carissimo, grazie per aver risposto. Appena mi è possibile rispondo anch'io. Sono felice per te che alla fine del mese te ne torni in india, anzi ti invidio un pochino vorrei essere anche io in quel magico paese..... Tieniti in contatto poichè se decido di venire sarà intorno alla fine dell'anno e avrei piacere a rivederti ma anche usufruire della tua agenzia grazie e bacioni alla tua famiglia fai buon viaggio. marinella
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lunedì 5 ottobre 2015
a/ da Marinella
A/ da Luigina
Cara Luigina, spero che tu possa confermarmi le notizie confortanti dell'ultima mail,sul conto tuo e di Valentino, per quanto tu l'abbia riscontrato affaticato. Tutto va bene quanto a me ed ai miei cari in India ed in Italia. In risposta al tuo quesito su quando faccia ritorno a Khajuraho, possa ora dirti che anche se dispongo già del visto d'impiego credo di recarmici un po più tardi del solito, ai primi di novembre, prima comunque della ricorrenza di Deepawali l'11 novembre. In precedenza potrò incontrarmi in Milano con l indologa Cinzia Pieruccini, docente universitaria, che si è mostrata assai interessata alla mia attività ed alla mia ricerca. Magari sulla via del Nepal potremo rivederci in Sarnath. In realtà mi sono appesantito in questi ultimi tempi, insieme con il passare degli anni accuso sempre di più l'artrosi, e la mia mobilità ne risente dolorosamente. Con affetto Odorico (P. S. Quanto al Progetto Alice restano invariate le mie posizioni, che non sono certo quelle di un eretico, ma di chi avrebbe voluto che si attenesse a quanto professa di limitarsi a sostenere). On Fri, 14 Aug 2015 01:55:45 +0530 "Luigina De Biasi" <luiginadebiasi@libero.it> wrote > From: Luigina De Biasi Sent: Thursday, August 13, 2015 10:22 PM To: odorico bergamaschi Subject: Re: contatti rinnovati Ciao Odorico. Non ci sentivamo da parecchio! Sto abbastanza bene, nonostante il caldo di queste settimane. In questo periodo sono abbastanza presa da tanti lavori in casa ed in campagna . A maggio e giugno sono stata a Parigi per un corso di formazione: è andato bene. A settembre riprenderò. Valentino scrive poco, penso sia piuttosto stanco. Sicuramente anche il caldo , l’ umidità...contribuiscono ad appesantire la situazione. A Sarnath è stato costruito un nuovo edificio che ospiterà le classi dei grandi. Le aule dovevano avere le misure prescritte dal governo, per essere regolari. I costi , rispetto al primo preventivo, sono lievitati, per cui i soldi non bastano mai. Mi fa piacere sentire che stai bene , come pure la tua famiglia in Italia e quella in India. Mi scrivi dello stato psicologico del tuo amico, piuttosto depresso, mi pare di capire. Come può essere così sconfortato se tu sei presente per alcuni mesi l’ anno e sempre disponibile ad aiutare? Hai fatto bene a farlo riflettere sul fatto che i suoi bambini fanno una bella vita e sono decisamente fortunati rispetto a molti altri loro coetanei . Credo che , volte, diamo per scontate molte opportunità, e non ce ne rendiamo conto. Ma se venissero a mancare...allora sì che ce ne accorgiamo! Quello che scrivi di Khajuraho mi pare rifletta un po’ tante altre città indiane e mi rendo conto di quanto sia difficile riuscire a lavorare serenamente. Secondo me , la tua famiglia indiana , di cui ti senti responsabile, è molto fortunata ad averti parte di essa. Quando pensi di tornare in India? Ti auguro una buona estate, un abbraccio, Luigina From: odorico bergamaschi Sent: Thursday, August 13, 2015 2:37 AM To: luiginadebiasi@libero.it Subject: contatti rinnovati Mantova, 13 agosto 2015 >Cara Luigina >sono Odorico >Come stai? E Valentino? E quanto alle scuole del progetto Alice? >Io sto bene, come i miei congiunti in Italia, e la mia famiglia indiana. >Restano terribili da sostenere i crolli mentali del mio