venerdì 23 agosto 2013

lettere di me come tour operator

Alla casa editrice Polaris
Gentile interlocutrice/interlocutore, 
Sono un ex insegnante e scrittore, di anni 60,  che vive ora prevalentemente in India, a Khajuraho, presso la propria famiglia d’adozione. Aiutando il mio amico Kailash Sen, che vi è a capo, a divenire tour operator locale, seguito a scoprire magnifici itinerari archeologici e destinazioni straordinarie nel cuore dell'India, o inconsueti  percorsi affascinanti nelle stesse mete più frequentate, che sono del tutto ignoti ai turisti che seguono i main streams, ed ai quali non prestano  nessun interesse le  agenzie di viaggi  e le guide turistiche, -particolarmente lungo i tragitti che da Delhi, Jaipur, Agra,  si dipanano sino a Khajuraho, via Gwalior, Orchha, Datia, o inoltrandosi verso Varanasi, oppure in direzione di Bhopal, Sanchi, Bhimbethka. ( Mi riferisco a località ed a siti che non consistono in quelli designati).
Ora Vi chiedo, potreste essere Voi interessati alla pubblicazione di un libro su quest'India del tutto sconosciuta ai più, e che è ancora possibile visitare in assoluta solitudine, fuori dai fastidi, dai disagi e dalle corruttele che rendono spesso intollerabile la visitazione delle località turistiche più frequentate in India? 
Ora sono in Italia,  e vi resterò fino ai primi di ottobre.
Qualora siate interessati alla mia proposta,  è  possibile incontrarvii nella vostra sede?
Posso inoltrarvi i primi testi- allo stato ancora incompiuto o non rifinito- che ho scritto in argomento?. In che forma? In India ho iniziato a comporli  al computer nel mio blog,www.odoricoamico.blogspot.com ,
dove sono corredati di immagini ad essi indispensabili. Essi sono per me, se me li richiedete, facilmente trasferibili in formato Pdf  o a stampa,  pur se con una caduta delle qualità delle immagini.

Post scriptum- Essendo a me estranea l’idea che il bello ed il sacro si manifestino solo nella reviviscenza  dell’antico e di ciò che è premoderno-, sono motivato a scrivere e sto ideando una Guida innovativa di Delhi, per metro-tours che contemplino la visita al contempo sia degli antichi monumenti che delle opere architettoniche ed urbanistiche moderne più rilevanti, dell’India britannica e indipendente.

Né  mi  è estranea, con la cooperazione del direttore del museo archeologico di Khajuraho, l’ idea di comporre una guida al patrimonio enorme di pitture rupestri del Madhya Pradesh, e dei territori limitrofi, correlandolo alla figuratività o alle astrazioni dell’arte tribale e delle sue testimonianze artigianali.
Con i miei più cordiali saluti
Odorico Bergamaschi,
Piazza d’Arco 6f
46100 Mantova
Numero di telefono 0376360396
Oppure  in: Sevagram, Khajuraho, presso Kailash Sen,
Chhatarpur District, Madhya Pradesh , India
Numero di telefono 00919893089843





