domenica 27 maggio 2012

appunto anateistico

ciò che unifica la mia ricerca religiosa ed artistica, nella teoria e nella pratica- i miei itinerari di viaggio in India, inclusivi dei miei metro-tour in Delhi, per esemplificare, è la critica che l'esperienza del sacro e del bello siano incompatibili con il moderno, che -in forme ora postmoderne - siano una reviviscenza dell'antico o dell'arcaico o delle tradizioni rituali dei canoni liturgici o artigianali, che si vanifica immancabilmente al contatto con il moderno. Si veda la mia lettera critica a Dalrymple su Nove Vite, o nella mia Mantova il mio analogo distanziamento dal culto della "Mantova com'era" di Stefano Scansani.
Ritrovo invece posizione identiche in Ana-teismo di Richard Kerney

sabato 26 maggio 2012

terza egloga indiana

(Ed estate ed autunno si fondevano in desolazione ed ardore)
E d'aprile si fusero desolazione ed ardore
Dove tra le foglie riarse dalla fersa
Di giorno fulgevano i fiori di chheola sui fondali dei cieli,

nei pleniluni il chiarore delle auree messi alle traversate notturne
che al padre riconducevano il cuore dei piccoli tra le stregate mahùa,
distolti dal muto biancore del villaggio
dove s’aggiravano tra le sole luci di lampade
che ravvisavano i volti,
per i sentieri tra i campi
il rientro sulle biciclette in fila indiana
al di là dei coltivi dove in cerca invano dell’acqua della Devi,
si perse il cammino delle donne con le giare di javari
i giorni innanzi la domenica delle Palme nel Natale di Rama.
Con che amorosa violenza io ed il padre
incamminavamo i bambini alla menzogna educativa cui i giorni seguenti
li riallineavano in coro i testi scolastici,
“ Ministers, politicians, Judges
Occupy their post because they studied hard “

poi abbandonandoli per che intorti tormenti come i nodi dei rami,
nella megacity di ladri in cui stuprata per strada
la vita vorrà appendersi ad un cavo in stanza,
chiederà all’amico sgomento una qualsiasi morte,

senza che altri che il Dio nostro
in Delhi possa anche di questo perdonarla.-

“ma ora non farti più del male, siamo tutti qui
cantavano le loro anime di nuovo ad accogliermi,
non si maculasse ancora
e il cuore spirerebbe di nuovo l’azione di grazia,
nel loro sollievo che abbia placato il Dio scimmia
la puja nel tempio,
che più non accadrà di Chandu ciò che ne fu di Sumit,
tra i raggi della ruota
come lasciò presagire il piede del bimbo sanguinante ,



Al distacco del rientro
la fragranza rigogliosa del basilico nel vaso,
nei bagagli l'employement letter of Italian's teacher,
presso la stessa scuola d'ammissione dei bimbi, tutti quanti
che ha coronato le rinunce degli sforzi comuni,

Nè dica più l’eunuco “ Ecco
Che albero secco io sono

poichè il patrio scarto colà ne ha fatto una pietra d'angolo

Pur nel dolore, al poterli ancora carezzare
che ad ogni ora che passi l’indomani si faranno
a cinquemila,
seimila, settemila chilometri distanti,

Oracolo del Signore.
Quanto il cielo si sopraeleva su tutta quanta la Terra,
cosi le mie vie si sopraelevano
sulle vostre vie,
e i miei pensieri sui vostri pensieri”

a che la meta di ogni meta,
quando Chandù sia tra le braccia dell'amico che ancora lambisco,
e la scrittu tra i miei libri ne continui la Parola,
sia il ritorno che feconda la vita di ogni giorno.
nell’unità, Sumit, dell’invisibile vivo più ancora tra noi,





