venerdì 22 gennaio 2016

un tempo

“Un tempo , dicevo ieri a Kailash, insieme raggiungevamo l India del Sud, il Ladak, il Nepal. Ora con te mi è impossibile andare anche solo qui al  Bengala Restaurant,”
E  fosse solo questo ciò che mi riserva l owner of my life.
Con lui non è più possibile niente  di niente,   se non quanto mi è ancora dato di fare per evitare che  distrugga con il suo futuro anche il mio e quello della moglie e dei  figli. Totale è la sua mancanza di fiducia nella mia fedeltà, per quanto mi costi essergli indefettibile, seguitare a impoverirmi per lui e i nostri  cari, il distaccarmi di nuovo dai mie quieti ozi italici per fare immancabilmente ritorno   nel suo inferno mentale
Posso solo chiedergli di far andare a scuola al mattino regolarmente Chandu e Poorti. Di riprendere un lavoro che non offre guadagno , una volta che si sia risvegliato dal rituale del suo  imperdibile sonno pomeridiano
Nulla sa riconoscere  o d’apprezzare di  quello che seguito qui a fare e  ad essere , quando non è certo a lui che indirizza  la sua gratitudine chi si è avvalso di noi. Non significa niente, né mai ne fa cenno,  perché Katerina sia di ritorno fra noi.
Il suo commento alla notizia che gli ho recato mi ha suscitato il più livido disgusto, come qualcosa di gelidamente schifoso..
Ed  in seguito, raccogliendo ogni maldicenza del maschio luridume locale sul conto di lei,  ha infettato  anche questa mia amicizia, come già quella con Mohammad, con ogni altra persona, cliente o studente o maggiorente con cui entri in contatto, con la  folle pretesa di proteggermi che  mortifica ogni mia linfa e possibilità vitale.
Anche di lei è geloso,  di una gelosia che è la sola passione della sua inaffettività,  perché felicitarsi del suo arrivo significa  riconoscermi qualcosa in merito, ovvero che è per la gentilezza e le premure che le è ho manifestato in Delhi che  su noi lei fa riferimento al suo ritorno in India.
E quanto meno egli è capace di fare e di essere, tanto più ha paura di perdermi , e negandomi la felicità e la liberta come la vede balenare nel mio sguardo, che io oramai, come i suoi figli,   ritrovo in India solo allontanandomi da lui o tenendolo a distanza, fa di tutto perché lasciare tutti e tutto quanto diventi inevitabile, nonostante l immensità del  bene che voglio in particolare a Chandu, , e mentre  si affida al cibo squisito che mi imbandisce ad oltranza per fagocitarmi nella mia pinguedine, nella così ispida e invida Khajuraho, che sulla sua mente ha cosi facile presa,  mi aliena mentalmente dalla mia ricerca sugli antichi templi dell India e osteggia implacabilmente  l’amicizia sconfinata che unisce me e Mohammad., in una gelosia possessiva ch’è un’odiosa immane ingiustizia nei confronti di entrambi. E dei suoi stessi figli, trasformati in delatori dei nostri incontri.
Quasi che impedendogli di accedere alla nostra casa,  diventando un incubo per entrambi il suo farsi un lupo ogni notte incombente, non impedisse anche a Chandu e ad Ajay  la frequentazione di un amico del loro stesso cuore.
Mi addebitava di volergli più bene e di prendermi più cura di lui che dei suoi stessi figli.
E se cosi è ? Forse che a loro piace venire, stare, parlare con me, alla stregua del padre, o forse che hanno mai anche solo qualcosa da dirmi?  pur se almeno nei confronti di Poorti e Chandu, non ho espresso che riguardo delicato o amore  smisurato ? E forse che Ajay ,  verso il quale ho un debito immenso per la fiducia che nutre nei miei confronti,ha mai in testa qualcosa da chiedermi, o di suggerirmi di fare, quanto a ciò che intenda mai fare di sé e della sua vita?
Quanto poi al trascurarli, forse che dipendono da me le infezioni cutanee di Chandu , se per dieci giorni non lo si è cambiato d’abito né gli si è fatto il bagno? O è perché non lo ho a cuore, che dico di non drammatizzare, già presagendo oncle Kailash di perderlo anche solo per questo, come Sumit? E Vimala, che posso farci se ricusa l’uso della lavatrice e preferisce  restare con i piedi in perpetuo ammollo infettandoli a sua volta?
Certo, nemmeno Mohammad, come Ajay, benché intenda invece  ogni senso del Piccolo Principe,  e rammemori tutto ciò che illustro nei viaggi e di cui Ajay  non ha alcun interesse a salvarne frutto o ricordo, di fatto avvalora ciò che cerco di lasciare ad entrambi in eredità, o la  sua mente fantastica di cui patrocino gli studi.  E i voti infimi della prove d’esame danno ragione appieno alle supposizioni di  Kailash , sul fatto che si prenda solo gioco con menzogne su menzogne del mio esborso per farlo studiare di farlo studiare Ma quando mi saluta come “  my old bambino” sento che in Khajuraho è il solo capace di amarmi e di essere amato per ciò che è la mia mentalità e la mia  capacità di amare.
Gli chiedevo in merito, stasera,  perché non abbia mai  preso in reale considerazione i miei intenti di fargli gestire insieme ad Ajay  un banchetto con le suppellettili e gli oggetti personali di fattura artigianale  che possano incontrare il gusto dei visitatori indiani che sempre più affollano Khajuraho in luogo di quelli stranieri.
“ E non lo sai, che è perché temo le reazioni di oncle Kailash?”.
“ E quali potrebbero mai essere,  se ad esempio, di un articolo che mi è costato 80 rupie e che si rivende per cento, lascio dieci rupie di guadagno a te, e dieci ad Ajay?”
“ Non lo sai , che se uno cerca il drama,, trova sempre le ragioni  per crearlo?”




