Era l’anno 1470, il 22 ottobre, ed il marchese Ludovico II( Gonzaga
)aveva di che dolersi che il rivestimento
pittorico della Camera Picta da parte del Mantegna che aveva iniziato l opera ben
otto anni addietro, fosse stato portato
a termine solo per metà, nella sola parete settentrionale in cui aveva affrescato la scena della corte. Restava ancora da
dipingere la parete ovest, in cui
avrebbe dovuto figurare l’evento dal cui accadimento erano ugualmente trascorsi
oramai 8 anni, l’incontro , a Bozzolo, avvenuto
il 1 gennaio del 1462, dello stesso Ludovico II con il secondogenito Francesco
, reduce da Milano fresco
della nomina cardinalizia conferitagli il 18 dicembre 1461 , e di cui era andato a
gratificarvi gli Sforza per gli uffici interposti. L’evento, da cui forse ebbe
origine l’ideazione stessa della Camera
Picta, sanciva la legittimazione da
parte del papato dell’autorità e del potestà dei Gonzaga sui territori del
proprio stato, della cui sublimazione in
una temporalità umanistica la scena di corte è la celebrazione evocativa, quale che sia l’evento a cui allude. L incontro di Bozzolo preludeva ad una investitura dei Gonzaga
della stessa autorità religiosa sulla città, con la nomina di Francesco a
vescovo di Mantova nel 1466, dopo esserlo stato di Bressanone. Ma era un
accadimento oramai stagionatosi agli inizi degli anni Settanta del
Quattrocento e smuovere il pennello del Mantegna e a
sollecitare la ripresa del progetto originario cadde a proposito l’occorrenza
di un evento analogo al suo precedente
di Bozzolo, e di esso più ancora
elettivo e mirabile, perché faceva seguito alla nomina dello stesso Francesco a
legato in Bologna nel 1471. Trattasi dell’incontro
con Francesco che ebbe sempre lo stesso
Ludovico II, in Bondanello sul Secchia, il 22 agosto 1472, di cui parla la Cronaca di Mantova dal 1455
al 1484 dello Schivenoglia. Tale incontro aveva rinverdito e altresì implementato quello di Bozzolo, in virtù della maggiore pienezza di poteri
religiosi di cui si vi salutava il conferimento a un Francesco Gonzaga non più
solo diciassettenne, come ai tempi della nomina cardinalizia. Tutto ciò consentiva di aggiornare la ripresa del vecchio
soggetto nella messinscena dell’incontro di Bondanello, con l’inserimento in esso, che vi siano stati realmente presenti o meno,
dei componenti in più tenera età della famiglia gonzaghesca, come Rodolfo
Signorini ci ha consentito di identificarli, insieme agli altri personaggi
inscenati E’ il caso del fratello minore di Francesco Gonzaga, Ludovico , che gli tiene una mano, raffigurato come già ragazzo, mentre all’ epoca dell incontro di Bozzolo
aveva solo un anno. Egli subentrerà a Francesco quale vescovo di Mantova, e nella scena dell
incontro di Bondanello senza alcun
anacronismo prolettico appare già nelle vesti di protonotario apostolico , il
titolo che gli aveva appena garantito il
fratello cardinale. Insieme a Ludovico possono fare la loro comparsa l’ancor più infantile Sigismondo, nato nel 1469 e figlio secondogenito di Federico, il futuro
terzo marchese di Mantova, pertanto non
solo nipote di Ludovico che ne tiene la manina che gli porge, ma predestinato ad
una carriera ecclesiastica che ne farà il successore quale vescovo di Mantova, dal
1511, dopo essere stato nominato ugualmente cardinale nel 1506, non che Francesco futuro quarto marchese di
Mantova, posto accanto a Ludovico II,
due fanciulli, Sigismondo e
Francesco, che all’epoca dell’incontro di Bozzolo non erano ancora nati. La
realizzazione dell’affresco si protrasse fino al 1474, anno in cui la permanenza nei territori
gonzagheschi sia di re Cristiano I di
Danimarca ( cognato di Ludovico
II, in quanto aveva sposato Dorotea di Brandeburgo, sorella di Barbara moglie
del marchese di Mantova)-in tale circostanza
ebbe a insignire Ludovico II dell’Ordine
dell’Elefante-, che di Federico
III imperatore, impegnatosi a suo tempo per l’elezione a cardinale di
Francesco Gonzaga, diede l’occasione al Mantegna di effigiarli a coronamento
dell’ investitura universale del potere politico e religioso dei Gonzaga in Mantova, come a sottolineare il legame con l'impero e il vanto per la parentela
regale.
