venerdì 27 luglio 2012

Mincio Virgiliano I



" tutto quanto il terreno, si diceva,
che giù dai colli via via si distende

con leggero declivio fino all'acqua,

fino al vecchio faggeto dalle cime mozzate,

tutto quanto l'aveva conservato,
grazie ai suoi canti, il vostro Menalca"








Virgilio, Bucoliche, IX, 7-10

Mincio Virgiliano II

"Et qualem infelix amisit Mantua campum


pascentem niveos herboso flumine cycnos"


" E una pianura come quella che Mantova, infelice, ha perduto


nutriva cigni nivei sull'erba dei fiumi"


Virgilio Georgiche, II, 198-199

martedì 10 luglio 2012

Quarta Egloga indiana Prima Redazione


                                                               Quarta Egloga Indiana






"Cosi dal retro del suo tempio la Sibilla di Cuma

Cantava ambigue parole tremende nell'eco dell'antro",

e dall'osteria volgi all'uscita, sul retro,

che dà nel cortile che fu la tua aia di casa,

ne ritrovi la distesa deserta

più ancora arida invasata dal sole,

trasalendo, sui tuoi passi,

ai ragazzi che in bicicletta vi sopraggiungono,

sono indiani, del Punjab, e non occorre

che nemmeno lo dicano,

l'uno nell'attendamento al riparo dal sisma,

l'altro con la madre accampato in giardino,

al tuo timido accenno

si scambiano un sorriso e già ti annientano,

sarà così anche laggiù,

come di nuovo metterò piede in un'aula?,

la madre resta ignara in ombra

e ricambia mesta il tuo namastè,

per davvero

quanto è piccolo l'orbe del mondo,

e l’intonaco grezzo ha raccorciato i muri dintorno,

quanto si è fatto breve, senza più grida animali

ogni spazio retrostante di rustici ed orti,

spiantata la vigna

dissodata ogni cavedagna

per i ranghi infoltiti di steli di mais,

dove quante tue anelanti corse,

quanti tuoi sogni controvento,

scoloritesi con le memorie porte e finestre,

rinserrata ad ogni accesso ulteriore

la tua ex-casa dichiarata inagibile,





nel refolo d'aria

tra i vasi ascolti il silenzio,

erano allora di gerani ed oleandri,

ed ora è il conforto, con lo sgomento,

che tutto sia cosi svanito e ammutolito,

lo sciame che avverti

un sopito tumulto di vergogna e lacrime,

inutile cercare altri volti che quelli

che in osteria già salutasti,

li ritrovasti, già altrove,

nelle schiere sparse delle loro lapidi ,







“ And the bird, did it fly away again?

in Khajuraho, M.P., l'amico chiede del rondoncino che ponesti in salvo,

quando, al rientro in città,

tu vuoi sapere di Ashesh come ha preso il volo,

“Sì, -gli ripeto al telefono,- ma solo dal campo vicino alla fattoria

dove vive un uomo che cura gli animali,

in bicicletta, dentro una scatola con i buchi,

gliel‘ho portato fino da Mantova

“The swift", gli spiego nel mio cattivo inglese,

se perde il volo non si solleva più,

quell'uomo, l’avessi visto,

l'ha baciato lieve, chiedendogli scusa,

prima di spingerlo a viva forza in alto,

solo così dopo che è ridisceso un poco

esso è volato via libero nel cielo,

ciò di cui nutre, aerei insetti, lo cattura in volo,

rasenta l'acqua quando la beve.”

“He will be bad student, He will lose his mind...

but what we can do...” ripete l'amico,

che possiamo più fare per il nipote Ashesh

se a rapirlo è stato il padre

per un'ottava classe carpita con la corruzione,

-senza che mettesse piede nella sua aula

mille rupie si tenne il maestro pubblico

in cambio della bicicletta e della promozione certe-

l’amico tutta la settimana al telefono l'ha chiamato invano,

e domani di persona sarà da lui a Srinagar, U.P.,

“ non agitarti, then keep quiet mind ”, gli raccomando,

“I’ve to speak him sweet, if I want him to speak me true”,

mi dice in risposta con assoluta calma,

“Vai, sì, ma ricordati:

di Ashesh è come ti ho detto, del rondone:

se perde il volo non si risolleva più”

















Assistere gli infermi Il ramo d'oro ( Heaney)

