lunedì 1 dicembre 2014

Nel più splendido mattino d’inverno

Riscrittura
Nel più splendido mattino d’inverno, radiante di luce, lungo le vie, le siepi di di ibiscus e di gulciatar, tento il riordino della mia vita in corso, come nel bene e nel male è trattenuta tuttora in Khajuraho. Con l’opera da concludere sui suoi templi jain e la felicità familiare che vi assaporo, i nuovi studenti islamici sopraggiunti alle mie lezioni di italiano, a inibirmi od a precludermi anche un solo distanziamento minimo, ed ogni altro darmi da fare, è la precarietà insorta nei miei prelievi , da che nessun bancomat più riconosce le mie carte di debito, una mia carta di credito risulta bloccata e l’altra da convalidare, e le uniche possibilità di ottenere ancora rupie restano affidate alla sola carta di debito che mi convalidano soltanto le card machines, al trasferimento e alla conversione di euro in rupie sull’acconto di Kailash, con tassi che variano dall' 8 al 12%. “ La vita è fatta di alti e bassi. Noi ci siamo negli uni e negli altri” recita il motto del mio istituto bancario. Ma il suo addetto si è squagliato nel nulla, come ho comunicato via e-mail in che difficoltà mi avessero cacciato certe stolide assicurazioni e improvvide misure a mia insaputa. Tra Khajuraho e Rajnagar, dall'uno all’altro bancomat che sortiva le più varie risposte erogandomi fogliettini in luogo di rupie, che la carta non era valida o autorizzata, che il prelievo o la forma dell’acconto non erano formulati correttamente , che il bancomat non disponeva di contante o che l ‘operazione era già timed out, ho concepito il sospetto che fossi finito in una black list delle autorità indiane, per il mio libero esprimermi sulle mie condizioni di vita in India, e che mi si volesse espellere dal suo corpo sociale, togliermi per sempre Kailash, Vimala, Poorti ed Ajay e il nostro Chandu, togliermi a loro e ai miei studi e ricerche, che ora rappresentano la mia stessa vita, precludendomi ogni possibilità di ricevervi qualsiasi sorta di finanziamento di cui fossi comunque il mandante e il ricevente. E come se la mia vita non si fosse già così foscamente oscurata, quando alcuni giorni or sono ho potuto essere ricevuto dall’insegnante alle cui lezioni pomeridiane io e Kailash inviavamo Ajay, hanno trovato desolante conferma i sospetti che sia pure vagamente avevo concepito, per le reticenze e le ragioni che ogni volta Ajay ha trovato modo di addurmi- delle questioni di terreni, la morte di un parente-, per giustificare il fatto che ella fosse irreperibile. Egli ha sistematicamente disertato di andarvi, dopo i primi giorni di ogni mese, distoltone dalla passione del cricket che gli invasa la mente, e non è bastato che ogni mattina Kailash lo abbia accompagnato in autorickshaw con Poorti ed Ajay fin presso l’ingresso della scuola, per evitare che anche dopo il mio arrivo abbia seguitato ad esservi assente.
Con quale remissività sconfortata sedeva Kailash nel salotto dell insegnante in cui era convenuto, nell’apprendere la nuova sentenza sul figlio oramai quindicenne.
“ Così non ha un futuro” mi asseriva al ritorno, “ che potrà più fare, se non il contadino presso mio padre, il barbiere o il muratore?”
Se solo penso ai tanti libri e opuscoli e fascicoli e manuali che in Delhi gli ho acquistato invano, al cugino Ashesh che per due anni abbiamo ospitato nella nostra casa perché gli trasmettesse come suo partner di studi quanto i suoi infimi insegnanti non erano in grado di irradiare nella sua mente, che il giorno in cui Kailash al suo ritorno a casa vi ha appreso che Sumit non esisteva più, vi era di rientro dall internet center in cui aveva effettuato una copia della mia ulteriore traduzione di una lezione su come fargli apprendere l'inglese in quanto dislessico…
Ma esortato da quell’insegnante e da suo marito, Ajay si è impegnato di nuovo a non mancare più ai suoi compiti, ogni sera ha poi svolto con scrupolo i test sulle lezioni di italiano che già ha affrontato con Mohammad, al bel tavolino di studio che affianca la televisione ieri sera la sua cara testolina era china sui quaderni e gli esercizi da svolgere, senza che il suo impegno avesse richiesto alcuna nostra sollecitazione.
Eppure, dello splendido essere dell'incantevole Ajay, già un ragazzo ed ancora un bambino, resta stupefacente più la fedeltà servizievole e la fiducia amorosa  che il suo cuore ancora ripone in me e in suo padre, di ogni sua evasività dal reale o diserzione latitante, se solo penso alle follie dilanianti in cui siamo incorsi nei suoi riguardi, quando la mente aliena di Kailash ebbe a disporlo in ginocchio , insieme ad Ashesh, con le mani dietro la schiena come un detenuto in attesa di decapitazione, prima di abbattere su di entrambi scudisciate, e facendomi poi piangere sul petto dell'amico la perdita della sua figura di padre, in seguito li serrò dentro in cucina e li cosparse di kerosene, minacciando di appiccare a loro il fuoco alla prima disobbedienza grave. Ed io stesso, allo stremo, dando voce a sospetti che dovevano restare confinati nella mia mente, solo la settimana scorsa ho sobillato Kailash a percuoterlo di nuovo, a dispetto delle mie successive rimostranze.
Ieri, di domenica, per rinfrancare ed intensificare il nostro vincolo umano, con Mohammad, suo coetaneo, l’ho fatto partecipe della nostra escursione in Beni Gangi, interessandolo alle sorti del nostro nuovo eventuale negozio di barbiere, intanto che raggiungevamo il vecchio villaggio di Khajuraho, nelle cui adiacenze li ho fatti sostare presso il tempio di Brahma, per trasmettere ad entrambi delle cognizioni illuminanti qualora intendano farsi guide turistiche , poi avventurandoli felici ed amici lungo il magnifico percorso che tra casolari indiani, oltre gli arbusti e il pietrisco tinteggiati di bianco di un tempio ancestrale alla Chandi Devi, per un sentiero tra i campi li ha condotti fino ad inerpicarsi sui rami di magnifici mahua, prima di giungere al villaggio oltre il fiume kudhar ed al suo tempio di Durga.
Con Kailash , di ritorno in serata dal suo infruttuoso stazionamento in tuk tuk presso un hotel, ho riaffrontato al rientro l eventualità di insediare il nostro negozio di barbiere nella comunità islamica del sobborgo di Manjunagar, anziché in Rajnagar, pur sempre a lui in sospetto per la numerosità dei suoi abitanti musulmani. L'attività di barbiere è professione di casta di soli sudra hindu, e non c'è che un muslim che la esercita in Khajuraho, senza che alcun negozio di barbiere sia ancora sorto in Manjunagar, i cui uomini devono recarsi in Khajuraho per barba e capelli e massaggi. Non è dunque il caso, arguivo, invece che di conformarci alla cecità mimetica dell invidia gelosa della rivalità locale più sfrenata, intenta solo, nello sprecare ciò che investe, a distruggere chi resti oscurato dalla mole più grande del proprio negozio o ristorante od hotel, di cogliere invece le opportunità che impedisce di percepire la stupidità dei pregiudizi religiosi e di casta? Pur con le poche risorse, che nelle attuali circostanze, mi restano attingibili per le minime attività che mi posso ancora prefiggere, nella mia permanenza che si protrae forzosa in una Khajuraho dove la mia psicopatia sociale è giunta a tal punto, che la settimana scorsa, di sera, quando un indiano attempato nel transitare con la moto a fianco delle lastre disposte su di una fognatura vi è caduto dentro, e lì accanto il friggitore di somosa, da cui aspettavo di servirmi, per aiutarlo si è anche lui lordato, non ho trovato di meglio, emesso un flebile gemito di raccapriccio e ribrezzo, che assistere inerte e rifiutare di cibarmi ed andarmene all'istante, nel timore che non bastasse che il venditore si fosse lavate le mani, per evitare la contaminazione dei somosa che mi avesse imbandito.