Alla Ram Viaggi di Avegno di Genova
Mantova,  24 agosto 2013
Gentili interlocutori
mi chiamo Odorico Bergamaschi, sono uno scrittore ed ex insegnante, di sessant'anni, ora in pensione, cosicché da tempo mi è concesso di poter vivere per la maggior parte dell’anno a Khajuraho, il grande centro templare del Madhya Pradesh, presso la mia cara famiglia d’adozione.
Grazie ai miei interessi per la spiritualità, l’arte e la cultura dell'India, e per le sue presenti e vive realtà umane ed economico sociali , al cui impatto da anni mi sono esposto, in ragione del mio intento di rapportare il tutto all'aiuto che reco ai miei congiunti indiani, -il mio amico Kailash Sen, la moglie e i tre figli superstiti-, facendomi tutt'uno con le loro sorti e condizioni di vita, ho aperto in Khajuraho un centro culturale e di viaggi di cui il mio amico è il tour operator, ove insegno italiano, e che consente, secondo i principi ispiratori di un turismo responsabile per ora eminentemente culturale ed etnico, di visitare tutti i monumenti protetti delle località archeologiche circostanti, dei siti meravigliosi ma pressoché sconosciuti ai più, e del tutto trascurati dalle agenzie di viaggio e dai tour operator.
La mia formazione culturale in progress ed i miei viaggi antecedenti, nonché la loro prosecuzione in ambiti circostanti, più ravvicinati,  mi hanno consentito di conseguire, insieme al mio amico, una conoscenza approfondita e particolareggiata del patrimonio culturale indiano in un più ampio raggio,. in Delhi e nelle principali località monumentali che che da Delhi, Jaipur, Agra,  intercorrono sino a Khajuraho, via Gwalior, Orchha, Datia, o  inoltrandosi verso Kaushambi, Sarnath, Varanasi,  oppure  in direzione di Chanderi, Deogarh, Udaypur, Bhopal, Sanchi, Bimbethka.
Qualora, soprattutto per i viaggi in autonomia, siate interessati alla mia collaborazione in Khajuraho, insieme a quella di Kailash e dei nostri amici che sono guide locali o drivers affidabili,  quale mediatore culturale e come vostri referenti,  a supporto anche logistico dei tours che già avete programmati, o per  ideare in futuro tours “d’incontro” con agio di tempi, eco-friends, etnico-religiosi e  non solo archeologici, - imperniati su Khajuraho ed inerenti i siti dell’area del Madhya, e Uttar Pradesh,  il Bundelkand, innanzitutto, ch’è compresa tra Deogarh, Chanderi, Gwalior  a Ovest, e Varanasi, Sarnath a Est-, sono ben disposto a prestarmi, insieme a Kailash ed ai nostri amici, io operando qui in Italia  d’estate, e insieme a loro durante la mia permanenza dopo la stagione monsonica in Khajuraho ,  dove ora posso permanere regolarmente da ottobre sino a maggio- giugno, e oltre.
Per  farvi un’idea degli itinerari che ho ideato e sperimentato con i miei amici e collaboratori indiani, e di come mi sia attenuto spontaneamente ai principi ed ai criteri che ispirano il turismo responsabile e consapevole di RAM Viaggi e dell’AITR,   potete visitare il web site del nostro centro culturale, ancora alquanto elementare nel suo impianto : www.bapuculturaltours.org.
Intendo solo aggiungere, a supporto, ciò che a conclusione della lettera d’intenti che ho inoltrato all’Istituto Italiano di Cultura di Delhi, per propormi come formatore culturale di guide indiane, ho scritto alla sua nuova dirigente su come intendo operare perché  il turismo abbia un impatto virtuoso e non corruttore  o degradante della realtà umana locale, qui in India , ove al “greenwashing si aggiunge, non meno deleterio, l’ “humanitarianwashing” di innumerevoli organizzazioni scolastiche ed assistenziali, o sociali, fintamente filantropiche, di cui un referente locale potrebbe e dovrebbe essere un oculato ed imprescindibile filtro.continuo.” In realtà, le scrissi, ciò a cui  è vitale educare i giovani indiani, a mio avviso, è che solo grazie al lavoro al servizio degli altri in cui l’onestà e la conoscenza profonda facciano la differenza ed il valore aggiunto,  è possibile competere nella giungla economica indiana con fortuna e senza dannarsi l’anima.”
Ora sono in Italia,  e vi resterò, in Mantova, dove risiedo,  fino ai primi di ottobre.
Posso eventualmente incontrarvi, in Avegno di Genova, qualora siate interessati ad una collaborazione?
Con i più cordiali saluti
Odorico Bergamaschi,
Piazza d’Arco 6f
46100 Mantova
Numero telefonico  0376360396
Oppure in : Sevagram, Khajuraho, presso Kailash Sen,
Chhatarpur District, Madhya Pradesh , India
N phone 00919893089843

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Alla dirigente dell'Istituto Italiano di Cultura  di Delhi

Mantova  5 agosto 2013
Gentile direttore/ direttrice
mi chiamo Odorico Bergamaschi, sono uno scrittore ed ex insegnante sessantenne ora  in pensione,  per cui mi è  concesso di poter vivere per la maggior parte dell’anno a Khajuraho, il grande centro templare del Madhya Pradesh,  presso la mia cara famiglia d’adozione.
Grazie ai miei interessi per la spiritualità  e l’arte e  la cultura indiana,  ed al mio intento di rapportarli all'aiuto che reco ai miei congiunti indiani, -il mio amico Kailash Sen, la moglie e i tre figli superstiti-,  facendomi tutt'uno con le loro sorti e condizioni di vita, ho aperto in Khajuraho un centro culturale e di viaggi  di cui il mio amico è il conducente di autorisciò, dove ho insegnato italiano e per il tramite del quale è possibile visitare tutti i monumenti protetti delle località archeologiche circostanti, che costituiscono dei siti meravigliosi ma pressoché sconosciuti  ai più, e del tutto trascurati dalle agenzie di viaggio e dai tour operator.
La mia formazione culturale in progress ed i miei viaggi antecedenti, nonché la loro prosecuzione in ambiti circostanti, più ravvicinati, per i miei limitati mezzi economici,  mi hanno consentito di conseguire, insieme al mio amico, ed ultimamente con il suo figlio maggiore,  una conoscenza più approfondita e particolareggiata del patrimonio culturale indiano,. in Delhi e nelle principali località turistiche che da Delhi, Jaipur, Agra,  intercorrono sino a Khajuraho, via Gwalior, Orchha, Datia, quindi nell’inoltrarsi verso Varanasi, o in direzione di Bhopal, Sanchi, Bimbethka.
In virtù altresì della mia attività di insegnante di italiano in Khajuraho, che ho svolto anche per  studenti provenienti da questo Istituto e coinvolti nel turismo, usufruendo di un employment visa come italian language teacher presso una scuola privata locale,  al contempo ho acquisito una esperienza sofferta e illuminante delle realtà più incresciose del turismo in questo paese, sia di ordine linguistico-culturale, che etico professionale. Mi riferisco in particolare ai malvezzi diffusi della generalità delle guide indiane autorizzate per turisti stranieri,  che animate quasi esclusivamente da intenti di guadagno,  insensibili ai loro limiti e disinteressate a perfezionarsi ulteriormente,  forniscono informazioni insufficienti, o improprie,  carenti di reinterpretazioni culturali significative,  mostrandosi spesso irrispettose e sprezzanti nei riguardi degli stranieri, sotto un ammanto di ossequiose parvenze, vuoi  in ragione della loro presunzione di superiorità rispetto  a chi è occidentale, vuoi per il poco che  le loro limitate competenze linguistiche consentono loro di dire, vuoi per quanto, ciononostante, si consentono malauguratamente di formulare, animandole più una propensione a farsi procacciatori, che ad essere accompagnatori culturali, più la pulsione a  inoltrare i clienti  in negozi da cui ricevono “ commissions”, che ad essere esaustivi nella visita degli edifici monumentali, per cui, in definitiva, pongono i visitatori al proprio servizio, di gran lunga,  più di quanto essi si pongano al servizio di chi accompagnano.
A partire dalle mia necessità concrete di partnership affidabili, e siccome ciò che le propongo può  giovare a migliorare e ad  arricchire  le relazioni  tra  guide o accompagnatori locali ed i visitatori  italiani che siano in viaggio in India , ho pensato che sia buona cosa, qualora sia di vostro interesse, mettere a vostra disposizione le mie conoscenze ed esperienze acquisite , dopo il mio rientro in India preventivato in ottobre, per contribuire, con  alcuni incontri in italiano, presso il vostro Istituto a orientare e a formare come guide preparate, ed eticamente motivate, i giovani indiani che lo frequentano a un livello avanzato, e che intendono svolgere in futuro l’attività di guide od escort, quale che sia in India la località in cui operano, confidando che la  padronanza della lingua italiana consenta loro di apprendere come non devono fornire al visitatore o turista solo le informazioni più elementari, ma  rielaborare l’esperienza di monumenti e ambienti, e genti dell’India, in interpretazioni culturali approfondite di forme e simboli, o in prospettive antropologiche o economico-sociali. In realtà ciò a cui  è vitale educare i giovani indiani, a mio avviso, è che solo grazie al lavoro al servizio degli altri in cui l’onestà e la conoscenza profonda facciano la differenza ed il valore aggiunto,  è possibile competere nella giungla economica indiana con fortuna e senza dannarsi l’anima.
Con i miei più cordiali saluti
Odorico Bergamaschi
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Infelicissimi i tempi dei grandi comunicatori

