martedì 6 ottobre 2015

Kailash e le ladies filippine

Delle ladies che sono state come delle sorelle per Kailash
L’enfasi del " very good" con cui Kailash ha accolto la bella notizia che a fine anno forse ritroveremo a Khajuraho l’amica Marinella , e che ella intende fare ricorso alla nostra agenzia per il suo viaggio ulteriore , mi preannunciava che aveva da dirmi a sua volta delle cose liete.
Ma non era a proposito dei turisti cinesi che in mattinata sul suo tuk tuk avevano raggiunto l hotel Harmony, quei veri madar chor che lo avevano poi lasciato attendere a lungo, giù all’entrata, prima di smentirsi e di dirgli che ai templi ci sarebbero andati a piedi, che non avevano più bisogno del suo autorickshaw.
Ad averlo reso talmente contento erano state in seguito le signore filippine, più che trentenni , che per una company lavorano da lungo tempo in Dubai, le quali avevano accettato i suoi servigi per recarsi in visita ai templi, e che con lui erano state poi così care e amichevoli, divertendosi e divertendolo tanto. “ Sono state davvero delle sorelle per me” Aveva facilitato la loro comunicazione il fatto che conoscessero l hindi, grazie ad una signora del Madhya Pradesh che a loro l’aveva insegnato nel Dubai da cui provenivano, con l’ hindi trasmettendo loro la conoscenza della cucina indiana. Con esse aveva parlato, mi diceva in una felice rinfusa, degli usi dello sterco di bufalo, del sesamo, delle piante del nim e del mahua. Che cosa ne faceva quella donna che avevano intravisto nei campi, dello sterco di cui aveva riempito un secchio che aveva trasportato sulla testa? Kailash mi riassumeva in breve come gliene avesse sintetizzato gli usi possibili, quale combustile per riscaldare, oppure in cucina per la cottura dei cibi, a fungere da fumigante repellente di mosquitos. Del sesamo, il tilli, come avevano avuto modo di parlarne? Possibile che ce ne fosse ancora nei campi? Infatti gli avevano chiesto di tale pianta perché ne avevano visto un raccolto steso a seccare, oggi ch’era una delle calde giornate successive ai piovaschi, il cui inconveniente è che facilitano il ripresentarsi a nugoli degli scarafaggi, quei madar chor, che neanche la ricorrenza appena trascorsa del genetliaco di Gandhi aveva evitato che ne avessero assunto il nome nelle parole del mio amico, per il suo cranio rasato che ne evocava la lucentezza del dorso. Quanto ai mahua, appena l’amico mi aveva fatto il nome di Jatakara, il villaggio ch’è sulla via per il tempio Chaturbuja, mi era stato facile supporre che ne avevano parlato al dispiegarsi del meraviglioso intrico di rami ritorti di un loro bosco, prima dell’ entrata del villaggio provenendovi da Khajuraho.
Del nim ha decantato loro come lo si usi per ottenerne olio, anche di di sapone, per le mirabilie curative, delle infezioni del corpo, delle sue foglie verdi macinate, ( making pisna), o della stessa sua skin wood, come in inglese ne ha denominato la corteccia. Al lasciarlo, quelle donne meravigliose gli avevano pur dato 150 rupie di mancia, ed egli, commosso dal loro gentile rispetto, dalla dolcezza dei loro modi di amiche, se le era ingraziate richiedendo solo le 100 rupie della tariffa normale per l indomani, quando si recheranno in stazione alla volta di Orchha; solo che così egli aveva imbufalito il manager del loro hotel, che avrebbe voluto che richiedesse almeno il doppio se non il triplo per spartirselo insieme. Urgeva intanto che uscissi, per trasmettergli con Western Union il denaro che è venuto per lui scarseggiando, ed eravamo già ai saluti, che l’allegria dell’amico rendeva una festa, non fosse sopraggiunto, a rabbuiarla, il senso che così, per l’amato Kailash, si chiudeva un bel giorno che si era strappato alla sventura da me così spesso addolorata di una sua vita stroncata.