martedì 25 novembre 2014

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Il Tempio Parshvanata
Ovunque ci si disponga a rimirarlo,  dall'accesso retrostante o seduti sulla panchina prospiciente, dai  rialzi dei templi jain che ne fronteggiano il versante meridionale oppure dai bordi settentrionali della sua stessa piattaforma od all'altezza del tempio Adinatha,  nel suo comporsi di portico d'entrata, mandapa, santuario del gargabriha e deambulatorio circostante illuminato da jalis, la gran  mole del tempio Parshvanatha ci appare ripidamente saliente, ed imperviamente contratta, nel suo raccogliersi nel sikkara che ne promana come l'adempimento della sua tensione ascendente, cui  concorre l'anelito ad esso appigliato delle balze rampanti quali sue replicanti miniature. Nel suo sovrastarci il tempio ci si offre oblungamente ravvicinato al contatto ed alla vista, la sua ornamentazione scultorea inferiore a nostra portata di mano sorgendo su di una sua piattaforma rifatta quanto mai ribassata, che gli nega la sopraelevazione imponente e soggezionante dei templi Lahsmana o Kandarya o Vishvanata, nel loro distacco altolocato verso il sublime,.
Ogni altro rilievo di modanature e statue e nicchie e tempietti e pinnacoli vi ha un risalto stiacciato, minimamente aggettante, il cui nitore incisivo ancor più esalta la compattezza del tempio nel suo essere tutt uno con il sikkara che l'adempie, come la fiamma del sacrificio sublima l'altare vedico dal cui alto impilamento si slancia verso i cieli.
Il duplice portale del tempio è come il rilascio frontale della contrazione vibrante  del  suo corpo, che non presenta alcuna espansione invece in transetti, la frastagliatura chiaroscurale degli altri templi maggiori di Kajuraho, così connotando la sua precipua peculiarità jainista, al pari  della dimestichezza della sua monumentalità.
Nel farsi quindi analitico dell'indagine visiva saliente, il basamento del tempio, l'adhisthana, nelle sue partizioni ci appare scandito dai rilevi carenati delle thakarikas, la cui  minimalità ineludibile risalta dalle modanature di cui sono il coronamento, prima che la profilatura rettilinea di una pattika aggraziata da fregi ondulati sia di supporto al sopraelevarsi su di un piedistallo della prima delle tre fasce di statue della jangha del tempio, di dimensioni decrescenti l'una serie dopo l'altra.
La prima orlatura del succedersi di thakarikas corona la jadhya kumba da cui ha inizio il plinto del basamento dell'adhishtana,  e vi soggiacciono le modanature dello zoccolo della bitha, ch' è visibile al meglio solo nelle emergenze inferiori del portale d'accesso dalla piattaforma.
A tali thakarikas subentrano le modanature di una karnika, dai profili taglienti ch'è adorna di gararakas inferiori, di cui si fregia pure la rettilinea pattika ulteriore su cui decorrono fiori cuoriformi, cui fa nno seguito la rientranza successiva di un'antarapatta in cui si alternano rombi e pilastri*, e la kapota le cui thakarikas superiori- in corrispondenza delle sue sottostanti gagarakas- indicano che con esse ha termine il plinto e che subentra la sezione dell'adhisthana  costituita dal podio della vedibhanda.
Nella sua successione si sopraeleva sul plinto la serie di modanature nelle quali soltanto consisteva il basamento dei templi antecedenti  quelli Chandella in  Khajuraho, khura, kumba, kalasa, tra cui si frappone la rientranza *di un'antarapatta, cui fa da contrappunto la sporgenza terminale di una pattika con volute a stampiglio.
Con tale fascia si  trapassa dall'adhisthana al muro della jangha mirabile, con i suoi tre corsi di statue di dimensioni  diminuenti Quelle dei due ranghi inferiori allineano la staticità ora vibrante, ora  rudemente inerte, di  divinità singole e in coppia e di celestiali apsaras  nelle proiezioni , di vyala-sardula o leogrifi nei recessi, quella del rango superiore il contrappunto dinamico dei voli di coppie di vidhyadaras ultraterreni.
Le modanature di bandhanas della più fine preziosità lumeggiata separano le trafile statuarie, quella inferiore aggraziata dalle emergenze di gagarakas, di una grasa pattika di kirtimukka e di rosette, quella superiore dai rilievi di una gagaraka e di una pattika con fiori a forma di cuore.
Al di sopra delle sculture sta il capitello di una bharani costituito da una affilata karnika e da una padma ch'è così denominata perchè a forma di loto,  che è sormontato da due kapotas con i fregi usuali di gagarakas e thakarikas al di sotto e al di sopra.
Solo dopo tali modanature di transizione trova inizio la sezione del tempio che a sua volta è di passaggio dalla jangha al sikkara o alle altre sovrastrutture delle sale, costituita dalla varandika.
In essa su di ogni ratha o proiezione della jangha stanno allineati i tempietti di altrettanti piccoli tilakas, ne sintetizzano l'edificio le nicchie di fregi diamantini, o ratna-patta, su cui sono disposti i piani di cinque mini-pidhas che nella loro minuscolarità pur reggono una propria minuscola chandrika ed amalaka, secondo la frattalità dell'estetica religiosa dei templi hindu, che esalta micromacrocosmicamente la visualizzazione del medesimo ordine divino che è all'opera  in ogni livello e grado dell'essere.
Tra gli intervalli di tale filiera di tilaka ne sorge una superiore, mentre  dalla badhra della proiezione centrale principale del tempio inizia intanto a staccarsi la sopraelevazione delle carenature, le chaitya-gavakshas, di tre udgamas centrali, lungo la cui progressione ascensionale via via la vista risale tra l'infittirsi circostante di ulteriori tilakas, della frattalizzazione del sikkara nelle miniature delle sringas  Le raccordano  ratna pattas di rombi seriali la cui filiera superiore è coronata di ugdamas, che le prominenze di due modanature fregiate di semirombi triangoli- gli ardha--ratna -e di gagarakas, le separano da delle nicchie di gruppi statuari di soggetti vivacemente conversanti, come non è dato certo di vedere nella compresenza di astanti cui si riducono a porci davanti miriadi   di presunte sacre conversazioni cristiane- non solo barbuti insegnanti e discenti, come è dato ritenere, mentre le karna sringa che  rinserrano  la  ratna-patta romboidale sono sfasate di livello, secondo una estetica hindu che saà ripresa dall'arte moghul e da quella rajiput , ad essa ispirata, nella disposizione a diversa altezza contrappuntistica dei chattri-,