Infelicissimi i tempi di miseria  dello spirito, più ancora che delle proprie tasche,  in cui non resta da scegliere che tra un grande comunicatore e l’altro, detto altrimenti, per venire al sodo, tra un Berlusconi, un Grillo, od un Matteo Renzi,  perchèé solo al loro amo abbocca l’elettore liquido e smagato. Chi poi sia in effetti un grande comunicatore, lo rivela   benissimo il filosofo e drammaturgo cattolico Fabrice Hadjadj: “ E se comunichi in maniera da ottenere un risultato automatico ( la folla si precipita in delirio verso il tuo negozio), allora sei un grande comunicatore, perchè sei riuscito ad abbassare l’uomo a livello della bestia”.
Onore dunque al merito di quegli affabulatori scarsi, perché inceppati dalla loro nobiltà, che sono Romano Prodi e Pier Luigi Bersani, onore dunque al merito dei democratici come il nostro Dimitri Melli, quando nell’assoluto disincanto, ed in ragione di ciò che con torsione del proprio orgoglio costa loro dolorosamente riconoscere, accettano l’obbrobrio minore per evitare le calamità  più nefaste, ed investono come candidato alla premiership un Matteo Renzi, pur sapendo quale ne sia la profondità o lo spessore, perché non può candidarsi alla segreteria di un partito democratico e rivelare anticipatamente la sua vera idea d’Italia. Ed allo stesso tempo,  ripulsa e sgomento, per chi, come Fabrizio Sgarbossa, segretario di circolo del Pd di Castelbelforte,  nella sua accoglienza tronfia e mortificante della dichiarazione di adesione alla leadership di Renzi del sindaco di Pegognaga, in cui si  è profuso sulla Gazzetta di Mantova di Venerdì 23 agosto, rivela quale boria vuota, spietata e accecata, possa significare nel suo caso l’essere renziani.
Come per tutti gli avanguardisti, per costui solo quelli della prima ora sono credibili e degni di stima,  e solo l’opportunismo può avere motivato gli altri sopraggiunti, se solo in un secondo tempo si sono arresi al modello esemplare rappresentato dal  capo, nella sua ovvietà evidente, e a nulla vale che si simulino folgorati sulla via di Firenze dal Gesù di Rignano d’Arno...E buon pro per loro, che comunque finalmente abbiano capito, che possano essere accomodati anch’essi nel comitato elettorale, perché per gli altri, sarà pianto e stridore di denti,  regalando un bel sorriso...
Peccato che quando poi, per incrementare gli adepti,  Sgarbossa cerca di dare voce al suo credo nel verbo di Renzi, di dirci a più riprese il perché di tanto suo entusiasmo in colui riposto, di comunicarci quale seduzione su di lui Renzi abbia  esercitato fin dalla prima ora, egli faccia l’esaltazione dell’assenza di qualsiasi contenuto, non  esprima che  l’adesione alla sola formulazione di un format.
Un contenitore in cui “ad maiorem gloriam” dell’uomo solo al comando, possono rientrare tanto Briatore che i partigiani quanto il pensionamento del pregiudicato, sempre che  sappiano “metterci la faccia”...
Rivelandoci, Sgarbossa,  che come diceva il grande teologo Dietrich Bonhoeffer, dietro ad ogni rimettersi in tutto e per tutto a quello che ne sa  un capo, più di noi, c’è  la rinuncia alla propria autonomia di giudizio che caratterizza la natura spaventevole e sconfortante di ogni stupidità di massa, quale che sia il quoziente intellettivo dei singoli adepti.