Contro l'islamofobia

Contro l'islamofobia
Ho sotto gli occhi, in facebook, le perorazioni per salvare dall impiccagione Mohammad Ali Taheri , in Iran, e dalla decapitazione e dalla crocifissione il ventunenne Ali al Nimr in Arabia Saudita, colpevoli soltanto di avere idee non conformi a quelle dei loro regimi. Ciononostante, per quanto mi induce a credere la mia vita attuale in Italia ed India, penso che l islamofobia sia il cancro mentale dell' umanità contemporanea,che nelle nostre contrade si manifesta nella assimilazione all'Isis ed al suo orrore di oltre un miliardo e mezzo di musulmani, alle prese ogni giorno, come noi tutti, innanzitutto con la sofferenza del vivere e del tirare avanti. Un accecamento che è l'ottundimento di una politica che presume di vedere più acutamente delle ragioni del cuore, mentre dietro l'orda che avanza, il monolite nero integralista, non sa intravedere quanto gli islamici siano tra loro sanguinosamente divisi, e su questo esercitare la presa. Di fronte alle ragioni che ci induriscono contro l islam, come induriscono contro di noi , o gli uni contro gli altri, i settari delle fazioni dell islam tra di loro in conflitto, credo che il compito massimo di chi esercita una guida spirituale, lasciando pure a Cesare l'onere delle armi, sia oggi di convertire i propri, di fedeli, alle ragioni di misericordia della propria religione, e così , quanto ai nostri cattolici , di ricondurre i propri diocesani al senso ed al fare operoso coerente delle parabole dell'amore di Gesù , prima di ogni altra quella del buon samaritano, anziché perseguire, e celebrare liturgicamente, l'apostasia dei fedeli di altre religioni, incuranti di che pericolo può comportare per tali nuovi proseliti l'esito battesimale di tali trionfi, che agli occhi di molti dei loro ex correligionari non rappresentano che delle scorribande di lupi nei loro armenti. In tal senso quanto sarebbero auspicabili, più che nuovi fonti battesimali, incontri di fede tra vescovi- o prelati- e imam e guru sikh, o rabbini, intorno alle ragioni della misericordia delle rispettive religioni, che aprano più ancora i cuori e le men

come vivo spiritualmente il mio tempo

Sto vivendo il mio tempo come se la globalizzazione fosse l epoca in cui l’interconnessione di tutto con tutto si fa manifestazione del Suo essere l’Essere che è tutto in tutte le cose, e vi si attuasse l’avvento della secolarizzazione del sacro nel farsi ogni uomo e l’intera natura Suo tempio vivente, ogni processo di umanizzazione sacramentalità e transustanziazione eucaristica, esplicita od implicita che sia la fede di chi da e riceve più pienezza di vita perché nutre speranza, ovverosia come il tempo in cui è la modernità universale, non già come in Nietzsche l’arcaico arcano reimposto da un’aristocrazia ultraveggente, che consentirà che Lo si adori in spirito e verità, assolutamente, e semplicemente, né più sul monte Garizim né più nel tempio di Gerusalemme, neti… neti, , al tempo stesso in cui e sul monte Garizim e nel tempio di Gerusalemme, o in ogni altro luogo di culto , ( e.. e…,e.. ), ci si prostrerà al dio in ogni rituale che non sia più di violenza del sacro contro la vita.

