venerdì 9 dicembre 2011

note politiche

Il cristianesimo è più estremo che il pensiero di sinistra. La Chiesa e l’amore del prossimo in quanto donazione gratuita di un amore più forte che la morte, non possono non essere più universali e radicali di ogni umanitarismo politico.

"Essere di sinistra vuol dire inseguire un progetto che possa far bene all'Africa e all'Asia mentre fa bene a noi; perché un progetto simile deve esistere, altrimenti l'umanità è obbligata a ripetere cicli di errori e di tragedie.
“La Storia siamo noi, nel senso che possiamo influire sul corso degli eventi. Riusciremo a farlo solo se troviamo una narrazione comune che tenga insieme i bisogni e le aspirazioni non di una sola categoria, non di una sola nazione, ma dell'umanità intera” ( Federico Rampini)
Non è difficile individuare in politica ciò che può fare bene in generale, la diminuzione dei costi delle materie prime e dei consumi di acqua e di energie fossili, più colture alimentari e meno biocarburanti…, difficile è che il bene comune diventi senso comune e farlo valere tramite i rapporti di forza, ottenere che si attui attraverso la competizione e la sfida. Qui ed ora, di sicuro, esso richiede che si rafforzi l’unità politica europea sovranazionale, e che l’ avvento dell’unità europea corrisponda innanzitutto ad un’altra intelligenza economica che non il monetarismo imperante.( ch’è l’equivalente della terapia sanitaria del salasso).
E’ comunque esaltante quanto la grande crisi occidentale e insieme le nuove tecnologie, al pari dello squilibrio crescente in India e in Cina, o in Brasile, tra i più alti livelli di sviluppo planetari e gli equilibri ambientali e le aspettative di vita immensamente maggiori che sollecitano e che lasciano miseramente insoddisfatte, rendano possibili e ci inducano a modalità d’accesso ai beni ed a un loro uso, a un riconoscimento di eccellenze e alla valorizzazione di modi di vivere bene, che prescindono dalla proprietà e dalla ricchezza e dai valori e dalle gerarchie di mercato, attualizzando l’”altissima paupertate”delle regole monacali ( si vedano Giorgio Agamben, o Enzo Bianchi), in una economia globale di mercato che non determini società civili di mercato. Ed è questo il grande ruolo di una politica capace di Stewardship, di guidare verso orizzonti lontani ( sempre secondo Federico Rampini in Alla Mia Sinistra).
Altro che leggero cambio degli stili di vita!La ricerca di nuovi stili di vita che ripropone Federico Rampini anche nel suo ultimo bel libro "Alla mia sinistra", in Italia è ad esempio quanto già anima collettivamente coloro che aderiscono al movimento slow food Terra Madre di Carlo Petrini, ed è conforme, ad ulteriore esempio, a quanto persegue l’ecclesialità cattolica interdiocesana, allorchè nel Nord Est cerca di diffondere nuovi sobri stili di vita quali quelli proposti da padre Adriano Sella, o è inerente all’operare di numerosi movimenti buddistici, come il Progetto Essere Pace o il gruppo Terra Nuova, ispirati ai principi del grande monaco vietnamita Thich Nhat Hanh

E’ inevitabile, senza che ciò significhi necessariamente decrescita, che le generazioni successive alla mia perdano tanto più i diritti del Welfare quanto meno si adattano a forme di vita che richiedono meno acquisto di beni e meno consumo di risorse e di energie. L’alibi ricorrente cui ricorrono i ricchi dei paesi emergenti, per non limitare gli sprechi immensi dei loro modi di vita devastanti, è che non capiscono perché debbano farli, se è per sacrificarsi all’egoismo occidentale. Intanto l’Africa sta raddoppiando demograficamente.

Nel costruire così una storia comune, occorre distinguere tra i valori freddi a cui deve limitarsi uno Stato laico, secolare - efficienza, risparmio, rispetto delle regole-, e i valori caldi delle coscienze degli individui sociali. Dubito che i valori freddi possano diventare conformismo civico, se non sono animati nei singoli da valori caldi quali l’ amore del bello, del vero e del bene, l'amore del prossimo o la sacralità della vita e della natura.



D’accordo, per quanto riguarda lo stesso Federico Rampini, ch'egli dovrebbe mostrarsi più consapevole di ciò che sa e che sottoscriverebbe benissimo, che il mondo va avanti anche dove governa o domina la Destra. Una Sinistra ed una Destra tuttora sussistono e devono sussistere ancora, in ragione non di una antitesi, ma di una diversa gerarchia dei valori condivisi,- si auspica. In ogni individuo sono presenti gli spiriti animali della propria categoria o classe di appartenenza, o della propria età generazionale, ed esistono, è vero, gli imprenditori che si sono suicidati perchè hanno dovuto licenziare i propri dipendenti, ma è più facile che siano profittatori, anche bestiali, e che anziché innovare tecnologicamente cerchino di avvantaggiarsi di bassi salari e agevolazioni fiscali, tramite l’assunzione in nero o la delocalizzazione, se non sono indotti a scelte virtuose dalla contrattazione o negoziazione, dalla conflittualità o dalla normative amministrative, statuali e sovranazionali Non illudiamoci. “Nessuno è buono” La contraddizione capitale lavoro magari non esiste, ma non è per pauperismo retrivo che è stato detto “ E più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”.



