| 2014, febbraio 2016 | ||||||
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Poco prima del sinuoso ingresso nell’intrico della vecchia Khajuraho, così simile all'arroccamento tra le sue mura del suo riottoso* induismo, si apre sulla sinistra la stradicciola da intraprendere per iniziare il nostro itinerario, che costeggia l’acquitrino del Ninora Sagar. Nel suo breve tratto iniziale, un maialucolo nero che s'intrufoli nel vostro percorso lasciando le sue abituali immondizie od il liquame di scolo, delle donne alla pompa dell'acqua con accanto il loro vasellame metallico da rilavarvi, od intente ad intrecciare con la paglia dei cesti, altre che sopraggiungono tra greggi ed armenti nel clangore dei loro campanacci, con in testa un carico di sterpi o recando il loro fascio dell'erba stagionale, delle bambine che spalmino di sterco propiziatorio la soglia di casa, tra lo strombazzare di autoricksaw e di motociclette, di trattori agricoli o vagoni di trasporto, consentono di essere pienamente immersi nell' India anche a chi ci si ritrovava soltanto, mentre ergentesi sull’arginatura del bacino del talab, già si prospetta il primo dei templi della nostra peregrinazione mirabile, il tempio al dio Brahma *, come erroneamente siamo indotti a denominarlo dalle supposizioni locali. indissociabile.
Dall’alto
della scalinata, ultimata la visita del tempio con la
circumambulazione esterna del chaturmukkha,
il bacino lacustre del Ninora talab si offre alla nostra vista sino
all’opposta sponda, in cui pascolano e vanno in ammollo bufali
e circolano bambini. Di fronte invece all'entrata del tempio,
il vecchio villaggio ci concede a sua volta un suo brano
significativo che ci anticipa la fatiscenza, sino allo sgretolio
estremo, in cui ritroveremo superstiti negli ulteriori villaggi
gli edifici di fango, in contrasto con il rosso fulgore dei
filari di mattoni cotti in cui resistono all’usura del
tempo le murature delle altre costruzioni tradizionali, tra il
sovraergersi, sopravanzante, dei fabbricati più recenti, e di
piani aggiuntivi, con supporti in cemento e travature metalliche.
Presentano,
le case in mattoni, le forme grezze e solide che consentono le
intese edilizie tra capomastri e committenti , secondo la
logica architettonica, o Vastu
vidya,
che sovrintende il fabbricare hindu dalla notte dei tempi dei Silpashastra*,
gli antichi trattati canonici che tali norme rielaborarono. Sui
dossi che si avvallano tra le rovine di alcuni edifici diroccati, se
non è la stagione delle piogge ci apparirà l’
altra più alta nota di colore, ocra, del paesaggio rurale,
dataci dai pani di sterco stesi al sole a seccare, nel brillio dei
filamenti di paglia incorporati. Ci si offra a tutta la loro vista
benefica, è il loro consumo energetico, per la cottura
dei cibi, il riscaldamento, o la messa in fuga degli insetti molesti,
ad opera delle dense fumigazioni che ne emanano aromatiche, che
salvaguarda gli alti fusti e il diramarsi degli splendidi alberi che
vedremo frondeggiare tra i coltivi:
E
già non c'è tregua alle nostre emozioni, Come cessano i
caseggiati da cui si risalga in strada, oltre tutta l’
immondizia e la verde pastura dell’ immensa radura successiva,
in cui pascono copiosi quanto stenti armenti, e bambini e
ragazzi hanno la buona grazia di allestire oltre il rivolo di scolo
un campo di cricket, alla vista si dona tutta quanta la grazia
del tempio Javari, sullo sfondo d'incanto dei rilievi *Vindhya,
mentre sulla sinistra si profila la mole del tempio Vamana.
Tornati
dalla sua visita a rivedere il cielo di questo mondo, solo poche
centinaia di metri di aperta radura ci separano più oltre
dalla cancellata che racchiude il tempio Vamana,** dedicato anch'esso
al dio Vishnu, ma nella sua incarnazione,
in Vamana Trivikrama.
Lasciati
alfine gli antichi templi Chandella, per disaffaticare la mente ci si può
addentrare nel recinto calcinato, che tra edicole sparse,
sfusi yoni e lingam e devoti Nandi in adorazione di Shiva,
ospita un tempietto di Durga* ed uno di Hanuman*, come anticipano le
bandiere rosse e gialle all'ingresso, e sulla soglia del tempio di
lato della Devi, due leoni in pietra colorata, che minacciosi
ringhiano ai bordi del cancello d'entrata. I templi riposano all'ombra
eminente di piante sacrali d'alto fusto tra le quali , su un peepal ed un neem,
-venerabilissime e venerate piante su cui rinvio il discorso ad una loro
comparsa più fenomenale,- grandeggia un banyan, o bargad*, la cui chioma
tracima la cinta muraria. E il banyan, a insegna dell India, pianta epifita che
fino a farsi gigantesca cresce da un seme ch'è albergato da una pianta
ospitante, fino a tal suo grado di detrimento checon le radici che emette,
a guisa di tronchi, la strangola fino a farla morire. Cielo ed aria, od
acqua piovana, al banyan occorrono ma non bastano, per questo si protende
al suolo con i grovigli delle sue radici aree e le loro barbe soffocanti, che
consentono di ravvisare i banyan inconfondibilmente
Tra le foglie lustre, ovali, dal picciolo
ghiandolare ove se ne diparte la nervatura della lamina fogliare , alle
estremità dei rami ne crescono a coppie i fichi rossicci, senza invece alcun
loro peduncolo , ospitando ciascuno finanche ottanta vespe inoffensive .
Ma tali parassiti non scoraggiano di certo a nutrirsene uccelli e scoiattoli,
sicchè l'albero è preannunciato alla vista dai suoi ospiti canori che vi si
affoltano, in primis i pappagalli dal piumaggio smeraldino..
(La
cenere sparsa sotto il trisul, o tridente di Shiva, la quiete in cui
tutto riposa all'interno del complesso, compresi il custode e
l'officiante immersi nel sonno, mentre solo qualche refolo di
vento può sommuovere le bandiere rosse e gialle, è la
serenità del Dio tremendo che soggiace immanifesto, nel
tormento mentale che qui cerchi sollievo.)
Il
seguito del percorso
si addentra in un breve succedersi di casolari, e rustici e stalle,
ch'è di conforto alla rianimazione spirituale del tempio
Vamana cui gravitano intorno,quasi che senza il loro soccorso e degli
alberi che gli frondeggiano appresso, esso già fosse poco più
che un caro estinto monumentale, fino a che dal fondo sterrato emerge
il profilarsi dell'asfalto che ci reca sollievo. Le sue anse lasciano
sulla destra una spianata dai caldi colori, tutto un intrecciarsi di
piste tra le radure che ospitano nei giorni di festa giocatori di
cricket, con occasionali wicket, per inoltrarsi tra i coltivi e
l'addensarsi delle grandiose piante che li recingono, una
moltitudine che si infittisce in lontananza, contro lo stagliarsi
all'orizzonte delle alture montuose, che appaiono più
ancora alla vista quali dei maestosi rilievi nelle loro alture
dimesse-
Se
invece si prosegue fronteggiando il tempio Vamana, ci si ritrova
nella pulverulenza dello slargo di piste, che si dipartono l una dall
altra per ricongiungersi insieme, nell’aridità di una
vegetazione stenta ch’è di nutrimento solo a volatili
saltabeccanti Spuntano massi qua e la disseminati, o singolarmente
disposti circolarmente, di rocce di un colore rossastro che emergono
da un suolo di una ferruginosità grigio-giallastra.
il cui fulgore è
avvivato dai pani di sterco che vi sono a seccare al sole tra il
luminìo di steli di paglia.
Al
crocevia di raccordo dei tracciati alcune piante di nim ed un
bargad adombrano bianche edicole templari che reiterano i culti di
Durga e di shiva, come dispiegano alla cognizione del passante i
vessilli che vi frusciano al vento. Gusci di noci di cocco, i residui
delle offerte di passanti.
Poi, risalita la china, si aprono le
distese dei campi ai lati della stradina asfaltata cui si accede.
Fili
spinati recingono i coltivi e fanno barriera. Rare le piante che si
interpongono, per lo più fasci di fusti di bambu, mentre li ingentiliscono gulciatar e besaram,
dei fiori, questì ultimi, che crescono ovunque come ovunque attecchirebbero donne di facili costumi,. Che il nome in hindi dei fiori- campanule connota
Tali recinzioni ininterrotte di
filo spinato. che ai bordi della strada marcano invalicabilmente le
proprietà terriere, precludendoci, come agli animali voraci e
ai ladri endemici locali, ogni libero accesso alla fragranza di
spighe e di steli, stanno
a rammemorarci ad ogni istante che per quanto incantevole, nel nostro
percorso non siamo felicemente regrediti o di ritorno ad alcuna età
dell'oro, sia essa d' impronta greco- latina o il Krita Yuga favoloso
della dottrina hindu dei cicli cosmici, in cui facile sia il
sostentamento, e ignoti gli odi e gli inganni, come durante la
crescita delle colture può illuderci l'incanto dei prati tra
gli alberi di mahua o di neem, o il sopraggiungere nel loro
clangore di lenti armenti di pecore o di possenti bufali,
di un
carro agricolo trainato da buoi nella sua intelaiatura di legno,
Siamo
anche qui, al più, in un'era bucolica segnata dalla storia, e
ben di ferro, per quanto ciclico ne sia il decorso annuale, e più
che il canto degli uccelli tra i rami, è più facile
udire il pigolio dei bimbi che come per strada vi
avvistano quali stranieri, vi si accostano senza remore e riguardi e
vi chiedono all'istante " money, pen, chocolate", senza
tanti "hello sir", o " how are you", che ben
saprebbero come dire, ma non si confanno al sentire che hanno di voi.
Provate
allora a ribattere che l'elemosina va chiesta
rivolgendosi a chiunque sia di passaggio, sia egli indiano o
forestiero, accennate all'uomo che segnato dal lavoro dei campi ride
alla scena sotto immancabili baffi,
" ma quello è mio padre", vi dirà
schernendosi il bambinello ridanciano.
E
tanto silenzio, che grava intorno, rotto solo da trattori e vagoni
agricoli, da trebbiatrici o mietitrebbia che ostruiscono il
passaggio, o che nei villaggi e nella loro ruralità
arcana ne rende metafisici i casolari, è dato dall'esodo dei
campi e dallo spopolamento, per opera dei dalit, soprattutto, che in
cerca di fortuna vanno in città che qui dicono Delhi,
che proprio con il concorso delle loro tribolazioni sollevano
ora il capo tra le altre dell'India, quanto qui sogliono le mahua tra
le piante di neem.
Ai
dalit ed ai contadini sudra non sono bastate le compensazioni
del discrimine di out cast con terreni forzosamente sottratti,
l'accesso
alle macchine agricole è di pochi, essendo per lo più
di costoso noleggio, e insieme con le leggi di mercato, e gli
oligopoli multinazionali, che impongono l'esosità di sementi e
concimi, qui c'è chi fa la da padrone senza sorta di repliche,
su affittuari e vigilanti, sui lavoranti nei campi, con richieste di
canoni, e remunerazioni minimali, che non lasciano
margini di sorta oltre la sola sussistenza.
E
poi l'acqua decide di tutto, che sia disponibile solo quella piovana,
che sia attingibile nei pozzi o pervenga canalizzata, che
arrivi a tempo o fuori stagione, con grandinate esiziali.