venerdì 25 maggio 2012

a Matteo, dall'Italia, ora

Ciao, sono Odorico, caro Matteo.
Rieccomi ora di nuovo in Italia, dove ho fatto ritorno più di due settimane or sono .
Spero che frattanto tua mamma abbia tratto benefici dall’intervento alla schiena, e che tu te la stia cavando nella ristorazione. E tuo papà?
Personalmente ho avvertito come te lo stesso clima deprimente rimettendo piede in Italia. La crisi e la sfiducia sono tali, che ogni fervore e slancio, ogni proiettarsi in avanti vi suscita sconcerto e isolamento..
Ho lasciato l’India, di ritorno da Calcutta, in un caldo torrido in cui il mio fisico si ritrovava benissimo.
Tacendo dei giorni sconvolgenti che vi ho vissuto, e dell’epilogo che essi hanno avuto in Italia, per le crisi mentali sconvolgenti che mi affratellano al mio amato amico indiano, vorrei solo dirti del lieto fine, riprendendo gli antefatti come li ho narrati invano a Valentino Giacomin, il co-fondatore delle scuole del Progetto Alice, senza ricevere neanche due righe in risposta.
“Dopo avere trasferito sulla via principale di Khajuraho il negozio di barbiere del mio amico, in un vano ben ridotto ma che assicura introiti ben maggiori , di comune accordo si era deciso di destinare la camera, ch’è rimasta vuota, ad ufficio per le attività che intendo tuttora perseguire in India, secondo i miei interessi conoscitivi e le mie predilezioni mentali. La mia aspirazione è di potervi insediare in futuro un piccolo centro culturale, il Bapu cultural tours, che vorrei finalizzare all’insegnamento della lingua italiana mediante la glottodiddatica, all’organizzazione di itinerari culturali nel circondario di Khajuraho - nel Madhya Pradesh e nella stessa Delhi-, che non rientrano nei circuiti della quasi totalità dei tours operators, a microcineforum, conferenze sul patrimonio artistico, ambientale e folk tribale locale et cetera et cetera. Ma quando tutto era oramai allestito, -il sito web ( www.bapuculturaltours.org ), lavagna bianca, printer, panche, mobilio elegante tratto dalla quotidianità indiana, posters e items interculturalmente allettanti, rivestimento dell' impiantito e ventilatore-, senza che nulla avessi ancora intrapreso, ben sapendo che mi occorreva procedere con i piedi di piombo, per non incorrere in sanzioni od espulsioni,- in assenza di licenze e dei visti necessari,- in contemporanea è puntualmente accaduto che insieme con la richiesta diffusa di poter apprendere l’italiano, e con l’interessamento concreto espressi da una scuola locale e da un tour operator, il cui ufficio è contiguo al mio, la voce è circolata più del dovuto insieme con la prevedibile malevolenza, ed è pervenuta al mio amico l’avvisaglia di lasciar stare tutto, per bocca di un ufficiale di polizia locale, che egli a mia insaputa ha tacitato con una bakseesh.
All' Ambasciata italiana in Delhi, la settimana seguente mi hanno fatto slittare dalla segreteria al centro commerciale e da esso all’istituto culturale, uno smistamento che è la prassi ordinaria del loro disimpegno operativo, come si è dispiaciuta nei miei riguardi Antonia Grande, quale terminale rituale del disbrigo.
L’unica avvertenza precisa che mi è stata manifestata è stata la sollecitazione a non intraprendere niente senza autorizzazioni, insieme con il consiglio di utilizzare il tempo che mi permane da trascorrere in India prima della mia partenza, il 9 maggio, per ottenere lettere di invito da scuole o agenzie”….
Tuttavia, caro Matteo, non ho smesso, nel frattempo, di dare lezioni ai soli bambini del mio amico, perché fossero preparati il più possibile al test di ammissione in una scuola di livello intermedio tra quello infimo dell’istituto di provenienza - dove imparavano solo a ripetere a memoria quello di cui non capivano niente, senza mai usare la loro intelligenza e la logica,-
e quello più elitario delle suore siro-malabarite che non li avevano potuti accogliere nelle loro classi, talmente povero ne era l'inglese, non che la matematica.
Mi sono staccato dal mio impegno, per un bel viaggio a Calcutta, solo nell’imminenza dell’esame di ammissione, - il 25 aprile-, che è andato davvero bene nel complesso: non è avvenuta alcuna retrocessione, il nipote del mio amico è stato ammesso nella classe superiore, mentre il figlio maggiore dovrà ripetere la stessa classe dell’anno scorso. Tik-è anche la bimba.
E quando sono stato di rientro a Kajuraho, su sollecitazione delle insegnanti della scuola in cui i nostri bambini sono stati ammessi, forse mosse a ciò dalle cure amorose che presto ai figli del mio amico, il "principal" mi ha offerto un posto di lavoro come insegnante di italiano, firmando una lettera di assunzione a decorrere dal prossimo 14 luglio, che può valermi- parola del console- un employement visa di un anno, con ingresso multiplo…

Al più presto
Odorico

domenica 20 maggio 2012

Quanto il cielo si sopraeleva su tutta quanta la Terra,

Oracolo del Signore.
Quanto il cielo si sopraeleva su tutta quanta la Terra,
cosi le mie vie si sopraelevano
sulle vostre vie,
e i miei pensieri sui vostri pensieri.