Da Colui è' stato anche detto che occorre immettere vino nuovo in otri nuovi, ma ciò può verificarsi culturalmente attraverso le rivoluzioni di interi paradigmi, o innovando tradizioni spirituali e di pensiero.. Ma prego, non si ideologizzi la ricerca del nuovo in una voga giovanilistica, sprezzante di ciò che è avanti negli anni e remoto nel tempo.Il parlare ossessivamente di vecchio e di giovane è innanzitutto un sintomo indubbio di un vuoto di idee, smascherato inesorabilmente dalla sua reiterazione verbale. Ma il“ giovanilismo” è altresì inquietante per chi ha più memoria, pderchè la storia del secolo scorso ci insegna che il giovanilismo che identifica il nuovo in termini anagrafici, è la forma che tendono ad assumere i movimenti che si fanno regime, dal futurismo al rampantismo degli emergenti craxiani, di cui il berlusconismio è stata la fase estrema. Si è sofferto e perduto una vita per liberarcene e per liberarne i giovani.
Ma un giovane dice parole verissime, che vanno oltre ciò che può voler dire, se obbietta che c'è una senilità che si appropria di qualcosa che non è suo.Direi di più, le nostre generazioni si sono venute appropriando del futuro dei giovani. E' di natura inter-generazionale il conflitto presente tra garantiti e precari, tra occupati e disoccupati, e non poteva non ingenerare il Big Bang del dissidio dentro il Partito democratico. Ma la contrapposizione pregiudiziale della rottamazione, in forme dialettiche intollerabili- è forse una colpa disonorante che il proprio segretario di partito abbia l’età del proprio padre, o l’ex leader di governo quella della propria avola?-, non poteva che legittimare il deleterio arroccamento del gruppo dirigente da sostituire nella sua rivalsa- con un’arroganza che può ricordare l'orgoglio sprezzante del vecchio PCI, che si scrollava di dosso i dissidenti come fossero i pidocchi di un glorioso cavallo- Occorreva invece che si producesse la differenziazione del partito democratico e del riformismo in una feconda polarizzazione complementare.

Quanto al rifiuto di ogni sviluppo o realtà duale- garantiti e precari, evasori e tartassati dal fisco,- ha un corrispettivo spirituale nell’adualismo che è l’orientamento prevalente nella teologia contemporanea e nella spiritualità indiana.
Nell'esercizio della mistica della politica come inerenza alla vita nella sua pienezza, lo traduco nell’applicazione del principio cristologico- calcedoniano- che non sia separato ciò che è indivisibile e che non sia confuso ciò che va distinto, nel far valere l’ istanza che le polarità siano fecondamente complementari e non oppositivamente distruttive, siano esse capitale e lavoro, Occidente e Oriente, vecchi e giovani, destra e sinistra, (leopoldini e bersaniani, per i miei interlocutori del Big Bang)

Mi pare che sia ovvio, in tutto quanto dico, che fare politica in Occidente è oggi difficile perché occorre fare accettare all’opinione comune l’inevitabilità del nostro impoverimento rispetto ai Paesi emergenti, che i rapporti di forza del colonialismo si sono rovesciati, irreversibilmente Si tratta di puro realismo.
Si guardino anche solo gli indicatori demografici, che preannunciano che la popolazione dell'Africa sta raddoppiando

letture bibliche

Contro l’esegesi biblica di Isacco o la prova di Abramo di André Wénin

Abramo non parte con un agnello sacrificale, ma con il solo Isacco. Ciò significa che il salire sul Monte con Isacco, per l’ olocausto, era stato da egli inteso univocamente. La narrazione è puramente oggettiva perchè nessun dubbio o incertezza ha sconvolto l’animo di Abramo, che in obbedienza assoluta a Dio era votato fin dall’inizio al sacrificio del figlio, nel rispetto della Legge, nonostante tutta la tenerezza e l’affetto che manifesta a Isacco.
La vicenda di Abramo ed Isacco, attenendoci strettamente ai fatti, come fa Wénin, non ci insegna l’assurdità di dare la morte oblativamente al figlio per non ucciderlo con il proprio possesso( sic, assurdamente, a pg. 87), di legarlo come olocausto per non legarlo a sè ( sic), ci rivela invece che se Dio apprezza il timore che ne ha Abramo, egli non gli ha chiesto né a noi chiede, per testimoniarglielo, di sacrificargli ciò che ci ha donato, ci insegna al contrariuo di goderne il Dono, lasciando che ciò che Dio ci ha donato dia i propri liberi frutti, e non mortificandone la libera vita con la propria legalità. Abramo è l’Anti-Adamo perché ha obbedito per eccesso, sacrificando alla Legge il dono del figlio e la sua vitalità interiore.
Il sacrificio del proprio Figlio può essere umanamente ammesso solo nel senso che occorre essere disposti a ridonare a Dio tutto quello che ci ha dato, accettandone la perdita, non già causandola, con la promessa che in cambio del dono immediato di tutto, mediante la rinuncia che implica l’ accettazione della perdita più dolorosa, tutto riceveremo in cambio.

