lunedì 17 gennaio 2011

Delle parole che mi fa bene ricordare, con gratitudine immensa


Lucrezia Lotito 14 settembre 2010 alle ore 21.17 Segnala
Salve professore, mi scusi, ma vorrei rubarle due minuti del suo prezioso tempo. Avrei voluto dirglielo io di persona quest’anno ma purtroppo ho saputo tardivamente che non insegnerà più nella nostra scuola. Le sono davvero molto grata per la pazienza che lei ha avuto in tutto lo scorso anno scolastico. La ringrazio per essere stato un punto di riferimento, una persona su cui poter contare e grazie anche per tutto ciò che ha fatto, magari anche inconsapevolmente, per me. Insomma forse lei non lo sa ma lei è stato davvero un buon professore. Ci tengo a farle sapere che io ho visto in lei non un uomo di cui potersi prendere gioco, ma bensì una persona adulta, matura, da rispettare. Sono consapevole del suo enorme bagaglio culturale e la ammiro per la persona che è. Grazie ancora di tutto, lei mi ha aiutata, oltre che come insegnante di italiano, anche a crescere e a maturare e le sono molto grata per questo. Le auguro una vita serena e felice perché se la merita. Un saluto la sua alunna Lucrezia.

domenica 16 gennaio 2011

entrati nel segno del Capricorno

E Kailash, tornato sereno, poteva oggi discorrermi dei suoi nuovi progetti- il Kailash Sen shop di articoli per la casa da aprire nel suo villaggio, secondo la proposta dei suoi genitori, che gli suggeriscono di edificarlo vicino alla stalla dei bufali, o il rilevamento in affitto della dhaba che ora è vuota presso Bamita, mentr'io affidavo alla schiarita della sua mente la tregua della angoscia del mio insegnamento, che ieri mi faceva ripetere che devo dimenticarmi che non sono vero Dio, ma solo vero uomo, quando si seguita a crocifiggermi in classe.
Kailash me ne ha parlato dopo avermi detto di come ha trascorso ieri il makkarsankranti in famiglia, facendo il burki, il bagno rituale purificatore di ogni bad karma, alle nove del mattino nel bacino lacustre ch'è vicino alla sua casa, dopo avervi accinto uno dopo l'altro tra le pareti domestiche il piccolo Chandu alle sette, alle otto Purti e Vimala. Poi la prasad per le divinità dei tempietti adiacenti, una tazza di the, il pranzo con le karula al cumino, nel cui impasto ricorrono la farina di riso e quella di lenticchie nere
Si era acuito il freddo, ieri mattina, prima che la temperatura tornasse di nuovo mite, si era fatto risentire dopo che ci ha accomunato al telefono le settimane scorse, mentre solo una stufetta al quarzo contrastava il gelo delle mie stanze, ed egli si riscaldava con i pani di sterco che bruciavano nel cortile di casa, allontanandone le mosche con il loro sentore fumigante. Nel Madhya Pradesh se ne fa l'impasto, essiccandoli, dal tempo dela festa di Deepavali sino a che non sopraggiungono le piogge secondo quanto egli mi riferiva- ricordavo, vicino a Dolphur, dove nel Rajastan scarseggia la legna da ardere? le "tatti cow houses", i capanni che avevamo scorto dove le forme di sterco di bufalo o di vacca stavano accatastati?- si utilizzano poi già in estate per diradare le mosche e per la cottura del cibo, prima che il sopraggiungere della frescura, e quindi del freddo,induca ad usarli anche per riscaldarsene,- fanno più fumo ma si consumano più lentamente degli sterpi di legna, cosicchè il chappati, a dire del mio amico, vi viene cotto ch'è una bontà. " Ma solo il mio corpo davanti non sente più il freddo," - borbottava Kailash, non era come stare in una stanza riscaldata. Riaffiorava intanto il ricordo, a quelle sue parole, di quando con Valentino per una strada intrisa di sterco mi ero recato di sera nella casa impastata di sterco del notabile del villaggio ove sorgono le sue scuole in prossimità di Bodhgaya, per bervi una tazza di the odorosa dello sterco essiccato su cui era stato fatto bollire,- ma ora, deposte le pagine dove Dio lo si prega di liberarci da Dio, Valentino mi si riverbera alla luce disvelatamisi appieno della sua identità mistica, l' identica mistica di Maister Eckart e degli insegnamenti del Buddha, il seme di Alice dell'educazione universale delle sue scuole, il distacco della morte di cui nella mia scuola devo riuscire a morire per restarvi in vita.

