domenica 27 novembre 2016

if you do honestly

Da Mumbay, con il volo della Jet Air ways in Auraganbad  doveva essere già arrivato Umberto,  il cliente italiano del Bapuculturaltours , quando solo dopo le 2,30  ho avuto l’avvertenza di telefonare a Kailash, e come egli  poteva ben confermarmi. Mi ero ricordato solo allora che quando in Italia erano le due pomeridiane in India erano già le 6,30 pomeridiane, ad atterraggio avvenuto già da un’ora , sempre che tutto fosse avvenuto regolarmente,
Al gentile Umberto Kailash aveva già avuto modo anche di parlargli  e di salutarlo al telefono, servendosi  del cellulare  dell’autista Abhishek, ma  quando gli aveva chiesto di passargli il conducente per comunicargli alcune avvertenze, Umberto si era opposto a che Abishek  ne fosse disturbato nella sua guida, esprimendo un rifiuto che per Kailash aveva assunto immediatamente il valore di una volontà categorica cui io e lui avremmo dovuto assolutamente conformarci, al punto che si riservava di richiamare  l’autista solo quando in India fossero già state le nove di sera, e fosse una certezza assoluta che intanto che Mr Umberto . riposava in hotel, l’Abhishek  assolutamente non potesse essere alla guida.
Intanto io dovevo correre quanto prima ad inviargli denaro, di Venerdi 25 novembre, scarseggiavano farina e riso, il cambio di currency rendeva in India ancora oltremodo difficile assicurarsi valuta, e l’amico voleva  provvedere quanto prima ad acquistare un maglioncino per Poorti e Chandu, dato che cominciava in  Khajuraho  a fare freddo.
Quel pomeriggio in cui la nebbia si era diradata in un grigiore novembrino volevo inoltre concludere/ terminare la revisione interminabile del mio reportages sul mio ultimo bellissimo viaggio che abbia potuto compiere nel Madhya Pradesh,  nel cui corso d’opera restavo alle prese con quanto andava reso più perspicuo e leggibile della descrizione interminabile del Kuraiya Bir e dei templi iain di Deogarh.
Questa la trama  delle mia attività reali che intercorrevanol’altro  ieri  tra me e l’India, mentre in me era oramai un convincimento assodato che da oramai 70 giorni le autorità del Consolato negasse di accordarmi il visto perchè  determinate solo dal più vago  sospetto, e da nient’altro, mi hanno “ puntato” e restano in attesa dall’India di ciò che non arriverà mai loro mai perché  non potrà mai esservi raccolto, ossia dei riscontri di una qualsiasi attività illecita in cui sia coinvolto e che si nasconda nella mia richiesta di un visto di impiego per insegnare  italiano.
Ad  averne indotto il funzionario o il Console a dubitare dei miei intenti era forse la pessima reputazione di cui a ragione gode in tal senso Khajuraho, che può aver fatto loro supporre che anche la scuola che mi aveva rinnovato il contratto di insegnamento dell Italiano rientrasse tra quelle  implicare nel raggiro, a danno di turisti, delle donazioni a Istituti fasulli o corrotti,  i cui tenutari sguinzagliano a tal scopo  gli stessi  bambini e i lapkas per procacciarle,    mentre io da che risiedo in India uso e spendo ogni mia risorsa intellettuale e morale per valere  forme opposte  di accoglienza e di conoscenza ed esperienza dell India, nelle mie relazioni umane e negli studi e ricerche che mi impegnano tuttora giorno e notte e  ben rinvenibili in internet
Avessero potuto anche solo avere un’idea, le autorità consolari, di quanti clienti si è perso il mio amico Kailash  come conducente di autorickshaw, per avere detto le cose come stavano a turisti che preferivano lasciarsi abbindolare da  ogni genere di allettatore  o procacciatore o seduttore del posto, e che cosa gli costa avvertire  che  non possiamo ricongiungerci perché si dubita  che sia in combutta con una realtà  contro cui in India ho speso immiserendomi  la mia esistenza durante tutto il periodo in cui vi ho vissuto!
Kailash, così ammirevole e caro,  per come si è  messo al seguito  di  una mia “ good way” che trova contro tutti e di tutto, del quale al contempo, al rientro dall’effettuazione del trasferimento del contante , mi addolorava che dovesse indurmi a dirgli che avrebbe aspettato invano che gliene inviassi dell’altro, finchè non si fosse deciso una buona volta a  contattarmi con una videochiamata, che mi consentisse finalmente di rivederlo insieme con Chandu, Poorti ed Ajay, di cui debbo contentarmi solo di risentire le voci che mi salutano al telefono.
Rimessomi poi di nuovo al computer, entro il tardo pomeriggio avrei avuto modo di concludere anche la riscrittura dei miei pochi accenni già formulati alle meravigliose grotte buddhiste di Deogarh , per quanto la interrompessi e nell’altra mia più delusa attesa seguitassi invano a contattare l open visa centre di Milano, per saperne di più, secondo i suoi addetti,  sulle ragioni a tal punto della sospensione ulteriore del visto, poiché ogni comunicazione da parte loro era stata ugualmente sospesa.
“ We have to wait. We  have to wait without becoming hungry. With  Indian Autorithy   You  have to wait, ieri mi avrebbe  soggiunto Kailash, if you do  honestly”