sabato 7 ottobre 2017
martedì 26 settembre 2017
Tra Kajuraho e Mantova ( cronache indiane tra la veglia e il sonno)
Tra Kajuraho e Mantova ( cronache indiane tra la veglia e il sonno)
Nella mia vita sempre più sospesa tra la veglia e il sonno, tra gli incubi che al di là della morte mi conducono a contemplare la fotografia del mio volto defunto con mia madre ad attendermi oltre la soglia, (un altro più sfocato non presenta il lividore tumido per ciò che ho subito di letale), prima di essere avviato al gate numero sei, ove un San Paolo confusionario come don Ulisse mi rabbonisce che scegliendo la via scontata dell’amore abbia mancato l’accesso principale alla gloria dei cieli, riemergendone nell realtà diurna della mia angoscia e della vanità di fronteggiarla con il mio impegno civile, illuso di potermi così rendere utile e di farmi valere , è a brani e frammenti che mi perviene la realtà dall’India per il tramite di Mohammad e di Ajay, in un ripetersi indaffarato della vita d’hotel di Kailash oramai in attesa del mio ritorno.
Non meno sorprendente dei miei sogni ossessivi,- che ovunque stia splendidamente in vacanza mi fanno ritrovare con compiti ancora da correggere mentre incombono scrutini, o esami liceali cui giungo immancabilmente in affanno e impreparato, a ritrovare stuprate da bruti, cui le ho lasciate improvvidamente abbandonate nel sottoponte in disuso, le sole bambine con cui da piccolo fui in qualche intimità di giochi,- è che al mio risveglio io ritrovi in Mantova e Khajuraho lo stesso allineamento turistico, incapaci entrambi i centri d’arte di darsi altrimenti un futuro.
Leggevo oggi sul foglio locale di come internet stia riscrivendo l ospitalità della mia città, sempre meno in hotel, sempre più in bed and breakfast e in appartamenti e case private, senza però che aumentino di un niente le notti trascorse , e ieri Mohammad è riuscito solo a dirmi in che situazione drammatica si sia ritrovato, per avere voluto dare una mano all’amico Abbaz ad aprire anch’egli un proprio home stay nel sobborgo fatiscente della musulmana Manjunagar , forte della sua esperienza giunta al suo quinto mese presso l home stay P.* di Manoj.
Ora si dà che Abbaz abbia un cugino che vuole a sua volta aprire un home stay, e l’avere appreso che Mohammad si sia prodigato a favorire Abbaz l’ha fatto montare su tutte le furie. “ I kill you, I kill you-Mi ha gridato raggiungendomi fin dentro l’hotel- home stay, mi ha minacciato di denunciarmi come un terrorista, facendomi il nome di un poliziotto suo amico”
“ Tu terrorista, e come, vivendo in Khajuraho, tutto il giorno in home stay?...”
“ Vengo da Kanpur, e lui può inventare tutto sul mio conto”
Bilal, il suo parente ricco e influente, si sarebbe dato da fare per evitargli ogni guaio, ma l impegno da questi così assunto non lo rassicurava quanto invece lo spaventava ancora la veemenza con la quale il cugino di Abbaz lo aveva investito
“ E dirò, ha anche aggiunto, che fai dei traffici sporchi con gli stranieri. Mi crederanno, vedrai”
“E Abbaz?
“ E’ tutto dalla mia parte, ha fatto tanto per me.”
Stavo per suggerirgli di lasciare perdere tutto o di anticipare quello scriteriato recandosi lui, con Abbaz e Bilal, a denunciarne le minacce alla polizia, quando la linea è caduta e non è stato più possibile riprenderla
“ Che vuoi, mi ha detto Kailash , quando gli ho detto grossomodo del fatto, tutti quelli che hanno delle stanze libere ne fanno in Khajuraho un home stay…”
“ Ma se non avete che indiani in hotel, e non si vedono più stranieri occidentali!” Un dieci per cento del totale dei turisti, secondo i suoi calcoli aggiornati
“ Ma è folle, Kailash, addirittura in Manjunagar..”
“ Che vuoi, la sai come la penso, Chi ha denaro non sa che spenderlo / non riesce a non spenderlo”
Come la Gautam family. Zero clienti in hotel. E intanto a costruirne un altro.
E tra “ corean” o “ indian group” l’amico se la passa prendendosi più cura dell hotel e interessandosene più dello stesso padrone.
“ Ieri gli ho fatto vedere come mi fossi dato da fare a spazzare via le cimici dalle stanze prima che i coreani arrivassero”. . Khajuraho era invasa di cimici ancora quest’oggi, è a luci spente. per non attrarle negli interni, che mi ha telefonato più volte standosene di fuori dell hotel, lungo la jain Road di una Khajuraho abbuiata.
Sono gli indiani i clienti che gli danno più da fare, con le loro pretese incessanti lungo il corso di tutta la notte, prima l’acqua, poi le scatole dei fiammiferi, le sigarette da portare loro in stanza.
