giovedì 5 settembre 2013

A Pali, Dudhai





 
L'avventura di un viaggio così suggestivo non potrebbe avere esordio più prosaico e confortevole, fin dall'inizio esso non richiede percorsi proibitivi , anzi, ci offre tutto l'agio di intraprendere da Lalitpur la high road per Sagar, e di  uscirne sulla destra in direzione di Pali, per ritrovarci, al di là del villaggio, dove i coltivi e gli addensamenti delle piante tra i campi- mahua, neem, choeula-,  cedono alla boscaglia che precede i bordi dell'altopiano incipiente, finchè  si finisce ai piedi di una scalinata che risale il pendio.
Cento scalini, ancora, e si è alla radura in cui appare il  muro di cinta del tempio di Shiva Neelkanteshwara.
Il biancore calcinato della muraglia e del  santuario lasciano presagire che il luogo di culto sia antico quanto ripetutamente rifatto nel suo persistente  nucleo originario. Il tempio che ci appare, entro la recinzione, consiste della sola cella, con un vestibolo d'accesso assicurato da una rientranza, e sopra un cornicione il suo tetto è assolutamente piatto: le sue sembianze costituiscono una delle forme originarie dei templi Gupta, la cui sopravvivenza è tenace, nel cuore dell'India,  dove i luoghi di culto sono più appartati e solitari.
Sulle pareti di fondo e laterali, una nicchia  campeggia vuota, affiancata da dei pilastri con un rilievo a T tra coppe fogliacee dell'abbondanza, sovrastando un fregio di leonini kirtimukka le cui fauci spalancano la voragine della vita e della morte, in cui ha termine il  profilo elegante del basamento.


Superato il portale d'accesso, che di rilevante ha l'incorniciatura sotto l'inarcatura di  un torana delle divinità fluviali Ganga e Yamuna, ci attende la preziosissima reliquia del tempio. E' il bassorilievo Gupta che mostra Shiva in tre dei quattro volti che assume abitualmente nei lingam,

al centro nel sembiante  meditante della sua potenza di Tatpurusha, o “ Spirito supremo”, ai lati nei suoi  opposti estremi  che così ci affrontano, sulla destra  quello dolcemente femmineo di Vamadeva, poichè Shiva vi è tutt'uno con  la soavità femminile della consorte Parvati, alla nostra sinistra il suo volto stravolto di  Shiva Neelkanteshwara, il Signore dalla gola azzurra. Come appare nel rilievo,  la gola gli fu atrocizzata per avere ingerito l'amaro veleno residuo della frullamento mitico dell'Oceano di latte, ossia la rimanenza negativa dell'ambrosia, od amrita, che ne fu estratta da demoni e dei, ingurgitando la quale Shiva evitò che il mondo ne fosse distrutto.
A nulla sarebbe altrimenti valso che dei e demoni, o asura, usando come zangola il monte Mandara, e il serpente Vasuki quale fune per frullare, mentre lo stesso Vishnu, nella sua incarnazione in una provvida tartaruga, fungeva da perno della montagna messa  in rotazione, avessero così reinfuso nei tre mondi, proprio grazie a Vishnu, l'energia che in essi  e nel dio Indra era andata perduta, a seguito di una maledizione di Durvashas, illustre rishi shivaita, per un'offesa arrecatagli che non poteva restare senza conseguenze. Quanto alle vicende del tempio che si presume che siano invece di natura storica, potrà accadervi che qualcuno degli attendenti  vi narri di come il re moghul Aurangzeb, odioso più dei suoi innegabili meriti, detestando ed avendo in gran dispetto ogni forma di religione che non  fosse la propria di devotissimo muslim sunnita,( vedasi quanto capitò per suo volere agli  stessi sciiti di Hyderabad, le cui moschee furono ridotte a delle stalle), qui giunto per sfregiare ciò che dei templi e delle immagini religiose hindu non aveva tempo o modo di abbattere, avesse sparato un colpo di pistola al volto sacro di Shiva Neelkanteshwara: e come ne fosse sgorgato del latte dell'oceano primordiale.
Aurangzeb, a ciò turbato, nonostante tutta la sua pervicacia fanatica, avrebbe allora rivolto una sommessa preghiera al dio, allontanandosi senza  più infierire.
Quanto il tempio sia dunque ancora vivente, ve lo attesteranno i devoti che assiduamente vi salgono  per ottenere ogni genere di buona sorte, insieme con i custodi e gli addetti intenti ai riti ed alla sua manutenzione, o ai loro lavori artigianali che assicurano attrezzi e sostentamento, ricavando a colpi d'accetta il profilo di una zappa da un pezzo di legno, o intenti a scerpere i rami che intrecceranno il capanno di una puja. Tali fedeli li potrete vedere tra le loro offerte  composte in forme di yantra, sotto addobbi che li porranno più in intimità propizia con il dio.

