giovedì 10 dicembre 2020
in campagna elettorale 1 22 giugno 2020
Elisoccorso per l’ ospedale Poma e ogni evenienza civile , oppure fantabosco urbano nel Migliaretto? Questa è l’alternativa che mai avrebbe dovuto porsi, tra due istanze che sono ugualmente di rigenerazione ambientale, ed a cui invece ci ha condotto la rescissione unilaterale da parte del Sindaco Palazzi delle intese già raggiunte tra Comune, Provincia, Camera di Commercio di Mantova, Regione Lombardia, Azienda ospedaliera Carlo Poma e Areu, nel 2015, forzando le cose per fini che appaiono squisitamente elettorali. Il tutto all’ insegna del motto, di un vispo colorito salviniano, “ Il Migliaretto e Mantova ai Mantovani”, ovviamente come sempre a spese degli altri, se il costo minimo preventivato del mega bosco è di 10 milioni di euro, tondi tondi. Ora, chi non vorrebbe sempre ancora più verde, sempre che non sia una fuga in avanti rispetto alla scarsa fruizione od allo scempio di quello presente? Solo che fin dall’ inizio la sdemanializzazione ed il recupero del Migliaretto sono stati sbandierati dal Medesimo Sindaco Ottimo in combinato predisposto, ed in subordine demagogico, rispetto alla realizzazione ancor più proibitiva, per i suoi elevatissimi costi , di uno stadio nuovo di zecca concomitante con la demolizione del vecchio, divenuto vecchissimo Danilo Martelli, e questo in tempi ancora di tragica emergenza sanitaria e tuttora di catastrofico lockdown, di cui è un indicatore primario la vicenda Corneliani . Invero quel che più urta e stroppia in tutta la faccenda è proprio questo rilanciare con temerarietà la posta di tutto quanto fa consenso e spettacolo, anzichè attenersi ai nuovi tempi ed alle esigenze che pongono, prima di tutto di molti più investimenti nel Welfare e nel terzo settore.
Odorico Bergamaschi
Stefano l'Occaso 30 ottobre 2020
Due almeno, di certo, sono le buone notizie recenti di arte e cultura mantovana. La prima, di cui ben scarsa è stata la risonanza in città, è l individuazione in Anversa del dipinto preparatorio dell’autoritratto di Rubens per la pala “ i Gonzaga e la Santissima Trinità in Palazzo Ducale , l’altra è la nomina alla direzione del medesimo di Stefano L’Occaso. Nessuno poteva ambire con più titoli, con più merito e credibilità a tale incarico, avendovi lavorato sul campo come ricercatore e scrittore emerito, in ogni ambito e settore. La direi un’investitura fondamentale in una città d’arte e di cultura , che è di rilevanza mondiale, ma il cui ceto politico non appare minimamente all’ altezza di del patrimonio di cui è responsabile, come evidenzia la discrasia tra l’ operato sovente eccellente della nostra società civile, delle istituzioni culturali nazionali presenti in città, di studiosi e ricercatori ed editori locali, e quello delle due giunte politiche succedutesi ai vertici comunali nell’ultimo decennio. Altri, al pari di me, si è rammaricato che manchi una committenza politica effettivamente capace, in grado come un Ludovico II od un imperatore Shah Jahan di rapportarsi con elevatezza di ingegno ad architetti e progettisti. O che disponga del senso dei propri limiti come correttivo indispensabile, aggiungerei. Ad aggravare lo stato delle cose è l’ inavvertenza in tutto il dispiegamento politico che ci rappresenta delle criticità estreme del turismo, delle negatività dell’ overtourism che resta il nocciolo duro ed il paradigma dell’ idea di città predominante, la scarsa consapevolezza di quanto, come attesta l esempio di una città d’arte isomorfa come Venezia, esso possa collidere con ciò che della cultura e dell’arte è la linfa vitale, la ripopolazione studentesca della città per il tramite soprattutto- e non solo- dell’ istituzione di nuovi corsi universitari e del potenziamento degli attuali. Così, dall’ archeologia, di cui il Museo Nazionale annesso al Ducale potrebbe e dovrebbe essere l’ hub propulsore territoriale, sino alla nostra architettura moderna e contemporanea, che in attesa della maggiore età dei settant’anni per godere di un minimo di tutele vincolanti, manca pur anche di una catalogazione che sia orientativa quanto a ciò che sia più di valore, dall’inaccessibilità residua per carenza d’organico di larga parte di Palazzo Ducale, al mancato restauro di cui necessitano parecchie opere del nostro massimo pittore di ogni tempo, Giuseppe Bazzani, il nostro patrimonio di beni culturali e civili resta più che mai esposto all’ inclemenza od all’ incuria dei tempi e dei loro spiriti animali, magari per una devastazione ulteriore dei lasciti monumentali ad opera di una cosiddetta valorizzazione turistica. A Stefano l ‘Occaso non sembrano mancare di certo fervore operoso, la necessaria autonomia intellettuale e di giudizio, e tutta la follia passionale che occorre per porre rimedio a tale stato di cose, per quanto gli compete. I più sentiti auguri di buon lavoro.