Da Electric Light di Seamus Heaney

Seeing the Sick

Anointed and all, my father did remind me
Of Hopkins's Felix Randal.
And then he grew
(As he would have said himself) 'wee in his clothes' -
Spectral, a relict -
And seemed to have grown so
Because of something spectral he'd thrown off,
The unbelonging, moorland part of him
That was Northumbrian, the bounden he
Who had walked the streets of Hexham at eighteen
With his stick and task of bringing home the dead
Body of his uncle by cattle-ferry.
Ghost-drover from the start. Brandisher of keel.
None of your fettled and bright battering sandal.
Cowdung coloured tweed and ox-blood leather.
*


The assessor's eye, the tally-keeper's head
For what beasts were on what land in what year
But then that went as well. And all precaution.
His smile a summer half-door opening out
And opening in. A reprieving light.
For which the tendered morphine had our thanks.






Assistere gli infermi



Al termine dell’estrema unzione, mio padre mi ricordava
Felix Randal di Hopkins. Poi si ridusse
(come avrebbe detto lui stesso)” a poca cosa nei suoi panni”
Spettrale, un relitto.
E sembrava che si fosse così rattrappito
Per essersi liberato di qualcosa di spettrale,
quella estranea, brumosa parte di se stesso,
ch’era Northumbria, l’egli obbligato
che diciottenne aveva percorso le strade di Hexam
con il bastone e il dovere di riportare a casa
il corpo morto di suo zio con il traghetto del bestiame
Mandriano di spettri fin dall’inizio. Branditore di chiglia.
Quali mai Niente dei vostri verniciati e lucidi sandali
Battenti ribattuti ,
Tweed color sterco di vacca e cuoio sangue di bue.

L’occhio dell’esperto, la testa di chi sa riscontrare
Quali bestie e in quale anno v’erano e in quale terreno...
Ma poi sparve anche quello. Insieme con ogni precauzione.
Il suo sorriso una semiporta estiva girevole all’esterno
Ed all’interno. Una luce che graziava.
Per la quale la morfina concessa fu per noi benedetta.






Da Veder cose

Il ramo d’oro

( Eneide Libro VI, versi 98-148)



Cosi dal retro del suo tempio la Sibilla di Cuma
Cantava ambigue parole tremende e faceva eco l'antro ne era eco
Con detti in cui il chiaro vero ed il mistero
Erano intrecciati inestricabilmente. Apollo si volse e impresse
I suoi sproni nel suo anelito, la rinsavì, imbrigliò i suoi spasimi.
E come fu trascorso il suo eccesso e la folle delirante ebbe cessato
L’eroico Enea iniziò a dire: Non c'è prova estrema, o Sacerdotessa,
che tu possa immaginare e che me possa sorprendere,
poichè tutto io ho presagito e già sofferto.
Ma di una cosa di prego di cuore: poichè è qui, si dice,
Che si trova la porta del Regno dell'Ade,
tra queste ombrose paludi che l'Acheronte traversa tracimando,
Ti prego d’uno sguardo, d’un incontro faccia a faccia
Con il mio caro padre.
Insegnami la via ed aprimi
i vasti battenti sacri.
– Su queste spalle l’ho trasportato tra fiamme
E migliaia di lance nemiche.
Nel folto della battaglia lo trassi in salvo
Ed egli poi fu al mio fianco per ogni mio viaggio di mare.
Un uomo avanti negli anni, esausto eppure sempre tenace
Fu egli stesso come a pregarmi e ad ordinarmi (a semi-pregarmi e a semi-ordinarmi)
Di contattarti, di trovarti e farne richiesta.
Così dunque, Vestale, ti supplico di avere pietà
Di un figlio e di un padre, giacché niente esula dal tuo potere,
Di colei che Ecate mise a guardia dell’Averno boscoso.
Se Orfeo potè richiamare l'ombra di una moglie
In virtù della sua fede nei sonori concenti (nelle corde sonoramente pizzicate) della sua lira Tracia,
Se Polluce potè redimere a sua volta un fratello
Nel suo viavai avanti e indietro cosi  protratto così tanto
nella terra dei morti
E se anche Teseo, ed il grande Ercole.. ma perchè riferirmi a loro ?
Io stesso sono dei più alti natali, un discendente di Giove”.
Così stava pregando, reclinandosi sull'altare
Quando la profetessa intraprese a dire: Consanguineo di dei,
Troiano, figlio d'Anchise, facile è la discesa all'Averno.
Giorno e notte sta aperta la porta del Nero Plutone.
Ma ritornare sui tuoi passi e risalire all'aria superiore,
Questo è il vero cimento e la vera impresa.
Solo pochi ne sono stati capaci, figli di dei
Favoriti dal Giusto Giove, o innalzati al cielo
In un avvampo di gloria eroica. Una distesa di foreste sottostante
A mezza strada, il Cocito che serpeggia nella tenebra, lambendone le rive.
Tuttavia, se amore ti tormenta tanto e così tanto tu hai bisogno
Per due volte di veleggiare il lago Stigio
e per due volte di perscrutare (investigare)
La tenebra del Tartaro, se tu vuoi oltrepassare il limite,
Intendi ciò che tu devi fare in precedenza.
Nascosto nel folto di un albero c'è un ramo ch'è  tutto d'oro
E d'oro sono anche le sue foglie e i suoi ramoscelli flessibili.
 E'sacro a Giunone infera, che ne è la patrona.,
E un boschetto gli fa da tetto, dove l'ombra s'addensa profonda.
Per quanto lungi si distendono boscose valli. A nessuno è stato mai concesso
Di discendere nei recessi nascosti della terra senza
Che egli  non abbia prima
Staccato dal suo albero questo aureo piumato serto/ inserto,
E non lo abbia consegnato a Proserpina, la mirabile, cui è decretato che spetti,
Quale suo proprio dono speciale. E quando lo si sia colto,
Un secondo ricresce in sua vece, ancora d'oro,
E il fogliame che vi rigoglia ha lo stesso
Splendore metallico. Dunque guarda in alto e cerca a fondo
e quando tu l'abbia trovato, ghermiscilo col dovuto ardire
Se il fato ti ha prescelto, il ramo verrà via da sé, facilmente.
(con facilità verrà via da sé)
Altrimenti, non c'è niente fa fare per quanto tu ti sforzi ( per quanta forza tu dispieghi),
tu non riuscirai (non ce la farai ) mai a scerperlo fletterlo
o a reciderlo con la lama più forte tenace resistente tagliente


