domenica 14 luglio 2019
In attesa dei monsoni riscrittura
Ieri sera, finalmente quando in India era già notte, Kailash dalla reception dell hotel in cui si ritrovava di turno poteva dirmi che mi stava parlando mentre di fuori pioveva, non a dirotto, per verità, ma nemmeno poche gocce, piuttosto un piovasco continuo e regolare. Nei giorni scorsi avevamo presagito l’ avvicinarsi della stagione delle piogge da est, a poco a poco, sempre più verso l interno del Madhya Pradesh, oltre Indore prima in Vidisha, poi in Shivpuri, pur senza toccare Bhopal, mentre in Mumbay da giorni già pioveva a dirotto. La siccità era diventata implacabile, mentre i giornali indiani non parlavano che di mondanità e politicantismo. E’ da anni che in India i monsoni ritardano e non portano tutta la pioggia tanto attesa, che con i fiumi e i bacini d’acqua, i talab, calano le falde acquifere.
Kailash mi era venuto raccontando di come avesse dovuto differenziare e razionare l’acqua non potabile, assegnando ai bisogni igienici e alla pulizia della casa quella che si poteva attingere ancora vicino al talab, alla cottura degli alimenti l’acqua pompata a una fontana più interna.
E con gli uomini gli animali a patire l’arsura, che lasciavano la giungla o i loro recessi per avvicinarsi alle dimore dei villaggi. Era bastato un po’ di acquerugiola, nella siccità, perché due cobra avessero raggiunto la verzura dei giardini dell’ hotel, e per giorni le scimmie langur avevano fatto visita alle cucine del ristorante. “ Ti attaccano, avevo il bastone per affrontarle”. Ora Kailash era invece alle prese con i grilli che balzano e si infilano dappertutto, sin dentro la biancheria intima.
Pur nella gran calura le suore della scuola di Chandu sono state di una fermezza incrollabile nell’iniziare le lezioni ai primi di luglio seguitando a imporne lo svolgimento dalle sei e mezza del mattino fino alle due del pomeriggio, al che io ho invitato Kailash a consultare un dottore sullo stato di salute e di resistenza fisica del nostro scarno Chandu, ripetendogli che la scuola deve essere per i bambini e non i bambini per la scuola. Del resto le autorità stesse avevano invitato i dirigenti delle scuole a sospendere le attività se l inclemenza del caldo fosse stata proibitiva, nel timore che si possa ripetere la catastrofe del Bihar, dove oltre centro trenta bimbi sono stati le vittime di un’epidemia ancora in corso.
Per Poorti le scuole sono ugualmente iniziate ma mancano ancora i libri di testo, troppo ha tergiversato il principal nello scegliere quali adottare. Per Ajay se ne parlerà al suo ritorno da Daramsalah nella seconda metà del mese-
Quale che sia l'andamento delle piogge, ai primi di luglio è cessata dì incanto la stagione dei matrimoni tra i membri delle varie caste, e d'ora in poi sarà il tempo solo dei matrimoni di adivasi e dalit., la pioggia benedicendo i coltivi ma non gli sposalizi. Sarà anche il tempo che i sadu itineranti si pongono a riposo in un luogo prescelto per rimanervi fino a Diwali, nel quale potranno raggiungerli da ogni parte dell India i loro devoti.
Il sadu jain che l’ anno scorso ha miracolato economicamente Khajuraho ora si trova nei pressi di Jabalpur, e qualora anche se ne staccasse, pare che sia intenzionato a raggiungere piuttosto Baldeogarh presso Tikamgarh.
Per Kailash la buona notizia di questi giorni è stata, comunque sia.che finalmente il proprietario dell’hotel ha fatto pervenire da Jabalpur un impianto elettrico, e non più a legna, per il riscaldamento dell’acqua nelle stanze, sicché lìamico non dovrà più risvegliarsi tre, quattro volte per notte, per avvivare il fuoco nella vecchiaia caldaia.
Una gran fatica il sistemare il nuovo l impianto risalendo fino a al piano più alto, altri costi su costi , , quelli dei tecnici venuti da Indoore per metterlo in funzione, che hanno invelenito il proprietario
Nel frattempo mediante Whatsapp il mio amico l’ ho portato a spasso con me una prima volta tra i murales che adornano il quartiere di Lunetta della mia città, a dire il vero il suo ambiente più cosmopolita, che” a chota Chandigar è”, che è una sorta di piccola Chandigar, avrei potuto dirgli a commento, dato che è stata costruita secondo gli stessi stilemi architettonici e urbanistici con i quali LeCourbusier ha fatto edificare la capitale indiana di Chandigar. Una seconda volta si è invece ritrovato con me a Roncolo, Runckelstein, presso Bolzano, dove mi sono recato a vedervi gli affreschi che sono l unico antecedente reale che si sia conservato di quelli di Pisanello in Mantova, nel Palazzo Ducale. Dalla torre gli ho svariato le immagini delle pendici dei monti circostanti, di una pieve più in alto, prima di San Genesio, di un altro castello o “qila” più in basso, su uno sperone presso il corso del Talvera, di cui poi gli ho mostrato le acque schiumanti tra i massi, al termine della ripida discesa dal castello lungo tutta la quale mi ha accompagnato. “ Il verde che vedi tutt’intorno sono coltivazioni più in alto di uva, più in basso di mele”
“ Di mele come nel Kashmir, nell’Himachal Pradesh”
“ Si, come tra Simla e Manali”.
Kailash l’ho videochiamato di nuovo quando in aperta campagna mi trovavo già in prossimità di Mantova, perché vedesse l’arrivo in stazione tra i laghi.
L’ora era per lui tarda, ma l’amico ha voluto seguirmi in stazione, mentre raggiungevo casa. Gli piaceva il profilo lineare degli edifici, si meravigliava della quiete del nostro presunto traffico per le vie urbane, che in circolazione vedesse solo automobili e pedoni, quasi tutti stranieri.
“ Ma, è sbottato ad un punto, negativamente sorpreso- finora non ho visto nelle strade bufali e vacche”
“Kailash, gli ho sorriso, i soli animali che puoi vedere qui liberi sono le anatre lungo il corso d’acqua che ti mostro- era il Rio- e i piccioni che ne salgono al cielo lungo i muri della chiesa accanto” Gio dopo l’avrei condotto con me nella piazza della Basilica di Sant’Andrea.
Solo pedoni e ciclisti di transito, nella zona a traffico limitato, e lungo le scalinate della Basilica della gente locale e dei residenti stranieri a sedervi., un pakistano con cui ha interloquito, delle donne in salvar kamis sue coetanee con i loro bimbi.
“ E’ come il Durbar di Kathmandhu, mi diceva, memore dei nepalesi che aveva visto raccogliersi a parlare e discutere lungo le gradinate delle pagode che poi sarebbero crollate nel corso del terremoto del
Ma quelle torri sono come il Qutab minar, c’è anche una chattri, mi diceva della cupola di Sant’Andrea, delle torri del Palazzo del Podestà e di quella dell’orologio
It s very nice, sei davvero fortunato a vivere in una città così bella.