"Kailash, non dire ancora che hai un bad karma, l’ho pregato anche stamane, afflitto dalle sue parole di ieri sera :” Ajay stava piangendo tanto, perché sa ora del mio bad karma…”
“ We don’t know,.. noi ne sappiamo meno di Dio, ho soggiunto, facendo eco alle sue parole che in Khajuraho, quando mi ritrovavo ancora in India, erano in risposta alle mie considerazioni che se avessimo coronato il nostro auspicio di trasferire il nostro negozio di barbiere nel principale bazar del villaggio, il Golu market, ce lo saremmo ritrovati raso al suolo, come quasi tutti quanti i negozi che vi erano stati insediati, dopo che alcuni giorni prima il proprietario aveva dato seguito a una sentenza del tribunale che riconosceva a lui anziché alle autorità pubbliche la proprietà dell’insediamento
“ Ed ora- aveva concluso- sarei costretto a cercare un negozio in Bamitha o Chadnagar”
“L’anno scorso- stamane ho ripreso il discorso, in tal senso-, credevo di avere perso tutto, di non riuscire ad uscire dall’insegnamento e di arrivare al pensionamento, o di dovere restare chissà per quanto tempo ancora dieci mesi all’anno lontano da voi, mentre ora sono libero da tutto, e con l'employement visa per dieci mesi all’anno posso invece ritrovarmi tra voi…
In India ho sacrificato lungamente ogni prospettiva di viaggio, solo gli ultimi giorni mi sono recato a Calcutta, mi sono trattenuto a forza in khajuraho per preparare Ajay ed Ashesh all’admission test, e dal principale della scuola cui sono stati ammessi ho ricevuto la lettera di assunzione che tra meno di due mesi mi consentirà di essere di nuovo insieme in India”
Ed ora egli non lasci che chi ha parlato male a Vimala delle nozze della nipote di Kailash che è figlia di un sadu poverissimo, deprecando che avvengano perchè sarebbero contratte con barbieri di casta ancora inferiore, distrugga il suo futuro,l'avvenire dei nostri bambini e della nostra amicizia perché per il terrore di un intervento operatorio, di cicatrizzazione, delle iniezioni anestetizzanti, egli non riesce a porre rimedio agli atti autolesionistici che la sua cara povera mente ha inflitto al suo amato corpo, come io gli ho insegnato così tristemente a compiere, al suo cospetto più volte attentando a me stesso nella mia autodistruttività aberrante, ancora a Delhi, alcune settimane or sono, per il solo furto subito per strada della mia videocamera.
Mio Dio...e Kailash ieri sera seguitava a rendermi grazie di essere intervenuto al telefono in suo soccorso...

martedì 27 marzo 2012

seconda egloga indiana

Brillano i pani di sterco dei roghi di Holika
nella prima luce del sole sui muri e i terrazzi

la mangusta riappare nei coltivi degli orti,
si schiudono le membra dai giacigli terreni,
con i lavacri delle stoviglie
iniziano nei cortili le abluzioni e gli spurghi,
“ India was enslaved by the british”
la lezione che ripete il fanciullo,
prima di andare a scuola,
nella lingua dei britannici che sempre più è d'obbligo
da che l' India ne è indipendente ,
ora che egli è senior
per non versare cinque rupie alle suore se usa l’hindi,
“India was poor and weak at that time”
ripete come se i suoi stessi panni di ogni giorno
fossero ancora quelli di quel paese debole e povero ,
“ Every man will be thy friend
Whilst thou hast wherewith to spend”


invece il vero amico he stands by us
through thick and thin,
lo è nella buona e nella cattiva sorte,

“Hello, rupees…hello, pens…”

Nel mercato dove cerchi il coriandolo fresco
puoi ritrovare più ancora il maldicente di turno