Una volta discesi e che si sia di ritorno nel villaggio di Pali, che si ritroverà immerso tra i coltivi circostanti di betel, lo si lascerà per un arteria che corre più a sud, costeggiando i bordi  dell'altopiano che insistono  sulla destra, fin che non li affronta e li risale svoltando per alcuni tornanti. Ci attende una distesa più arida che non il fondovalle, tra dimore e recinti di pietrisco. E  quando già si preanuncia Dudhai, d'improvviso tra la sterpaglia compaiono le prime testimonianze del suo illustre passato, dei complessi di tempietti.


I piccoli edifici di culto cubiformi, con una lastra per tetto piatto, ove essa ancora sussista,  consistono  del basamento e del muro del jangha
 e presentano la sola apertura del portale d'accesso,


  fasce puramente ornamentali - a scacchiera, di fiori di loto pienamente schiusi , diamanti e rosette,


 


 


 

 lungo le pareti si alternano a delle fasce in cui la decorazione di arcuati chaitya, a ferro di cavallo, è il coronamento di edicole di statue,


 


 

 

Altri recano nella loro nudità parietale il solo intaglio in una rientranza delle statue delle deità celebrate- Ganesha danzante,
Kartikkeya sul veicolo del pavone, Gaya Laxmi che degli elefanti irrorano dell'acqua celestiale del Ganga.
Il villaggio di Dudhai cui la strada perviene serpentinando nell'arido incolto, è così scabro e sparuto nella sua dispersione di case, che nemmeno riesce ad avvivare, nostalgicamente, il rovinoso e romantico contrasto tra la sua realtà presente ed il suo grandioso passato, quando Abu Rihan Alberuni nell'XI secolo ebbe a parlarne come di una grande capitale. Ma basta superarne l'abitato, inoltrandosi per la vasta aspra distesa che si apre al di là delle case, forse .il  bacino prosciugatosi di un antico talab, per vedere concretarsi,  il fantasma della sua perduta grandezza, nell'alto sikkara che si profila dal rialzo della depressione incolta.
E' ridotto al suo riassestato cuore di pietra,  periclitante sopra ciò che il restauro ha ricomposto del tempio vishnuita di cui  è la sovrastruttura.


































Una  doppia entrata , delle quattro originarie,  secondo una pianta che noi occidentali diremmo a croce latina, sulla sommità della piattaforma dà accesso al deambulatorio,ora tamponato, che volge  intorno a due oppos(i)te celle contigue, o garbagriha, con in  comune il muro di fondo,  ed entrambe  dedicate  a Vishnu.
 Quando il general maggiore Alexander Cunningham vi venne tra il 1874 ed il 1877 , quale direttore generale dell'Archaeological Survey of India,

per conto dell'autorità British, ritrovando il villaggio di Dudhai ridotto a un insediamento di appena 40 persone, il tempio non presentava più alcuna icona statuaria di rilievo, non v'era alcuna traccia di piedistalli di statue, già i rilievi delle trabezioni dei portali erano stati rimossi, e  tra le due camere centrali vi era una porta, che pregiudicava l'ipotesi che il muro in cui era stata aperta avesse potuto fungere da supporto alla statua di un dio, sicchè egli  ebbe a supporre che fosse un tempio Jain, con le statue dei 24 tirtankharas, o profeti della fede jainista, allocate nelle due camere centrali
 Il  mandir  precede la magnificenza residua del tempio ulteriore, che immette con un accesso unico alla sala, o mandapa, il cui splendore è tutt'uno con quello dei garbagriha dei tre santuari che vi si affacciano nei loro portali,  ognuna per ciascuno degli dei della Trimurti hindu, Brahma multicefalo,

Shiva danzante Nataraja,  Vishnu. Ai tempi del sopraluogo  del maggiore Cunningham  erano ancora in rovina le camere dei gargagriha laterali, il che spiega perch lo ritenne uno dei rari esempi di un santuario dedicato al dio Brahma.