Ieri, poi, di sabato, mi è giunta la richiesta di amicizia in face book di Chandu. Al mio amore di bambino ho inviato in risposta una sua fotografia in cui si eleva in preghiera sulle spalle di Mohammad, la richiesta se conosce Minecrafts, quale gioco gli piaccia di più, “ PUBG” mi rispondeva via Whatsapp, per comunicare con lui nel suo mondo virtuale. E la mia vita in lui ha ripreso a farsi un sogno colorato
sabato 6 luglio 2019
Ora, Singolo e solo . 2019
Il testo è un remake di Ritratto di un artista virtuale Singolo e solo, a vent'anni di distanza
Ora, Singolo e solo .
2019
Ora, Singolo e solo .
2019
Nel mattino estivo seguita a
svegliarsi i e a riprendere il sonno, quando sono le
cinque, le sei e trenta , quasi le otto del mattino, le nove oramai
passate, intorcendosi nelle coltri per quanto si è
spogliato o è rimasto svestito di notte, fin che la chiara luce del
giorno abbia la meglio sui sogni che gli procura il
farmaco serale, la mitica sua Quetiapina. Nel loro
affabularsi come nuvole fondentisi l una nell’altra ci
si ritrovava un’altra volta ancora a scuola, alle prese
come insegnante con pacchi su pacchi di compiti che non farà mai in
tempo a correggere, in quel tuo Istituto resosi talmente
labirintico che non riesce nemmeno a ritrovarvi i suoi registri o le
sue classi, o vi siede ancora come studente a ripetere gli
stessi corsi di studio giovanili e a finirvi irrimediabilmente
bocciato, da professori che nonostante sappiano della tua
genialità non possono farci nulla se non studia a dovere,
al contempo tra colleghi che essendone a conoscenza, sorvolano su
ogni sua inadempienza o sregolatezza. abbandonandolo alle sue
scartoffie. E’ sceso in campo anche quel campione di amoralità che è il Presidente degli Stati Uniti, nel
ricordargli che nel ritardare la consegna dei compiti in un arrovellarsi
inestricabile, ha tradito la fiducia da essi riposta nel suo tempestivo
giudizio. Altrimenti si rivede in famiglia alle prese con
un padre redivivo che non lo perdona per quello che è ,
per come egli , con è una madre inflessibile che non ha comprensione
delle sue stranezze, una sorella con cui giunge solo a scontrarsi rovinosamente in ciò
che non sa perdonarsi
Oramai il leitmotiv dei suoi
sogni, di risveglio in risveglio, si è fatto un ritornello
estenuante, e le immagini erotiche sono fantasmi dileguatisi al far
dell’alba, meglio riconciliarsi con la ripresa della vita in cammino, per
ammorbato e sfinito che già al risveglio
ne sia il retrogusto, riordinando lo scompiglio innanzitutto
della sua persona e del letto. E’ un vortice
di cuscini e di abiti appena smessi alla rinfusa, tra cui esala il fetore già
insopportabile dei suoi indumenti più intimi, per quanto li abbia ricambiati
solo la sera seguente. E’ la maledizione di funghi e micosi
insanabili della sua vecchiaia, che del decorso dei suoi ultimi anni di vita ne
sta facendo la convivenza sempre più appartata e schiva
con il lezzo che emana inducendolo a preliminari su
preliminari prima che egli osi farsi vivo fra gli altri
in società. Semplice a dirsi, di lavarsi e rilavarsi,
quando spogliarsi e ancor più rivestirsi gli è una fatica
immane, per il peso degli anni e del suo corpo grasso da reggere in piedi, a
causa della sofferenza che insorge, nel suo articolarsi, per
l’artrosi delle sue giunture dolenti, all’infilarsi i
pantaloni, ora sempre e solo tute elastiche, i calzini
corti che fatica a raggiungere e poi le
scarpe, in realtà delle pantofole di cui nasconde
malamente l‘ uso come ciabatte, talmente lo strema
chinarsi per calzarle. Cerca
in ogni modo di pettinarsi bene i capelli, che l alito non sia
repulsivo, usando un dentifricio al neem e chiodi di
garofano, si spruzza profumo virile di sandalo, sperando
che il ricambio delle pantofole supplisca all’ inconveniente di non essersi
messo i calzini. Al contempo , nel viavai tra il bagno e la cucina,
è la casa, il certificato stesso della sua rispettabilità e
onorabilità sociale, di quanto sia egli una persona decente ed accettabile, che
non può assolutamente lasciare come la ritrova nel bagno, per quanto
si insudicia di per sé attorno ai tubi della lavatrice,
ovunque egli riponga saponi e lozioni, o per
come si presenta in cucina, con ancora sparse sul tavolo , ingombro
di tutto, le bottiglie di birra o di spuma che si
è finito durante la notte, o le buste e bustine di plastica e a
volte gli avanzi stessi della cena. se gli effetti serali della
Quetiapina sono stati più che mai galoppanti, ed ha rinviato tutto
per l indomani. Così ripulendo e
riordinando, disponendo nei vari sacchi ogni rifiuto come
lo obbliga la raccolta differenziata , scalpita per la sua boccata
di vita sociale che si ripromette all’uscita di casa, che sempre
più ritardi il momento che potrà dire di
essere pronto per avviarsi ad essa, quando senza temere
più di tanto di essere impresentabile, pur nella barba per quel giorno non
fatta e nel suo abbigliamento imbarazzante, pretenzioso e
sgargiante fino al giro vite, nelle giacche e le camicie svarianti dal giallo
zafferano all’arancione e al rosso papavero che si è fatto confezionare in
India, quanto trasandato per cause di forza maggiore dal giro di vite in
giù, dove spesso l’ombelico fa la sua apparizione al di sopra dei bragoni da
tutta che indossa in luogo del saliscendi dei pantaloni
, facendo sì che sconfini nelle pantofole che gli sono
imposte dalle dita a ferro di cavallo, oserà sortire infine nel mondo.
Solo che oltre che alla tua
presentabilità personale , della sua persona fisica reale ,
devi accudire non di meno quella sociale sui
network, deve dare il suo rendimento di grazie a Dio ed
informarsi dello stato del mondo. Così riavvia internet,
accede a face book, controlla likes, reazioni e commenti, legge la
prima pagina or ora aggiornata in tempo reale del suo quotidiano di
riferimento. Quelli cartacei non li compera più, dei
libri che lo interessano acquista gli ebook, ogni volta che sono
ugualmente disponibili, riservandosi di acquisire solo quelli
cartacei di cui le book non
esista, o che siano per lui di supremo interesse, meridiani
oppure speciali libri d’arte che quasi mai può consentirsi Deve nondimeno
provvedere a salute e sicurezza, prima di respirare un’aria che
finalmente non sia quella stantia d’appartamento. Tre
sono le medicine mattutine, quella anti depressiva, od anti-poetica, che dir si
voglia, che con la forza della disperazione angosciata ha lenito anche la vena
della sua musa ispiratrice, quella antipressione, che lo
sottrae al rischio di ritrovarsi a vacillare per strada colto dalle vertigini,
quella diuretica, per limitare l edema che gli gonfiae lacera la gamba destra. E quanto alla casa
chiude sempre almeno la valvola dell’acqua ogni volta che
esca , per evitare o contenere le perdite . Fin che si decide e si
ritrova di fuori nell’afa del mattino, traversa il
cortile e fa ritorno sui suoi passi, per sincerarsi che abbia davvero chiusa la
benedetta valvola dell’acqua, e con essa quella del boiler, e ridiscende
e oltre il cortile raggiunge il bar dove si affloscia al primo
tavolino in cui ti possa appartare. Vi si ritira nella
lettura dei giornali locali e di quello nazionale ad essi allegato,
dopo il saluto del barista che lo fa quanto mai contento di ritrovarsi
socialmente rilevante, magari anche gradevole, tanto più a suo
agio se nessuno lo avvicina o può odorarlo, o non fissa
gli occhi sulle sue scarpe malandate.