“L’amico, che la fa da padrone sull’uscio del negozio,
spende tutto nel bere e gli trema la mano,
nessuno vuole lui come barbiere…

e ora chi mi riscatterà questo corpo di morte,
dove il grano già si schiude al calore di marzo
se non, ancora di più,
l’amore ch’è la vita e luce dell’anima ferita

tra le follie di un docile cuore
lontanandoci con l’amico
nelle valli dove ancora risuona il canto di Krishna,
e il clamore della pioggia di fiori e colori
assorda il dolore che invasa la mente,
la luna quel tocco di sandalo
sul volto vergine del cielo,

quando di nuovo sulle forme d’incanto
cade la mente con l’escremento,
poi che amore, giocando il gioco della tigre,
sulla Yamuna è te, mio dio della morte,
ed accade il distacco tra i cieli di Delhi
non più, nella lontananza, lo sguardo amante
ma tremulo liquido l’acciaio nelle trame di vetro,
con le nuvole in disfacimento
tra pietra e cemento trasmutati nei cortili e i terrazzi
cui nello sfolgorarvi del giorno sei di ritorno,


dove chi ama non infinge soltanto,
e qualcosa comunque succede.
“E’ troppo povero l’inglese di Ashesh ed Ajay -
il verdetto delle suore, per bocca dell’amico,
perché in India a loro consenta un futuro.
Come pappagalli li hanno addestrati
solo a ripetere ciò che non capiscono.
Provvederemo, comunque, ripartiremo.
Li abbevereremo, i piccoli, al nostro soccorso,
come tra i campi, dalla riarsa giungla,
si abbeverano i bufali al Kuddhar
aprendosii l varco dove intesse le sue rive delle canne
che graticciano il nostro avviato negozio.
E da queste sponde anche voi a casa, ben pasciute capre
Ite domum saturae, venit Hesperum, ite capellae