Il ramo d'oro , in Veder Cose ( 1991fa da preludio alla raccolta perchè non è soltanto un omaggio a Virgilio, resogli con un abbassamento a una medietà di toni discorsiva che lo riavvicini ai nostri tempi e alla loro temperie culturale e linguistico-espressiva-- pur se a un livello più alto di quello in cui è stata trasposta l'egloga nona delle Bucoliche in Electric Light.

Il ramo d'oro, come ha messo in luce magnificamente Roberto Mussapi nella sua Introduzione a Nord, sotto le  forme della grata memoria di una traduzione, è un'espressione fondamentale della poetica di Seamus Heaney, la stessa che da un viaggio nell oltretomba ultraterreno all'altro si tramanda da Omero, a Virgilio, a Dante, la cui Commedia è riesumata in controcanto nel "viaggio di ritorno" della poesia seguente della raccolta: per dirla con le parole di un filosofo irlandese di una generazione più recente, il meraviglioso Kearney di Anateismo, essa è la concezione della poesia come transustanziazione eucaristica, sacramentale,  di ciò che del mistero che giace all'origine e oltre ogni cosa penultima,  del viaggio agli inferi di ogni nostra nostra discesa nel profondo, ritorna nella luce del sole della parola poetica, dello spirito di riconciliazione e di pietà di sé e dei viventi, di ogni magnificazione e ritorno " into  the hearthland  of the ordinary", a ispirazione di un'estetica religiosa in luogo di una religione dell'estetica, abbeveratasi nell'occasione al filo di pietà della rievocazione della morte del padre, avvenuta cinque anni prima della pubblicazione della  traduzione di Eneide, VI, 98-148,  sotto le tramutate spoglie dell' Anchise a cui anela Enea nell'Averno virgiliano.( Nota 1 )
Sempre sotto le larvate spoglie  di Anchise, fuso con Caronte traghettatore di anime- il padre sarà rievocato nella sua agonia estrema in Assistere gli infermi, di  Electric Light, memore il poeta del Felix Randal di Hopkins. Tema di fondo è come il farsi vita eterna, o il mero dileguare del padre morente, sia uno spogliarsi nel suo stesso sembiante della spettralità di tutto ciò che è stato legge, ruolo, obbligo, mentre  il residuo che permane è la sua individualità senza più resistenze e difese, nella sua vulnerabilità, l'accettazione e l'accoglienza della resa ultima di se stessi,  la trasparenza di una permeabilità assoluta alla perdita di ogni consapevolezza riflessiva e cautela che si fa la trasparenza di una permeabilità assoluta, correlata a una sofferenza fisica di cui il poeta benedice che la morfina abbia alleviato la fine terrena.

