lunedì 19 agosto 2013

Bann Valley Eclogue ( commento riveduto e ampliato)

Bann Valley Eclogue

Sicelides Musae, paulo maiora canamus
—VIRGIL, Eclogue IV
POET:
Bann Valley Muses, give us a song worth singing,
Something that rises like the curtain in
Those words And it came to pass or In the beginning.
Help me to please my hedge-schoolmaster Virgil
And the child that's due. Maybe, heavens, sing
Better times for her and her generation.
VIRGIL: Here are my words you'll have to find a place for:
Carmen, ordo, nascitur, saeculum, gens.
Their gist in your tongue and province should be clear
Even at this stage. Poetry, order, the times,
The nation, wrong and renewal, then an infant birth
And a flooding away of all the old miasma.
Whatever stains you, you rubbed it into yourselves:
Earth mark, birth mark, mould like the bloodied mould
On Romulus's ditch-back. But when the waters break
Banns stream will overflow, the old markings
Will avail no more to keep east bank from west.
The valley will be washed like the new baby.
POET: Pacatum orbem: your words are too much nearly.
Even "orb" by itself. What on earth could match it?
And then, last month, at noon-eclipse, wind dropped.
A millennial chill, birdless and dark, prepared.
A firstness steadied, a lastness, a born awareness
As name dawned into knowledge: I saw the orb.
VIRGIL: Eclipses won't be for this child. The cool she'll know
Will be the pram hood over her vestal head.
Big dog daisies will get fanked up in the spokes.
She'll lie on summer evenings listening to
A chug and slug going on in the milking parlour.
Let her never hear close gunfire or explosions.
POET: Why do I remember St. Patrick's mornings,
Being sent by my mother to the railway line
For the little trefoil, untouchable almost, the shamrock
With its twining, binding, creepery, tough, thin roots
All over the place, in the stones between the sleepers.
Dew-scales shook off the leaves. Tear-ducts asperging.
Child on the way, it won't be long until
You land among us. Your mother's showing signs,
Out for her sunset walk among big round bales.
Planet earth like a teething ring suspended
Hangs by its world-chain. Your pram waits in the corner.
Cows are let out. They're sluicing the milk-house floor.







Bann Valley Eclogue

Ecloga della Valle del Bann


Sicelides Musae, paulo maiora canamus
—VIRGILIO, Eclogue IV


Poeta
Muse della valle di Bann, donateci
Una poesia degna di canto,
una voce a levarsi come un sipario
In parole quali E fu o In principio
Si che piaccia al mio maestro rurale, Virgilio,
E alla bimba che ci è data. E che io canti,,
cieli,  tempi forse migliori
per lei e per la sua generazione.

VIRGILIO
Eccoti le mie parole cui dare luogo:
Carmen, ordo, nascitur, saeculum, gens-
La loro essenza nella tua lingua
E provincia dev’essere chiara
Anche in questo stadio. Poesia, ordine,
Tempi, nazione, torto e rigenerazione,
Poi la bimba nata e il deflusso
Di tutto quanto è l’antico miasma.

Tutto quello che vi macchia, lo filtrate di dentro.
Traccia di terra, traccia di nascita,
Terriccio muffito di sangue
Come sul fondo della fossa di Romolo.
Ma quando poi le acque romperanno
Il torrente Bann tracimerà, né più
Le antiche tracce intercorreranno
Tra la sponda est e quella che è a ovest .
Rilavata la valle e la neonata

Poeta
Pacatum orbem: sono eccessive
Le tue parole. Anche lo stesso “orbe”
Che cosa sulla terra gli era comparabile?
E poi, il mese scorso, all’eclisse diurna,
Cadde il vento, un millennio gelido,
Nero e senza uccelli la predispose.
Una quiete primaria , terminale,
Una nata consapevolezza,
come nome che sia alba di conoscenza: lo vidi l’”orbe”.

Virgilio
Le eclissi non avranno a che fare
Con questa bimba. Non saprà
Che del freddo del mantice della carrozzina
Di sopra la sua testa di vestale.
Alte le camomille di campo
S’invilupperanno tra i suoi raggi.
Ella riposerà le sere d’estate
Ascoltando gli sbuffi ed i colpi
Venire su dai locali della mungitura.
Fate che mai lei abbia da sentire
di vicine sparatorie od esplosioni..