amico, che la settimana scorsa mi ha >suggerito di scriverti, quando( come in India è sconforto generale), si dispera di non >riuscire con le sue forze a racimolare un reddito per i nostri bambini Ma essi fanno una vita >assai bella, ed a questo lo invito a guardare. Khajuraho è divenuta una meravigliosa località >in cui è sempre terribile restare, infrastrutture disastrate- le strade in particolare-, >incoscienza e invidia e gelosia distruttiva generali, un Paese solo per lapkas, gli >accalappiatori di turisti che vi giungono allo stato brado, come mi diceva oggi al telefono un >ragazzo islamico che cerco di aiutare anche perchè rechi aiuto al figlio del mio amico, già >adolescente. >Ed io vi realizzo con i miei viaggi, studi di itinerari e scritti archeologici vari, >un'attività finanche eccelsa ma senza fortuna. I pochi, pochissimi viaggiatori che >contattiamo, - i turisti sono sempre più indiani-, ne godono e ci consentono tuttavia di >vivere esperienze memorabili. >Con vivo affetto >Odorico. > |
A Maurizio
Mantova, 30 settembre 2015
Caro Maurizio, più di due settimane fa
mi hai ritrovato perché ero rimasto intrattenuto da Livia, dopo
essere venuto al Museo Archeologico sulle identificazioni proposte
di alcuni dei personaggi affrescati nella Camera Picta dal dottor
Nosari. Mi sono poi defilato per evitare le tracimazioni del mio
narcisismo. Avessi interloquito avrei evocato questi miei versi di
allora “ Oh, se in gruccione io fossi/ verso l India in volo o
l’Africa lontana/…”
mi hai ritrovato perché ero rimasto intrattenuto da Livia, dopo
essere venuto al Museo Archeologico sulle identificazioni proposte
di alcuni dei personaggi affrescati nella Camera Picta dal dottor
Nosari. Mi sono poi defilato per evitare le tracimazioni del mio
narcisismo. Avessi interloquito avrei evocato questi miei versi di
allora “ Oh, se in gruccione io fossi/ verso l India in volo o
l’Africa lontana/…”
Poi, a distanza, è sopraggiunta nella
mia memoria l’eco delle parole di Benjamin, quanto a Kafka, che
tutto in questi era rimasto immerso nell’aria di villaggio, aria di
indivenuto e di indecomposto. L’aria del villaggio come di ciò che
della vita resta da smuovere.
mia memoria l’eco delle parole di Benjamin, quanto a Kafka, che
tutto in questi era rimasto immerso nell’aria di villaggio, aria di
indivenuto e di indecomposto. L’aria del villaggio come di ciò che
della vita resta da smuovere.
Mi ha fatto davvero piacere che
attraverso te, Annalisa, poi gli altri, il mio rientro in Italia sia
stato un rientro nelle mie origini. Per me è un ritorno a care
memorie, anche perché su quelle terribili è calata una nebbia che
avvolge oramai quasi tutto, come nel gigante sepolto di Ishiguro, che
per snobismo di essere del giro letterario internazionale mi sono
messo a leggere. Solo che mi è ancora dato di poter fare ritorno al mio
passato, ed a quanto mia madre mi raccontava del suo più ancora remoto, più nella ruralità indiana che se tornassi a
San Giacomo, o in un San Giovanni, dove pare, per colei che è allora intervenuta,
che non si possano più leggere che e-book, certo anche per me
indispensabili per non portarmi appresso una libreria
intercontinentale, ma anche perché i libri attuali che leggo per lo
più non valgono il cartaceo. E sinceramente a me piace di più la mia vita
in India, esservi confinato dalle ristrettezze economiche nel
villaggio del mio amico, eppure potervi comunque tessere una rete di
rapporti con quanti vi vengono da ogni parte del mondo, restando con
loro poi in contatto, come con Katerina di Mosca, ex ballerina
magnifica stroncata dall incidente che l' ha resa claudicante, ora
maestra di ballo e studiosa delle lettere di Giovanni, la signora
Shelley che da Perth ci ha interpellati sul mistero di un cenotafio
islamico che aveva ritrovato nel nostro sito in rete.
