di avere evitato il crimine in cui con la mia dignità di uomo vero mi sarei giocato la mia intera esistenza, equivocando come la mia perdizione, quanto è la salvezza del mio destino , la vocazione che reca il mio nome..
" E' un dono di Dio la famiglia indiana che assisti", giorni or sono mi ha ricordato qui in Italia un confessore, ridandomi la vista con gli occhi del suo cuore profetico.
E' donandomi ad essa fino alla consunzione dei miei giorni, che i miei giorni potranno trovare con la loro salvezza, il loro stesso compimento finale, che io potrò declinare il nome per me prescelto da Dio, senza che mi sembri l' abominio di un nome di oltraggio, come quando risuona inaudito nel ludibrio e nel chiasso delle mie classi d'insegnamento, nella scrittura vana della mia parola umana..
Anche a Kailash il nome che porta, il suo nome che ci lega e che per lui hanno scelto i suoi dei, è un termine che gli si è fatto insostenibile, da che vi avverte che ha assunto il significato che egli non avrà più niente, quando con la morte del nostro bambino sente che ha perso ogni cosa, perchè più niente può significare qualcosa.
" Non ho niente, se non i miei auguri da farti"
Quando mi parla in tal senso, gli taccio che la nostra vera miseria è che disponevamo di un tesoro immenso ed è andato perduto, il bene irrecuperabile della nostra integrità familiare, di cui ignoravamo o sprecavamo (tutto) il pregio mentre lo possedevamo.
Cio che soltanto vale ora la pena di dirgli, è che perchè non ha niente (che) è vicino agli dei, che è tutt'uno con me nel suo grande valore (di uomo) .
 