In compenso sono di meno i grilli salterini, dappertutto, fin dentro le maglie di sotto. Grilli e cimici ci sono perché è venuta la pioggia, ma della tanta acqua che preannunciava il meteo in internet, ne è caduta parecchia solo per un’ora. Dalle quattro alle cinque di un pomeriggio.Abbastanza per assicurare che giunga a maturazione il sesamo nei campi, troppo poca per le coltivazioni di lenticchie, che andranno perdute nei campi senza pozzi o non raggiunti dall’irrigazione.
Nei giorni in cui vorrei tanto essere già da loro, nei giorni della festa di Diwali per la Laxmi puja in famiglia, il padrone giovane pare che lo voglia al suo seguito a Delhi, partecipe come cerimoniere del suo matrimonio con un’indiana, dopo avere lasciato la prima moglie italiana.
“ L’ha lasciata dopo essere diventato ricco del suo denaro, vero, Kailash?”
“ Yes, like this” ha annuito Kailash, con cruda sincerità, come se non sapessi già come si sono costruite le fortune in Khajuraho di tanti detentori di hotel. Del suo, come di quello di Mohammad, come di quello stesso in cui l’estate scorsa lavorava Ajay. Ma il suo padrone resta il dio del mio amico. E per quanto gli abbia raccomandato la cura dei nostri bambini, so già che Ajay , in difficoltà con la matematica e l’hindi, non troverà in lui l’amicizia fraterna di un soccorrevole padre..
Non meno sorprendente dei miei sogni ossessivi,- che ovunque stia splendidamente in vacanza mi fanno ritrovare con compiti ancora da correggere mentre incombono scrutini, o esami liceali cui giungo immancabilmente in affanno e impreparato, a ritrovare stuprate da bruti, cui le ho lasciate improvvidamente abbandonate nel sottoponte in disuso, le sole bambine con cui da piccolo fui in qualche intimità di giochi,- è che al mio risveglio io ritrovi in Mantova e Khajuraho lo stesso allineamento turistico, incapaci entrambi i centri d’arte di darsi altrimenti un futuro.
Leggevo oggi sul foglio locale di come internet stia riscrivendo l ospitalità della mia città, sempre meno in hotel, sempre più in bed and breakfast e in appartamenti e case private, senza però che aumentino di un niente le notti trascorse , e ieri Mohammad è riuscito solo a dirmi in che situazione drammatica si sia ritrovato, per avere voluto dare una mano all’amico Abbaz ad aprire anch’egli un proprio home stay nel sobborgo fatiscente della musulmana Manjunagar , forte della sua esperienza giunta al suo quinto mese presso l home stay P.* di Manoj.
Ora si dà che Abbaz abbia un cugino che vuole a sua volta aprire un home stay, e l’avere appreso che Mohammad si sia prodigato a favorire Abbaz l’ha fatto montare su tutte le furie. “ I kill you, I kill you-Mi ha gridato raggiungendomi fin dentro l’hotel- home stay, mi ha minacciato di denunciarmi come un terrorista, facendomi il nome di un poliziotto suo amico”
“ Tu terrorista, e come, vivendo in Khajuraho, tutto il giorno in home stay?...”
“ Vengo da Kanpur, e lui può inventare tutto sul mio conto”
Bilal, il suo parente ricco e influente, si sarebbe dato da fare per evitargli ogni guaio, ma l impegno da questi così assunto non lo rassicurava quanto invece lo spaventava ancora la veemenza con la quale il cugino di Abbaz lo aveva investito
“ E dirò, ha anche aggiunto, che fai dei traffici sporchi con gli stranieri. Mi crederanno, vedrai”
“E Abbaz?
“ E’ tutto dalla mia parte, ha fatto tanto per me.”
Stavo per suggerirgli di lasciare perdere tutto o di anticipare quello scriteriato recandosi lui, con Abbaz e Bilal, a denunciarne le minacce alla polizia, quando la linea è caduta e non è stato più possibile riprenderla
“ Che vuoi, mi ha detto Kailash , quando gli ho detto grossomodo del fatto, tutti quelli che hanno delle stanze libere ne fanno in Khajuraho un home stay…”
“ Ma se non avete che indiani in hotel, e non si vedono più stranieri occidentali!” Un dieci per cento del totale dei turisti, secondo i suoi calcoli aggiornati
“ Ma è folle, Kailash, addirittura in Manjunagar..”
“ Che vuoi, la sai come la penso, Chi ha denaro non sa che spenderlo / non riesce a non spenderlo”
Come la Gautam family. Zero clienti in hotel. E intanto a costruirne un altro.
E tra “ corean” o “ indian group” l’amico se la passa prendendosi più cura dell hotel e interessandosene più dello stesso padrone.