Lot e le sue Figlie

Sulla Voce di Mantova di giovedì 10 novembre 2011, figura una libera trasposizione, di cui è autore il signor Gianfranco Mortoni, dei passi della Genesi che riferiscono quel che di certamente improponibile intercorse tra Lot e le sue figlie, un duplice incesto il cui reportage giustifica per il Mortoni una liquidazione senza appello della stessa Bibbia. “Te la do io la Bibbia”, egli conclude, usando parole in cui uno può udire l’eco oscura dell’interdizione ai fedeli del suo libero esame da parte dello stesso Magistero Pontificio, almeno dal 1471 fino alla “Dei Verbum” del 18 novembre 1965. Sono davvero desolato che la lettura della Bibbia abbia schifato o adontato così tanto il signor Mortoni, sviandolo a tal punto che ha rovesciato del tutto il procedere delle vicissitudini familiari che sono raccontate nei passi incriminati. Se uno non si fa oscurare la mente dai riflessi patriarcali che seguitano a condizionarci, secondo i quali l’iniziativa sessuale ha da essere del maschio, nei passi in questione non si legge, come Mortoni traspone, che sia stato Lot ad avvinazzarsi per abusare senza freni inibitori delle figlie, ma che al contrario, sono state le figlie ad ubriacare il padre per copulare con lui, e non certo perché lo vagheggiassero, ma perché in assenza di altri uomini non potevano altrimenti superare l’impasse di restare senza discendenza. E’ pur sempre un misfatto, senza se e senza ma, d’accordissimo, ma per biblisti reverendissimi, e antropologi e mitologi, ad un certo livello di lettura esso si rivela una faccenda del tutto illuminante, che non li riguarda più come sconcia indecenza. Si figuri, il caro signor Mortoni, che negli antichi testi vedici dell’induismo è Dio stesso, Prajapati, padre della creazione, che copula con la propria figlia, Usas, l’aurora, il cielo, e non una, ma più e più volte, secondo i Purana, o all’infinito, per tutte le coppie dell’universo che Prajapati ingenera sdoppiandosi in una controparte femminile, e la ragguaglio che è altrimenti incestuosa anche la coppia primordiale di Yama e Yami, fratello e sorella, di cui per giunta esiste la versione giapponese di Izanaki e Izanami.( vedi Raimon Panikkar, Il mito di Prajapati, La colpa originante ovvero l’immolazione creatrice, in Mito, ermeneutica e fede, pagine 91-95 in particolare). Non seguito oltre, con quanto accadde in tali contesti tra Manu e sua figlia, per non offendere il senso laico del pudore del signor Mortoni e di altri lettori. Me ne dispiace, in fede mia, peccato, davvero, perché si tratta di mitologia, non di storia, ed a seguirne il filo, quanto più il racconto sembra inammissibile, una nefandezza illogica assoluta, tanto più esso ci rivela la realtà prima ed ultima di tutte le cose. E ci disvela in tal caso, -secondo il biblista André Wénin, ad esempio – che quelle figlie e quel genitore dai precedenti non meno inquietanti- il padre le aveva già offerte agli abitanti di Sodoma perché non abusassero più di lui che dei due angeli, suoi ospiti maschi-, loro malgrado stanno subendo il limite che è la stessa mancanza che forse si rileva nel nostro interlocutore: ossia l’assenza di alterità ( di alterità culturale, sia ben inteso, nel nostro interlocutore. Che è indispensabile, egli mi creda, a fedeli ed infedeli, per perseguire lo scopo comune fondamentale di umanizzare gli uomini.).

Shocking times

Shocking times “, “Tempi scioccanti,…”, “ sto dimenticando canto dopo canto, e la mia voce i lupi l’hanno strozzata”, “…Vox quoque Moerin/ iam fugit ipsa: lupi Moerin videre priores”. Cito Virgilio ( Egloga nona), e Seamus Heaney, il grande poeta irlandese nostro concittadino onorario, suo traduttore, perchè veramente ho perso la mia voce a causa dei lupi della crisi che ci stanno divorando od al cui agguato stiamo sfuggendo. E in Dio il mio respiro cerca l' inalatore. di vita. Lo stesso Dio che dovrei amare ugualmente, se …
Ma una cosa tento di dire comunque, che è il solo contributo non lacrimevole che so dare alla sofferenza di chi socialmente si sta massacrando per evitare la catastrofe:
Non dimentichiamoci perchè si è arrivati alla manovra economica sanguinaria del governo Monti, le ragioni per le quali questo esecutivo non può evitarcela, non dimentichiamoci che chi ora specula su di essa politicamente è chi a suo tempo a Romano Prodi, dentro la sua maggioranza, ha impedito la sua opera di governo risanatrice, oppure è chi, innominabile, e nefasto, gli è subentrato al vertice facendo precipitare le cose a tal punto, e se questo governo non modifica la realtà devastante dei suoi provvedimenti, consideriamo quanto ciò dipenda dalla sua eventuale pochezza, e quanto dipenda invece dalla volontà di certe forze politiche di cui gli serve il voto, altrimenti ...
(Post scriptum: Ci si ricordi che quei predatori di lacrime e sangue che sarebbero stati a loro tempo Vincenzo Visco, Cesare Damiano ed il compianto Padoa Schioppa, avevano modulato in termini più graduali le quote pensionistiche che sono state abolite di schianto, tolto l’Ici sulla prima casa che ora grava appesantita su tutte, varato la tracciabilità dei pagamenti che si è dovuta reintrodurre, sia pure alla soglia indecorosamente sopraelevata di mille euro, ricavato un tesoretto dalle misure anti-evasione che furono subito cancellate da chi è sopraggiunto, dilapidando l’avanzo di bilancio di 60 miliardi che ci avevano garantito …).

Virgil Eclogue IX,,Virgilio Egloga IX ( traduzione di Seamus HYeaney)

LYCIDAS: Where are you headed, Moeris? Into town?
LICIDA
Dove ti rechi, Meri? In città?