Una mia antica lettera polemica sul sacro a William Dalrymple
Dear William Dalrymple.
I d like to explain you by mail what because of my fragility or delicacy I wasn’t able to explain you in Mantua .
The nine lives of your magnificent book subtitled A search of the sacred in modern India. , in their experience of sacred in fact aren’t modern lives of modern persons, because these experiences are ending or going in crisis on contact with the modernity
In my opinion Nine lives is a search in modern India of the traditional sacred, that isn’t the only real sacred , as if didn’t exist a modern sacred.
In my opinion of searcher of God, if the divine reality is, indivisible, all in all the things, ( see Saint Paul or the Vedanta), we cannot reduce the sacred to the religious, according to Dietrich Bonhoffer. who was aiming at a not religious Christianity –, the sacred is the heart of the modernity and of his technology also. Gurgaon also is his ( of the sacred) phenomenal reality, not only Tarapith, not only the realities that are different from the modernity, or that pre-exist or outlive to it, can manifest the sacred . The modernity, for example, can help the believer to dematerialize and spiritualize God, to think God as Energy, out of the space and of the time, by its abstract imagery, or because it ( the modernity) connects in shorter or real time(s) what is far in the world and phenomena of different ages, the modernity can facilitate to cross the “ noche oscura” of the end of the same religious sensibility and imagination, and to worship more and more God in Spirit and Verity ( John, 4, 23-24).
The real mystical experience consequently is to live the fullness and the height of the life, in Kenduli like in the yellow or blue lines of the metro of Delhi .
The following page of Raimon Panikkar, that I tried to translate, can explain you better my point of view about your search of the sacred in modern India .
Raimon Panikkar said:
“ I think that the sacred isn’t in contrast with the secularity. The secular, that is : the secularity, the century, the world, the worldliness, to stay in this world, all the earthly structures of the reality, nothing is different from the sacred. The sacred is different from the profane, “ profanum”, “in front of the temple”, but the secular can be so sacred as anything, and the crucial challenge of our time is to discover the sacred in what until now we thought secular. All is sacred: the marriage, the love, the body, the politics also,- not the Erastianism, the Sacred Roman Empire , obviously - because the sacred is the soul of all the human activities.”
“ India is a secular State”, not lay, but secular, because the Indian State must take care of the things of the world”.
Raffaele Luise Raimon Panikkar, Profeta del dopodomani, Edizioni Paoline 2011, pg.145
P. S.
And according with Panikkar, in my opinion the Nine lives are the other side of us, not the stranger.
Thanks you, again, for everything
And What about Mantua , now? Come back, please, come back for the festivaletteratura at your next book.
Odorico Bergamaschi
odoricob@yahoo.it

lunedì 5 ottobre 2015

Di un quarto bigliettino di Gino a commento di una mia poesia ( e di uno ulteriore)