giovedì 22 marzo 2012

al giovane matteo Forestan

Sto bene, carissimo Matteo, qui in Khajuraho dove l'estate è già in corso , e il grano sta pervenendo a maturazione senza che alcun papavero ne maculi i campi come nelle nostre incantevoli campagne. I miei bambini indiani stanno ultimando gli esami e il nuovo negozio di barbiere del mio amico, grazie alla sua dislocazione sulla via principale di khajuraho sta procendendo bene nei suoi minimi affari, è la metà del precedente e i suoi ricavi ne sono il doppio. Nel locale precedente è oramai in fase avanzata di allestimento il mio ufficio, che aspiro a tramutare nel Bapucultural tours. L'allegato in italiano te ne illustra le aspirazioni. Nelle prossime settimane, dopo che avrò acquistato una stampante e una lavagna bianca, in via sperimentale inizierò un corso di italiano, come a tua volta tu intendi fare in Italia, un'esperienza culturale di insegnamento che riprenderò al mio rientro in India, se avrà un minimo di fortuna. E a mesi intendo aprire uno shop con le mercanzie appetibili dalla popolazione locale e dai turisti comuni, che ho rinvenuto in Delhi, Mathura, o altrove in India e che non sono reperibili nei negozi di Khajuraho, dove le suppellittili in metallo, più di ogni altro item, si sottraggono ancora all'alternativa tra la plastificazione universale e l'artigianato residuo di lusso
Di tutto questo che cosa mi sarebbe possibile in Italia?
Quanto al tuo analogo sforzo didattico, di insegnare l'italiano come seconda lingua agli stranieri residenti in Italia, per quanto ne ho esperienza come ex-insegnante,perchè sia efficace richiede al tempo stesso sia una grande apertura e comunicatività mentale e inter-culturale che una specifica formazione linguistica , non necessariamente necessita di una formazione universitaria, mentre è indispensabile la disponibilità a insegnare l'italiano al di fuori dei consueti schemi grammaticali, che non servono più nemmeno a insegnare l italiano agli studenti per i quali è la madre lingua. Credo ancora molto, per l'attuazione di tali finalità, nella glottodidattica.
Il mio rientro in Italia è prenotato per il 9 maggio, dopo di che sarà dura restarvi fino al termine della stagione delle piogge.
Quanto ti ho scritto, e il fatto che risiedendo in India, non veda già l'ora di farvi rientro, non significa che non incontri crisi e difficoltà persistenti. Ho appena dovuto allontanare il mio amico perchè per quanto sappia benissimo che cosa significhi per me la contemplazione di un tempio o di un' altra qualsiasi opera d'arte, nel corso dei viaggi che seguitiamo a intraprendere insieme, non comprende che la scrittura mi proietta in un altro mondo, che mi richiede una concentrazione mentale incompatibile con la mia presenza mentale nella situazione circostante. Ed essere sistematicamente disturbato e interrotto nella lettura, nella meditazione, nella preghiera, da questo o quell'altro interlocutore, se mi ritiro in ufficio o presso il talab, è prassi corrente di questi giorni. Lo straniero in Kajuraho ed altrove, qui in India per i più è un outcast, da adulare come "sir"per asservirlo e profittare dei suoi averi, e ogni donazione e obbligazione da lui ottenuta è un atto dovuto cui non rendere nemmeno grazie, la coscienza mendicante diffusa è ancora ferma a una pagina che la storia ha voltato da tempo, di quando l'India non era anora una superpotenza, e quasi mezzo miliardo di indiani non erano ancora divenuti più ricchi della media degli occidentali.
Non si è ancora inteso, nella coscienza comune, che l'aiuto reale che gli occidentali possono arrecare agli indiani poveri non è il conto in banca di cui svuotarli, ma una loro liberazione dei poveri dal servilismo della loro sottomissione repellente nei riguardi delle caste superiori, che inculcano loro l'idea che come sudra, o dalit, non possono che rovinarsi se intraprendono un'attività in proprio, se si istruiscono e si emancipano, se non si rimettono come servi alle loro dipenderze per la miseria di mille cinquecento, duemila rupie al mese, per bene che capiti.
Consentimi di illustrarti meglio l'andamento dei miei giorni, con quanto ho già scritto a Luigina de Biasi e a Valentino Giacomin, i cofondatori delle scuole del Progetto Alice in Sarnat, presso Varanasi, con cui coopero( www.aliceproject.org o www.aliceproject.it )
"Per quanto mi consentono adesso le circostanze del mio fortunato pensionamento- per davvero deus nobis haec otia fecit-. da oltre un mese e mezzo sono in India, presso la mia famiglia indiana, da cui ho potuto distaccarmi solo temporaneamente- talmente mi ha assorbito l’assiduità della presenza mentale che mi richiedono i problemi che vi insorgono e i turbamenti che mi causano,- come allorché mi sono recato con il mio amico indiano Kailash in Mathura e Vindravan, nella ricorrenza di Holi, soggiornando poi a Delhi, la megacity che amo talmente tanto. Quanto a me, sto bene, anche se quando viene meno la fiducia in me stesso , o in Kailash o nella possibilità di dare un futuro ai nostri bambini, e insorgono difficoltà che paiono insormontabili- l’ inaffidabilità assoluta delle scuole indiane o di certi " metodi" di insegnamento, ad esempio, che vanificano ogni possibilità dei nostri bambini di apprendere veramente-, devo fronteggiare ricorrenti cadute mentali
Ma solo che salvaguardi il senso che tutto è grazia e dono, la consapevolezza che niente mi è dovuto e che niente posso per davvero esigere e pretendere, di quanto meraviglioso è il mondo in cui mi è concesso di vivere , se con cuore docile so accettare tutte le ricadute di Kailash e dei suoi cari bambini, insieme con le ricorrenze delle mie, e sempre che mi attenga a vivere adesso il mio tempo di vita indiano non più con la fretta e la foga con cui il turista temporaneo cerca di ottimizzare ogni suo giorno e di cogliere e di esaurire tutte le proprie esperienze possibili, affrontando invece ogni circostanza con la distensione della mente e del cuore e con lo spirito di adattamento di chi in India può – e deve- soggiornarvi a lungo e rivivervi e riprendere tutto a breve distanza , e allora per davvero la mia vita può scorrervi felicemente.
E' un’autentica impresa non essere più in India come turista ma come residente non continuativo , con i mutamenti che richiede non solo nel vivere il tempo e le opportunità che si offrono, ma nel sostenere disagi e incompatibilità che non sono più realtà momentanee, nell’assimilare i costumi indiani convenienti e nel preservare i propri irrinunciabili, nel recuperare le proprie pratiche di vita quotidiane differenziando la propria condotta e facendone valere l’autonomia dalle istanze e dalle esigenze che devo assistere e con cui devo solidarizzare di Kailash e della moglie e dei bambini, con tutte le differenti avvertenze e i sensi dei rischi e le priorità del caso"
Posso ora solo riassumerti che la mia esistenza si viene polarizzando tra la città- Delhi, innanzitutto, dove ritrovarmi è davvero magnifico-, scoprendono i capolavori dell'architettura contemporanea, in due metro-tours- e la campagna meravigliosa e miserrima ed il villaggio di Khajuraho, che restano a distanze sempre più siderali da ciò che ora offre una megacity come la capitale indiana, benché i collegamenti siano in continuo miglioramento, e che l’essere cresciuto nella realtà di provincia italiana com'era ancora negli anni sessanta del secolo scorso, si rivela una risorsa
Quando sarò in Italia sarò ben felice di ricevere e di ricambiare la tua ospitalità, caro Matteo.Amo molto le nostre contrade.
A presto.
Odorico