attraverso te, Annalisa, poi gli altri, il mio rientro in Italia sia
stato un rientro nelle mie origini. Per me è un ritorno a care
memorie, anche perché su quelle terribili è calata una nebbia che
avvolge oramai quasi tutto, come nel gigante sepolto di Ishiguro, che
per snobismo di essere del giro letterario internazionale mi sono
messo a leggere. Solo che mi è ancora dato di poter fare ritorno al mio
passato, ed a quanto mia madre mi raccontava del suo più ancora remoto, più nella ruralità indiana che se tornassi a
San Giacomo, o in un San Giovanni, dove pare, per colei che è allora intervenuta,
che non si possano più leggere che e-book, certo anche per me
indispensabili per non portarmi appresso una libreria
intercontinentale, ma anche perché i libri attuali che leggo per lo
più non valgono il cartaceo. E sinceramente a me piace di più la mia vita
in India, esservi confinato dalle ristrettezze economiche nel
villaggio del mio amico, eppure potervi comunque tessere una rete di
rapporti con quanti vi vengono da ogni parte del mondo, restando con
loro poi in contatto, come con Katerina di Mosca, ex ballerina
magnifica stroncata dall incidente che l' ha resa claudicante, ora
maestra di ballo e studiosa delle lettere di Giovanni, la signora
Shelley che da Perth ci ha interpellati sul mistero di un cenotafio
islamico che aveva ritrovato nel nostro sito in rete.
Quanto a ciò che ci siamo detti alcuni
giorni prima, anima il mio nichilismo la volontà di uscire da un
sottosuolo che dura oltre mezzo secolo, per far pervenire alla luce
le mie creature scritte, le mie investigazioni in India, dando con
ciò di che vivere bene ai miei bambini e ai miei congiunti indiani.
giorni prima, anima il mio nichilismo la volontà di uscire da un
sottosuolo che dura oltre mezzo secolo, per far pervenire alla luce
le mie creature scritte, le mie investigazioni in India, dando con
ciò di che vivere bene ai miei bambini e ai miei congiunti indiani.
E' slancio verso una vita contemplativa
di pienezza, in cui il distacco è in ragione di una partecipazione più comprensiva ed intensa alla
realtà. Nella spiritualità indiana sarebbe tantrismo.
di pienezza, in cui il distacco è in ragione di una partecipazione più comprensiva ed intensa alla
realtà. Nella spiritualità indiana sarebbe tantrismo.
(Nella mia ricerca mentale resto fermo
a quanto ti dissi altre volte, intendo metafisicamente solo in
termini platonici, e quanto al pensiero ed al reale, mi rifaccio
ancora al non
dualismo di Raimon Panikkar, il non essere due senza per questo
essere uno, in cui ravviso la stessa struttura bipolare di complementari che sussistono l’uno
indissolubilmente dall'altro, non dualistica e non monistica, che per Giovanni Reale è soggiacente
al pensare dei Greci- il che,
tradotto cristianamente, è la trinitarietà più che il monoteismo,
il Cristo del credo calcedoniano, da cui discende che l errore è
separare ciò che è in unità, confondere ciò che va distinto).
a quanto ti dissi altre volte, intendo metafisicamente solo in
termini platonici, e quanto al pensiero ed al reale, mi rifaccio
ancora al non
dualismo di Raimon Panikkar, il non essere due senza per questo
essere uno, in cui ravviso la stessa struttura bipolare di complementari che sussistono l’uno
indissolubilmente dall'altro, non dualistica e non monistica, che per Giovanni Reale è soggiacente
al pensare dei Greci- il che,
tradotto cristianamente, è la trinitarietà più che il monoteismo,
il Cristo del credo calcedoniano, da cui discende che l errore è
separare ciò che è in unità, confondere ciò che va distinto).
In tale mia esistenza incarnata la vera disperazione, in
cui non vorrei incorresse pure la tua, sarebbe di pervenire al
principio di realtà che amare finisce nel nulla. Credo che per
scongiurarlo, ardentemente, cristianamente, sperando per amore così di vincere la morte, si debba
evitare di fare dell’altro che amiamo il fuoco del nostro destino,
e che le nostre vite in comune debbano essere subordinate alla
necessità di un disegno superiore condiviso.
cui non vorrei incorresse pure la tua, sarebbe di pervenire al
principio di realtà che amare finisce nel nulla. Credo che per
scongiurarlo, ardentemente, cristianamente, sperando per amore così di vincere la morte, si debba
evitare di fare dell’altro che amiamo il fuoco del nostro destino,
e che le nostre vite in comune debbano essere subordinate alla
necessità di un disegno superiore condiviso.
L' indirizzo, infine, di cui ti avevo
parlato, del sito in cui puoi ritrovare un’ottima rassegna stampa è
parlato, del sito in cui puoi ritrovare un’ottima rassegna stampa è
www. Finesettimana.org
la cui password è la seguente: unitatisredintegratio
L'accesso funziona di sicuro se il
motore di ricerca è Mozilla.
motore di ricerca è Mozilla.
Stammi bene, anche per me.