Cronache Indiane
Seconda parte
Quella sera io e Kailash saremmo partiti per Chhattarpur con Purti ed Adjay, per raggiungere via Tikamghar, Lalitpur, le località storico-archeologiche di Chanderi, Deoghar, Udayapur, nel Madhya e Uttar Pradesh.
Ora la meraviglia di mattini e tramonti, tra nebbie e brume evaporanti, fascina d'incanto le memorie di quei siti, ma in essi abbiamo seguitato continuamente a sanguinare strazio, ed io sono stato capace di farvi finanche a brandelli le resistenze al dolore che Kailash aveva arginato in sé, precipitandolo in un fine d'anno terrificante.
Non ricordo se sia stato nell'hotel con vista sul forte di Tikanghar, o se sia avvenuto la nostra prima notte in Chanderi, che Kailash per l'unica volta ha voluto parlarmi delle circostanze della morte di Sumit.
Nessun dottore ha saputo spiegargli come sia successa la sua morte improvvisa di fronte a Vimala, rimanendo strozzato nel suo respiro, dopo aver bevuto un sorso d'acqua.
No, nessuno, sospettabile, lo aveva avvicinato negli ultimi frangenti della sua vita.
Dava credito piuttosto al timore che il respiro gli fosse mancato perchè da un'altra vita lo aveva serrato alla gola la mano di una vicina di casa morta ancora giovane, alcuni mesi fà, una defunta islamica ancora disperata e bramosa di vendicarsi sui vivi per essere morta precocemente.
In ogni casa del vicinato si era verificata una disgrazia.
Ciò che lo aveva più sorpreso, nel cadavere del suo bambino, era quanto fosse diventato blu, cianotico nella sua carnagione.
Ma tutto voleva e poteva credere il dolore del suo amore, che ora il Suo bambino era in lui, più grande di lui, o che la sua reincarnazione fosse già avvenuta, che il suo spirito ora fosse quello dello stesso Chandu.
" Sorride come lui..."
E' stato di ritorno dal fulgore del tempio shivaita di Udayapur, che approssimandoci a Bina, nell'avventurarci sul taxi nella giungla che infestano banditi, la sera del plenilunio di Capodanno ho trascinato Kailash nel mio baratro mentale.
Non sentivo, nel mio agitarmi egocentrico?quanto dilaceravo la sua dolcezza, la sua tenerezza conciliante di amico, nell'evocargli l'apertura gioiosa di Sumit nei miei riguardi, pronto a seguirmi in ogni dove e a giocare in ogni modo che inventavo con lui ,ogni volta che mi lamentavo di quanto si infastidisse Purti, anche soltanto a dovermi stare vicino? Non avvertivo quale schianto interiore dovesse arginare, quando nella giungla mi rassicurava che i suoi spiriti tutelari, la stessa presenza interiore di Sumit, gli garantivano che nessun brigante o nessuna forza dell'ordine avrebbero arrestato o violato la nostra vettura?
Erano le stesse entità che gli avevano assicurato che in India nulla avrei perduto o mi sarebbe stato sottratto, fino al 5 gennaio, al cui manifestarsi sentiva il corpo raffreddarsi.
Ma nel mio stato angosciato, all'idea che nessuna foto ci avesse fissato insieme, delle tante da me scattate in Chanderi, Deoghar, Udayapur, così come nelle foto era fissata nella mia memoria indelebilmente la memoria del nostro bambino, del perchè fosse potuto accadere, mentre i soli fantasmi che ritornavano erano i miei incubi scolastici, che vanificavano che fossi in India li con lui, e i nostri cari bambini “ I m not more here, I m already in Italy, now”, mormoravo stravolto al rientro nel ristorante di Lalitpur, ingoiando per pura cortesia quanto aveva ordinato per la nostra cena di fine d'Anno, intanto che il mio ego ferito da Purti, come dai miei studenti evocati, seguitava ad averlo di fronte vulnerabile e dolce e a ferirlo a morte.
Seguitavano le messe in scena della mia alterazione mentale, finchè non ritornavo in stanza e di fronte a lui rivoltavo su Purti la coperta ,in cui poc'anzi, si era sottratta anche al mio augurio di " Happy New Year".
Solo le sue grida e la mia volontà di scusarmi mi rinsavivano e mi riconducevano indietro, ad assistere in stanza a quanto si stesse sbranando, e tutto avrebbe fatto a brandelli, per il dolore che riesplodeva urlante di avere perso Sumit.
Povere le sue parole, che nulla dicevano del suo dolore" I ve lost more than money, life is more than money", povere le sue sembianze, che lo rendevano ridicolo nell'espressione di un dolore infinito.
Facesse della mia indegnità ciò che meglio credeva, imploravo ai suoi piedi, rimettevo la mia amicizia al suo volere, nel trattenerlo fra le mie braccia per contenerne la distruttività.
Placarsi, come a poco a poco avveniva, mentre i bambini lasciavano in lacrime la stanza, era nel mio amico l' uscire dalle spoglie del povero Kailash Sen, e farsi a me freddo e superiore e distante.
" In certi momenti posso mancare di qualsiasi rispetto e diventare capace di tutto".
Ma non ero io che avevo colpa, ora mi diceva, la responsabilità era sua, se la sua mente era esplosa, ciò che succedeva stava accadendo perchè egli non si era purificato, non aveva fatto alcuna doccia, o bagno, nel giorno di sabato sacro ad Hanumah.
Mi domandava di scendere alla reception a chiedere incenso, mentre con mio terrore sgomento, si rinchiudeva nel bagno per fare la doccia.
Quando risalivo, ottenuto l'incenso dal compassionevole anziano che vi era addetto, aveva indosso il solo asciugamano come un lungi, e stava già predisponendosi per la puja, per la quale richiedeva a un inserviente accorso un'ambrata bevanda, che il giorno seguente accertavo essere della birra che ristagnava in un boccale, di cui a suo dire il dio era voglioso.