A colmarne le distanze tra tali sringas ne sorgono mirabilmente altre tre per parte, a d un'altezza superiore , pur esse con sfasature, quelle estreme triratha, pancharatha quella intermedia, oltre le quali ulteriori sringas  si levano ancora più in alto, a colmare gli intervalli ulteriori in un unisono canto architettonico  Il centro  è così rimasto vuoto di miniature di sikkaras per essere occupato dall'inerpicarsi dell'ultimo dei tre udgamas salienti, sospinto dalla tensione ascendente delle profilature  nitidamente  angolate di radenti karnikas e da un balconcino che su di esse incantevolmente si affaccia nella sua kakshasana, mentre una coppia divina tra attendenti  fa ad esso da coronamento celestiale, per porsi alla base dell ulteriore slancio ascendente di tutto il mulamanjari del sikkara, nei suoi salienti centrali delle urah-sringa. L'una in modo maggiore dell'altra , l'altra in quello minore, si staccano verso l'alto da uno stesso livello e sono entrambe pancharatha,  le costituiscono le partizioni di sei ed otto bhumi, rispettivamente, intervallate da amalakas, e ancora un'amalaka, una chandrikas un' amalaka più piccola, una ulteriore chandrika per l'urasringa maggiore, quindi la kalasa e il pinnacolo in guisa di agrume di una vijapuraka,  ne sono il concorde coronamento. 
Le saptarathas del mulamanjiari  del sikkara  sono  un  reticolato continuo di chaitya gavakhs, gli occhi di luce della divinità radiante, solo in quelle d'angolo, le kharna rathas, esso appare  inframmezzato da corsi di lastre pidhana-phalaka e di rombi incorniciati. Giunti a tal punto dell'ascesa vibrante, la madhya centrale sospinge ulteriormente la tensione rampante  delle altre che supera di slancio, per inoltrarla oltre il collo della grevas verso la sua conclusione finale nell'amalaka e, chandrika, amalaka minore, kalasha e vijapuraka sommitali.
Ripercorsa con la vista la copertura della sala interna e del portico d'accesso, la rimanenza restaurata* dei picchi piramidali più bassi della cordigliera del monte Meru o Kailash, la sede degli dei  la cui vetta più alta è simboleggiata dal sikkara, ci ritroviamo davanti ora all ingresso principale, sul lato più corto volto ad est.
Sopra la continuazione dell'adishtana il basamento del portico d'entrata presenta una fregio sovrastante di elefanti sdraiati fiancheggiati da coppie dei recessi, come figura nel tempio lakshmana, antecedente,* cui fa seguito una pattika di volute su cui sorge il pavimento d'entrata.
Due coppie di pilastri , gli antecedenti torniti in guisa di colonne,  costituiscono i sostegni del chatuski dell'ardhmandapa. Essi si ergono su una upapitha ottogonale, decorata dal motivo di petali di loto , e su  un ulteriore supporto, sempre ottagonale, che alla stregua del basamento in cui ha avuto un seguito il plinto dell'adishtana, recupera a sua volta le modanature della vedibhanda, kura. kumba con archi chaitya, kalasha e kapota con takarikas ornamentali, insaldando l'unità organica del tempio
I pilastri anteriori da ottagonali si fanno di sedici sfaccettature, poi circolari, come circolare è il capitello, nell'anularita di una liscia kalasha ribadita dall orlatura della svasatura di una padma, lo sovrasta la vigoria plastica di   una mensola di atlanti-butha intervallati da  nagas atteggiati in anjali deferente.
I pilastri interni, di tipo budraka,  resistono ad ogni seduzione circolare, cui quelli antecedenti cedono fin dalla ottagonalità del supporto, che permane squadrato nell'upapitha e nel supporto seguente, e si priettano in una fascia mediana che nella sua parte inferiore funge da supporto a uno dvarapala con quattro braccia, mentre nella parte superiore reca impresso il motivo di volute intrecciate tra  fasce di fiori mandara e volute fluenti nel fusto, di cui  un fregio di rosette fa da conserto con quelle  intrecciate. su di esse un vaso dell'abbondanza disposto su un rilievo granulare, dispiega il suo tripudio di foglie sull'incombere di un capitello le cui concavità e convessità si risolvono in profilature taglienti, a sostegno di mensole di atlantici butha e  adoranti naga in tutto simili a  quelle dei pilastri esterni.
Il tempo di ripercorrere il succedersi di seguire le volute e spirali, dei kirtimukka di una grasa pattika e i fregi triangolari di un'ardaratna nella trabeazione, le prominenze più o meno sporgenti di kirtimukka nell'architrave seguente, quelli meno aggettanti con supporti di mensole a guisa di celestiali salabhanjka,   che ci si schiude l'incanto del soffitto,   diu cui è più che un assaggio anticipatore sul lato est, volto all'esterno, un makara torana di cinque inflessioni che giace su due kirtimukkas.
Tre orli o kola di corolle cuspidate di un grande fiore di loto centrale, in una pietra lavorata come il più delicato marmo, vi fioriscono tra la duplice orlatura di quattro corolle più piccole agli angoli, da cui pendono pigne,  come al termine del tubo staminale che discende dall'efflorescenza centrale, che cela la discesa dai cieli di kirtimukka, catene fuoriuscenti dalle loro bocche, naga adoranti, una coppia di vidhyadaras volanti.
E' dalla porta di accesso al tempio che ora ha inizio il ripercorrimento del suo ammanto statuario.