Cerca nei quotidiani locali lo spunto
per una polemica da trasformare in una lettera al direttore, sul giornale
nazionale. di destra, le ragioni degli altri che contemperino il suo punto di
vista di sinistra, rendendolo più credibile e inattaccabile, qualora
compaia in un suo intervento sulla stampa locale.
Si riserva di buttare
giù più tardi il ghiribizzo di una sua presa di posizione, in stile
efficace ed umorale, per poi riprendere le sue letture
librarie, tanto più profonde quanto più richiedono tempo, altro che
certi libri di successo, di cui ben sa, che si fanno divorare e ti
lasciano con il disgusto in bocca di essere stato irrumato. Altrimenti si desidererà
a continuare l’ editing interminabile dell’ ulteriore suo saggio sui
templi hindu più sconosciuti, o la traduzione della
traduzione da un urdu che non conosce delle ghazal
di Mirza Ghalib o Mir Taqi Mir, ma tutto questo dopo, dopo, dopo non
solo che lasciato il bar, per fortuna senza essere rimasto
invischiato in polemiche atroci che criminalizzano chi in
mare salva migranti e non vuole saperne di rinunciare a un oncia del suo
benessere in loro soccorso, ma dopo che avrà
altresì immancabilmente eletto a sua meta il supermarket.
Oramai sono consolidati gli
scali possibili del suo periplo di scaffale in scaffale, no a dolciumi e
biscotti, paste e crostate o brioches, se non il sabato per la
domenica, bensì subito a ficcarsi sul reparto delle
offerte di primi o secondi, prima dell’ insalata imbustata, della
frutta o degli ortaggi, ma solo qualche volta, per quanto siano salute allo stato puro, mentre gli sono
irrinunciabili le cotolettine o le Viennesi impanate, tanto per trasgredire di
nuovo una tantum il suo vegetarianesimo, il latte, sempre, invece
sempre di meno formaggi e mozzarelle, talmente costano tanto, in
loro vece sempre di
più delle sottilette. di quelle
convenienti, il pane in bauletti, due lattine di birra per il
pranzo e per la cena e le pizzette a fungere da spuntino, tonno o
sgombro, se mancano nella credenza, un vaso grandi di carciofini
per i toast, di riserva di
lusso, e agrumate, cedrate e
chinotti o pompelmo in bottiglioni economici, ora che fa
caldo e deve di giorno e di notte fronteggiare la sete, non che del
concentrato di limone puro, per ovviare alla sete con una
bevanda più naturale.
E li, che può
incontrare il solo che senta sia suo amico dentro le tre cerchia di
mura della sua città, impenitente al reparto del vino, se non altro
perché possono parlare liberamente l uno dei malanni dell’altro, “ Come stai? “
Male, malissimo…”. - o liberamente convenire o essere in
disaccordo su questo o quell’artista della
loro tradizione figurativa, dir male dell’ uno o dell’altro
caporione addetto ai beni culturali della loro città d’arte , in un idem
sentire che à una concertazione spontanea, anche se non è mai
l’altro a interpellarlo per primo, e se ben sa che qualora avesse
ancora da campare cent’anni, mai si concederà l’altro di
leggere un solo suo scritto, quale la monografia che gli trasmise sul Pisanello
. o favorirà il suo nome in qualche colloquio, Del resto
non occorre che chieda favori, per essere egli
villaneggiato dalla cultura di corte della città. Dopo
che nemmeno è servito che lo sollecitasse di persona, perché il
direttore della biblioteca comunale facesse catalogare i
volumi che vi aveva conferito mesi addietro a proprie spese, il suo
editor virtuale non si è poi
presentato all’appuntamento che lo stesso gli aveva dato,
perché avesse un occhio critico di riguardo per i dipinti
della sua collezione, dopo che egli di sua libera
iniziativa gli aveva recensito due rassegne di incisioni e disegni
su un foglio locale. “ Maledetto l uomo che confida nell’uomo, si dice, a
proprio scorno, tanto più se si fa ogni sorta di riguardo nei loro confronti,
assume anche l’aria di un idiota per non
mostrare a loro quanto lo disgustano” , sino al punto di desistere
dall’essere in circolazione, vecchio astruso e
maleodorante, e
non perturbarli, quando si tratta di
rifiutarlo e di volgersi altrove, non essendo
egli nessuno di potere e di successo in tutta la sgradevolezza del
suo indiscusso talento, di cui non
si avvalgono, e che non avvalorano. che collezione, poi, di
quadri, aveva occhieggiato quando si era ripresentato il giorno seguente e si era ritirato senza
farsi vedere, di trine di pizzi stesi
sul telero, ricoperti di una mano di colore da imbianchino. Non valgono forse di più i copricuscini di pezze di stoffa ricamati, armonizzate insieme nei loro colori dalle mani di povere
donne indiane, che per poche rupie ha acquistato negli empori di Delhi? O non
sono capolavori non inferiori ai collages di Matisse le composizioni di figure con pezzi di stoffa ritagliati con la stessa bravura ideativa dagli
artigiani dell’Orissa ,
Egli si fa allora un fiume in piena
reattivo contro l’arte di avanguardia di un intero secolo… Braque, Picasso. Dvhamps, facendosi movimento sono riusciti a trasformare in virtù
l incapacità di dipingere , al grido anarco-rivoluzionario
del rifiuto di tradizione e ordine,
dello stesso mestiere, a elevare il triviale e il tinteggiare dell imbianchino a modello di fare
artistico, ma quale rilievo attraverso chiaroscuro
e modellato. assemblaggio invece di ogni
carabattola, e il ripetersi per atrofia
inventiva sempre negli stessi uccelli in volo e negli stessi capanni disegnati
con l imperizia diuyn piccolino dell’asilo, il tutto osannato come variazione musicale nella ripetizione,
infanzia fanciullesca e primitività pura ritrovata, nella complicità di critici
e mercanti e donne fatali e acquirenti tanto ricchi quanto idioti, il tutto una boheme sudicia e truffaldina di
cialtroni e impostori, di rimatori imbarazzanti e di imbrattatori di tele che
anche la Boheme Di Puccini riesce a
fargli detestare. Povero, povero signor
Benoit. Oggi che la vecchiaia lo fa più
reazionario del solito ne ha anche per il cantautore tutto un falso farsi
piccino piccino, che nella piazza
storica ha radunato 3.500 imbecilli di ogni sorta e di ogni età al canto
tutte le strade portano alle tue mutande, per il rapper che ha chiesto ai suoi
fans di pulire l’area del raduno dove si
era scopato tutti i loro soldi…
Mezzogiorno è già passato quando così fa
rientro, ripone sul tavolo le cose che ha comperato nel
superrmaket, e si abbandona di nuovo ad internet, a face book, il
computer perennemente acceso, per sapere le ultime, aggiungere un
like ai commenti e agli emoticon in risposta ai suoi post, scegliere per i suoi
amici virtuali, che sono sempre meglio di quelli reali a chilometro
zero, gli articoli da proporre in lettura nei post che invia, già sapendo
che saranno ben pochi, sempre i soliti, non sempre i più colti, a
leggerli avvalendosi di lui.