" Se tu vuoi, gli dicevo l' indomani, nel lasciare la stanza dell Aryan hotel di Lalitpur, puoi fare di me quello che meglio credi, ma quello che accaduto è successo perchè soffriamo entrambi per le stesse ragioni, e allo stesso modo"
Eppure sono stati giorni di splendore nel dolore, quelli in viaggio con Kailash, Purti ed Ajay, alla vista nella notte, in Chanderi, dei carri della processione islamica, in forme hindu,avanzanti nelle vie come sfavillanti dimore celesti, o nello scorrere del pomeriggio radioso sulle anse del fiume Betwa, tra i declivi boscosi in cui si stagliavano le pareti a picco di grotte e rilievi rupestri di Deoghar.
Dalle nebbie del primo mattino ne sono emerse, nella stessa Deoghar, le incantevoli sculture gupta .del Tempio visnuita delle dieci incarnazioni del dio, ove gli individui celesti ali ostentavano la più splendida sovrannaturalità dei loro corpi spirituali, nella più naturalistica ( e vivida )assunzione di pose e gesti,
in Udayapur il fulgore sivaita del tempio Nilikantesvara ,
le innumerevoli vestigia, in Chanderi, di porte fortificazioni e moschee e palazzi, sugli specchi delle acque o in solitaria imponenza, quale il Koshak Mahal, nello stile afgano delle edificazioni di Mandu.
Nello strazio della vita che continuava interminabile nel suo spettacolo, senza alcuna nostra gioia di farne ancora parte, da che ne è scomparsa .la gioia di esserci del nostro Sumit, la più viva luminosità solare splendeva poi dolente sull' integrità ritrovata della nostra amicizia, lungo la via del rientro a Khajuraho, tramite Tikamghar, Lalitpur.
Ma Purti, ancora Purti, ricusando alle stazioni degli autobus che la tenessi per mano, per consentire a Kailash di allontanarsi per urinare, quella sera stessa avrebbe provocato di nuovo la mia pusillanimità e l'esacerbazione di me e Kailash, Purti, sempre Purti, anche l'ultima sera, rifiutando la mano che le porgevo,verso casa, al rientro dal ristorante in cui avevo offerto la cena finale, avrebbe provocato il precipitare della situazione verso il più pauroso crinale, dopo che Kailash non mi aveva nemmeno ringraziato per tutto il denaro che gli avevo appena lasciato, a seguito di quello che era andato distrutto o che era andato speso senza costrutto. Glielo lasciavo perché si riavviasse con i proventi del latte prodotto da una bufala per la sua bufalina,- di cui si prenderà cura suo padre, nella stalla che possiede nel suo villaggio,-e lui accoglieva l aiuto come se gli fosse naturalmente dovuto, come se fosse naturale che insieme con il mio denaro, per lui e la sua famiglia stessi perdendo la mente e la vita...
Nel letto di quella che rimarrà per sempre la mia sola stanza, per nostra fortuna è rimasto solo un vaneggiamento che si è acquietato nel sonno, l intento che in me è insorto di abbandonare quella casa per recarmi in hotel con le valigie già fatte, abbandonando per sempre al suo destino, in quella dimora, la miseria di Kailash e della sua famiglia fallimentare, e farmi dal giorno seguente solo turista tra i turisti, che solo veda e senta senza più amare e soffrire...
Nel suo dolore immenso, ero consapevole che avrei così inflitto la ferita più letale, a chi mi aveva riconfermato un membro della sua famiglia distrutta, benché solo poco sere prima lo avessi devastato senza umano riguardo, sordo alla sua voce che mi rammentava teneramente che sarebbero state poco più che carta, quand'anche fossero state stampate, le nostre immagini digitali che rimpiangevo di non avere impresso, mentre noi due eravamo oramai " one only body", che un solo corpo anche a infinita distanza...
Respiro ancor oggi di avere evitato il crimine in cui con la mia dignità di uomo vero mi sarei giocato la mia intera esistenza, equivocando come la mia perdizione, quanto è la salvezza del mio destino , la vocazione che reca il mio nome..
" E' un dono di Dio la famiglia indiana che assisti", giorni or sono mi ha ricordato un confessore, ridandomi la vista con gli occhi del suo cuore profetico.
E' donandomi ad essa fino alla consunzione dei miei giorni, che i miei giorni potranno trovare con la loro salvezza, il loro stesso compimento finale, che io potrò declinare il nome per me prescelto da Dio, senza che mi sembri l' abominio di un nome di oltraggio, come quando risuona inaudito nel ludibrio e nel chiasso delle mie classi d'insegnamento, nella scrittura vana della mia parola umana..
Anche a Kailash il nome che porta, il suo nome che ci lega e che per lui hanno scelto i suoi dei, è un termine che gli si è fatto insostenibile, da che vi avverte che ha assunto il significato che egli non avrà più niente, quando con la morte del nostro bambino sente che ha perso ogni cosa, perchè più niente può significare qualcosa.
" Non ho niente, se non i miei auguri da farti"
Quando mi parla in tal senso, gli taccio che la nostra vera miseria è che disponevamo di un tesoro immenso ed è andato perduto, il bene irrecuperabile della nostra integrità familiare, di cui ignoravamo o sprecavamo (tutto) il pregio mentre lo possedevamo.Ciò che soltanto vale ora la pena di dirgli, è che perché non ha niente egli è vicino agli dei, ed è tutt'uno con me nel suo grande valore..