sabato 26 novembre 2016

Discorrendo dei vestiti d'infanzia di una volta.Tutto su mia madre V

Tutto su mia madre V
Discorrendo dei vestiti infantili di una volta.
" E i vestiti di una volta, quando eri bambina?"
Erano un paltoncino, il vestito più leggero d’estate, un vestito più pesante d’inverno. Si cercava di economizzare, un paletot ti durava molti anni, e le mode non cambiavano come adesso. Era lo stesso con le scarpe. Mi ricordo che mi hanno preso da bambina un paio di scarpe e non ti so dire quanta roba ci hanno messo in fondo. Mi sono durate quattro, cinque anni. Solo che quando mi sono andate bene erano già tutte rotte. Un modo di ragionare miserevole, ma questo si faceva. Lo stesso era per i vestiti, con tre scale d’orlo, e quanto crescevi li allungavano, li allungavano, che i vestiti erano già rotti ma l'orlo di sotto era ancora buono. Un paletot,- avevo 10, 11 anni-, mi ricordo che per allungarlo in alto e farmelo andare ancora bene, l’hanno tagliato di sopra e ci hanno messo un carré in pelo nero di astrakan. Ma io figurati come mi sentivo...I vestiti li facevano belli comodi, si pensava che era giusto fare così, facevano tutti così, e così si andava avanti
Un vestito d’estate, uno d’autunno, un paio di scarpe d’estate, uno d’inverno…in più i sandali, gli zoccoli, quel paio o due, al massimo.
I “ supei” erano sottilini, con il loro tacchettino, e quand’eravamo in autunno ti servivano per evitare la smalta che c’era nelle corti di campagna,. Gli zoccoli erano dei bei zoccolini, sotto di legno, con di sopra la loro mascherina fatta di cuoio, erano duri però, erano fatti per metterteli d’inverno, ci mettevi allora dentro un paio di calze di lana e tu andavi, ed andavi bene, perché giravi nella smalta, c’era la neve. C’era più neve una volta che adesso. Io non so perché ma mi ricordo tutti gli inverni con la neve “
“E andavi a piedi nudi? “
"Proprio lo desideravi. Non vedevi l'ora che venissero i primi soli per buttare via le scarpe e andare a piedi nudi, E com’ero contenta…. Per le strade di campagna c' erano vetri, c’era di tutto, ma io mai che mi sia tagliata, E sì che sono stata una che è andata per un bel po’ a piedi nudi.”.




Tutto su mia madre V
Discorrendo dei vestiti d'infanzia di una volta.
" E i vestiti di una volta, quando eri bambina?"
“ C’erano un paltoncino, il vestito più leggero d’estate, un vestito più pesante d’inverno. Si cercava di economizzare, un paletot ti durava 10, 12 anni, e le mode non cambiavano come adesso. Era lo stesso con le scarpe. Mi ricordo che mi hanno preso da bambina un paio di scarpe e non ti so dire quanta roba ci hanno messo in fondo. Mi sono durate quattro, cinque anni. Solo che quando mi andavano bene erano già tutte rotte. Un modo di ragionare miserevole, ma questo si faceva. Lo stesso era per i vestiti, con tre scale d’orlo, e quanto crescevi li allungavano, li allungavano, che i vestiti erano già rotti ma l'orlo di sotto era ancora buono. Un paletot,- avevo 10, 11 anni-, mi ricordo che per allungarlo in alto e farmelo andare ancora bene, l’hanno tagliato di sopra e ci hanno messo un carré in pelo nero di astrakan. Ma io figurati come mi sentivo...I vestiti li facevano belli comodi, si pensava che era giusto fare così, facevano tutti così, e così si andava avanti
Un vestito d’estate, uno d’autunno, un paio di scarpe d’estate, uno d’inverno…in più i sandali, gli zoccoli, quel paio o due, al massimo.
I “ supei” erano sottilini, con il loro tacchettino, e quand’eravamo in autunno ti servivano per evitare la smalta che c’era nelle corti di campagna,. Gli zoccoli erano dei bei zoccolini, sotto di legno, con di sopra la loro mascherina fatta di cuoio, erano duri però, erano fatti per metterteli d’inverno, ci mettevi allora dentro un paio di calze di lana e tu andavi, ed andavi bene, perché giravi nella smalta, c’era la neve. C’era più neve una volta che adesso. Io non so perché ma mi ricordo tutti gli inverni con la neve “
“E andavi a piedi nudi? “
"Proprio lo desideravi. Non vedevi l'ora che venissero i primi soli per buttare via le scarpe e andare a piedi nudi, E com’ero contenta…. Per le strade di campagna c' erano vetri, c’era di tutto, ma io mai che mi sia tagliata, E sì che sono stata una che è andata per un bel po’ a piedi nudi.”.

lunedì 21 novembre 2016

Documenti vari inerenti la sospensione del visto


 Al consolato indiano di Mumbay
Mantova 21 novembre 2016


Gentile interlocutore/ interlocutrice
Mi chiamo Odorico Bergamaschi, sono un ex insegnante di Lettere, ora in pensione, dell’età di  64 anni, e vi scrivo dall’Italia non sapendo a chi altrimenti rivolgermi per segnalare che il Consolato indiano generale di  Milano sta trattenendo oramai da oltre 60 giorni, 67 per la precisione, il mio passaporto che ho  inoltrato alla loro autorità  il 14 settembre 2016 , il giorno stesso del mio rientro dall’ India,  per ottenere una quinta volta il visto di impiego come insegnante di Italiano presso una scuola privata di Khajuraho, M. P.
Solo al termine della terza settimana, attraverso l’open sourcing center cui mi ero rivolto, mi hanno fatto sapere che la documentazione era “ scarna”, benché fosse più completa di quella già inoltrata le volte precedenti, e che mi era già valsa il visto di impiego. Al che, per il tramite del mio amico Indiano Kailash Sen, la cui famiglia  sto aiutando da oltre dieci anni in ogni modo che mi sia possibile,  ho ottenuto un documento aggiuntivo del principal della scuola, che indicava anche le fasce orarie, i contenuti e le finalità dell’ insegnamento, e mi inibiva ogni suo esercizio che non fosse nell’ambito dell’Istituto.  In un primo tempo era parsa al Console un’ integrazione soddisfacente, mentre dopo una settimana  anche tale annesso contrattuale è parso insufficiente, Al che mi sono dichiarato disponibile a che  il visto richiesto, per il cui ottenimento avevo già pagato l’ importo, almeno  mi fosse convertito in visto turistico, impegnandomi anche per iscritto a non utilizzarlo surrettiziamente per insegnare, bensì per ricongiungermi con la famiglia indiana che mi è cara, rivisitando l' India alla luce dei miei  interessi e delle mie ricerche investigative del suo patrimonio artistico. Sono trascorse altre due settimane e a tutt’oggi il funzionario si manifesta indeciso, e non è stata recepita la mia disponibilità a fornire di persona ogni chiarimento allo stesso od al console in persona. Tale condotta,  nel suo protrarsi, la vivo sotto il profilo legale come lesiva dei miei diritti civili, giacché seguita ad espropriarmi da due mesi del mio diritto di espatrio nei Paesi che richiedono l’esibizione del passaporto, ed in quanto limita  da oltre un mese e mezzo  la mia libertà di movimento nel mio paese di appartenenza, qui in Italia Dai primi di ottobre  non posso preventivare nulla per il mio futuro,  restando confinato nel mio domicilio domestico in attesa di risposte  per poterle fornire a mia volta alle autorità consolari, per sollecitare di continuo una soluzione auspicabilmente positiva , siccome dispongo per i miei contatti solo di un telefono fisso e del mio computer.
L’ultima risposta che ho ricevuto dall’ open sourcing center è stata  la seguente
Egregio sig. Bergamaschi, 
buon pomeriggio,
 Purtroppo non vi sono ancora novità, stiamo chiedendo ogni giorno affinché si possa risolvere questa situazione. 
Abbiamo fatto presente la sua disponibilità a presenziare ad un colloquio con il sig. Console Generale, ci è stato ribadito che, al momento, non risulta necessario. 
Con i nostri cordiali saluti.
 A  rendere la situazione di una sofferenza unica è che mi sento  costretto a subire tale stato di cose  perché temo altrimenti di perdere ogni possibilità di rientro in India per sempre o almeno per anni, dove la famiglia indiana che mi è cara  è tutta la mia vita,  e richiede il mio sostegno e il  mio accompagnamento da vicino.
 