" Each man kills the thing he loves" riscrittura
Di un quarto bigliettino di Gino a commento di una mia poesia ( e di uno ukteriore)
La mia paura di espormi in ciò che reputavo il meglio di quanto scrivevo, perché un giudizio critico negativo non mi stroncasse nei limiti palesatisi per me insormontabili in quanto li denunciavano ancor più spietatamente i miei raggiungimenti più alti, nei loro esiti di conseguenza mancati, mi indusse a consegnare a Gino dei componimento quale quello che segue, che inesorabilmente avrei poi declassato ad Esercitazione. Gino vi ravviso acutamente una novità nella sospensione che vi accade del tempo, di un tempo che era in realtà il tempo della desolazione di una vita dei sensi e intellettiva caduta nell’inedia perché senza speranza, quando un’apparizione , una riesumazione di trascorse esperienze la rieccita, ne risveglia la brama. In effetti la perimetrazione dell’ammattonato è una cattura dell’istante, come intese benissimo Gino, in quanto ne finisce subito irretito nell’ordinarietà mortificante della quotidianità, Ciò che quindi si itera in modulazione di frequenza , di cui chiede Gino il chiarimento, con il ristabilimento del principio di realtà e la desistenza, che ne consegue, che induce la mente a quieta rassegnazione ( “ il ritorno del feedback”), è il destino che si prefigura all’assecondamento del richiamo, l’uccisione possessiva dell’anima amata ( l“ each man kills the thing he loves" di Wilde- Fassbinder), che ha il suo corrispettivo nella gelosia assassina di due personaggi d’opera come Otello ed il don José della Carmen.
Di ciò che suscitò l’immaginazione di questo testo poetico, mi soccorre solo il ricordo della psicologia archetipica di Hillman e di Images di Altmann. Sullo sfondo Montale, of course, e i suoi correlati oggettivi della desistenza a vivere.
Il cielo che gravita converso in acqua
Il cielo che gravita converso in acqua.
Nelle tenebre, insostenibile,
il calice in frantumi
sopra la tavola. Entro un intarsio nelle Menti
la figura ad irricomporsi dell'Unicorno,
il gioco della chiave oramai smarrito
nella successione vana dei tentativi.
Soffermatasi la pioggia,
quando è un'irruzione nel verde
tra l'umido che gocciola.
Entro la gola
un grido rabido che sale...
Alla favilla
riscaturendo dall'ombra a perimetrare lo sguardo
il grigio scalfito degli ammattonati.
Finch'é il ritorno del feed-back.
Sulla modulazione di frequenza inalterata
Otello chiede a Desdemona un altro bacio ancora.
E se rimoduli
è don José che riassassina Carmen adorata.
Il commento di Gino Baratta
“ Scopro una novità nella sospensione del tempo. O meglio, nell incombenza di un attimo. Di un attimo che mi pare tu voglia dilatare, espandere, anche se la perimetrazione ne assicura allo sguardo la cattura.Dentro l’attimo, dentro una sua immobilità irrompe e trascorre un volo? E la sua iterazione in modulazione di frequenza? E di nuovo: se si rimodula?"
Da un altro bigliettino o pizzino risulta che ebbi a consegnare a Gino una seconda stesura del testo poetico, il cui ampliamento solo in parte si è conservato nella versione definitiva , o comprendeva immagini che ricorrono nel suo testo che ho or su allegato, ma che non aveva fatto ancora la loro comparsa nella .redazione del testo cui si rifaceva la nota di gIno antecedente. Egli vi riscontrò una ulteriore componente parnassiana, oltre a quella liberty , già attestata , per il ricorso a un immaginario mitico intessuto di menti, unicorni, decani di cui si persero poi le tracce.La sospensione del tempo , già rilevata da Gino nella più breve versione precedente del componimento, nella sua redazione più vasta del componimento finiva per corrispondere a un movimento "verso il pacato,verso il silenzio" concluso dal punto
A tale versione più estesa avevo allegato un mio componimento breve, una mia " briciola", come gli avevo detto e gli era rimasto impresso, che forse corrisponde, non ne sono sicuro, a uno dei testi che allego,. In esso Gino credette di ravvisare il procedere della mia intuizione poetica: " da un baleno, già in se concluso, far emergere una situazione più espplicita, più arricchita, dunque
Più non infierire
Più non infierire
nel cuore d'altri.
Che i tuoi giorni
almeno siano cenere
d'insfiorati petali di rose.
Nell'ora che si eterna in te la stasi
Nell'ora che si eterna in te la stasi
v'é chi riferve di un'attesa,
v'è chi gode di un suo angelo
nell'ora che in te ricade la rinuncia.
E mentre tanta inedia torna ad infrangerti ( spezzarti) (stremarti),
vi è chi in suo godimento o in una preghiera a un dio
teme una morte che tu solo brami.
E' ogni bellezza solo il principio di ogni tormento
E' ogni bellezza solo il principio di ogni tormento,
il deserto il termine di ogni brama.
Un petalo ( di rosa) il residuo bene.
E tu non gualcirla, incauta,
la sua delicatezza che ti sospira.
Nella nebbia è un sogno di che trepidi
Nella nebbia è un sogno di che trepidi.
Se già credulo lo miri,
tu solo lo disfiora
di morte quel tremulo incanto.
Eppure ti ho richiamato, mio delicato essere,
Eppure ti ho richiamato, mio delicato essere,
nel vuoto illimite del mio solo amore.
Che un angelo segni ora il termine
che mi è invalicabile.
Crepitando nella mia estinzione
fiamma che di te divampi solitaria,
se luce non splende ch'entrambi riarda.
Già nell'attimo, astanti,
Già nell'attimo, astanti,
che tremanti ci si porge,
già sgomenti ci ritrae
nei più delicati sguardi
il tremendo che palpita.
Così a te solo assisto
in me dissolto a desiderarti inerte.
1983
il bigliettino di Gino
Nell'ampliamento della redazione trovo la conferma del movimento già notato nei primi versi tuoi: dall'alto verso il pacato, verso il silenzio che coincide col punto. Grazie all'ampliamento non solo si accentua la componente liberty, ma il tutto, mi pare, assume cifre vagamente parnassiane. Certe figure, precedentemente implicite, sono affiorate: le Menti, l'Unicorno, soprattutto i Decani.
Preferirei. " tra l'umido che sgocciola" a "tra l umido che sgronda". sgronda è assai connotato, mi sembra
&&&
Quella che tu chiami briciola, io la leggo come germe, pieno di presupposti, di premonizioni, ma mi pare, se ho capito bene, che sia il tuo modo di lavorare: da un baleno già in se conchiuso, far emergere una situazione più esplicita, più arricchita, dunque.