sabato 16 gennaio 2016

in risposta a Franco Carminiti


ODIO LA CULTURA- Non c'è livello più basso per un paese di quando una persona che ha dedicata la vita alla cultura, restando fedele all'idea di onestà intellettuale, giunge alla consapevolezza che non ne valeva la pena. Ed è normale se anche un Ministro arriva a dire che 'con la cultura non si mangia'. Maledetto paese: mi hai portato ad una sensazione di nausea e disgusto nell'aprire un libro, nell'ascoltare musica, tanto più nel crearla. Maledetto paese l'Italia! Se Dante la definì ' ...serva.. nave sanza nocchiere,...e bordello', devo constatare con sconforto che dopo 8 secoli nulla è cambiato! Del resto lo dice anche il Vangelo: se getti le perle ai porci questi le calpesteranno e, rivoltandosi, ti sbraneranno. Maledetta Italia: non sei degna del patrimonio culturale di cui tanto ti vanti!

se pensi che qui in India non debba rivoltarmi ogni giorno per le stesse ragioni, di fronte ai trafficanti del suo patrimonio culturale solo nei quali le nostre agenzie di viaggio e i loro turisti fanno affidamento...

Di fantasmi sugli alberi e delitti di mafia

Di fantasmi sugli alberi e delitti di mafia
“Lo sai, Rico, mi ha detto Mohammad nel ricontattarmi prima di venire in ufficio, che ieri sera ho visto dei preta?”
Per chi lo ignorasse, i preta sono degli spiriti dei morti.
“ Erano su di un albero, e mi hanno invitato a salire con loro. “ Vieni su, Mohammad”. Ma io piano piano mi sono allontanato, e poi sono fuggito di corsa verso casa. A a papa e a mamma però non ho detto niente per non spaventarli.
Quando è sopraggiunto in ufficio, l ho accomodato con tutti gli agi del caso perché scendesse nei dettagli.
Come nelle più improvvide fiabe gotiche, erano già passate le dieci di notte quando i genitori l hanno incaricato di andare a raccogliere legna. Egli ha colto l’ occasione per uscire con un amico che poi ha lasciato lungo la strada, inoltrandosi da solo nella giungla, circa per tre chilometri. E’ stato mentre era chino a raccogliere sterpi, che ha iniziato a sentire un ronzio di voci, poi quel richiamo distinto . Dei preta aveva visto solo le vesti , una sorta di lungo kurta, quale quello degli sciiti, ed era stato in grado di riconoscere dalla capigliatura che erano un uomo e una donna.
La loro voce era simile a quella dello zio che ci aveva accolto in Kanpur.
“ E se tu avessi fatto come ti chiedevano?
“ Mi avrebbero preso sull’albero e sarei finito nel Nirvana”
Mohammad, che dall’accaduto non sembrava tuttavia scosso quanto era lecito attendersi, dopo essere fuggito via di corsa ne aveva parlato con l’amico che l’aveva atteso per strada, e che dell’avvenimento non era sorpreso.
Nello stesso posto un uomo era stato cremato dai parenti anni addietro.