martedì 11 gennaio 2011

il prevalente, nel suo inverarsi

L'errore di considerare che prevalente sia il predominante, la Bestia, il "grosso animale,- l'esigenza di rivelare con la propria vita il proprio Vero all'altro, di ritrovare con la propria vita il Vero che ci rivela l'altro, così come nella Storia avviene il Suo farsi tutto in tutti.

sabato 8 gennaio 2011

Kali

Andremo insieme nel Nirvana... dando altrimenti fuoco l'uno al corpo dell'altro, chi di noi due fosse morto prima...
così mi fu detto da Kailash, prima che vedessi Kali, la sua crudeltà soddisfatta, il suo volto ghignante più orrendo che la morte, perchè è l'agonia della soffocazione, della permanenza in cui tutto è andato perduto nell'istante, rimanendo appeso alla croce con la vita lacerata che grida il Suo abbandono.... Ma avrei potuto pur sempre, secondo le parole tranquillanti dell'amico, riparare da lui in India, secondo quanto riemerge dal vissuto natalizio di dolore e tenebra della mente sedata, avrebbero fatto allora miracoli i nostri bambini...
poi, quando credevo che la pena di non essere andato e qui rimasto si fosse smorzata, “ tu fossi venuto e fossimo stati insieme sarebbe stata tutt'altra cosa” , Kailash mi diceva giorni or sono tra (per) le mie lacrime, “ avremmo viaggiato e fatto insieme quante cose, insieme avremmo potuto anche adirarci l'uno con l'altro”, ma così dicendomi è in lui stesso riemerso il ricordo che ne ha affossato la mente, di ciò che accadde l inverno scorso, " what happened....", quando la mia depressione diventò la sua catastrofe, al mio persistente raffronto devastante di Sumit con i figli rimastici.... e ha sentito, che nella sua mente, nei sogni che la visitano l'ha abbandonato il suo bambino.
Ora nella bruma padana una tenebra bianca, che ne cela l'attacco, è la bava della Dea nera tra le zanne voraci.
Intanto il terreno coltivato da Kailash sarà stato concimato nei campi del padre, dato che lo predispone per l urvarak che non sia nè troppo secco nè troppo pregno d'acqua nel freddo indiano.

asrama

Lettera non ( ancora) ( o mai) inviata a Valentino Giacomin





“Hanno fissato un prezzo troppo alto per l'armonia; non possiamo permetterci di pagare tanto per accedervi. Pertanto mi affretto a restituire il biglietto d'entrata. E se sono un uomo onesto, sono tenuto a farlo al più presto. E lo sto facendo. Non che non accetti Dio, Alëša, gli sto solo restituendo, con la massima deferenza, il suo biglietto».( Ivan, nei I fratelli Karamazov)