 Quanto più a lungo è dato visionarlo, ed interrogarsi sulle ragioni della sua natura ibrida attentamente , il tempio parshvanata sembra schiudere le più diverse ragioni configurative, e rivelare i più svariati scenari del suo comporsi architettonico- statuario, la più profonda simbiosi o ben altro che un eclettismo irenico hindu- jain,  all ombra tutelare dei tolleranti Chandella. Così come le vicende terrene si rivelano il contraccolpo temporale delle eterne vicende trinitarie o di triadi trimurtiche, o del ritmo dell'essere nella pulsazione vibrante dello spanda che alla espansione di una potenza fa corrispondere la contrazione dell'altra, nel ruotare delle energie per cui una potenza sussume quella precedente o la sostituisce, poi fondendosi in quelle successive che la sovrastano, secondo una sua versione drammatica il parsvanath in un primo tempo fu eretto in forme jain, mentre poi il revanscismo brahmanico o il venir meno al contempo della potesta protettiva dei Chandella, il rivelarsi troppo dispendioso del suo assunto architettonico anche per la facoltosa comunità jain possono essere adombrati dal rivestimento del tempio di sole immagini hindu, esaurendo il loro giacimento con la compresenza delle immagini più squisite insieme con le più seriali di bottega, fatto salvo il vincolo che non vi figurassero immagini erotiche. Al contempo il sikkara sarebbe stato ultimato con  l'appiglio di tanti mini urah e karna sringas, che lo mimiaturizzavano, come prescriveva la canonicità della elezione di Khajuraho a capitale religiosa dei Chandella, con un suo statuto architettonico speciale.E un terzo tempo sembra esservi sovraggiunto, dopo tale conformazione di compromesso. che con il declino complessivo del potere teologico hindu-brahmanico, e il rinvigorirsi di quello economico jain in una Khajuraho in decadenza, ne consentì la rivalsa e la   riappropriazione  del tempio. Lo attesterebbero le immagine di coppie mithuna scalpellate via e il suggello di tale sussunzione appostovi dalla destinazione delle nicchie di ogni badhra o delle pareti della garbagriha a dee jain, o jainizzate, come la stessa Sarasvati  nelle architravi dei portali d'accesso o nella edicola inferiore della badhra meridionale, in virtù della apposizione ai lati di fantolini tirthankara.
 Pur sotto un Shiva al centro del frontone sovrastante l entrata,  e su dvarapala vishnuiti jainizzati ai lati delle soglie , era ora la jain Chakreshvari ad avere assunto  il controllo della destinazione del culto deel tempio, campeggiandovi al centro del portale d'ingresso, nella trabeazione più recente appostavi rudemente sopra le sakas delle bande/fasce laterali, tra il residuo devozionale hindu dei navaghraha, come nel portale e nel sanctum appostovi sul lato opposto occidentale, forse per un tributo alla superstizione della credenza nelle divinità planetarie che si annidava anche nei cuori jain.
Un residuo significativo dei timori sacrali hindu, che più non figurerà nel tempio Adinatha da considerarsi anche solo per questo posteriore, esso si in tutto e per tutto perfettamente jain, con i soli dikpalas, e gli astavasus superiori, a presidio restante della figuratività statuaria hindu. 
Ma una più profonda conciliazione d'intenti sembra piuttosto soggiacere alla erezione  sia del tempio Parvanath che Adinath  in un'area ove si concentravano in antecedenza i culti vishnuiti,  e d essa ha  la ragion d'essere nella sua concessione tollerante, qui, come altrove,  perchè ambo i templi furono destinati al culto jain di una dea madre jain di origini vishnuite, chakreswari, appunto, al centro della trabeazione Avvalora la congettura la pianta oblunga d'ambo i templi, che come l'aura austera ed arcana che vi si respira, evoca quella sublimemente consimile  dei templi Pratihara antecentemente consacrati alla Sakti divina in  Gyaraspur, luogo di culto jain alla mahadevi,(  il cui deambulatorio è ugualmente aperto alla luce esterna dai tralicci di jali, senza che i balconi, in cui non si dilatano transetti trasverali, ne compromettano come nel tempio Parshvanath il raccoglimento della mole intorno al sikkara),  o dei templi hindu rettangolari e alla Devi del Teli Ka mandir, in Gwalior, di Barwa Sagar, del Gadarmal in Patari Badoh. Senza con ciò nulla togliere alle indubbie e diverse  contese  figurative che rivelano le asportazioni e sovrapposizioni di statue,  pur spiegabili con l'intento conflagrante di rendere predominante l una o l'altra connotazione della dea,



