sabato 28 dicembre 2013

cronaca di un' ordinaria giornata indiana

cronaca di un' ordinaria giornata indiana
21 dicembre sabato 2013-12-22

Redatta la cronaca del giorno prima, pur nel persistere di tosse e raucedine mi predispongo a recarmi a Panna, per fotografare i reperti eccellenti del museo archeologico dipartimentale che vi ho visitato la settimana scorsa, quando sento all’ esterno farsi acuto il diverbio tra Vimala e le donne del vicinato, ma allorché esco esso ha già superato il livello di guardia: la moglie del lavandaio dalit, dirimpettaio, si sta già avventando su Vimala con una tanica di plastica e a tal punto posso solo contribuire con altri vicini a dividerle mentre si accapigliano e stanno dandosele. Faccio convenire Kailash , che mi spiega che Vimala si lamentava, con i suoi modi insolenti e sgraziati di villica, che la vicina riversasse le acque reflue nella canaletta delle condutture della nostra abitazione, ingorgandole. Sembrerebbe sedarsi il contrasto, che è l’occasione per constatare che il secchio che uso per riscaldare con il water heather l’acqua con cui faccio la doccia , è lo stesso in cui gli avanzi giornalieri dei pasti si fanno il pastone che ambisce la vacca che penetra in casa, chiedo dunque a Kailash di usare il tuk tuk e di andare a procurarmene un altro, insieme ad un vaso in cui inseminare basilico, dato che sono ancora in tuta nell’imminenza di fare la doccia prima della partenza. Me lo procurerà di plastica, insieme con il vaso in cui primeggia un rampollo. E’ talmente lunga e laboriosa la doccia nello stanzino in cui devo trasferirmi con l’occorrente e il minimo dei panni, il seggiolino su cui riporli con l’asciugamano non che lo sgabellino in legno che mi ha fatto fare Kailash, che solo verso mezzogiorno posso essere in partenza, avviandomi a piedi per la stazione degli autobus, perché prenderò un tuk tuk solo dopo avere ricaricato il cellulare, di un importo di 200 rupie, più 20 di abbuono.
Meraviglioso come sempre è il tragitto attraverso il National Park prima dell’arrivo a Panna, dove l’influenza che mi debilita mi induce a un pranzo confortevole presso il Raj Laxmi, prima di recarmi al Museo archeologico, in un altro chowk, dove non ritrovo il direttore con cui vorrei interloquire. Sono affidato alla sorveglianza di un indiano nauseolente, che mi fornisce l’occasione per un forte esercizio di disciplina interiore nel ricambiare con gentilezza la sua vicinanza quando mi presta aiuto. Al vaglio selettivo dei reperti sopravvivono un mirabile tirthankara e una coppia Uma e Mahesvara di epoca gupta, non che più straordinario di tutti, un possente e naturalmente nobile Shiva Rudra, sempre dei primordi classici della scultura indiana, non ritroverò invece le sapta matrika in catalogo nel volume sui master pieces dei musei del Madhya Pradesh, la cui esibizione stessa, come per i maggiori reperti dei musei di Dhubela, Vidisha, Ram van, sembra averne occasionato il trasferimento nel museo centrale di Bhopal.
