Se a quanto pare, per
l’amico ed ex collega Longfils tutto nel mondo e’ burla, come per il Falstaff
di Verdi, cultura ed intelligenza, che ha sopraffine, dovrebbero avvertirlo che
da tale sua idea della vita e’ bene che una buona volta preservi le istituzioni in cui opera, graziandoci di una
contro revoca della cittadinanza virgiliana concessa a suo tempo a
Mussolini. Già tale revoca di per se’ e’ una forma di antifascismo da
pochade, che per certi suoi colleghi di opposizione ha già richiesto fin troppo
dispendio di tempo e di denaro, consiliari : perché tirarla più ancora per le
lunghe, sotto il solito ammanto di pretese ragioni legalitarie? E’ una melina
che serve solo a mostrare quanto si sia a corto di idee propositive, se
non si ha altro di più serio da criticare o a cui pensare, screditando
tutta quanta l’opposizione al proprio seguito, proprio come la stessa revoca della cittadinanza
virgiliana a Mussolini ha mostrato tutto il fiato corto di tale antifascismo da
establishment, quando piuttosto si sarebbe dovuto evitare di lasciare la piazza
solo alla Boje, contrastare le interferenze di Forza Nuova nell’operato di
certi nostri sacerdoti, e raccogliere contro l’intimidazione pubblica, da parte
del solito manipolo di skinheads, di un’assembea in Medole ch’era consensuale
con le ragioni di una nostra scrittrice italiana di origini marocchine, Chaimaa Fatihi, lo stesso sdegno che
ha suscitato un’ identica incursione in Como. Meglio sarebbe se Longfils, quale
edotto insegnante di inglese in quiescenza, invece di ritornare sulla revoca
della cittadinanza onoraria a Mussolini
sollecitasse che si onorasse finalmente post mortem , con qualche
convegno, quella gloriosa del nostro concittadino Seamus Heaney, premio Nobel
della letteratura, e senza forse il più grande poeta in lingua inglese della
seconda meta’del secolo scorso, alla stregua delle care memorie dei
nostri Giorgio Bernardi Perini, Gianfranco Maretti, Enzo Dara.
domenica 20 maggio 2018
Lettere al giornale E' scherzo od è follia
“E scherzo, od e’
follia”, puo’ accadere che in futuro non possa piu’ chiedersi ad Oscar nel Ballo in Maschera di Verdi , se avesse un
seguito la recente denuncia di ogni travestitismo teatrale da parte del Popolo
della famiglia, onde non suscitare tra gli
spettatori adolescenti turbative gender di alcun genere . E’ un grido di allarme lanciato su queste stesse colonne di
giornale dal suo esponente itinerante Massimiliano Esposito, traendo spunto dalla rappresentazione
teatrale “ Suzanne”che e’ andata in
scena il 18 febbraio scorso allo Spazio Sant' Orsola a Mantova, in quanto
metteva in scena come sia successo che in tempo di guerra un uomo si sia
travestito da donna per sottrarsi all’arruolamento. E con il Ballo in Maschera,
nemmeno piu’ Nozze di Figaro di Mozart con un Cherubino mezzosoprano, il Fidelio di Beethoven, o il Rosenkavalier
di Strauss, a rischio e’ il nostro
stesso Rigoletto, con Gilda che esce dal sacco vestita da uomo ! Quanto al cinema, poi, scordiamoceli A
qualcuno piace caldo, o Tootsie, o Mrs
Doubtfire, mammo per sempre, e chi più ne ha più ne indichi. Dimenticavo:
soprattutto non udiremmo piu’ le arie per i castrati che furoreggiarono nella Roma della corte
pontificia dal 1562 almeno fino al 1903, e che di li si diffusero per tutta
Europa, particolarmente dopo che per il divieto di Papa Sisto V, del
1588, a che le donne si esibissero in
teatro, tutti i ruoli femminili furono affidati a degli uomini travestiti, dei castrati fin da bambini, se dovevano
primeggiare nel teatro musicale o nei cori delle voci bianche della Cappella
Sistina.