giovedì 20 novembre 2014

Quando Chandu

Quando Chandu con così poco si diverte così tanto a giocare con me, e nel suo volto traspaiono i lineamenti identici di quello di Sumit, riesco solo a pensare che anch'egli sia parte della nostra gioia.
In memoria di Gino Baratta


Gino Baratta l’ho conosciuto solo durante gli ultimi anni della sua esistenza, quando il nostro incontro fu propiziato da un anno di insegnamento presso lo stesso istituto. Il ricordo che ne conservo è di un grande amico e di un grande spirito, animato di un’intelligenza comprensiva universale a cui mi risultava quanto mai  riduttiva la configurazione di critico intellettuale di tendenza che si era conferito. L’ho compreso grazie alla sua disponibilità umana ed alla sua tempestività nell’elucidarmi, su piccoli ritagli, il fulcro espressivo dei miei testi poetici che gli trasmettevo,  con folgorazioni sintetiche dei loro significati di fondo per il tramite delle loro vestigia formali, che per virtù intuitiva erano pari almeno a quelle coeve di Dante Isella o di Pier Vincenzo Mengaldo. E fu in virtù di un suo intervento spontaneo che per parte mia non avevo sollecitato, anche per il riguardo che nutrivo nel profondersi finanche eccessivo delle sue attitudini generose nei riguardi del suo entourage, che una loro selezione è l’unica componente della mia produzione letteraria  che abbia finora visto la luce di una pubblicazione tipografica. A suggello al contempo dell’ universalità dei suoi interessi e del suo ingegno, fu poi significativo che il libro che mi  donò quale attestato della sua stima ed amicizia sia stato lo Chuang-tzu, nell’edizione Adelphi originaria.