Ma
l'occhio , così disincantato, può rimirare meglio lo
splendore dei campi, della loro fertilità assicurata dalla
ferrugine della terra , che non ha nulla del grigiore cinereo delle
polveri di campi aridi o di cremazione, rossa come il sangue
delle divinità femminili qui ovunque onorate, specialmente per
Dusshera, al termine dei nove giorni della festività della
Devi, o per Shivaratri, quando nel tempio Matangesvara si celebra lo
sposalizio di Shiva e di Parvati , o nel giorno primaverile o già
estivo della nascita del dio Rama, omaggiandole di vasi di germogli
di miglio, nelle loro manifestazioni di yogini o di
Ed
oltre i fili spinati, se non è avvenuto appena il raccolto,
nei campi l'osservatore può assistere d'inverno al
crescere di grano e di senape, di ceci e di piselli , di
lenticchie e di sesamo nella stagione monsonica, può
incantarsi al fervere del loro verde rigoglio, ingiallito dai
fiori, o al compiersi della maturazione nel fulgore delle
spighe, in un'aurea alonatura che s'inargenta nei pleniluni
estivi.
E
se così è giunto il tempo della mietitura, vedrà
i campi di grano farsi distese di mannelli per opera della falce,
formarsi covoni tra gli steli recisi che inaridiscono a stoppie,
sollevarsi la pulverulenza della trebbiatura che separa la granella
da paglia e pula. Non immagini alcuna dispersione del tutto nel
vento, diventeranno aurei cumuli sospesi nelle aie e nei campi,
destinati a ingrediente del sostentamento dei bufali, che se ne
nutrirano lenti e placidi, al riparo dal gran sole, sotto i
tettucci di canne in cui è a loro ammannito come gusha*.
E
per chi voglia farsi partecipe, basta familiarizzare con un sorriso,
per potersi attivare al ventilabro di un 'elica, nella
separazione del seme di cece o di pisello dalla pula e dallo stelo, o
nell'infornata nella trebbiatrice dei mannelli di spighe di
grano.
Senza
che qui sia dato come altrove, nel Madhya Pradesh, per le lenticchie
nere, di vederne il raccolto disteso per strada, perché la
prima trebbiatura la facciano le ruote dei veicoli di passaggio.
Ma
or ecco che mentre si è così intenti a pensare*, un
serraglio di casipole rurali che si alzano a capanna sotto i coppi,
costituite di rossi filari di mattoni imbiancati sulle soglie, tra
cui spicca una parete tinteggiata di un celeste luminescente, ci
riconduce ben presto alle nostri peregrinazioni archeologiche,
preannunciandoci oltre la curva, sull'altro lato della
strada,oltre piante meravigliose di choeula, l'apparire, sullo sfondo
dei monti, delle poche e fascinose rovine del tempio Cakramath
rinserrato da una cancellata.
Per
chi vi sia giunto in direzione opposta, dai villaggi del circondario,
è il sepolcro di Bianore che preannuncia la città
imminente dell'antica Kharjuravahaka, ed è ora possibile
rallentare il passo, deporre il capretto
Stanno
su di un culmine roccioso i resti del Kakra Math, a seguito di
un’edicola tra i campi al dio Hanuman, le asperità
scabrose ergendosi a luogo di culto da che in essi sono
impraticabili le coltivazioni
Lungo
la via che s' intraprenda a sinistra per Bamnora, il terreno
si fa ancora più ocra, sempre più rossastro, si
ammanta in campi di terra coltivata a colza che li ravviva con le
sue gialle infiorescenze e a grano di un verde smagliante, se lo
consentono le piogge o l irrigazione. Altrimenti i campi deserti si
fanno pastura di greggi ed armenti, come già nel tratto
precedente, da cui abbiamo svoltato, o suolo di prelievo e di forgiatura
della malta di di laterizi, sconfinando con brulle e aride distese
di arbusti, oppure in cui emergono massi e macigni e
calotte rocciose, o si aprono voragini di scavo di rocce e terre
rosse residuali friabili, terra della stessa terra di cui sono ignificati i mattoni dei casolari che compaiono lungo il percorso.
Rari quelli imbiancati, più rustici, in cui i mattoni si
combinarono con l argilla ed il fango, un aia minuscola
fronteggiandoli immancabilmente con l immancabile tulsi del sacrario
hindu domestico. Al di fuori di ogni orizzonte di aspettative le
poche case cementizie che vi compaiono prima della svolta verso la
dirittura che ci porta a fronteggiare i monti D.*, cosiddetti perchè evocano il
profilo di una dentatura. ai lati una
distesa arida arbustiva a perdita d’ occhio, prima che la
giungla si addensi intorno ai declivi in arbusti collinari quali il
teak- sagoon, o nell'esplosione primaverile di colori delle piante delle
fiamme della foresta , nei loro fiori roseo-arancio-, dette altrimenti l'albero
dei pappagalli o in hindi chalcha, mentre le rocce si fanno anche grigio-brunite.
Volgendosi indietro, apparirà il divallammento che si è percorso, di cui i
saliscendi del percorso hanno ripercorso le ondulazioni, sino al tratto di
foresta che inizia a inerpicarsi oltre la radura arbustiva. In essa, se si è
fortunati, quando l ora volge al tramonto potrànno essere avvistati pavoni che
vi dispiegano la ruota, famiglie di antilopi che traversano di corsa il tratto
in cui sono allo scoperto.
Ancora
un complesso di templi in onore di Durga e di Shiva, preceduti da un sacello
dedicato al dio Hanuman, in corrispondenza
di religiosi sensi tinteggiati di bianco con il tempietto alla Devi
una e trina che si intravede sommatale in altura, affiancato da un tempio più minuscolo in
onore di Narashimah, e si apre nella roccia ora
sanguigna , ora albescente , di feldspati, e cloriti di gneiss,
luminescenti, il varco alfine per Bamnora, il villaggio gemellare
minore di Beni Gangi. Lo ha aperto il corso del Kudar, che appare al
fondo degli avvallamenti che concludono il loro moto ondulare contro
le alture seguenti.
Mirabili
i ghat che vi discendono vertiginosi sotto il fronteggiare di palme,
ove i langur locali trovano la loro eletta dimora.
E'
Bamnora un villaggio che si assiepa in due direzioni opposte, lungo la via
che ne è la dorsale ed ai lati delle viottole che se ne dipartono, assembrando
case di cui poche sono quelle superstiti in terra battuta. Mista a paglia e ad
erba, vi è stata conglomerata in strati successivi, seconda la tecnica
costruttiva del pisé.
Caratterizza varie sue case una veranda antecedente, che poggia su pilastri o
finanche colonne gemine secondo tradizione, ricorrendo il loro abbinamento nei
pochi resti di edifici del passato in stile Bundela che se ne conservano.
Il
villaggio non presenta che uno slargo di raccordo, ove è dato di radunarsi e
sedersi, sulla piattaforma del chabutri che ne attornia il fusto,
intorno al neem che in ogni villaggio indiano del circondario è la
pianta ricorrente nella circostanza.
Pianta medicinale e medicamentosa in ogni sua componente, lo contraddistinguono
le pallide foglioline opposite, fino a nove paia lungo lo stesso ramicello,
concluse al termine da una loro consorella solitaria. Ma è il neem la farmacia
oramai in disuso di ogni villaggio locale, la cui gente non stenta a vantarne proprietà terapeutiche, di ogni
sorta, cui non fa più ricorso. come un tempo. Efficace regolatore campestre
dell'azoto del suolo, è' in virtù dell' azadirachtin, che ne pervade i
semi e che si ritrova nellì olio denominato margosa che se ne
ricava, che il neem ha straordinarie virtù biopestidice ed antisettiche,
antipiretiche, antistaminiche ed antifungiche, che ne spiegano l'impiego per
ogni sorta di malattia epidermica e per la stessa labbra. Nei villaggi i più,
oramai, soprattutto fra quanti sono più poveri,ne utilizzano solo i ramoscelli
per la pulizia- interstiziale- dei denti ed in luogo del dentifricio.
Si
esca sulla sinistra che si sia imboccata dal villaggiio, sul suo versante
opposto rispetto a quello in cui si trova la scuola ed un tempio al dio Shiva.ed al centro della radura
che ci si aprirà allo sguardo vedremo campire l orizzonte e diramarsi in tutta
la sua magnificenza splendida la chioma di una pianta grandiosa di peepal.
Se
Buddha ebbe l illuminazione della sua dottrina sotto una pianta di peepal, è
sotto un esemplare al pari solo di questo, di questo, di questo, che senz'
altro avvenne, non essendone immaginabile uno più magnifico, f
E'
l'eccelso Peepal una pianta di fichi sacrale, che con il banyan cui è sovente coniugata
naturalmente e religiosamente, non è confondibile per le foglie con una esile lingua terminale, e per l'aderenza
al fusto centrale delle sue radici pensili, nelle parvenze di ssue scannellature o costolonature nerborute,
mentre nel banyan calano aree
Ma
laddove immagini e statue votive di divinità, filamenti sacri avvolti
intorno al fusto, bandiere e fasce del tronco tinteggiate elevano a dignità di
tempio vegetale la generalità degli altri peepal, questo esemplare, grandioso più di ogni altro,
in Bamnora ne figura spoglio, proprio mentre due neem accanto
possono accampare tale investitura sacra, adombrando un linga e la sua yoni
stupefacente, in quanto appare essere una vestigia della spogliazione residua
dei templi di Khajuraho, come attesta il sua pattika fregiato di gagarakas.
E'
più facile, però, che i giovinetti che per porsi al vostro seguito rinunciano a
servirsi dello slargo per il gioco dell'hockey o del cricket, vi adducano
piuttosto alla pianta di plum, o jamun, perchè siate l'occasione per
un'abbacchiatura dei suoi frutti, delle bacche simili a olive violacee dal
sapore agrodolce. Meravigliosi ne sono innanzi i fiori, i cui stami si irradiano
ai termine dei ramoscelli come grappoli di fuochi stellari artificiali
Poco oltre si si staglia nella sua grazia dimessa un tempio all' Energia
divina della Sakti, in stile Bundhela, illegiadrito nella sua cella
rettangolare da arcate lobate e dalla sovrastruzione di chattri cupolate intorno alla cupoletta centrale.
Ma
bisogna usare circospezione nel deambularvi intorno, perchè si rischia di
incorrere con le proprie calzature nefaste nell'area adiacente che è sacra a Babbagiu ,
una variante di Hanuman, che vi è venerata in conformità all impilatura di pietre
di un altare quantomai celato alla vista profana dalla vegetazione
ruderale.
Più
oltre, in prossimità del Kudhar i campi si fanno rigogliosi e tra di essi
dispiega la sua chioma un mango grandioso, che dà la riprova di che enormità sia
capace / di che pianta esplosiva esso sia/, se non è costretto nella cattività
di un frutteto, al punto da essere considerato una manifestazione di Prajapati.
Vuole una leggenda che una figlia del dio Sole, Surya, perseguitata da una
strega, per sfuggirle si sia tuffata in un lago in cui si tramutò in un fiore di
loto. Un re di passaggio si innamorò del fiore, facendo a tal punto inferocire
la strega che ridusse il fiore di loto in cenere. E' da quelle ceneri, che è
sorto l'albero del mango.
Di
ritorno al Cakra Math, oltre una cava dismessa, in cui ristà
una pozza dove i bufali amano rinfrescarsi, che precede altre
più ridotte e recenti che danno luogo a fabbriche locali di
mattoni d'argilla, inizia il tratto più lungo del percorso che
ci reca a Beni Gangi, quale meta imminente, costeggiato da
idilliaci casolari ameni, i cui filari infuocati di pietre sono terra
della stessa terra fulgida intorno. Essi appaiono talmente ribassati
nel distendersi a schiera in una successione di soglie, da essere
soverchiati dai tettucci reclini di tegole e coppi ,
quando sia pure di poco non si rialzano a capanna.
Accanto
alle dimore si staccano i porticati raccorciati del fienilucolo e
della stalletta, mentre gli accessi, tramite bancali ornati di motivi
a croce, si dilatano o digradano nell'aia di raccolta degli arnesi e
attrezzi e di bufali e capre, intenti a pascere all'ombra
delle piante che la contornano D'inverno, al calare delle ombre dei
monti, vi si vedono i fumi dei fuochi aleggiarvi sospesi nell'aria
che imbruna. Via via che Beni Ganj si fa più vicino, tra fichi
d'india e palme, compaiono coltivi di menta, di canna da zucchero, ed
agli alberi di mahua e di nem si aggiungono l' himli, manghi,
frondosi pipal. Intanto la strada s'inflette e risale lungo l'alveo
del Kudhar, il cui lento decorso ristagna in uno specchio che pare
immoto, si impigrisce sinuoso tra i massi del fondo senza che ne
trapelino increspature.