E come meravigliarsi? Mi ricordavo ancora dei due ragazzi di Rajnagar che erano rimasti uccisi viaggiando in motocicletta mentre io ero ancora in Italia? Tempo fa il fratello più grande dell’addetto del chiosco dove ci siamo sfamati di chicken byriani era stato sbalzato di sella dal fantasma di uno dei due, che con l'altro se ne stava appostato sempre su di un albero.
“ Ora tutti e due fanno i preta in Rajnagar”
“ E se a tua volta ti richiamassero, perché lo farebbero?”
“ Per avermi con loro a fargli compagnia “
Ma ieri sera non è accaduto per la prima volta che abbia avvistato oppure avvertito dei preta. Era già avvenuto in Kanpur, non nelle rovine della vecchia fabbrica britannica della cui infestazione di spiriti mi aveva già parlato, ma in un parco dove sussistono ugualmente delle rovine, ed in cui aveva voluto inoltrarsi nonostante lo si dicesse anch’esso spiritato.
“ A un tratto ho sentito toccarmi la spalla. Mi sono voltato e non ho visto nessuno. Poi ho avvertito che mi si prendeva per mano. Mi sono voltato di nuovo, e di nuovo non ho visto nessuno, mentre una voce mi diceva “ Mohammad, vieni”…”
Anche allora se l era data a gambe, fino a che non aveva raggiunto un conducente di autorickshaw , che nel trasportarlo via gli aveva detto che doveva aspettarselo.
Del ragazzo mi sono ricordato , a mia volta, la paura dei fantasmi che in lui era sopraggiunta, quando ci siamo ritrovati attardati di sera lungo la strada tra i campi di ritorno da Bhyathal, confidando nella mia presenza per discacciare i suoi timori.
Com’ era possibile, che anche ieri sera, non avesse avuto paura ad inoltrarsi per chilometri nella giungla da solo, quando per di più era il cuore della notte?
Gliene ho chiesto la ragione ed il ragazzo " E' del buio che ho paura. In bicicletta viaggiavamo senza luce, nella giungla avevo una torcia".
Ed io, avevo visto mai fantasmi? O la mafia, in Italia?
Dalla sua replica alla mia obiezione che la mafia è una realtà invisibile, che si tiene nascosta, ho inteso che mi chiedeva se avessi assistito ad omicidi di mafia.
Lui si, invece, due nella sua Kanpur, di un uomo che era stato raggiunto per strada a revolverate, di un altro che era stato pugnalato al ventre, dopo che gli avevano mozzate le dita della mano.
E quando era sopraggiunto rispetto al misfatto ? In tempo per sentire la vittima gridare “ lasciatemi, non fatemi niente”, contorcendosi dal dolore., prima comunque della polizia, che era intervenuta solo dopo quindici minuti, almeno questo un dettaglio quantomai realistico.
Erano due dei cinque delitti cui mi aveva già detto di avere già assistito in Kanpur ora meravigliandosi che a me non fosse invece capitato di vederne nessuno.
“Due volte i pretas, cinque delitti, io sì che sono invece a perfect man ” mi ha sorriso con divertita superiorità.
E se l indomani provassimo a ritornarci insieme?
" No problem... I run fast Io corro via veloce.... Così ti farai un Babbà Preta. E italian language andrai ad insegnarlo agli altri preta sugli alberi".