 
  

 

 

 
 


 



 
 
 
 
 


 
 

lunedì 17 maggio 2010

solo se è amore


Caro Valentino,
sono Odorico.
Ti ringrazio della considerazione in cui tieni il mio blog, se intendi usarlo per i corsi di aggiornamento delle suore che operano nella tua scuola.
Io credo di potere esservi fecondo in quanto posso situarmi, più di altri, dove s'incontrano o confluiscono realmente cristianesimo e sapienza indiana , in ragione di un ascolto reale della vera Parola dei testi del cristianesimo, messa a confronto almeno con le vulgate più attendibili del buddismo e dell'induismo,
Cerco di evitare di abbracciare l'induismo od il buddismo in ragione di una recezione e di un rifiuto di versioni del Cristianesimo che non sono all'altezza della verità della Parola che vi è incarnata, come è accaduto per tanti induisti o buddisti occidentali, pur di grande altezza di ingegno quali Achaan Sumedo, nè voglio permanere ritroso di farmi anche buddista, o hindu, per gli accreditamenti più fantasmatic della sapienza delle fedi orientali. Per farmi intendere meglio, prima che cali per me il silenzio definitivo, secondo me non è incompatibile essere di duplice e triplice fede , perchè Cristo, il Verbo, non si è manifestato solo incarnandosi in Gesù.
Se è vero,- Giovanni, lettera prima, cui farò costante riferimento,- che "Chi confessa che Gesù è il figlio di Dio/ Dio dimora in lui e lui in Dio," secondo la rivelazione e l'umanizzazione del Logos in Gesù di Nazaret, - confessando che lo spirito abita la carne e che anima la polvere sino a farle risorgere a vita eterna,-è altresì vero che è comunque in Dio, - mediante un Cristo sconosciuto a chi crede alla sua manifestazione in Gesù, o a chi è uomo terrestre, e non d'altri mondi,-, chiunque ama l'un l'altro di amore vero- di gratuita donazione reciproca disinteressata- e pratica così la giustizia, poichè
" chiunque pratica la giustizia è nato da Dio",
" e chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio".
Ubi charitas est vera, Deus ibi est.
In tal senso le beatitudini cristiane e l'ottuplice sentiero buddista o i percorsi e le comunioni spirituali delle varie marg e yoga hindu possono adempiersi nella stessa pienezza di vita, non mondana, se non si incorre nei reciproci travisamenti - i principali dei quali mi sembrano che siano, rispetto al buddismo, la credenza che la beatitudine del risveglio che il buddismo consente già in questa vita, sia l'assicurazione, nel raggiungimento del samadhi, di uno stato permanente di non sofferenza indifferente e irresponsabile, la quieta vuota di un adualismo perpetuo, laddove l'alienazione più diffusa nei riguardi del cristianesimo è la credenza che la vita buona sia secondo Gesù Cristo una vita di obbedienza legalistica a dei comandamenti impostici, in ragione dell'attesa interessata di un frutto salvifico, oppure per il timore del castigo divino,- laddove, secondo la Sua Parola, non vale ad essere in Dio il timore che si ha di Lui, " perchè chi teme non è giunto a pienezza d'amore", e la vera obbedienza può avvenire solo per amore, solo se si acquisisce lo stesso "sentire" che fu in Gesù Cristo- Lettera di Paolo ai Filippesi-, amandoci l' un l'altro come Egli ci ha amato, dello stesso Amore che il Padre aveva per lui, in Lui il Padre facendoci dono di se stesso.
Caro Valentino, ma tutto quello che in precedenza ho scritto è vero, se si tiene ben presente ciò che scrisse il grande teologo ortodosso Pavel Florenskij: " Si, la vita è fatta in modo che si può dare qualcosa al mondo solo pagandone poi il fio con sofferenze e persecuzioni. E più il dono è disinteressato, più crudeli sono le persecuzioni, e dure le sofferenze".
Questo volevo scriverti, fintanto che trovo parole, e gioia, nella sofferenza più dolorosa per la sorte del mio amico indiano.
Oggi era sconvolto perchè è stato derubato delle 2.000 rupie che gli occorrevano per i vestiti nuovi dei suoi bambini, nella concomitanza di un marriage party e della puja rituale.
Nemmeno il mio invio riparatore di un quantitativo minimo di euro è bastato a calmargli la mente.
Che cosa ho da darti in cambio, si doleva, se non i miei principi?
Puoi darmi di essermi amico, gli ho ribadito.
Che tu sai, per me è infinitamente (tanto) di più di ciò che per lui vale il mio contante.