Poeta
Perché mai io mi ricordo dei mattini
di San Patrizio, inoltrato da mia madre
ai binari per il piccolo trifoglio,
quasi intoccabile, il trifoglio
irlandese, con le sue sinuose,
torte, tenaci, sottili radici,
Ovunque sparse dintorno, fra i sassi
Tra le traversine, squame di rugiada
Scrollate di dosso dal fogliame
Aspergendo dotti lacrimali


Bimba in gestazione, tra non molto
Discenderai tra noi. Tua madre ne mostra
I segni al suo cammino al tramonto
Tra grandi balle di fieno. Il pianeta terra
come un dentaruolo sospeso pende
dalla sua catena del mondo. La tua
carrozzina in attesa nell’angolo.
Le vacche sono fatte uscire fuori.
Stanno inondando l’ assito della stalla.

L’ Egloga della Ban Valley di Seamus Haney esordisce come una imitazione dell’egloga IV di Virgilio, ma per il tramite dell’invocazione alle Muse, l’evocazione da parte dello stesso Seamus Heaney dello spirito del poeta latino si risolve in un arrovesciamento del senso della sua egloga quarta. E' lo stesso Virgilio che desiste dal sostenere a oltranza le pretese del poeta irlandese, sul proprio stesso esempio, di elevarsi a poeta civile secolare nazionale, vaticinante una rigenerazione millenaristica che abbia inizio dalla nova progenienies della nascitura nipote, lo disinserisce da ogni aspirazione globale, e torna a farsi umile di tono per ricondurre il poeta irlandese al mondo dei piantamenti più terrestri e delle humilesque myricae, a quel mondo agreste da cui Virgilio si era distaccato ad oltranza nell’Egloga IV, pur di celebrare i fasti consolari del tempo supremo dell’avvento, con il subentrare della gens aurea di cui è il rampollo originario i bimbo nascituro, al punto da degradare il lavoro dei campi al peccato originale e originante di una prisca vestigiae fraudis.
Se egli aveva presunto che il bambinello ponesse fine a guerre civili che erano ancestrali quanto lo era Romolo per la romanità, ad attuazione e compimento dell’ordo dell’ultima aetas, basti al poeta Heaney che la nascitura non oda più le esplosioni e gli spari di ulteriori guerre civili irlandesi, ed è la rottura delle acque del parto della nipote nascitura, sono le acque che dilavano la stalle,- non già il lavacro rigeneratore di una tracimazione generale che cancelli ogni confine, già simboleggiata dell’esondazione del torrente Bann, -ciò cui potrà rifarsi per trovare pace, la pienezza effettiva di un orbe che sia adempimento compiuto, senza che l’eclisse inquietante meridiana valga come presagio di sventura per la globalità universale, o per la nipotina nascitura,.

Si rammenta che il fiumicello Bann  è un fiume della infanzia pre-Troubles di Haney, perduto e ritrovato, che nell’Ulster, contea di Derry, nasce presso Toomebridge, “where the waters of Lough Neagh pour over a weir and become the river Bann.” (  VOICES FROM THE MARCHES – Boundaries and transmutations in the poetry of Seamus Heaney, Ratnagarbha (Ambrose Gilson), editor of Urthona Buddhist arts magazine.

Esso si ritrova in altre due poesie di Electric Light At Toomebridge e Persich, e ad esso, quale fiume ispiratore virgiliano dei propri ameni luoghi d’infanzia, subentrerà il Moyola in Human Chain,  in Riverbank field e Route 110, XI e XII.