 
Nei domini dei Chandella un tempio similare, con tre santuari in onore di tre manifestazioni diverse del dio Vishnu, ricorre a Makarbai, nei pressi dell'ulteriore loro capitale, Mahoba, confinata ora nellUttar Pradesh.Il suggello di un richiamo innegabile può essere il diamante macroscopizzato che ricorre in entrambi i templi
















 


( immagine del tempio di Makarbai)
Portali, trabeazioni, pilastri, sono uno sfarzosa ostentazione di motivi ornamentali hindu  secondo i modi in cui  li stilizzarono le maestranze Chandella, in volute serpentinanti e ondulate, architravi reticolate a  scacchiere,



che richiamano la loro ricorrenza nelle trabeazioni della sala del  mandap e del portico d'accesso del più grazioso dei templi di Chandpur,  l'altra vicina capitale dei Chandella-, o altresì impreziosite  con rilievi di corolle di loto dai larghi petali, di fiori cuspidati nell'intradosso, o aggettanti con acuzie nella fascia sottostante, come si dà nella trabeazione del portale d'accesso alla cella brahmanica, mentre sono  ovunque sovrastanti musici e danzatori, tra colonnette che incastonano diamanti.
Kirtimukka figurano nel rilievo a T maiuscola, dei pilastri, che riconnette vasi fogliacei dell'abbondanza, secondo una variazione ch'era presente già nei portali dei tempietti sulla via di Dudhai,  mentre nell' effusione vegetale dei vasi  riaffiora un naturalismo non ancora geometricamente stampigliato, secondo il diktat degli standard di Khajuraho, ch'è tipico dell'arte Gupta fiorita nelle vicinanze di Deogarh e Behati.
Di particolare bellezza sono le colonne laterali del portale del Garbagriha del dio Brahma,  un dado dal design di eleganti volute ne rinserra le spirali ascensionali del fusto, prima del suo concludersi campaniforme, come campaniforme ne è  il capitello.


E ancora due tempi jain,


una statua  di Varaha, l'incarnazione in forma di cinghiale del Dio Vishnu,


 con tutto il complesso delle  deità hindu arricciate addosso come ne fossero i peli,

in una simbiosi di naturalismo e simbolismo, che ritroviamo identica nella scultura più grandiosa che fronteggia il tempio Laksmana  di Khajuraho.
Sulla via poi del rientro,   la si lasci pure, Dudhai,  ma per  il rilievo dirupato sulla sinistra della piana che ne fu d'ingresso, e si badi bene, nell'aggirarne il profilo, di non discostarsene, tra le piste che insabbiano. Solo così si raggiungerà,ora tra un'orribile ingabbiatura di cemento, l'alta scultura rupestre della incarnazione di Vishnu nel leone-uomo Narashima:


Spettacolare e impressionante, più di quanto si possa oramai dire che sia bella, talmente la superficie ne è stata erosa, al punto che le venature della pietra sembrano fibre legnose.
Un horror a cielo aperto, il dio digrignante nella sua ferinità appagata, non senza che ne trapeli il gusto dell'eleganza, nei resti rupestri dei diamanti che lo ornamentavano. Poco più o poco meno che la propria sagoma di malcapitato tra le sue grinfie, ciò che resta, invece, della presunzione di inattaccabilità di Hiraniakashipu. . il Ricoperto d'oro,  nemico impenitente del proprio figlio adoratore di Vishnu. Né di giorno, né di notte, né da un uomo né da un dio, né da un animale, né dentro né fuori il suo palazzo, avrebbe mai potuto essere ucciso, secondo quanto Brahma gli aveva accordato, ed infatti al crepuscolo, da un uomo leonino, né vero  uomo né vero animale, sortito istantaneamente dalle colonne del palazzo, dunque né da dentro né da fuori, da Narashima egli fu sventrato con gli artigli, ineccepibilmente.
Ed il crepuscolo è  l'ora ambigua del distacco e del nostro rientro, felice e dolente, nella quotidianità di Lalitpur festosa di frutti nei suoi bazar.