Odorico Bergamaschi, ex insegnante

Su Virgilio nella Bann Valley Tre lune, Mantova, 2013

Al professor Giorgio Bernardi Perini

Caro professore,
sono Odorico Bergamaschi.
Lo scorso luglio, appena qualche settimana dopo il mio rientro dall’India, per il tramite di una ricerca in internet sono venuto a conoscenza della pubblicazione del volumetto “Seamus Heaney Virgilio nella  Ban Valley”,  di cui Lei  è  co-autore.
Tale e  tanto è l’interesse appassionato  che anima ancora la mia persistente ricerca su Virgilio e Seamus Heaney,  che l’ho immediatamente acquisito e letto,  per riprenderne la disamina in questi giorni.
 Mi è allora parso che alla eleganza grafica del libro corrisponda la pregevolezza dei singoli testi, soprattutto della mirabile sintesi, ad opera  dello stesso Seamus Heaney, di come la voce poetica di Virgilio l’abbia inabitato, e della traduzione che lei vi ha ripreso della duplice stesura della Bann Valley Eclogue, in cui lei è meravigliosamente riuscito dove per la mia imperizia ho fallito.
Lei è stato capace, in modi eccellenti, di  convertire il testo originario  in un italiano la cui letterarietà formale è la stessa ricercatezza idiomatica di una sua naturalità e fluidità discorsiva, senza venir meno a fedeltà e precisione   Penso alle invenzioni per cui “ Something that rises like the curtain in/ those word”” diventa " Qualcosa che alzi il velo sul futuro”, “earth mark, birth mark”è un binomio risolto in  “ grumo di terra, voglia sulla pelle”, la tracimazione delle acque del Bann è individuata in  “ un lavacro”, nel suo senso purificatore,“as name dawned into knowledge “ si chiarifica in  “mentre il nome/ rivelava il suo senso”.
E che dire dell” you have to find a place for” che diventa “ un tu dovrai fare tesoro” , di “ what on earth could match it”, convertito in “ Che cosa mai potrebbe corrispondervi qui”, o di “ a firstness steadied” tramutato in “ ha preso una forma di primordio”, per concludere con “ Why do I remember St Patrick’s morning”, italianizzato a meraviglia in “ Ricordo, non so come, le mattine di San Patrizio”.
Il breve saggio Le due redazioni della Ban Valley Eclogue mette in lucido risalto come le soppressioni di intere strofe nel passaggio dall’una all’altra versione siano determinate dalla ricerca di un superiore equilibrio strutturale  imposto dalla focalizzazione e compattazione del discorso poetico sul  tema  che nel suo decorso si rivela di fondo, il wrong and renewal,domestico e civile, della rottura delle acque del parto della nipote e della tracimazione del fiume Bann.
Ciò non toglie che su alcuni punti non sia concorde, ad esempio sulla attribuzione alla voce di un laureando di larga parte dei versi espunti, in ragione, presumo, delle difficoltà di leggere altrimenti “ You would understand us/ latter-day scholarship boys and girls” che personalmente avevo differentemente così tradotto, “Ci avresti insegnato// il più moderno modo di educare ragazzi e ragazze “. Suscitano inoltre qualche mia incertezza le modalità in cui lei ha pur acutamente  colto che avviene l‘emergenza del tema di fondo,  “wrong and renewal”, che detta l’abbandono delle strofe espunte divaganti sulla rivalsa  poetica  di Virgilio-Heaney nei riguardi  degli usurpatori-veterani delle proprie terre , e le condizioni dei nuovi raccordi interni al testo..
Per me tale leit-motiv in Seamus Heaney  si spoglia di ogni valenza palingenetica universale, -fortunatamente-, il che spiega la caduta anche della strofe finale della versione originaria, la più bella di quelle rimosse, - in cui gli altri “ preziosi spunti poetici” cui lei allude, non trovano a mio avviso esiti felici.
In  Heaney ogni afflato di palingenesi o di apocatastasi rigeneratrice finisce felicemente circoscritto, secondo la Musa virgiliana di lui effettivamente ispiratrice, al solo ambito dell’incidenza della storia sulle proprie vicende personali, come, sempre all’ interno di Electric Light , si verifica in Virgil: Eclogue IX e  nella Glanmore Eclogue .
Accadrà poi, in District e Circle e  Human chain, che la “ violence of the times “ sia da Heaney virgilianamente coinvolta,  in virtù della ispirazione creatrice di Eneide VI, nel  ciclo terrestre, ed ultraterreno, della catena umana di vita e morte dei conoscenti e dei: propri familiari: l’underworld –underground  in cui è  svanito in un’ ombra dolentemente  rievocata il padre -Anchise, - come già accadde nella traduzione dell’ episodio del ramo d’oro che fa da epigrafe aSeeing Things, e come avverrà di nuovo nella splendida sequenza metropolitana da cui la raccolta District e Circle trae il nome -, mentre dopo una lunga sosta presso il  Lete cui si è abbeverata,  esce dall’oltretomba e torna in vita l’anima che si incarna nella nipotina di cui il poeta sarà nonno in Route 110, XII, un testo davvero splendido, come già scese tra i suoi cari la nipotina di cui Heaney  si fa  zio nella Bann Valley Eclogue
Credo dunque che l’Ecloga della Bann Valley andasse ripresentata in tale sfondo intertestuale, che corrisponde alle indicazioni  fondamentali fornite dallo stesso  Seamus Heaney nella sua allocuzione, e che  l’ intero libro andasse coerentemente  composto in coesa conformità.
Entro tali lineamenti interpretativi penso che non ci si potesse esimere, innanzitutto, dall’indicare al lettore in quale sito biografico e geopoetico, pre-Troubles, perduto e ritrovato da Seamus Heaney dopo tali eventi tragici d’Irlanda, Virgilio compaia nella Bann Valley Eclogue, facendo consapevole il lettore che vi  ravvisa Virgilio in un luogo ameno dell’infanzia di Heaney ch’è situato nella contea di Derry, dell’ Ulster, e che esso ricorre in altri due testi, quelli iniziali, della stessa raccolta Electric LightAt ToomebridgePerch).
Da una proiezione nella profondità di campo  delle raccolte più recenti, sarebbe inoltre risultato che al fiume Bann subentra in Catena umana il Moyola, quale fiume d’infanzia che riattiva “shade and shadows” virgiliane, sicché Virgilio nell’Irlanda di Heaney lo ritroviamo non solo quale hedge-school master entro la valle del Bann , ma vi  è non meno evocato a più riprese per far apparire l’oltremondo, lungo il riverbank field del fiume Moyola, o durante  “ a sports day in Bellaghy”, sempre nell’Ulster,  mentre  in Glanmore  è trasposta l’Ecloga I nel suo scenario mantovano.