domenica 10 gennaio 2016

Del Taj Mahal e dei paradisi d'amore, discorrendone con Mohammad al rientro da Agra

Del Taj Mahal e dei paradisi d'amore, discorrendone con Mohammad al rientro da Agra
Quando al rientro da Agra io e Mohammad ci siamo ritrovati stasera a discorrere su di una delle panche di cemento che fronteggiano il talab dei nostri incontri, è stato per me inevitabile fargli riprendere tutte le fantasticherie di cui le guide locali e librarie più corrive o i servizi televisivi farloccano i soli discorsi sul Taj Mahal di cui sono capaci, per smontarle di nuovo ad una ad una, come è gioco forza che ne debbano decostruire le fandonie anche i più autorevoli storici e critici.
E riaffiorava la “ leggenda”del Taj Mahal bianco e di quello nero sull' opposta riva, di mani e teste tagliate ai costruttori perchè non ne rivelassero l enigma architettonico...
“ Mohammad si raccontava la stessa storia per le Piramidi d’Egitto e l'accesso alle tombe interne dei faraoni… Ma se si suppone che lo stesso Shah Jahan ne sia stato l’architetto progettista… Se c’è poi al mondo una meraviglia che almeno quanto alle sue forme può essere ricostruita tale e quale in ogni sua parte questa è proprio il Taj Mahal, sempre che si ritrovi un marmo favoloso simile quello che vi è stato impiegato , di cui si sa benissimo la provenienza dal Rajasthan, dalle cave di cui ti ho detto di Makrana,. Tutto vi è simmetria di una precisione assoluta, non vi sono statue o dipinti, ogni sua decorazione è riproducibile nel suo disegno…”
“ E’ che sarebbe oggi impossibile per quanto costerebbe..
“Questo di sicuro. La storia poi che il Taj Mahal fosse prima ancora un tempio di Shiva… “ anche se non gli ho taciuto che della stessa Kaba si dice, forse con qualche ragione, che fosse prima di Maometto un tempio cristiano, il che non significava che non sia oggi islamica al cento per cento..
“Mi meraviglia piuttosto che non ti sia stato raccontato anche di qualche passaggio segreto che lo collegasse con il Red fort…. Le guide così si perdono in tali discorsi, e non dicono che entrando nel giardino del Taj Mahal tu ti ritrovi con l'amatissima Mumtaz Mahal di Shah Jahan, che vi è sepolta nel trono di gloria di Allah il Misericordioso, nel Paradiso della vita oltre la morte, che già in terra vi appare come secondo il Corano è il mondo dove vivono i santi, con i char bagh, i quattro giardini tracciati dalle sue acque e gli hest behest, le sue otto porte di accesso, tante quante sono quelle che conducono da otto stanze alla sala ch'è al centro del Taj Mahal, (tante) al pari di quanti sono i modi in cui si può entrare con una vita santa in Paradiso, - che in urdu come è detto?”
“ Jannat”
Forse è stato il mio essermi riferito alle statue che gremiscono invece i templi hindu, di una calda fattura manuale particolarissima,invece irriproducibile, particolarmente in quelli più piccoli e remoti e sperduti, e a me così cari, ( così come lo sono i loro rilievi vegetali, che come le (nostre) pievi romaniche occidentali caratterizza per me caramente proprio quelli più piccoli e remoti e sperduti), che ha indotto il ragazzo poi a raccontarmi di come il Profeta potesse essersi rifatto allo stesso induismo, di cui non c’è menzione nel Corano, quando negò che si potesse onorare Dio in un idolo di pietra. Maometto, l ho subito corretto, non vi fa riferimento che a ebrei e cristiani ed ai loro profeti quali suoi precursori , meno perfetti,  e gli induisti per lui sarebbero rientrati nel novero dei popoli che invece adorano empiamente molti dei.