Love
Odorico

--- Mer 12/5/10, valentino o ha scritto:


Da: valentino o
Oggetto: Re: valentino
A: odoricob@yahoo.it
Data: Mercoledì 12 maggio 2010, 22:41


Ciao Odorico. Grazie per la tua generosita'. Ripareremo il tetto e i bambini torneranno a fare yoga e recitare mantra, sperando nella clemenza del prossimo ciclone. I danni avrebbero potuto essere molto piu' seri, vista la potenza del vento. L'insegnante di yoga ha invitato gli studenti a recitare mantra e preghiere per tutta la durata del ciclone. Credo che le preghiere abbiano pacificato il dio della pioggia e del vento che ha risparmiato altre strutture fragili della scuola e, soprattutto, non ha ferito alcun studente.
I bambini delle elementari erano nelle aule piu' a rschio (con tetto di paglia). Se un albero fosse caduto su un'aula, chissa' che cosa sarebbe accaduto.
Insomma, la nostra buona stella continua a proteggerci.
Ho letto il tuo blog. Lo usero' per i prossimi corsi di aggiornamento, ammesso che le suore siano ancora presenti.
Grazie per l'invito a visitare la famigliA del tuo amico. Me l'avevi gia' fatto questo invito, quando mi trovavo in uno stato psicologico non molto, come dire?, equilibrato. Terro' presente anche questa "via di fuga" dal quotidiano e dai problemi...
Grazie e un abbraccio
Valentino

Ps. Se hai tempo, dai un'occhiata ai contenuti del blog nelle nostre pagine web e anche a quelli del nuovo progetto
bodhgayanews.org
Ti segnalo, in particolare, una notizia e un commento, che ti invio...Non e' ancora corretto e, come puoi vedere, alcune didascalie sono incomplete...

domenica 16 maggio 2010

cercando ancora di resistere

"Io sto ora cercando di resistere, e di sopravvivere a tutto, ultimando al meglio il mio lavoro di insegnante- che incubo spettrale sarebbe altrimenti il protrarmi verso un pensionamento che si sta allontanando a seguito dell'euro-crisi- finendo di scrivere il poco che mi resta da scrivere, per liberarmi così di ogni progetto e sentimento di fallimento e successo, e consegnarmi anima e cuore al destino di dolore e di amore che mi lega alla mia famiglia indiana, incenerendomi in monaco e sadhu quando di me essi non abbiano più bisogno alcuno"
dall'ultima mia lettera a Valentino Giacomin e Luigina De Biasi

