martedì 14 ottobre 2014

kali yuga

kali yuga ( prima stesura)
"Come sarebbe bello, Kailash, se al mio rientro potessimo vivere soltanto del nostro lavoro, tu alla guida del tuo autorickshaw, io del Bapuculturaltours, viaggiando insieme e poi io scrivendo dei nostri viaggi… la nostra attività è meravigliosa..."
"Ma non ci dà (ne abbiamo) abbastanza denaro! -la conclusione delle mie parole da parte di Kailash, in un lamento che era un sospiro amaro,- Il mondo è dei ladri e di chi dice il falso …se dici il vero tutti pensano che tu sia stupido e non chiedono di te… qui in Khajuraho, come in Europa ed in America, anche se così puoi diventare ricco in poco tempo, ma in poco tempo cadere giù e ritrovarti in prigione …. Come in Chennai una lady che era un potente leader--- è così dappertutto perché siamo nel Kali yuga, e solo una pralaya in cui tutto questo finisce può fare succedere un nuovo Satya yuga… Anche sadu, pujari, sono tutti madarchor…tutti solo a chiedere in elemosina e a rubare…"
"Kallu ma noi dobbiamo seguire la nostra via, vivendo come se fossimo nell’età dell’oro, non possiamo lasciarla…"
“Si, e lo so che per noi le cose non possono andare meglio che lentamente, passo dopo passo, nel rispetto del karma e della paroup khara…
E alla sola evocazione di tali termini, il suo dire si è fatto ispirato,
“ Ci ho pensato e ci penso a lungo , a queste cose. Ci sono tre parole che cominciano in hindi con la lettera p come parupkara, : "per", che significa piante, i grandi alberi come lo sono mahua, mango, guava, neem, papaia, pipal, non gli spinaci, o il tulsi, o il (tuo) rosmarino, "paksci", che significa uccelli, "patu" che significa gli animali, antilopi, cervi, tigri…E di piante, uccelli, animali la vita è paroupkara, perché non usano la loro vita solo per se stessi, they dont’use life only for themselves, ma piante, uccelli, animali, sono vita anche per gli altri. Gli alberi ci danno frutti di cui non si nutrono, le bufale latte che non bevono, come il fiume le sue acque," people use the water of river , but river don't drink its water , that people make dirty... Alberi, uccelli, piante, non sono come i sadu che sanno andare solo di casa in casa a chiedere farina…ma ora almeno non si pensa solo ad abbattere ed uccidere piante ed animali, come facevano un tempo quei madarchor dei raja con le tigri… “
Si, dovevamo seguitare a vivere di karma e parupkara, come i nostri bufali si cibano solo della vegetazione della giungla.
Ed a proposito, dopo che alcune settimane or sono solo alla mia domanda sullo stato delle nostre bestie Kailash si è ricordato di darmi la bella notizia, recatagli dal padre, che la nostra bufala aveva appena dato alla luce una bufalina, egli aveva da aggiornarmi con un dato a suo giudizio al 70 % buono e per il restante 30% negativo. Siccome la linea telefonica era disturbata, per chiarirsi meglio l’amico ha pensato bene di rapportare la condotta della bufala a quella di un lady.
“ Devo così parlarti della vita sessuale di una donna, anche se non mi va” ha aggiunto tramutando nel riso il suo imbarazzo- "Quando una bufala, come una donna, riceve una buona alimentazione, ha più energia, e più vita sessuale. Mio padre alimenta al meglio le nostre bestie, solo il maschio Lalosha ora che è grande, e perché non dà latte, deve provvedere nella giungla in gran parte da sé, ma così ora la bufala vecchia ne è piena d’energia e vuole fare già sesso, solo che se tra poco avrà un nuovo baby dentro il suo corpo farà sempre di meno del latte da cui ottenere del burro, e ne avrà sempre di meno per la sua bufala piccola che crescerà debole. Vedi, per gli animali è come per i nostri bambini, se dai loro del buon cibo quando sono piccoli, poi quando diventano giovani diventano forti, ma se dai del cibo scarso ai nostri Chandu, Poorti e Ajay, poi avranno da grandi un corpo debole e piccolo…"
Già Kallu, la cui voce calda e assonnata mi sembrava che sciogliesse le parole contro il palato con la lingua rosea e morbida di una sua bufala.
“ But something more we speak tomorrow”
"Good bye till tomorrow, my dear friend”.