1) Rispetto a Virgilio, Heaney concretizza -più prosaicamente- i dettagli descrittivi-, rinforza l'emotività rievocativa del padre, e a lui anelante, con l' aggiunta di formulazioni fatiche, riaccosta Anchise alla ordinarietà esemplare del proprio padre omettendo il verso 113, in cui Anchise  grandeggia eroico ("atque omnis pelagique minas caelique ferebat), converte l'"et insano iuvat indulgere labori" del verso 113, nel folle volo di " oltrepassare il limite " ( " if you will go beyond the limit")
.







Traduzione precedente

Da  Vedere cose
Il ramo d’oro
( Eneide Libro VI, versi 98-148)


Cosi dal retro del tempio la Sibilla di Cuma
Cantava ambigue parole tremende e l'antro ne era eco
Con detti in cui il chiaro vero e il mistero
Erano intrecciati inestricabilmente. Apollo volse e impresse
I suoi sproni nel suo anelito, la rinsavì, imbrigliò i suoi spasimi..
E come fu trascorso il suo accesso e la folle delirante ebbe cessato
L’eroico Enea iniziò a dire: Non c'è prova estrema, o Sacerdotessa,
che tu possa immaginare e che me possa sorprendere,
poichè tutto io ho presagito e già sofferto.
Ma di una cosa di prego di cuore: poichè è qui, si dice,
che si trova la porta del Regno dell'Ade,
tra queste ombrose paludi che l'Acheronte traversa tracimando,
Ti prego d’uno sguardo, d’un incontro faccia a faccia
Con il mio caro padre.
Insegnami la via ed aprimi i vasti sacri battenti
– Su queste spalle l’ho trasportato tra fiamme
E migliaia di lance nemiche.
Nel folto della battaglia lo trassi in salvo
Ed egli poi fu al mio fianco per ogni mio viaggio di mare.
Un uomo avanti negli anni, esausto eppure sempre tenace.
Egli stesso mi ha mezzo pregato e mezzo ordinato
Di questo contatto, di trovarti e farne richiesta.
Così dunque, Vestale, ti supplico di avere pietà
Di un figlio e di un padre, giacché niente esula dal tuo potere,
Di chi Ecate mise a guardia dell’Averno boscoso



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domenica 1 luglio 2012

uccellini

Per il rondoncino che non risaliva in volo, la settimana scorsa ho biciclettato fino al loghino Bosco del signor Savazzi, perchè baciandolo e chiedendogli scusa, lo sforzasse al volo lanciandolo in alto fra gli aperti campi.


Dando seguito all'ascolto di cinguettii che credevo venissero dall'esterno, oggi la felicità pomeridiana di avere ridato la libertà ed il volo, ad un passerottino ch'era rimasto imprigionato nella veranda di casa.