Risalito
il dosso, è già prossimo Beni Ganj, che si apre
alla vista come un'apparizione, nelle sue vivide case multicolori,
accese di bianco e d'azzurro, disposte su più livelli e
volte in più versi, tra il digradarvi dei rilievi nel
cui varco s'incunea l'abitatoMeraviglioso è il contrasto
tra i rossi filari dei fianchi delle case , talmente lineari da non
consentirsi che qualche profilatura od una balza sporgente,
ed il bianco od il celeste luminosi di cui sono tinte le
facciate, a ridosso delle quali s'infoltano e diramano violacee
bougaivilles, un contrasto che si fa ancora più intenso
mentre si risale la via d'accesso al centro dell'abitato. Su di essa
si affacciano i portici delle case a pilastri binati, e i muri si
alzano arcani sempre più a vista , finché il suo
percorso, addentrandoci ove la breccia si sospinge fino
all'altro pendio dei rilievi, (non) ci reca allo slargo terminale,
ombreggiato da consueto neem, in cui convergono incantevolmente ben
cinque tra vie e viottole del nostro villaggio
A
conclusione della via sta l'unica casa in argilla, finora
intravedibile in Beni Gangi, morbidamente plasmata sotto le sue
bianche calcinature, mentre se ci si volge a destra , ci si
prospetta una via curva in cui i portici delle case si inarcano
a loro volta, lasciandosi sovrastare dalle sporgenze suggestive
di davanzali e terrazzi, secondo modulazioni che non potrebbero
essere più difformi alle rientranze d'obbligo di
atri e balconi in Chandigarh, secondo Le Corbusier,
così come Le Corbusier in Chandigarh non avrebbe
potuto di meno essere indiano
Sulla
sinistra, due stradicciole confluiscono verso il villaggio adiacente
di Bamnora, ch'è preceduto dal traversamento di un ponte sul
lutulento Kudhar, sulla destra la incantevole via principale ,
cui pervengono le confluenze di vari percorsi, e suggestivi slarghi,
tra case dai portici bassi ribassati anch'essi ad arco, si
diparte verso i campi che digradano a valle, ed ha il suo seguito,
oltre i campi da gioco e di feste del villaggio, i suoi mela
ground, in una strada sterrata che separa i coltivi successivi dai
rilievi incipienti, e dai loro boschivi, situati nell'opposta
direzione. Lungo il corso della via principale è ancora
possibile vedere i ruderi o i ripostigli cui sono ora ridotte le più
antiche dimore di terra cruda di Beni Gangi. Le loro murature
furono costruite in pisè, con il getto di argilla, ghiaia,
paglia e letame quale legante dentro delle casseforme , come è
ravvisabile dai filari di blocchi che si profilano lungo le
loro pareti, quale tratto residuo del disarmo dellestesse casseforme.
L'affianca, più in alto, la via cui dobbiamo risalire
per una traversa, se vogliamo pervenire per il suo tramite al tempio
di Durga.
Sorge,
come quello presso il Ninora talab, all'ombra di un bargad, entro un
recinto, che la accomuna a un tempietto al dio Hanuman e ad un altro
shivaita, anticipato da un cippo in cui il toro Nandi ne
onora il linga .
Ma
è in posizione più rialzata, al termine di una breve
scalinata, ed a fianco di un pendio da cui i rilievi iniziano a
sopraelevarsi sul varco tra i monti Il biancore calcinato
dei rifacimenti dei muri ne attutisce l'antichità originaria
nel nucleo interno, ch'è remoto quale quello dei templi di
Choukha, o di Achatt, nel distretto di Chattarpur, e quanto lo
sono le sue proporzioni eleganti e la sua semplicità formale,
costituita della sola cella senza altra copertura che una cupoletta
su di un tetto piatto, mentre ne disvela l'origine antica
l'ornamentazione interna della saletta della dea,che è quasi
un compendio primario ed elementare dei motivi che ricorreranno con
più profusione elegante a Khajuraho, il soffitto a fiore di
loto, fregi di petali di loto, di triangoli , di angoli inversi
listati, o " renverse hald diamonds", seconda la
dicitura inglese di tale motivo delle palmette.
E
la dea, sotto i bendaggi, non è un idolo fantoccio, ma
una Mahishasuramardini* in forme femminili naturalistiche), intenta
ad accoppare a più non posso il demone Mahisha, ovviamente
emblema del male, tra altre donne sue attendenti e primordiali
leogrifi rampanti .
Una
coppia di giovani sposi, nelle circostanze in cui rivisito il tempio,
ne effettua la pradakshina. Lui ha indosso il turbante ed i vestiti
sfarzosi della cerimonia nuziale, lei, tra delle sue
compagne, è condotta per mano con il volto
nascosto dal sari.
E'
per avere figli, tale rituale?, chiedo a dei ragazzi che mi
accompagnano, aiutandomi, per farmi capire, con il gesto che dilata
il mio ventre in quello di una donna gravida. Confermano
sorridendo. Lo sguardo, dall'altura lieve in cui mi ritrovo, oltre un
tempietto alla dea Shanti e il breve muro di cinta della
deambulazione intorno al tempio di Durga, si volge, per
riposarsi, alla valle sottostante in cui si è svolto il
nostro percorso.
La
distesa dei profili gialli dei campi, irti di steli, si perde nel
folto degli alberi, che s'infittiscono fino alle alture di Rajnagar,
sino all'orizzonte in cui cala il sole.
Tra
di essi, invisibili, le case ed i covili in cui gli uomini e gli
armenti sono di ritorno, o già al riposo, i limitari delle
soglie accese, da cui le donne intente alla cena od al riordino della
quiete domestica, usciranno a salutarmi(ci) sulla via del rientro.
Le
parti testuali in carattere normale di dimensione 12 risalgono al
2016, 2-3 febbraio, le altre al 2014 e sono estratti dal mio testo
sui templi orientali di khajuraho.
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lunedì 8 febbraio 2016
Da Khajuraho a Bamnora, Beni Gangi
domenica 7 febbraio 2016
Un mio piccolo manifesto politico
Un mio piccolo manifesto politico cui chiedo il concorso dei
miei amici in facebook se se ne condividono le linee-guida
Che il degrado pubblico e morale e degli orizzonti di vita
del ventennio berlusconiano abbia fatto
corpo a tal punto con atavici vizi nazionali da non potere essere debellato che
omeopaticamente è indubbio, ma che dovesse significare con l’avvento del
renzusconismo il trasformismo del partito democratico e della vita civile nella
sua trasmissione ereditaria, questo no, era lecito non attenderselo,
almeno sino a tal punto. Dalle riforme
delle istituzioni politiche e pubbliche ispirate
al principio di un uomo solo al comando di ogni ente o istituzione , nella
logica di una democrazia sempre più esecutiva e plebiscitaria e sempre meno partecipativa, alla mano libera e
al lasciar fare alle oligarchie rimaste
o addivenute ai vertici o al comando nella vita economica e sociale, dal job
act alla buona scuola alle nomine ai
vertici, sino al populismo soft antieuropeista, tutto attesta in tal senso dell
operato del governo e delle amministrazioni vigenti.
Ma così dislocandosi ,e creando una disaffezione e ostilità
divenuta astensionismo maggioritario credo che per una sinistra italiana
democratica il sedicente partito democratico e l intelligenthia a lui prona abbiano
agevolato il compito di delineare un ambito ad esso alternativo, in continuità
con quanto di meglio il riformismo italiano, ha saputo esprimere durante i
governi di Romano Prodi di cui vorrei solo indicare i termini salienti
1)La accettazione della globalizzazione come orizzonte
irreversibile del vivere contemporaneo, per essere alla altezza della cui
sovranazionalizzazione dei poteri tecnologico finanziari e delle trasmigrazioni
di popoli e culture e religioni occorre promuovere gli Stati uniti d’un
Europa interculturale, che non
sia ne assimilazione né sottomissione di una cultura e religione all’altra, ma
fecondazione e ibridazione reciproca,.
La difesa del welfare State sarà il contributo alla
globalizzazione della civiltà materiale
europea, ma con il prezzo che necessariamente richiede, la rinuncia ad ogni
forma di assistenzialismo.
2) La coniugazione della difesa dell’ambiente con la crescita
e lo sviluppo nelle guise della terza industriale in corso, con le sue nuove
tecnologie, risorge energetiche
alternative e forme di comunicazione e di accesso e di distribuzione delle
risorse, in luogo di ogni romanticismo economico e di ogni vagheggiamento
reazionario di decrescite felici, solo
rinunciando ai quali il culto del piccolo e del
locale è un esercizio virtuoso
3) Al pari di un ambientalismo che sia stile di vita e di
pensiero, una democrazia liberale che
sia 3a) partecipativa e ispirata a valori morali, redistributiva delle
ricchezze e delle opportunità e non ispirata solo a efficienza e efficacia
oligarchico- manageriali, con il bel risultato, risaputo, che 62 nostri simili
detengono una ricchezza pari a quella di oltre la metà del genere umano più
povero, 3b) non violenta ma non pacifista, pronta all uso internazionalmente
concordato della forza ove ogni violazione dei diritti dell’uomo e ogni
genocidio o sterminio in atto lo
richieda , e non sia altrimenti possibile la difesa del più debole, 3c)
ispirata all umanizzazione dell uomo e di ogni sua forma di vita, in corrispondenza
con la secolarizzazione del sacro in corso, e nella sua conversione in un messaggio di
misericordia delle varie tradizioni e fedi religiose. e di pensiero, rispetto alla quali i vari integralismi sono
forme reattive di difesa, alla cui radicalizzazione va opposta con uguale vigoria radicale tale umanesimo integrale.
sabato 6 febbraio 2016
frammenti di discorsi templari
Oltre l ingresso nel parco dei templi occidentali di
Khajuraho, è una tale visione trascendente/ale il sopraelevarsi del tempio Lakhsmana, sulla sua piattaforma, sino al
pinnacolo in cui ne culmina l'ogiva del sikhara, verso un assoluto
d’origine cui essere di ritorno, che in essa finisce assorbita la realtà
architettonica del complesso di edifici di culto interconnessi di cui il
tempio è l’epicentro, l' insieme di
edifici di culto interconnessi, prescindere dai quali obnubila la
comprensione della sua innovatività dei canoni anche per esso vigenti, in ciò
che vi si risolse e vi rimase irrisolto.
Il tempio Laksmana, in onore di Vishnu nella sua
manifestazione Vaikunta, è infatti eminente su quattro tempietti situati agli
angoli della piattaforma, con i quali forma una costellazione
penta-templare o panchayatana, e lo precedono un tempio in onore di Laxmi,
paredra di Vishnu ed un padiglione che alberga la raffigurazione zoomorfa di
Varaha, l incarnazione di Vishnu nel cinghiale che diede salvezza alla terra
dalla sua sommersione nelle acque oceaniche, con cui il tempio Laksmana è tutt
uno.
Se da una visione frontale ci si defila ad una laterale, che
ci consente di vederlo stagliarsi sui due tempietti che lo affiancano sul lato
meridionale, essendo esso volto ad oriente, ci è dato preliminarmente di
coglierne al meglio il profilo mirabile nel suo piano ed in elevazione, e
di intenderne la continuità e la sua soluzione rispetto a quella dei due
templi minori, che non ne sono solo un accompagnamento, ma i depositari del
canone invalso nella antecedente tradizione architettonica templare, cui nella
sua grandiosità superiore il tempio ancora si attiene pur ampliandone e
ingigantendone i termini.