martedì 3 settembre 2013

fisica eucaristica del soprannaturale e mondo immaginale

Nella sua più recente opera “ Il Paradiso alla Porta”, Fabrice Hadjadj, definendo i principi di una fisica eucaristica del soprannaturale,  in riferimento a  Jacques Maritain immagina l’”altro spazio” del corpo glorioso del risorto, come “qualcosa che é presente in ogni luogo senza esservi contenuto” che avvolgerebbe il nostro ambito senza esserne un contenitore ( “ non come un recipiente più vasto, che solamente amplierebbe le sue dimensioni senza elevarle a un altro ordine” a pg.380 dell’edizione italiana). Tale è il cielo della sua presenza “tutto in tutti”, per la quale è presente ovunque senza essere localizzato, “ senza essere limitato da quella data “ porzione di spazio. Presente “ secondo il modo della sostanza “, dice Tommaso, e non secondo “ il modo delle dimensioni” ( pg.382).

Ma non è tale altro spazio lo stesso vuoto "sanyata" o "akasa"  che “ fornisce “spazio a tutti gli  esseri per vivere, muoversi e avere il loro essere-all’ Essere di essere” ( Panikkar, Il ritmo dell’ essere , pg 304) , ossia ciò che per l'hinduismo è l’eterno in cui siamo come cose viventi di questo mondo temporale,  non è forse come Krishna si spazia nella Bagavadghita,  “ Tutti gli esseri risiedono in me , ma io non risiedo in loro”, il mio Sé sostiene tutti gli esseri, non risiede negli esseri ed è la causa del loro esistere” ( Nona Lettura).

Altresì non corrisponde forse allo spazio del mondo immaginale , o Terra di Resurrezione, intermedio tra il mondo intellegibile angelico e quello sensibile terrestre, dei Platonici di Persia del ceppo di Shoravardi , l’ascesa al quale, prefigurata dalla nostra immaginazione attiva, nel farci corpi sottili di materia spirituale, ci priva di ogni localizzazione?

domenica 1 settembre 2013

Come allora esulta ( Haiku)

Come allora esulta
a me incontro e dimmi
"Io ancora vivo!"

a Sumit Sen ( 2007-2009)




venerdì 30 agosto 2013

Seamus Heaney The blackbird of Glanmore Traduzione






The Blackbird of Glanmore

On the grass when I arrive,
Filling the stillness with life,
But ready to scare off
At the very first wrong move.
In the ivy when I leave.
It’s you, blackbird, I love.
I park, pause, take heed.
Breathe. Just breathe and sit
And lines I once translated
Come back: “I want away
To the house of death, to my father
Under the low clay roof.”
And I think of one gone to him,
A little stillness dancer –
Haunter-son, lost brother –
Cavorting through the yard,
So glad to see me home,
My homesick first term over.
And think of a neighbour’s words
Long after the accident:
“Yon bird on the shed roof,
Up on the ridge for weeks –
I said nothing at the time
But I never liked yon bird.”
The automatic lock
Clunks shut, the blackbird’s panic
Is shortlived, for a second
I’ve a bird’s eye view of myself,
A shadow on raked gravel
In front of my house of life.
Hedge-hop, I am absolute
For you, your ready talkback,
Your each stand-offish comeback,
Your picky, nervy goldbeak –
On the grass when I arrive,
In the ivy when I leave.



Il merlo di Glanmore

Sull’erba al mio arrivo,
Colmando di vita la calma,
Ma lesto a volare via
Alla prima erronea mossa.
Nell’edera  poi quando parto.

Sei tu, merlo, che io amo.

Parcheggio, sosto, sto in ascolto.
Respiro. Appena respiro e siedo
Quando versi che un tempo tradussi
Ricompaiono: “Voglio andarmene

Alla casa della morte, presso mio padre

Sotto il  basso tetto d’argilla”



E penso a chi a lui giunse,
Piccolo danzatore dell’immoto-,
Figlio rivisitante, perduto fratello,
saltellante per il cortile,
Quanto mai felice di vedermi a casa,

Alla fine di un primo nostalgico trimestre

E penso alle parole di un vicino
Molto dopo l’incidente:
“L’uccello  su quel  tetto di rimessa,
La sù in cima per settimane-
Non dissi niente allora

Ma quell’uccello non mi è mai piaciuto”

La serratura automatica
Si chiude di scatto,  il panico del merlo
E’ di corta vita,  mentr’io per un secondo
Colgo la vista di me stesso
Dell’occhio dell’uccello,
Un ombra sulla ghiaia rastrellata,

Di fronte alla mia casa della mia vita.