Quanto al cristianesimo, gli ribadivo che per me svuotato di ogni suo carattere storico, si riduceva alla rivelazione che Dio è amore, e che come tale attrae la realtà del mondo che il suo stesso essere amore vuole che sia da lui libero e indipendente, anche se in tal modo lascia che vi sia così tanta violenza, proprio quanto un magnete faceva si che la metà del cuore che la sua Muskan gli aveva regalato e che recava inciso “ My love”, restasse attratta dall'altra metà con scritto “ for ever”, che la giovinetta aveva preservato per sé.
Come Mohammad mi approfondiva meravigliosamente, del resto gli stessi induisti non si considerano tali, per essi esistendo piuttosto il sanatana dharma, il loro eterno sentiero verso il Paradiso, di cui aveva discorso con un loro sadhu.
“ Mi ha detto che come islamico non rispetto il sanatana dharma perché mangio carne.”
"E tu che cosa gli hai risposto?"
Gli aveva esibito come ora a me la sua dentatura, per dimostrargli che se negli incisivi era come quella dei bovini che si nutrono d’erba, nei canini era come quella delle tigri che si nutrono di carne.
E il sadhu?
“ Mi ha detto che mangiando carne divento come gli animali feroci”
"E tu, a tua volta?"
“ Gli ho risposto che mi nutro di carne di animali buoni e pacifici come i buoi e i montoni, e che così divento come loro buono e pacifico”
“Mi sa , Mohammad, che il tuo Dio più che Allah sia il chicken biryani… Lo sai che c’è chi crede che anche gli animali abbiano un anima e che anche per loro ci sia un jannat? E tu li mangi...Così li aiuti a raggiungerlo prima, eh’?”
“ Certo” ha annuito il ragazzo, mettendosi a riderne “ Ma un documentario americano ha dimostrato come certe macchine possano registrare la sofferenza delle stesse piante se ne tagli una parte. Anche loro hanno vita, che quel sadhu vegetariano uccide…”
"Mohammed dovresti a proposito parlarne con un jain. Certi di loro non scavano nemmeno buche nel terreno. Forse ti direbbero che ti puoi nutrire solo di frutti o di foglie, non di piante intere che strappi…
“ Come gli spinaci…”
“ Tu stesso ti ricordi cosa mi dicevi, quando ti rifiutavi di nutrirti di pomodori? “ But they have family! Ed ora come la metteresti, se ti nutrissi di loro?
“ Direi che si tratta solo di pomodori gay o di rape lesbiche…”
Che dunque come tali si potevano uccidere? Era troppo il puro incanto delle parole divertenti del ragazzo per seguitare una schermaglia da cui il suo cuore già sapevo che sarebbe uscito sprigionato.
Al suo ripetermi come in Agra, che se lo avessero spinto ad andarsene dall'India come gli altri musulmani, lui avrebbe risposto che si sarebbero portati appresso il Taj Mahal, come tutte le cose belle che vi avevano costruito, preferivo chiedergli se si ritenesse più indiano o musulmano.
“Indiano”, era la sua risposta “ E’ questa la mia terra. Ed è più di noi mussulmani che degli hindu.
Perché quando moriamo veniamo calati nel suo suolo, mentre gli hindu finiscono in polvere nel vento”
Non mi restava prima di lasciarci per poi ritrovarci in ufficio, che di chiedergli quale nuovo capitolo figurasse nel suo libro sull’amore.
Più non ricordava bene i titoli dei precedenti, ma se ne doveva aggiungere ora uno ulteriore, sarebbe stato quanto l amore sia luce della vita e insieme sporco
“ E criminale”
Ce n' era abbastanza, per non aggiungere più altro che le affinità della nostra corrispondenza affettiva