Caro Valentino,
quanto alla mia vita, nei suoi orientamenti, è tuttora intricata tra il suo secondo e terzo stadio secondo la dottrina hindu degli asrama.
Mi sento “oltrepassato, oltrepassato, e qui rimasto”, come dice il mantra del sutra del loto, a dover ancora assumermi doveri e responsabilità sempre più insostenibili nell'insegnamento, quando la mia mente ed il mio cuore si sono resi sempre più distanti e morti, e solo l' India e la mia famiglia indiana rianimano ancora la danza, solo l'amore per essi può farmi aderire ancora alla vita, dopo che per l'amore stesso che avevo e che ho ancora del bambino Sumit,ch'era il nostro Spirito Santo, è andato distrutto ogni senso della meraviglia della vita infinita e perpetua. con la sua morte in cui come la Trinità in croce ho sofferto al contempo la mia perdita di lui, la sua perdita della sua vita e del suo compimento di uomo, insieme con il dolore della perdita del nostro bambino ch'era lo strazio del cuore di Kailash, esasperato dal timore e tremore che lui stesso vi soccombesse. E quand'anche dopo l' insegnamento potessi vivere sempre più in India o nel Nepal, e sempre meno in Italia, per anni e anni, se avrò ancora così tanta vita da vivere, dovrò dividere il ritiro dal mondo dell'eremitaggio del vanaprasthan con la cura dei bambini miei e del mio amico indiano, prima di poter dire come Simeone “ Ora lascia , o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola”, e lasciarmi morire, d'inedia o metodicamente, praticando il sallekhana, benchè fin d'ora , da che sono entrato nella Sua notte oscura con la morte del mio bambino, a seguito della potatura di tutto operata con tale evento dalla presunta Sua volontà, solo l'abbandono e la rinuncia a tutto possa alleviare il fardello di cui devo sostenere il peso ogni giorno
Caro Valentino, anche così, ed anche ora, dunque, senza affrettarmi, come Ivan Karamazov, ma con la stessa deferenza, giorno dopo giorno sto già restituendo a Dio il biglietto d'entrata,distaccandomi da tutto ciò che ha avuto per me valore nella mia formazione umanistica, -non leggo più libri di fiction, rifuggo ogni musica che oda o ciò che è poesia, tutto ciò la cui la forma e il cui valore mi preservava un tempo dal nichilismo -
Ma ciononostante, nonostante così tanto abbandono, non so ancora accettare ciò che è stata la mia vita, che sempre più si vanifica ad ogni giorno che passa, in una dissipazione del mio talento che si fa sempre più imperdonabile, vivendola come un fallimento per cui mi disprezzo e manco per primo a me stesso di rispetto, per il mio destino mancato di scrittore, e per ciò che è stata invece la mia vita orrenda d'insegnante. L'unica mia passione restano l'India e la mia famiglia, permanendo quale mio unico pensiero consolatorio l'idea che se fossi diventato ricco ed illustre sarei andato oltre con lo sguardo, e nel passo, qualora avessi incontrato nel suo sguardo da un'altra vita il mio amico Kailash.Nel distacco non so pertanto riconciliarmi con Dio, cosi' come mi ha voluto a sua immagine e somiglianza, nelle mia capacità d'amare e nell'impotenza che l'esprime, di cui non so accettare oltre ogni umana considerazione il compiersi in Dio. Credo, che detto altrimenti, in termini buddistici, a tal punto resti decisiva la scelta di accettare o di non accettare l'accettazione stessa, la sofferenza,l' impermanenza e l'insostanzialità, che sia determinante se la risoluzione operante, nel proprio distacco, sia di tenersi in tasca o di rifiutare il biglietto d'ingresso nell'esistenza ( vedasi sempre Ivan Karamazov). Ossia, quale che sia l'orizzonte di fede della mia adesione al vivere ancora, la questione che vengo vivendo è se la rinuncia, il lasciar andare, il non attaccamento sia adesione alla vera vita sostanziale, il farsi Amore di Dio nelle sue concrete parvenze, o il suo rifiuto fino alle estreme conseguenze.

Così ti valgano le mie parole, caro Valentino, che io stia preservando o
restituendo, con la massima deferenza, il suo biglietto».


Nota Di tali considerazioni sono debitore in particolare a Bulgakov “ Sofiologia della morte” in L'altro di Dio di Piero Coda.