Seamus Heaney The riverbank Field ( con commento ampliato)


Da Catena Umana- Humain Chain 2010

The riverbank field
Il campo in riva al fiume

Ask me to translate what Loeb give as
“ In a retired vale … a sequestered grove”
And I’ll confound the Lethe in Moyola

By coming through Back Park down from Grove Hill
Across Long Rigs on the riverbank-
Which way, by happy chance, will take me past

The domos placidas, “those peaceful homes”
Of Upper Broagh. Moths then on evening water
It would have to be, not bees in sunlight,

Midge veils instead of lily beds; but stet
To all the rest: the willow leaves
Elysian-silvered, the grass so fully fledged

And unimprinted it can’t not conjure thoughts
Of passing spirit-troops, animae, quibus altera fato
Corpora debentur, “spirits”, that is,

“ to whom second bodies are owed by fate”.
And now to continue, as enjoined to often,
“ In my own words”

“All these presences
Once they have rolled time’s wheel a thousand years
Are summoned here to drink the river water

So that memories of this underworld are shed
And soul is longing to dwell in flesh and blood
Under the dome of the sky.

after Aeneid VI, 704-15, 748-51









Chiedimi di tradurti ciò che è per Loeb 1
“ in una solitaria valle…un bosco appartato”2
e ti trasfonderò il Lete nel Moyola,

pervenendo attraverso Back Park
giù da Grove Hill, per tutto Long Rigs
fino alla riva del fiume3- un percorso
che, per un caso felice, mi porterà oltre

le domos placidas,4 “quelle placide case”
di Upper Broagh. Falene allora su acque serali
invece delle api5 nella luce del sole,

invece che distese di gigli6
velami di moscerini6 bis;
ma “stet,”tutto il resto combacia,
le foglie di salice elisio-argentee,
l’erba dei prati così in resta 7,

e incalpestata, che non può
non evocare schiere
di spiriti in transito, animae,
quibus altera fato corpora debentur, 8
“di spiriti”, cioè, “a cui secondi corpi

sono dovuti per fato”. E adesso
per continuare, come spesso
mi si richiede” con parole mie”

“ Tutte queste presenze
Dopo che per mille anni hanno fatto orbitare la ruota del tempo
Sono qui convocate a bere l’acqua del fiume

Perché di questo mondo sotterraneo
Ogni memoria vada persa
E l’anima aneli a rientrare
In carne e sangue sotto la volta celeste9”

da Eneide VI, 704-15, 748-51
Commento

Il paesaggio terreno in cui transita il poeta è lo stesso umile paesaggio dell’ Irlanda del Nord dove trascorse la sua infanzia favolosa- da Seamus Heaney rievocato mirabilmente nelle pagine prosaiche di Attenzioni- un parco in cui trascorre il fiume Moyola - ma è tale la virtù della poesia, che al poeta basta che traduca Virgilio dove nel Libro VI dell’Eneide parla dei Campi Elisi come di “una solitaria valle..un appartato bosco”, secondo gli spunti che gli offre l’edizione Loeb, e senza ancora ricorrere a parole sue, perché tale “environnement“si traduca a sua volta nei Campi Elisi, ed al contempo essi si trasfondano nella realtà circostante, che se ne tramuta in apparenza, ne diventa la trasposizione e l’ inveramento nella sue più umili ed evanescenti vite animali, falene e moscerini. In virtù della parola poetica tale realtà naturale risulta talmente incontaminata, che i prati intatti ne diventano le estensioni elisie in cui possono essere di passaggio solo puri spiriti, le sole presenze che possono transitarvi lasciandoli così integri. Come le acque del fiume Lete le parole poetiche tramutano a tal punto le cose, che rendono decidue le impronte dolorose di ogni traccia mnestica, e l’anima può anelare di rifarsi nuovamente carne e sangue, di avere di nuovo, la misera, “lucis …dira cupido” ( Virgilio, Eneide VI, 721), come anelano di riassumere un corpo le anime elisie virgiliane, che dalle acque del Lete siano state rese immemori della propria esistenza terrena antecedente.
Ciò che l’inabitazione e l’ispirazione della Musa Virgiliana appare consentire in The Riverbank Field non accade sempre lungo il Moyola mentre sta pescando con amici in Route 110, XI.  Come la lontra che è parso loro di vedere non c’era dubbio che fosse solo “ a turnover warp in the black / quick water”, non è dato al poeta di dubitare della consistenza terrena del campo sulla riva ( “ No doubting, all the same,/ of the river bank field”), nonostante la suggestione del crepuscolo e del fluttuare bell’aria di moscerini suggestioni a immaginare di trovarsi tra spiriti e ombre vaganti incessanti sul punto di trapasso in una realtà ultraterrrena ( “Amomg shades and shadow stirring on the brink”), in assenza della voce tradotta e traducente il reale di Virgilio( “ nedy and ever needier for translation”)