Sorvola- siepi, tutto
Sono per te, 
 La tua risposta pronta,
Oogni tuo  ritorno ritroso,
Picchiettante, nervoso il tuo becco d’oro -
 Sull’erba quando arrivo,

Nell’edera quando parto..





Il poeta, di ritorno nel cottage di Glanmore, dove vive da che nel 1972 durante i Troubles  lasciò l’Ulster per la Repubblica d’Irlanda, fra le montagne Wicklow a sud di Dublino, accettando l’offerta della sua proprietaria, Ann Saddlemeyer,  ritrova un merlo, il cui muoversi saltellante,  il volare via e l’essere schivo di ritorno, come in risposta ad un richiamo, nel picchiettio del suo becco, gli rievoca  l’accoglienza gioiosa e vivace e al tempo stesso restia, che al suo ritorno a casa al termine del primo trimestre scolastico presso il St Columb College , gli riservava  il fratellino Christopher, morto a quattro anni per un incidente stradale nel 1953,  una tragedia familiare rievocata già in Mid-term Break,
Questo ricordo straziante  è al cuore dell’amore del poeta per il merlo, insieme alla rammemorazione dei versi di conforto religioso, che riconducono la morte del fratellino al suo ricongiungimento con  il Padre celeste.
Un merlo s’aggirava sui tetti di una rimessa di casa tempo addietro la morte del fratellino, un presagio della  tragedia che sarebbe occorsa, per una vicina di casa timorosa dei segni infausti.
All’ andarsene del poeta, nemmeno lo shock dello scatto della serratura della sua vettura distoglie il merlo più di tanto,  nei cui occhi il poeta si vede come un’ombra di residuo passaggio nella casa della vita, come se sotto le sembianze dell’uccello l’avesse visitato lo spirito révenant  del fratellino, in attesa, come il merlo che il poeta  ritrova puntualmente tra l’edera alla partenza, di un suo ritorno in Glanmore prima del ricongiungimento ultraterreno , dentro la “ human chain” familiare dei vivi e dei morti.,  secondo la titolazione di quella che sarà l’ultima raccolta di Seamus Heaney, ch’è espressa dal ritorno circolare dei primi versi alla fine del componimento.

Per un commento più puntuale si veda il magnifico sito:
oppure
o si può udirne la lettura toccante da parte dello stesso poeta in


giovedì 29 agosto 2013

Del bufalino neonato ( delnew baffèlo), e di uno scontro edificante con una sacra vacca.

Del new baffèlo, e di uno scontro edificante con una sacra vacca. 