Ciò che solo vi chiedo, alla luce di tutto ciò,  è come interpretiate tale  sospensiva, - le autorità consolari indiane restano forse  in attesa di riscontri sulle mie attività in India negli anni trascorsi?-,  e se potete darmi qualche indicazione su come possa affrontare tale stato di cose, intanto che resto remissivamente in attesa dello sblocco di una  situazione  che pare consegnata solo all’inappellabilità delle autorità consolari indiane.
Con i miei più cordiali saluti
Odorico Bergamaschi
46100 Mantova
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all' outsourcing center di Milano
Gentili interlocutori
Sono Bergamaschi Odorico,  e torno a farmi vivo di nuovo, di necessità-
 
a) Stando così ancora le cose, qualora le autorità indiane del Consolato di Milano  a oltre 60 giorni dalla trasmissione della mia documentazione non si fossero ancora decise a  negarmi qualsiasi visto, vi prego di riconfermare loro la mia disponibilità ad incontrarmi con esse, per ogni eventuale chiarimento, quali quelli che può fornire loro l’andamento del mio conto corrente presso l' Unicredit,  il solo di cui sia titolare, oltre ad un altro apertomi dalla Canara Bank, in India, che è rimasto finora inutilizzato perché l'Agenzia non dispone dell’ Iban per il trasferimento di valuta da tale  mio conto corrente in Italia.  Dall' estratto del mio conto corrente presso l Unicredit risulta inequivocabilmente che da quando ho prolungato la mia permanenza in India, ossia dal 2012,   mi spendo solo in perdita per la famiglia indiana che mi è cara e per la valorizzazione del patrimonio indiano attraverso i miei viaggi e la loro documentazione. Qualora possa ugualmente servire, posso inviare la certificazione quanto ai miei averi e fonti di reddito, che consistono nella mia pensione, nella buonuscita della liquidazione e di quanto mi resta della quota che mi è spettata all’atto della vendita della casa di mio padre defunto. Sono non di meno disposto a dichiarare legalmente la mia situazione patrimoniale, dalla quale emerge  che non ho neanche una prima casa di mia proprietà, in Italia o altrove, vivendo in  affitto in un appartamento, in Mantova, dove ora non  accendo neanche il riscaldamento per economizzare e trasmettere il mio aiuto di cui abbisognano ai miei cari congiunti indiani, e che non ho nemmeno alcuna automobile o motociclo , secondo quanto può attestare l’Ufficio di motorizzazione, non usufruendo di altri mezzi di locomozione che alcune biciclette, una sola delle quali mi è  utilizzabile. Inoltre posso farmi inviare, per comunicargliela, la certificazione da parte del Christian hospital di Chhatarpur ( Madhya Pradesh), che il mio amico indiano, che non può contare su altro aiuto sostanziale che il mio,  è affetto da turbe mentali irreversibili,  di cui ho fatto finora  ciò che sta diventandomi insostenibile  per evitarne in India le esplosioni croniche  di fronte ai figli, trattenendo per me quanto io provo al permanere di tale situazione.
b) Quanto all’eventualità che possa insegnare  italiano in Khajuraho senza disporre del visto, posso far loro presente, direttamente, o per il vostro tramite, quanto sia del tutto  inconcepibile, perché il principal della scuola non me lo consentirebbe assolutamente, poiché la cosa l’esporrebbe alla denuncia  ed ai rischi di perdere la licenza  per cui gestisce la scuola, né io potrei consentirmelo in proprio, dato che  costituirebbe  un deficit invece che una fonte di un qualsiasi ricavo, visto l’indisponibilità degli stessi studenti indiani non indigenti a corrispondere ad un insegnante straniero anche solo il costo delle fotocopie. Né sarei ancora particolarmente motivato,  visto l’ uso che gli indiani locali fanno dell’ italiano che abbiano appreso con i visitatori miei connazionali., nei confronti dei quali ho almeno insegnato ad usare le formule di cortesia.
Cordiali saluti
Odorico Bergamaschi

Gentili interlocutori
Sono Bergamaschi Odorico
Pur nel confermarne il contenuto, 
vi prego per delicatezza di soprassedere alla mia e-mail precedente che ieri vi ho inviato sul tardi, dato che il permanere della situazione in cui verso riguardo all'ottenimento del visto, mi ha dettato nella sua estensione maggiore cose che non era forse il caso di comunicare, pur di garantire alle autorità del Consolato che in India non ho oscuri traffici o loschi affari da cui tragga lucro , bensì mi preme solo il benessere delle persone che vi ho care.
Ma 
stando così ancora le cose, qualora ad oltre 60 giorni dalla trasmissione della mia richiesta e dei documenti ad essa allegati  le autorità del Consolato indiano di Milano non si fossero ancora decise a negarmi qualsiasi visto, vi prego anche nella presente lettera di riconfermare loro la mia disponibilità ad incontrarci di persona per ogni chiarimento che sia indispensabile.. 
Quanto poi all’eventualità che io possa insegnare italiano in Khajuraho senza disporre del relativo visto d'impiego, qui riasserisco, perché possa essere fatto a loro presente, sempre che sia il caso, direttamente per parte mia, o per il vostro tramite, che la cosa non può accadere: il principal della scuola non me lo consentirebbe, in alcun modo, poiché ciò l’esporrebbe a denunce ed al rischio di perdere la licenza per la quale gestisce l'istituto, in un ambiente, quale quello di Khajuraho, in cui gelosie e rivalità di certo non scarseggiano e si sono già espresse a riguardo, tanto più che egli è islamico, né l'insegnamento dell italiano io avrei interesse a consentirmelo in proprio,   dato che tale mia attività avverrebbe solo in deficit, per l’indisponibilità già acclarata degli stessi studenti indiani che non siano indigenti a corrispondere anche solo il costo delle fotocopie. Nemmeno sarei ancora particolarmente motivato ad insegnare, considerato l’ uso dell’ italiano che gli indiani locali fanno con i visitatori miei connazionali, nei confronti dei quali ho almeno insegnato ad impiegare le formule di cortesia.
.
Con i miei più cordiali saluti
Odorico Bergamaschi


Credono che sia un impostore, un trafficante sotto mentite spoglie, non uno studioso e uno scrittore,  di cui tutto può essere messo in discussione tranne la serietà e l umano rigore, che in India  si spende in perdita  per le persone che vi sostiene e per la salvaguardia del suo patrimonio artistico, che vi ha la sua vita che gli è tolta  se non vi può più mettere piede. 