MOERIS: The things we have lived to see. . . The last thing
You could've imagined happening has happened.
An outsider lands and says he has the rights
To our bit of ground. "Out, old hands," he says,
"This place is mine." And these kid-goats in the creel –
Bad cess to him—these kids are his. All's changed.
MERI
Vivere quello che abbiamo vissuto
Per vedere …L’ultima cosa
Che avresti immaginato che accadesse
È accaduta. Ti capita un estraneo
Che accampa ogni diritto
Sul tuo pezzo di terra “ Fuori, mal arnese”,
Egli grida, “ E’ mio questo fondo”
E questi capretti nella cesta- Vada alla malora-
Sono suoi anch’essi. E’ cambiato tutto”


LYCIDAS: The story I heard was about Menalcas,
How your song-man's singing saved the place,
Starting from where the hills go doubling back
And the ridge keeps sloping gently to the water,
Right down to those old scraggy-headed beech trees.
LICIDA
Ho sentito una storia del genere
Quanto a Menalca,
Come il tuo cantore abbia con il canto
Salvato il podere
Da dove le colline ne retrocedono
E i dolci declivi giungono all’acqua,
Giù fino a quei vecchi faggi scalvati in cima

MOERIS: That's what you would have heard. But songs and tunes
Can no more hold out against brute force than doves
When eagles swoop. The truth is, Lycidas,
If I hadn't heard the crow caw on my left
In our hollow oak, I'd have kept on arguing
And that would've been the end of the road, for me
That's talking to you, and for Menalcas even.
MERI
E’ quanto avresti dovuto sentir dire.
Ma melodie e canti
Di più non possono contro la forza bruta
Che le colombe quando piombano le aquile
La verità, Licida, è che se non avessi
Udito a sinistra gracchiare il corvo
Nella nostra quercia cava, non avrei
Smesso di litigare, e questo per me
Che ti parlo, come per lo stesso Menalca,
Sarebbe stata la fine dell’andare.

LYCIDAS: Shocking times. Our very music, our one consolation,
Confiscated, all but. And Menalcas himself
Nearly one of the missing. Who would there be to sing
Praise songs to the nymphs? Who hymn the earth
To grow wild flowers and grass, and shade the wells
With overhanging green? Who sing the song
I listened to in silence the other day
And learned by heart as you went warbling it,
Off to the Amaryllis we all love?
The one that goes, "O herd my goats for me,
Tityrus, till I come back. I wont be long.
Graze them and then water them, and watch
The boyo with the horns doesn't go for you."
LICIDA
Tempi sconvolgenti. La nostra vera musica,
Nostro solo conforto, pressoché confiscata
Per poco lo stesso Menalca
Tra i perduti. Chi ora qui canterebbe
Lodi alle ninfe? Chi inni alla terra
Perché germini fiori di campo ed erbe,
E adombri i pozzi con sovrastante verde ?
Cantando il canto che l’altro giorno
Udii in silenzio, tenendolo io a mente ( memorizzandolo)
Così come lo venivi gorgheggiando,
Volto ad Amaryllis, di noi tutti amore (che noi tutti amiamo )?
Quello che fa, “ Oh, radunami le capre,
Tityro, fino a quando io non torni. Non intendo
Stare via a lungo. Abbeverale
E poi pascile, e adocchia
Che il bricco cornuto non t’attacchi”


MOERIS: And then there was that one he never finished,
Addressed to Varus, about a choir of swans
Chanting his name to the stars, "should Mantua
Survive, Mantua too close to sad Cremona."
MERI
E che dire di quell’altro che lasciò incompiuto,
Rivolto a Varo, su di un coro di cigni
Che canta(va) il suo nome fino alle stelle,
“Sia Mantova superstite, Mantova
Troppo vicina all’ infelice Cremona”

LYCIDAS: If you've any song to sing, then sing it now
So that your bees may swerve off past the yew trees,
Your cows in clover thrive with canted teats
And tightening udders. The Pierian muses
Made me a poet too, I too have songs,
And people in the country call me bard,
But I'm not sure: I have done nothing yet
That Varius or Cinna would take note of.
I'm a squawking goose among sweet-throated swans.
LICIDA
Se tu hai un qualsiasi canto da cantare, tu ora cantalo, allora.
Cosicché le tue api eludano i tassi,
Le tue vacche crescano rigogliose nel trifoglio, con penduli capezzoli
E pregne mammelle (astringentisi). Le muse di Pieria
Pure di me fecero un poeta, io pure posso esibire canti
E la gente nel contado mi considera bardo:
Ma io ne dubito: non ho ancora prodotto nulla
Di cui Vario o Cinna terrebbero conto.
Sono un’oca che gracida tra cigni dalla dolce ugola.

MOERIS: I'm quiet because I'm trying to piece together
As best I can a song I think you'd know:
"Galatea," it goes, "come here to me.
What's in the sea and the waves that keeps you spellbound?
Here earth breaks out in wildflowers, she rills and rolls
The streams in waterweed, here poplars bend
Where the bank is undermined and vines in thickets
Are meshing shade with light. Come here to me,
Let the mad white horses paw and pound the shore."
MERI
Sono assorto nella ricerca di ricomporre,
Come meglio posso, una canzone che penso tu conosca.
“ Galatea,” fa, “vienimi accanto.
Che c’è tra le onde del mare
Che ti lascia incantata?
Qui la terra si sbreccia in fiori di campo,
Suo è il rollio irriguo di rivoli
Tra l’elodea, qui i pioppi s’inflettono
Dove infranto è l’argine/ dov’è eroso l’argine/ e viti inviluppate
Reticolano ombre e luce. Vienimi accanto.
Lascia che i folli cavalli bianchi
Frangano le acque scalpitando.