"Ancora pioggia e pioggia. Ma quale guadagno... solo sessanta rupie oggi. Anche per mio padre-mi dice oggi al telefono Kailash- le cose vanno male nei campi perché piove così tanto. Piove troppo di continuo per il sesamo e le lenticchie nere, i semi sono già cresciuti, basta poco per questo, quando c'è il sole la bocca di tali semi automaticamente si apre, e se poi piove a distanza di giorni, per un’ora, non ci sono problemi, ma e se la pioggia non finisce cadono a terra e vanno perduti. La pioggia spezza anche i fiori di sopra, quando di sotto 
le piante hanno già i semi, e così quei fiori non producono i loro semi... Sarebbe stato diverso se mio padre avesse piantato soia... Ma ho una buona novità da dirti... è nato un altro “ Lalosha”.
"Hai un altro bufalino maschio?
Si, è nato due giorni fa, ma mio padre me l' ha detto solo ieri. Stavo per telefonarti per dirtelo quando mi hai preceduto:..”
So talmente bene come al contrario della nascita di un figlio, il riscontro che il bufalo sia maschio costituisca più una mancata fortuna che un lieto evento, che mi sono sorpreso della contentezza di Kailash, e non ho saputo felicitarmi con allegria.
Come proprietario indiretto dei suoi bufali ho espresso piuttosto delle brutali considerazioni di mercato. “ Se fosse femmina dopo tre anni ci guadagnerei 14.000-15.000 rupie, il fatto che sia maschio mi consente di ottenere dalla vendita 10.000 rupie”
“ Non è poi gran differenza...
Ma ne era già orgoglioso come di un figlio forte e robusto, “ perché , mi ha detto mio padre, è molto vivace e vigoroso perché è nato in ritardo”.
Il problema era la bufala madre , che non lasciava avvicinare nessuno, s’imbizzarriva spaventando gli altri mandriani se era condotta nella giungla, non voleva saperne di dare il latte ad altri che al suo secondo "Lalosha". Prima lei non era così"
“Prima che perdesse la bufala, questo novembre?
“ No, ma non parlarmene ancora, o non riesco più a discorrere con te”
Dunque l’ama ancora come una sua creatura perduta, la piccola bufala che a sua insaputa era rimasta vittima di una caduta accidentale, scivolando e battendo la testa al rientro della giungla.
Quella domenica pomeriggio, quando gli venne stato detto della morte della bufalina, per pranzare non aveva atteso il mio arrivo in bicicletta al villaggio natio , che gli avevo annunciato per telefono quando ero ancora nel villaggio adivasi che è a pochi chilometri di distanza dal suo, ed all’arrivo era rimasto a giacere senza alcuna creanza, come se disdegnasse anche solo di salutarmi per starsene , in un dormiveglia, disteso al suolo del nostro negozio.
Poi la sera , dopo avermi detto tutto al termine della cena, aveva avuto una sfuriata contro i suoi genitori che gli avevo taciuto ogni cosa fino a che non era venuto a sapere da altri della morte della bufala, sorpreso di non averla ritrovata nello stallino, e si era allontanato da me, di malagrazia, incattivito che così 20.000 rupie fossero andate perdute, nella sua estrema miseria, per piangerne poi la perdita come di una sua bambina nel lettone grande dei nostri piccoli, che si erano già addormentati, raggomitolandosi in cerca della vicinanza del loro calore per lenire il dolore.
Forse non voleva parlarmene anche perché il ricordo rinfocolava i suoi odi dei suoi genitori, i l suo risentimento nei loro riguardi perché crede di non avere ricevuto da loro ciò che hanno riservato al fratello e alla sorella, per averlo lasciato libero quanto senz’aiuto,si limitato a dirmi che la bufala era aumentata di energia perché il padre l'aveva nutrita con buoni alimenti, " c ed il discorso è scivolato verso le questioni delle sue difficoltà d’accesso al’interno della stazione ferroviaria, poiché la polizia non gli consente di entrare in immediato contatto con i passeggeri ed i turisti che necessitano del trasporto in autorisciò.
Ma lo angustiava tornare a parlarne, e si è dilungato con me al telefono sul problema persistente, solo per ironizzare ferocemente sulla mia proposta di tentare di entrare nella stazione ferroviaria con un biglietto per Mahoba od una stazione ferroviaria più ancora vicina.
“ I poliziotti mi direbbero: "Why do you stay or speak with the tourists? Go, go to Mahoba with your ticket” spingendomi sul treno. Ed allora non mi resterebbe che salire e andarci e fare ritorno più tardi..”
Ma un incidente serio era appena successo in giornata, su cui si compiaceva nel tono di dilungarsi.
“ Sai, il barbiere alla guida di un tuk tu,k che ha un amico australiano, e che entra nella stazione ferroviaria d’accordo con la polizia? Stamattina, vicino alla stazione degli autobus, ha avuto un brutto incidente in autorisciò proprio con un agente di polizia come suo cliente. Si sono scontrati con una vacca ed il poliziotto si è rotto una gamba, finendo all'ospedale. Ora il barbiere ne avrà per 25.000 rupie solo per pagargli i costi delle cure in ospedale. Tutto il vetro davanti è rotto. Altre decine di migliaia di rupie per i danni...”
“ Bad life, bad karma...” sono state le sue conclusioni morali intimamente soddisfatte. “ Non ce n’è per nessuno a casa sua...”
Non minor compiacimento provavo io stesso, nel vederlo oggi rigettare un individuo cui si è rifatto, fino a non molto fa, rammaricandosi , o apertamente dispiacendosi di non essere stato così intelligente, o "ciatur" nel senso indiano del termine, da profittarsene  di me  come colui del suo amico australiano, conducendo una bella vita vivere a sue spese e non riservandogli in cambio che dal e chappati come suo ospitante.
“ E la vacca?” ho divagato.
“ Nothing”
Niente, si è fatta, per fortuna del barbiere- driver. L’avesse accoppata, la sua uccisione gli sarebbe costata 50.000 rupie, e siccome sarebbe stato l'uccidere "la madre della vita", l'incidente sarebbe stato considerato infausto, e nessuno avrebbe più cercato di avere contatto con lui, o con i suoi figli e i suoi familiari.
“ Ma io vado piano. Se gli altri conducenti impiegano quindici, venti minuti per raggiungere la stazione, io ne impiego anche trenta. I lose fuel, time, but I save my life and my tuk tuk…”
"Bravo, tik-è, it's very good Kailash..."
“ But it’s raining, raining, only raining”
E la pioggia ha così impregnato le pareti di casa, della mia stanza, che l'amico dovrà controllare che i miei libri non si siano ammalorati sui ripiani degli "almari" dove stanno riposti. Fosse il caso, li avrebbe messi nella grande cassa in ferro della cucina.