l'indurimento e la puja ritrovata

Ieri Kailash si è recato a venticinque chilometri di distanza da Khajuraho, per tornare a rendere onore di sabato con la puja al Monkey God, Hanumah, che è il suo Dio personale.
Teme che altrimenti il Dio possa diventare "angry" con lui , irato per il suo indurimento di cuore dopo la perdita del nostro( amore di) bambino.
Io gli ho auspicato il pellegrinaggio, nelle attuali contingenze, perchè la fede possa purificare la sua mente da ciò che può insinuarvi il suicidio atroce che ha commesso l' altro giorno una donna del suo villaggio, da anni costretta a fronteggiare la miseria dei suoi bambini dopo la morte prematura del marito.
La sua fede si era oramai ridotta al solo articolo di angoscia del convincimento nel suo "bad Karma", della inesorabilità della sua povertà, della sua mancanza di successo nelle cose della vita, convinto, anche ora che più che mai soffre di qual è mai la nostra vera sventura, la nostra insanabile desolazione, che il karma negativo si misuri da quanto un uomo è povero, che arricchirsi possa servire ad arricchirsi ancora di più in una futura vita migliore, quasi che nella pena che ci unisce e ci gravita dentro,io stesso debba sconfortarmi innanzitutto per la rovina attuale dell' euro al cambio stesso con la rupia indiana, che per me rende tutto più costoso e difficiltoso, ritarda il mio pensionamento, restringe i margini e le prospettive di vita che posso offrirmi e che posso concedere ad altri.
Eppure Kailash seguita a darsi da fare per ogni margine utile, e lasciato l'hotel senza più clienti, ora che in India fa così caldo , ogni giorno va avanti e indietro dal suo villaggio per dare l acqua alle lenticchie che crescono,
costretto a una peripezia continua dalla penuria dell energia elettrica che serve ad attivare la pompa dell'acqua del pozzo.
"L' energia elettrica viene dall'acqua, mi diceva giorni or sono, riferendosi alla energia di natura idroelettrica cui si fa ricorso nel Madhya Pradesh," qui non è come nel Tamil Nadu, dove usano,ti ricordi, i " big fans" che abbiamo visto lungo la strada per Kanyakumari. E se c'è poca acqua , e poco " Electric power", è difficile con l' energia l'acqua prenderla dai pozzi"
Egli tra l'altro deve attendere che l'energia venga erogata alle ore più calde, è pericoloso altrimenti andare per i campi di sera, e deve essere sul campo quando e come l'elettricità arriva, in conformità o meno con gli orari previsti nei tabellari.
Intanto sono le nostre parole al telefono, che ci scambiamo oramai ogni sera,la nostra indispendsabile acqua di vita, che non possono venir meno nel recargli conforto, nel recarmi non meno conforto se in lui suscito allegria, la stessa che ai miei occhi rianima Sumit, che mi appare sempre più nel vuoto di stanza in stanza.

Sui criteri cristiani di verità

Sui criteri cristiani di verità
Scambio di vedute tra me e don **



Caro don *.
sono Bergamaschi il professore.

Lei si chiedeva ieri sera, nel corso della lectio divina, come anche un aborigeno australiano, che ignora tutto di Gesù, possa purtuttavia essere partecipe di una volontà divina di salvezza universale. Ora la mia incredula fede è meno incredula se mi anima la convinzione che la realtà di Cristo, nel suo mistero, trascenda lo stesso Gesù, che non si possa identificare solo in Gesù, e si sia rivelata e si riveli anche altrimenti, in questo e in altri mondi ove trovi attuazione l'idea di uomo.