Poi l’insorgere del male nella sua mente, che l’oscurava e la debilitava a sua ed a comune insaputa, ed un mio involvermi a suo giusto dire in modi parnassiani, crearono una certa distanza, non un distacco. Qui dall’India, dove mi hanno condotto vocazione, missione, e ciò che il destino ha di divino, dei superstiti reperti della nostra vicinanza culturale ed affettiva di quei tempi, ora riposti chissà dove nel mio appartamento mantovano, non posso addurre che il breve testo poetico che scrissi appena dopo la sua morte. Vale, caro Gino, atque vale

In memoria di Gino Baratta

Sul davanzale della sua stanza d'ospedale
gli ultimi suoi libri aperti interminabili,
quando l'inesorabile più non ci distanzia
nella sua mente che mi discorre intanto
come eterna,

come nella notte che lasciò ogni altro
per parlare con me solo di Egon Schiele.
Ed ora ch'egli non è più che il suo sfacelo
così intendo ricordarlo vivo.


Tutta la mestizia del giovane Mohammad ( riscrittura)
Tutta la mestizia del giovane Mohammad nel mio ufficio dove è convenuto con Ajay per la lezione serale, cui non so offrire che la stanchezza vessata del mio ascolto, quando mi dice che vorrebbe morire perché è così povero.
“Non ho forse ragione?” Non so replicargli se non che non deve dire e pensare cose del genere, non deve farsene affliggere la mente: “Io sarei ben più ricco se mi ritrovassi in Italia, dove nessuno mi chiede più niente, ma quanto più povera vi sarebbe la mia vita senza di te, di Ajay e della sua cara famiglia”.
In mattinata era successo che l’insegnante della scuola cui era ben felice con il mio contributo di essere di ritorno, l’avesse fatto stare in ginocchioni per non meno di quaranta minuti, perché vi aveva rimesso piede dopo due mesi di assenza. “ Ma non sono stati i tuoi stessi insegnanti a ripeterti continuamente, i primi giorni di scuola, che dovevi startene fuori, out, perché non eri in grado di pagare le tasse di iscrizione?”
Ma la sua sudditanza mentale alla pezzenteria rifatta di quegli insegnanti era tale, che il senso delle mie parole gli era duro.
Ciò che intanto più lo addolorava era che il padre che ora guadagna non più di 150 , 200 rupie al giorno come venditore di the, avesse lasciato Kanpur per Khajuraho che era ancora in condizioni economiche medio-basse, il che gli consentiva allora un guadagno di 500, 600 rupie al giorno, di cui almeno 200 le versava ogni giorno a una sorella più povera, che frattanto si era arricchita ed ora non prestava alcun soccorso alla disgraziata famiglia del fratello, più volte funestata dai ladri durante l’anno scorso.
“ E’ una delle prime leggi della vita, Mohammad, che se dai aiuto non devi attendertene niente”.
Non era lo stesso, per quanto lui ne sapeva, per il mio tramite, della stessa famiglia di Kailash? Ero di rientro con Ajay dalla visita al nonno, in Byathal, tra le arature dei coltivi e lo splendore delle radure della giungla dove convenivano le popolazioni di scimmie, per dirgli come Manoj stesse attentando alla felicità della famiglia del fratello con l’improvvido acquisto di un proprio tuk tuk, e con che costrutto si era risolta la nostra missione, come Ajay aveva ben inteso fin dal rientro? Se non che il padre di Kailash aveva colto al volo la mia dichiarazione d'intenti di trasferire in Rajnagar la sede del negozio di barbiere le cui suppellettili stazionavano sui ripiani della nostra casa, sul terrazzo, per proporre che anch'esso finisse nella sua Byathal, come già vi sono finite nelle sue mani con la sua figliolanza la bufala di Kailash, il negozietto di generi alimentari e domestici che vi abbiamo costruito, al tempo in cui per la morte di Sumit la mente di Kailash era più sconvolta e fuorviante, quanto mai suggestionabile dalla sollecitazione al rientro di tutto nel luogo d'origine.
Mohammad ed Ajay sfogliavano intanto le pagine patinate delle riviste di celebrità, che avevo acquistato sottocosto, essendo in resa, perché ne ritagliassero le immagini e vi scrivessero sotto in italiano una prima descrizione fisica di tali eminenze del mondo dello spettacolo. Non uno di loro, a quanto ben ne sapevano, che non fosse il figlio di un direttore artistico della Bolliwood dei sogni, quei madarchor.

mercoledì 19 novembre 2014

Tutta la mestizia del giovane Mohammad


Due sono le cose durevoli che speriamo di lasciare in eredità ai nostri figli: le radici e le ali (Cina)»