venerdì 29 giugno 2012

tutto il tradimento di Ashesh e dei suoi

Sono rimasto attonito quando Kailash mi ha detto perché Ashesh, il figlio della sorella da noi adottato, è acquiescente od ha sollecitato la scelta familiare che non faccia rientro in Khajuraho, ed è assenziente a restarsene e ad andare a scuola a Srinagar. “ In Srinagar presso le scuole pubbliche può frequentare la classe ottava, grazie alla promozione che ha ottenuto .in Viatal, nel villaggio natio del mio amico, senza esservi mai stato a scuola che per presenziare a degli esami fasulli, a fine anno, per fini ispettivi, a seguito di una combine intercorsa tra il padre di Kailash e l’insegnante delle elementari. A seguito di una sordida intesa,  ad Ashesh e ad Ajay, il bambino del mio amico, erano assicurate con la promozione le tremila rupie a testa della rispettiva bicicletta, e all’insegnante una bakshesh di mille rupie -la sola elargizione a non essere andata in fumo, poiché le rupie delle biciclette sono finite in spese di medicine inutili per il piccolo Chandu, amore di noi tutti, secondo le prescrizioni dei medici che abusano dei timori del padre che possa morire come è morto Sumit, ad ogni minimo colpo di tosse del bimbo.
Ma in Srinagar, nel degrado infinito della sua scuola pubblica, che potrà impararvi, Ashesh, in un'ottava classe, se l’ultima classe in cui è effettivamente stato è la quinta? In tal modo egli potrà solo ottenere di affrettare la fine della frequentazione di scuole che non gli daranno accesso a niente.
" Cosi ha scelto di diventare un cattivo studente, di perdere la sua mente…” si accalorava con candore il mio caro amico, quando lasciava prevalere l'idea che si tratti di una escogitazione pienamente fatta propria dal ragazzo, nella sua indole subdola, e che non subisca soffrendone un raggiro dei genitori, che Kailash domani raggiungerà in Viatal, dove soggiornano, per un ultimo sforzo/ tentativo di dissuaderli.
A che era valso, mi  amareggiavo a mia volta, che mi fossi sacrificato a insegnare ad Ashesh i rudimenti di Inglese e di Matematica perché potesse essere ammesso in una scuola che gli fornisse una vera educazione e un'istruzione effettiva, che io ed il mio amico avessimo ricusato di attardarlo ancora in quinta, con Ajay, assecondando gli esiti dei test che gli consentivano di ritrovarsi in sesta senza perdere alcun anno di scuola, e che gli ultimi giorni l’avessimo condotto con noi in Delhi, alla mia partenza dall'India, perché nel craft Museum sperimentasse la possibilità di farsi allievo di chi potesse insegnarli il disegno artigianale, - E ancor più , che ne facevano lui e i suoi genitori, così scegliendo, di quanto sofferenza era costato diventare con lui consapevoli che a nulla serviva a lui ed Ajay la scuola che io e Kailash avevamo a loro già assicurato, se vi imparavano solo a rispondere come pappagalli senza usare la mente?
"Invano ho faticato- ripetendomi con il profeta Elia, per nulla e invano ho consumato le mie forze"
"E' un imbroglio, un inganno, è dhokha , Kailash," gridavo al mio amico, senza avere ancora compreso appieno.
"Un inganno, si, ma nei confronti di se stesso... " egli ribadiva, supponendo che del raggiro il ragazzo fosse consenziente.
" Kailash, capirei, se non volesse fare ritorno per come io e te possiamo averlo trattato…"
“ No, no, non ha niente contro di noi, Ashesh pensa bene di me, di te, di Vimala..
Non era dunque perché Kailash in cucina l’aveva cosparso come Ajay di cherosene, minacciando entrambi di dare loro fuoco se avesse scoperto che mi derubavano ancora, negli ecccesi del “drama” cui l’avevo indotto io stesso con i miei sospetti, piangendo poi sulle sue spalle che così avesse perduto per loro la sua figura di padre, nè si rifiutava di rientrare fra noi perché avessi gridato al ragazzo che era un cobra, raggiungendolo alla gola nel prenderlo per la collottola, quando aveva cercato di subornare Ajay ai suoi intenti, dissuadendolo dal venire con me e Kailash a Delhi, la volta precedente la mia partenza
" Vedrò che si può fare. ma non è come Ajay, nostro figlio. E' già grande. Sarà difficile farlo studiare, se non vuole, anche se è intelligente, e sa disegnare bene..."
Che io e il mio amico non abbiamo solo fatto uso di lui, nel porlo al servizio di Ajay, era certo , come il fatto che di me e di Kailash il ragazzo ed i suoi genitori si siano serviti senza residui scrupoli . Per due anni senza spendere nulla, il padre e la madre se lo sono ritrovato da noi sfamato e vestito, portato in viaggio e a spasso ed educato, senza che a loro costasse più che le rupie di una telefonata a distanza di mesi, e dopo due anni, senza avere studiato nulla, il ragazzo si ritroverebbe due altre classi avanti senza che ne abbia fatto un'ora di lezione, ma dopo averci fatto patire i disinganni d'amore e gli atti colpevoli più crudi, per come inveivamo e lo punivamo perchè diseducava a sua volta Ajay invece di aiutarlo menomamente. E più che imbroglio, e inganno, un altro termine appare calzante per la decisione di Ashesh e dei suoi: tradimento. Di ogni nostro sforzo ed intento, violentemente amoroso, negli stessi eccessi che ci causava il ferimento del cuore.Eppure, ciononostante, Kailash è disposto ancora ad attenderlo, a farlo venire in Khajuraho per parlare ancora con lui, perchè a lui ed a me riveli, parlandogli dolcemente, se la decisione corrisponde ai suoi propositi e alla sua natura subdola, in tal caso lasciando che essa abbia il suo corso, o se è l'escogitazione di un raggiro del padre che questi gli impone a suo danno.
(Concedendogli ancora delle opportunità, con una dolcezza ed una fermezza di cui oggi erano radiose al telefono le sue care parole.)
E con lui, " Ma certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio", posso dire come il profeta.