Un languore sfinente mi pervade di torpore sonnolento mentre concludo la visita e lascio il museo, inutile è la divagazione per rivisitare il Baldeoji mandir, che trovo chiuso, cheaps, un somosa, possono bastare a sostenermi nel viaggio di rientro sul bus che mi scarica a Bamitha, da dove con un passaggio in savari per 50 rupie raggiungo Sewagram in Khajuraho. Nonostante lo stato influenzale uscirò per acquistare delle bottiglie dell’acqua e delle caramelle che mi pasticchino contro la tosse notturna, e lo sciroppo ayurvedico squisito che si sta esaurendo, per farmi fare la barba da Moma, sempre che trovi ancora aperto il negozio di barbiere, consegnandogli un'immaginetta della Sharda Devi di Majhar da tenere nel nostro negozio in comune, ed eventualmente telefonare a mia madre,- ma quando faccio rientro di li a poco per depositare le bottiglie dell’ acqua e ripartire, trovo una piccola folla accalcata di fronte a casa con Kailash uscito in chaddiqi, nient’alro che mutandine, sicché Vimala gli consegnerà un asciugamano per farne un longi: è uno strascico virulento delle beghe della mattinata, a seguito di quanto avrebbe detto e minacciato la consorte del lavandaio dalit con madre congiunta: insinuando che Vimala sarebbe la moglie di due mariti, dei quali sarei io il secondo, e ripromettendo malefici , jantar manthar, contro i nostri bambini. Dentro di me , imperturbato dall’accusa senza fondamento che mi coinvolge, penso che almeno essa scongiura la vociferazione , a suo tempo, ch’io fossi invece una delle due mogli di Kailash, mentre mi dà sollievo cheegli non resti sconvolto dalle minacce di un jantar manthar, dopo che per un maleficio del genere ebbe a temere la morte improvvisa e senza ragione apparente di Sumit. Egli ripromette di andare con me dalla polizia di Chhatarpur, per sporgere denunzia, forte della mia autorevolezza di straniero, e la minaccia concretamente legale sembra sortire i suoi effetti. “ sorry, sorry”, si scuserà il lavandaio per la moglie linguacciuta quanto essa, si, cornifera a sua insaputa. Per farmi radere la barba mi allontano solo allora dalla piccola folla del vicinato, radunatasi intorno, e che non accenna a disperdersi, ma l’avvistamento di una camionetta della polizia lungo il percorso, mi induce a telefonare a Kailash dal negozio di Moma, per sincerarmi che non sia accorsa a motivo della diatriba che ci coinvolge.
Trovo Moma ancora al lavoro quando sono ancora le nove di sera, meglio non fare confronti con la disponibilità a sfiancarsi per i figli di Kailash, dall’altro capo dell’abitato non trovo invece aperto il negozio di prodotti ayurvedici, nei paraggi è ancora in funzione solo un altro esercizio di barbiere, telefonerò a mia madre da casa con il cellulare, senza trovarla, anzichè via skype, dal shiva.net center, ancora in funzione, mentre sta ancora chiudendo l’Agrawal center shop, il che mi consente di assicurarmi altre caramelle per la notte. A casa ritrovo sereno Kailash, confortato dalla solidarietà del vicinato, mi imbandisce pasta asciutta un pò scotta ma dal condimento squisito, prima di potermi offrire dei puri fatti di farina di lenticchie che mi sono immangiabili, offertigli dalla famiglia che vive accanto alla nostra, e di avviarsi con me verso il caro sonno notturno, da cui mi risveglierà , sul far della mezzanotte, per sgridarmi di non avere tenuti chiusi i battenti delle porte della mia stanza, essendo io precipitato a letto nel sonno tutto quanto ancora vestito.