“ And now the light”. La luce era saltata di nuovo


mercoledì 28 agosto 2013

Happy Krishna Janmashtam

"Ajay mi ha telefonato una seconda volta perché oggi è il compleanno di Khrishna, il Krishna Janmastham, e servono pomodori, cetrioli, per la puja in casa di stasera, "mi ha detto in mattinata Kailash al telefono, senza sapere che mi stava tranquillizzando,, nella mia apprensione che ogni telefonata improvvisa rechi lo strazio di quel giorno: " Oh, my Sumit, no more life..." Forse è il ricordo del nostro sventurato bambino che anch'egli ha distolto dalla mente, quando si è arrestato dopo avermi detto che i preparativi e la puja sono simili a quelli che si fecero per il taglio dell'ombelico di Chandu.
Ed ha ripreso a parlarmi , di li a poco, della ragione già a me ben nota del suo avvilimento , che mi aveva confidato ancora ieri, e su cui ero tornato io stesso stamane, prima che la seconda telefonata da parte del figlio, per conto della moglie, mi inducesse a riparlarne oltre.

" All'aeroporto di Delhi, nelle grandi stazioni ferroviarie, ti ricordi a Locknow? se non sei un passeggero, per entrare hai bisogno di fare un biglietto d'ingresso di poche rupie. Ma i poliziotti in Khajuraho non lo consentono a noi autorisciowallah , lasciano entrare solo pochi fortunati, questi possono così avvicinare per primi i turisti e i viaggiatori locali e farli propri clienti, lasciando senza guadagno noi che siamo obbligati a restare all'esterno. Coloro che accedono sono quelli che come Aklet, od il barbiere della mia stessa casta che ha un amico australiano, fanno loro dei favori, danno dei soldi, portano da mangiare, tagliano i capelli, puliscono la casa, che di tutto sono pronti a fare per loro, ma così facendo diventano gulam, dei loro servi. E io non voglio diventarlo".
Piuttosto, pur di salvaguardare un guadagno che per questi motivi ieri era di nuovo svanito, si era detto disposto a sfidare il divieto, e se veniva fermato, a fare sotto scorta sette ore di viaggio in treno, fino a Gwalior, per renderne conto alle autorità. "Non ci finisco in prigione, nel jail, per questo", ma l'infrazione gli sarebbe costata 2.500 rupie.
" 1.500 di penale, e 1.000 alla polizia al seguito..."
O altrimenti, stamane, avrebbe voluto,che al mio rientro in India scattassi foto, e mi recassi a Delhi, dalla polizia ferroviaria centrale, per sporgere denuncia , forte del mio status protetto di straniero residente.
" C'è poi la mafia, ha seguitato, oscurando la voce e facendola amara alla pronuncia della parola" mafia", ci sono quelli di cui i poliziotti hanno paura, queste persone basta che dicano "bad words", delle male parole, e sono lasciate entrare e possono fare poi tutto quello che vogliono. Ti ricordi di quella volta, che siamo andati a Varanasi, e ho incontrato un uomo dalla pelle scura che mi ha detto di essere "cior", ladro di pocket money? Poteva fare il ladro di portafogli perché la polizia per paura faceva finta di niente. Infine ci sono i politici e i loro protetti, e basta che i primi lo facciano sapere, anche con una telefonata a distanza, e i loro uomini possono entrare in stazione come e quando vogliono.
Ah, non possiamo farci niente, noi povera gente, proprio come dei dalit!"
In realtà, nella sua mente al contempo si stava concretando a tutto tondo l'immagine del brahmino Gautam, il proprietario del nostro ufficio del Bapuculturaltours, che dà sul cortile dell'edificio che sta diventando un suo futuro albergo.
" Sai no, di lui, che è del Congress Party, che la sua famiglia di hotel ne ha già altri due, gli basta una parola e quelli non si oppongono più e fanno tutto ciò che lui chiede. Potrei proporgli di essere il suo autorisciò wallah quando l'hotel aprirà."
Certo , tenteremo prima la via legale, ma sapendo dell' India, come oppormi, o contrastarlo , se si decideva per tale richiesta di favori? Happy Krishna Janmastham, amico mio Kailash.