In essi si ripetono infatti, integralmente, pur se nei
modi più scontati e spogliate di ogni preziosità ed incantevole fastosità
dettagliata/ minuta di dettagli, nei modi più scontati le forme
consuetudinarie che vi sono convocate dei templi Pratihara, dei i sovrani
di Kannauj di cui i Chandella , già feudatari, erano giunti ad
affermare la loro supremazia, la stessa che sui templi agli angoli della
poattaforma celebra il tempio Lakshmana svettandovi impervio, pur in una
trasmissione di consegne canoniche cui seguita formalmente ad attenersi.
Quali siano tali consegne le contrappunta il controcampo
della visione del tempio centrale rispetto a quella delle vestigia dei tempietti
agli angoli, in cui è più agevole individuarle, così come vi risultano
formulate nei termini più chiari ed elementari del loro tramandarsi
divenuto scontato sotto la dinastia Pratihara. Il loro santuario, infatti,
preceduto soltanto da un portico d'entrata e da un'anticamera, l uno l'ardhmandap,
l'altra l'antarala,
cui in elevazione fa da basamento il solo vedibhandha ,
sovrastato dal muro del jangha e dal sikhara, fra cui si interpone una varandika.,
è scandito da cinque proiezioni , così come il sikhara sovrastante lo è da
cinque fasce in rilievo corrispondenti, secondo la formula pancharatha che ad
esso presiede, tra le quali ha maggior rilievo quella centrale, il badhra, in
cui si concreta in un carro cerimoniale scultoreo la pulsione emanativa
verso l'esterno del mondo del dio interno alla cella interna del
garbagriha, l utero germinale del cosmo, della cui manifestazione radiale
il tempio è un facsimile esemplare. Nelle proiezioni d'angolo o karnaratha
secondo un ordinamento cardinale codificatosi nel tempo e tutt'altro che
eternitario, ancora lacunoso ed incerto nei suoi esordi in Amrol, o in
Dang, le divinità protettive del tempio nelle otto direzioni principali,
mentre nelle proiezioni intermedie sono installate le ninfe apsaras, leogrifi
vyal o sardulas, quali simboli di forze pulsionali da domare, figurando
invece nei recessi.
.........................
( l'intento era di dotare mandapa, mahamandapa e prasad del
garbagriha, di una finestra. balcone il cui sporto desse il massimo risalto
alla visualizzazione immagini delle divinità planetarie o del corteo
delle saptamatrika preceduto da shiva Vidhabadra e concluss da Ganesha ,
che presiede alle architetture dei templi Lakshmana, Visvanatha, Kandarya.
Ma com era possibile senza sacrificare rathas ai lati
del balcone che funge da badhra, in tempi in cui era
normativo il tempio pancharatha, come si riscontra nelle pareti interne
del garbagriha e nei tempietti minori superstiti di tali complessi
panchayatana, che prevedono ancora almeno una pratiratha per lato a fianco del
badhra centrale?
Non lo fu nei templi Laksmana e Visvanatha, in cui la badhra
centrale addirittura cozza contro le statue di due upabadhra, che tali dobbiamo
considerare i filoni di statue con cui collude, in assenza di un recesso
intermedio. Fu invece possibile nel tempio Kandharya, in virtù della sua
estensione saptaratha.
Che nei templi di Khajuraho le ratha si tendesse più ad
incrementarle che a ridurle, rispetto al numero di 5, se non inducevano a
ridurle ideazioni architettoniche predominanti che in un primo tempo
non si riusciva a far valere altrimenti, lo può attestare la loro
proliferazione fino a 7 o a 9 in templi minori o piccoli come il Duladeo o il
Chaturbuja.
sul tempio Teli ka mandir
Per chi sia un cuore dolente di quanto il bello più sublime possa
essere vilipeso e negletto, poche esperienze possono commuoverlo e sommuoverlo
quali quella della visita odierna e della rivisitazione del passato del Teli
ka-mandir, se lo rinconducono a come il british degradò una tale
meraviglia a magazzino od emporio, o lo portano ad assistere a come vi
convengono e vanno di fretta i turisti che s'addentrano nel suo sito, i più
senza degnarlo nemmeno di uno sguardo distratto dai proprio selfie o di farne lo
sfondo.Eppure è esso da annoverarsi tra i più straordinari templi hindu, nella fascinazione arcana che ancora suscita la sua oblunga bizzarria canonica, per quanto le disarmonie di reintegri e restauri possano averla compomessa.
Ecloga indiana XI, abbozzo
Ecloga indiana XI, abbozzo
"You are like a bargad,” “sei come un banyan,” mi dice Mohammad, /
tra un seguito e l’altro, con la Laila di cui è Majdun,
dei capitoli del libro dell’amore
che in riva al talab stanno compitando le sue parole di ragazzo,
tra un seguito e l’altro, con la Laila di cui è Majdun,
dei capitoli del libro dell’amore
che in riva al talab stanno compitando le sue parole di ragazzo,
il primo che insegna che l’amore è vita,
il secondo che è cieco, il terzo quanto è pericoloso,
il quarto che è follia,
il quinto che è solitudine e richiede distanza, se è speciale.
il secondo che è cieco, il terzo quanto è pericoloso,
il quarto che è follia,
il quinto che è solitudine e richiede distanza, se è speciale.
“ E perché sarei io un banyan?”, gli chiedo schermendomi
con inquietudine curiosa,
per la natura epifita dell’albero, che a insegna dell India,
nel suo germe cresce strangolando
la pianta che l’ospita
“ Perché come un banyan con la sua chioma
tu copri e proteggi la vita di noi tutti”,
con quali mai aeree radici protendendomi al suolo,
quando del fratello del mio cuore, per lui l “oncle”,
devo farmi il guaritore ferito, che ne fu l’ infettante,
l’eccedenza stessa allora elargitaci
l’acqua amara dell’offerta della gelosia,
mentr’io m’illudevo ad un incanto dei miei anni finali
che Mohammad fosse la delizia di noi tutti
con inquietudine curiosa,
per la natura epifita dell’albero, che a insegna dell India,
nel suo germe cresce strangolando
la pianta che l’ospita
“ Perché come un banyan con la sua chioma
tu copri e proteggi la vita di noi tutti”,
con quali mai aeree radici protendendomi al suolo,
quando del fratello del mio cuore, per lui l “oncle”,
devo farmi il guaritore ferito, che ne fu l’ infettante,
l’eccedenza stessa allora elargitaci
l’acqua amara dell’offerta della gelosia,
mentr’io m’illudevo ad un incanto dei miei anni finali
che Mohammad fosse la delizia di noi tutti
FINZIONI INDIANE
FINZIONI INDIANE
Sembra proprio che non abbia ancora imparato da un’esperienza oramai decennale dell’India, che ciò che gli indiani hanno da offrirti o venderti è soprattutto la finzione sul proprio conto.
Kailash, come al nostro primo incontro ebbe a vendermi la fasullaggine di essere il manager dell hotel di cui era invece un addetto alle pulizie delle camere per non più di 1500 rupie mensili, fino ad oggi si è ostinato a farmi credere che fossero suoi, alla morte del padre , i due campi che queste ultime settimane mi sono ostinato a lamentarmi che per la siccità rimanessero incolti, impegnandomi a provvedere ai costi per raggiungere l’acqua in profondità, dotarci di un pompa e di un generatore a cherosene, pur di assicurarne ogni anno i raccolti, ora che con l’asfaltatura di gran parte del tratto di strada che vi perviene in Byathal, sono diventati più facilmente raggiungibili in più breve tempo.
Già mi immaginavo. Me illuso, lungo i percorsi per i campi in bicicletta tra greggi ed armenti, che a vincere su tutto diventasse nella mia vita alfine il duro lavoro invece che l amore, che nella mia esistenza stesse maturando il passaggio dalla poesia di vane evasioni delle Bucoliche a quella dell improbus labor delle Georgiche, di cui ero tornato a riprendere il libro primo, a che mi svezzasse alla “urgens egestas” dei campi, che importavano le avvisaglie sul durum genus che mi si prospettava davanti
In realtà l’asfaltatura delle strade che recano ai villaggi rurali a sud di Khajuraho ha piuttosto accorciato il tragitto verso la verità, con le gambe delle bugie, a seguito anche di quanto mi ha confidato il ragazzo di famiglia brahminica che vive a Bamnora, Atul, che mi ha raggiunto lungo la via asfaltata in questi giorni lungo la quale mi esaltava di raggiungere magnificamente il villaggio, nel quale mi ha accompagnato sino al tempio della Sakti divina. Già a novembre mi aveva rivelato che in assenza di acqua le sue colture non erano pervenute a fornire un raccolto. Ed ora? Mi mostrava , presso l immenso peepal che grandeggiava nella radura oltre il villaggio un campo lasciato incolto, per indicarmi la sorte che era toccata anche agli altri dei suoi sette campi.
E Kailash, mi sono arrovellato ieri mattina, diventando con lui scontroso, ha in me un forestiero che intende pagargli a fondo perduto l’approvvigionamento dell’acqua, la recinzione dei campi e la semina delle colture, e non si da fare nemmeno per fornirmi una risposta. Lo stesso che Mohammad, che si è attirato l ira del principal che l ha tratto fuori della classe per somministrargli una brava sberla, perché ha contraccambiato finora il mio sostegno economico alle sue frequentazioni scolastiche con esiti di poco di sopra all uno di media, un’insussistenza di qualsiasi profitto, in hindi, o in matematica, i cui termini infimi non trovano che una relativa giustificazione nella sua angosciosa situazione familiare e nella sua salute precaria.
Kailash aAnche ieri sera, per il tramite di Ajay, dopo avere mancato di propiziare il mio incontro con suo padre, voleva farmi credere che il problema fosse solo quello della gente ladra del villaggio che si porta via di tutto, la loro gelosia che non perdona, per cui, quando con Katerina ha sostato nel villaggio, vi era stato chi non aveva mancato di insinuarle che stesse in compagnia di un indiano facile a ubriacarsi.
Se così era, avremmo potuto comunque procedere con la trivellazione, e limitarci per ora alla “ bari” della recinzione dei campi, ho obbiettato. O si sarebbero portati via anche quella, quei madarchor dei suoi compaesani.?
Così, sin che oggi , dopo la mia rivisitazione dei templi, l'amico si è fatto sotto e mi è venuto insolitamente incontro nel Lassi corner, per dirmi tutta la verità, dopo che i fraintendimenti che aveva ingenerato con la sua menzogna avevano sollevato contro di lui anche sua madre.
Quei campi sono di sua nonna, in verità, che li ha ereditati alla morte del marito, e tra Kailash e quei campi si interponevano il padre e due fratelli, pur non considerando che alla sua stessa stregua potevano accampare i loro diritti su quelle terre anche suo fratello e sua sorella…
Nessun lavoro che avessimo fatto sui campi, gli ho schiarito la mente, avrebbe potuto minimamente farlo precedere nella linea di successione alla morte della nonna, e nemmeno con il conforto di una dichiarazione dell’avola che lo nominasse unico suo erede dei terreni, avrebbe potuto evitare che gliene restasse affidata solo qualche zolla…
E come è tipico della mente indiana, quando è messa alle strette, Kailash ha cominciato a divagare sulle fortune terriere di quella vecchia ottuagenaria in quella sua casipola di fango, così rattrappita e rinsecchita e sdentata e lacrimosa alla vista. Nel suo villaggio natale, oltre ai campi che le sono rimasti in Byathal, ci sono quattro appezzamenti che sarebbero di sua proprietà,non fosse che su di essi hanno messo le mani dei potenti e pericolosi raja locali.
Quando sono rientrato di li a qualche minuto da un orinatoio, c’era con Kailash un suo zio che è ora ispettore dei campi, che avrebbe contattato il suo collega che opera nella zona in cui sono segnati come di sua proprietà quelli della nonna, perché conduca intanto un’inchiesta in merito.