cronaca di un' ordinaria giornata indiana

cronaca di un' ordinaria giornata indiana
21 dicembre sabato 2013-12-22

Redatta la cronaca del giorno prima, pur nel persistere di tosse e raucedine mi predispongo a recarmi a Panna, per fotografare i reperti eccellenti del museo archeologico dipartimentale che vi ho visitato la settimana scorsa, quando sento all’ esterno farsi acuto il diverbio tra Vimala e le donne del vicinato, ma allorché esco esso ha già superato il livello di guardia: la moglie del lavandaio dalit, dirimpettaio, si sta già avventando su Vimala con una tanica di plastica e a tal punto posso solo contribuire con altri vicini a dividerle mentre si accapigliano e stanno dandosele. Faccio convenire Kailash , che mi spiega che Vimala si lamentava, con i suoi modi insolenti e sgraziati di villica, che la vicina riversasse le acque reflue nella canaletta delle condutture della nostra abitazione, ingorgandole. Sembrerebbe sedarsi il contrasto, che è l’occasione per constatare che il secchio che uso per riscaldare con il water heather l’acqua con cui faccio la doccia , è lo stesso in cui gli avanzi giornalieri dei pasti si fanno il pastone che ambisce la vacca che penetra in casa, chiedo dunque a Kailash di usare il tuk tuk e di andare a procurarmene un altro, insieme ad un vaso in cui inseminare basilico, dato che sono ancora in tuta nell’imminenza di fare la doccia prima della partenza. Me lo procurerà di plastica, insieme con il vaso in cui primeggia un rampollo. E’ talmente lunga e laboriosa la doccia nello stanzino in cui devo trasferirmi con l’occorrente e il minimo dei panni, il seggiolino su cui riporli con l’asciugamano non che lo sgabellino in legno che mi ha fatto fare Kailash, che solo verso mezzogiorno posso essere in partenza, avviandomi a piedi per la stazione degli autobus, perché prenderò un tuk tuk solo dopo avere ricaricato il cellulare, di un importo di 200 rupie, più 20 di abbuono.
Meraviglioso come sempre è il tragitto attraverso il National Park prima dell’arrivo a Panna, dove l’influenza che mi debilita mi induce a un pranzo confortevole presso il Raj Laxmi, prima di recarmi al Museo archeologico, in un altro chowk, dove non ritrovo il direttore con cui vorrei interloquire. Sono affidato alla sorveglianza di un indiano nauseolente, che mi fornisce l’occasione per un forte esercizio di disciplina interiore nel ricambiare con gentilezza la sua vicinanza quando mi presta aiuto. Al vaglio selettivo dei reperti sopravvivono un mirabile tirthankara e una coppia Uma e Mahesvara di epoca gupta, non che più straordinario di tutti, un possente e naturalmente nobile Shiva Rudra, sempre dei primordi classici della scultura indiana, non ritroverò invece le sapta matrika in catalogo nel volume sui master pieces dei musei del Madhya Pradesh, la cui esibizione stessa, come per i maggiori reperti dei musei di Dhubela, Vidisha, Ram van, sembra averne occasionato il trasferimento nel museo centrale di Bhopal.
Un languore sfinente mi pervade di torpore sonnolento mentre concludo la visita e lascio il museo, inutile è la divagazione per rivisitare il Baldeoji mandir, che trovo chiuso, cheaps, un somosa, possono bastare a sostenermi nel viaggio di rientro sul bus che mi scarica a Bamitha, da dove con un passaggio in savari per 50 rupie raggiungo Sewagram in Khajuraho. Nonostante lo stato influenzale uscirò per acquistare delle bottiglie dell’acqua e delle caramelle che mi pasticchino contro la tosse notturna, e lo sciroppo ayurvedico squisito che si sta esaurendo, per farmi fare la barba da Moma, sempre che trovi ancora aperto il negozio di barbiere, consegnandogli un'immaginetta della Sharda Devi di Majhar da tenere nel nostro negozio in comune, ed eventualmente telefonare a mia madre,- ma quando faccio rientro di li a poco per depositare le bottiglie dell’ acqua e ripartire, trovo una piccola folla accalcata di fronte a casa con Kailash uscito in chaddiqi, nient’alro che mutandine, sicché Vimala gli consegnerà un asciugamano per farne un longi: è uno strascico virulento delle beghe della mattinata, a seguito di quanto avrebbe detto e minacciato la consorte del lavandaio dalit con madre congiunta: insinuando che Vimala sarebbe la moglie di due mariti, dei quali sarei io il secondo, e ripromettendo malefici , jantar manthar, contro i nostri bambini. Dentro di me , imperturbato dall’accusa senza fondamento che mi coinvolge, penso che almeno essa scongiura la vociferazione , a suo tempo, ch’io fossi invece una delle due mogli di Kailash, mentre mi dà sollievo cheegli non resti sconvolto dalle minacce di un jantar manthar, dopo che per un maleficio del genere ebbe a temere la morte improvvisa e senza ragione apparente di Sumit. Egli ripromette di andare con me dalla polizia di Chhatarpur, per sporgere denunzia, forte della mia autorevolezza di straniero, e la minaccia concretamente legale sembra sortire i suoi effetti. “ sorry, sorry”, si scuserà il lavandaio per la moglie linguacciuta quanto essa, si, cornifera a sua insaputa. Per farmi radere la barba mi allontano solo allora dalla piccola folla del vicinato, radunatasi intorno, e che non accenna a disperdersi, ma l’avvistamento di una camionetta della polizia lungo il percorso, mi induce a telefonare a Kailash dal negozio di Moma, per sincerarmi che non sia accorsa a motivo della diatriba che ci coinvolge.
Trovo Moma ancora al lavoro quando sono ancora le nove di sera, meglio non fare confronti con la disponibilità a sfiancarsi per i figli di Kailash, dall’altro capo dell’abitato non trovo invece aperto il negozio di prodotti ayurvedici, nei paraggi è ancora in funzione solo un altro esercizio di barbiere, telefonerò a mia madre da casa con il cellulare, senza trovarla, anzichè via skype, dal shiva.net center, ancora in funzione, mentre sta ancora chiudendo l’Agrawal center shop, il che mi consente di assicurarmi altre caramelle per la notte. A casa ritrovo sereno Kailash, confortato dalla solidarietà del vicinato, mi imbandisce pasta asciutta un pò scotta ma dal condimento squisito, prima di potermi offrire dei puri fatti di farina di lenticchie che mi sono immangiabili, offertigli dalla famiglia che vive accanto alla nostra, e di avviarsi con me verso il caro sonno notturno, da cui mi risveglierà , sul far della mezzanotte, per sgridarmi di non avere tenuti chiusi i battenti delle porte della mia stanza, essendo io precipitato a letto nel sonno tutto quanto ancora vestito.