Odorico Bergamaschi
Ma noi siamo più liberi in India,” ( ottobre 2020)
“Ma noi siamo più liberi in India,”poteva dirmi Kailash alcuni giorni fa, alla fine di ottobre, quando gli anticipavo che in Italia sopraggiungeranno nuove chiusure, come già in Francia e la settimana prossima nel Regno Unito.
“Qui non si rispettano più le distanze sociali, e più ancora che per Dushera ci sarà folla per strada e nei mercati per Diwali”
“ Per questo, e con l’arrivo dell’inverno,è da pensare che il coronavirus tornerà a diffondersi anche da voi in India, come in Europa , e anche per voi ci saranno nuovi lockdown.”
La pandemia per ora in India è in aumento solo a Delhi e nel Kerala, dopo avere raggiunto il suo picco a metà settembre in tutto il subcontinente indiano , e solo in questi giorni è tornata ad occupare le prime pagine dei giornali indiani.
Tale acquiescenza non sta riflettendo solo le linee guida mediatiche del governo Modi, ma la convinzione diffusa dai bassi tassi di mortalità che il covid sia per quasi tutti i positivi poco o niente, poco più che una sosta obbligata in ospedale per la quarantena, spesso una finzione dei medici per lucrarne i proventi che traggono per ogni positivo che fanno finire in ospedale.
In tal senso è stato esemplare per Kailash il trattamento riservato al suo sodale di casta che ha un amico australiano.
“ Dopo che è risultato positivo il suo vicino di casa, Jannat è corso subito con i figli a fare un test un ospedale. I dottori hanno trovato che erano tutti e due positivi e li hanno arrestati e spediti all’’ashram dei templi jain, ma dopo quattro giorni ne era già uscito ed ora è libero in circolazione senza avere mai avuto niente”
A Kailash, a tal punto, posso solo d ripetere di non aver paura ma di seguitare ad aver cura di sé e dei nostri congiunti, talmente la tensione e l’angoscia si sono allentate in india, mentr’io re sto nel dubbio persistente su quale sia la realtà effettiva, quella della cui tragicità apocalittica non si capacita un’apprensione che si fa terrore, o un crollo di schianto che fa schiumare di rabbia e di vergogna per una pandemia che solo per la rapidità del suo diffondersi e l’addensarsi in tempi brevi dei suoi effetti patogeni è più tragica di un’epidemia stagionale Io mi appiglio a tutto per non vedere l’orizzonte residuo più abissale di quanto non appaia, resto in attesa della cavalleria in arrivo degli anticorpi mononucleari , al suo fantasmatico avviso di carica esorcizzo i lockdown imminenti, mi appunto sui soli dati dei ricoveri in terapia intensiva, non computo il novero dei morti, che per lo più potrebbero essere morti per coronavirus senza che il covid sia nemmeno una concausa patologica, seguito a non perdere di vista, nonostante i titoli di giornale in cui gli anestesisti preannunciano che dovranno tra breve decidere a chi con l’ossigeno salvare la vita e chi lasciare che muoia, che i posti di letto tutt’ora occupati in terapia intensiva solo meno di un terzo, seguito a dibattermi contro l ipocrisia di segregare e soccorrere noi vecchi come i lebbrosi di Ben Hur , senza per questo sgravarci del fardello del welfare familiare che pesa su di noi, ma niente sembra che possa scongiurare ciò che incombe e far deflettere il corso inesorabile degli eventi qui in Italia, come poi in India, sicchè non mi resta che prepararmi a tutto, e preparare are a tutto Kailash con i suoi c ingiunti, quanto Mohammad in attesa di raggiungere dopo Id la sua famiglia che l’ha preceduto a Mumbay per reperirvi lavoro.
Intanto è giunta la felice novella che Ajay ha superato anche l’esame supplementare di biologia e potrà accedere al Collegio universitario mentre Chandu può riprendere con un altro bambino l’apprendimento scolastico a casa della sua lady teacher. In precedenza mediante Whats app mi sono a lui offerto ed ha accettato lui steso che gli facessi da insegnante, inviandomi in testo on line propostogli dalla scuola di una poesia di Tagore sui bianchi gelsomini della sua infanzia. Per essere all’altezza del compito ho acquistato una stampante, onde poter fotocopiare tutte le immagini testuali che mi inviasse. Una meraviglia seguirlo mentre con le sue piccole dita percorreva ad uno ad uno i versi che tentava di leggere o delle cui parole faceva lo spelling, fino all’agnizione in Rabinbdranath del nome del poeta appena tracritto. Ho pregato forse invano Kailash che anticipasse a Chandu che cosa fossero i “jasmines”, i” ciameli “di cui avevo trovato la ricorrenza sul dizionario hindi, come invano gli ho chiesto di fare festa per il successo scolastico di Ajay portando tutti quanti i nostri figli al ristorante. Eppure Kailash lo sapeva bene che cosa fossero i ciameli, avendoli ritrovati tante volte presso le acque del talab dove quando viveva al villaggio usciva di sera a fare i bisogni.