Poi, nella locanda del Lassi corner, Kailash si è abbandonato ai rimpianti della fortuna terriera che il nonno ha lasciato che andasse dispersa, quando ancora non c’era la diga, i campi restavano aridi e incolti, e non valeva nemmeno la pena a giudizio del nonno di pagare una rupia e cinquanta di imposte per conservarla- Quindi mi ha detto di come anche solo i miei intenti di prendersi cura di quei campi abbia messo in apprensione Vimala, che per analfabeta e incolta che sia, ha il terrore di tutto ciò che ha la parvenza di un ritorno nel villaggio di Buyathal. La gente vi è divenuta di una violenza intollerabile, tutti i giorni un drama o una rissa, i dalit perché spendono in bevande alcoliche i loro guadagni, i raja perché non mancano di provocare chi sia di passaggio sul loro cammino.
Ne avrei riparlato, delle fiction di Kailash, in ufficio con Mohammad quando mi sono ritrovato da solo, con lui, che a sua volta, più che fingere, è di per se tutta una finzione, con il suo ricercarmi di sua iniziativa giammai quando si dia solo il caso di una lezione o di un incontro, poi con il disdegnare contrito come fosse un’offesa alla sua dignità anche solo il proporgli l’acquisto, o di cibarsi, di ciò che poi vuole nella sua versione più accessoriata o che si mangia a quattro palmenti, e che è la vera ragione della sua venuta di sua iniziativa. Come era un’illudermi il decantarmi i suoi studi per cui mi richiedeva il pagamento del suo insegnante o di un eserciziario, quand’io perché attendesse alla scuola gli chiedevo che restasse a casa anziché seguirmi nelle mie passeggiate come lui era intenzionato ed a me sarebbe così tanto piaciuto- .
“Tutti , qui in India, sembra che abbiano di che creare realtà inesistenti su di sé. Tuo cugino ha detto a tuo padre di attendere due mesi prima che possa assicurargli un impiego a Ratlam. Ecco, anche lui sta forse coprendo una finzione che ha raccontato a papà, come è una una finzione tutto ciò che il cugino Bilal ha detto a tuo padre sulle opportunità che offrirebbe Khajuraho, riducendolo alla sua situazione attuale”, per cui deve tornare a vendere the perché in casa c'è solo acqua e farina.
Ci raggiungeva allora una telefonata di Kailash, che mi assicurava che per il suo pernottamento in Delhi, prima della partenza per Mosca, la camera al “ground floor” era stata già assicurata nell’albergo in cui Katerina l’aveva richiesta.
E per l indomani, se si fosse rifatta viva, si poteva provvedere a che pranzasse con noi.
“ E il costo di 100 rupie, ma poi Katerina ci ricorderà ancora”.Sembra proprio che
non abbia ancora imparato da
un’esperienza oramai decennale dell’India, che ciò che gli indiani hanno da venderti è soprattutto la finzione
sul proprio conto. Kailash, come al nostro primo incontro ebbe a vendermi la fasullaggine di essere il manager dell hotel di cui era invece un addetto alle pulizie delle camere per non più di 1500 rupie mensili, fino ad oggi si è ostinato a farmi credere che fossero suoi, alla morte del padre , i due campi che queste ultime settimane mi sono ostinato a lamentarmi che per la siccità rimanessero incolti, impegnandomi a provvedere ai costi per raggiungere l’acqua in profondità, dotarci di un pompa e di un generatore a cherosene, pur di assicurarne ogni anno i raccolti, ora che con l’asfaltatura di gran parte del tratto di strada che vi perviene in Byathal, sono diventati più facilmente raggiungibili in più breve tempo.
Già mi immaginavo. Me illuso, lungo i percorsi per i campi in bicicletta tra greggi ed armenti, che a vincere su tutto diventasse nella mia vita alfine il duro lavoro invece che l amore, che nella mia esistenza stesse maturando il passaggio dalla poesia di vane evasioni delle Bucoliche a quella dell improbus labor delle Georgiche, di cui ero tornato a riprendere il libro primo, a che mi svezzasse alla “urgens egestas” dei campi, che importavano le avvisaglie sul durum genus che mi si prospettava davanti
In realtà l’asfaltatura delle strade che recano ai villaggi rurali a sud di Khajuraho ha piuttosto accorciato il tragitto verso la verità, con le gambe delle bugie, a seguito anche di quanto mi ha confidato il ragazzo di famiglia brahminica che vive a Bamnora, Atul, che mi ha raggiunto lungo la via asfaltata in questi giorni lungo la quale mi esaltava di raggiungere magnificamente il villaggio, nel quale mi ha accompagnato sino al tempio della Sakti divina. Già a novembre mi aveva rivelato che in assenza di acqua le sue colture non erano pervenute a fornire un raccolto. Ed ora? Mi mostrava , presso l immenso peepal che grandeggiava nella radura oltre il villaggio un campo lasciato incolto, per indicarmi la sorte che era toccata anche agli altri dei suoi sette campi.
E Kailash, mi sono arrovellato ieri mattina, diventando con lui scontroso, ha in me un forestiero che intende pagargli a fondo perduto l’approvvigionamento dell’acqua, la recinzione dei campi e la semina delle colture, e non si da fare nemmeno per fornirmi una risposta. Lo stesso che Mohammad, che si è attirato l ira del principal che l ha tratto fuori della classe per somministrargli una brava sberla, perché ha contraccambiato finora il mio sostegno economico alle sue frequentazioni scolastiche con esiti di poco di sopra all uno di media, un’insussistenza di qualsiasi profitto, in hindi, o in matematica, i cui termini infimi non trovano che una relativa giustificazione nella sua angosciosa situazione familiare e nella sua salute precaria.
Kailash aAnche ieri sera, per il tramite di Ajay, dopo avere mancato di propiziare il mio incontro con suo padre, voleva farmi credere che il problema fosse solo quello della gente ladra del villaggio che si porta via di tutto, la loro gelosia che non perdona, per cui, quando con Katerina ha sostato nel villaggio, vi era stato chi non aveva mancato di insinuarle che stesse in compagnia di un indiano facile a ubriacarsi.
Se così era, avremmo potuto comunque procedere con la trivellazione, e limitarci per ora alla “ bari” della recinzione dei campi, ho obbiettato. O si sarebbero portati via anche quella, quei madarchor dei suoi compaesani.?
Così, sin che oggi , dopo la mia rivisitazione dei templi, l'amico si è fatto sotto e mi è venuto insolitamente incontro nel Lassi corner, per dirmi tutta la verità, dopo che i fraintendimenti che aveva ingenerato con la sua menzogna avevano sollevato contro di lui anche sua madre.
Quei campi sono di sua nonna, in verità, che li ha ereditati alla morte del marito, e tra Kailash e quei campi si interponevano il padre e due fratelli, pur non considerando che alla sua stessa stregua potevano accampare i loro diritti su quelle terre anche suo fratello e sua sorella…
Nessun lavoro che avessimo fatto sui campi, gli ho schiarito la mente, avrebbe potuto minimamente farlo precedere nella linea di successione alla morte della nonna, e nemmeno con il conforto di una dichiarazione dell’avola che lo nominasse unico suo erede dei terreni, avrebbe potuto evitare che gliene restasse affidata solo qualche zolla…
E come è tipico della mente indiana, quando è messa alle strette, Kailash ha cominciato a divagare sulle fortune terriere di quella vecchia ottuagenaria in quella sua casipola di fango, così rattrappita e rinsecchita e sdentata e lacrimosa alla vista. Nel suo villaggio natale, oltre ai campi che le sono rimasti in Byathal, ci sono quattro appezzamenti che sarebbero di sua proprietà,non fosse che su di essi hanno messo le mani dei potenti e pericolosi raja locali.
Quando sono rientrato di li a qualche minuto da un orinatoio, c’era con Kailash un suo zio che è ora ispettore dei campi, che avrebbe contattato il suo collega che opera nella zona in cui sono segnati come di sua proprietà quelli della nonna, perché conduca intanto un’inchiesta in merito.
Poi, nella locanda del Lassi corner, Kailash si è abbandonato ai rimpianti della fortuna terriera che il nonno ha lasciato che andasse dispersa, quando ancora non c’era la diga, i campi restavano aridi e incolti, e non valeva nemmeno la pena a giudizio del nonno di pagare una rupia e cinquanta di imposte per conservarla- Quindi mi ha detto di come anche solo i miei intenti di prendersi cura di quei campi abbia messo in apprensione Vimala, che per analfabeta e incolta che sia, ha il terrore di tutto ciò che ha la parvenza di un ritorno nel villaggio di Buyathal. La gente vi è divenuta di una violenza intollerabile, tutti i giorni un drama o una rissa, i dalit perché spendono in bevande alcoliche i loro guadagni, i raja perché non mancano di provocare chi sia di passaggio sul loro cammino.
Ne avrei riparlato, delle fiction di Kailash, in ufficio con Mohammad quando mi sono ritrovato da solo, con lui, che a sua volta, più che fingere, è di per se tutta una finzione, con il suo ricercarmi di sua iniziativa giammai quando si dia solo il caso di una lezione o di un incontro, poi con il disdegnare contrito come fosse un’offesa alla sua dignità anche solo il proporgli l’acquisto, o di cibarsi, di ciò che poi vuole nella sua versione più accessoriata o che si mangia a quattro palmenti, e che è la vera ragione della sua venuta di sua iniziativa. Come era un’illudermi il decantarmi i suoi studi per cui mi richiedeva il pagamento del suo insegnante o di un eserciziario, quand’io perché attendesse alla scuola gli chiedevo che restasse a casa anziché seguirmi nelle mie passeggiate come lui era intenzionato ed a me sarebbe così tanto piaciuto- .
“Tutti , qui in India, sembra che abbiano di che creare realtà inesistenti su di sé. Tuo cugino ha detto a tuo padre di attendere due mesi prima che possa assicurargli un impiego a Ratlam. Ecco, anche lui sta forse coprendo una finzione che ha raccontato a papà, come è una una finzione tutto ciò che il cugino Bilal ha detto a tuo padre sulle opportunità che offrirebbe Khajuraho, riducendolo alla sua situazione attuale”, per cui deve tornare a vendere the perché in casa c'è solo acqua e farina.
Ci raggiungeva allora una telefonata di Kailash, che mi assicurava che per il suo pernottamento in Delhi, prima della partenza per Mosca, la camera al “ground floor” era stata già assicurata nell’albergo in cui Katerina l’aveva richiesta.
E per l indomani, se si fosse rifatta viva, si poteva provvedere a che pranzasse con noi.
Kailash, come al nostro primo incontro ebbe a vendermi la fasullaggine
di essere il manager dell hotel di cui era invece un addetto alle pulizie delle camere per non più di 1500 rupie mensili, fino ad oggi
si è ostinato a farmi credere che fossero suoi, alla morte del padre , i
due campi che queste ultime settimane mi sono ostinato a lamentarmi che per la
siccità rimanessero incolti,
impegnandomi a provvedere ai costi per raggiungere l’acqua in
profondità, dotarci di un pompa e di un
generatore a cherosene, pur di assicurarne ogni anno i raccolti, ora che con l’asfaltatura di gran parte del
tratto di strada che vi perviene in Byathal,
sono diventati più facilmente raggiungibili in più breve tempo.
Già mi immaginavo. Me
illuso, lungo i percorsi per
i campi in bicicletta tra greggi ed armenti, che a vincere su tutto diventasse
nella mia vita alfine il duro lavoro invece che l amore, che nella mia
esistenza stesse maturando il passaggio dalla poesia di vane evasioni delle Bucoliche a quella dell improbus labor delle Georgiche,
di cui ero tornato a riprendere il libro primo, a che mi svezzasse alla “urgens
egestas” dei campi, che importavano le
avvisaglie sul durum genus che mi si prospettava davanti
In realtà l’asfaltatura delle strade che recano ai villaggi rurali
a sud di Khajuraho ha piuttosto accorciato il tragitto verso la verità, con le
gambe delle bugie, a seguito anche di
quanto mi ha confidato il ragazzo di
famiglia brahminica che vive a Bamnora, Atul,
che mi ha raggiunto lungo la via asfaltata in questi giorni lungo la
quale mi esaltava di raggiungere magnificamente il villaggio, nel quale mi ha accompagnato
sino al tempio della Sakti divina. Già a novembre mi aveva rivelato che in assenza di acqua le
sue colture non erano pervenute a fornire un raccolto. Ed ora? Mi mostrava ,
presso l immenso peepal che grandeggiava
nella radura oltre il villaggio un campo lasciato incolto, per indicarmi la
sorte che era toccata anche agli altri
dei suoi sette campi.