martedì 10 dicembre 2013

fluttuando in un sogno

Ora mi sembra di fluttuare in un sogno,  nel saperli che dormono in uno stesso letto nella stanza alle spalle,  Kailash insieme a Vimala, Chandu accanto a Poorti e Ajay, quando domani, non fossi sulla via di Maihar, riesploderei ancora contro Kailash,  se lo ritrovassi oltre il previsto immerso nel sonno, incatenando la mia vita tra queste mura fino alla fine dei suoi giorni, per una letargia che non ne farà mai un lavoratore cui trasmettere la responsabilità del futuro dei figli, per i quali soltanto vale la resistenza più che la resa, o mi vedessi costretto ora che sono in India  a potergli parlare solo al telefono,  e a sentirne solo il duro tono di voce, Vimala che rumina gutka susciterebbe la mia ripugnanza,  e tornerei a smaniare di dolore, al sacrificarmi per  chi , moglie e marito, nonostante ogni rampogna, sminuzza in bocca metà del proprio guadagno giornaliero negandone il frutto ai nostri piccoli,  quali un Ajay, il più bisognoso di aiuto,  nei cui confronti avrei dovuto trattenermi ancora una volta dallo scuoterlo fisicamente fino alle lacrime, quando  il vederlo vagolare senza aprire nemmeno i Panchatantra a fumetti, il riscontrare mettendolo alla prova che non sa  riconoscere i verbi, volgere in inglese i nomi al plurale, o dividere venticinque per cinque,  mi avrebbe infiammato d’ira per essere egli stato assente da scuola interi mesi prima del mio arrivo in  India...complice la mortificazione sistematica del suo essere operata dai genitori, e innanzitutto dal padre,  e nel rabbonirmi, e nel puntargli il solo indice  alla fronte, carezzandone una guancia, avrei sentito dirmi la voce di Dio“ vuoi distruggere ora anche lui, di tutto quanto ti ho dato  e ti  è stato qui concesso...?”