a/ da Marinella

carissimo, grazie per aver risposto. Appena mi è possibile rispondo anch'io. Sono felice per te che alla fine del mese te ne torni in india, anzi ti invidio un pochino vorrei essere anche io in quel magico paese..... Tieniti in contatto poichè se decido di venire sarà intorno alla fine dell'anno e avrei piacere a rivederti ma anche usufruire della tua agenzia  grazie e bacioni alla tua famiglia fai buon viaggio. marinella



Ogg: Re: R: news

Cara Marinella,
resterò in Italia fino ai primi di novembre e raggiungerò i miei cari in India per la festa
di Deepawali. Nel frattempo farò quanto mi è possibile e ricercherò i contatti di cui possa
giovarsi la mia attività in India e il sostegno a chi vi ho caro. Odorico

On Fri, 25 Sep 2015 22:58:19 +0530 Marinella > wrote
> Carissimo che Piacere avere tue notizie io sto bene anche se un poco stanca.il mio
cammino a Santiago è andato bene anche se avrei preferito essere più pellegrino e meno
turista ma non ero sola e ho dovuto mediare. Fino a quando sei qui? Io spero di poter venire
in India ma non ho sicurezza ci sono troppe variabili vedremo...ti lascio fatti sentire


A/ da Luigina



Cara Luigina,
spero che tu possa confermarmi le notizie confortanti dell'ultima mail,sul conto tuo e di
Valentino, per quanto tu l'abbia riscontrato affaticato.
Tutto va bene quanto a me ed ai miei cari in India ed in Italia.
In risposta al tuo quesito su quando faccia ritorno a Khajuraho, possa ora dirti che anche
se dispongo già del visto d'impiego credo di recarmici un po più tardi del solito, ai primi
di novembre, prima comunque della ricorrenza di Deepawali l'11 novembre.
In precedenza potrò incontrarmi in Milano con l indologa Cinzia Pieruccini, docente
universitaria, che si è mostrata assai interessata alla mia attività ed alla mia ricerca.
Magari sulla via del Nepal potremo rivederci in Sarnath.
In realtà mi sono appesantito in questi ultimi tempi, insieme con il passare degli anni
accuso sempre di più l'artrosi, e la mia mobilità ne risente dolorosamente.
Con affetto
Odorico
(P. S. Quanto al Progetto Alice restano invariate le mie posizioni, che non sono certo
quelle di un eretico, ma di chi avrebbe voluto che si attenesse a quanto professa di
limitarsi a sostenere).