Lettera al giornale endorsement Pro Leu 1 marzo
Non potrò votare il 4
marzo.Votassi voterei Liberi e uguali. I limiti di Leu sono evidenti, più che
una formazione politica, più che un’espressione della società civile, e’
ancora una lista che accorpa apparati di partito e uomini di opposizione, di sinistra,
tenuti insieme più dall'ostilità a Renzi che da una critica, con il senno di
oggi, di ciò di cui il Renzismo e’ un derivato tossico, ossia la illusione in
una terza via che cavalcando la globalizzazione potesse realizzare le
aspirazioni e gli ideali progressisti di giustizia, uguaglianza e libertà. Ma
Liberi ed Uguali raccoglie il meglio, certo difforme, del ceto politico di
sinistra che e’ intenzionato a rimanere fedele ai propri valori non
retrospettivamente, in forme sovraniste, nazionalpopuliste e anti europee, come
Potere al Popolo, ma a partire dall’unificazione irreversibile del mondo
prodotta dalla globalizzazione, dalle potenzialita’ e dalle contraddizioni che
essa ha creato, prima di tutto in termini di disuguaglianze, pur se la globalizzazione
ha elevato le condizioni di moltissimi degli ultimi della terra, al tempo
stesso che ha peggiorato quelle dei nostri incapienti. Con Liberi e uguali
credo che si possa operare realmente una politica lungimirante, senza dunque
assimilarsi alla globalizzazione liberisticamente ne’ demonizzarla
apocalitticamente, ne’ recedere nei confronti dei migranti che saranno i nuovi
cittadini e lavoratori dell’Italia e dell’Europa, piaccia o non piaccia, dalle
prospettive di una società aperta e inclusiva, interculturale e interreligiosa
,che attuino appieno il dettato della nostra Costituzione, avendo con gli
articoli 10,19,20, quanto a chi e’straniero e di religione diversa da quella
cattolica, l’articolo 1 e l’articolo 9 come vettori primari, quanto alla salvaguardia
ed alla rigenerazione del lavoro e del nostro patrimonio artistico e
ambientale, valore finale assoluto non mercificabile Tenendo sempre presente,
come bussola, quanto e vero più di quanto non crediamo, che”occorre lavorare
per gli ultimi per migliorare tutti”.
Odorico Bergamaschi
Lettere al giornale Renzi Rocambolesco 7 marzo 2018
Rocambolesco, grottesco,
funambolico Renzi! Si e' da lui chiesto il voto utile contro il pericolo
massimo per la democrazia di un governo M5S- Lega, e invece di trattare per
evitarlo, fischiettando confida e poi smentisce che se ne andrà a sciare. E
gli interessi che intendiamo difendere? O conta di più' il tornaconto della
propria bottega partitica? Era alla fin fine tutta una messinscena del teatrino
della politica la drammatizzazione del pericolo leghista e pentastellato? La
politica e' forse rendere pan per focaccia abbassandosi al livello del proprio
avversario, del nullismo insolente di una opposizione pregiudiziale e negativa,
sempre a prescindere, qual e' stata quella goliardica, indecisa su tutto e
senza discriminanti di sorta dei 5 stelle? Chi ci capirebbe noi di sinistra e
tornerebbe indietro? Lo vuole forse l'onore, dopo tante ingiurie grilline
d'ogni sorta ? "Sono venuto al mondo per essere calpestato", dice il
Gesu' del Silenzio di Shusaku Endo-Scorsese .E i politici di professione lo sono
per far politica. In Germania la decisione o meno di aderire alla grande
coalizione, ossia sulle sorti della legislatura entrante, e' stata demandata
dal Partito socialdemocratico ad un referendum di tutti gli aderenti , non e'
stata avocata a se’ da un segretario dimissionario, per tenere vendicativamente
sotto scacco l’intera legislatura successiva al suo mandato. Tanto, venga Di
Maio, venga Salvini, che ha da perdere l' establishment del Pd.?