Odorico
sempre sul fonte battesimale in Sant Andrea
A tal punto della controversia sul
nuovo fonte battesimale che si vuole erigere in uno dei transetti di Sant’Andrea,
credo che l’ unica risoluzione del Vescovado che possa a tutti gli effetti
essere cattolica, ossia secondo Santa Romana Chiesa ed ecumenica, consista
nell'attenersi realmente a quanto realmente prescrive la Nota pastorale della
CEI sull'adeguamento delle Chiese secondo la riforma liturgica, che quanto a
fonte e a battistero, raccomanda la valorizzazione e l'accettazione di quelli
esistenti, e più ancora precisamente, "in una chiesa a navata unica con cappelle
laterali", come Sant'Andrea, richiede che il fonte
"sia collocato in una di tali cappelle,
sufficientemente ampia, posta nei pressi dell'entrata, senza altra
destinazione" . "In ogni caso la scelta di un nuovo luogo per il battistero
venga compiuta in armonia con la destinazione delle diverse parti della chiesa e
dell'ambiente nel suo complesso". Ma in nessun caso si dice nella Nota che si possano
utilizzare per il battesimo altre parti del tempio che l'atrio e la porta, la
navata e l'ambone e il presbiterio, al quale vanno riservati i soli riti di
conclusione, mai si fa riferimento ai transetti. In particolare vi si raccomanda
estremo riguardo per la comunicazione spaziale e acustica con l'assemblea
riunita, che la " stravaganza liturgica" , a tal punto, della dislocazione della
vasca in un transetto tende a pregiudicare.
Vi è una sola obiezione di cui avverto la resistenza alla
indicazioni della stessa CEI, se mi attengo alle ragioni di fondo per cui si
vuole installare un futuro fonte in quel transetto di Sant’Andrea , date dal
fatto che è così possibile farvi decorrere la cerimonia sotto gli affreschi
dell’acqua di vita eterna che reca Gesù alla Samaritana, se sto alle
comunicazioni diocesane alla Gazzetta del 6 agosto scorso. Al che la mia viva
replica è che tale processione sarebbe un travisamento solenne del messaggio
dell'episodio evangelico. Credere infatti che l’acqua viva che Gesù ha da dare
alla Samaritana come a ciascuno di noi, la quale in chi la beve si rivelerà
“sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna», sia quella battesimale di
una fede confessionale autentica che ci purga da un'altra ripudiata come falsa,
significa esattamente, secondo le parole inequivocabili di Gesù, che si è
tuttora di coloro per i quali non è ancora giunto il momento in cui il Padre
sarà adorato né sul monte Garizim dei Samaritani né nella Gerusalemme ebraica,
che si è ancora di quanti sanno pregarlo solo in una sede specifica di uno
specifico culto, ad esclusione ed a disdegno di ogni altro, ovverosia che non si
è ancora i veri adoratori che egli cerca, coloro cioè che adoreranno il Padre
per quello che è, in spirito e verità, senza che sia più indispensabile per
questo un particolare sito del sacro, od un determinato rito liturgico o
sacramentale.” Perché Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in
Spirito e Verità”, semplicemente e assolutamente.
Odorico Bergamaschi, ex insegnante
ora in quiescenza
domenica 4 ottobre 2015
Un altro pizzino di Gino per una mia poesia del 1983
Un altro pizzino di Gino per una mia poesia del 1983
Il biglietto di Gino è dato dalla metà di una carta d’invito all’inaugurazione di un’esposizione che si tenne nel Padiglione di Arte Contemporanea di Milano tra il 20 ottobre ed i primi di novembre del 1983, quando sindaco di Milano era Carlo Tognoli. Con una penna d’inchiostro vi scrisse il commento più penetrante e di più alto apprezzamento delle relazioni di congruenza in un mio componimento tra la forma metrico-sintattica e quella dei significati, nel loro bilanciamento strutturale L’assenza di ogni suo riferimento ai contenuti semantici del testo in esame, e le revisioni apportate in seguito alla sua scansione in versi, non mi hanno impedito di identificarlo, grazie al ricordo che avevo della sua consegna, in virtù dell’apprezzamento di tale poesia, per la sua decifrabilità, che mi espresse Sosi, la moglie di Gino, e per il riferimento nel commento di Gino a tre versi di citazione che vi fanno da perno, che sono la voce di Elena di Troia di fronte al rispecchiarsi nella sua sfiorita bellezza- Liberty-mitteleuropeo l’immaginario del testo, con echi pascoliani
Autunno che disfiora
Autunno, che disfiora,
brume che sfumano i deliri e le eclissi,
il vanire di che fu incanto
ora al tramonto degli incendi,
brume che sfumano i deliri e le eclissi,
il vanire di che fu incanto
ora al tramonto degli incendi,
eppure al suo scempio
ad uno specchio
la sua voce di un tempo
a trasalirvi:
ad uno specchio
la sua voce di un tempo
a trasalirvi:
" E come già io potei,
dagli uomini,
essere rapita per due volte..."
dagli uomini,
essere rapita per due volte..."