E Kailash, mi sono arrovellato ieri mattina, diventando con lui scontroso, ha in me un forestiero che intende pagargli a fondo perduto
l’approvvigionamento dell’acqua, la
recinzione dei campi e la semina delle colture, e non si da fare nemmeno per
fornirmi una risposta. Lo stesso che
Mohammad, che si è attirato l ira del principal che l ha tratto fuori della
classe per somministrargli una brava sberla, perché ha contraccambiato finora
il mio sostegno economico alle sue frequentazioni scolastiche con esiti di poco
di sopra all'uno di media,
un’insussistenza di qualsiasi profitto, in hindi, o in matematica, i cui
termini infimi non trovano che una relativa giustificazione nella sua angosciosa situazione familiare e
nella sua salute precaria.
Kailash, anche ieri sera, per il tramite di Ajay, dopo avere mancato
di propiziare il mio incontro con suo padre, voleva farmi credere che il
problema fosse solo quello della gente ladra del villaggio che si porta via di
tutto, la loro gelosia che non
perdona, per cui, quando con Katerina ha
sostato nel villaggio, vi era stato chi non aveva mancato di insinuarle che
stesse in compagnia di un indiano facile a ubriacarsi.
Se così era, avremmo
potuto comunque procedere con la trivellazione, e limitarci per ora alla “
bari” della recinzione dei campi, ho obbiettato. O si sarebbero portati via
anche quella, quei madarchor dei suoi compaesani.?
Così, sin che oggi , dopo la mia rivisitazione dei templi,
si è fatto sotto e mi è venuto insolitamente incontro nel Lassi corner, per
dirmi tutta la verità, dopo che i fraintendimenti che aveva ingenerato con la
sua menzogna avevano sollevato contro di lui anche sua madre.
Quei campi sono di sua nonna, in verità, che li ha ereditati
alla morte del marito, e tra Kailash e quei
campi si interponevano il padre e
due fratelli, pur non considerando che alla sua stessa stregua
potevano accampare i loro diritti su quelle terre anche suo fratello e sua
sorella…
Nessun lavoro che avessimo fatto sui campi, gli ho schiarito la mente, avrebbe potuto
minimamente farlo precedere nella linea di successione alla morte della nonna,
nemmeno con il conforto di una dichiarazione dell’avola che lo nominasse unico
suo erede dei terreni, avrebbe potuto evitare che gliene restasse affidata solo
qualche zolla…
E come è tipico della mente indiana, quando è messa alle
strette, kailash ha cominciato a divagare
sulle fortune terriere di quella vecchia ottuagenaria in quella sua casipola di fango, così
rattrappita e rinsecchita e sdentata e lacrimosa alla vista. Nel suo villaggio
natale, oltre ai campi che le sono
rimasti in Byathal, ci sono quattro campi
che sarebbero di sua proprietà,non fosse che su di essi hanno messo le mani dei potenti e pericolosi
raja locali.
Quando sono rientrato di li a qualche minuto da un
orinatoio, c’era con lui uno zio che è ora ispettore dei campi, che avrebbe
contattato il suo collega che opera nella
zona in cui sono segnati come di sua proprietà i campi della nonna,
perché conduca intanto un’inchiesta in merito.
Poi, nella locanda del Lassi corner, Kailash si è
abbandonato ai rimpianti della fortuna terriera che il nonno ha lasciato che
andasse dispersa, quando ancora non c’era la diga, i campi restavano aridi e incolti, e non valeva
nemmeno la pena a giudizio del nonno di pagare una rupia e cinquanta di imposte
per conservarla- Quindi mi ha detto di come anche solo i miei intenti di
prendersi cura di quei campi abbia messo in apprensione Vimala, che per
analfabeta e incolta che sia, ha il terrore di tutto ciò che ha la parvenza di
un ritorno nel villaggio di Buyathal. La gente vi è divenuta di una violenza
intollerabile, tutti i giorni un drama o una rissa, i dalit perché spendono in
bevande alcoliche i loro guadagni, i raja perché non mancano di provocare alla
rissa chi sia di passaggio sul loro cammino.
Ne avrei riparlato, delle fiction di Kailash, in ufficio con Mohammad quando mi sono
ritrovato da solo, con lui, che a sua
volta, più che fingere, è di per se
tutta una finzione, con il suo ricercarmi di sua iniziativa giammai quando si
dia solo il caso di una lezione o di un incontro, con il disdegnare contrito
come fosse un’offesa alla sua dignità anche solo il proporgli l’acquisto, o di cibarsi, di ciò che poi
vuole nella sua versione più accessoriata o che si mangia a quattro palmenti, e
che è la vera ragione della sua venuta di sua iniziativa. Come era un’illudermi
il decantarmi i suoi studi per cui mi richiedeva il pagamento del suo
insegnante o di un eserciziario, quand’io perché attendesse alla scuola gli
chiedevo che restasse a casa anziché
seguirmi nelle mie passeggiate come era intenzionato. .
“Tutti , qui in India, sembra che abbiano di che creare realtà inesistenti su di
sé. Tuo
cugino ha detto a tuo padre di attendere due mesi prima che possa assicurargli un impiego a Ratlam. Ecco, anche
lui sta forse coprendo una finzione che ha raccontato a tuo padre, come è una
finzione tutto ciò che il cugino Bilal ha detto a tuo padre sulle opportunità
che offrirebbe Khajuraho, riducendolo
alla sua
situazione attuale”, per cui
deve tornare a vendere the perché
in casa c'è solo acqua e sale e farina.
Ci raggiungeva allora , una telefonata di Kailash, che mi
assicurava che per il suo pernottamento in Delhi, prima della partenza per
Mosca, la camera al “ground floor” era
stata già assicurata nell’albergo in cui Katerina l’aveva richiesta.
E per l indomani, se si fosse rifatta viva, si poteva
provvedere a che pranzasse con noi.
“ E' il costo di 100 rupie, ma poi Katerina ci ricorderà
ancora”.
venerdì 5 febbraio 2016
Da Khajuraho, a Bamnora, Beni Gangi
Da Khajuraho, a Bamnora, Beni Gangi
Poco prima del sinuoso ingresso nell’intrico della vecchia Khajuraho, così simile all'arroccamento tra le sue mura del suo riottoso* induismo, si apre sulla sinistra la stradicciola da intraprendere per iniziare il nostro itinerario, che costeggia l’acquitrino del Ninora Sagar. Nel suo breve tratto iniziale, un maialucolo nero che s'intrufoli nel vostro percorso lasciando le sue abituali immondizie od il liquame di scolo, delle donne alla pompa dell'acqua con accanto il loro vasellame metallico da rilavarvi, od intente ad intrecciare con la paglia dei cesti, altre che sopraggiungono tra greggi ed armenti nel clangore dei loro campanacci, con in testa un carico di sterpi o recando il loro fascio dell'erba stagionale, delle bambine che spalmino di sterco propiziatorio la soglia di casa, tra lo strombazzare di autoricksaw e di motociclette, di trattori agricoli o vagoni di trasporto, consentono di essere pienamente immersi nell' India anche a chi ci si ritrovava soltanto, mentre ergentesi sull’arginatura del bacino del talab, già si prospetta il primo dei templi della nostra peregrinazione mirabile, il tempio al dio Brahma *, come erroneamente siamo indotti a denominarlo dalle supposizioni locali. indissociabile.
Dall’alto
della scalinata, ultimata la visita del tempio con la
circumambulazione esterna del chaturmukkha,
il bacino lacustre del Ninora talab si offre alla nostra vista sino
all’opposta sponda, in cui pascolano e vanno in ammollo bufali
e circolano bambini. Di fronte invece all'entrata del tempio,
il vecchio villaggio ci concede a sua volta un suo brano
significativo che ci anticipa la fatiscenza, sino allo sgretolio
estremo, in cui ritroveremo superstiti negli ulteriori villaggi
gli edifici di fango, in contrasto con il rosso fulgore dei
filari di mattoni cotti in cui resistono all’usura del
tempo le murature delle altre costruzioni tradizionali, tra il
sovraergersi, sopravanzante, dei fabbricati più recenti, e di
piani aggiuntivi, con supporti in cemento e travature metalliche.
Presentano,
le case in mattoni, le forme grezze e solide che consentono le
intese edilizie tra capomastri e committenti , secondo la
logica architettonica, o Vastu
vidya,
che sovrintende il fabbricare hindu dalla notte dei tempi dei Silpashastra*,
gli antichi trattati canonici che tali norme rielaborarono. Sui
dossi che si avvallano tra le rovine di alcuni edifici diroccati, se
non è la stagione delle piogge ci apparirà l’
altra più alta nota di colore, ocra, del paesaggio rurale,
dataci dai pani di sterco stesi al sole a seccare, nel brillio dei
filamenti di paglia incorporati. Ci si offra a tutta la loro vista
benefica, è il loro consumo energetico, per la cottura
dei cibi, il riscaldamento, o la messa in fuga degli insetti molesti,
ad opera delle dense fumigazioni che ne emanano aromatiche, che
salvaguarda gli alti fusti e il diramarsi degli splendidi alberi che
vedremo frondeggiare tra i coltivi:
E
già non c'è tregua alle nostre emozioni, Come cessano i
caseggiati da cui si risalga in strada, oltre tutta l’
immondizia e la verde pastura dell’ immensa radura successiva,
in cui pascono copiosi quanto stenti armenti, e bambini e
ragazzi hanno la buona grazia di allestire oltre il rivolo di scolo
un campo di cricket, alla vista si dona tutta quanta la grazia
del tempio Javari, sullo sfondo d'incanto dei rilievi *Vindhya,
mentre sulla sinistra si profila la mole del tempio Vamana.
Tornati
dalla sua visita a rivedere il cielo di questo mondo, solo poche
centinaia di metri di aperta radura ci separano più oltre
dalla cancellata che racchiude il tempio Vamana,** dedicato anch'esso
al dio Vishnu, ma nella sua incarnazione,
in Vamana Trivikrama.
Lasciati
alfine gli antichi templi Chandella, per disaffaticare la mente ci si può
addentrare nel recinto calcinato, che tra edicole sparse,
sfusi yoni e lingam e devoti Nandi in adorazione di Shiva,
ospita un tempietto di Durga* ed uno di Hanuman*, come anticipano le
bandiere rosse e gialle all'ingresso, e sulla soglia del tempio di
lato della Devi, due leoni in pietra colorata, che minacciosi
ringhiano ai bordi del cancello d'entrata. I templi riposano all'ombra
eminente di piante sacrali d'alto fusto tra le quali , su un peepal ed un neem,
-venerabilissime e venerate piante su cui rinvio il discorso ad una loro
comparsa più fenomenale,- grandeggia un banyan, o bargad*, la cui chioma
tracima la cinta muraria. E il banyan, a insegna dell India, pianta epifita che
fino a farsi gigantesca cresce da un seme ch'è albergato da una pianta
ospitante, fino a tal suo grado di detrimento checon le radici che emette,
a guisa di tronchi, la strangola fino a farla morire. Cielo ed aria, od
acqua piovana, al banyan occorrono ma non bastano, per questo si protende
al suolo con i grovigli delle sue radici aree e le loro barbe soffocanti, che
consentono di ravvisare i banyan inconfondibilmente
Tra le foglie lustre, ovali, dal picciolo
ghiandolare ove se ne diparte la nervatura della lamina fogliare , alle
estremità dei rami ne crescono a coppie i fichi rossicci, senza invece alcun
loro peduncolo , ospitando ciascuno finanche ottanta vespe inoffensive .