E perché,  della stessa raccolta della Bann Valley Eclogue, ossia Electric Light, non considerare, con ampio riguardo, le ricorrenze virgiliane della trasfusione d’orizzonti  mantovani e irlandesi   nella traduzione dell’Ecloga IX e nella Glanmore Eclogue,- per non tacere  delRamo d’oro, Eneide, Libro VI,  versi 8-148,  all’inizio di Seeing thinks-, di cui le avevo pur fornito, come di Riverbank field, traduzioni non spregevoli, nonostante la mia maldestra conoscenza dell’inglese.

 Colgo l’occasione, caro professore, per segnararle che in questi mesi  è uscito un saggio su  Seamus Heaney e Virgilio incentrato su Roue 110 di  Human Chain
E  rintracciabile in www.jstor.org

Virgil and Heaney route 110

Michael C. J. Putnam
Arion: A Journal of Humanities and the Classics
Vol. 19, No. 3 (Winter 2012), pp. 79-108
Published by:
 Trustees of Boston University
Article Stable URL:http://www.jstor.org/stable/arion.19.3.0079




E’  accessibile la sola prima pagina al seguente indirizzo:


Inoltre ho ritrovato in rete un sito, che le consiglio vivamente, di un professore ch’è amico personale dello stesso Heaney, in cui è fornita un’esegesi puntuale di tutti i testi di Death of a NaturalistNorthDistrict e Circle e Human chain.

Con I miei più cordiali saluti
Odorico Bergamaschi

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A  Luciano Parenti


Mantova, 24 agosto 2013

Gentile Signor Parenti
Sono Odorico Bergamaschi, che per il tramite della signora Di Pellegrini l’ha sollecitata a suo tempo a rifornirlo gentilmente di una copia di Virgilio nella Bann Valley. Alla luce di una disamina ulteriore, Le sintetizzo quanto penso dell’agile libretto, secondo quanto ho anticipato al professor Bernardi Perini, con il quale avevo temporaneamente collaborato alla traduzione di altre poesie virgiliane di Heaney.
Il libro è di estrema eleganza e raccoglie testi davvero pregevoli, in particolare l’allocuzione di Haney ed i lavori traduttori e critici del professor Perini, ma manca di un saggio di sintesi generale che raccolga le interconnessioni intertestuali, nell’opera virgiliana di Heaney,  che emergono dai vari contributi. Questi documenti, di conseguenza, permangono nel loro complesso per lo più  una collezione di testi, fra i quali paiono estemporanei e divaganti quelli del pur bravissimo ed autorevole Massimo Bacigalupo.
Al contempo per quanto, quale lettore, ho comunque desunto di quali siano le correlazioni nella poesia di Heaney ch’è ispirata da  Virgilio,  penso che una redazione più “organica” del  libro avrebbe dovuto comprendere almeno i seguenti componimenti del poeta irlandese, ben  tradotti e corredati di note,  in cui 1) Virgilio è da Heaney evocato in terra d’Irlanda , 2) è il tramite per evocare o far incarnare e venire al mondo “shades and shadows “ della  catena umana familiare di Heaney, oppure 3) si fa voce della voce di Heaney  che ne propizia la  trasposizione in Irlanda, e nei propri casi di vita,  degli scenari mantovani e delle vicende affini di Virgilio che sono  evocati nelle Ecloghe I e IX, per la  incidenza che vi ebbe “ la violenza dei tempi”:
a)      Il ramo d’oro da Seeing Things,
b)      Bann Valley EclogueVirgil Eclogue IX,  Glanmore Eclogue, in Electric Light,
c)      La suite di Route 110 e The Riverbank field in Human Chain
d)      District e Circle nella raccolta omonima.

Qualora intendesse incontrarmi personalmente, sono più che disponibile a risentirci, nel corso del tempo, fino a metà ottobre, in cui intendo permanere ancora in Italia.