LYCIDAS: There was something I heard you singing by yourself
One night when the sky was clear. I have the air
So maybe I'll get the words. "Daphnis, Daphnis, why
Do you concentrate your gaze on the old stars?
Look for the star of Caesar, rising now,
Star of corn in the fields and hay in haggards,
Of clustered grapes gone purple in the heat
On hillsides facing south. Daphnis, now is the time
To plant the pear slips for your children's children."
LICIDA
C’è un assolo ch’io ti udii cantare
Una notte che il cielo era terso. Ho in mente l’aria,
Così troverò forse le parole. “ Dafni, perché, Dafni
Fissi il tuo sguardo sulle antiche stelle?
Cerca la stella di Cesare, che sta sorgendo,
Stella del grano nei campi e delle fienagioni ( sparse),
Degli acini a grappoli che imporporano nel calore
Su crinali volti al sud. Dafni, ora è il tempo
D’ innestare il pero per i figli dei tuoi figli”.


MOERIS: Age robs us of everything, of our very mind.
Many a time I remember as a boy
Serenading the slow sun down to rest,
But nowadays I'm forgetting song after song
And my voice is going: maybe the wolves have blinked it.
But Menalcas will keep singing and keep the songs.
MERI
Gli anni ci privano di tutto, del nostro vero spirito.
Mi ricordo di quante mie serenate da giovinetto
Al lento calare del sole a riposarsi,
Ma ora mi smemoro di una canzone dopo l’altra
E la mia voce se ne sta andando: forse i lupi l’hanno resa fioca.
Ma Menalca continuerà a cantare e a preservare i canti.


LYCIDAS: Come on, don't make excuses, I want to hear you
And now's your chance, now this hush has fallen
Everywhere—look -- on the plain, and every breeze
Has calmed and quieted. We've come half-way.
Already you can see Bianor's tomb
Just up ahead. Here where they've trimmed and faced
The old green hedge, here's where we're going to sing.
Set that creel and those kid-goats on the ground.
We'll make it into town in all good time,
Or if it looks like rain when it's getting dark,
Singing shortens the road, so we'll walk and sing.
Walk then, Moeris, and sing. I'll take the kids.
LICIDA
Entra in gioco, senza ( niente) scuse, voglio sentirti cantare.
Ed ora è la tua occasione, ora che questo silenzio
E’ calato ovunque- vedi- sulla pianura, e che ogni brezza
E’ quiete e calma. Siamo a metà
Del nostro cammino. Già puoi vedere la tomba di Bianore
Un poco più oltre. Qui dove hanno cimato e raso
La vecchia siepe verde, è dove ci accingeremo al canto.
Posa a terra quella cesta e quei capretti.
Li consegneremo in tempo in città,
O se sembra che piova all’oscurarsi,
Al canto si abbrevierà il percorso, procederemo così cantando.
Allora/Dunque vai, Meris, e canta. Prenderò io i capretti.

MOERIS: That's enough of that, my boy. We've a job to do.
When the real singer comes, we'll sing in earnest.
MERI
Non insistere, giovane mio. Abbiamo un lavoro da compiere.
Quando il vero cantore sopraggiunga, allora noi canteremo (potremo cantare) per davvero.









LYCIDAS: Where are you headed, Moeris? Into town?
MOERIS: The things we have lived to see. . . The last thing
You could've imagined happening has happened.
An outsider lands and says he has the rights
To our bit of ground. "Out, old hands," he says,
"This place is mine." And these kid-goats in the creel –
Bad cess to him—these kids are his. All's changed.
LYCIDAS: The story I heard was about Menalcas,
How your song-man's singing saved the place,
Starting from where the hills go doubling back
And the ridge keeps sloping gently to the water,
Right down to those old scraggy-headed beech trees.
MOERIS: That's what you would have heard. But songs and tunes
Can no more hold out against brute force than doves
When eagles swoop. The truth is, Lycidas,
If I hadn't heard the crow caw on my left
In our hollow oak, I'd have kept on arguing
And that would've been the end of the road, for me
That's talking to you, and for Menalcas even.
LYCIDAS: Shocking times. Our very music, our one consolation,
Confiscated, all but. And Menalcas himself
Nearly one of the missing. Who would there be to sing
Praise songs to the nymphs? Who hymn the earth
To grow wild flowers and grass, and shade the wells
With overhanging green? Who sing the song
I listened to in silence the other day
And learned by heart as you went warbling it,
Off to the Amaryllis we all love?
The one that goes, "O herd my goats for me,
Tityrus, till I come back. I wont be long.
Graze them and then water them, and watch
The boyo with the horns doesn't go for you."
MOERIS: And then there was that one he never finished,
Addressed to Varus, about a choir of swans
Chanting his name to the stars, "should Mantua
Survive, Mantua too close to sad Cremona."
LYCIDAS: If you've any song to sing, then sing it now
So that your bees may swerve off past the yew trees,
Your cows in clover thrive with canted teats
And tightening udders. The Pierian muses
Made me a poet too, I too have songs,
And people in the country call me bard,
But I'm not sure: I have done nothing yet
That Varius or Cinna would take note of.
I'm a squawking goose among sweet-throated swans.
MOERIS: I'm quiet because I'm trying to piece together
As best I can a song I think you'd know:
"Galatea," it goes, "come here to me.
What's in the sea and the waves that keeps you spellbound?
Here earth breaks out in wildflowers, she rills and rolls
The streams in waterweed, here poplars bend
Where the bank is undermined and vines in thickets
Are meshing shade with light. Come here to me,
Let the mad white horses paw and pound the shore."
LYCIDAS: There was something I heard you singing by yourself
One night when the sky was clear. I have the air
So maybe I'll get the words. "Daphnis, Daphnis, why
Do you concentrate your gaze on the old stars?
Look for the star of Caesar, rising now,
Star of corn in the fields and hay in haggards,
Of clustered grapes gone purple in the heat
On hillsides facing south. Daphnis, now is the time
To plant the pear slips for your children's children."
MOERIS: Age robs us of everything, of our very mind.
Many a time I remember as a boy
Serenading the slow sun down to rest,
But nowadays I'm forgetting song after song
And my voice is going: maybe the wolves have blinked it.
But Menalcas will keep singing and keep the songs.
LYCIDAS: Come on, don't make excuses, I want to hear you
And now's your chance, now this hush has fallen
Everywhere—look -- on the plain, and every breeze
Has calmed and quieted. We've come half-way.
Already you can see Bianor's tomb
Just up ahead. Here where they've trimmed and faced
The old green hedge, here's where we're going to sing.
Set that creel and those kid-goats on the ground.
We'll make it into town in all good time,
Or if it looks like rain when it's getting dark,
Singing shortens the road, so we'll walk and sing.
Walk then, Moeris, and sing. I'll take the kids.
MOERIS: That's enough of that, my boy. We've a job to do.
When the real singer comes, we'll sing in earnest.