E’ indugiando al computer che già l odore
immondo delle sue secrezioni gli rende nauseabondo
restare in compagnia di se stesso, che lo incalza a
premunirsi di cambiarsi almeno gli indumenti intimi e di lavarsi di sotto, prima di accedere alla
cucina per il pranzo.
Gli restano da lavare tegami
e posate della sera precedente, già mettendo la
cotoletta impanata nella padella come il recipiente l’ha
rilavato, mentre piatti e bicchieri e forchette e cucchiai e
coltelli attendono in fondo al lavello che li sgrassi per bene.
Procede a fuoco lento, rosolando se
stesso, con la cotoletta, nell’attesa che venga della giornata il
tempo migliore, dopo che forata la busta dell’insalata ed evacuati
radicchio, lattuga e indivia nella zuppierina, se ne sarà deliziato con
il cibo precotto e una birra in lattina , senza sale
però, altrimenti l’ipertensione ringrazia fischiandogli nelle
orecchie invasate
Il maleodore deriva
soprattutto dalla sua camicia impregnata di sudore, sa di fenolo, a dir poco, e dovrà metterla in lavatrice con
gli altri capi che aspettano il lavaggio, ma solo dopo quello nel lavabo delle
posate che ha appena utilizzato, per non fare saltare per eccesso di
consumo di energia il contatore.
Un ulteriore rinfresco di se stesso, in
bagno, che eviti che già puzzi nelle parti inguinali come un salmone gigante,
prima che tra se e la lettura agognata di “Chiara luce del
giorno”, di Anita Desai, si tratta finalmente delle pagine finali,
non si interponga la telefonata fuori tempo del suo amico
indiano. Come mai è lui a telefonargli, e
anticipatamente? Si allarma nell’attesa di poterlo ricontattare, non
già tramite Skype che non funziona, usando whatsapp
questa volta, prima di sentirsi dire che no, non
deve preoccuparsi se una volta tanto è l’amico indiano
che gli telefona, , solo è successo che
stamane quando costui ha aperto il suo sito di
posta elettronica , non vi ha trovato nessuna e-mail , come si
attendeva, con il Pin del nuovo acconto di denaro. Possibile? ricorda bene di
averne digitati i numeri , ieri pomeriggio, poi capisce l’errore che può avere
commesso, e come ne ha la riprova è in grado di inviare
istantaneamente il numero richiesto all’amico del suo cuore. Il suo migliore
amicodi sempre “ Scusami , gli dice, scusami tanto, ho schiacciato il tasto per
salvare una copia del messaggio invece che quello che l invia. Sono così
vecchio che faccio solo errori su errori e perdo tempo su tempo. Ieri sono
andato una prima volta in banca e credevo di non avere con me la carta di
debito, talmente aderiva allo smartphone,. Cosi sono tornato a casa
inutilmente, per poi recarmi di nuovo all’atm a prelevarvi il
denaro che ti serve. E poi, sbagliandomi di
nuovo, ho chiesto che importo da inviarti
fosse di 200 euro, per poi ricordarmi che puoi ricevere
un ammontare del genere solo mediante un trasferimento
sul tuo acconto da parte del tuo agente, e chiedergli di trasmetterti solo 10.000 rupie. Ma così forse ho sbagliato
ancora una volta, perché come ora suppongo i soldi li puoi ricevere
direttamente solo se il loro ammontare resta al di sotto di tale
cifra, anche per meno di 10 rupie. Solo che erano tante le donne in
attesa, dell’ Europa dell’Est, che non ho osato chiedere di nuovo di
cambiare l’importo che ti versavo. Andrò là tra poco di nuovo, vedrai, anche se
dovrò ancora fare la fila, ho sbagliato e …” Di nuovo un pomeriggio
a perdere tra banca e negozio del cambio, non fosse che l’amico lo
supplica di non farlo, che va bene anche così, può
aspettare tranquillamente di disporre del denaro solo sul suo conto.
Lo saluta, gli assicura che si
risentiranno più tardi. e chiuso lo smartphone
può mettersi ora a tavola, in un battibaleno
consumate cotoletta e
verdure, e chi ne ricorda più il gusto, ora che sta
già rilavando tutto. Restano i panni da prelevare dalla
lavatrice, con quelli asciugatisi sullo stendibiancheria che
deve ammucchiare insieme e risistemare negli armadi e nel
cassettone, perché quelli appena fuoriusciti dal cesto della lavatrice
possano prenderne il posto. Sono già le prime ore del pomeriggio, chissà, si
chiede, se ora che può attendere a ciò che è la sua
vocazione, è in anticipo percentualmente, rispetto ai
tempi annuali in cui uno finisce di lavorare per pagare le tasse e
comincia a lavorare solo per se stesso.
Ma un’altra vita ora comunque comincia,
anche se le pagine di internet si inchiodano, il sito delle sue e-mail gli
chiede di cambiare la password per poter accedere di
nuovo, la banca canale gli chiede codice d’accesso,
password, non una, ma due volte il numero di verifica sul
pass, una ulteriore trasmissione di numeri in serie che ritrova nel
modulo di conferma, prima che possa ricaricare la prepagata per comperarsi
l’ebook dei racconti morali di Coetzee.
Che meraviglia è ora scrivere
di se stessi in libertà di spirito, ora che niente ha da perdere,
che sudato e magnifico travaglio è anche la dura fatica, nel testo
archeologico sui templi hindu più sconosciuti, di tornare come nel
wrestling, parola su parola, a riordinare e
spianare ogni inutile contorcimento sintattico e dire invece in
termini chiari, come a raffronto siano consimili e
divergenti dagli altri templi quelli che ha preso in esame. anche se così va ripetendosi
e viene facendo più pause e richiami espliciti nel suo
scritto.Deve farsi allora vera e propria anatomia patologica la sua virtù
intuitiva, “ tu sei davvero come un dottore che ai templi consulti
le ossa”, come aveva detto il suo amico delle sue ricerche esplorative, di cui
si poneva al seguito, che dura fatica, allucinante, quando per l
ennesima volta ritorna sulle stesse parole e accerta quanto il tutto che
sembrava così ben indagato ed espresso, appare a un’ulteriore
disamina ancora una volta confuso e detto in un modo impreciso
così sconcertante, ma che gran fatica, tale
umile fatica utile, altro che il dilettarsi di un hobby tanto
per “ ammazzare il tempo”. Poi il passaggio alle pagine di Anita
Desai, che gli è quantomai doloroso ma magnificamente illuminante,
nella sua prosa che traspone Virginia Woolf nel mondo
indiano di cui egli è oramai parte, che nel mondo
indiano della famiglia Das gli fa ritrovare il proprio intrigo
familiare, Bin sua sorella, lui e suo fratello Tara e Raja che se ne sono
andati via per il mondo abbandonandola alle prese con i familiari
rimasti, il padre defunto e ora la madre. più in salute che
mai, che lei accudisce quotidianamente e che ne impedisce ogni
residua vita indipendente.