Credo assolutamente che un Cristiano che abbia incontrato Cristo in e attraverso Gesù sia tenuto a credere che ogni altra rivelazione a lui sconosciuta del Cristo debba essere assolutamente conforme alla Sua Parola che si è professata in Gesù, e che non possa contraddirla in nulla, e per nulla, ma anche oggi , insieme con la splendida celebrazione paolina del Dio ignoto allo stesso ateo che lo venera nella sua idea di bene, avevo modo di ritrovare nel Vangelo di Giovanni la proclamazione da parte di Gesù che la Sua Parola consegnata ai Vangeli non esaurisce tutta la verità dello Spirito. “ Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso: quando verrà lui, lo Spirito della Verità, vi guiderà a tutta la verità, perchè non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future”.
Per dirgliela tutta, caro don *, mi chiedo infine, per sentirmi meno incredulo, nel mio spirito di adesione attraverso la chiesa Cattolica ad una ecclesialità che per me è cosmica,, se la stessa resurrezione di Gesù sia unica perchè è il compimento perfetto di ogni altro accesso spirituale alla vita eterna.

Con gratitudine

Odorico Bergamaschi


Caro Odorico,
i temi che Lei affronta sono davvero abissali e insondabili. Anch’io credo che Gesù e il suo mistero siano più ampi di quanto noi pensiamo e crediamo e abbraccino il cosmo intero. Tuttavia non nel senso di mettere Gesù tra parentesi, quanto piuttosto che la sua centralità e unicità rappresentino il punto di convergenza e il compimento di ogni percorso. Mi pare che su questo siamo in sintonia.
La ringrazio della sua benevola fraternità,
d.*

Caro don *,
solo un seguito, concorde.
Credo che si permanga concordi finchè si eviti come cristofanica "ogni ispirazione che dissolve Gesù", e che ci può indurre a sconfessare " Gesù Cristo venuto nella carne", quasi che l'ascolto stesso della sua Parola fosse la sola pratica pragmatica di un messaggio di regole, e non già l'attinenza al Senso della Sua Parola, il farsi carne del verbo fino a morire per noi, la sua umanizzazione fino alla morte di croce per la nostra theosis, la nostra divinizzazione a stirpe divina nella Gloria del Padre.
Solo in Tal senso, e attraverso tale Senso,l'ascolto della sua Parola si fa criterio di verità di ogni altra verità.
Con una duplice avvertenza: a) di quale rimanga, nel frutto, il criterio per riconoscere i falsi profeti. " Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?" ( Matteo 7, 15-16); b) con l'attinenza larga della sua risposta ai discepoli, quando " Giovanni prese la parola dicendo: " " Maestro, abbiamo visto un tale che scacciava demoni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perchè non è con noi tra i tuoi seguaci". Ma Gesù gli rispose : " Non glielo impedite, perchè chi non è contro di voi, è per voi"( Luca 9, 49-50).
Personalmente nelle discipline spirituali indiane ho trovato un grande aiuto nell incentrarmi, anzichè nella mondanità dell Io, nel Nome che può essere la mia vocazione, la mia espressione unica e irripetibile delle mie capacità di amare a sua immagine e somiglianza.
Con fraternità di piccolo figlio
Odorico

lunedì 10 maggio 2010

sapienza cristiana, sapienza orientale

Sapienza cristiana e sapienza indiana in questo s'incontrano: la spiritualità è unione e comunione-yoga- con la Via, la Verità, la Vita: la conoscenza ne è una partecipazione integrale, già in questa vita.
La via, la verità, la vita è in noi stessi la nostra intimità più propria, l'autentico sé o atman, e al contempo in sé ci comprende , quale Logos, Verbo, Dharma,- in un rapporto di immanenza reciproca tra un'infinità interiore e un' infinità esteriore- "il castello" di Teresa d'Avila e della Chandogya,- che manifestano il Brahman - Dio Padre- che è trascendente- l'agricoltore della Vite di cui in Cristo siamo i tralci eppure "tutto in tutti"( Paolo, Corinzi)
"Conosciti in me, conoscimi in te", Tat tvam asi " Questo sei tu".
Tale via, verità e vita, è in noi stessi una consapevolezza originaria, alla cui rivelazione profonda dobbiamo risvegliarci,e di cui, in una sequela ,occorre aumentare in noi la presenza mentale illuminante- lo Spirito quale "interior magister". Tale sequela è uno svuotamento del nostro Ego nei suoi attaccamenti, una rinuncia a ogni " possesso geloso",( lettera di Paolo ai Filippesi), il cui esito è il conseguimento della pace della equidistanza interiore- in cui si decanta la singolarità del nome divino di cui siamo espressione, che è il volto che ci fa assumere la vocazione della nostra capacità di amare a Sua immagine e somiglianza
" Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà"( Luca, 9, 23-24)