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Così il 18 dicembre mi ha scritto Valentino Giacomin

Ciao. Come stai? Qui tutto bene. I chakma sono ok. I pomodori crescono a vista d'occhio. Mi sono accorto che alcune piante avevano le foglie accartocciate. Ho dovuto rinunciare alla mia coerenza ecologica, dando il consenso al ragazzo responsabile del progetto di usare delle medicine. "Sono vitamine!" mi ha detto, per consolarmi e alleggerire i miei sensi di colpa. Ho pensato che se le foglie di tutte le piante fossero finite nel ... bardo, i chakma avrebbero dovuto mangiare ... principi, belle idee e disegni di pomodori! Così, ho peccato. Mi sento meno colpevole pensando che non ho visto insetti nelle foglie.Infatti, mi hanno assicurato che la malattia e' in relazione alle nebbie. Lo scorso anno era successo alle patate.

Ma non avevo intenzione di parlare del nostro orto. Volevo segnalarti la lettera riveduta e corretta pubblicata sul blog/

http://www.aliceproject.org/blog/?p=1468




Un abbraccio

Valentino

Da Fabio, con affetto e stima che ricambio

Fabio Capuano 04 gennaio alle ore 0.52
Caro Odorico,
è da tanto che non ci sentiamo, avrei voluto contattarti per poterti scrivere di me e del mio trasferimento a Salerno, ma temporeggiavo preso dal trasloco e da altri impegni familiari.

Bazzicando su facebook, mi sono imbattuto nelle parole di profondo sconforto dei tuoi messaggi. Penso che tu sia troppo severo e con te stesso e soprattutto ingiusto nei giudizi che ti rivolgi.
Sappi che io ho stima di te, della tua sensibilità e della tua cultura. Ma soprattutto penso che tua sia una persona di luce, perché hai il coraggio di amare, sacrificando tutto te stesso per aiutare chi ha bisogno, nonostante il tuo sia un amore senza gloria, che forse ai più appare come follia. Ma la dedizione gratuita non è follia, è luce di speranza.

Non perderla proprio tu quella speranza che sai donare.

Ciao,
Fabio Capuano

Grazie Fabio.
Purtroppo ciò che tu chiami una persona di luce, in quanto tale è un idiota umano e sociale, nel senso non spregiativo e nobile del termine.
Ed Elio e la tua compagna?