Con i miei più cordiali saluti
Odorico Bergamaschi
Piazza d’Arco 6 f
46100, Mantova Italy.
Telefono 0376 36036


Qualora intendesse incontrarmi personalmente, sono più che disponibile a risentirci, nel corso del tempo, fino a metà ottobre, in cui intendo permanere ancora in Italia.
Con i miei più cordiali saluti
Odorico Bergamaschi

lunedì 19 agosto 2013

Bann Valley Eclogue ( commento riveduto e ampliato)

Bann Valley Eclogue

Sicelides Musae, paulo maiora canamus
—VIRGIL, Eclogue IV
POET:
Bann Valley Muses, give us a song worth singing,
Something that rises like the curtain in
Those words And it came to pass or In the beginning.
Help me to please my hedge-schoolmaster Virgil
And the child that's due. Maybe, heavens, sing
Better times for her and her generation.
VIRGIL: Here are my words you'll have to find a place for:
Carmen, ordo, nascitur, saeculum, gens.
Their gist in your tongue and province should be clear
Even at this stage. Poetry, order, the times,
The nation, wrong and renewal, then an infant birth
And a flooding away of all the old miasma.
Whatever stains you, you rubbed it into yourselves:
Earth mark, birth mark, mould like the bloodied mould
On Romulus's ditch-back. But when the waters break
Banns stream will overflow, the old markings
Will avail no more to keep east bank from west.
The valley will be washed like the new baby.
POET: Pacatum orbem: your words are too much nearly.
Even "orb" by itself. What on earth could match it?
And then, last month, at noon-eclipse, wind dropped.
A millennial chill, birdless and dark, prepared.
A firstness steadied, a lastness, a born awareness
As name dawned into knowledge: I saw the orb.
VIRGIL: Eclipses won't be for this child. The cool she'll know
Will be the pram hood over her vestal head.
Big dog daisies will get fanked up in the spokes.
She'll lie on summer evenings listening to
A chug and slug going on in the milking parlour.
Let her never hear close gunfire or explosions.
POET: Why do I remember St. Patrick's mornings,
Being sent by my mother to the railway line
For the little trefoil, untouchable almost, the shamrock
With its twining, binding, creepery, tough, thin roots
All over the place, in the stones between the sleepers.
Dew-scales shook off the leaves. Tear-ducts asperging.
Child on the way, it won't be long until
You land among us. Your mother's showing signs,
Out for her sunset walk among big round bales.
Planet earth like a teething ring suspended
Hangs by its world-chain. Your pram waits in the corner.
Cows are let out. They're sluicing the milk-house floor.







Bann Valley Eclogue

Ecloga della Valle del Bann


Sicelides Musae, paulo maiora canamus
—VIRGILIO, Eclogue IV


Poeta
Muse della valle di Bann, donateci
Una poesia degna di canto,
una voce a levarsi come un sipario
In parole quali E fu o In principio
Si che piaccia al mio maestro rurale, Virgilio,
E alla bimba che ci è data. E che io canti,,
cieli,  tempi forse migliori
per lei e per la sua generazione.

VIRGILIO
Eccoti le mie parole cui dare luogo:
Carmen, ordo, nascitur, saeculum, gens-
La loro essenza nella tua lingua
E provincia dev’essere chiara
Anche in questo stadio. Poesia, ordine,
Tempi, nazione, torto e rigenerazione,
Poi la bimba nata e il deflusso
Di tutto quanto è l’antico miasma.

Tutto quello che vi macchia, lo filtrate di dentro.
Traccia di terra, traccia di nascita,
Terriccio muffito di sangue
Come sul fondo della fossa di Romolo.
Ma quando poi le acque romperanno
Il torrente Bann tracimerà, né più
Le antiche tracce intercorreranno
Tra la sponda est e quella che è a ovest .
Rilavata la valle e la neonata

Poeta
Pacatum orbem: sono eccessive
Le tue parole. Anche lo stesso “orbe”
Che cosa sulla terra gli era comparabile?
E poi, il mese scorso, all’eclisse diurna,
Cadde il vento, un millennio gelido,
Nero e senza uccelli la predispose.
Una quiete primaria , terminale,
Una nata consapevolezza,
come nome che sia alba di conoscenza: lo vidi l’”orbe”.

Virgilio
Le eclissi non avranno a che fare
Con questa bimba. Non saprà
Che del freddo del mantice della carrozzina
Di sopra la sua testa di vestale.
Alte le camomille di campo
S’invilupperanno tra i suoi raggi.
Ella riposerà le sere d’estate
Ascoltando gli sbuffi ed i colpi
Venire su dai locali della mungitura.
Fate che mai lei abbia da sentire
di vicine sparatorie od esplosioni..

Poeta
Perché mai io mi ricordo dei mattini
di San Patrizio, inoltrato da mia madre
ai binari per il piccolo trifoglio,
quasi intoccabile, il trifoglio
irlandese, con le sue sinuose,
torte, tenaci, sottili radici,
Ovunque sparse dintorno, fra i sassi
Tra le traversine, squame di rugiada
Scrollate di dosso dal fogliame
Aspergendo dotti lacrimali


Bimba in gestazione, tra non molto
Discenderai tra noi. Tua madre ne mostra
I segni al suo cammino al tramonto
Tra grandi balle di fieno. Il pianeta terra
come un dentaruolo sospeso pende
dalla sua catena del mondo. La tua
carrozzina in attesa nell’angolo.
Le vacche sono fatte uscire fuori.
Stanno inondando l’ assito della stalla.