LICIDA
Dove ti rechi, Meri? In città?
MERI
Vivere quello che abbiamo vissuto
Per vedere …L’ultima cosa
Che avresti immaginato che accadesse
È accaduta. Ti capita un estraneo
Che accampa ogni diritto
Sul tuo pezzo di terra “ Fuori, mal arnese”,
Egli grida, “ E’ mio questo fondo”
E questi capretti nella cesta- Vada alla malora-
Sono suoi anch’essi. E’ cambiato tutto”

LICIDA
Ho sentito una storia del genere
Quanto a Menalca,
Come il tuo cantore abbia con il canto
Salvato il podere
Da dove le colline ne retrocedono
E i dolci declivi giungono all’acqua,
Giù fino a quei vecchi faggi scalvati in cima

MERI
E’ quanto avresti dovuto sentir dire.
Ma melodie e canti
Di più non possono contro la forza bruta
Che le colombe quando piombano le aquile
La verità, Licida, è che se non avessi
Udito a sinistra gracchiare il corvo
Nella nostra quercia cava, non avrei
Smesso di litigare, e questo per me
Che ti parlo, come per lo stesso Menalca,
Sarebbe stata la fine dell’andare.

LICIDA
Tempi sconvolgenti. La nostra vera musica,
Nostro solo conforto, pressoché confiscata
Per poco lo stesso Menalca
Tra i perduti. Chi ora qui canterebbe
Lodi alle ninfe? Chi inni alla terra
Perché germini fiori di campo ed erbe,
E adombri i pozzi con sovrastante verde ?
Cantando il canto che l’altro giorno
Udii in silenzio, tenendolo io a mente ( memorizzandolo)
Così come lo venivi gorgheggiando,
Volto ad Amaryllis, di noi tutti amore (che noi tutti amiamo )?
Quello che fa, “ Oh, radunami le capre,
Tityro, fino a quando io non torni. Non intendo
Stare via a lungo. Abbeverale
E poi pascile, e adocchia
Che il bricco cornuto non t’attacchi”

MERI
E che dire di quell’altro che lasciò incompiuto,
Rivolto a Varo, su di un coro di cigni
Che canta(va) il suo nome fino alle stelle,
“Sia Mantova superstite, Mantova
Troppo vicina all’ infelice Cremona”

LICIDA
Se tu hai un qualsiasi canto da cantare, tu ora cantalo, allora.
Cosicché le tue api eludano i tassi,
Le tue vacche crescano rigogliose nel trifoglio, con penduli capezzoli
E pregne mammelle (astringentisi). Le muse di Pieria
Pure di me fecero un poeta, io pure posso esibire canti
E la gente nel contado mi considera bardo:
Ma io ne dubito: non ho ancora prodotto nulla
Di cui Vario o Cinna terrebbero conto.
Sono un’oca che gracida tra cigni dalla dolce ugola.

MERI
Sono assorto nella ricerca di ricomporre,
Come meglio posso, una canzone che penso tu conosca.
“ Galatea,” fa, “vienimi accanto.
Che c’è tra le onde del mare
Che ti lascia incantata?
Qui la terra si sbreccia in fiori di campo,
Suo è il rollio irriguo di rivoli
Tra l’elodea, qui i pioppi s’inflettono
Dove infranto è l’argine/ dov’è eroso l’argine/ e viti inviluppate
Reticolano ombre e luce. Vienimi accanto.
Lascia che i folli cavalli bianchi
frangano le acque scalpitando.
LICIDA
C’è un assolo ch’io ti udii cantare
Una notte che il cielo era terso. Ho in mente l’aria,
Così troverò forse le parole. “ Dafni, perché, Dafni
Fissi il tuo sguardo sulle antiche stelle?
Cerca la stella di Cesare, che sta sorgendo,
Stella del grano nei campi e delle fienagioni ( sparse),
Degli acini a grappoli che imporporano nel calore
Su crinali volti al sud. Dafni, ora è il tempo
D’ innestare il pero per i figli dei tuoi figli”.

MERI
Gli anni ci privano di tutto, del nostro vero spirito.
Mi ricordo di quante mie serenate da giovinetto
Al lento calare del sole a riposarsi,
Ma ora mi smemoro di una canzone dopo l’altra
E la mia voce se ne sta andando: forse i lupi l’hanno resa fioca.
Ma Menalca continuerà a cantare e a preservare i canti.