Note
1) Seamus Heaney si riferisce all’edizione dell’Eneide edita dalla Loeb Classic Library

2) Eneide VI, 704-705 “Interea videt Aeneas in valle reducta/ Seclusum nemus et virgulta sonantia silvae”
Rilevantissimo è il passo di “Attenzioni, Belfast 1972, a pg.31 dell'edizione italiana, che muovendo dalla evocazione dei paesaggi e dai toponimi di Grove Hill e Back Park, - si veda il verso seguente >By coming through Back Park down from Grove Hill- “ nomi he trasportano l'immaginazione in un'altra direzione”, prelude all'associazione immaginativa che ha originato questo testo poetico”. Insistono che questo paesaggio familiare è una “versione del pastorale”( William Empson), e mi fanno venire in mente le parole di Davies su Fermanagh. “ E' una terra sì piacevole e fertile che se la dovessi tutta descrivere, sarebbe considerata una finzione poetica anziché una seria e reale narrazione”. “ Grove”, boschetto, è una parola che associo alle traduzioni di classici, una fila di alberi nel sole, una collinetta glabra avvicinata da sacerdoti biancovestiti”.

3) “Se il lago Beg segnava un limite del terreno dell’immaginazione, Slieve Gallon ne segnava un altro. Slieve Gallon è una montagnola nella direzione opposta, che porta l’occhio sui pascoli e i terreni arati e i boschi lontani di Moyola Park, lontano verso Grove Hill e Back Park e Castledawson” Attenzioni, Preoccupations. Prose scelte 1968-1978 Editore Fazi, 2004, pg.9
4) Eneide VI, 705 “Lethaeumque ( Videt Aeneas) domos placidas qui praenatat amnem”. Sono le sedi dei beati che lambiscono le acque del Lete.
5) Eneide, VI, 706 -709 “Hunc circum innumerae gentes populique volabant:/Ac velut in pratis ubi apes aestate serena / floribus insidunt variis et candida circum/ Lilia funduntur, strepit omnis murmure campus”.
6) Vedi nota precedente. In Route 110, XI, sono il crepuscolo, “ the twilit”, e la stessa sospensione nellaria di sciami di moscerini, “and a-hover/ with midge-drifts”,  che inducono il poeta a dubitare della terrestrità fisica in cui si trovava a pescare con amici lungo il corso del Moyola, e di essere 2 frammisti agli spiriti e alle ombre in subbuglio sul bilico”, “ as if we had commingled / among shades and shadows stirring on the brink”, senza tuttavia che avvenga il trapasso in una realtà di  “Virgil’s happy shades”( Route 110, XI), in virtù di quella traduzione- trasfigurazione della realtà che è data o possibile solo grazie alla Musa Virgiliana ( “And stood there waiting, watching, / needy and ever needier for translation”).
7) Letteralmente “ impennata”, l’erba, in steli e spighe e infiorescenze, e dunque rigogliosa e composta come un piumaggio erto e compatto.
8) Virgilio, VI, 713-715 : “Tum pater Anchises: animae, quibus altera fato/ corpora debentur, Lethaei ad fluminis undam/ Securos latices et longa oblivia potant”

9) Virgilio, Eneide, VI, 748-751 “ Has omnis, ubi mille rotam volvere per annos,/ Lethaeum ad fluvium deus evocat agmine magno, / Scilicet immemores supera ut convexa revisant/ Rursus et incipiant in corpore velle reverti”.

domenica 18 agosto 2013

In sogno

Qualem primo qui surgere mense
aut videt aut vidisse putat per nubila lunam
demisit lacrimas dulcique adfatus amore est....
Virgilio, Eneide, 453-455




In sogno come
tra le nubi la luna
svelati a me vivo.