Nel farsi sera ,
il frastuono di tutto che rimane nelle sue orecchie è lo
stesso silenzio che nelle pagine che legge tuonava intorno alla casa
dei Das e vi penetrava rombando,costringendo Bim a tapparsi le
orecchie con le mani. Lo stesso sudiciume da ripulire, la
stessa chiarezza da lasciar sopraggiungere, sullo stesso sgretolarsi nella
polvere di vicissitudini colpevoli in un senso opposto. Lui ostinandosi
a non consentirsi altro che cibo di supermarket ed e-eboks, niente viaggi, svaghi o pranzi fuori, niente capi di abbigliamento o gadget ulteriori, per non sentirsi in colpa perché così
profitta dell’assoggettamento della sorella alle cure materne di cui è così
sollevato. Le tendine che sfiora il vento sono pagine di registro, in cui ò
trascritta l infamia di quante delle
bocciature che ha inflitto, disattendendo aspettative e sguardi amorosi. Ma è già quasi ora di
chiusura dell’ ipermercato, si rammenta solo ora che è il giorno
della raccolta differenziata sul tardi di vetri e
lattine, che manca qualsiasi bevanda nel frigo, che se accorrerà in
tempo al supermercato , prima della chiusura imminente, vi potrà acquistare
l’insalata di tonno e fagioli e basilico che rinfreschi l’arsura
della sua fame serale con un piatto leggero . Ma per questo dovrà interrompere
le pagine che stanno rivelando a Bim la verità della vita
di sua sorella, che possono aiutarlo come Tara, nei paragrafi
imminenti, a perdonare se stesso di tutto quello in cui è
mancato per paura e per rivalsa, la sua paura degli uomini nel sentirsi ad essi
sessualmente inferiore, e a
non volersi per questo tutto il male di questo mondo . E flusso su
riflusso, di nuove metafore e similitudini, quali nuove
magnifiche cadenze e variazioni assumerà nelle righe seguenti la
descrizione ad opera di Anita Desai
dell’abbagliante natura indiana
, del “ diafano schermo di polvere nel quale il sole stava
sprofondando”, come ora alla sua finestre
Ma ora. come un tempo, non saprà egli
resistere più di tanto sulla pagina , non vi resisterà che per
un penoso minuto, e la poltrona e la lettura saranno
abbandonate in tronco, per correre succube al supermercato prima che chiuda,
nel tintinnare intorno della raccolta del vetro.
martedì 18 giugno 2019
Da allora
Da allora
La bicicletta la appoggia ad uno degli alberi che precedono
la radura sul lungolago dove sono insediati i mangiari.
Gli odori di carne
fritta preannunciano di che genere unico siano gli stand gastronomici. Di bue,
di maiale, di gallo, di galletti, di galline o di pesce misto, surgelato o appena pescato nei laghi, carne, solo carne. Ad ardere su tizzoni ardenti in grigliate esalanti fumo, macinate in nastri
di salamelle involti gli uni negli altri di salamelle, sfrigolante quale hamburger in padella o croccante quale aletta di pollo.
Dall’Argentina, al Messico, ai sabores de l Espana, in piatti di paella de carne y de marisco, alla Toscana della
rosticciana farcita con porchetta, ogni varietà di taglio e di razione carnea
è ammannita. Gira allo spiedo Empanadas, churrasco de
piqanas, itos, filetti con recados,tacos, tapas, burritos. ..
Da quello messicano con pico de gallo a quello sud tirolese o a quello classico
amburghese, ogni sorta di galletto qui è volto allo spiedo A
volerlo, c’è anche l’hamburger di
canguro. Così , egli si dice, il popolo attavolato celebra i soli suoi modi ora
di intendere il cosmopolitismo, non
senza l immancabile tocco di sovranismo , nello stand che garantisce la propria carne come genuinamente italiana,
sotto una striatura bianco, rosso, verde che è e oramai una consuetudine
agroindustriale. Anche indiani, neri africani, discendono la costa del lago per
essere parte anche loro della pacchia
del capitano, quel mostro gentile, ogni bacio che manda un’
avvisaglia di morte.
Altra carne, ma viva e ruspante, è quella disumana che vede ovunque muoversi
intorno, di uomini regrediti a presunti bambini nel vestiario
estivo che ne mostra i polpacci in
pantaloncini corti, sotto delle shirt, nero
catrame d'ordinanza, nell’ostentarne , in realtà ,
senza impedimenti di cerniere e abbottonature, la disinibizione pronta già
all’uso, imbarbiti tutti quanti nel loro imbarbarimento.
O le donne, vecchie e giovani, fresche e scosciate, profumate e fruscianti ,
disponibili a tutto sempre che consenzienti, me too.
Due troupes si alternano nel ballo, vicino a Casa de cuba
pronta a riscaldare gli animi con una sangria carne nuda sgambettante in
offerta alla vista, tra la carne
arrostita in offerta al gusto.
Alles walzer….A Vienna,
ha letto oggi sul giornale,si danno oramai 400
balli all’anno, edi tutti i generi, anche la principessa di Firenze degli Absburgo-Lorena è compresa nell indotto, noi, invece nazi- padani ora tutti, a
strafogare intanto in risosterie e tane
del luppolo, il genio della porchetta il solo artista qui conclamato… lo stesso
dicasi, o giù di lì, dei Weird, western, educated, indisyrialized, rich and democratic me , che non aprono bocca in assenso passivo.
Uno speaker vicino all’elettrosound avverte di non
fotografare le carni delle ballerine più giovani, perché tra di esse ci sono
delle minorenni. Con le altre invece, facciano pure-
“ Forse si faceva ancora prima nel non farle ballare, le piccole ”, egli commenta
rivolgendosi allo speaker senza ricevere
risposta.
In contrattempo un addetto avverte uno spettatore di non
fotografare le ballerine che costituiscono invece l usato sicuro. Lui segnala con
morta voce il disguido e l’addetto lascia correre
“ Ci sono manze e manze” commenta poi l’accaduto, distanziandosi, con chi
seguita a fotografare le ballerine vecchie.
Ritorna sui suoi passi, verso lo stand argentino sovraffolato, di fronte
alla graticola enorme che vi brucia le carni. Un signore lo osserva , sconcertato del suo insistere
tanto a guardare i pezzi di carne che fumigano sulla griglia
“ Guardo la fine che farò quando sarò cremato, io sono come
un indiano hindu, come la mia povera gente,non voglio che di me si faccia /diventare sottoterra carne per vermi. Non voglio il destino riservato alla carne umana
e animale dall Occidente”
Tra la folla vede un suo
allievo di decenni addietro, che
finge di non vederlo e non lo saluta, da lui ricambiato. C ome quello degli altri il suo
volto lo trova sfigurato dalla durezza di cuore che regna sexy esibita e sovrana. Non frenesia, o cicalio, ma una
tranquilla confidenza nelle proprie
acquisite certezze, che di tutti loro, giallo bruni, verdi legioni sudate e orgasmiche, fa un popolo capace di vivere senza patemi dell’altrui schiavitù, del rigetto nel mare di
chi si avventuri a minarne gli ultimi avanzi, da trasmettere ai figli, della propria
corruzione benestante.