LICIDA
Entra in gioco, senza ( niente) scuse, voglio sentirti cantare.
Ed ora è la tua occasione, ora che questo silenzio
E’ calato ovunque- vedi- sulla pianura, e che ogni brezza
E’ quiete e calma. Siamo a metà
Del nostro cammino. Già puoi vedere la tomba di Bianore
Un poco più oltre. Qui dove hanno cimato e raso
La vecchia siepe verde, è dove ci accingeremo al canto.
Posa a terra quella cesta e quei capretti.
Li consegneremo in tempo in città,
O se sembra che piova all’oscurarsi,
Al canto si abbrevierà il percorso, procederemo così cantando.
Allora/Dunque vai, Meris, e canta. Prenderò io i capretti.

MERI
Non insistere, giovane mio. Abbiamo un lavoro da compiere.
Quando il vero cantore sopraggiunga, allora noi canteremo (potremo cantare) per davvero.

Commento
In Electric Light ( 2001) la traduzione della Egloga nona di Virgilio si colloca tra Red, White and Blue, che la preannuncia nell’ultimo verso ( “And we are borne- sweet diction- south and shout”) e la Glanmore Eclogue, che a sua volta è modellata sull’ Egloga Prima delle Bucoliche. In tal senso Seamus Heaney sembra accreditare la tradizione interpretativa, risalente a Probo, che considera l’Egloga Nona antecedente alla Prima, in quanto in essa Virgilio avrebbe dapprima espresso il lamento del danno infertogli con la confisca dei propri terreni a vantaggio dei veterani di guerra, per poi dare voce nell’ Egloga Prima a tutta la propria gratitudine ad Augusto per il beneficio della loro restituzione .La propria esperienza personale che Seamus Heaney ha trasposto in quella rievocata da Virgilio nelle due Egloghe, è il suo trasferimento dall’Irlanda del Nord nella contea di Wicklow, nel cottage di Glanmore presso Dublino. La forza bruta contro cui non possono nulla le melodie e i canti del poeta, sono gli odi civili e l’esposizione al rischio in cui sotto la dominazione anglo-protestante versava la sua esistenza quotidiana nell’Ulster. Contro tale violenza storica, trasponendosi in Menalca ed in Meri, egli lamenta il cedimento remissivo che gli è stato imposto, per garantirsi il salvacondotto che gli ha assicurato la messa in sicurezza personale, accusa la sospensione della propria voce poetica resa fioca dagli “ Shocking times “, in attesa di tempi più propizi per il proprio avvento ulteriore con la propria grande poesia, E’ nella Glanmore Eglogue, piuttosto, che S. Heaney attua “una messa in scena suoi risorgenti sensi di colpa e timori di evasione idillica rispetto a una realtà intrisa di sangue e di scelera”, come sostiene Roberto Nassi a proposito della traduzione stessa dell’ Egloga Nona. Rispetto al testo di Virgilio, come ha rilevato lo stesso Nassi nel suo mirabile commento, ricorrono soltanto alcuni ritocchi, ma assai significativi, in quanto in luogo dell’indignazione virgiliana vi trova espressione la rassegnazione civile di Heaney, entro un arrangiamento complessivo della sua traduzione che ne determina un abbassamento di registro rispetto a quello virgiliano. Gli espedienti salienti ne sono l’ elisione generalizzata dell’amplificatio, “ la soppressione degli epiteti preziosi, eziologici, e dei riferimenti celebrativi”. ( Per una analisi più puntuale vedasi quanto del saggio in questione è stato trasposto nelle note di questo commento3). Le varie versioni di questa traduzione dell’Egloga Nona contengono la sola variante “ my boy” in luogo della originaria “ Young yellow” del testo originario, a quanto si è potuto attestare. La mia traduzione in italiano della versione dell’Egloga Nona di Seamus Heaney, l’ha ricondotta in terra virgiliana sotto le spoglie di un italiano colloquiale, ho cercato di mantenermi così fedele all’ abbassamento di tono di Seamus Heaney reinventandolo in corrispondenti modi di dire comuni ma particolari dell’italiano, altrimenti, se mi fossi attenuto all’osservanza stretta e al ricalco diretto delle locuzioni linguistiche adottate da Heaney, avrei tramutato. la sua scioltezza linguistica in genericità ordinaria, al limite della sciattezza.