Stamane non sono stato capace di raggiungere in lacrime la scuola, affranto dal dolore che potessi avere inflitto la prima umiliazione ingiusta al mio amatissimo, amatissimo Chandu, che prima del mio arrivo  ignorava ancora che cosa fosse il giocare, in cui impazzisce di gioia, quando  denunciandolo a voce alta  l’ho richiamato in casa e distolto dal gioco, facendogli finire nel canale di scolo la palla con cui giocava a cricket, -che sono stato  incapace di raccogliergliela per il dolore artrosico ch'è sopraggiunto nel chinarmi-, perché mi dicesse dove avesse mai messo il mio portafoglio, sottrarmi il quale di tasca, sventolandone una banconota di poche rupie, è uno dei giochi che più lo diverte..Si è chinato a fianco del letto e si è chiuso in un silenzio amaro di lacrime, prima che ritrovassi  il portafoglio e  ricoprissi il mio bimbo di baci e di scuse...Non me ne ha voluto e il suo volto ha seguitato ad accogliermi adorato con la gioia luminosa  di sempre,  e non già perchè di palline gliene ho recate due nuove, con una  mazza ulteriore, e per sovrappiù il telefonino cui aveva rinunciato per  i rudimenti del gioco del cricket.

W la mia Poorti ribelle

W la mia Poorti ribelle che alcuni giorni scorso ha piagnucolato a lungo prima di andare a scuola perchè non sopportava la gavetta di poori invece che di riso, predispostale dalla mamma, scaraventando per due volte a terra il contenitore della scatoletta di plastica all'arrivo dell'autorisciò, alla faccia di tutte le mistificazioni insopportabili della decrescita felice che accetta i poveri solo se obbedienti e contenti del minimo vitale , come le esemplifica il brano seguente.
UNA RICETTA CONTRO L'OBESITA' E ... I DISTURBI DELL'ATTENZIONE
Guardate le scatolette di plastica di questi bambini della scuola materna del Progetto Alice di Sarnath. Contengono la loro colazione e merenda insieme. Si sono alzati presto, al mattino, per venire a scuola. Troppo presto per la colazione che la mamma preparera' dopo qualche ora. Sono, quindi, a stomaco vuoto da diverse ore. Solo al momento della ricreazione possono calmare i crampi della fame grazie al contenuto microscopico di quelle scatolette colorate che qualcuno della famiglia ha provveduto a fargli avere a scuola. Durante il break, si siedono tranquilli sul pavimento dell'aula e consumano il loro pasto. Nessuno deve insistere affinche' mangino. Nessuno li ricorre con il cucchiaio pieno di cibo per ficcarglielo in bocca per forza. Nessuno li prega come se mangiare fosse un favore che fanno a mamma e papa'. Nessuno di questi bambini si sognerebbe di ricattare i genitori "rifiutando" il cibo, fingendo di non aver fame. Mangiano composti, senza ingordigia. A volte, dividono quel poco che hanno con chi ha ancora meno. NOn c'e' pericolo che ingrassino, perche' la moderazione e' una necessita' e loro non se ne fanno un problema. Nessuno fa i capricci. Nessuno vuole di piu' di quello che gli viene dato. Niente Coca Cola, ovviamente. Niente junk food. Niente sovraesposizione a internet, computer e altre invenzioni "pericolose" delle societa' che rincorrono il cosiddetto "progresso". Risultato? Bambini pacifici, socievoli, senza disturbi del comportamento e dell'attenzione. Bambini non viziati che saranno ottimi cittadini della futura societa' impostata sulla "decrescita felice".