“ Ieri gli ho fatto vedere come mi fossi dato da fare a spazzare via le cimici dalle stanze prima che i coreani arrivassero”. . Khajuraho era invasa di cimici ancora quest’oggi, è a luci spente. per non attrarle negli interni, che mi ha telefonato più volte standosene di fuori dell hotel, lungo la jain Road di una Khajuraho abbuiata.
Sono gli indiani i clienti che gli danno più da fare, con le loro pretese incessanti lungo il corso di tutta la notte, prima l’acqua, poi le scatole dei fiammiferi, le sigarette da portare loro in stanza.
In compenso sono di meno i grilli salterini, dappertutto, fin dentro le maglie di sotto. Grilli e cimici ci sono perché è venuta la pioggia, ma della tanta acqua che preannunciava il meteo in internet, ne è caduta parecchia solo per un’ora. Dalle quattro alle cinque di un pomeriggio.Abbastanza per assicurare che giunga a maturazione il sesamo nei campi, troppo poca per le coltivazioni di lenticchie, che andranno perdute nei campi senza pozzi o non raggiunti dall’irrigazione.
Nei giorni in cui vorrei tanto essere già da loro, nei giorni della festa di Diwali per la Laxmi puja in famiglia, il padrone giovane pare che lo voglia al suo seguito a Delhi, partecipe come cerimoniere del suo matrimonio con un’indiana, dopo avere lasciato la prima moglie italiana.
“ L’ha lasciata dopo essere diventato ricco del suo denaro, vero, Kailash?”
“ Yes, like this” ha annuito Kailash, con cruda sincerità, come se non sapessi già come si sono costruite le fortune in Khajuraho di tanti detentori di hotel. Del suo, come di quello di Mohammad, come di quello stesso in cui l’estate scorsa lavorava Ajay. Ma il suo padrone resta il dio del mio amico. E per quanto gli abbia raccomandato la cura dei nostri bambini, so già che Ajay , in difficoltà con la matematica e l’hindi, non troverà in lui l’amicizia fraterna di un soccorrevole padre..
.
giovedì 14 settembre 2017
muslim ban
Pur con tutto il rispetto e la stima che nutro per sapienza
giuridica e il l magistero umano
del dottor Giovanni
Scaglioni, debbo smentire Daniele Marchi di Volta Mantovana che esse rifulgano così universalmente nella
loro incontrovertibilità che Papa Bergoglio al suo rientro dalla Colombia ha dovuto
piegarsi alle superiori ragioni del
nostro magistrato, laddove ha
sostenuto che l’accoglienza dei migranti
va esercitata con tutta la prudenza del
caso. Certo Daniele Marchi non ha usato lo stesso
riguardo nei confronti dell intelligenza del Papa, alla stregua di Libero che
aveva dileggiato tali dichiarazioni del Papa con il titolo “
Abbiamo convertito Papa Francesco”.
Fatto sta che dichiarazioni dello stesso identico tenore , per niente dissimili
da quelle del papa emerito Benedetto XVi, cui si cerca capziosamente di
contrapporlo, magari insegnando a Papa Bergoglio, espressamente, da quali papi del passato deve andare a scuola
di virtù teologali, Papa Francesco le
aveva rese al suo rientro dal viaggio in Svezia
quando, come riporta il fatto quotidiano del 2 novembre 2016 aveva sostenuto
“Credo che in teoria non si può chiudere il cuore a un rifugiato, ma serve
anche la prudenza dei governanti - devono essere molto aperti a ricevere
ma anche fare il calcolo di come poter sistemarli, perché non solo un rifugiato
lo si deve ricevere, ma lo si deve integrare …: non è umano chiudere le porte,
non è umano chiudere il cuore, e alla lunga questo si paga, si paga
politicamente come anche si può pagare politicamente una imprudenza nei
calcoli, ricevere più di quelli che si possono integrare” Ciò che in entrambi i messaggi è comunque
chiaro, è che la sostenibilità va commisurata secondo Papa Bergoglio non alle
risorse economico-sociali del Paese di accoglienza, ma alle sue possibilità di
integrare migranti e rifugiati, e su
questo punto le posizioni di Papa Bergoglio e di Giovanni scaglioni non
collimano affatto, giacchè il nostro magistrato a più riprese ha negato che gli
islamici siano integrabili e si debbano integrare nella nostra civiltà, al punto da respingere per questo lo stesso
jus soli, che è la forma primaria di integrazione cui si guarda da gran tempo, ben
sapendo che costituzionalmente non si può come il Presidente Trump emettere un bando solo contro chi è
musulmano. Solo che pur così camuffandolo e aggirandolo, non solo ha
innanzitutto negato la possibilità ai ragazzi islamici che vivono nel
nostro paese, ne parlano la lingua, ne frequentano le scuole, di sviluppare
appieno il loro senso di appartenenza alla nostra comunità, lasciandoli esposti, come estranei non
voluti, proprio a quelle identificazioni con l integralismo che tanto paventa ,
pur se da decenni non si verifica sul nostro territorio alcun attentato di
matrice islamica né si ha notizia di
conversioni forzate, e l’islam tra gli emigrati di seconda o terza generazione
attecchisce sempre di meno, ed anche a
chiamare in causa il nichilismo che si radicalizza in islamismo, si sa bene che la reale disattivazione di ogni
forma di nichilismo jahidismo è la umanizzazione integrale della nostra società,
in cui consiste la sua reale cristianizzazione. non solo: per negare l
integrazione con lo jus soli ai ragazzi islamici, (al tempo stesso in cui si
nega libertà di culto a 1.200.000 musulmani nostri concittadini , negando loro
di diritto e di fatto la possibilità di erigere
altre moschee o di avere altri luoghi di riunione, in violazione dell’articolo della nostra Costituzione), si nega l
integrazione della cittadinanza italiana anche al 44% di bambini figli di
stranieri regolarmente in Italia di fede cristiana, siano essi ad esempio
rumeni o filippini.
