giovedì 20 dicembre 2012

every class has




Gabriella Parra parece que sí, pero sólo en aquella parte del mundo que piensa que está evolucionado más que otras...


Valentino Giacomin Gabriella, ti rimando il commento al cartoon che rappresenta il docente all'inizio dell'anno e alla fine.













Cara Gabriella, non credi che sia arrivato il tempo di reagire? Ho letto relazioni drammatiche scritte da insegnanti frustrati, che erano stati umiliati, offesi, angariati dai loro studenti durante l'anno scolastico. HO saputo di insegnanti che hanno dovuto ricorrere alla psicoterapia per curare le ferite psicologiche inferte dalla classe. Le aule sembrano trasformate in arene per gladiatori. Altro che Templi del sapere! A fronte di questa drammatica situazione, non credi che sia il caso di cominciare a interrogarci per trovare delle risposte, delle soluzioni? Che cosa non va? Che cosa fare? Forse non stiamo offrendo ai nostri studenti il sapere di cui hanno bisogno. Forse stiamo parlando lingue diverse e non ci capiamo piu'. Forse non abbiamo saputo leggere in tempo i sintomi di un disagio che ora e' diventato ribellione, insofferenza, indisciplina totale, aperta opposizione, sfida... Ricordo le assemblee dei docenti di vent'anni fa. Sembrava che gli unici problemi fossero di tipo didattico: come sostituire la vecchia analisi logica con le invenzioni assurde dell'ultimo idiota barone universitario che aveva scoperto i 'sintagmi' ...Oppure, come reimpostare il calcolo della divisione secondo le invenzioni di altri disonesti ricercatori universitari interessati alla speculazione piu' che all'educazione. Nessuno protestava di fronte a queste assurde, ridicole proposte 'innovative'. Nessuno aveva il coraggio di dire al signore che aveva inventato lo schemino per fare bene, secondo lui, a composizione - il famoso tema - che stava proponendo una follia. Tutti a capo chino a prendere appunti per 'aggiornarsi'. E quei pochi, come noi, che invece andavamo contro corrente chiedendo un aggiornamento di diverso tipo - conoscenza di se stessi, introspezione, consapevolezza...- erano emarginati, se non derisi. Ed ora ci meravigliamo se gli studenti se ne fregano delle nostre tecniche didattiche per insegnare la composizione o le altre materie. Abbiamo perso troppo tempo ingannati da docenti disonesti, interessati solo alla propria cattedra, alle loro inutili e dannose pubblicazioni, ai loro corsi sull'aria fritta. Non abbiamo saputo o voluto ascoltare altri Maestri che proponevano la Saggezza contro la conoscenza relativa dei baroni universitari che dettavano - e dettano - le mode ... Ecco perche' ho scritto che raccoglimo quello che abbiamo seminato. Non basta la buona volonta'. Gli insegnanti devono avere il coraggio di diventare 'profeti', di anticipare il futuro. E possono fare questo solo se cominciano subito un nuovo tipo di aggiornamento. Buona giornata.

Gabriella Parra In parte è così Valentino, ma saprai anche che, nei vari ambienti, con culture, risorse, leggi discordanti, i metodi educativi sono differenti, ciascuno con i suoi principi e usa i mezzi che ha; siamo ancora lontani da un’educazione planetaria ...... C’è bisogno di cambiamento, questo sì, e qui tiriamo avanti tra azione e reazione, senza sosta, rispondendo alle domande che tu hai posto. Non siamo più in pochi a credere che educare è aiutare l’altro a “tirarsi fuori” , che porta la persona a riappropriarsi della sua creatività, pare però che la società abbia bisogno di guidare i nuovi “utenti” a essere abili consumatori. I veloci cambiamenti di questi ultimi anni richiedono nuove attitudini mentali per chi svolge un lavoro nel mondo educativo, fino a che la persona è considerata come soggetto del mercato, la nostra formazione umanista si scontrerà con le decisioni dei gruppi parlamentari, e non intendo nell’illegalità. Per molti di noi, insegnare, è una continua sfida, dobbiamo stare al passo non solo con la tecnologia e il mondo del lavoro ma anche nel migliorarci per valorizzare e potenziare il nostro essere interiore e professionale. Si sale e si scende, a volte con fatica, ma dai piccoli passi c’è sempre un buon risultato e il desiderio che possa diffondersi, prima che l’effetto si spenga.......