W Poorti

W la mia Poorti ribelle che alcuni giorni scorso ha piagnucolato a lungo prima di andare a scuola perchè non sopportava la gavetta di poori invece che di riso, predispostale dalla mamma, scaraventando per due volte a terra il contenitore della scatoletta di plastica all'arrivo dell'autorisciò, alla faccia di tutte le mistificazioni insopportabili della decrescita felice che accetta i poveri solo se obbedienti e contenti del minimo vitale , come le esemplifica il brano seguente.
UNA RICETTA CONTRO L'OBESITA' E ... I DISTURBI DELL'ATTENZIONE
Guardate le scatolette di plastica di questi bambini della scuola materna del Progetto Alice di Sarnath. Contengono la loro colazione e merenda insieme. Si sono alzati presto, al mattino, per venire a scuola. Troppo presto per la colazione che la mamma preparera' dopo qualche ora. Sono, quindi, a stomaco vuoto da diverse ore. Solo al momento della ricreazione possono calmare i crampi della fame grazie al contenuto microscopico di quelle scatolette colorate che qualcuno della famiglia ha provveduto a fargli avere a scuola. Durante il break, si siedono tranquilli sul pavimento dell'aula e consumano il loro pasto. Nessuno deve insistere affinche' mangino. Nessuno li ricorre con il cucchiaio pieno di cibo per ficcarglielo in bocca per forza. Nessuno li prega come se mangiare fosse un favore che fanno a mamma e papa'. Nessuno di questi bambini si sognerebbe di ricattare i genitori "rifiutando" il cibo, fingendo di non aver fame. Mangiano composti, senza ingordigia. A volte, dividono quel poco che hanno con chi ha ancora meno. NOn c'e' pericolo che ingrassino, perche' la moderazione e' una necessita' e loro non se ne fanno un problema. Nessuno fa i capricci. Nessuno vuole di piu' di quello che gli viene dato. Niente Coca Cola, ovviamente. Niente junk food. Niente sovraesposizione a internet, computer e altre invenzioni "pericolose" delle societa' che rincorrono il cosiddetto "progresso". Risultato? Bambini pacifici, socievoli, senza disturbi del comportamento e dell'attenzione. Bambini non viziati che saranno ottimi cittadini della futura societa' impostata sulla "decrescita felice".


martedì 12 novembre 2013

a Luigina ( il 10 di novembre 2013)

Cara Luigina, 
torno con grande gioia a ricevere una tua lettera.
E’ un tale affanno anche per me ogni partenza per l’India - a dire il vero quasi 
una piccola morte, tale è il distacco che mi richiede- che la tua situazione 
l’avrei vissuta come una rianimazione dopo un coma profondo.
Sei stata davvero brava ad affrontarla con tale tua forza 
E quanto alla prenotazione ed al costo del volo?
Qui in India sono oramai pienamente addentro al mio ritorno alla mia attuale 
esistenza principale, integrata e parallela a quella che conservo in Italia, in 
una piena continuazione di rapporti con chi vi ho lasciato, senza che ora più 
soffra, particolarmente, per una lontananza da persone e realtà e cose di cui 
serbo affetto e attaccamento e radici, ma da cui intendo restare lontano, almeno 
fino a giugno.
Ho ripreso ad insegnare l’altro ieri, venerdì. Un allievo, commovendomi, mi ha 
detto al termine della seconda lezione che sono “ a very good teacher”. In due 
giorni ho ritrovato già identici e nuovi volti, un ragazzo perturbante dell’anno 
scorso che è divenuto il mio supporter più fidato.
Il principal e la moglie mi sono amici, mai avrei supposto un rinnovo del 
contratto di assunzione, vista la dispersione dell’esperienza scorsa, ma seguitano 
ad improvvisarmi l’allestimento della classe. 
Bruciante, per me ed il mio amico, è stata invece la scoperta degli indizi, a 
ridosso di Diwali, come ho messo mano ai quaderni dei nostri due figlioletti più 
grandi, e poi l’accertamento ancora più macroscopico che il bambino e la bambina 
avevano approfittato della sua assenza, alla guida dell’autorisciò fin dal primo 
mattino, per marinare la scuola nel corso di intere settimane. Ora sono sottoposti 
alle nostre comuni attenzioni, e ad un insegnante pomeridiano.
Nel prendermene cura, e vigilare, cerco di restarne il Baba evitando di 
diventarne il padre in luogo del mio amico, al fine di ricondurli al suo cuore e 
che egli non scada a loro genitore soltanto.