L’ Egloga della Ban Valley di Seamus Haney esordisce come una imitazione dell’egloga IV di Virgilio, ma per il tramite dell’invocazione alle Muse, l’evocazione da parte dello stesso Seamus Heaney dello spirito del poeta latino si risolve in un arrovesciamento del senso della sua egloga quarta. E' lo stesso Virgilio che desiste dal sostenere a oltranza le pretese del poeta irlandese, sul proprio stesso esempio, di elevarsi a poeta civile secolare nazionale, vaticinante una rigenerazione millenaristica che abbia inizio dalla nova progenienies della nascitura nipote, lo disinserisce da ogni aspirazione globale, e torna a farsi umile di tono per ricondurre il poeta irlandese al mondo dei piantamenti più terrestri e delle humilesque myricae, a quel mondo agreste da cui Virgilio si era distaccato ad oltranza nell’Egloga IV, pur di celebrare i fasti consolari del tempo supremo dell’avvento, con il subentrare della gens aurea di cui è il rampollo originario i bimbo nascituro, al punto da degradare il lavoro dei campi al peccato originale e originante di una prisca vestigiae fraudis.
Se egli aveva presunto che il bambinello ponesse fine a guerre civili che erano ancestrali quanto lo era Romolo per la romanità, ad attuazione e compimento dell’ordo dell’ultima aetas, basti al poeta Heaney che la nascitura non oda più le esplosioni e gli spari di ulteriori guerre civili irlandesi, ed è la rottura delle acque del parto della nipote nascitura, sono le acque che dilavano la stalle,- non già il lavacro rigeneratore di una tracimazione generale che cancelli ogni confine, già simboleggiata dell’esondazione del torrente Bann, -ciò cui potrà rifarsi per trovare pace, la pienezza effettiva di un orbe che sia adempimento compiuto, senza che l’eclisse inquietante meridiana valga come presagio di sventura per la globalità universale, o per la nipotina nascitura,.

Si rammenta che il fiumicello Bann  è un fiume della infanzia pre-Troubles di Haney, perduto e ritrovato, che nell’Ulster, contea di Derry, nasce presso Toomebridge,where the waters of Lough Neagh pour over a weir and become the river Bann.” (  VOICES FROM THE MARCHES – Boundaries and transmutations in the poetry of Seamus Heaney, Ratnagarbha (Ambrose Gilson), editor of Urthona Buddhist arts magazine.

Esso si ritrova in altre due poesie di Electric Light At Toomebridge e Persich, e ad esso, quale fiume ispiratore virgiliano dei propri ameni luoghi d’infanzia, subentrerà il Moyola in Human Chain,  in Riverbank field e Route 110, XI e XII.



Seamus Heaney The riverbank Field ( con commento ampliato)


Da Catena Umana- Humain Chain 2010

The riverbank field
Il campo in riva al fiume

Ask me to translate what Loeb give as
“ In a retired vale … a sequestered grove”
And I’ll confound the Lethe in Moyola

By coming through Back Park down from Grove Hill
Across Long Rigs on the riverbank-
Which way, by happy chance, will take me past

The domos placidas, “those peaceful homes”
Of Upper Broagh. Moths then on evening water
It would have to be, not bees in sunlight,

Midge veils instead of lily beds; but stet
To all the rest: the willow leaves
Elysian-silvered, the grass so fully fledged

And unimprinted it can’t not conjure thoughts
Of passing spirit-troops, animae, quibus altera fato
Corpora debentur, “spirits”, that is,

“ to whom second bodies are owed by fate”.
And now to continue, as enjoined to often,
“ In my own words”

“All these presences
Once they have rolled time’s wheel a thousand years
Are summoned here to drink the river water

So that memories of this underworld are shed
And soul is longing to dwell in flesh and blood
Under the dome of the sky.

after Aeneid VI, 704-15, 748-51









Chiedimi di tradurti ciò che è per Loeb 1
“ in una solitaria valle…un bosco appartato”2
e ti trasfonderò il Lete nel Moyola,

pervenendo attraverso Back Park
giù da Grove Hill, per tutto Long Rigs
fino alla riva del fiume3- un percorso
che, per un caso felice, mi porterà oltre

le domos placidas,4 “quelle placide case”
di Upper Broagh. Falene allora su acque serali
invece delle api5 nella luce del sole,

invece che distese di gigli6
velami di moscerini6 bis;
ma “stet,”tutto il resto combacia,
le foglie di salice elisio-argentee,
l’erba dei prati così in resta 7,

e incalpestata, che non può
non evocare schiere
di spiriti in transito, animae,
quibus altera fato corpora debentur, 8
“di spiriti”, cioè, “a cui secondi corpi

sono dovuti per fato”. E adesso
per continuare, come spesso
mi si richiede” con parole mie”

“ Tutte queste presenze
Dopo che per mille anni hanno fatto orbitare la ruota del tempo
Sono qui convocate a bere l’acqua del fiume

Perché di questo mondo sotterraneo
Ogni memoria vada persa
E l’anima aneli a rientrare
In carne e sangue sotto la volta celeste9”