cortigiani, vil razza dannata

Già quest’estate mi ero cimentato in una mia riscrittura mentale dell’Odissea in una Renzeide, provocatovi dall’autoproclamarsi un novello Telemaco ( di calco recalcatiano) del Matteo nazionale , allo scatto di suo selfie di gruppo inserito sullo sfondo di quello della stessa Europa, quando ne assunse la Presidenza della Commissione. Solo che ne è sortita una trama a rovescio, alquanto breve da riassumere in sintesi: in luogo del fare tesoro di esperienze ed errori e valori del padre, propiziandone il ritorno, l'andata in scena della rottamazione anche del suo solo nome e della sua sola memoria, con ogni agguato e brutalità di sorta da parte del novello fasullo Telemaco e dei suoi servizievoli compagni di viaggio,-al successo del padre meno vittorioso del previsto, perpetrando, grazie alla dispersione della gloria di Ulisse, la spartizione della sua eredità con i Proci infestanti, riabilitati alla grande con il loro Papi della patria in testa, ed ora, che sono ancora più in auge, ben liberi di spadroneggiare sale alte e profonde di un palazzo trasformato nella reggia della loro prepotenza condivisa, Penelope, poveretta la Finocchiaro, a suo tempo già svillaneggiata dal figlioccio spurio, indotta a tessere e ritessere la tela con l’autore dello loro nequizie più brave, fiero padre di una Mer(di)na senatoriale dopo avere dato vita ad un Porcellum elettorale, per stare ai termini con i quali il genitore stesso ha ignominiosamente soprannominato i suoi figliastri traviati.
Poi il seguito del job act ha conferito un andamento tragico alla parodia in corso del poema omerico, per come in una Repubblica fondata sul lavoro si è carpita la fiducia assoluta , con il ricorso ad una delega in bianco, per togliere ai lavoratori diritti vitali senza che alcuna tutela sociale compensativa sia loro garantita. Ed ora a ripetermi in finzioni analoghe sono stato appena indotto dalle vicende fresche di cronaca del mancato disarcionamento del Sindaco di Mantova, finendo tentato, dal loro decorso buffonesco, ad attagliare a quanto è successo il nostrano immortale Rigoletto: ma l’accaduto mi è parso di un tenore così infimo, che tra le parti maggiori ho trovato un equivalente omologo solo a Gilda, sequestrata e stuprata nelle tramutate spoglie del leghista Simeoni, mentre per le parti destinate a delle mere comparse, il Marullo di corte mi è parso del tutto calzante con Longfils, all’apparenza franco di lingua e di pensiero, nei suoi gran bei marameo e birignao, in vero dedito ai più servili servigi, in tronfio sfregio, all’occorrenza, del suo dover essere “super partes”, mentre a Sodano ben si configuravano i panni di un nuovo signor di Ceprano, che per scornarsi delle vicendevoli cornificazioni amministrative fino all’estremo vulnus, si è prestato di buon grado ad ogni ammoina e abbozzo di  buon viso condiscendente verso i prestatori di soccorso, pur di restare senza più alcuna dignità istituzionale il primo cortigiano in lizza del Ducato,.
Morale dell’ una e dell’altra favola, così è in Italia, anche se non ci pare e piace affatto,al tempo in cui per Grillo come per ambo i Matteo, il Salvini quanto il Renzi nazionale, costui in ottemperanza al Patto del Nazareno con il tramortito Berlusconi, eccezion fatta per i testimonial del Sel, che qui non sto per questo a glorificare, i rappresentanti del popolo hanno da essere dei nominati di Partito che devono rispondere solo alla ditta, secondo la voce del vero dal seno bersaniano fuggita, e non già a chi è affidato alle loro responsabilità dal mandato assunto, con l’esito di un dispregio sommo delle nostre istituzioni Da cui, in compenso, non è per questo finora sortita alcuna crescita o ripresa dell’economia e società nazionale.