On Fri, 14 Aug 2015 01:55:45 +0530 "Luigina De Biasi" <luiginadebiasi@libero.it> wrote
>








From: Luigina De Biasi
Sent: Thursday, August 13, 2015 10:22 PM
To: odorico bergamaschi
Subject: Re: contatti rinnovati




Ciao Odorico.
Non ci sentivamo da parecchio! Sto abbastanza bene, nonostante il caldo di
queste settimane. In questo periodo sono abbastanza presa da tanti lavori in
casa ed in campagna .
A maggio e giugno sono stata a Parigi per un corso di formazione: è andato
bene. A settembre riprenderò.
Valentino scrive poco, penso sia piuttosto stanco. Sicuramente anche il
caldo , l’ umidità...contribuiscono ad appesantire la situazione.
A Sarnath è stato costruito un nuovo edificio che ospiterà le classi
dei grandi. Le aule dovevano avere le misure prescritte dal governo, per essere
regolari. I costi , rispetto al primo preventivo, sono lievitati, per cui i
soldi non bastano mai.
Mi fa piacere sentire che stai bene , come pure la tua famiglia in Italia e
quella in India.
Mi scrivi dello stato psicologico del tuo amico, piuttosto depresso, mi
pare di capire.
Come può essere così sconfortato se tu sei presente per alcuni mesi l’ anno
e sempre disponibile ad aiutare?
Hai fatto bene a farlo riflettere sul fatto che i suoi bambini fanno una
bella vita e sono decisamente fortunati rispetto a molti altri loro coetanei
.
Credo che , volte, diamo per scontate molte opportunità, e non ce ne
rendiamo conto. Ma se venissero a mancare...allora sì che ce ne
accorgiamo!
Quello che scrivi di Khajuraho mi pare rifletta un po’ tante altre città
indiane e mi rendo conto di quanto sia difficile riuscire a lavorare
serenamente.
Secondo me , la tua famiglia indiana , di cui ti senti responsabile, è
molto fortunata ad averti parte di essa.
Quando pensi di tornare in India?
Ti auguro una buona estate, un abbraccio,

Luigina




From: odorico bergamaschi
Sent: Thursday, August 13, 2015 2:37 AM
To: luiginadebiasi@libero.it
Subject: contatti rinnovati

Mantova,
13 agosto 2015
>Cara Luigina
>sono Odorico
>Come stai? E Valentino? E
quanto alle scuole del progetto Alice?
>Io sto bene, come i miei congiunti in
Italia, e la mia famiglia indiana.
>Restano terribili da sostenere i crolli
mentali del mio amico, che la settimana scorsa mi ha
>suggerito di scriverti,
quando( come in India è sconforto generale), si dispera di non
>riuscire con
le sue forze a racimolare un reddito per i nostri bambini Ma essi fanno una vita

>assai bella, ed a questo lo invito a guardare. Khajuraho è divenuta una
meravigliosa località
>in cui è sempre terribile restare, infrastrutture
disastrate- le strade in particolare-,
>incoscienza e invidia e gelosia
distruttiva generali, un Paese solo per lapkas, gli
>accalappiatori di
turisti che vi giungono allo stato brado, come mi diceva oggi al telefono un

>ragazzo islamico che cerco di aiutare anche perchè rechi aiuto al figlio del
mio amico, già
>adolescente.
>Ed io vi realizzo con i miei viaggi, studi di
itinerari e scritti archeologici vari,
>un'attività finanche eccelsa ma senza
fortuna. I pochi, pochissimi viaggiatori che
>contattiamo, - i turisti sono
sempre più indiani-, ne godono e ci consentono tuttavia di
>vivere esperienze
memorabili.
>Con vivo affetto
>Odorico.
>

A Maurizio


Mantova, 30 settembre 2015

Caro Maurizio, più di due settimane fa
mi hai ritrovato perché ero rimasto intrattenuto da Livia, dopo
essere venuto al Museo Archeologico sulle identificazioni proposte
di alcuni dei personaggi affrescati nella Camera Picta dal dottor
Nosari. Mi sono poi defilato per evitare le tracimazioni del mio
narcisismo. Avessi interloquito avrei evocato questi miei versi di
allora “ Oh, se in gruccione io fossi/ verso l India in volo o
l’Africa lontana/…”

Poi, a distanza, è sopraggiunta nella
mia memoria l’eco delle parole di Benjamin, quanto a Kafka, che
tutto in questi era rimasto immerso nell’aria di villaggio, aria di
indivenuto e di indecomposto. L’aria del villaggio come di ciò che
della vita resta da smuovere. 