Tutta la mestizia  del giovane Mohammad nel mio ufficio dove è convenuto con Ajay per la lezione serale, cui non so offrire che la stanchezza vessata del mio ascolto, quando mi dice che vorrebbe morire perché è così povero.
“Non ho forse ragione?” Non so replicargli se non che non deve dire e pensare cose del genere, non deve farsene affliggere la mente: “Io sarei ben più ricco se mi ritrovassi in Italia, dove nessuno mi chiede mai  niente, né niente mi offre in aiuto, per quanto mi si complimenti, ma quanto più povera vi sarebbe la mia vita senza di te, di Ajay e della sua cara famiglia”.
 In mattinata era successo che  l’insegnante della scuola cui era ben felice con il mio contributo di essere di ritorno,  l’avesse fatto stare in ginocchioni per non meno di quaranta minuti, perché vi aveva rimesso piede dopo due mesi di assenza. “ Ma non sono stati i tuoi stessi insegnanti a ripeterti continuamente,  i primi giorni di scuola,  che dovevi startene fuori, out, perché non eri in grado di pagare le tasse di iscrizione?”
Ma la sua sudditanza mentale alla pezzenteria rifatta di quegli insegnanti era tale, che il senso delle mie parole gli era duro.
Ciò che intanto più lo addolorava era che il padre ora guadagni non più di 150 , 200 rupie al giorno come venditore di the, mentre quando aveva lasciato Kanpur per Khajuraho  la sua attività di tinteggiatore gli consentiva allora un guadagno di 500, 600 rupie al giorno. Almeno 200 le versava ogni giorno a una sorella più povera,  frattanto ella  si era arricchita,  ed ora non prestava alcun soccorso alla disgraziata famiglia del fratello, anche dopo che più volte era stata funestata dai ladri durante l’anno scorso.
“ E’ una delle prime leggi della vita, Mohammad, che se dai aiuto non devi attenderti niente”.
Non era lo stesso, per quanto lui ne sapeva, per il mio tramite, della stessa famiglia di Kailash? Ero di rientro con Ajay dalla visita al nonno, in Byathal, tra le arature dei coltivi e lo splendore dele radure della giungla dove convenivano le popolazioni di scimmie, per dirgli come il figlio Manoj stesse attentando alla felicità della famiglia del fratello, con l’improvvido acquisto di un proprio autorickshaw che toglieva lavoro a K. presso l hotel in cui Manoy era un addetto alla reception,  ed  i cui clienti in precedenza gli  inoltrava, 
 , e con che costrutto si era risolta la nostra missione, come Ajay aveva ben inteso fin dal rientro?Se non che il padre di K. aveva piuttosto colto al volo la  dichiarazione dei loro intenti di trasferire in Rajnagar la sede del negozio di barbiere le cui suppellettili stazionavano sui ripiani della loro casa, sul terrazzo, per proporre che anch'esso finisse nella sua Byathal, come già nelle sue mani vi  erano finite la bufala di K con la sua figliolanza., il negozietto di generi alimentari e domestici che vi avevano costruito, al tempo in cui per la morte del figlio Sumit la mente di K. era più sconvolta e fuorviante, quanto mai suggestionabile dalla sollecitazione al rientro di tutto nel luogo d'origine.)
Lui ed Ajay sfogliavano intanto le pagine patinate delle riviste di celebrità, che avevo acquistato sottocosto, essendo in resa, perché ne ritagliassero le immagini e vi scrivessero sotto in italiano una prima descrizione fisica di tali eminenze del mondo dello spettacolo. Non uno di loro, a quanto ben ne sapevano, che non fosse il figlio di un direttore artistico della Bolliwood dei sogni, quei madarchor.

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13 ottobre 2014

Può andar bene, così, per la Gazzetta di Mantova?
Già quest’estate mi ero cimentato in una mia riscrittura mentale dell’Odissea in una Renzeide, provocatovi dall’autoproclamarsi un novello Telemaco ( di calco recalcatiano) del Matteo nazionale , allo scatto di suo selfie di gruppo inserito sullo sfondo di quello della stessa Europa, quando ne assunse la Presidenza della Commissione. Solo che ne è sortita una trama a rovescio, alquanto breve da riassumere in sintesi: in luogo del fare tesoro di esperienze ed errori e valori del padre, propiziandone il ritorno, l'andata in scena della rottamazione anche del suo solo nome e della sua sola memoria, con ogni agguato e brutalità di sorta da parte del novello fasullo Telemaco e dei suoi servizievoli compagni di viaggio,-al successo del padre meno vittorioso del previsto, perpetrando, grazie alla dispersione della gloria di Ulisse, la spartizione della sua eredità con i Proci infestanti, riabilitati alla grande con il loro Papi della patria in testa, ed ora, che sono ancora più in auge, ben liberi di spadroneggiare sale alte e profonde di un palazzo trasformato nella reggia della loro prepotenza condivisa, Penelope, poveretta la Finocchiaro, a suo tempo già svillaneggiata dal figlioccio spurio, indotta a tessere e ritessere la tela con l’autore dello loro nequizie più brave, fiero padre di una Mer(di)na senatoriale dopo avere dato vita ad un Porcellum elettorale, per stare ai termini con i quali il genitore stesso ha ignominiosamente soprannominato i suoi figliastri traviati.
Poi il seguito del job act ha conferito un andamento tragico alla parodia in corso del poema omerico, per come in una Repubblica fondata sul lavoro si è carpita la fiducia assoluta , con il ricorso ad una delega in bianco, per togliere ai lavoratori diritti vitali senza che alcuna tutela sociale compensativa sia loro garantita. Ed ora a ripetermi in finzioni analoghe sono stato appena indotto dalle vicende fresche di cronaca del mancato disarcionamento del Sindaco di Mantova, finendo tentato, dal loro decorso buffonesco, ad attagliare a quanto è successo il nostrano immortale Rigoletto: ma l’accaduto mi è parso di un tenore così infimo, che tra le parti maggiori ho trovato un equivalente omologo solo a Gilda, sequestrata e stuprata nelle tramutate spoglie  del leghista Simeoni, mentre per le parti destinate a delle mere comparse, il Marullo di corte mi è parso del tutto calzante con Longfils, all’apparenza franco di lingua e di pensiero, nei suoi gran bei marameo e birignao, in vero dedito ai più servili servigi, in tronfio sfregio, all’occorrenza, del suo dover essere “super partes”, mentre a Sodano ben si configuravano i panni di un nuovo signor di Ceprano, che per scornarsi delle vicendevoli  cornificazioni amministrative fino all’estremo vulnus, si è prestato di buon grado ad ogni ammoina e ad ogni vile buon viso condiscendente verso i prestatori di soccorso,   pur di restare senza più alcuna dignità istituzionale il primo cortigiano in lizza del Ducato.
Morale dell’ una e dell’altra favola, così è in Italia, anche se non ci pare e piace affatto,al tempo in cui per Grillo come per ambo i Matteo, il Salvini quanto il Renzi nazionale, costui in ottemperanza al Patto del Nazareno con il tramortito Berlusconi, eccezion fatta per i testimonial del Sel, che qui non sto per questo a glorificare, i rappresentanti del popolo hanno da essere dei nominati di Partito che devono rispondere solo alla ditta, secondo la voce del vero dal seno bersaniano fuggita, e non già a chi è affidato alle loro responsabilità dal mandato assunto, con l’esito di un dispregio sommo delle nostre istituzioni Da cui, in compenso, non è per questo finora sortita alcuna crescita o ripresa dell’economia e società nazionale.
 8 novembre
forse quando ci facciamo autori della nostra vita scegliamo o ricreiamo ogni giorno uno dei copioni che ci sono stati prefigurati dagli eventi ( o dal loro attrattore divino, in forma di bene), chiedendo il concorso di una forza o di una rivelazione illuminante, a cui risvegliarci ( la grazia per i cristiani) che le parole della preghiera o la meditazione risvegliano in noi, facendoci ritrovare al fondo dell'anima la nostra ispirazione più alta