A  Sumit Sen ( 2007-2009)


varianti verso terzo

torna tu a me vivo
torna a me vivo 
vieni a me vivo
torna tu vivo

venerdì 16 agosto 2013

vele di cigni

Haiku 

Vele di cigni,
in fresche acque lacustri
scie di vita

Mantova, 16 agosto 2013

bocci di ninfee

Haiku 

Bocci di ninfee,
all'ultima luce diurna
rosei anelanti

Mantova, Grazie, 16 agosto 2013

giovedì 15 agosto 2013

Quattro Haiku

Haiku

Mio piccolo Iddio,
Sumit, se da che sei morto
tutto è cadavere

Mantova 12 agosto 2013




 Haiku
 Ante diem


Un altro giorno,
senza che cessi l'urlo
che tu sia morto

per Sumit Sen ( 2007-2009)


Haiku

Mi parli e vedo
con i tuoi occhi, ti sento
come Lui ti ama

Mantova 12 agosto 2013



Haiku

Falce di luna,
la sua stria nell'acque
la tua lenta moria

Mantova, 11 agosto 2013





Bugie corte, cipolle costose

Poi ho inteso, da quali falsità fosse tentato Kailash con i turisti, e come ad esse avesse ceduto, sentendosi colpevolmente stupido, “ murk”, per quanto siano di corta vita e ti si ritorcano contro.
“Sai,  il driver hindu che ha portato a Panna, a visitare le miniere di diamante, il giovane cliente indiano che avevo indirizzato a lui? Gli ha detto che non era vero che ho una Inova e una Indigo come gli avevo fatto credere,  così il giovane , the guy, non si è più fidato di me,  mi ha detto al telefono,  e si è servito solo di lui. i giorni dopo... Che ladro, che “chor”, lui ed il suo padrone, ed io che stupido, che “murk”..Io ho perso rispetto, e il  Bapuculturaltours  la sua reputazione...
Come avevi ragione in Delhi, Agra, Jaipur, a dire che non dovevamo parlare falsamente con le agenzie di viaggio, negli hotels...”
Così mi diceva  Kailash seguitando a prendersela con sé stesso, o più ancora con quelli di Khajuraho “ che amano solo il denaro”, dispiacendosi delle 200 rupie o poco più che aveva perduto, più di quanto fosse capace di gioire e di ringraziarmi delle 15.000 che gli avevo inviato la sera prima, tramite la Western Union., e che gli avevo appena detto che erano già disponibili per lui
Oggi, giorno dell’ Indipendence day, che  subentrato per Kailash ad una vigilia in cui aveva infinitamente sudato, standosene tutto il giorno fuori di casa  con il tuk tuk,  più che la celebrazione nazionale  in lui ricorreva l’assillo per i prezzi in ascesa dei vegetali, le cipolle innanzitutto, nell’imminenza di andare al bazar del giovedì
“Ora costano settanta, forse già novanta rupie al chilo”.
Ed in estate, ad aprile, quand’era possibile coltivarle anche nel Madhya Pradesh, in Khajuraho?
“ Dieci, cinque rupie...  Ora sono d’importazione dall’Himachal Pradesh, dal Ladak. Ti ricordi in Leh, che vedevamo spuntare in luglio i germogli verdi delle cipolle?
“E quanto le hai pagate?” gli ho chiesto telefonandogli di nuovo al rientro dal bazar, quando erano già le nove di sera.
“ Sessanta rupie al chilo, trenta i pomodori. venti le patate. Il green chilly ottantao rupie...Addirittura 120 rupie al chilo lo zenzero. Ne ho comprato solo 50 grammi per dieci rupie”
La spesa era stata di poco superiore a quella delle settimane estive, prima dei monsoni, 350 rupie in luogo di 300, 250, ma i vegetali “ non bastano che per qualche giorno, mentre l’estate scorso le borse piene di vegetali bastavano per una settimana”
“ Chandu ora dorme dopo avere mangiato tante banane. Costano poco adesso. Ne ho avute ben venti per trenta rupie.”
 Ma che cosa significava il good night con cui lo avevo salutato? era stato il suo esordio quando l’ho ricontattato..
“Good night! Non lo sai forse che cosa significa ?
“ Lo so, ma intendevo dire, perché mi hai chiamato ora nuovo?

“ Perché, Kailash, mi piace sentirti di nuovo parlare così”