Nel velame d'anime nei parchi
erme che persistono solitarie,
nero in un abito di smog
fra un cadere fragile di foglie;
erme che persistono solitarie,
nero in un abito di smog
fra un cadere fragile di foglie;
in destini d'ombre sempreverdi
gli impeccabili espianti.
Autunno che disfiora
gli impeccabili espianti.
Autunno che disfiora
Autunno, che disfiora,
brume che sfumano
i deliri e le eclissi,
brume che sfumano
i deliri e le eclissi,
il vanire
di che fu incanto
ora al tramonto degli incendi,
eppure al suo scempio ad uno specchio
la sua voce di un tempo
a trasalirvi:
" E come già io potei,
dagli uomini,
essere rapita per due volte..."
di che fu incanto
ora al tramonto degli incendi,
eppure al suo scempio ad uno specchio
la sua voce di un tempo
a trasalirvi:
" E come già io potei,
dagli uomini,
essere rapita per due volte..."
Nel velame d'anime nei parchi
erme che persistono solitarie,
nero in un abito di smog
fra un cadere fragile di foglie;
erme che persistono solitarie,
nero in un abito di smog
fra un cadere fragile di foglie;
in destini d'ombre sempreverdi
gli impeccabili espianti.
gli impeccabili espianti.
Il commento di Gino Baratta
Mi sembra che sia assai ben bilanciata strutturalmente: nella successione si hanno quattro blocchi di versi: quattro versi di referenza, di semanticità esplicita. Quindi quattro che costituiscono castone, emblema. Tre di “citazione” da … rimemorazione: quasi un perno. Ancora tre versi che fanno da pendant ai primi; infine, due versi: emblema.
Il movimento è di alternanza: da una semanticità esplicita ad una più ambigua e meno dichiarata. La dove la semanticità è più manifesta i versi chiudono; al contrario, dove il senso è alluso, o comunque, interrogativo, il verso apre. Alternanza anche a questo livello.
Rispetto alle cose ultimissime che mi hai passato, “questa” mi sembra più risolta, proprio in relazione ad una minore densità, o, in rapporto, ad una densità meglio distribuita da parola a parola, da parte a parte
Il movimento è di alternanza: da una semanticità esplicita ad una più ambigua e meno dichiarata. La dove la semanticità è più manifesta i versi chiudono; al contrario, dove il senso è alluso, o comunque, interrogativo, il verso apre. Alternanza anche a questo livello.
Rispetto alle cose ultimissime che mi hai passato, “questa” mi sembra più risolta, proprio in relazione ad una minore densità, o, in rapporto, ad una densità meglio distribuita da parola a parola, da parte a parte
Un sesto pizzino di Gino per una mia poesia
Anche il componimento poetico su cui verte tale pizzino, è tra quelli che trasmisi a Gino che con una eccessiva spietatezza ho poi retrocesso a Esercitazione . In esso, come egli colse acutamente, l uso dei gerundi e dei participi connota un esistere desertico impietrito ed inerziale, assestatosi a remota distanza dagli accadimenti nel tempo, di cui pervengono solo i suoni attutiti e i resti atroci di un' inesausta violenza. Egli ben rilevò, sempre focalizzando le forme e i modi verbali, il prevalere con l'uso " forte" di essere del presente inattivo di chi si limita ad assistere, giacchè anche ogni incanto gli si leva già morto nell infinità cosmica del tempo. Delle allitterazioni ed assonanze che arricchiscono il testo, rilevò a nome di tutte le altre quelle iniziali, in un testo poetico che le fa evocative di ogni suggestione immaginabile possibile di un immaginario arabico-islamico. Tra le voci poetiche ispiratrici, Borges e Montale ( gli ultimi versi)
Oltre le sirti e i golfi lapidici
Oltre le sirti e i golfi lapidici
Oltre le sirti e i golfi lapidici
ove non è più brezza di vita,
che il mare abbrivii,
ombre d'ombre siamo fra antiche pietraie. Al limitare
ove arde un deserto infinito
nella luce totale. E la notte
é un'ombra nuda sotto le stelle.