Con Ajay e Mohammad , rivisitando i templi di khajuraho, il  9 novembre 2014
( Ma  khajuraho non è solo i suoi templi, o i suoi magnifici dintorni rurali, oppure certe sue persone straordinarie, è anche gli accalappiatori di ogni sorta che vogliono nei tuoi confronti solo risalire ai tuoi soldi, o i turisti irresponsabili ad essi conniventi nell'ignoranza più crassa della realtà dell india, i tour operator e gli hotel five stars e le guide immorali, interessate solo a procacciare clienti a empori di lusso o donatori a infime scuole del business umanitario, che sono i principali beneficiari del turismo costosissimo mordi e fuggi imperantevi, nella filiera di un main stream che lascia ai turisti organizzati solo il tempo di vedere il minimo possibile , neanche quello di lavarsi in hotel prima di essere intruppati nel volo del primo pomeriggio seguente quello dell'arrivo, è le sue strade che si fanno assestate solo all'altezza dei residences di lusso, sono i maiali che convivono per strada con i bambini, tra liquami e rifiuti, non appena si lascino le aree dei parchi archeologici, ectetera, etcetera

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 Per le Gazzette di Mantova e di Modena ( novembre 2014)
Mi spiace- solo relativamente- per gli antagonisti  di  piazza e di rete a Matteo Salvini che si sentono indotti ad attaccarlo insieme alla Lega con ogni forma di insulto in luogo della critica reale, magari ostentando la presunzione di superiorità di un razzismo morale che seguita a denotare insopportabilmente il presunto essere di sinistra, o scambiando la politica per  un cartoon adolescenziale e per un bullismo di rete in cui vince chi fa cagare sotto il nemico, ma il fatto stesso che Salvini e la Lega siano divenuti la loro ossessione esistenziale che li induce al peggio di se stessi, è la prova più evidente di quanto Salvini si stia dimostrando un politico capace e temibile oltre il prevedibile. Tale riconoscimento non significa alcuna condivisione di orizzonti e di intenti di Salvini, per lo più aberranti, ma è la presa di distanza che in luogo del coinvolgimento finanche morboso risulta la condizione imprescindibile per contro attaccarlo efficacemente, innanzitutto riconoscendo gli stati di sofferenza e le paure e le criticità reali cui sa risalire, invece di disconoscerli per principio preso, magari palesando  propria quell’ignoranza razzistica che per tali antagonisti consimili e mimetici costituirebbe sempre e solo l’anima nera e l’ incultura degli altri. E’ la condotta esistenziale di un’indagine e di uno studio interminabile delle ragioni degli altri, che a certi eterni  ragazzi e principianti della politica, cultori incalliti di ideologismi che al tempo della globalizzazione sono  divenuti la  nostalgia patologica reazionaria dei padri titanici del buon comunismo e dei buoni compagni di un tempo, a certi supponenti ed arroganti professionisti in rete dell’antidiscrimine, sfioriti i fasti dell’antiberlusconismo inossidabile, è quanto dovrebbe insegnare una rialfabetizzazione del tutto  personale alla politica  democratico-liberale,  che consenta di acquisirne i termini minimi imprerscindibili, il senso dei limite,  lo spirito discente della propria fallibilità fallimentare e dell’autocritica ironica, innanzitutto,   secondo  quanto è  vero di ogni terapia risolutiva.