Ma tali parassiti non scoraggiano di certo a nutrirsene uccelli e scoiattoli,
sicchè l'albero è preannunciato alla vista dai suoi ospiti canori che vi si
affoltano, in primis i pappagalli dal piumaggio smeraldino..
(La
cenere sparsa sotto il trisul, o tridente di Shiva, la quiete in cui
tutto riposa all'interno del complesso, compresi il custode e
l'officiante immersi nel sonno, mentre solo qualche refolo di
vento può sommuovere le bandiere rosse e gialle, è la
serenità del Dio tremendo che soggiace immanifesto, nel
tormento mentale che qui cerchi sollievo.)
Il
seguito del percorso
si addentra in un breve succedersi di casolari, e rustici e stalle,
ch'è di conforto alla rianimazione spirituale del tempio
Vamana cui gravitano intorno,quasi che senza il loro soccorso e degli
alberi che gli frondeggiano appresso, esso già fosse poco più
che un caro estinto monumentale, fino a che dal fondo sterrato emerge
il profilarsi dell'asfalto che ci reca sollievo. Le sue anse lasciano
sulla destra una spianata dai caldi colori, tutto un intrecciarsi di
piste tra le radure che ospitano nei giorni di festa giocatori di
cricket, con occasionali wicket, per inoltrarsi tra i coltivi e
l'addensarsi delle grandiose piante che li recingono, una
moltitudine che si infittisce in lontananza, contro lo stagliarsi
all'orizzonte delle alture montuose, che appaiono più
ancora alla vista quali dei maestosi rilievi nelle loro alture
dimesse-
Se
invece si prosegue fronteggiando il tempio Vamana, ci si ritrova
nella pulverulenza dello slargo di piste, che si dipartono l una dall
altra per ricongiungersi insieme, nell’aridità di una
vegetazione stenta ch’è di nutrimento solo a volatili
saltabeccanti Spuntano massi qua e la disseminati, o singolarmente
disposti circolarmente, di rocce di un colore rossastro che emergono
da un suolo di una ferruginosità grigio-giallastra.
il cui fulgore è
avvivato dai pani di sterco che vi sono a seccare al sole tra il
luminìo di steli di paglia.
Al
crocevia di raccordo dei tracciati alcune piante di nim ed un
bargad adombrano bianche edicole templari che reiterano i culti di
Durga e di shiva, come dispiegano alla cognizione del passante i
vessilli che vi frusciano al vento. Gusci di noci di cocco, i residui
delle offerte di passanti.
Poi, risalita la china, si aprono le
distese dei campi ai lati della stradina asfaltata cui si accede.
Fili
spinati recingono i coltivi e fanno barriera. Rare le piante che si
interpongono, per lo più fasci di fusti di bambu, mentre li ingentiliscono gulciatar e besaram,
dei fiori, questì ultimi, che crescono ovunque come ovunque attecchirebbero donne di facili costumi,. Che il nome in hindi dei fiori- campanule connota
Tali recinzioni ininterrotte di
filo spinato. che ai bordi della strada marcano invalicabilmente le
proprietà terriere, precludendoci, come agli animali voraci e
ai ladri endemici locali, ogni libero accesso alla fragranza di
spighe e di steli, stanno
a rammemorarci ad ogni istante che per quanto incantevole, nel nostro
percorso non siamo felicemente regrediti o di ritorno ad alcuna età
dell'oro, sia essa d' impronta greco- latina o il Krita Yuga favoloso
della dottrina hindu dei cicli cosmici, in cui facile sia il
sostentamento, e ignoti gli odi e gli inganni, come durante la
crescita delle colture può illuderci l'incanto dei prati tra
gli alberi di mahua o di neem, o il sopraggiungere nel loro
clangore di lenti armenti di pecore o di possenti bufali,
di un
carro agricolo trainato da buoi nella sua intelaiatura di legno,
Siamo
anche qui, al più, in un'era bucolica segnata dalla storia, e
ben di ferro, per quanto ciclico ne sia il decorso annuale, e più
che il canto degli uccelli tra i rami, è più facile
udire il pigolio dei bimbi che come per strada vi
avvistano quali stranieri, vi si accostano senza remore e riguardi e
vi chiedono all'istante " money, pen, chocolate", senza
tanti "hello sir", o " how are you", che ben
saprebbero come dire, ma non si confanno al sentire che hanno di voi.
Provate
allora a ribattere che l'elemosina va chiesta
rivolgendosi a chiunque sia di passaggio, sia egli indiano o
forestiero, accennate all'uomo che segnato dal lavoro dei campi ride
alla scena sotto immancabili baffi,
" ma quello è mio padre", vi dirà
schernendosi il bambinello ridanciano.
E
tanto silenzio, che grava intorno, rotto solo da trattori e vagoni
agricoli, da trebbiatrici o mietitrebbia che ostruiscono il
passaggio, o che nei villaggi e nella loro ruralità
arcana ne rende metafisici i casolari, è dato dall'esodo dei
campi e dallo spopolamento, per opera dei dalit, soprattutto, che in
cerca di fortuna vanno in città che qui dicono Delhi,
che proprio con il concorso delle loro tribolazioni sollevano
ora il capo tra le altre dell'India, quanto qui sogliono le mahua tra
le piante di neem.
Ai
dalit ed ai contadini sudra non sono bastate le compensazioni
del discrimine di out cast con terreni forzosamente sottratti,
l'accesso
alle macchine agricole è di pochi, essendo per lo più
di costoso noleggio, e insieme con le leggi di mercato, e gli
oligopoli multinazionali, che impongono l'esosità di sementi e
concimi, qui c'è chi fa la da padrone senza sorta di repliche,
su affittuari e vigilanti, sui lavoranti nei campi, con richieste di
canoni, e remunerazioni minimali, che non lasciano
margini di sorta oltre la sola sussistenza.
E
poi l'acqua decide di tutto, che sia disponibile solo quella piovana,
che sia attingibile nei pozzi o pervenga canalizzata, che
arrivi a tempo o fuori stagione, con grandinate esiziali.
Ma
l'occhio , così disincantato, può rimirare meglio lo
splendore dei campi, della loro fertilità assicurata dalla
ferrugine della terra , che non ha nulla del grigiore cinereo delle
polveri di campi aridi o di cremazione, rossa come il sangue
del
mestruo
delle divinità femminili qui ovunque onorate, specialmente per
Dusshera, al termine dei nove giorni della festività della
Devi, o per Shivaratri, quando nel tempio Matangesvara si celebra lo
sposalizio di Shiva e di Parvati , o nel giorno primaverile o già
estivo della nascita del dio Rama, omaggiandole di vasi di germogli
di miglio, nelle loro manifestazioni di yogini o di sacre
spose del Dio, di cui sono la stessa energia operativa.
Ed
oltre i fili spinati, se non è avvenuto appena il raccolto,
nei campi l'osservatore può assistere d'inverno al
crescere di grano e di senape, di ceci e di piselli , di
lenticchie e di sesamo nella stagione monsonica, può
incantarsi al fervere del loro verde rigoglio, ingiallito dai
fiori, o al compiersi della maturazione nel fulgore delle
spighe, in un'aurea alonatura che s'inargenta nei pleniluni
estivi.
E
se così è giunto il tempo della mietitura, vedrà
i campi di grano farsi distese di mannelli per opera della falce,
formarsi covoni tra gli steli recisi che inaridiscono a stoppie,
sollevarsi la pulverulenza della trebbiatura che separa la granella
da paglia e pula. Non immagini alcuna dispersione del tutto nel
vento, diventeranno aurei cumuli sospesi nelle aie e nei campi,
destinati a ingrediente del sostentamento dei bufali, che se ne
nutrirano lenti e placidi, al riparo dal gran sole, sotto i
tettucci di canne in cui è a loro ammannito come gusha*.
E
per chi voglia farsi partecipe, basta familiarizzare con un sorriso,
per potersi attivare al ventilabro di un 'elica, nella
separazione del seme di cece o di pisello dalla pula e dallostelo, o
nell'infornata nella trebbiatrice dei mannelli di spighe di
grano.
Senza
che qui sia dato come altrove, nel Madhya Pradesh, per le lenticchie
nere, di vederne il raccolto disteso per strada, perché la
prima trebbiatura la facciano le ruote dei veicoli di passaggio.
Ma
or ecco che mentre si è così intenti a pensare*, un
serraglio di casipole rurali che si alzano a capanna sotto i coppi,
costituite di rossi filari di mattoni imbiancati sulle soglie, tra
cui spicca una parete tinteggiata di un celeste luminescente, ci
riconduce ben presto alle nostri peregrinazioni archeologiche,
preannunciandoci oltre la curva, sull'altro lato della
strada,oltre piante meravigliose di choeula, l'apparire, sullo sfondo
dei monti, delle poche e fascinose rovine del tempio Cakramath
rinserrato da una cancellata.
Per
chi vi sia giunto in direzione opposta, dai villaggi del circondario,
è il sepolcro di Bianore che preannuncia la città
imminente dell'antica Kharjuravahaka, ed è ora possibile
rallentare il passo, deporre il capretto diradando
le frasche. (
Virgilio, Ecloga IX).
Stanno
su di un culmine roccioso i resti del Kakra Math, a seguito di
un’edicola tra i campi al dio Hanuman, le asperità
scabrose ergendosi a luogo di culto da che in essi sono
impraticabili le coltivazioni
Lungo
la via che s' intraprenda a sinistra per Bamnora,, il terreno
si fa ancora più ocra, sempre più rossastro, si
ammanta in campi di terra coltivata a colza che li ravviva con le
sue gialle infiorescenze e a grano di un verde smagliante, se lo
consentono le piogge o l irrigazione. Altrimenti i campi deserti si
fanno pastura di greggi ed armenti, come già nel tratto
precedente, da cui abbiamo svoltato,. suolo di prelievo e di
forgiatura di laterizi, sconfinando con brulle e aride distese
ammantate di arbusti, oppure in cui emergono massi e macigni e
calotte rocciose, o si aprono voragini di scavo di rocce e terre
rosse residuali friabili, terra della stessa terra di cui sono
ignificati i mattoni dei casolari che compaiono lungo il percorso.
Rari quelli imbiancati, più rustici, in cui i mattoni si
combinarono con l argilla ed il fango, un aia minuscola
fronteggiandoli immancabilmente con l immancabile tulsi del sacrario
hindu domestico. Al di fuori di ogni orizzonte di aspettative le
poche case cementizie che vi compaiono prima della svolta verso la
dirittura che ci porta a fronteggiare i monti D.*, cosiddetti perchè evocano il
profilo di una dentatura. ai lati una
distesa arida arbustiva a perdita d’ occhio, prima che la
giungla si addensi intorno ai declivi in arbusti collinari quali il
teak- sagoon, o nell'esplosione primaverile di colori delle piante delle
fiamme della foresta , nei loro fiori roseo-arancio-, dette altrimenti l'albero
dei pappagalli o in hindi chalcha, mentre le rocce si fanno anche grigio-brunite.
Volgendosi indietro, apparirà il divallammento che si è percorso, di cui i
saliscendi del percorso hannio ripercorso le ondulazioni, sino al tratto di
foresta che inizia a inerpiacrsi oltre la radura arbustiva. In essa, se si è
fortunati, quando l ora volge al tramonto potrànno essere avvistati pavoni che
vi dispiegano la ruota, famiglie di antilopi che traversano di corsa il tratto
in cui sono allo scoperto.
Ancora
un compund di templi in onore di Durga e di Shiva, preceduti da un sacello
dedicato al dio Hanuman, in corrispondenza
di religiosi sensi tinteggiati di bianco con il tempietto alla Devi
che si intravede sommatale in altura, affiancato da un tempio più minuscolo in
onore di Narashimah, e si apre nella roccia ora
sanguigna , ora albescente , di feldspati, e cloriti di gneiss,
luminescenti, il varco alfine per Bamnora, il villaggio gemellare
minore di Beni Gangi. Lo ha aperto il corso del Kudar, che appare al
fondo degli avvallamenti che concludono il loro moto ondulare contro
le alture seguenti.