mercoledì 1 ottobre 2014

Ecloga decima, abbozzo originario


Ecloga decima, abbozzo originario

Ora ogni mattina
solo se è  il papà che guida il tuk tuk
va Chandu  con il farfallino alla scuola delle suore,
di Ajay  la voce nuova,
Poorti più di casa,
Vimala che ancora scalpita e sbraita e non capisce
che da allora è amore,
non più sesso che Kailash vuole, 
“ nel letto comune furono i miei piedi, non Io,
che fecero l’errore di scalciarla “, 
Amico mio, lo so,
è lo stesso/ così anche per me”
Qui dove il continuo privarmi/ negarmi  è il mio servizio d’amore,
la mia vita che non vuole più avvertire
i concenti di armonie
“  Lo so, ma che almeno comperi per i bimbi
bengali/a per  Diwali
ciò che l’amico ignora / ignorando l’amico è che il sacrificio estremo,
che fa differire l’emissione del ticket più grande,
è trovare in loro la  misura,
 l'irrevocabile ( il limite) che ti penultimo adempie
,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,
Ora ogni mattina
solo se è  il papà che guida il tuk tuk
va Chandu  con il farfallino alla scuola delle suore,
di Ajay  la voce nuova,
Poorti più di casa,
Vimala che ancora scalpita e sbraita e non capisce
che da allora è amore,
non più sesso che Kailash vuole, 
“ nel letto comune furono i miei piedi, non Io,
che fecero l’errore di scalciarla “, 

Amico mio , è così/ lo stesso  anche per me”
..........................................................

martedì 30 settembre 2014

The Door Was open and the House Was Dark - In memory of David Hammond" by SEAMUS HEANEY traduzione personale

The Door Was open and the House Was Dark - In memory of David Hammond" by SEAMUS HEANEY

"The door was open and the house was dark
Wherefore I called his name, although I knew
The answer this time would be silence

That kept me standing listening while it grew
Backwards and down and out into the street
Where as I'd entered (I remember now)

The streetlamps too were out.
I felt, for the first time there and then, a
stranger,
Intruder almost, wanting to take flight

Yet well aware that here there was no danger,
Only withdrawal, a not unwelcoming
Emptiness, as in a midnight hangar

On an overgrown airfield in late summer.

Traduzione personale

La porta era aperta e la casa oscura
Perciò lo chiamai per nome, pur sapendo
Il silenzio questa volta la risposta

Che mi lasciò in ascolto, mentre esso cresceva
Nel retro, sottostante e fuori nella strada
Dove alla mia entrata ( ora ricordo)

Anche i lampioni erano spenti.
Mi sentii, per la prima volta lì ed allora, un’estraneità,
Quasi un intruso, precipitoso di involarmi

Ma  ben conscio che (co)là non v’era alcun pericolo,
Un ritrarsi soltanto, un vuoto
Non inospite,  come in un hangar a mezzanotte

Su un aerodromo infestato a tarda estate. 

giovedì 18 settembre 2014

Come dare ancora vita al tempo dei propri giorni

Come dare ancora vita al tempo dei propri giorni, quando non dà più gioia il semplice esserci, e si è così stremati dall' idea della propria morte, che si ha stupore e meraviglia del solo fatto angosciato e annoiato di esistere ancora.