Ecco le ragioni per le quali lo jus soli a differenza di
quel che dice per mero opportunismo elettorale Angelino Alfano, nel parere che ne cita Daniele Marchi, è una
legge giusta in teoria quanto di fatto, la più forte misura securitaria che si può
adottare oggi e in futuro.
lunedì 31 luglio 2017
Turismo e arte
Ciò che il nostro sindaco e i suoi laudatores sembrano ignorare o disconoscere /di cui il nostro sindaco
sembra non avere ancora contezza/ ancora ventriloquiando Renzi e Franceschini, è
come il turismo , tanto più se entra in simbiosi con la civiltà dello spettacolo
e dell intrattenimento, tenda a
divenire nell universo mondo una sorta di malefica pianta epifita, che non lascia spazio intorno a se ad ogni altra
attività che non sia afferente, e rinsecchisce l’albero da cui cresce, e si
espande, di quanto sia ogni forma altra di cultura ed arte . Ecco allora che un’ amministrazione civica
tende sempre più a delegare alle confraternite che congruamente finanzia, e a se così lega. la crescita civica dei propri
cittadini attraverso la fruizione del loro patrimonio artistico , che è quanto dovrebbe essere il suo compito primario, per
devolvere ogni suo eminente sforzo ad attrarre
turisti, sempre più turisti, con una valorizzazione dei propri beni che ne è una crescente commercializzazione, la riduzione a location di grandi eventi e mostre preconfezionate altrove,. nel miraggio di fare prospera la citta tuttà anzichè un proprio cerc hio e una ristretta cerchia Così avanza un processo di espropriazione
/Alienazione dei cittadini rispetto del proprio patrimonio storico, che anziché farne crescere la
soggettività e la sensibilità attraverso la Partecipazione, con la P maiuscola, a quanto è il
passato, il presente e il futuro della propria città, a ciò che è ricerca, reinterpretazione e progettazione del suo destino, per il tramite, ad esempio, di musei della città costruiti in proprio
da istituti scolastici, fondazioni e accademie, con una sovrintendenza generale dei lavori, beninteso o di spazi
espositiv, aperto al pubblico dibattito e confronto, di di ogni restauro o piano o cantiere o laboratorio in essere per il futuro, li assimila
ai turisti quali clienti e consumatori
passivi, , basta appena un clic, quanto dei servizi civici di ciò che di fantasmagorico la
corte del principe sindaco allestisce e imbandisce loro dall’alto, consentendone il solo plauso con l’auspicio di un voto amministrativo a suo favore. E' proprio questo, che al di la di ogni eventuale opera
benemerita di tutela edi recupero e reintegrazione, il nostro sindaco intende come
valorizzazione di una città quale Mantova, che già a suo dire è altrettanto bella quanto da vendere , secondo i parametri ministeriali che cultura ed arte siano il nostro petrolio,e cui
guardare dall’alto di una torre medioevale ridotta a belvedere per pochi rampicanti forestieri, non certo per l’agile salita in cima dei
suoi concittadini, in una città ch’è di vecchi, ma sempre meno per vecchi , sempre che non siano arzilli giovanilisti . Chissà se qualcuna che gli è accanto
si ricorderà ancora la profezia che da Cassandra o gufo del malaugurio feci a lei in
facebook. Non è che ci ridurremo tutti quanti intorno a la Tor dal sucar? Purtroppo
sbagliai allora soltanto la torre di
riferimento
lunedì 17 luglio 2017
Se in Italia
Se in Italia ora me ne sto tutto il giorno chiuso in casa e
non ho voglia di uscirne che per necessità impellenti, una delle ragioni
snervanti, più che il gran caldo, è che giunto oramai alla fase terminale della
mia esistenza, mi deprime incontrarmi per strada con conoscenti ed amici cui
nulla interessi di quel che penso o che sento, quale sia la mia vita sensibile
e mentale, ma ben attenti a quanto sia più grasso o decrepito. Né mi va di
sentire levarsi nel dibattito la veemenza di chi
suppone che chi è avversario o nemico è tale perché è un cretino, fascista o
leghista o penta stellato o piddino che sia, e che contro lo jus soli ci sia
ancora chi invoca che le colpe dei padri debbano ricadere sui figli , o quelle
del forestiero che delinque su chiunque sia ancora straniero in Italia,
escludendolo dalla cittadinanza italiana benché in Italia sia nato, ne
frequenti le scuole e ne parli la lingua nazionale. Tanto meno mi vanno i panem
et circenses estivi di una classe politica che non riesce ad allestire che ciò
sa e conosce, nella sua formazione politica cresciuta anziché su poeti,
letterati, economisti, filosofi e sociologi, su tutto quanto fa intrattenimento
e spettacolo, è parola e musica di cantautori, o mossa o finta di un
calciatore.