Meno spendo, e più risparmio, ...

"Meno spendo, e più risparmio, più a lungo posso darti aiuto, e di più posso lasciarti quando io ti lasci morendo"" Less I spend, more I save money, more for a long time I can Help You , and leave You money when I die,", così al telefono sintetizzavo a Kailash la sola natura delle mie preoccupazioni economiche, che mi fa restio a spendere oltre il minimo indispensabile, a concedermi alcunché di più. Avevamo già lungamente discorso del mancato ottenimento del visto a tutt’oggi, ad oltre 67 giorni da che al mio arrivo stesso in Italia ho inoltrato la richiesta, cercando una spiegazione alle ragioni dell’ultima risposta fornitami dall’ open sourcing center " Egregio sig. B., buon pomeriggio,
Purtroppo non vi sono ancora novità, stiamo chiedendo ogni giorno affinché si possa risolvere questa situazione.
Abbiamo fatto presente la sua disponibilità a presenziare ad un colloquio con il sig. Console Generale, ci è stato ribadito che, al momento, non risulta necessario.
Con i nostri cordiali saluti”
Kailash supponeva che le autorità consolari indiane volessero lasciare passare tre mesi prima della conversione della mancata concessione di un visto lavorativo in un visto turistico, io propendevo a credere, ed ancor più credo tuttora, che invece abbiano intrapreso un ‘indagine sulle mie attività in India durante tutti questi anni, e che restino in attesa di riscontri, - come altrimenti si spiega , che almeno al momento, il colloquio con il sig. Console Generale non risulti necessario?-, e tentavo di farci coraggio ripetendogli che tale sospensiva è vero che non è un si, ma è pur vero che non è neanche un no, e che se avessero già potuto decidersi in tal senso non starebbero ancora aspettando oltre due mesi per pronunciarsi.
Così si fa difficile anche che io possa essere in India a gennaio, se potrò più farvi ritorno, comunque al mio rientro avevo già messo in conto di passare quest’anno il Natale (qui) con i miei familiari, il che dava una luce di conforto a Kailash, un motivo per farsi una ragione del mio protrarmi in Italia.
“ Così, se per Natale sei con la mamma, tua sorella, tuo fratello, tuo nipote, non è un problema se (ora) non sei ancora qui “, in Khajuraho dove comunque gli arriva ogni giorno da migliaia di chilometri di distanza la mia parola di sostegno, per telefono è come se fossi con lui, e tra noi non ci sono dissensi e scontri come accade puntualmente quando siamo insieme
“ Si, ma quando eri qui tu pensavi alla casa, alla salute dei nostri bambini, alla loro scuola, mentre io ero al mercato e me ne stavo via..
" Eri tu che davi a Chandu dasko rupees, ricordi, una o più volte, ora sono io che devo dargliele".
Mi faceva ora davvero piacere che me lo dicesse, gli ribattevo ridendo, perché quando ero a Khajuraho, gli ho ricordato, mi rimproverava sempre di non fare niente per loro, di non provvedere e di lasciarli sempre senza rupie, di spendermi solo per un altro...
“ Ma dicevo così quando tra noi c’erano “ drama “
Gli suggerivo di supplire alla mia mancanza facendosi aiutare da Poorti ed Ajay, la bambina poteva indicargli tutto ciò che venisse a mancare in casa di occorrente, Ajay poteva fargli sapere se la sorella e Chandu avessero bisogno di quaderni o di altro materiale per la scuola, e quanto alla salute dei bambini, che fortunatamente è buona, si recasse per ogni disturbo dal dottor Kare, il medico che è divenuto anche di sua fiducia.
E quanto a denaro, ne disponeva a sufficienza, nonostante l’attuale caos in India del cambio in corso delle vecchie banconote di cui era diffusa la contraffazione con i nuovi tagli delle 500 e 2000 rupie? Almeno ne aveva abbastanza fino a venerdì, quando potrò inviargli un nuovo importo?
Il solo vero problema era la farina di grano che cominciava a scarseggiare, ne restano ancora venti chili, e possono bastare solo fino alla prossima settimana, poichè la famiglia ne consuma ogni giorno un chilo e mezzo per impastare chappati. Occorreva anche riso, che piace a Poorti e Chandu, e gli è difficile ora assicurarlo loro ogni giorno, ma come rilevavo a Kailash ne occorre una quantità assai minore che quella che deve usare di farina, potranno bastare per ora alcuni pacchi,
invece dei “ bori” o sacchi per 890 rupie di 25 , 20 o 10 chili, a seconda della qualità del riso. E quanto a me? Quanto veniva a costarmi la mia vita da solo in Italia, in più di quella in India associata con loro? Dicevo di farcela con 10 euro al giorno, salvo le spese per recarmi una volta la settimana da mia madre, quelle in aumento per acqua, luce, gas, ora che ne faccio effettivo consumo. Non cambiava gran che rispetto a quando ero in India, a fare lievitare i costi della mia vita sarebbero eventuali viaggi, come accadeva anche in India quando li intraprendevo. Ma confido, se mai farò ritorno, di potermi ripetere negli stessi viaggi all’interno del solo Madhya Pradesh, sperimentando le comodità che offre la nuova linea ferroviaria che collega Khajuraho con Chhatarpur, Tikamgarh, Lalitpur, e con i grandi centri d’arte di Deogarh, Chanderi, con le piccole Khajuraho che furono un tempo Dudhai, Chandpur, che vorrei tornare a rivedere con Kailash che non vi è mai stato, progettando nuovi itinerari con i fantasmatici visitatori che siano suoi fantasmatici clienti, che da Lalitpur potrebbero proseguire in tempi abbreviatisi per Vidisha, Sanchi, la stessa Bhopal, il Sud dell'India in ogni direzione. Ma Kailash mi aveva già detto che le incrementate possibilità di raggiungere Khajuraho in treno erano state azzerate dal tragico incidente ferroviario che ieri è avvenuto presso Kanpur, facendo fino a tuttora 147 vittime il cui novero è destinato a salire, talmente sono gravi certuni dei 150 feriti. Almeno per un mese la paura di viaggiare in treno avrebbe diradato i turisti indiani che del treno si servono nei loro viaggi. Ma più che la quantità di morti e feriti, ieri a lasciarlo sconvolto, come avvertivo dal tono dimesso della sua voce , era stata la vista dei bambini rimasti orfani, che gridavano senza nemmeno riuscire ancora a parlare, una figlia di sei anni e mezzo, un suo fratellino di un anno e mezzo, un’altra bimba di due anni e mezzo.
La mente, mentre me ne parlava, correva all'immagine di altre piccole vittime della sventura che la televisione il giorno avanti aveva seguitato a riproporre, i neonati che in Aleppo est che le infermiere in lacrime avevano dovuto estrarre concitatamente dalle incubatrici , tra i crolli di muri e di calcinacci, che sollevavano polvere, degli ultimi ospedali ancora funzionanti che i bombardamenti russi e dei governativi di Assad avevano del tutto distrutto.
Kailash, nell’aggiornarmi i dati di morti e feriti dell’ incidente ferroviario nei pressi di Kanpur, mi ha informato che anche le traversie della demonetizzazione hanno fatto le loro vittime, tra i vecchi deperiti che dalle due e le tre del mattino fino a sera tardi erano rimasti in fila di fronte alle banche, tra i padri cui era venuto meno il denaro per sposare le figlie e che si erano suicidati. Ed è tornato a dirmi di quanti hanno incenerito le banconote che stanno uscendo di circolazione oppure le hanno disperse nel Gange o nel liquame lurido di canali e scoli, perché era denaro sporco , accumulato magari per evasione o corruzione, di cui sarebbe stato loro richiesto di certificare la provenienza.
Alti erano poi nel lasciarci i nostri cuori, quanto grande restava la nostra angoscia di non poterci più rivedere, se non nel Nepal dove Kailash mi raggiunga con i nostri cari.