lunedì 19 marzo 2012

a Luigina De Biasi da Khajuraho

Cara Luigina,
sono Odorico.
come stai ora in Sarnat, dove Valentino , in risposta a una mia e-mail , mi ha detto che ti ritrovi in sua assenza , e mi ha assicurato che avrai sicuramente piacere di rivedermici e di scambiare " quattro ciacole", se ti raggiungo da Khajuraho, da cui ora ti scrivo ? E quanto al progetto Alice? Come procedono le cose?
Per quanto mi consentono adesso le circostanze del mio fortunato pensionamento- per davvero deus nobis haec otia fecit-. da oltre un mese e mezzo sono in India, presso la mia famiglia indiana, da cui ho potuto distaccarmi solo temporaneamente- talmente mi ha assorbito l’assiduità della presenza mentale che mi richiedono i problemi che vi insorgono e i turbamenti che mi causano,- come allorché mi sono recato con il mio amico indiano Kailash in Mathura e Vindravan, nella ricorrenza di Holi, soggiornando poi a Delhi, la megacity che amo talmente tanto. Quanto a me, sto bene, anche se quando viene meno la fiducia in me stesso , o in Kailash o nella possibilità di dare un futuro ai nostri bambini, e insorgono difficoltà che paiono insormontabili- l’ inaffidabilità assoluta delle scuole indiane o di certi " metodi" di insegnamento, ad esempio, che vanificano ogni possibilità dei nostri bambini di apprendere veramente-, devo fronteggiare ricorrenti cadute mentali
Ma solo che salvaguardi il senso che tutto è grazia e dono, la consapevolezza che niente mi è dovuto e che niente posso per davvero esigere e pretendere, di quanto meraviglioso è il mondo in cui mi è concesso di vivere , se con cuore docile so accettare tutte le ricadute di Kailash e dei suoi cari bambini, insieme con le ricorrenze delle mie, e sempre che mi attenga a vivere adesso il mio tempo di vita indiano non più con la fretta e la foga con cui il turista temporaneo cerca di ottimizzare ogni suo giorno e di cogliere e di esaurire tutte le proprie esperienze possibili, affrontando invece ogni circostanza con la distensione della mente e del cuore e con lo spirito di adattamento di chi in India può – e deve- soggiornarvi a lungo e rivivervi e riprendere tutto a breve distanza , e allora per davvero la mia vita può scorrervi felicemente.
E' un’autentica impresa non essere più in India come turista ma come residente non continuativo , con i mutamenti che richiede non solo nel vivere il tempo e le opportunità che si offrono, ma nel sostenere disagi e incompatibilità che non sono più realtà momentanee, nell’assimilare i costumi indiani convenienti e nel preservare i propri irrinunciabili, nel recuperare le proprie pratiche di vita quotidiane differenziando la propria condotta e facendone valere l’autonomia dalle istanze e dalle esigenze che devo assistere e con cui devo solidarizzare di Kailash e della moglie e dei bambini, con tutte le differenti avvertenze e i sensi dei rischi e le priorità del caso.
Posso solo riassumerti che la mia esistenza si viene polarizzando tra la città- Delhi, innanzitutto, dove ritrovarmi è davvero magnifico-, e la campagna meravigliosa e miserrima ed il villaggio di Khajuraho, che restano a distanze sempre più siderali da ciò che ora offre una megacity come la capitale indiana, benché i collegamenti siano in continuo miglioramento, e che l’essere cresciuto nella realtà di provincia italiana com'era ancora negli anni sessanta del secolo scorso, si rivela una risorsa formidabile nell’adattamento che mi è richiesto, di cui anche un indiano metropolitano, che non sia un inurbato, oramai raramente e difficilmente dispone.
Cara Luigina ti chiedo ora in conclusione, in attesa di tue notizie, se a fine settimana posso venire in Sarnat a farti visita, o non appena sarò libero dalle incombenze attuali in Khajuraho.
A presto.
Con affetto
OdoricoElimina RispondiRispondi InoltraSpostaStampa