Intanto, lontano da loro fisicamente quanto mentalmente come mai vicino al pari dei tanti che affollavano in fine settimana e le vie e i ristoranti della mia città mi sto godendo gli ultimi scampi di libertà e sto ultimando ogni possibile acquisto e provvedendo a tutto prima della chiusura che si preannuncia a giorni inevitabile, lasciando rinviati a domani solo l’invio dell’acconto ammontare mensile a destinare a Kailash, il taglio tardivo di capelli e la prenotazione per il prossimo anno della visita urologica di controllo che si profila possibile solo alla stagione dei fiori. Ogni volto che entro in un ambiente o tocco oggetti non manco di attingere all’acquasantiera del disinfettante, non mi dimentico più ad ogni uscita di indossare la maschera e di dovere per questo fare ritorno sui miei passi, come ogni donna islamica che debba provvedere e non può stare senza velarsi per quanto abbia in odio e rigetti l islamya. ho provveduto anche ad acquistare la tazza con il per farmi il cappuccino, qualora non possa più fare ritorno al bar che mi è abituale per leggere il giornale, e la nostalgia dell india e del potere rimettermi in viaggio, che si ravviva ad ogni treno di passaggio davanti casa mia, l’ho alleviata acquistando la bilancia per controllare il peso dei bagagli a una futura partenza post covid. Per mesi mi sono ritrovato in Delhi trasferendo nella scrittura di itinerari le mie avventure e i miei percorsi di viaggio nella megacity, finché la settimana scorsa tutto è finito, per cui devo riprendere lena in un secondo volume o reimmergendomi nei dintorni hindu di Gwalior. A Kailash non manco ogni giorno di telefonare, per sapere di lui e dei suoi cari, di come si ritrovi in hotel, di quanto in Khajuraho si manifesti il covid o ritorni il turismo. Ora è di ritorno all hotel Harmony, benché abbia a che fare con tre padroni per neanche tremila rupie, poco più che l’affitto di casa.” Ma io lavoro per l hotel, non per i miei tre padroni” mi sentenzia ammirevole. E non manca ogni volta di chiedermi di leggergli la prima pagina dell hIndustantimes, dove le tensioni indocinesi, i conflitti all ordine del giorno con il pakistan, in questi ultimi tempi per la loro volontà di annessione dei territori occupati del b Belucistan e di GIlgit, gli incontri della polizia con i terroristi che uccidono in Kashmir, la protesta dei contadini indiani contro le ordinanze di Modi che li lasciano in balia dei peggiori richiedenti i prodotti delle loro coltivazioni, si stemperano nella melassa immancabile delle vite dorate dei divi di Bollywood e dei giocatori di cricket, sopitosi il clamore del suicidio sospetto del giovane attore kushant Singh. Fin che la sonnolenza di Kailash, sfinito dal rinnovo e dal rinfresco di ogni stanza della casa per DIwali, non prevalga e non faccia calare tra noi due il suo benefico sipario.
rimorso
RIMORSO ( UNA MIA BREVE POESIA)
Tieni a mente,
non è più niente
quel che mi infliggesti.
E' un continuo tormento
Quel che fu invece
La mia crudeltà con te
Poesia impenitente
Poesia impenitente
Tesoro
Ascoso sotto il nuvolio
Dei tuoi capelli.
Tu non sai
che cosa ti porterei a fare nei miei tardi anni
Passa
Come la mia vita
venerdì 27 novembre 2020
Gli uomini migliorano con gli anni
Io sono consunto dai sogni,
Dal maltempo, un consunto tritone di marmo
Tra le correnti,
e tutto il giorno contemplo
la bellezza di questa donna
Come se in un libro io avessi ritrovato
Una bella immagine,
Compiaciuto di averne colmi gli occhi
E l’udito fine,
Contento almeno di essere un uomo saggio,
Poiché gli uomini migliorano con gli anni,
eppure, eppure,
E' questo un mio sogno, o la verità,?
Oh, ci fossimo incontrati
Quando io ero bruciante di giovinezza,!
Mentr’io ora divento vecchio trasognando
Dal Maltempo, Un consunto, tritone di marmo
Tra le correnti
giovedì 26 novembre 2020
Questa quieta vita che mi annoia
Questa quieta vita che mi annoia
Al telefono mi è di conforto nei tuoi sbadigli
Se ti avviano alla fine di un tuo quieto giorno ,
Dopo i dolenti anni che fummo l uno per l’altro
Il guaritore ferito di chi fu l’infettante.
Le roselline sono disfiorate ad una ad una
Nella nebbia oltre i vetri e il loro incanto,
Come di certo si sono disfatti i tuoi con i miei tratti,
In così lungo tempo, così distanti,
Ma che importa l’agonia dei volti, il loro sottrarsi,
Quando nella tua voce, tra i tuoi sbadigli
Odo intatta la tua anima nella sua felice permuta.
Chiusa la prima pagina dell hindustantimes,
la conta dei contagi, dei pregressi morti,
La schiusa che continua sorgiva
Di nuovi accenti.
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