"Meno spendo, e più risparmio, più a lungo posso darti aiuto, e di più posso lasciarti quando io ti lasci morendo"" Less I spend, more I save money, more for a long time I can Help You , and leave You money when I die,", così al telefono sintetizzavo a Kailash la sola natura delle mie preoccupazioni economiche, che mi fa restio a spendere oltre il minimo indispensabile, a concedermi alcunché di più. Avevamo già lungamente discorso del mancato ottenimento del visto a tutt’oggi, a oltre 67 giorni da che al mio arrivo stesso in Italia ho inoltrato la richiesta, cercando una spiegazione alle ragioni dell’ultima risposta fornitami dall’ open sourcing center " Egregio sig. B.buon pomeriggio,
Purtroppo non vi sono ancora novità, stiamo chiedendo ogni giorno affinché si possa risolvere questa situazione. 
Abbiamo fatto presente la sua disponibilità a presenziare ad un colloquio con il sig. Console Generale, ci è stato ribadito che, al momento, non risulta necessario. 
Con i nostri cordiali saluti”
Kailash supponeva che le autorità consolari indiane volessero lasciare passare tre mesi prima della conversione della mancata concessione di un visto lavorativo in un visto turistico, io propendevo a credere, ed ancor più credo tuttora, che invece abbiano intrapreso un ‘indagine sulle mie attività trascorse in India, durante tutti questi anni, e restino in attesa di riscontri, - come altrimenti si spiega , che almeno al momento, il colloquio con il sig. Console Generale non risulti necessario?-, e tentavo di farci coraggio ripetendogli che tale sospensiva è vero che non è un si, ma è pur vero che non è un no, e che se avessero già potuto decidersi in tal senso non starebbero ancora aspettando oltre due mesi per pronunciarsi.
Così si fa difficile anche che io possa essere in India a gennaio, se potrò più farvi ritorno, comunque al mio rientro avevo già messo in conto di passare quest’anno il Natale (qui) con i miei familiari, il che dava una luce di conforto a Kailash, un motivo per farsi una ragione del mio protrarmi in Italia.
“ Così, se per Natale sei con la mamma, tua sorella, tuo fratello, tuo nipote, non è un problema se (ora) non sei ancora qui “, in Khajuraho dove comunque gli arriva ogni giorno da migliaia di chilometri di distanza la mia parola di sostegno, per telefono è come se fossi con lui, e tra noi non ci sono dissensi e scontri come accade puntualmente quando siamo insieme 
“ Si, ma quando eri qui tu pensavi alla casa, alla salute dei nostri bambini, alla loro scuola, mentre io ero al mercato e me ne stavo via”.
" Eri tu che davi a Chandu dasko rupees, ricordi, una o più volte, ora sono io che devo dargliele".
Mi faceva ora davvero piacere che me lo dicesse, gli ribattevo ridendo, perché quando ero a Khajuraho, gli ho ricordato, mi rimproverava sempre di non fare e di non lasciare mai niente dper loro, di non pensarci e provvedere, di spendermi solo per un altro...
“ Ma dicevo così quando tra noi c’erano “ drama “
Gli suggerivo di supplire alla mia mancanza facendosi aiutare da Poorti ed Ajay, la bambina poteva indicargli tutto ciò che venisse a mancare in casa di occorrente, Ajay poteva fargli sapere se la sorella e Chandu avessero bisogno di quaderni od altro materiale per la scuola, e quanto alla salute dei bambini, che fortunatamente è buona, si recasse per ogni disturbo dal dottor Kare, il medico che è divenuto anche di sua fiducia.
E quanto a denaro, ne disponeva a sufficienza, nonostante l’attuale caos in India del cambio in corso dei tagli delle banconote? Almeno ne aveva abbastanza fino a venerdì, quando potrò inviargli un nuovo importo? 
Il solo vero problema era la farina di grano che cominciava a scarseggiare, ne restano ancora venti chili, e possono bastare solo fino alla prossima settimana, poichè la famiglia ne consuma ogni giorno un chilo e mezzo per impastare chappati. Occorreva anche riso, che piace a Poorti e Chandu, e gli è difficile ora assicurarlo loro ogni giorno, ma come rilevavo a Kailash ne occorre una quantità assai minore che quella che deve usare di farina, potranno bastare per ora alcuni pacchi , invece dei “ bori” o sacchi per 890 rupie di 25 , 20 o 10 chili, a seconda della qualità del riso. E quanto a me? Mi aveva già chiesto quanto veniva a costarmi la mia vita da solo in Italia, in più di quella in India associata con loro. Dicevo di farcela con 10 euro al giorno, salvo le spese per recarmi una volta la settimana da mia madre, quelle in aumento per acqua, luce, gas, ora che ne consumo effettivamente. Non cambiava gran che rispetto a quando ero in India, a fare lievitare i costi della mia vita sarebbero eventuali viaggi, come accadeva anche in India quando li intraprendevo. Ma confido, se mai farò ritorno, di potermi ripetere negli stessi viaggi all’interno del solo Madhya Pradesh, sperimentando le nuove comodità che offre la nuova linea ferroviaria che collega Khajuraho con Chhatarpur, Tikamgarh, Lalitpur, e con i grandi centri d’arte di Deogarh, Chanderi, con le piccole Khajuraho che furono un tempo Dudhai, Chandpur, che vorrei tornare a rivedere con Kailash che non vi è mai stato, progettando nuovi itinerari con i fantasmatici visitatori che siano suoi fantasmatici clienti, che da Lalitpur potrebbero proseguire in tempi abbreviatisi per Vidisha, Sanchi, la stessa Bhopal, il Sud dell'India in ogni direzione. Ma Kailash mi aveva già detto che le incrementate possibilità di raggiungere Khajuraho in treno erano state azzerate dal tragico incidente ferroviario che ieri è avvenuto presso Kanpur, facendo fino a tuttora 147 vittime il cui novero è destinato a salire, talmente sono gravi certuni dei 150 feriti. Almeno per un mese la paura di viaggiare in treno avrebbe diradato i turisti indiani che del treno si servono nei loro viaggi. Ma più che la quantità di morti e feriti, ieri a lasciarlo sconvolto, come avvertivo dal tono dimesso della sua voce sbigottita, era stata la vista dei bambini rimasti orfani, che gridavano senza nemmeno riuscire ancora a parlare, una figlia di sei anni e mezzo, un suo fratellino di un anno e mezzo, un’altra bimba di due anni e mezzo.
La mente, mentre me ne parlava, correva all'immagine di altre piccole vittime della sventura che la televisione il giorno avanti aveva seguitato a riproporre, i neonati che in Aleppo est che le infermiere in lacrime avevano dovuto estrarre concitatamente dalle incubatrici , tra i crolli di muri e di calcinacci, che sollevavano polvere, degli ultimi ospedali ancora funzionanti che i bombardamenti russi e dei governativi di Assad avevano del tutto distrutto. 
Kailash, nell’aggiornarmi i dati di morti e feriti dell’ incidente ferroviario nei pressi di Kanpur, oggi mi ha informato che anche il caos valutario ha fatto le sue vittime, tra i vecchi deperiti che dalle due e le tre del mattino fino a sera tardi erano rimasti in fila di fronte alle banche, tra i padri cui era venuto meno il denaro per sposare le figlie e che si erano suicidati. Ed è tornato a dirmi di quanti hanno incenerito le banconote che stanno uscendo di circolazione oppure le hanno disperse nel Gange, o nel liquame lurido di diversivi , perché era denaro sporco di cui avrebbero finito per denunciare la provenienza oscura depositandoli..
Alti erano poi nel lasciarci i nostri cuori, quanto grande restava la nostra angoscia di non poterci più rivedere, se non nel Nepal dove Kailash mi raggiunga con i nostri cari.