Su Mantova capitale della cultura italiana

Su Mantova capitale italiana della cultura i

Quanto a ciò che Mantova sarà approntata ad essere dal marzo venturo, resto pertinacemente un fautore di Mantova quale reale  capitale universale di gusto e di cultura, reinventata come tale, partecipativamente, da tutte le sue maestranze e dalla sua cittadinanza, in luogo di una città "venduta" consumisticamente come attrattiva turistica, da dei consulenti per dei consultanti con un semplice tocco di schermo, , digitalizzando in forma di smart city la cultura di corte e cortigiana di una città ducale, secondo un progetto  che l'attuale amministrazione ha ereditato dalla precedente, cui ben più si confaceva che ad un sedicente Partito democratico, e che si prefigura come l ennesima riproposizione dei soliti panem et circenses...Solo un esempio di ciò che intendo, quanto alla torre della Gabbia: un conto è restaurarla per farne solo un belvedere per il ristoro turistico, un altro è farne una stazione di transito verso la visitazione della cappella Bonacolsi e la promozione della conoscenza del trecento figurativo della nostra città. Quanto a tale nomina di capitale italiana della cultura, Mantova si autopromuove da sola per il suo patrimonio culturale ed artistico, non ha certo bisogno di investiture in tal senso, che sanno solo di vassallaggio e appannaggio,  con mere  parvenze signorili di puri lasciti partitici  per la semplice ragione che riscoprire Mantova, e farla riscoprire,significa pur sempre reinventarla interpretativamente, grazie innanzitutto ai suoi intellettuali, Signorini, Bernardi Perini, Flisi, Braglia, Malacarne o  chi altri, cui chi amministra la nostra città seguita a preferire sempre chi è esterno e di grido, (uno Sgarbi o un Dario Fo, sempre per fare nom)i, come già fu della cultura di corte gonzaghesca,. E per davvero  riscoprirla,  in tempi che non si vorrebbero più di Principati o Signorie, significa farla scoprire per davvero innanzitutto ai suoi cittadini, e grazie ad essi ai suoi visitatori , con un particolare riguardo agli studenti dei nostri istituti , che mi è lecito supporre che ne siano particolarmente ignoranti, facendoli coautori con i loro docenti, gli intellettuali delle nostre Accademie ed Istituti di ricerca,  di un museo reale della città di Mantova, passata, presente o futura, nelle sue prospettive, che tale non è pur nei suoi pregi quello di San Sebastiano, o altrimenti,  riscoprirla  esigere che  si adibisca il Palazzo della Ragione a spazio espositivo dei progetti e delle ricerche che concernono Mantova e il suo territorio di docenti e discenti del Politecnico della nostra città, prima ancora che dei capricci o invenzioni stagionali di qualche critico che va per la maggiore per i più svariati motivi.. Se anche così non sono chiaro e aggiornato, pazienza,. per chi seguita a non poter o voler capire che il turismo che sia senza una preminenza altamente culturale è a vocazione puramente epifita, di strangolamento di ogni altra attività che non ne sia un indotto., a solo vantaggio di outsiders e cortigiani nativi e corporazioni  associate.

Già ho scritto, in merito, a proposito delle affluenze crescenti nel Museo di San Sebastiano Premesso che il Museo di San Sebastiano lo trovo molto bello, va detto che un Museo della città è per me tutta un'altra cosa, è una ricostruzione multimediale,e tramite reperti, del suo passato, della sua realtà presente,e delle sue prospettive future, che va realizzato con la PARTECIPAZIONE di tutte le sue maestranze colte, dagli intellettuali delle sue Accademie o fondazioni agli studenti e docenti delle scuole o istituti di ricerca del territorio, ossia è esattamente il contrario del progetto di digitalizzazione in forma di smart city della cultura di corte di una città ducale, realizzata da dei consulenti per dei consultanti, che l'attuale amministrazione ha ereditato dalla precedente, e che è l ennesima riproposizione dei soliti panem et circenses.

sulla cultura di massa ai tempi odierni.

E' solo un' illusione di comodo di politici e ministri e amministratori, che ciò che è pop e turismo o religione di massa possa essere per i più un viatico alla religion pura ,  alla cultura elevata o alla grande politica, anzi, serve ad appagarne il bisogno di spiritualità e di arte in forme che escludono il passaggio della grande generalità a una fede autentica e al bello che sublima il tragico, facendone dei devoti di padre PIo e non di Dio Padre, quale Origine del Bene che orienta la trama di ferro della necessità senza senso, dei fans di pop star che al più accederanno a qualche romanza lirica o valzer di Strauss, dei reduci di un pensiero di sinistra tutto e solo cantautoriale ora allo sbando tra l uno e l'altro esclusivismo nazional.populista, dei visitatori di monumenti e templi,o mostre ed expo, solo per inquadrarvisi in selfie con la apposita prolunga che ora è già di rito, secondo un esempio nefasto che scende dagli stessi loro miserandi ministri e premier o dallo stesso Pontefice o Dalai Lama..Ed il gusto sarà per loro solo un fatto di enogastronomia, la vera religione ed arte del nostro tempo, con i chef quali maitres à penser ad officiarne il culto.