Gli appare anche il giovane che non fa
vista di averlo visto, che voleva
coinvolgerlo in India nei suoi progetti turistici. Ora è qui, di ritorno, a uso
e consumo di questo ritrovo culinario dei suoi viaggi tropicali. Esaltava
la felicità nella miseria che esibivano cingalesi e indiani ai suoi scatti
fotografici, vagheggiava la decrescita
che arrestasse lo sgretolarsi dei villaggi di malta, di usi e costumi così
colorati e profumati, trattenendo restassero sotto i neem del villaggio
o nella giungla bimbi e ragazzi lontani da idphone, dediti a pratiche yoga che ne arrestassero i crampi della fame, quasi che coloro adorassero
ancora Lord Shiva o Jagannath, e a
ragione veduta le loro divinità non fossero Samsung o Huawei , come ovunque nel mondo.
“ Si credono i verdi custodi del l’essere, la salvaguardia
giovane del nostro futuro, e trattano(do)
indigeni muscolosi, giovani donne
in sari ed in chador, templi hindu, o mirhab di moschee, solo come sfondi dei loro selfie gloriosi, sono invece gli epigoni ( della volontà di potenza
occidentale) quegli epigoni di Leni Riefensthal”.
Solo nelle sue orecchie, tra quei musi duri e ottusi, che
ostentano che a loro non la si fa in
barba, che non è a loro che la si dà di
certo da bere, ora che non è più il tempo di operai e padroni, di sfruttatori e
sfruttati, ma di zingari bastardi e di migranti delinquenti che ci rubano
tutto, eccola che si fa
risentire, la musica di Bandiera rossa che introna la sua vecchiaia. “
Davvero beato l uomo che non confida nell’uomo , si dice, che si affida alla
sola grazia che sopravvive a tutto”.
Ne sono passati degli anni dalle sue sagre di paese d’antan,
ma rieccolo ancora lì, lo stesso popolo unto e bisunto, con che acquisita
cordialità di modi nel respingimento
sicuro di sè, che non ne ha per niente e
per nessuno che non sia di suo godimento. E
rieccola là, alta nel cielo, la stessa luna di sempre, butterata ma pur sempre incantevole per com’è sospesa reclina, quasi
arenata all’ancora, sul lago lievemente increspato nell’estività della sera. Su di
un cielo che nelle sue striature
di rosa del suo azzurro sfocato, sembra esalare dalle ciminiere che irrevocabilmente
fiammano a inquinare tutto.
“ Da allora, quanto tempo è trascorso, vecchia amica luna, quanto
ho visto e vissuto, ho letto, scritto,
visitato, ammirato con incanto e conosciuto , quanti ho amato nel mondo, fino a coloro cui mi sono
arrestato, quanti ho istruito, e fatto crescer,e e contribuito ad abbattere, e
tutto solo per vedere risorgere nel videogioco sempre nuovi più spaventevoli mostri, mentre
imperturbata tu rimani di me in attesa,
ora come allora, e più che allora, adesso che dopo l età adulta, passata
in un volo anche quella, nel mio invecchiamento sono oramai
maturo per l’appuntamento programmato
da sempre. Solo ancora un po’ di
tempo, ancora quel poco, perch’io
raccolga le mie ultime cose , ogni
residuo di sporco, e non lasci senza niente la mia sola, povera gente”.
i cavalli di Giulio Romano
Siamo oramai a metà del guado dell’anno che almeno a Mantova si è inteso dedicare a Giulio
Romano, e mentre aumentano le
pubblicazioni in uscita un po’ di tutti i nostri storici dell’arte, vuoi
l’Occaso, Braglia , Girondi, più o meno curate o raffazzonate per l’
occasione, necessitando in vero di tempi più lunghi, va in crescendo il rullare di trombe e lo
squillare di tamburi della sua celebrazione enfatico propagandistica, ad opera a di chi intende trarne lucro e
lasciti in eredità di ogni sorta ,
vuoi convertendo sovranisticamente GIulio Romano in un Giulio Mantovano , vuoi (per
rinnovare le fortune impenitenti di Federico II) cercando di acchiappare turisti alla luce di
un’idea tutta orgasmica di arte e desiderio. Così stando le cose, ben vengano dunque, a riequilibrio di un celebrativismo enfatismo
negato finanche a Leonardo nel concomitante Cinquecentenario della sua morte, le stroncanti paginette su Giulio Romano scritte di recente da A.
Moresco,nel suo incantevole libretto La mia città edito da nottetempo, in sana controtendenza come è inevitabile che
sia, per chi è davvero scrittore e critico. Che dice mai di male su Giulio Romano il
nostro? Tutto le sfumature di male possibile,
direi, nel breve spazio di neanche tre deliziose paginette: che il nostro Giulio fu “ un ottuso e arrogante allievo
di Raffaello, venditore di fumo tardo
rinascimentale”, colpevole, a suo dire,
di avere “riempito tutta la città di Mantova dei suoi bugnati del cazzo”, un
po’ come l imbarbimento dell imbarbarimento attuale, mi vien da
soggiungere, che a pensarci bene ,
aggiungerei io, richiamano tutto l’” imbarbimento” dell’imbarbarimento attuale,
il resto di Moresco ancor più in discesa libera… A dire il vero , a salvaguardare Moresco dalla facile
rimozione nell’irrilevanza critica, proprio da parte di chi bonariamente
lo perdoni con l’adagio che non è poi uno del mestiere, che a uno scrittore che sia battitore libero quando è in vena di dire la sua si può perdonare anche l imperdonabile, sempre
che ci diverta ed intrattenga, ci
dia insomma un po’ di piacere, va ricordato che nella sua denigratio di
Giulio Romano egli è in illustre compagnia di storici e critici, quali J. l Burckardt
a C. Gould, e che se dai tempi dell Hartt, il 1958, non esce nel mondo più alcuna monografia globale
su Giulio Romano,neanche per editto, non
può essere solo per l’ignavia nei suoi riguardi di noi moderni e contemporanei, mentre resta tutto da dimostrare, che cosa non sia
vero niente di quel che Moresco ha detto
di male di G. Romano.. Lasciando ad altri tale compito ingrato, nel salvare
almeno il minimo che sia salvabile del
Pippi, vorrei qui accodarmi a quel che “ delle imbarazzanti diavolerie di Giulio
Romano” resta salvabile per lo stesso Moresco. Sarà pur poco, ma è pur sempre una pepita,se colta pur
con tale acrimoniosa avversione a tutto campo, rispetto
a quanto venga rimasticando qualche venerabile maestro, autocelebrandosi nel
concelebrare maxima cum exaggeratione
Giulio Romano. Concelebrandosi esageratamente con Giulio Romano.