giovedì 17 novembre 2016

solo con il mio respiro animale

Sono di nuovo passate le 17, 30 , senza che mi sia pervenuto neanche un messaggio di conferma o diniego della concessione del visto. Ed in me continua l’angoscia che ne trae un sospiro di sollievo, perché ho eluso per un altro giorno l’impatto con la negazione del visto che mi avrebbe costretto a una resa dei conti con le pulsioni estreme della mia depressione.
Ma non è che ogni giorno mi trovi così sospeso tra la vita e la morte perché io scalpiti di ritrovarmi in India: il disavanzo economico pauroso del mio sostegno a Kailash e l’inettitudine sua e di Ajay che incupiscono ogni prospettarsi di un futuro in comune, gli stati letali del mio protrarmi in India, gli ultimi mesi, senza potere più sconfinare da Khajuraho e concedermi niente, guatato dalla gelosia di Kailash nei soli scampoli di gioia che fuori delle mura della sua casa ritrovavo nel solo rivedermi con Mohammad , ( pure tra tanta costernazione mentale, mentre quant’era bello, Dio mio, ritrovarci tutti insieme la sera, nella meraviglia radiante da Chandu, Poorti ed Ajay intenti nei compiti), il finire tra i templi di Khajuraho di nuovo ogni giorno per forza di inedia e per il completamento o l’ approfondimento dei miei studi, ripercorrendo interminabili filari inespressivi di statue di Shiva o di Vishnu, senz’altro in loco in cui potessi ricreare la mente fuori dei miei libri e delle mie divagazioni in internet, - tutto il peso di tali miei trascorsi recenti rallenta ogni mio intento di farvi ritorno, non fosse la nostalgia di riabbracciare tutta la tenerezza in cui si rammollisce ogni inaffettività di Kailash, Ajay, Poorti e del mio adorato Chandu, come tutta la calorosità fisica del mio lazzerone Mohammad , nel suo sventuratissimo, miserabilissimo splendore.
Ciò che mi fa disperare e mi toglie la vita è piuttosto l’ idea che per un inghippo burocratico io non possa mai più rimettere piede in India e ritrovarmi con loro, di non potervi più riprendere sul campo e allargarvi le mie insostituibili ricerche archeologiche, in siti e monumenti su cui ricade solo l’oblio e l’ incuria, o lo schifo ributtante di un degrado turistico che è il vilipendio per denaro della loro bellezza spirituale, nello sconforto che le sole certezze cui posso appigliarmi, sono che raggiungendo invece il Nepal posso convocarvi tutti quanti i miei cari, sia pure per pochi giorni soltanto, o il dato giudiziario che anche le proscrizioni delle black list conoscono un termine, di non più di tre anni.Che per me sarebbero di attesa in una solitudine orrida.. Come l’altra notte, quando mi sono ritrovato ad un altro giorno di meno tra me e la morte, lontano da loro e isolato da tutto, nella mia camera da letto come già in un mio loculo, e le case e le vie di fronte mi erano solo uno slargo funerario senza più battito di vita. Solo in stanza con il mio respiro animale.