da Eneide VI, 704-15, 748-51
Commento

Il paesaggio terreno in cui transita il poeta è lo stesso umile paesaggio dell’ Irlanda del Nord dove trascorse la sua infanzia favolosa- da Seamus Heaney rievocato mirabilmente nelle pagine prosaiche di Attenzioni- un parco in cui trascorre il fiume Moyola - ma è tale la virtù della poesia, che al poeta basta che traduca Virgilio dove nel Libro VI dell’Eneide parla dei Campi Elisi come di “una solitaria valle..un appartato bosco”, secondo gli spunti che gli offre l’edizione Loeb, e senza ancora ricorrere a parole sue, perché tale “environnement“si traduca a sua volta nei Campi Elisi, ed al contempo essi si trasfondano nella realtà circostante, che se ne tramuta in apparenza, ne diventa la trasposizione e l’ inveramento nella sue più umili ed evanescenti vite animali, falene e moscerini. In virtù della parola poetica tale realtà naturale risulta talmente incontaminata, che i prati intatti ne diventano le estensioni elisie in cui possono essere di passaggio solo puri spiriti, le sole presenze che possono transitarvi lasciandoli così integri. Come le acque del fiume Lete le parole poetiche tramutano a tal punto le cose, che rendono decidue le impronte dolorose di ogni traccia mnestica, e l’anima può anelare di rifarsi nuovamente carne e sangue, di avere di nuovo, la misera, “lucis …dira cupido” ( Virgilio, Eneide VI, 721), come anelano di riassumere un corpo le anime elisie virgiliane, che dalle acque del Lete siano state rese immemori della propria esistenza terrena antecedente.
Ciò che l’inabitazione e l’ispirazione della Musa Virgiliana appare consentire in The Riverbank Field non accade sempre lungo il Moyola mentre sta pescando con amici in Route 110, XI.  Come la lontra che è parso loro di vedere non c’era dubbio che fosse solo “ a turnover warp in the black / quick water”, non è dato al poeta di dubitare della consistenza terrena del campo sulla riva ( “ No doubting, all the same,/ of the river bank field”), nonostante la suggestione del crepuscolo e del fluttuare bell’aria di moscerini suggestioni a immaginare di trovarsi tra spiriti e ombre vaganti incessanti sul punto di trapasso in una realtà ultraterrrena ( “Amomg shades and shadow stirring on the brink”), in assenza della voce tradotta e traducente il reale di Virgilio( “ nedy and ever needier for translation”)

Note
1) Seamus Heaney si riferisce all’edizione dell’Eneide edita dalla Loeb Classic Library

2) Eneide VI, 704-705 “Interea videt Aeneas in valle reducta/ Seclusum nemus et virgulta sonantia silvae”
Rilevantissimo è il passo di “Attenzioni, Belfast 1972, a pg.31 dell'edizione italiana, che muovendo dalla evocazione dei paesaggi e dai toponimi di Grove Hill e Back Park, - si veda il verso seguente >By coming through Back Park down from Grove Hill- “ nomi he trasportano l'immaginazione in un'altra direzione”, prelude all'associazione immaginativa che ha originato questo testo poetico”. Insistono che questo paesaggio familiare è una “versione del pastorale”( William Empson), e mi fanno venire in mente le parole di Davies su Fermanagh. “ E' una terra sì piacevole e fertile che se la dovessi tutta descrivere, sarebbe considerata una finzione poetica anziché una seria e reale narrazione”. “ Grove”, boschetto, è una parola che associo alle traduzioni di classici, una fila di alberi nel sole, una collinetta glabra avvicinata da sacerdoti biancovestiti”.

3) “Se il lago Beg segnava un limite del terreno dell’immaginazione, Slieve Gallon ne segnava un altro. Slieve Gallon è una montagnola nella direzione opposta, che porta l’occhio sui pascoli e i terreni arati e i boschi lontani di Moyola Park, lontano verso Grove Hill e Back Park e Castledawson” Attenzioni, Preoccupations. Prose scelte 1968-1978 Editore Fazi, 2004, pg.9
4) Eneide VI, 705 “Lethaeumque ( Videt Aeneas) domos placidas qui praenatat amnem”. Sono le sedi dei beati che lambiscono le acque del Lete.
5) Eneide, VI, 706 -709 “Hunc circum innumerae gentes populique volabant:/Ac velut in pratis ubi apes aestate serena / floribus insidunt variis et candida circum/ Lilia funduntur, strepit omnis murmure campus”.
6) Vedi nota precedente. In Route 110, XI, sono il crepuscolo, “ the twilit”, e la stessa sospensione nellaria di sciami di moscerini, “and a-hover/ with midge-drifts”,  che inducono il poeta a dubitare della terrestrità fisica in cui si trovava a pescare con amici lungo il corso del Moyola, e di essere 2 frammisti agli spiriti e alle ombre in subbuglio sul bilico”, “ as if we had commingled / among shades and shadows stirring on the brink”, senza tuttavia che avvenga il trapasso in una realtà di  “Virgil’s happy shades”( Route 110, XI), in virtù di quella traduzione- trasfigurazione della realtà che è data o possibile solo grazie alla Musa Virgiliana ( “And stood there waiting, watching, / needy and ever needier for translation”).
7) Letteralmente “ impennata”, l’erba, in steli e spighe e infiorescenze, e dunque rigogliosa e composta come un piumaggio erto e compatto.
8) Virgilio, VI, 713-715 : “Tum pater Anchises: animae, quibus altera fato/ corpora debentur, Lethaei ad fluminis undam/ Securos latices et longa oblivia potant”

9) Virgilio, Eneide, VI, 748-751 “ Has omnis, ubi mille rotam volvere per annos,/ Lethaeum ad fluvium deus evocat agmine magno, / Scilicet immemores supera ut convexa revisant/ Rursus et incipiant in corpore velle reverti”.

domenica 18 agosto 2013

In sogno

Qualem primo qui surgere mense
aut videt aut vidisse putat per nubila lunam
demisit lacrimas dulcique adfatus amore est....
Virgilio, Eneide, 453-455




In sogno come
tra le nubi la luna
svelati a me vivo.

A  Sumit Sen ( 2007-2009)


varianti verso terzo

torna tu a me vivo
torna a me vivo 
vieni a me vivo
torna tu vivo