Quel che Moresco salva
del Giulio Romano, del Te, “ con qualche
medaglione là in alto, qualche silenziosa barca che scivola nella prima luce
sull’acqua…” sono i cavalli, nient’altro che i cavalli dell omonima sala, ma
almeno quelli, che anche a me piacciono tanto. E non solo quelli, che rinnovano
gli alti fasti in tema della pittura di
corte mantovana, dal Pisanello al Mantegna, ma anche quelli , e ancor più quelli,
mi piacciono, della sala di Troia in Palazzo Ducale, che mi dicono molto, di più, per come ne è espresso il
furore fisico nelle froge e negli occhi, nell imbizzarrirsi dello scalpitio e
delle criniere..Li si confronti insieme a quelli invece olimpici del Mantegna con le figure umane circostanti, e si dica tra umanità adulta ed equinitas a chi vanno le simpatie dei due, in quale resa dell’ empito agonistico di Teucri e Cavalli sia più bravo Giulio Romano, e non solo nel disegno, come
sempre, ma pur nel colore e nella pittura, dove a volgerlo
alla perfezione latita tanto un suo vero
tormento. Perché è in quei cavalli, come
nelle acque e linfe sorgenti e scorrenti della sala di Amore e Psiche, nella resa, se è
a presa rapida, di satiri priapici e condiscendenti
ninfe, della naturalità del mondo istintuale in cui rientriamo noi tutti quanti, che Giulio romano
rivela il meglio di sé nell’arte raffigurativa. Come dal Leonardo della battaglia di Anghiari, da tale Giulio Romano insieme alle sue ninfe perturbate desunse Rubens i cavalli dei suoi magnifici
dipinti equestri, e ne è una riprova che benché dipingesse allora in Spagna, ai
primi anni del suo soggiorno in
Mantova risale nel 1603 lo stupendo suo ritratto
del Duca di Lerma e del suo cavallo,
iniettato della stessa ferinità istintuale di quelli di G. Romano nella
sala di Troia. Un gran Rubens che ritroveremo in Gericault, Delacroix, nello stesso De Chirico.
Per tutta la Lombardia giovò di maniera"
Signor Direttore,
Per meno di una settimana, ancora, a integrazione della rassegna
di Giulio Girondi “Architettura ed incisione negli anni di
Giulio Romano”, in via di chiusura negli
stessi giorni, nella sala rossa del Museo Diocesano resterà
ugualmente esposta una preziosa silloge , integrativa, di disegni esemplificativi di
come “ Per tutta la Lombardia giovò di
maniera “ Giulio Romano, ( per “Lombardia” dovendo intendersi l’ Italia
settentrionale ), curata sempre da G.
Girondi, da Michele Danieli
e Stefano l’Occaso, pur essa con un proprio catalogo edito dalla casa editrice
il Rio di G. Girondi. Segnalo tale esposizione perché è un campione di ricerca plurima locale, non già una delega fiduciaria di grande mostre ad allestitori
esterni, e altresì per il valore e la
significatività di alcuni dei disegni esposti,
alquanto eterogenei tra loro e,
dispiace dirlo, senza il supporto di pannelli che riprendano le note
del catalogo. Fra di essi primeggiano per grido autoriale due sanguigne del Parmigianino, che costituiscono
due suoi studi di anziani di grande vigoria espressiva, nell’intensità della concentrazione di sguardo
e nella muscolatura michelangiolesca, espostevi fors’ anche a
risarcimento del fatto che G. Romano sia
subentrato al Parmigianino negli affreschi di S. Maria della Steccata in Parma .Ma per la qualità e la
libertà del disegno eccelle in assoluto una Sacra famiglia con S. Giovannino
di Luca Cambiaso, che grandeggiò nella Genova dove di G. Romano fece
scuola La lapidazione di Santo Stefano. Con il minimo possibile dei tratti di
inchiostro bruno il Cambiaso esprime nel
suo disegno a penna tutto l’intenerirsi reciproco della Madonna e del Bambino e
di San Giovanni per il suo agnellino, in
disparte un San Giuseppe cogitabondo
.Dei tre disegni attribuibili o riconducibili più direttamente a Giulio Romano,
si lascia di gran lunga preferire quello che inscena l’ammazzamento di un toro,
per le linee di forza dell’abbattimento e quelle di prostrazione remissiva che profilano le due figure contrapposte dell’uomo
necans, che uccide, e del toro abbattuto. Il disegno di un cacciatore che infierisce con
il bastone su di un suo vecchio cane
vale in particolare per la reattività risentita dell’animale, e pare che
prefiguri una delle fabulazioni dell’appartamento del giardino segreto di Palazzo Te.
Restano ancora, a completare l’ insieme, un disegno
progettuale incentrato su Sant’Andrea in Mantova di Pompeo Pedemonte, già oggetto di
uno studio breve di G. Girondi , il cui
rendering lascia supporre che la fabbrica del tempio
albertiano prevedesse un vestibolo anche su Piazza
delle Erbe, e può fare intendere quale
fosse la cupola più affine agli intenti albertiani,
già espressi a suo tempo per il tempio malatestiano di Rimini, inoltre un bel disegno imperioso di Giovanni Battista Bertani che
rappresenta un Ercole per apparati scenici campeggiante in una postura di grande possanza, nonché una copia o un
originale di una Resurrezione di Bernardino o Gatti il Sojaro, formatosi sulla pittura mantovana di G. Romano. In esso più che il sentimento devozionale può
l’ impertinenza della composizione, vuoi per il Cristo che sembra ascendere in
gloria al culmine della disposizione acrobatica dei suoi vigilanti, vuoi per le
impugnature e i sottinsù esibizionistici di costoro. Un dato non peregrino, quello della
licenziosità d’artista nei tratti
privati dei propri disegni: valga per
tutti, “modi” di G. Romano inclusi, il
meraviglioso studio di Rubens per il Battesimo di Gesù che figurava nella Chiesa
della Trinità di Mantova. A latere sono
esposte anche tracce documentarie e bibliografiche delle committenze
ecclesiastiche per Giulio Romano della Diocesi di Mantova, con un pregevole
opuscolo illustrativo.
Odorico Bergamaschi
Un mio scritto personale
Paure indiane
13 giugno 2019
Quando erano già le sei del pomeriggio oggi ho telefonato ad Ajay, prima che a Kailash, per sapere dal ragazzo a che punto fosse del suo viaggio di rientro in Dharamsala, per tornarvi al lavoro in cucina fino alla ripresa delle scuole a metà luglio. Immaginavo di trovarlo sull’autobus da Delhi a Dharamsala, ed invece era già in prossimità del ristorante in cui lavora ed alloggia, nella parte alta del villaggio, McLeod Ganj , dove si concentrano i rifugiati tibetani e tutto costa di più perché vi risale a dorso d’asino. In giornata non si è intrattenuto in Delhi e come è arrivato alla stazione ferroviaria di Nizamuddin si è subito avviato a quella degli autobus di Kashmiri gate per Dharamsala Era la prima volta che il nostro Ajay viaggiava da solo, e volevo da lui sapere quanto l’avesse trovato bello e avventuroso, dopo i viaggi di ogni sorta che abbiamo vissuto insieme. Ma Ajay era stanco del viaggio, in un India stremata anche nelle località di montagna dal gran caldo, voleva raggiungere quanto prima il suo padrone vero, l israeliano, rispetto a quello indiano prestanome, e mi ha rinviato a risentirci più tardi, quando nei giardini del Politecnico il suo cellulare oramai non rispondeva più. Non mi restava che di telefonare a papa Kailash per chiedergli ulteriori notizie. Con gran piacere ho sentito da lui che aveva già telefonato al ragazzo non una, ma più volte, nel corso della giornata , con cuore di padre riconciliato conil figlio. Tutto andava bene ed era proceduto per il meglio, gran caldo e affaticamento a parte, avrebbe provato a sua volta a risentire Ajay, che lo contattassi più tardi.