Io Peccato, carissima Gabriella, che attraverso la programmazione comune, le prove parallele o in comune e i presunti progetti qualità o i pof delle offerte formative, ogni metodologia divergente, non per eccentricità, quanto al mio caso funesto e dolentissimo, sia finita e finisca da tempo sacrificata dalla altezzosità supponente dei colleghi che uniformano e si uniformano, impositivamente, alla cervelloticità balzana degli aggiornamenti didattici che denuncia benissimo Valentino, utili soltanto a trasformare i docenti in arroganti tecnicisti dell'insegnamento, che per quanta è la mia esperienza di ex insegnante di Lettere, si compiacciono interlocutoriamente per quanto imbalordiscono cerebralmente gli studenti con fabule e intrecci e attanti e modi e voci, perdendo di vista che insegnare italiano è insegnare a comprendere e a comunicare contenuti espressivi di ogni varietà di testi formali e testimonianze umane, dal grido murale a " gli occhi di ch'io parlai si caldamente".Voglio portare solo ad esempio quanto abbia disastrato il mio rapporto con le scolaresche il fatto che dovesse essere sacrificato quasi integralmente al rispetto dei tempi della concertazione delle famigerate prove comuni, che per essere oggettive, si limitavano all'accertamento di quanto gli studenti attraverso le modalità più verbose sapessero individuare le sole circostanze di luogo e di tempo dei testi letterari, le famigerate 5w+1H, ossia quanto accomuna il fotoromanzo, un Grand Hotel ai Promessi Sposi, anzichè ciò che ne fa la differenza e che è la potenza espressiva e la capacità di comprensione del senso artistico di un'opera d'arte, che ne fa tutta la ricchezza straordinaria di significazione umana. E che dire di quanto sia stato attaccato e rigettato, per avere rifiutato, secolarmente, che la sola conoscenza ed esperienza di verità trasmettibile, nel libero confronto dialogico, fosse quella dei saperi tecnico-scientifici, che la spiritualità non fosse un monopolio dell'ora di religione cattolica... Dall'India vedo ancora più chiaramente quanto fosse sensato e ragionevole il rifiuto di tutto ciò che di me ha fatto in Italia una pietra di scarto delle scuole in cui sono stato. Detto questo, le posizioni sacrosante di Valentino, in difesa dell'analisi logica, o della tradizione sapienziale, rischiano di assumere connotati tradizionalisti, se si pongono in contrapposizione ad ogni innovazione della stessa tradizione. Certo, che fumisterie i sintagmi, i dottrinarismi strutturalistici di voga in voga, nella debita distinzione che va fatta tra i maestri del pensiero strutturale e i loro allievi cattedratici e prebendari, come occorre distinguere Aristotele dagli aristotelismi e San Tommaso dai tomismi, ma quale immenso apporto didattico hanno costituto, ad esempio, i vari ambiti della linguistica testuale, la glottodidattica nell'insegnamento di Italiano come seconda lingua, soprattutto, volti a privilegiare la trasmissione esemplare della lingua e dei linguaggi come atti comunicativi intenzionali e intenzionati da un senso e uno scopo , al pari di come la lingua nel bene e nel male si trasmette di madre in figlio, o mediante i media, una dimensione dell'insegnamento linguistico che la maggioranza dei miei colleghi sacrificava, sistematicamente, alle più impellenti esigenze di rispettare i programmi e la customer satisfaction.
Gabriella Parra Ohhhhh..... sìììììììììììì!

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