new currency




Oggi con Kailash al telefono mi sono intrattenuto a lungo sulle  traversie che lo coinvolgono .a seguito della messa fuori corso in India  delle banconote di 1000 e di 500 rupie,  per contrastare sia la contraffazione che la corruzione e le contrattazioni in nero. Finora hanno provocato il caos,  code interminabili davanti alle banche, la situazione generale di famiglie che non possono più comprare e di  negozi che non vendono. Ma a quanto Kailash me ne ha detto, a fronte di tali e tanti disagi ogni giorno cambiano le disposizioni sulle new currencies, su quante  banconote di nuovo taglio si possono ritirare in banca in luogo di quelle che si sono depositate e che vengono  ritirate dalla circolazione,  così  le difficoltà ora vanno  alleviandosi, e tali misure volute da Modi stanno trovando il suo convinto  consenso.Mentre i primi giorni matrimoni o spese  agricole erano impossibilitati dalle misure iniziali disposizioni più elastiche consentono per sovvenirvi di superare la soglia del massimale di 24. 000 rupie prelevabili per settimana,  ne vengono rilasciate 25.000 se si  richiedono  per comperare  urvarak,   concimi o fertilizzanti, o  50.000 se occorrono  perchè si è uomini di affari, elevando il prelievo consentito fino a 250.000 rupie se si tratta di spese matrimoniali, La gente per lo più deposita ora di giorno in banca  le banconote  fuori corso, e fa  la fila di notte per  ritirare dai bancomat quelle appena  entrate in circolazione, nei nuovi tagli di 500 e di 2.000 rupie . Chi  poi deposita  somme già in sé cospicue,  50.000 rupie alla volta, per esempio ma  per importi inferiori a 300 000 rupie,  l' importo da cui inizia la tassabilità dell’ammontare, deve  farlo trasmettendo il proprio codice bancario,  di modo che l’assommarsi sia tassabile quando si supera la soglia delle 300.000 rupie. In tale  stato delle cose oggi solo dopo tre, quattro ore di fila egli ha  potuto depositare 4.000 rupie,  mentre in casa ne dispone di altrettante, e la restante vecchia valuta ha già potuto utilizzarla per pagare  la bolletta della luce.
Iniziava a dirmene e udivo intanto  con quella di Poorti  nelle altre stanze la voce di Chandu,  che  ho fatto chiamare al telefono perché ci salutassimo e gli dicessi quanto mi è caro.
Poi si è passati a parlare dei mancati affari del negozio, delle spese scolastiche di Poorti e Ajay di cui gli ho chiesto di farmi fare il rendiconto dal principal, per ultimarne a dicembre il pagamento. Ed il suo pensiero è corso a colui alle cui spese scolastiche non avrei provveduto.
“ E Mohammad?”
Me ne ha chiesto con tale umano delicato riguardo, che non gli ho taciuto che due settimane or sono siamo rientrati in contatto, solo dopo che il ragazzo aveva avuto l 'avvertenza di comunicarmi in  facebook il suo ultimo numero di telefono, che avevo smarrito con il mio cellulare nel mio viaggio in treno per  Delhi alla partenza dall India.
Poi  si erano persi i nostri contatti, perché Mohammad  non disponeva nemmeno di che effettuare  una ricarica della sim card
“ Ma se le batterie sono cariche, può ricevere ugualmente, sempre che lui sia nel Madhya Pradesh”, mi replicava la lucidità implacabile di Kailash.
Del ragazzo gli facevo comunque sapere che secondo le intenzioni di suo padre studierà solo fine alla fine della classe in corso, la decima, dopo di che  sarà avviato al lavoro in Delhi.

Poi si perdevano nei nostri discorsi i riferimenti al ragazzo, nella mia urgenza sciagurata di far sapere tutto al consolato indiano della situazione in cui verso, pur di strappare il visto che ci ricongiunga.













Oggi con Kailash mi sono intrattenuto a lungo al telefono sulle  traversie che vanno  alleviandosi in India dei cambi di banconote in corso nei tagli di 500 e 2.000 rupie. Cambiano ogni giorno le disposizioni sulle new currencies, su quante vecchie banconote si possono consegnare in banca per  ritirare in cambio quelle nuove. Oggi solo  dopo tre, quattro ore di fila egli ha  potuto depositare 4.000 rupie,  mentre in casa ne dispone di altrettante, e la vecchia valuta ha già potuto utilizzarla per pagare  la bolletta della luce. La gente intanto deposita di giorno in banca  le banconote  fuori corso, per fare la fila di notte per  ritirare dai bancomat quelle appena  entrate in circolazione . Disposizioni più elastiche consentono di superare il la soglia del massimale di 24. 000 rupie prelevabili per settimana,  se si  richiedono  per comperare  urvarak, ossia  concimi o fertlizzanti, o  se occorrono  perchè si è uomini di affari, elevando il prelievo consentito fino a 200.000 rupie qualora si tratti di spese matrimoniali, mentre i primi giorni matrimoni o spese  agricole erano impossibilitati dalle restrizioni iniziali Chi  poi deposita  somme cospicue ma  per importi inferiori a 300 000 rupie,  l importo da cui inizia la tassabilità dell’ammontare,  50.00 rupie alla volta, per esempio, deve  versarlo trasmettendo il proprio codice, di modo che l’assommarsi sia tassabile quando si supera la soglia delle 300.000 rupie.
Mentre iniziava a dirmene,  nelle altre stanze udivo intanto  con quella di Poorti la voce di Chandu,  che  ho fatto chiamare al telefono perché ci salutassimo e gli dicessi quanto mi è caro.
Poi si è passati a parlare dei mancati affari del negozio, delle spese scolastiche di Poorti e Ajay di cui gli ho chiesto di farmi fare il rendiconto dal principal, per ultimarne a dicembre il pagamento. Ed il suo pensiero è corso a colui alle cui spese scolastiche non avrei provveduto.
“ E Mohammad?”
Me ne ha chiesto con tale umano delicato riguardo, che non gli ho taciuto che due settimane or sono siamo rientrati in contatto, solo dopo che aveva avuto l avvertenza di comunicarmi in  facebook il suo ultimo numero di telefono, che avevo smarrito con il mio cellulare nel mio viaggio in treno per  Delhi alla partenza dall India.
Poi  si sono persi i nostri contatti, perché Mohammad  non disponeva nemmeno di che effettuare  una ricarica della sim card
“ Ma se le batterie sono cariche, può ricevere ugualmente, sempre che  sia nel Madhya Pradesh”, mi replicava la lucidità implacabile di Kailash.
Del ragazzo gli facevo comunque sapere che secondo le intenzioni di suo padre studierà solo fine alla fine della classe in corso, la decima, dopo di che  sarà avviato al lavoro in Delhi.
Poi si perdevano nei nostri discorsi i riferimenti a Mohammad,  nella mia urgenza sciagurata di far sapere tutto al consolato indiano della situazione effettiva in cui verso, pur di strappare il visto che ci ricongiunga.