Tutta la vanità dell' intelligenza del mondo

Tutta la vanità dell' intelligenza del mondo
Volevo oggi dirgli di tutto lo sforzo che mi è costata la pratica del visto, il riprendere per l’ennesima volta la compilazione del modulo, perché all’upload terminale della mia foto identificativa ero rinviato indietro ancora una volta di due pagine di dati da compilare di nuovo, in quanto il numero telefonico comunque fosse esattamente formulato risultava sempre sbagliato, riuscendovi solo verso mezzanotte ma senza che la stampante imprimesse alcun carattere, per poi l’indomani domattina, tramortito al risveglio, prendere la via per la tipografia dove stamparne le copie, avviarmi sul treno sonnolentemente, ma erano già quasi otto minuti che eravamo in linea, e Kailash seguitava a riprendermi puntualizzando che avrei dovuto attendere che mi dicesse “ sto bene”, prima di comunicarglielo a mia volta. Che cos’era mai successo alla sua mente, che non c’era verso di farlo desistere da tali fisime? Erano le regole di buona creanza che gli aveva indicato il turista taiwanese del suo giro turistico quotidiano in tuk tuk , mi replicava. Sentivo vacillare la mia mente, nel dirgli come aveva avuto buon esito ogni disbrigo , come fosse un buon segno che non mi si telefonasse da Milano per dirmi tempestivamente dall’outsourcing centre che fossero insorte difficoltà nell’ottenimento di un visto d’impiego, mentre in stato di anoressia economica così asservivo di nuovo la mia vita e la mia mente e le mie sostanze alla sua incapacità di farne a meno, di dare altrimenti ai nostri bambini una vita dignitosa, temendo al contempo che ogni contatto con i miei familiari rinnovi l’insufficienza colposa di ogni mio contributo per ridurre il differenziale tra l’aiuto che reco a mia madre ed i miei cari in India.
Che mi parlasse della solita Khajuraho, della sua solita vita, delle nuove della nostra famiglia. Ci eravamo lasciati con i pianti di Chandu per il diniego divenuto consueto del gelato da 30 rupie che chiedeva ogni mattina per andare a scuola senza fare storie, al ritornello del babbo “ No kamai, no money”, niente soldi per il gelato in assenza di guadagni. Che i giorni del nostro bambino non fossero solo l’apprendimento dell’impedimento e del limite, ora volevo dirgli, con i soldi appena trasmessigli gli desse pure qualche soddisfazione. Ed infatti in mattinata, quando Ajay era andato a riprenderlo a scuola in bicicletta, con l’indicazione che sostassero pure, al ritorno, presso i banchetti che erano stati allestiti per il convegno in Khajuraho di Murari Bapu, per il cui commento del Ramayana erano accorsi pellegrini dal Gujarat, dal Maharastra, finanche dall’India del Sud, gli aveva messo in tasca cento rupie per il fratellino più piccolo, perché potesse spenderle per qualche acquisto.
“ Chandu ha comperato un’automobilina per ottanta rupie”.
Certamente, ho quindi staccato, io avrei seguitato a tentare di contribuire al nostro futuro con i miei report, attuali e venturi, con la loro eventuale pubblicazione, ma il mio ritorno in India doveva coincidere con la ricerca da parte sua di qualche nuova attività da intraprendere, in Khajuraho o nel resto dell India.
Ci stava pensando, a sua volta, mi confermava, e il divagare della sua mente da una realtà all’altra di cui eravamo venuti a conoscenza, o di cui si era fatta esperienza, mi confidava con fervore che si era appuntato su Bhedhaghat, presso Jabalpur, famosa già ai tempi di Cunningham per le sue Marble rocks lungo il corso della Narmada, ritornate ai suoi tempi visitabili tranquillamente, una volta sterminate qualche decennio prima le bande dei tughs.
“ Avrai notato che ci sono solo negozi di statue di marmo, di Ganesha e linga di Shiva. I tanti turisti che ci vanno sono quasi tutti indiani, bengalesi soprattutto, e ad essi potrebbero interessare
gli stessi articoli che i turisti indiani ricercano qui in Khajuraho, non oro, argento, ma i bamboo (?) sari per 150, 200 rupie “, di cui i mercanti di Khajuraho non rivelavano la provenienza.
L’intelligenza della sua mente indagatrice si era così resa conto che non era il caso di costernarsi perché i turisti stranieri vengono solo a gruppi e sono sempre più rari per la crisi o il declino delle economie occidentali, di sprezzare come turisti “ di non alta qualità” gli indiani sempre più affluenti in Khajuraho, secondo il suo dire malevolo della settimana scorsa, perché sono per lo più di “ media- bassa classe”, come i convenuti per Murari Bapu, dormono spesso negli ashram, circolano a piedi e non entrano negli empori lussuosi o nei ristoranti più cari, ma vanno in trattoria o comperano solo quanto a loro serve, come i “kaprà, i capi di abbigliamento cui ora faceva riferimento come ad una risorsa. Kailash ha così inteso appieno che occorre convenire con i mutamenti, anziché prendersela con i lapka accalappiatori che stanno profittandone competitivamente. E l’ho rinfrancato, dicendogli che mi ripromettevo di fare ritorno entrambi in Bedhagath, una volta che sia di nuovo in India, studiandovi per più giorni i flussi turistici, del resto debbo visitare Tigawa nelle vicinanze, per il suo tempio Gupta , a coronamento di un itinerario inerente Jabalpur ed i suoi dintorni. E con analoghi intenti, in cerca di opportunità,da raffrontare, saremmo stati ancora una volta a Gwalior, o Bhopal.
Ma in cuore disperatamente sentivo intanto vana ogni sua, ogni mia intelligenza delle cose, tale e tanta è l incapacità dei nostri animi infantili a farsi valere nel mondo.