[1] “Virgilio bucolico per ritrovare la gioia del canto senza tema di facili evasioni non aveva forse altra possibilità ai nostri giorni che trasferirsi da Mantova a Glanmore o a Bann Valley.“And we are borne – sweet diction – south and south”, l’ultimo verso di “Red, White and Blue”, quattordicesima poesia della raccolta, ci porta dritti dritti dall’Irlanda al mantovano, alla dolce dizione dei pastori cantori e alla dura realtà dell’esproprio delle terre.” rileva Roberto Nassi in Attualizzazioni Novecentesche del Genere bucolico I casi di Zanzotto ed Heaney
[2] “Ma è anche, nonostante lo stesso eccelso tra i rustici cantori Menalca abbia visto in faccia la morte e sia salvo per miracolo, un atto di fede nell’umanità del canto, ricchezza inespropriabile cui comunque – nella chiusa dell’ecloga – è affidata l’ultima parola “carmina tum, melius, cum venerit ipse, canemus.”E, a confermare la specifica centralità di questa fede inalienabile in Heaney, basterà osservare che uno dei rari, e tra questi il più vistoso, luoghi in cui la rimodulazione dell’irlandese si distende nell’amplificatio è l’incipit del terzo intervento di Lycidas. In Virgilio reagisce d’impulso alla notizia che lo stesso Menalca ha rischiato la vita, abbandonandosi a un’esclamazione di stupito dolore e a un incalzare di domande che l’animo vorrebbe, ma la realtà non concede, retoriche:
Heu, cadit in quemquam tantum scelus? heu, tua nobis
pene simul tecum solacia rapta, Menalca ?
Quis caneret Nymphas? [...]
In Heaney la reazione del pastore è improntata a una più desolata rassegnazione. La scelleratezza dei tempi è accolta come dato di fatto e ineluttabile cui tutto cede tranne la consolazione del canto:
Shocking times. Our very music, our one consolation,
confiscated, all but. And Menalcas himself
nearly one of the missing. Who would there be to sing
praise songs to the nymphs? [...]
Mai come in quest’ecloga, in cui i pastori, in tanta tristezza pure ripescano nella memoria l’armoniosa dolcezza dei canti più vari, per dirla con un’espressione cara a Heaney, “the imagination presses back against the pressure of reality”. L’ecloga anzi dialettizza al suo interno, come in una vivacissima mise en abyme, questa suprema funzione della poesia che la rende “veicolo dell’armonia del mondo” come sosteneva Nadezhda Mandelstam in un passo citato dallo stesso Heaney che vale la pena riportare per intero: The work of the poet, as a vehicle of world harmony, has a social character – that is, it is concerned with the doings of the poet’s fellow men, among whom he lives and whose fate he stares. He does not speak “for them”, but with them, nor does he set himself apart from them: otherwise he would not be a source of truth. “( R. Nassi ibidem)
[3] “All’inverso è costante la soppressione degli epiteti preziosi, eziologici, e dei riferimenti celebrativi. Così, per fare un solo esempio dell’uno e dell’altro caso, si noti che, nei versi sopra citati, le “Chaonias columbas” virgiliane diventano semplicemente “doves”; l’apostrofe celebrativa a Varo intonata da Moeris è declinata nella versione inglese in un discorso riportato, mentre è Mantova la destinataria dell’invocazione diretta e la sua sopravvivenza l’oggetto della speranza del pastore. Le mucche, poi, si cibano dell’irlandese “clover” (trifoglio) anziché dell’esotico (ma ugualmente trifogliato) “cytisum”! “ ( R. Nassi ibidem)











…….

domenica 27 novembre 2011

indissolubile

"Mi è stato detto della sua passione per l India"
Io in India ho perso e ho ritrovato la vita"
" Splendido!"
" Splendido? Intendevo dirle che il mio amore per l'India è il mio amore per la mia famiglia indiana, e che il suo spirito è stato reso indissolubile dalla morte del nostro bambino, il mio bambino Sumit Sen ( 2007-2009. E dalla mia scomparsa insieme con lui, posso solo riaffiorare nell'amore che ci tiene insieme.

sabato 26 novembre 2011

Per Sumit Sen ( 2007-2009)

Per Sumit Sen ( 2007-2009)

“ O figlio mio, per te ho tentato tutto il possibile,
ho convocato ogni combattente, ogni medico e sapiente,
ad ogni dio per te mi sono piegato nel gemito,
ma per te io non ho potuto fare niente.
Non ho potuto riscattarti alla morte.
La tua sorte non sta nelle mie mani.
Il potere supremo è di Colui che è intangibile da ogni ingiuria,
Al cui cospetto è impotente ogni forza del mondo"...

Riscrivendo Attar, Parole di Sufi Massime di Hasan al-Basri


versione antecedente
“ O figlio mio, per te ho tentato tutto il possibile,
ho convocato ogni combattente, ogni supplice e sapiente,
ogni più incantevole giovane ornata di ogni ricchezza,
ad ogni dio per te mi sono piegato nel gemito
ma non ho potuto riscattarti alla morte.
Io non ho potuto fare niente.
La tua sorte non è nelle mie mani.
Il potere supremo è di Colui che è intangibile da ogni ingiuria,
Al cui cospetto è impotente ogni forza del mondo"...

Riscrivendo Attar, Parole di Sufi Massime di Hasan al-Basri

mercoledì 16 novembre 2011

riflessioni religiose

Il buddismo può essere la religione comune ad ogni religione, incluso l’ateismo, il loro comun denominatore spirituale ateologico, come sostiene il Dalai Lama, od esserne la negazione ateistica alla luce di una spiritualità di natura eminentemente razionale, fondata, nella stessa apertura del cuore, sulla stessa negazione razionale della validità ultima della conoscenza intellettuale

Non esiste la sola mistica della trascendenza del mondo convenzionale della ragione e dei sensi, – fondata sulla stessa negazione razionale della validità ultima della conoscenza intellettuale - esiste anche la mistica della pienezza vitale, che mediante il cuore e la ragione dello spirito, cerca Dio al cuore del mondo e della realtà più tragica, in cui il proprio io muore a se stesso nel suo agire per gli altri, si veda ad esempio già Bonhoeffer, lo stesso Antony De Mello in Il Messaggio ed. italiana pg. 196 -9, Panikkar, attualmente Antonietta Potente.


Per il Dialogo con Enzo Bianchi su "Che cosa sperare"

Io spero di salvarmi perdendomi per amore, e che ciò avvenga perché Dio in noi è Amore e lo è in quanto Spirito, e non solo Logos. Spero pertanto che in quanto siamo spirito partecipe del Suo, anche noi possiamo essere e ritrovarci nella sua vita eterna, non solo in quanto siamo una mente razionale/intellettiva, ma nella creatività dell'immaginazione memore e dei nostri affetti più cari, insieme a tutti coloro, anche i nostri animali, che abbiamo amato di vero amore. Come spero che questa sia la salvezza concessa a tutti, nell'adempimento del compito di umanizzare gli uomini, così umanizzando noi stessi, che è iscritto nel cuore di ognuno di noi