In tal senso la kenosi è la verità intradivina che si rivela nelle sapienze orientali.
Ma non resta, forse, quale differenza cristiana,- è la domanda residua- che cosa significhi il dimorare in Dio, in quanto dimorare nel suo amore? Da esso inabitati, per farci come Egli amore, dal momento che siamo comandati ad amarci l'un l'altro come egli ci ha amato, e ci ama,fino alla fine ( Giovanni, 13.34, 15.12, 13.1)- "anzi alla morte di croce"- per amore gratuito del nostro nemico?
O in Prajapati, nella Yagina, non c'è la stessa estasi d'amore dell'Agnello sgozzato fin dalla fondazione del mondo?

domenica 2 maggio 2010

Come le dita di una mano

"Kallu, ti posso dire una cosa importante?"
"Di, ti sto a sentire."
"Kallu, tu devi pensare che ogni tuo bambino ha una differente bellezza"
"Purti, Ajay, Sumit, Chandu..."
"Si, tutti i tuoi bambini"
"Non uno solo?...
"No e te lo dico Kallu, perchè tu stavi facendo lo stesso mio errore, ti ricordi tra Udayapur e Lalitpur..."
"Quando dentro di te tra Purti e Sumit..."
" Si"
" Vuoi dire che sono come le dita di una stessa mano, che se ne tagli una le altre restano importanti?"
Ho confermato, nell imminenza della mia partenza per recarmi a casa di mia madre, da dove gli avrei ritelefonato.
Ma dovevo anticipargli questo pensiero, ad ogni costo, dopo quanto l'hanno fatto soffrire, i giorni scorsi, i raffronti insorti nella sua mente tra Sumit e i bambini rimastigli.
Già domenica scorsa, quando il suo discorso è approdato a Chandu, ha lasciato il cellulare nelle mani di Ajay troppo tempo, perchè non abbia dovuto supporre che fosse andato ad asciugarsi il pianto dopo avere insistito perchè il mio discorso non accennasse alla loro bellezza, talmente era per lui impareggiabile quella di Sumit, benchè Chandu, nel riso, nel giocare , nel muoversi a quattro zampe, lo ricordasse talmente tanto, anticipasse addirittura i tempi della parola, rispetto a Purti e Sumit.
" Sa già dire papa, e "dedi", che vuol dire " dammi""
Per tre volte, dopo le dieci di notte, e ricordava anche a che precisi minuti, quando me ne ha parlato, due giorni dopo mi aveva contattato invano, perchè non dovesse fronteggiare da solo il dolore del ricordo insorto più che mai atroce del nostro bambino che non è più.
" Mi sono ricordato di lui appena morto, che sembrava ancora dormire..." , quindi ha insistito in tutto ciò che rendeva ineguagliabile Sumit, da ogni altro suo bambino.
"Lui non temeva i sadu e gli uomini vecchi, avvicinava ogni animale, " cows, cocks,"
e a Chattarpur, al mercato, toccava ogni merce e si interessava a ogni cosa, mangiava di tutto, "indian e italian foods", anche Chandu non ha il suo corpo così forte... Ti ricordi quando giucava con te a viso aperto..."
Io ricordavo un bambino trepidante quando uscivo con lui, ho remissivamente osservato.
Eppure tra l uno e l altro di tali discorsi, si ride e si scherza tra me e Kailash, come quando non è riuscito a dirmi quale sia il suo mese di nascita, perchè non sa se l asta del "danda", del bastone che l indica, sia a sinistra o a destra "of the cross", della croce del numero dieci.
Ma al contempo, mentre le lenticchie nei suoi discorsi già schiudono " the mounth", la bocca del loro germoglio,il ricordo sempre più vivo del nostro bambino morto è sempre di più in noi una voragine aperta.