sabato 24 agosto 2013

Raining, raining, raining, only raining

Raining, raining, raining, only raining

Giorni or sono Kailash non si dava pace per l'inclemenza dei monsoni. Era esasperato dalla loro frequenza.
Ieri notte pioggia a dirotto e bum bum ( tuoni). Pioggia ancora stamattina, pioggia anche questo pomeriggio, pioggia tutto il giorno.
Al cellulare, era bloccato lontano da casa sul tuk tuk, senza che nessun cliente si avvicinasse sotto la pioggia che cadeva a dirotto. Nei momenti di breve tregua  si era recato al vicino bazar di frutta e verdure, il giovedì essendo il giorno del mercato, ma nella malta non più di dieci erano i banchi, e non vendevano che pochi vegetali, sempre più rincarati e venuti da altrove. Ananas , la sola frutta,  che irrobustisce tanto Chandu. Per questo quando tutti si ritrovano in casa, egli  fa la lotta con tutti e a tutti dà "marna". Ed a sera il protrarsi della mia telefonata, dopo che durante il giorno, standosene fuori casa, Kailash si era nutrito solo di qualche somosa, ha compromesso che potesse finalmente sfamarsi cenando in santa pace, perchè durante il suo prolungarsi è venuta meno la luce, e le pietanze sono precipitate nel buio.
E non era finita. Erano i giorni della festa "di fratello e sorella", dei ricongiungimenti familiari da un capo all'altro dell'India, nella sua casa è sopraggiunto il nipote Ashesh, e Ajay per le festività si era recato al villaggio natio il giorno prima, presso i nonni, ma per la pioggia né Ajay riusciva a lasciare il villaggio, né Ashesh a raggiungerlo.
"It's raining, raining, raining!...", mi diceva un Kailash che non ne poteva più, nel tuk tuk dove a causa della pioggia era confinato da ore.
" Raining, only raining". E che dire degli indumenti lavati da Vimala che non si asciugavano mai.
Ma ieri, forse perché era riuscito nonostante gli inconvenienti seguenti a raggranellare un buon "kamai", con animo quieto veniva con me rivivendo una iattura ancora più dura causata dalla pioggia, il danno al motore dell'autorisciò provocato dall'acqua piovana che vi si era infiltrata, raggrumandosi con polvere e sabbia.
La sua rabbia era volta piuttosto ai soliti turisti, degli hotels five stars, che a differenza della coppia di giapponesi poveri, di quel mattino, rimasti in panne per gli inconvenienti al motore, lo disertano sistematicamente, quei miserabili ricchi "that pay money, money, money, and don't see nothing, nothing, nothing".
Si era trattato di un danno al motore per cui oggi, di sabato, ha ricondotto pazientemente l'autorisciò fino a Chhattarpur per il ricambio delle componenti avariate. E stanco e contento l'ho così ritrovato nel frastuono dell'officina , che poi si cibava di dal e chappati in una dabha sulla via del ritorno, pronto a cenare al rientro a casa, per un buon sonno in vista dell'arrivo di due treni carichi di potenziali clienti domani di buon mattino, nel clamore di fondo di Chandu giocoso.