martedì 18 agosto 2015

Il Tempio Chamunda di Mahua./ il mandapika ed il tempio Chamunda di Mahua


Solo la terza volta che sono giunto in Mahua,  sono riuscito ad accedere al tempietto della Dea. Forse era anche più piccolo del mandapika, ma  vi era  compresssa  la complessità intera di un tempio Pratiratha, e ancora di più, esso è ancora un tempio vivente. Nel suo aspetto originario, di forma rettangolari,  che sarà attribuito  in seguito ai soli templi dedicati alla Devi,- in Naresar, il tempio 20,  nel grandioso Telika- mandir di Gwalior, che è la sua ripresa macroscopica, nel tempio Gadarmal in Patari Badoh, quanto nel Jarai math di Barwa Sagar, o nel Maladevi di Gyaraspur, - il tempio di Chamunda  lasciava supporre che come il tempio 20 di Naresar ed il Telika-mandir fosse ricoperto un tempo da un valabhi a volta, e comprendeva solo l'atrio di un vestibolo e il santuario del garbagriha, di cui, su di una dimessa piattaforma, sopravvivevano di fatto solo il prasada o vimana del santuario,  e le kapili  laterali dell' antarala. Il  loro basamento era un'adhishthana in parte interrata, costituita della sola vedibhanda di kura, kumbha, kalasa, kapota. Delle  tulas, di matrice lignea,  gia attestate con uguale mansione e allocazione nei templi antecedenti di Mahua,  si sostituivano  in coppia al kalasa ad ambo i lati del pilastro del bhadra centrale, per esaltare l'alzato rientrante degli upabhadras che lo affiancavano piatti,  nell'ordinamento tri-ratha delle pareti.
Dalla loro adiacenza levigata  emergeva con ancora più risalto il ratika del badhra, che albergava l immagine di un dio  su di un piedistallo, tra due pilastrini in cui erano abbozzati sommariamente capitello e mensola,  sotto una kapota che fungeva da gronda, su cui  si elevava il frontone di un udgama eminente, a conferire  la dignità di un tempio  alla nicchia del ratika.  Ai lati del culmine raggiunto dall'udgama,  lungo tutte le pareti del solo santuario si distendevano, allungandosi in festoni,  catene di gantha malas. Invece sottostanti, oltre gli upa-bhadras, le ulteriori rientranze dei recessi dei salilantaras, alla stregua dei templi antecedenti in Mahua, l uno dedicato a Shiva e l'altro il mandapika,  erano  risalite dalle volute serpentinanti di profluvi vegetali. I karnas.terminali erano pressoché identici al Bhadra,  in ragione presumibilmente del fatto che la loro nicchia ugualmente sovrastata da un udgama,  a differenza dei precedenti templi ancora di transizione situati in Mahua, in cui ne avevo registrato l'assenza, ospitava quali ospiti canonici i dikpalas, vedici lords  protettori del tempio. Due tulas leonine,  a guisa del sima-tulas del recesso di una varandika, oltre la gronda vi precedevano i gavakshas dell'udgama, in un pregio formale che non era attribuito ai bhadraa . Ancora un salilantara ancora più elevantesi dei precedenti,  percorso da un fusto fogliare in tutta lunghezza, e nel kapili dell'antarala  si faceva ammirare la maggiore grandeur delle sua nicchie, non seconde a nessun altra del tempio,  esaltata anch'essa dalle tulas, ora tre, una floreale affiancata da due a testa di leone.
Era sul retro, che oltre al tratto più cospicuo della varandika, composta di due kapotas e di un filare di meravigliose tulas nel recesso intermedio, istoriate nello loro testate di figure di fiori e fantastici mostri,  si poteva rilevare la variante di rito che s'imponeva nei templi rettangolari dedicati alla dea, ove correva la parete di maggiore lunghezza : due bhadras con upabhadras,  intervallate da un recesso intermedio cui era stata riservata una propria banda in rilievo di racemi fogliati. Proprio come nei templi Pratihara di Barwa Sagar, o nel tempietto che in Naresar è il numero 20
Il portale, che dava sulla cella interna in cui era l'immagine della dea Kali trasferitavi dal tempio Mohajamati di Terahi, ne impediva la vista con un drappo rosso,  non essendo l'ora di alcuna puja.
A quanto ne trapelava alla vista, esso  sorgeva sulla soglia di  un'udambara dove due macro-volti di kirtimukka  affiancavano la mandaraka centrale, trovando il loro seguito in un leone per lato sdraiato e rivolto verso l'alto.
Sui consessi statuari delle divinità fluviali era visibile solo lo sthambha saka degli stipiti del tempio,  che albergava mithunas in nicchie rette da atlanti, mentre il lalata bimba lasciava intendere che era preceduto da un naga-saka di serpenti floriformi. Al centro della trabeazione trovava la sua conclusione nei nagas serpenti che vi erano  afferrati per la coda dal loro nemico irriducibile Garuda, sotteso a Vishnu quale suo veicolo,  tra le schiere ai lati di vidyadharas. Tutt'intorno un Bahya saka  di foglie spiranti da kirtimukkas.
Forse che un divieto impediva la vista della Dea nel suo volto tremendo? Un gruppo di devoti che sopraggiungeva fugava il dubbio rimuovendola tenda , e Chamunda mi consentiva di vederla appieno nel suo aspetto terrificante:  scheletrita in volto e nelle membra,  vizzi i seni,  la dea mi urlava contro , come contro ogni astante,  la bocca digrignante le gengive,  iniettati di odio i bulbi oculari, brandendo le sue armi letali  tra spiriti e demoni che si contendevano la carne e il sangue delle vittime del suo perenne sfracello.

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