Odorico Bergamaschi,
sostenitore di Liberi e
Uguali
Lettere al Giornale cultura di corte 18 aprile 2018
Signor direttore
Per il tramite delle colonne della Voce di Mantova, mi consenta che chieda al giovane Simone Segna, quanto alla sua sentita esecrazione apparsavi lunedì scorso, 16 aprile, di come la cultura scivoli via ai nostri amministratori, di farmi ora ben capire in argomento: forse che il nostro Polpatelli avrebbe dipinto i suoi desolati vecchi, e il nostro Domenico Pesenti l’adorato nipote Azzurrino, al solo fine di essere “redditizi” in futuro, parole sue, e le loro opere varrebbero per quanto potere e prestigio territoriale conferiscono? E secondo la sua panoramica storica dei Gonzaga, da fiction televisiva medicea, Gianfrancesco I si sarebbe fatto effigiare da Pisanello a puro beneficio dei suoi beneamati sudditi e dell’umanità futura, nient’affatto per mera vanità egoica e per la gloria dinastica,? Né si saprebbe ancora né come, né perché, la celeste Galleria dai magnanimi Gonzaga, tutti spirito e arte, sia finita inopinatamente svenduta? Ed alfine, sarebbe forse un mero caso e non già l’effetto di una loro estero-maniacalità plurisecolare, foriera delle fregole odierne acchiappa esterni di grido, se sotto di loro, a corte, fatta salva l’eccezione di Giovan Battista Bertani, l ‘ingegno locale ne è uscito talmente depresso che ne è sortito al più qualche Andreasino? Ma per venire al fine politico di tale parata agiografica, sarebbe al fin della licenza una non meglio precisata sinistra radical chic, alla quale se è la compagine culturale di Tomaso Montanari e spiriti affini sono ben fiero di appartenere, che avrebbe svilito il valore umano e di umanizzazione dell’arte del passato, al netto di tanta vanagloria così obliterata? In realtà, pur alla luce di una visione dell’arte in pompa magna che resta del tutto in superficie rispetto alla “tragica gioia” (Yeats) che l’ispira, infarcita delle idealizzazioni ed incongruenze suaccennate, quello che di vero e di giustificato in toto si evince dall’ intensa e bella filippica di Segna, è piuttosto la denuncia dell’identico paradigma che in politica culturale accomuna il PD, spacciato ancora come la Sinistra che ne è stata annientata, alla stessa forza Italia cui egli dichiara di appartenere, ossia è la deprecazione degli assessorati e delle deleghe alla cultura che la riducono al solo mondo della civiltà del turismo e dello spettacolo, a tutto quanto è di incasso e di successo, e che solo in tali termini è di un certo interesse e valorizzabile. Si tratta di una visione dei beni culturali che ai piani alti ministeriali, da Melandri e Urbani, e quindi Bondi, si è trasmessa fino a Galan e Franceschini, e che a quelli più bassi la giunta Palazzi ha desunto finanche con il copia e incolla da quella Sodano, proponendo una medesima cultura di corte elargita dall’alto dal Principe duca, di cui i cittadini sudditi non sono che dei fruitori digitali. Ne è proliferata una serie di orrori nostrani che dall’oscena mostra sui ritratti di Virgilio, “ poeta romano”, e dagli idrovolanti Mantova- Como, ai tempi del leghista Chizzini, si è propagginata fino alle isole di Ocno e alla sola sesquipedale di Eat Mantova, tutta fondata sul falso a suo tempo di successo di una cucina mantovana che fosse la stessa sui deschi e i tavolacci di Principi e Popolo, con buona pace del nostro Stefano Scansani e del suo capolavoro sul nostro effettivo e nient’affatto”mangiare cattivo”. Trattasi dell’accaparramento funesto della cultura e dell’arte quali mere risorse da sfruttare, quali giacimenti petroliferi da cui estrarre a fiumi fior di quattrini, di cui già a suo tempo trasecolava il socialista De Michelis, a tutto vantaggio dei transatlantici sospingentisi fino in vista del Palazzo Ducale di Venezia, o per restare a noialtri e’ “la Mantova da vendere” a destra e a manca di cui svalvolava a tutta randa il nostro sindaco Palazzi, prima di rinsavire in merito e non di poco nella sua versione aggiornata. Certo, così si è evidenziato solo il nesso connettivo in negativo delle politiche culturali delle due amministrazioni poste in discussione, al netto di quanto di buono hanno pur operato, a sostegno e supporto di fondazioni o associazioni e confraternite varie, ben di più, o troppo di più, quella di Palazzi che quella di Sodano, a imparziale onore del vero. Pur se spropositando di Sinistre oramai fantasma, comunque ben venga che a denunciare l’acquiescenza della politica del Pd alla civiltà del turismo e dello spettacolo sia un giovine sostenitore di Forza Italia, tuttora di ferrea