Gli esodi e le transumanze
risolcando lontane
carovaniere. Non più la vita nel vento che le voci remote
di ladri di tombe e d'assassini,
le sole serpi
che fischiando s'annidano
in orbite vuote;
ancora torcentisi, implacate,
due mani mozze
gettate di corsa.
Ogni notte
la falce della Luna in un cielo di zaffiro
vi risorge nel silenzio d'inerti forme.
E il giorno é turbine
d'arida sabbia. Se cessa,
ove equorei brillano solo i fatati miraggi
di colombe e farfalle tra minareti.
In tanta rena di vane visioni
eppure persistono le spore dischiuse.
Mentre il vento che reca le voci di fonti
è il vortice che fa polvere gli astri.u
Commento di Gino Baratta
Se sono versi lontani, vi trovo premesse che avranno risposte in seguito. Anzitutto nell’uso verbale del gerundio o del participio: risolcando” “ fischiando”, “torcentesi”, “implacate”. Mi sembra che proprio queste modalità del verbo abbiano più rilievo rispetto ad altre più narrative: “arde”, “risorge”, “brillano”, ecc. Così sono già presenti certe allitterazioni e consonanze- Prendo solo l inizio. “oltre le sirti”, “brezza..abbrivii”. Così mi sembrano valide certe presenze improvvise ed inattese
Due mani mozze
gettate di corsa
L'uso del verbo essere in senso forte “ove più non è” “si è” “ il vortice è della morte degli astri”, un tale uso mi sembra segnare la cifra o il procedimento di uno sguardo che assiste, che rileva e non commenta e descrive mai. Questo mi sembra importante.
ove non è più brezza di vita,
che il mare abbrivii,
ombre d'ombre siamo fra antiche pietraie. Al limitare
ove arde un deserto infinito
nella luce totale. E la notte
é un'ombra nuda sotto le stelle.
Gli esodi e le transumanze
risolcando lontane
carovaniere. Non più la vita nel vento che le voci remote
di ladri di tombe e d'assassini,
le sole serpi
che fischiando s'annidano
in orbite vuote;
ancora torcentisi, implacate,
due mani mozze
gettate di corsa.
Ogni notte
la falce della Luna in un cielo di zaffiro
vi risorge nel silenzio d'inerti forme.
E il giorno é turbine
d'arida sabbia. Se cessa,
ove equorei brillano solo i fatati miraggi
di colombe e farfalle tra minareti.
In tanta rena di vane visioni
eppure persistono le spore dischiuse.
Mentre il vento che reca le voci di fonti
è il vortice che fa polvere gli astri.u
Commento di Gino Baratta
Se sono versi lontani, vi trovo premesse che avranno risposte in seguito. Anzitutto nell’uso verbale del gerundio o del participio: risolcando” “ fischiando”, “torcentesi”, “implacate”. Mi sembra che proprio queste modalità del verbo abbiano più rilievo rispetto ad altre più narrative: “arde”, “risorge”, “brillano”, ecc. Così sono già presenti certe allitterazioni e consonanze- Prendo solo l inizio. “oltre le sirti”, “brezza..abbrivii”. Così mi sembrano valide certe presenze improvvise ed inattese
Due mani mozze
gettate di corsa
L'uso del verbo essere in senso forte “ove più non è” “si è” “ il vortice è della morte degli astri”, un tale uso mi sembra segnare la cifra o il procedimento di uno sguardo che assiste, che rileva e non commenta e descrive mai. Questo mi sembra importante.
Un ultimo pizzino di Gino Baratta su alcuni dei primi miei testi poetici
Un ultimo pizzino di Gino Baratta su alcuni dei primi miei testi poetici
Questa nota mi è molto cara perché in essa Gino formulò un giudizio critico quanto mai negativo sulle cose che gli avevo trasmesso, senza alcun sconto ma con estrema delicatezza. Il riguardo usatomi gli fu facilitato dal fatto che le ultime poesie che gli avevo trasmesso erano tra le mie prime composizioni poetiche ed il suo giudizio negativo potè farlo coincidere con il mio stesso superamento poetico dei limiti che presentavano quelle poesie. Mi ha intenerito e divertito con quanta avvertita finezza abbia evitato di dirmi in tutta semplicità che quelle “ prime o più lontane cose” erano banalmente scontate, dicendo invece “ come vi fosse compromessa ogni attesa”.