lunedì 4 gennaio 2016

La storia del ragazzo che non portava chaddi

La storia del ragazzo che non portava chaddi
“ Mohammad, ho già un titolo per il romanzo che vengo traendo dalle tue vicende, insieme al libro sull’amore di cui mi stai scrivendo i capitoli (il primo che insegna a suo dire che l’amore è vita, il secondo che è cieco, il terzo che è pericoloso, il quarto che è follia,il quinto che è solitudine e richiede distanza, se è speciale), sarà il suo titolo “ La storia del ragazzo che non portava chaddì”, le mutande di cui gli era stato trasmesso in famiglia che doveva risparmiare l uso e di cui ha fatto a meno sino alla settimana scorsa, quando si è stracciata una delle sole due paia di pantaloni di cui disponeva, oltre a quelli scolastici, e siccome l'altro paio era ad asciugare al sole, era impedito anche ad uscire di casa.
Quando si è recato a provare i pantaloni nuovi che ho provveduto ad acquistargli, insieme ad un paio di mutande nel “ general store”, e a scarponcini in similpelle che integrano i soli infradito che porta ai piedi, dotandolo anche di un paio di calze oltre a quelle che usa solo a scuola, nel negozio d’abbigliamento ha ricusato energicamente i jeans che indossava più comodamente, perché, come mi ha poi confidato, se mostrava come gli stavano in vita lasciava vedere che sotto non indossava nulla.
Mai i giorni seguenti, quando il ragazzo si è rifatto vivo in ufficio, superata l’infuriata che la mente perturbata di Kailash gli aveva inscenato di nuovo, non ho assecondato la richiesta che era insita nel suo informarmi che non aveva i soldi per comperare anche un solo cioccolatino di quelli che aveva promesso alla sua Laila la notte di capodanno, ( “Mohammad, posso fronteggiare solo l’acquisto di ciò che ti occorre in ogni eventuale emergenza, è tuo papà che deve tentare di provvedere al tuo mantenimento e alle piccole spese”), mentre ben volentieri gli ho acquistato un “ chocolate and banana paratha “, con cui per sole 60 rupie ha potuto festeggiare con i suoi cari in famiglia il nuovo anno.
Avrei voluto altresì dirgli, in vena d’invenzioni e trovate linguistiche, come avessi potuto aggiornare la nuova toponomastica di Kundarpurah in Murghipurah, in luogo già di Chickenpurah, per via dei polli che vi sono allevati quasi in ogni casa e che ne sono una celebrità, così come a quanto vocifera la trivialità dei dintorni le sue “ fucking ladies” , che mi aveva proposto sottovoce in offerta nientemeno che un government office sulla via del ritorno da Rajnagar, presumendo così di intrattenermi amenamente insieme con il primo cittadino di Kundarpurah che aveva l onore di affiancare , mentre interloquivano con il giovane vakil che aveva riso di cuore della mia ridenominazione del borgo di adivasi e ne aveva coniato la variante integralmente hindi, presso lo spaccio di te in cui mi ero fermato e in cui ero stato invitato a farmi loro ospite.
Ma dopo che ieri sera Mohammad si è rifiutato di venire in ufficio, dopo averlo già disertato od avervi fatto il pagliaccio, ogni volta che vi conviene senza avere altre ragioni o presunti interessi che dovervi studiare, pur di salvaguardare il suo rapporto con me od il piacere della lettura terminale del Piccolo Principe, sono mutati il vento è l umore, e con il caro ragazzo mi si fa di stretta osservanza una quantomai dolorosa astinenza verbale