Quanto al progetto Alice, non sono certo io a disconoscerne l’ ispirazione 
metodologica originaria. Ma a quanto pare, nemmeno fare proprie le circospezioni 
buddhiste sulle cautele da assumere nella trasmissione del proprio pensiero è 
servito a gran che. Eppure non ho detto niente di diverso dalle raccomandazioni in 
loco dello stesso Dalai Lama, quando ha esortato a chiare parole a un’educazione 
secolare, e non religiosa, non opposta o aliena al senso comune e al pensiero 
scientifico. 
Quanto ai miei progetti, di lunga lena, te ne potrò parlare in una lettera 
ulteriore , o in Sarnat,oppure qui in Khajuraho.
Anche a te ora buon lavoro, cara Luigina, nella serenità di spirito in cui spero 
di potermi conservare, di ritrovarmi con te e di rivederci in India.
Un forte abbraccio
Con affetto
Odorico

lunedì 11 novembre 2013

12 novembre 2013, al mattino

 Allorchè mi sono destato ancora una volta per la mia incontinenza,  già alle cinque del mattino Kailash era in  partenza con il nostro autorisciò per la stazione dei treni, quando l’aurora non si era ancora diffusa su Khajuraho nellla sua lattiginosità cerulea, che prelude al dolce lume brumoso del novembre indiano che tanto m'incanta, salutandomi con il tono epico di chi parte per una missione sul darmakshetra  del campo di  battaglia decisivo, poi Ajay, mentre Chandu  piangeva a dirotto perchè gli era differito  il dud  del latte materno,  e l’intimità tra le coltri con il suo seno che le poppate gli avrebbero concesso, nel cui godimento persiste quando già ha più di quattro anni , mi avrebbe risvegliato appena sul fare delle sette, perchè la sorellina Poorti faceva ammoina nel lasciare il letto per la scuola,  e mancava solo meno di mezz’ora all’arrivo dell’autoriscio che ve l’avrebbe condotta,  nel suo sopraggiungere carico di bimbi lungo la stradicciola interna di Sevagram, già trafficata da vacche e passanti nel suo fresco biancore mattutino.
Ora ad avviarla alla scuola era alle sue spalle la stessa madre che nei mesi scorsi , mentre Kailash era fuori casa con il tuk tuk  ed io ancora in Italia,  tanto si era resa indifferente a che vi andasse o meno, nel suo analfabetismo che non capiva le ragioni,  mentre dalla soglia seguiva l'andamento delle cose Ajay che in precedenza mi aveva dato la voce della svogliatezza odierna della sorellina, lo stesso Ajay  che del fatto di lasciare la casa per la scuola in bicicletta prima della sorellina e di rientrare più tardi, se ne era fatta una ragione non solo per disinteressarsene, ma per disertare la scuola più ancora di Poorti, come prima delle vacanze ulteriori di Diwali è emerso dai registri di classe che consultavo insieme con il principal.
Ho potuto così riassopirmi  in pace nella mia stanza,  pur sapendo quanto fosse solo relativamente a posto ogni cosa, come giaccia  incompiuto tutto ciò che finora ho ordinato, che mi allietavo dell’irrequietudine felice di chi ha davanti tutta una giornata e un tempo di vita piena di cose da fare , a iniziare dal basilico da irrorare sul terrazzo, dalle preghiere da inoltrare tra la vita che riprendeva nei cortili sottostanti delle case contigue, da un mio verso  da rivedere, in una delle poesie di un tempo che ho ritrovato in una cartella che ho aperto per riordinarla, impilata in uno degli alwari a muro che sovrasta il mio letto.

Negli occhi  chiusi in un improbabile rientro nel sonno, sostando l’immagine dei lumi che nel tempio Duladeo ieri sera brillavano accesi di fronte alle sculture miniate  di Ganesha e Sararwati,  che stanno nello stipite inferiore del portale d’accesso al santuario del garbagriha,  per la festività che  cadrà l’undicesimo giorno dopo Diwali, che ribadisce l’ordine delle caste e inaugura la stagione dei matrimoni.