Mirabili
i ghat che vi discendono vertiginosi sotto il fronteggiare di palme,
ove i langur locali trovano la loro eletta dimora.
E'
Bamnora un villaggio che si assiepa in due direzioni opposte, lungo la via
che ne è la dorsale ed ai lati delle viottole che se ne dipartono, assembrando
case di cui poche sono quelle superstiti in terra battuta. Mista a paglia e ad
erba, vi è stata conglomerata in strati successivi, seconda la tecnica
costruttiva del pisé.
Caratterizza varie sue case una veranda antecedente, che poggia su pilastri o
finanche colonne gemine secondo tradizione, ricorrendo il loro abbinamento nei
pochi resti di edifici del passato in stile Bundela che se ne conservano.
Il
villaggio non presenta che uno slargo di raccordo, ove è dato di radunarsi e
sedersi, sulla piattaforma del chabutri che ne attornia il fusto,
intorno al neem che in ogni villaggio indiano del circondario è la
pianta ricorrente nella circostanza.
Pianta medicinale e medicamentosa in ogni sua componente, lo contraddistinguono
le pallide foglioline opposite, fino a nove paia lungo lo stesso ramicello,
concluse al termine da una loro consorella solitaria. Ma è il neem la farmacia
oramai in disuso di ogni villaggio locale, la cui gente non stenta a vantarne proprietà terapeutiche, di ogni
sorta, cui non fa più ricorso. come un tempo. Efficace regolatore campestre
dell'azoto del suolo, è' in virtù dell' azadirachtin, che ne pervade i
semi e che si ritrova nellì olio denominato margosa che se ne
ricava, che il neem ha straordinarie virtù biopestidice ed antisettiche,
antipiretiche, antistaminiche ed antifungiche, che ne spiegano l'impiego per
ogni sorta di malattia epidermica e per la stessa labbra. Nei villaggi i più,
oramai, soprattutto fra quanti sono più poveri,ne utilizzano solo i ramoscelli
per la pulizia- interstiziale- dei denti ed in luogo del dentifricio.
Si
esca sulla sinistra che si sia imboccata dal villaggiio, sul suo versante
opposto rispetto a quello in cui si trova la scuola ed un tempio al dio Shiva.ed al centro della radura
che ci si aprirà allo sguardo vedremo campire l orizzonte e diramarsi in tutta
la sua magnificenza splendida la chioma di una pianta grandiosa di peepal.
Se
Buddha ebbe l illuminazione della sua dottrina sotto una pianta di peepal, è
sotto un esemplare al pari solo di questo, di questo, di questo, che senz'
altro avvenne, non essendone immaginabile uno più magnifico, fu al
pari di questa, di questa, di questa, di cui non è immaginabile una più
magnifica arborrscenza, la consorella che poté propiziarla.
E'
l'eccelso Peepal una pianta di fichi sacrale, che con il banyan cui è sovente coniugata
naturalmente e religiosamente, non è confondibile per le foglie con una esile lingua terminale, e per l'aderenza
al fusto centrale delle sue radici pensili, nelle parvenze di ssue scannellature o costolonature nerborute,
mentre nel banyan calano aree e filamentose tra le fronde.
Ma
laddove immagini e statue votive di divinità, filamenti sacri avvolti
intorno al fusto, bandiere e fasce del tronco tinteggiate elevano a dignità di
tempio vegetale la generalità degli altri peepal, questo esemplare, grandioso più di ogni altro,
in Bamnora ne figura spoglio, proprio mentre due neem accanto
possono accampare tale investitura sacra, adombrando un linga e la sua yoni
stupefacente, in quanto appare essere una vestigia della spogliazione residua
dei templi di Khajuraho, come attesta il sua pattika fregiato di gagarakas.
Poco oltre si si staglia nella sua grazia dimessa un tempio all' Energia
divina della Sakti, in stile Bundhela, illegiadrito nella sua cella
rettangolare da arcate lobate e dalla sovrastruzione di chattri cupolate intorno alla cupoletta centrale.
Ma
bisogna usare circospezione nel deambularvi intorno, perchè si rischia di
incorrere con le proprie calzature nefaste nell'area adiacente che è sacra a Babbagiu ,
una variante di Hanuman, che vi è venerata in conformità all impilatura di pietre
di un altare quantomai celato alla vista profana dalla vegetazione
ruderale.
Di
ritorno al Cakra Math, oltre una cava dismessa, in cui ristà
una pozza dove i bufali amano rinfrescarsi, che precede altre
più ridotte e recenti che danno luogo a fabbriche locali di
mattoni d'argilla, inizia il tratto più lungo del percorso che
ci reca a Beni Gangi, quale meta imminente, costeggiato da
idilliaci casolari ameni, i cui filari infuocati di pietre sono terra
della stessa terra fulgida intorno. Essi appaiono talmente ribassati
nel distendersi a schiera in una successione di soglie, da essere
soverchiati dai tettucci reclini di tegole e coppi ,
quando sia pure di poco non si rialzano a capanna.
Accanto
alle dimore si staccano i porticati raccorciati del fienilucolo e
della stalletta, mentre gli accessi, tramite bancali ornati di motivi
a croce, si dilatano o digradano nell'aia di raccolta degli arnesi e
attrezzi e di bufali e capre, intenti a pascere all'ombra
delle piante che la contornano D'inverno, al calare delle ombre dei
monti, vi si vedono i fumi dei fuochi aleggiarvi sospesi nell'aria
che imbruna. Via via che Beni Ganj si fa più vicino, tra fichi
d'india e palme, compaiono coltivi di menta, di canna da zucchero, ed
agli alberi di mahua e di nem si aggiungono l' himli, manghi,
frondosi pipal. Intanto la strada s'inflette e risale lungo l'alveo
del Kudhar, il cui lento decorso ristagna in uno specchio che pare
immoto, si impigrisce sinuoso tra i massi del fondo senza che ne
trapelino increspature.
Risalito
il dosso, è già prossimo Beni Ganj, che si apre
alla vista come un'apparizione, nelle sue vivide case multicolori,
accese di bianco e d'azzurro, disposte su più livelli e
volte in più versi, tra il digradarvi dei rilievi nel
cui varco s'incunea l'abitatoMeraviglioso è il contrasto
tra i rossi filari dei fianchi delle case , talmente lineari da non
consentirsi che qualche profilatura od una balza sporgente,
ed il bianco od il celeste luminosi di cui sono tinte le
facciate, a ridosso delle quali s'infoltano e diramano violacee
bougaivilles, un contrasto che si fa ancora più intenso
mentre si risale la via d'accesso al centro dell'abitato. Su di essa
si affacciano i portici delle case a pilastri binati, e i muri si
alzano arcani sempre più a vista , finché il suo
percorso, addentrandoci ove la breccia si sospinge fino
all'altro pendio dei rilievi, (non) ci reca allo slargo terminale,
ombreggiato da consueto neem, in cui convergono incantevolmente ben
cinque tra vie e viottole del nostro villaggio
A
conclusione della via sta l'unica casa in argilla, finora
intravedibile in Beni Gangi, morbidamente plasmata sotto le sue
bianche calcinature, mentre se ci si volge a destra , ci si
prospetta una via curva in cui i portici delle case si inarcano
a loro volta, lasciandosi sovrastare dalle sporgenze suggestive
di davanzali e terrazzi, secondo modulazioni che non potrebbero
essere più difformi alle rientranze d'obbligo di
atri e balconi in Chandigarh, secondo Le Corbusier,
così come Le Corbusier in Chandigarh non avrebbe
potuto di meno essere indiano
Sulla
sinistra, due stradicciole confluiscono verso il villaggio adiacente
di Bamnora, ch'è preceduto dal traversamento di un ponte sul
lutulento Kudhar, sulla destra la incantevole via principale ,
cui pervengono le confluenze di vari percorsi, e suggestivi slarghi,
tra case dai portici bassi ribassati anch'essi ad arco, si
diparte verso i campi che digradano a valle, ed ha il suo seguito,
oltre i campi da gioco e di feste del villaggio, i suoi mela
ground, in una strada sterrata che separa i coltivi successivi dai
rilievi incipienti, e dai loro boschivi, situati nell'opposta
direzione. Lungo il corso della via principale è ancora
possibile vedere i ruderi o i ripostigli cui sono ora ridotte le più
antiche dimore di terra cruda di Beni Gangi. Le loro murature
furono costruite in pisè, con il getto di argilla, ghiaia,
paglia e letame quale legante dentro delle casseforme , come è
ravvisabile dai filari di blocchi che si profilano lungo le
loro pareti, quale tratto residuo del disarmo dellestesse casseforme.
L'affianca, più in alto, la via cui dobbiamo risalire
per una traversa, se vogliamo pervenire per il suo tramite al tempio
di Durga.
Sorge,
come quello presso il Ninora talab, all'ombra di un bargad, entro un
recinto, che la accomuna a un tempietto al dio Hanuman e ad un altro
shivaita, anticipato da un cippo in cui il toro Nandi ne
onora il linga .
Ma
è in posizione più rialzata, al termine di una breve
scalinata, ed a fianco di un pendio da cui i rilievi iniziano a
sopraelevarsi sul varco tra i monti Il biancore calcinato
dei rifacimenti dei muri ne attutisce l'antichità originaria
nel nucleo interno, ch'è remoto quale quello dei templi di
Choukha, o di Achatt, nel distretto di Chattarpur, e quanto lo
sono le sue proporzioni eleganti e la sua semplicità formale,
costituita della sola cella senza altra copertura che una cupoletta
su di un tetto piatto, mentre ne disvela l'origine antica
l'ornamentazione interna della saletta della dea,che è quasi
un compendio primario ed elementare dei motivi che ricorreranno con
più profusione elegante a Khajuraho, il soffitto a fiore di
loto, fregi di petali di loto, di triangoli , di angoli inversi
listati, o " renverse hald diamonds", seconda la
dicitura inglese di tale motivo delle palmette.
E
la dea, sotto i bendaggi, non è un idolo fantoccio, ma
una Mahishasuramardini* in forme femminili naturalistiche), intenta
ad accoppare a più non posso il demone Mahisha, ovviamente
emblema del male, tra altre donne sue attendenti e primordiali
leogrifi rampanti .
Una
coppia di giovani sposi, nelle circostanze in cui rivisito il tempio,
ne effettua la pradakshina. Lui ha indosso il turbante ed i vestiti
sfarzosi della cerimonia nuziale, lei, tra delle sue
compagne, è condotta per mano con il volto
nascosto dal sari.
E'
per avere figli, tale rituale?, chiedo a dei ragazzi che mi
accompagnano, aiutandomi, per farmi capire, con il gesto che dilata
il mio ventre in quello di una donna gravida. Confermano
sorridendo. Lo sguardo, dall'altura lieve in cui mi ritrovo, oltre un
tempietto alla dea Shanti e il breve muro di cinta della
deambulazione intorno al tempio di Durga, si volge, per
riposarsi, alla valle sottostante in cui si è svolto il
nostro percorso.
La
distesa dei profili gialli dei campi, irti di steli, si perde nel
folto degli alberi, che s'infittiscono fino alle alture di Rajnagar,
sino all'orizzonte in cui cala il sole.
Tra
di essi, invisibili, le case ed i covili in cui gli uomini e gli
armenti sono di ritorno, o già al riposo, i limitari delle
soglie accese, da cui le donne intente alla cena od al riordino della
quiete domestica, usciranno a salutarmi(ci) sulla via del rientro.
Le
parti testuali in carattere normale di dimensione 12 risalgono al
2016, 2-3 febbraio, le altre al 2014 e sono estratti dal mio testo
sui templi orientali di khajuraho.
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