Di esse quale lettore attentissimo pur di riscontri deludenti, salvava sola la natura inventiva delle modalità verbali, mentre di un’ovvietà senza possibilità di ricorso in appello gli risultavano le forme nominali, iscrivibili al più ovvio cascame poetico (“ la serie labbra-stelle-Amore-Notte”).
Si trattava degli esordi ancora neo-romantici di una mia produzione poetica che anche nei raggiungimenti recenti che più gli piacevano restava per lui viziata- secondo i suoi indirizzi critici tendenziali- da un autobiografismo che la incentrava troppo sull io, come accusavano le forme pronominali. Limitavano fortunatamente tale esorbitanza o ipertrofia egoica, secondo altri suoi rilievi formulatimi in altri pizzini,o di persona le forme verbali indefinite che ero venuto privilegiando su quelle finite più narrative– secondo il modello di Gottfried Benn.
Ciò che comunque apprezzava ed avvalorava di tale mio percorso poetico era il prosciugamento della mia prima effusività sentimentale in un linguaggio poetico più asciutto e nitido, ,più rarefatto e cristallino, per effetto della stessa mia ricercatezza impreziosente manieristica, nelle sue forme pur liberty o parnassiane ( Nerval).
Ma al Parnaso, in uno dei nostri ultimi incontri, avvenuto al ristorante Bagatto, quando la sua malattia cerebrale in corso ne era già venuta spegnendo la mente, si richiamò altrimenti per dirmi dei suoi timori, non ricordo più quanto giustificati, che mi stessi involvendo nel classicismo.
Di esse quale lettore attentissimo pur di riscontri deludenti, salvava sola la natura inventiva delle modalità verbali, mentre di un’ovvietà senza possibilità di ricorso in appello gli risultavano le forme nominali, iscrivibili al più ovvio cascame poetico (“ la serie labbra-stelle-Amore-Notte”).
Si trattava degli esordi ancora neo-romantici di una mia produzione poetica che anche nei raggiungimenti recenti che più gli piacevano restava per lui viziata- secondo i suoi indirizzi critici tendenziali- da un autobiografismo che la incentrava troppo sull io, come accusavano le forme pronominali. Limitavano fortunatamente tale esorbitanza o ipertrofia egoica, secondo altri suoi rilievi formulatimi in altri pizzini,o di persona le forme verbali indefinite che ero venuto privilegiando su quelle finite più narrative– secondo il modello di Gottfried Benn.
Ciò che comunque apprezzava ed avvalorava di tale mio percorso poetico era il prosciugamento della mia prima effusività sentimentale in un linguaggio poetico più asciutto e nitido, ,più rarefatto e cristallino, per effetto della stessa mia ricercatezza impreziosente manieristica, nelle sue forme pur liberty o parnassiane ( Nerval).
Ma al Parnaso, in uno dei nostri ultimi incontri, avvenuto al ristorante Bagatto, quando la sua malattia cerebrale in corso ne era già venuta spegnendo la mente, si richiamò altrimenti per dirmi dei suoi timori, non ricordo più quanto giustificati, che mi stessi involvendo nel classicismo.
Fissata già la luna ha l'ancora
Fissata già la luna ha l'ancora
nel cielo immoto dell'estate,
pallida guida
notturna
al corso in terra
degli amanti.
Infinite
nel chiaro
ora si consumano le stelle,
gli astri
ardenti brame.
( variante: Gli astri ardenti
quali brame.)
Ma il vento,
dalla terra,
più non reca sciabordio di vita
a quest'animalità che
sanguina lontano.
(Vana l'attesa)
Remota s'inabissa nella tacita notte
senza tregua la mia pena.
nel cielo immoto dell'estate,
pallida guida
notturna
al corso in terra
degli amanti.
Infinite
nel chiaro
ora si consumano le stelle,
gli astri
ardenti brame.
( variante: Gli astri ardenti
quali brame.)
Ma il vento,
dalla terra,
più non reca sciabordio di vita
a quest'animalità che
sanguina lontano.
(Vana l'attesa)
Remota s'inabissa nella tacita notte
senza tregua la mia pena.
Che possono più mormorare, d'inconsunto,
Che possono più mormorare, d'inconsunto,
le (mie) nostre labbra esangui sotto le stelle?
Se nient'altro
che l'Inferno è certo se si ama,
o altrimenti è il Tutto
vano splendere.
Che nessun amato può riamarci
se non incrudelendo sulle labbra
del nostro Amore.
Invano a noi supplice
la sua Domanda,
poi che solo Chi non esiste
può a lui dare senza chiedergli.