Mi ha fatto davvero piacere che
attraverso te, Annalisa, poi gli altri, il mio rientro in Italia sia
stato un rientro nelle mie origini. Per me è un ritorno a care
memorie, anche perché su quelle terribili è calata una nebbia che
avvolge oramai quasi tutto, come nel gigante sepolto di Ishiguro, che
per snobismo di essere del giro letterario internazionale mi sono
messo a leggere.  Solo che mi è ancora dato di poter fare ritorno al mio
passato, ed a quanto mia madre mi raccontava del suo più ancora remoto, più nella ruralità indiana che se tornassi a
San Giacomo, o in un San Giovanni, dove pare, per colei che è allora intervenuta,
che non si possano più leggere che e-book, certo anche per me
indispensabili per non portarmi appresso una libreria
intercontinentale, ma anche perché i libri attuali che leggo per lo
più non valgono il cartaceo. E sinceramente a me piace di più la mia vita
in India, esservi confinato dalle ristrettezze economiche nel
villaggio del mio amico, eppure potervi comunque tessere una rete di
rapporti con quanti vi vengono da ogni parte del mondo, restando con
loro poi in contatto, come con Katerina di Mosca, ex ballerina
magnifica stroncata dall incidente che l' ha resa claudicante, ora
maestra di ballo e studiosa delle lettere di Giovanni, la signora
Shelley che da Perth ci ha interpellati sul mistero di un cenotafio
islamico che aveva ritrovato nel nostro sito in rete.

Quanto a ciò che ci siamo detti alcuni
giorni prima, anima il mio nichilismo la volontà di uscire da un
sottosuolo che dura oltre mezzo secolo, per far pervenire alla luce
le mie creature scritte, le mie investigazioni in India, dando con
ciò di che vivere bene ai miei bambini e ai miei congiunti indiani.

E' slancio verso una vita contemplativa
di pienezza, in cui il distacco è in ragione  di una partecipazione più comprensiva ed intensa alla
realtà. Nella spiritualità indiana sarebbe tantrismo.
(Nella mia ricerca mentale resto fermo
a quanto ti dissi altre volte, intendo metafisicamente solo in
termini platonici, e quanto al pensiero ed al reale, mi rifaccio
ancora al non
dualismo di Raimon Panikkar, il non essere due senza per questo
essere uno, in cui ravviso la stessa struttura bipolare di complementari che sussistono l’uno
indissolubilmente dall'altro, non dualistica e non monistica,  che per Giovanni Reale è soggiacente
al pensare dei Greci-  il che,
tradotto cristianamente, è la trinitarietà più che il monoteismo,
il Cristo del credo calcedoniano, da cui discende che l errore è
separare ciò che è in unità, confondere ciò che va distinto).
In tale mia esistenza incarnata la vera disperazione, in
cui non vorrei incorresse pure la tua, sarebbe di pervenire al
principio di realtà che amare finisce nel nulla. Credo che per
scongiurarlo, ardentemente, cristianamente, sperando per amore così di vincere la morte, si debba
evitare di fare dell’altro che amiamo il fuoco del nostro destino,
e che le nostre vite in comune debbano essere subordinate alla
necessità di un disegno superiore condiviso.

L' indirizzo, infine, di cui ti avevo
parlato, del sito in cui puoi ritrovare un’ottima rassegna stampa è
la cui password è la seguente:  unitatisredintegratio
L'accesso funziona di sicuro se il
motore di ricerca è Mozilla.

Stammi bene, anche per me.







Odorico