E a sinistra e a destra, da amministratore o funzionario di stato, favoleggia la via Emilia perché è stata la via di congiungimento degli astri di Zucchero, del Liga, di Vasco Rossi, con quello maggiore di Francesco Guccini, nulla sapendone di quelli artistici di Attilio Bertolucci, Silvio d'Arzo, Pier Vittorio Tondelli, Antonio Delfini, Walter Siti e via continuando. E quanto al bread and circuses imbanditi in loco, non serve allettarmi con i luoghi comuni e gli equivoci (vedasi in merito Scansani Stefano) del mito artefatto di una cucina di principi e popolo, o che , pur di allestire appeasements di richiamo e successo da fare invidia a quelli areniani, da Seamus Heaney si sia approdati ad Elton John, prima di Sting, per la modica cifra minima di 95 euro a cranio, se in ascolto del baronetto non si è dei Vip.
E a sinistra e a destra, da amministratore o funzionario di stato, favoleggia la via Emilia perché è stata la via di congiungimento degli astri di Zucchero, del Liga, di Vasco Rossi, con quello maggiore di Francesco Guccini, nulla sapendone di quelli artistici di Attilio Bertolucci, Silvio d'Arzo, Pier Vittorio Tondelli, Antonio Delfini, Walter Siti e via continuando. E quanto al bread and circuses imbanditi in loco, non serve allettarmi con i luoghi comuni e gli equivoci (vedasi in merito Scansani Stefano) del mito artefatto di una cucina di principi e popolo, o che , pur di allestire appeasements di richiamo e successo da fare invidia a quelli areniani, da Seamus Heaney si sia approdati ad Elton John, prima di Sting, per la modica cifra minima di 95 euro a cranio, se in ascolto del baronetto non si è dei Vip.
venerdì 14 luglio 2017
Quasi una leggera morte
Prima che il treno da
Khajuraho mi conducesse con Kailash a Delhi
per fare rientro dopo alcuni giorni in Italia, chiedevo al mio amico e a Mohammad, che era
accorso in stazione in motocicletta per un ultimo congedo , di consentire a
Miraj che aveva accompagnato Mohammad, di scattare un’ultima fotografia che ci
vedesse raccolti insieme, concordi e
affettuosi dopo screzi e dissidi,
rivedendo la quale, come il treno si è messo, mi sentivo gioioso di poter
dire, pubblicandola in face book: Ecco l’immagine di una felicità
concessa a chi non vive soltanto per se stesso”. Pur tra le lacrime , quando al
telefono Mohammad, rientrato in hotel,
cessava di parlare sopraffatto dai
singhiozzi.