proprietà di Silvio Berlusconi quanto lo è Mediaset, ben sia, tanto più che per tale bisticcio di interessi ci si trova di fronte al classico bue che dà del classico cornuto al classico asino, pur con tutte le ragioni che il primo ha da vendere, se la stessa Modena democratica eleva in tempi di Daspo a suo cittadino onorario Vasco Rossi. E’ questo comune stravedere per concertoni che lasciano il tempo che trovano, per mostre mercato e feste di gala nel Palazzo Ducale o in quello della Ragione, ridotti, grazie anche ad Assmann , a bei contenitori espansi per ogni sorta purchessia di visitatori e di acciabattati turisti, e’ in breve dire questo comune credo nella panacea turistica, che spiega la sottomissione oppositiva del centro destra nostrano alle vedute megaloturistiche del Sindaco in corso, con il quale tale centro destra come non può non essere d’accordo, criticando soltanto quanto Palazzi resti distante da tali obiettivi da incubo. Pare di sentirlo, il centrodestra, in controcanto, decantare il modello che sarebbe invece di una virtuosità esemplare della Verona di Tosi e ora sboarianiana, di cui nei dì feriali tutte le chiese principali restano chiuse al culto per garantirne l’accesso ai turisti, dove è stato un gioco da ragazzi svaligiare dei suoi tesori pittorici il Museo di Castelvecchio, mentre ai più che la visitano si prospetta in futuro, “maravegia de le maravegie”, nientepopodimeno che il museo dell’Amore da Giulietta a Federico Moccia. Tutto questo, in spregio alla nostra Costituzione che tutela come nessun’altra al mondo il patrimonio artistico e ambientale nazionale , all’articolo nove dove si recita a chiare lettere che i beni culturali sono un valore finale e non merce strumentale.
Odorico Bergamaschi
Lettere al giornale Sulla moschea in Guidizzolo
“A Guidizzolo non vi sara’mai una moschea islamica”, sicuro del fatto suo comunica alla Voce di Mantova il sindaco del borgo, Meneghelli, in risposta alla richiesta di un suo concittadino mussulmano di poter adibire a centro islamico di studio e preghiera una abitazione in disuso nella frazione di Rebecco. Cosi’dicendo pare che il primo cittadino di Guidizzolo ignori che il referendum del 4 dicembre 2016, soprattutto con il voto delle forze del centro destra, Lega inclusa, ha confermato in vigore come presso che’ immodificabile l’attuale nostra Costituzione, inclusi gli articoli 3, 7, 8, 19, 20, 21, 117 comma 2 lettera C, che riconoscono a tutti il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume, il cui senso del pudore potra’ magari essere violato da qualche santo jain digambara, vestito d’aria, non certo da adepti islamici, che di tutto possono essere sospettati tranne che di assenza di decoro. In tali articoli si prescrive solo che gli statuti di tali religioni non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano, senza fare alcun riferimento a limitazioni che possano essere addotte per motivi di sicurezza o di ordine di pubblico. Ragion per cui il sindaco Meneghelli puo’legittimamente chiedere che anche i non islamici abbiano diritto di accesso a tale luogo di culto e di preghiera, che chi vi predica sia un imam qualificato dalla sua conoscenza e dal rispetto della Costituzione italiana, ma non puo’ minimamente negare l’apertura di una centro congregazionale ad alcun rito confessionale, tanto meno se ad avanzare tale richiesta e’ un nostro concittadino musulmano, cosi’ come, sempre per restare attinenti ai fatti di casa nostra, il sindaco Palazzi non puo’cavarsela in merito dicendo che sia una richiesta come un’altra, quella dei mussulmani di Mantova di avere almeno un luogo di riunione e di culto in via Torelli. L’uscita laconica di Meneghelli in termini giuridici e’ dunque squisitamente sovversiva del nostro ordinamento costituzionale, cui ha giurato fedelta’, e costituisce un’asserzione priva di qualsiasi lungimiranza, quale che sia stato l’esito delle nostre elezioni. In Italia 300 .000 nuovi pensionati ogni anno non vengono piu’ sostituiti nel mondo del lavoro, e di questo passo, se sara’ di fede musulmana almeno un terzo di chi per le nostre stesse esigenze economiche emigrera’ in Europa, stando a quanto e’ prevedibile, le moschee dovremo costruirle noi, a nostre spese, tanto piu’ opulente quanto piu’ i musulmani, come fecero i cristiani delle origini nei confronti del paganesimo, facendo erigere basiliche, avranno pur diritto di rifarsi, architettonicamente, di quanto a lungo siano rimasti clandestini nelle catacombe dei nostri garages.
Odorico Bergamaschi
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