sabato 23 giugno 2012

ordine naturale, semeiotica, ermeneutica del dialogo

" In quanto organismo fisico e psichico noi siamo relazione, cioè dialogo. Ne viene che quando esercitiamo il dialogo a livello spirituale non facciamo altro che riprodurre la logica fisica fondamentale di cui viviamo obbedendo alla logica del nostro essere" ( Vito Mancuso, Obbedienza e libertà pg .161).
In un'ontologia naturalistica,  secondo la logica in assoluto dello  spinozismo, come filosofia,   l'artificiale, la semeiosi non possono che essere ancora natura ( si confronti la ricerca di bio-semeiotica di Giorgio Prodi), che l'identico operare dello Spirito che anima la natura, secondo il medesimo logos e una medesima dynamis. Si pensi al futuro nanotecnologico dell'energia, alle celle di Graetzel che imitano l'agire fotosintetico delle foglie per accumulare l'energia del sole, di altre celle che riproducono le capacità dei batteri  per produrre energia e simultaneamente purificare le acque, o sfruttando le alghe e i batteri i metodi biologici per produrre l'idrogeno.
Pertanto l'economia dell'uomo non può che conformarsi alle leggi dell'economia della natura o ecologia, secondo il  punto di vista concorde di Ferdinando Boero, in  " Economia senza natura "
Vi si può ritrovare affermato che "l’uomo fa parte della natura e le regole che inventa sono alla fine soggette alle regole della natura" , che  "l’artificiale non  può permettersi di coniare leggi e regole differenti da quelle naturali" e  "se le leggi dell’economia e quelle della natura entrano in conflitto, quali prevarranno? Fine della storia. Non possiamo essere così arroganti da pensare che siano quelle dell’economia a prevalere. Se infrangiamo le leggi della natura a favore di quelle dell’economia, la natura ce la farà pagare cara, carissima. Anche in termini economici"
Resta da chiarire quali sia la natura di tali leggi, se siano universalmente immutabili, secondo i paradigmi della Rivoluzione scientifica del Seicento, o se lo Spirito, in esse liberamente operante, non sia creativo di nuovi ordini di regolarità che ci chiamano in causa come concreanti,  innanzitutto nella Sua azione di grazia.
Grazie della citazione, caro Odorico. Lo spirito non può creare nuovi ordini di regolarità. E' solo arroganza antropocentrica. Le regole della natura... molte le conosciamo, partono dalla fisica e arrivano all'ecologia. Bisogna studiarle e bisogna anche scoprirne di nuove. Ma poi non possiamo pensare di essere in grado di cambiarle. Possiamo solo obbedirle. Mettiamola così: la natura è dio. Pensi che possiamo cambiare le sue leggi? Siamo liberi di non obbedire, ma poi dobbiamo pagare il conto. E il conto sta arrivando.


Grazie della citazione, caro Odorico. Lo spirito non può creare nuovi ordini di regolarità. E' solo arroganza antropocentrica. Le regole della natura... molte le conosciamo, partono dalla fisica e arrivano all'ecologia. Bisogna studiarle e bisogna anche scoprirne di nuove. Ma poi non possiamo pensare di essere in grado di cambiarle. Possiamo solo obbedirle. Mettiamola così: la natura è dio. Pensi che possiamo cambiare le sue leggi? Siamo liberi di non obbedire, ma poi dobbiamo pagare il conto. E il conto sta arrivando.

Grazie caro Ferdinando. Riferendomi a nuovi ordini di regolarità alludevo in particolare alla concezione scientifica del mondo di Stuart Kauffaman, da lui espressa ultimamente ( nel 2008) in " Reiventare il mondo". Per quanto mi attiene, se la natura naturante è Dio ( oppure dio con la minuscola) possiamo solo cooperare alla creazione continua di uno Spirito che ci comprende e ci trascende., in spirito d'obbedienza certo, se non a un ordine fisso al suo innovarsi normativo in cui rientriamo.
cordialmente
O.Bergamaschi