Ma ora non ne è più nulla di tali immagini, finite perdute
con ogni altra che ho scattata in India
durante questa mia ultima permanenza, di
templi hindu sconosciuti o di amate sembianze, con i miei computer e tutto il materiale dei miei scritti, di tutti i documenti e testi e degli ebook di altri autori che contenevano, con le mie fotocamere e lo
smartphone che Mohammad mi aveva assicurato di seconda mano, per il furto della borsa che li conteneva che in
una fase di dormiveglia ho subito alla stazione centrale di Milano,al mio
rientro dell India in attesa nel corso
della notte del primo treno mattutino diretto a Mantova, per opera di una gang di malfattori
extracomunitari. Che altro non posso
pensare, se nel giro di un’ora alla
polizia giudiziaria cui denunciavo il
furto si succedevano un altro anziano e
una giovane ragazza in lacrime, vittime anch’esse di rapine. La psichiatra del Fatebenefratelli , cui chiedeva un
consulto nel suo referto parlava di mie reazioni
normali, pur sempre nel mio stato di depressione permanente, mi diceva che che potevo
già lasciare Milano e che non
dovevo avere paura di ritrovarmi da solo nelle stanze del mio appartamento a
Mantova, dove distaccato dal luogo del
furto avrei avvertito
appieno il senso dell’avvenuta perdita. La mia mente era in realtà sospesa e si era auto sedata in
una stato di stupefazione attonita,
cercando appigli, nel vuoto della
perdita, a quanto avevo pur avuto e avrei trovato modo di salvare. Per mia fortuna , disattendendo alle
indicazioni dell’addetto al chek in nell’aeroporto di Delhi, avevo conservato
nei bagagli un hard disk con i miei testi principali, e nel mio blog avevo
avuto modo di salvare ogni mio resoconto indiano, e vi
avevo stipato tutti i dischi dei dizionari e del mio web site, ma quanto di
irrimediabilmente perduto veniva a mancare all’appello, quando la memoria aveva le capacità di ripercorrere i dati che
potevano essere finiti perduti, ogni
immagine che avessi scattato dei
monumenti islamici e moderni ignoti ai
più che avessi scattato in Delhi, tutte
quante quelle, preziosissime e altrimenti irreperibili ovunque, dei templi hindu che avevo ritrovato
con Kailash nei dintorni di Mahoba e di Chitrakoot, senza il cui supporto ogni
mia ricerca in corso da ultimare restava un sentiero interrotto, per riprendere
il quale, al mio ritorno in India, avrei dovuto ripetere i viaggi e riscattare ogni
foto, con nuovi apparecchi dall’acquisto
proibitivo.
Per giorni, finora, come tutt’ora ho seguitato a compiere
ogni cosa da fare e a conservare i contatti indispensabili come in uno stato di
leggera morte, in cui la rimozione dell’avvenuto si faceva confuso distacco e indiana rinuncia,
senso di liberazione come se la perdita
mi avesse alleviato di un fardello, e come la falena al fuoco di una lucerna,
bruciassi più inconsistente ed evacuato vuoto
del mio annientamento in corso.
Mi ha sostenuto in tale precipizio la ritrovata immersione nell universo
librario, Schopenhauer, don Milani,
Mandelstam o Kushwant Singh che fossero i ritrovati autori, nel silenzio dell India in cui l’atman ritrova il suo Brahman ritirandosi dal mondo.
Con il piacere, nei miei contatti con chi ho di così caro in
India, che Mohammad abbia ritrovato la via della scuola, e che mi sappia dire
dei più grandi poeti in urdu, di Mirza Ghalib come di Mir taqi Mir, di Mirza Ghalib citandomi due versi che ho ritrovato in una versione
inglese “Let me get drunk in the mosque,
Or show me the place where God abstains!”
Or show me the place where God abstains!”
sabato 1 luglio 2017
Razza padrona
Razza padrona
"Are you
sleeping?” è il rimprovero che a Kailash ha inoltrato ieri mattina il suo
padrone, uno dei figli del proprietario dell Hotel Harmony, per averlo sorpreso
tramortito dal sonno tra le 9 e le 10 del mattino.
“La verità, mi ha detto Kailash, è che anche ieri notte in Hotel non ho dormito per tenerlo aperto e avvistare i turisti indiani che arrivassero prima dell’alba”.
Anche stamane a 45 giorni dalla sua assunzione, non se ne parla nemmeno di retribuirlo, il proprietario dell’hotel Surya è uno dei tanti che gli chiede ogni giorno di passare alle sue dipendenze, ma per il rispetto che ha per il suo padrone più che per me e per i suoi figli, Kailash tergiversa ancora senza decidersi.” Kailash, gli ho appena ripetuto, per pagarti il tuo padrone deve fare soltanto quello che ho appena fatto per te e i nostri cari, andare all atm e prelevare 4.000 rupie invece delle 10.000 che ho appena ritirato per noi tutti”.
E’ lo stesso per Ajay, e lo stesso per Mohammad. Manoj, il suo proprietario, se ne è andato fuori di Khajuraho dopo avere solo promesso che provvederà al pagamento quando farà ritorno. Con il ragazzo che è di turno di notte è già in ritardo di 10 giorni nel pagamento del salario che gli spetta.