 Oggi con Kailash al telefono mi sono intrattenuto a lungo sulle  traversie che vanno  alleviandosi in India dei cambi di banconote in corso nei tagli di 500 e 2.000 rupie. Ogni giorno cambiano le disposizioni sulle new currencies, su quante vecchie banconote si possono consegnare in banca per  ritirare in cambio quelle nuove. Oggi solo  dopo tre, quattro ore di fila ha  potuto depositare 4.000 rupie,  mentre in casa ne dispone di altrettante, e la vecchia valuta ha già potuto utilizzarla per pagare  la bolletta della luce. La gente intanto deposita di giorno in banca  le banconote  fuori corso, per fare la fila di notte per  ritirare dai bancomat quelle appena  entrate in circolazione . Disposizioni più elastiche consentono di superare la soglia del massimale di 24. 000 rupie prelevabili per settimana,  se si  richiedono  per comperare  urvarak, ossia  concimi o fertlizzanti, o  se occorrono  perchè si è uomini di affari, elevando il prelievo consentito fino a 200.000 rupie se si tratta di spese matrimoniali, mentre i primi giorni matrimoni o spese  agricole erano impossibilitati dalle misure iniziali Chi  poi deposita  somme cospicue ma  per importi inferiori a 300 000 rupie,  l importo da cui inizia la tassabilità dell’ammontare,  50.00 rupie alla volta, per esempio, deve  farlo trasmettendo il proprio codice, di modo che l’assommarsi sia tassabile quando si supera la soglia delle 300.000 rupie.
Mentre iniziava a dirmene udivo intanto  nelle altre stanze con quella di Poorti la voce di Chandu,  che  ho fatto chiamare al telefono perché ci salutassimo e gli dicessi quanto mi è caro.
Poi si è passati a parlare dei mancati affari del negozio, delle spese scolastiche di Poorti e Ajay di cui gli ho chiesto di farmi fare il rendiconto dal principal, per ultimarne a dicembre il pagamento. Ed il suo pensiero è corso a colui alle cui spese scolastiche non avrei provveduto.
“ E Mohammad?”
Me ne ha chiesto con tale umano delicato riguardo, che non gli ho taciuto che due settimane or sono siamo rientrati in contatto, solo dopo che aveva avuto l avvertenza di comunicarmi in  facebook il suo ultimo numero di telefono, che avevo smarrito con il mio cellulare nel mio viaggio in treno per  Delhi alla partenza dall India.
Poi  si erano persi i nostri contatti, perché Mohammad  non disponeva nemmeno di che effettuare  una ricarica della sim card
“ Ma se le batterie sono cariche, può ricevere ugualmente, sempre che lui sia nel Madhya Pradesh”, mi replicava la lucidità implacabile di Kailash.
Del ragazzo gli facevo comunque sapere che secondo le intenzioni di suo padre studierà solo fine alla fine della classe in corso, la decima, dopo di che  sarà avviato al lavoro in Delhi.


Poi si perdevano nei nostri discorsi i riferimenti al ragazzo, nella mia urgenza sciagurata di far sapere tutto al consolato indiano della situazione in cui verso, pur di strappare il visto che ci ricongiunga.

Sono di nuovo passate le 17, 30 ,

Sono di nuovo passate le 17, 30 , senza che mi sia pervenuto  neanche un messaggio di conferma o diniego della concessione del visto. Ed in me continua l’angoscia che ne trae un sospiro di sollievo,  perché  ho eluso per un altro giorno l’impatto con la negazione del visto che mi avrebbe costretto a  una resa dei conti con  le pulsioni estreme della mia depressione.
Ma non è che ogni giorno mi trovi così sospeso tra la vita e la morte perché io scalpiti di ritrovarmi in India: il disavanzo economico pauroso del mio sostegno a Kailash  e l’inettitudine sua e di Ajay che incupiscono ogni prospettarsi di un futuro in comune, gli stati letali  del mio protrarmi in India,  gli ultimi mesi, senza potere più sconfinare da Khajuraho e concedermi niente,  guatato dalla gelosia di Kailash nei soli scampoli di gioia  che fuori delle mura della sua casa ritrovavo nel solo rivedermi con Mohammad , ( pure tra tanta costernazione mentale, mentre quant’era bello, Dio mio, ritrovarci tutti insieme la sera, nella meraviglia radiante da Chandu, Poorti ed Ajay intenti nei compiti),  il finire tra i templi di Khajuraho  di nuovo ogni giorno  per forza di inedia e per il completamento o l’ approfondimento dei miei studi inerti, ripercorrendo interminabili filari inespressivi di statue di Shiva o di Vishnu,   senz’altro in loco in cui potessi ricreare  la mente fuori dei miei libri e delle mie divagazioni  in internet, - tutto il peso di tali miei trascorsi recenti rallenta ogni mio intento di farvi ritorno, non fosse la nostalgia di riabbracciare tutta la tenerezza in cui si rammollisce ogni inaffettività di Kailash, Ajay, Poorti e del mio adorato Chandu, come tutta la  calorosità fisica del mio lazzerone Mohammad ,  nel suo sventuratissimo, miserabilissimo splendore.
Ciò che  mi fa disperare e mi toglie la vita è piuttosto l’ idea che per un inghippo burocratico io non possa mai più rimettere  piede in India e ritrovarmi con loro, di non potervi più riprendere sul campo e allargarvi le mie insostituibili ricerche archeologiche, in siti e monumenti su cui ricade solo l’oblio e l’ incuria, o lo schifo  ributtante  di un degrado turistico che è il  vilipendio per denaro della loro bellezza spirituale, nello sconforto che le sole certezze cui posso appigliarmi, sono che raggiungendo invece il Nepal posso convocarvi tutti quanti loro, sia pure per pochi giorni soltanto, o il dato giudiziario che anche le proscrizioni delle black list conoscono un termine, di non più di  tre anni.. Che per me sarebbero di attesa in una solitudine  orrida.. Come l’altra notte, quando mi sono ritrovato ad un altro giorno di meno tra me e la morte, lontano da loro e isolato da tutto, nella mia camera da letto come già in un mio loculo, e le case e le vie di fronte mi erano solo uno  slargo funerario senza più battito di vita.  Solo in stanza con il mio respiro animale.