mercoledì 10 settembre 2014

Chandu e le sue brame

Chandu e le sue brame
“Chandu ieri l’ ha detto a me, di averti sognato che arrivavi in autobus a Khajuraho. Ed avrebbe voluto che fossi andato alla stazione ferroviaria per venirti a prendere, quando gli ho risposto che alla stazione degli autobus non ti si era visto e che di solito arrivi con il treno.”
Il piccolo vagava intorno a Kailash, e solo dopo molte resistenze ha accettato di porsi al telefono di me in ascolto, replicando solo tik-è, che tutto andava bene, come gli suggeriva Kailash, alla mia profusione di affetto, prima di ribadirmi i suoi imperativi indefettibili “ car!”, “ computer!”, e di allontanarsi senza fare più parola, quando al suo “ tomorrow!” “ kal!”, non ho potuto dare conferma.
“ Kailash insegnagli , prego, come ci sono la luna e le stelle, i campi , gli animali e i fiori, il suo amico, di più bello…” avrei voluto dire al mio amico, ma le mie parole si sono perse con il farsi irraggiungibile di Chandu, che aveva lasciato la “Babbà” room, la mia stanza, per la television room ed i cartoni animati.
Ed abbiamo poi parlato di tesori, da che Kailash ha trovato come rispondere al mio interrogativo su perché gli abitanti del villaggio di Eran, che era stata una delle mete del nostro ultimo viaggio, mi avesse allora detto che non erano affatto povera gente.
“ I campi erano buoni, e mi è stato confidato che la gente del luogo possiede antiche monete d’oro e d’argento, che alla morte dell’ultimo raja del villaggio hanno trovato il tesoro che teneva nascosto nella qila, nel terreno dove tutto era distrutto, in una prima, una seconda, una terza stanza, e così via.. E’ stata così anche per il 30% della gente di Chandnagar e del mio villaggio di Bhyantal, che si è arricchita di ciò che ha trovato nel palazzo senza custodi di Rajagarh.”
Quella sera, di domenica, dopo Poorti ed Ajay, anche Chandu era sopraggiunto nella festa di compleanno del figlio del proprietario della nostra casa in affitto, dove v’erano danze, musica, dolciumi.
“ E’ una persona ricca, il proprietario, gli invitati erano un centinaio”.
Ed oggi Kailash mi ha detto del seguito della vicenda.
Chandu aveva riscosso l’apprezzamento di un figlio del proprietario per come aveva danzato, ed al ritorno a casa, aveva chiesto al papà , quando fossi stato di ritorno di farmi ripetere la festa del suo compleanno con tanti invitati e musica e danza e cibo per gli ospiti come quella da cui rientrava.
"Pura desh" aperta all'"intero paese" dell'India, - secondo le esatte parole del bimbo-, perchè ogni invitato gli portasse un regalo.
Era una riprova che a cinque anni egli ha già inteso benissimo da chi dipenda il suo tenore di vita, uno stato di fatto che come con Ajay e Poorti Kailash non ha fatto nulla per nascondergli, inducendomi a mostrare ai figli la realtà delle cose, o a fargliela intendere in modo umiliante, come quando la sera di Capodanno del 2012, è bastato che perdendo la testa mi fossi allontanato dal ristorante traendomi in disparte per un bisticcio solo dopo l’ordinazione, perché Poorti, ritrovandosi, se non avessi receduto, nella sola condizione di fare ritorno a casa a piedi con il papà ed il fratello, “ come siamo poveri, papà”, gli avesse detto ancor più mortificandolo.
Ma è anche per questo, che Ajay e Porti chiedono il minimo possibile al padre, od a me per il suo tramite, a volte trovando Ajay altrimenti, purtroppo, il modo di procurarsi quel che vuole.