E' la solita storia, per Kailash, Mohammad, od Ajay, di un proprietario o big owner che si assenta, e ai figli o a chi resta non dà alcuna disposizione o mandato di pagamento dei salari dovuti ai propri lavoratori
“Mohammad, voi avete bisogno di quel denaro per mangiare e per campare, il vostro salario viene prima di tutto, che ne sarebbe di Kailash e dei suoi e di te, se oltre al salario non riceveste il mio aiuto? E’ o non è così? Che ci vuole a tenere conto in un registro di quando i propri lavoratori devono essere pagati e assicurarne la retribuzione prima di qualsiasi partenza. Quando lascio la casa di Kailash io pago in anticipo ogni conto in sospeso”
“ Yes, but save quiet mind , don t be exagerated…”
Al che innervosendomi ulteriormente più di quanto le sue parole potessero calmarmi “ Sono io, o è la situazione che è troppo esagerata?”
E’ la stessa storia, quella di Kailash, di Mohammad, di Ajay, che è alle origini della mia acquisizione di uno smartphone Lenovo, di seconda mano, che ho dovuto pur procurarmi per provvedere nei prossimi giorni alle fotografie dei templi di Akora, nell'Uttar Pradesh.
Era di un amico di Mohammad in Kanpur, il cui padrone se ne è andato in pellegrinaggio alla Mecca senza dare disposizioni perché il giovinetto fosse remunerato E siccome a giorni incombe la festa di Id, per la quale serviva assolutamente un vestito nuovo all’amico di Mohammad ed a sua madre, il giovane si è rifatto a Mohammad per procurarsi i soldi degli abiti rivendendo lo smart-phone, il ricavato della cui vendita gli è pervenuto per il tramite di un cugino di Mohammad che in Kanpur ha fatto ritorno.
Se c’è una morale di fondo di tutto questo é che Mohammad e Kailash sono oramai entrambi molto più forti di me, in un India dove sopravvive e resiste chi non ha alcun senso dei suoi diritti o ne fa tacere la voce.
“La verità, mi ha detto Kailash, è che anche ieri notte in Hotel non ho dormito per tenerlo aperto e avvistare i turisti indiani che arrivassero prima dell’alba”.
Anche stamane a 45 giorni dalla sua assunzione, non se ne parla nemmeno di retribuirlo, il proprietario dell’hotel Surya è uno dei tanti che gli chiede ogni giorno di passare alle sue dipendenze, ma per il rispetto che ha per il suo padrone più che per me e per i suoi figli, Kailash tergiversa ancora senza decidersi.” Kailash, gli ho appena ripetuto, per pagarti il tuo padrone deve fare soltanto quello che ho appena fatto per te e i nostri cari, andare all atm e prelevare 4.000 rupie invece delle 10.000 che ho appena ritirato per noi tutti”.
E’ lo stesso per Ajay, e lo stesso per Mohammad. Manoj, il suo proprietario, se ne è andato fuori di Khajuraho dopo avere solo promesso che provvederà al pagamento quando farà ritorno. Con il ragazzo che è di turno di notte è già in ritardo di 10 giorni nel pagamento del salario che gli spetta.
E' la solita storia, per Kailash, Mohammad, od Ajay, di un proprietario o big owner che si assenta, e ai figli o a chi resta non dà alcuna disposizione o mandato di pagamento dei salari dovuti ai propri lavoratori
“Mohammad, voi avete bisogno di quel denaro per mangiare e per campare, il vostro salario viene prima di tutto, che ne sarebbe di Kailash e dei suoi e di te, se oltre al salario non riceveste il mio aiuto? E’ o non è così? Che ci vuole a tenere conto in un registro di quando i propri lavoratori devono essere pagati e assicurarne la retribuzione prima di qualsiasi partenza. Quando lascio la casa di Kailash io pago in anticipo ogni conto in sospeso”
“ Yes, but save quiet mind , don t be exagerated…”
Al che innervosendomi ulteriormente più di quanto le sue parole potessero calmarmi “ Sono io, o è la situazione che è troppo esagerata?”
E’ la stessa storia, quella di Kailash, di Mohammad, di Ajay, che è alle origini della mia acquisizione di uno smartphone Lenovo, di seconda mano, che ho dovuto pur procurarmi per provvedere nei prossimi giorni alle fotografie dei templi di Akora, nell'Uttar Pradesh.
Era di un amico di Mohammad in Kanpur, il cui padrone se ne è andato in pellegrinaggio alla Mecca senza dare disposizioni perché il giovinetto fosse remunerato E siccome a giorni incombe la festa di Id, per la quale serviva assolutamente un vestito nuovo all’amico di Mohammad ed a sua madre, il giovane si è rifatto a Mohammad per procurarsi i soldi degli abiti rivendendo lo smart-phone, il ricavato della cui vendita gli è pervenuto per il tramite di un cugino di Mohammad che in Kanpur ha fatto ritorno.
Se c’è una morale di fondo di tutto questo é che Mohammad e Kailash sono oramai entrambi molto più forti di me, in un India dove sopravvive e resiste chi non ha alcun senso dei suoi diritti o ne fa tacere la voce.
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