domenica 12 dicembre 2010

A quanta distanza, l'anima dell uno nell'anima dell'altro

Quando erano già passate le cinque del pomeriggio, e più non lo credevo possibile, lo squillo della sua telefonata mi ha raggiunto nel freddo vuoto della mia solitudine. Neanche mezz'ora prima Kailash sul ciclomotore di un custode dei templi di Khajuraho aveva fatto ritorno dal villaggio, dove anche nei campi del padre, e della nonna, il lavoro della seminagione era stato concluso. In uno slancio di gratitudine amorosa gli ho detto quanto avesse da essere felice di tale sua attività lavorativa, della cura con cui accudiva la bufala e i suoi piccoli, chiedendogli che mi perdonasse se ieri avevo anche soltanto preso in considerazione l'ipotesi che potesse andare a lavorare lontano dai nostri cari in Delhi, nell'edilizia, vivendo di chappati e verdure in un baraccamento, alla luce dell'acetilene, per profittare a costo di stenti di un salario nella capitale di 150 rupie al giorno, più di quanto possa racimolare con il latte delle bufale, la resa della coltivazione del campo di colza e di grano, con il negozio di barbiere e il lavoro nello shop turistico. In cerca di occupazioni più redditizie avevamo discorso anche dell'eventualità meno remota di allevare galline, murgà e murghi, come fanno tanti muslim, se è vero, secondo quanto mi riferiva, che essi assumono ogni lavoro possibile senza gli scrupoli di tanti brahamani, che preferiscono mendicare piuttosto che vendere lungo le strade,- ma tenesse conto, che la cura più importante, l'idea guida primaria, prima ancora che la stessa preservazione dello stato giovanile del suo corpo, che Kailash si era lamentato che sarebbe precocemente deperito ed invecchiato in un lavoro edile, doveva essere quella dei nostri bambini, dai quali nessuna attività prescelta dovrà in effetti allontanarlo, poichè non possono essere affidati solo a Vimala per la loro educazione. Che gran bella cosa mi diceva di loro, a tal punto, se poteva felicitarmi che Ashesh ed Ajay, andando a scuola insieme, si aiutano a vicenda nelle rispettive carenze in inglese, nello scrivere Ashesh, nel leggere il dislessico Ajay,- nei loro riguardi lo sollecitavo ancora che provvedesse, a che secondo la loro stessa casta, dessero importanza al negozio di barbiere, provvedendo alla sua pulizia quando non abbiano compiti da fare, a chiedere giorno per giorno, per suo conto, di come vi vanno le cose al barbiere che vi è socio di Kailash, che cosa gli occorra, al tempo stesso imparando, a poco a poco, little by little, come fare la barba e il taglio dei capelli.
Ed al pari di come ha in mente di utilizzare parte del raccolto di sesamo per ricavarne l'olio da usare in cucina e dalla sansa residua "the vitamins", l'alimento vitaminico per i bufali , in attesa che i prezzi salgano e che possa vendere più vantaggiosamente le altre scorte del "tilli" che preserva nella casa del padre, riattivi l'orto, l ho esortato, e ne ricavi patate, pomodori, carote, coriandolo per cucinare, per ridurre ancora di più le spese domestiche se non aumentano i guadagni. Sono le stesse economie cui fa ricorso Valentino nelle sue scuole in Bodhgaya, gli ho raccontato, è grazie appunto alla coltivazione degli orti chge la comunità dei giovani profughi Chakma che vi è educata ora necessita solo dell'acquisto di olio e di zucchero e latte, non che di quote ulteriori di riso, di cui essi vengono dotati obbligando le famiglie degli scolari della prima classe che vi è stata riattivata a versarne un chilo come retta mensile , dopo che il generale rifiuto delle famiglie contadine a versare alla scuola anche solo il contributo simbolico di trenta rupie al mese, aveva determinato Valentino alla sua chiusura.
Kailash, i prossimi giorni, può pur andare ad acquistare uno, due nuovi "gadda", dei nuovi materassi con coperte e spessi " rajai", - trapunte'-, provvederò a inviargli rupie entro mercoledì, gli ho promesso.
Il mio amico con tutta la dolcezza con cui poteva dirmelo, mi ha allora invitato a raggiungerlo in India, a Natale, se posso..., anche se ciò può significare la rinuncia a mettere da parte il denaro che occorre per l'apertura di un suo negozio in Chaatarpur, come ieri ne avevamo discorso.
E nella nostra intimità,l'anima dell'uno schiusa all'anima dell'altro,in cui fluiva e si ritrovava in virtù delle sole nostre voci in linea,senza bisogno di sguardi e di alcun contatto, dopo che così ci parlavamo e ci intendevamo da più di un'ora, si è riaperto lo strazio di quanta distanza fisica pur ci separi, e di quanti perduri e ci costi il suo superamento.

Nota 1
"A Bodhgaya questi studenti non hanno una vita facile. Infatti, per scelta educativa, abbiamo deciso di affidare la scuola, compresa una parte dell’amministrazione, agli studenti stessi, che devono cercare di diventare il più possibile indipendenti. Per questo, il lavoro nei campi è parte del programma formativo. Ogni giorno, un gruppo di ragazzi ha l’incarico di seguire le diverse colture che dovranno servire per tutta la comunità dei residenti. In questo modo, la scuola può ridurre sensibilmente le spese di gestione. Alla fine, solo riso, olio,zucchero e latte vengono acquistati. Ma anche la spesa per il riso è stata sensibilmente ridotta dopo l’apertura della scuola serale per i bambini/ne dei villaggi. Circa 120 di loro frequentano la scuola. In cambio, abbiamo chiesto ad ogni alunno, come retta, un chilo di riso al mese