Più nient'altro, d'inconsunto,
invano esalando le (mie) labbra sotto le stelle,
lieve adombrami nel Nulla,
tu o Notte delle Notti.
le (mie) nostre labbra esangui sotto le stelle?
Se nient'altro
che l'Inferno è certo se si ama,
o altrimenti è il Tutto
vano splendere.
Che nessun amato può riamarci
se non incrudelendo sulle labbra
del nostro Amore.
Invano a noi supplice
la sua Domanda,
poi che solo Chi non esiste
può a lui dare senza chiedergli.
Più nient'altro, d'inconsunto,
invano esalando le (mie) labbra sotto le stelle,
lieve adombrami nel Nulla,
tu o Notte delle Notti.
.
Di mezzodì
Di mezzodì
Di mezzodì,
nel campo di San Giovanni e Paolo,
imperscrutandomi silente, cheta trascorre
alle sue cure intenta, ravvivata
l'eterna gente,
tra obliati avelli
agili bimbi giocano a palla
schizzando
lievi d'intralcio
nell'animato intreccio;
oltre il Cavallo, altri loro
corpicini snelli
s'inerpicano in gioco
nel canto spento
di un lampione e di un alberello,
dirimpetto,
nel rio diffusa,
tremola assorta
la mia quieta morte.
nel campo di San Giovanni e Paolo,
imperscrutandomi silente, cheta trascorre
alle sue cure intenta, ravvivata
l'eterna gente,
tra obliati avelli
agili bimbi giocano a palla
schizzando
lievi d'intralcio
nell'animato intreccio;
oltre il Cavallo, altri loro
corpicini snelli
s'inerpicano in gioco
nel canto spento
di un lampione e di un alberello,
dirimpetto,
nel rio diffusa,
tremola assorta
la mia quieta morte.
Il Commento di Gino Baratta
Dalla prima alla più recente: complessivamente mi sembra predominante la dimensione autobiografica, cioè una declinazione pronominale che presiede, quale cifra, ad una sintassi distesa e chiara. Preferisco- ma è impressione di tendenza- versi tuoi più secchi, più asciutti, dove anche il lessico è più emancipato dall’ io.
Mi pare che qui- in queste prime o più lontane cose- sia compromessa ogni attesa: la “ notte” non può essere che “ tacita”, “ gli “astri ardenti” non possono presentarsi che “come brame”, col supporto addirittura del “ come”; “ luna …pallida
Mi sembrano funzionare invece certe modalità verbali: “ “imperscrutandomi silente”, “s’inerpicano in gioco”. Ma anche in questa ( Venezia, aprile 74) tu parli di “ la mia quieta morte”. Anche nell ultima (delle quattro) mi pare sussistano gli elementi messi in evidenza. Se per un verso è documentata una qualità suggestiva del verbo- “incrudelendo”, “ lievi adombrami nel Nulla”, “ d’inconsunto”, per altro verso la serie labbra-stelle-Amore-Notte( o notte delle Notti) mi riporta dentro l’area o un’area neoromantica.
Insomma, più severamente dominate, più taglienti e lucenti mi paiono le “ cose” prime che mi hai passato, quelle, cioè, che stai scrivendo.
D’altra parte- quanto dico può essere banale, visto che ci sei giunto autonomamente senza il mio “aiuto ( dito?) didattico
Mi pare che qui- in queste prime o più lontane cose- sia compromessa ogni attesa: la “ notte” non può essere che “ tacita”, “ gli “astri ardenti” non possono presentarsi che “come brame”, col supporto addirittura del “ come”; “ luna …pallida
Mi sembrano funzionare invece certe modalità verbali: “ “imperscrutandomi silente”, “s’inerpicano in gioco”. Ma anche in questa ( Venezia, aprile 74) tu parli di “ la mia quieta morte”. Anche nell ultima (delle quattro) mi pare sussistano gli elementi messi in evidenza. Se per un verso è documentata una qualità suggestiva del verbo- “incrudelendo”, “ lievi adombrami nel Nulla”, “ d’inconsunto”, per altro verso la serie labbra-stelle-Amore-Notte( o notte delle Notti) mi riporta dentro l’area o un’area neoromantica.
Insomma, più severamente dominate, più taglienti e lucenti mi paiono le “ cose” prime che mi hai passato, quelle, cioè, che stai scrivendo.
D’altra parte- quanto dico può essere banale, visto che ci sei giunto autonomamente senza il mio “aiuto ( dito?) didattico
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