In quel cortile avvertivo intanto una profonda pace. Ancora non era stata pubblicata la mia recensione di una rassegna di disegni di pittori del Nord Italia che avevano appreso la maniera di Giulio Romano, le monografie che prima ancora di partire dall India avevo depositato preso la Biblioteca Comunale della mia città non erano stare ancora catalogate, né mio fratello aveva risposto alla mia lettera, in cui gli dicevo come per i sensi di colpa che mi incuteva che mia madre restasse affidata alle cure di mia sorella non riesco a consentirmi e a concedermi niente che possa sembrarmi un’approfittare ed un trarre vantaggio dalle sue costrizioni inderogabili, come per riuscire a vivere cosi sia riuscito a farmi venire a disdegno tutto e tutti quanti, e pur tuttavia abbia iniziato a pubblicare in forma di e-book tutto quello che ho scritto, e al pari delle musiche trite insediate nelle mie orecchie, abbia catturato la mia mente il sogno liberal snob di viaggiare per le Dolomiti e lungo i laghi lombardi in cabriolet, alla stregua vintage dei Fratelli d’Italia d’arbasiniana memoria, e non sia riuscito a sottrarmi all incanto di un’immagine che mi è giunta via internet di una spiaggia di Corfù striata nel suo biancore abbacinante dal mare e dal vento
Prendere atto di non potere contare sugli uomini infonde la pace più profonda, ed io mi riservavo di far sapere a Kailash, non appena ci fossimo risentiti, che se fossi morto in India provvedesse a informare i miei familiari solo a cremazione avvenuta, pregandoli soltanto di dimenticarmi il più possibile.
Ritornare per l’ ennesima volta come uno scanner sul mio testo sui templi Hindu in granito dei Chandelas sarebbe poi stata l ennesima prova di resistenza al dolore, nel vedere quante nuove imprecisioni, contorsioni, ripetizioni o lacune sconcertanti emergessero da quelle mie parole innumerevoli volte viste e riviste, e me ne disbrigavo per una tregua che mi desse respiro quando erano oramai quasi le otto, e dovevo allora far corrispondere quella mia telefonata tardiva a Kailash all’interloquire trafelato del mio avviarmi al supermercato che stava chiudendo..
Riavviavo la comunicazione come di ritorno potevo adagiarmi in poltrona, contento di avere da dire all’amico del mio cuore che avevo trovato sugli scaffali delle offerte già in via di esaurimento, che mi consentivano di spendere per il mangiare ed il bere quanto in India.
Certo , tutto bene, tik-è, mi ripeteva, a parte i 48 gradi di afa torrida riscontrati anche oggi , che spopolavano le vie di Khajuraho mentre affollavano di chilometri di chilometri di code automobilistiche i centri montani di villeggiatura come iInatal, e quanto alle sue vicende un certo malcontento del padrone in hotel, dopo che per l ennesimo giorno sì era ritrovato senza clienti. Ciò non toglieva che si stesse facendo in quattro per rinnovare televisori, condizionatori, tutto il mobilio e l arredo delle stanze al piano terra, pur di non ritrovarsi con dei turisti bengalesi scontenti della sistemazione e rissosi alla rèception. Lo stesso Principal della scuola di Poorti e Ajay era passato per comperarli di seconda mano, ma il padrone aveva venduto già tutto. Costui l’aveva comunque aiutato a pagare il viaggio per Ajay. Ed Ajay gli aveva lasciato 7.000 rupie del suo stipendio perché potesse dare un acconto congruo al proprietario del terreno che il nonno aveva forzato Kailash ad acquistare nel più disagevole e gramo dei siti, pur di profittare delle agevolazioni del governo precedente di Modi, mentre non aveva voluto saperne di prestare il suo nome ed il suo status di contadino per acquistarne un altro, in buona posizione, in quanto la famiglia di Kailash vi si sarebbe ritrovata con tutto intorno gente dalit. In tal modo, tornava a ripetermi Kailash, nel trasporto della sua soddisfazione per la cosa, grazie al contributo di Ajay mi sgravava di quell’onere.Peccato che anche cosi, restassero in sospeso 15.000 rupie ancora da versare, prima che il campo fosse suo.Poi, per farne che cosa? Ho chiesto a Kailash , nel timore che tornasse per questo a inguaiarmi.“Per rivenderlo appena posso” la sua risposta di sollievo per me giudiziosa. Altre, nell’afa del suo cielo caliginoso, erano le nubi che stavano in lui addensate. Anche nella vicina Chhatarpur, come già in Rajasthan, nell Uttar Pradesh, nella capitale Bhopal, si era verificato un caso o tentativo di stupro di una bambina. Nella capitale distrettuale durante l' ennesima festa di nozze
era appena avvenuto, , che un uomo, guarda caso il solito muslim, avesse chiesto ad una bambina di dodici anni di appartarsi con lui nel giardino. Per fortuna altri ospiti l’avevano notato e lo stupro era stato sventato. Ma a Bareli, nell Uttar Pradesh, un’altra bambina aveva accettato l invito di un giovane uomo a salire con lei in bicicletta per fare prima a tornare a casa da suo padre in attesa, e da allora non è stata più rivista. Capita oramai tutte le volte che gli chiedo dell’India, che abbia notizie del genere da riportarmi, e che abbia la testa stravolta da questo, tanto più se pensa alla nostra Poorti, al nostro Chandu, che ogni notte dovrà ora lasciare in casa da soli con la madre per il suo turno in hotel, per tutto il tempo durante il quale non potrà fare affidamento su Ajay di guardia, fin che non rientri da Dharamsala. E che il fatto fosse accaduto a Chhatarpur, nelle vicinanze, gli faceva incombere il pericolo come se fosse di casa, in una Khajuraho, dove da che ci vivo più a lungo, due bambini sono stati seviziati e uccisi e poi gettati nei pozzi, il figlio di un suo conoscente è stato decapitato e la sua testa è finita in pasto ai cani. Avessi saputo di tale risvolto dei fatti, prima che Ajay ripartisse per un mese soltanto di lavoro, Ajay che come Mohammed reagisce all’ orrore invocando le punizioni islamiche a colpi di scimitarra, gli avrei almeno chiesto se ne valeva la pena, tanto più che doveva essere di ritorno in un ristorante che era stato coinvolto a sua insaputa e del proprietario in un traffico di crack con i turisti che fossero israeliani. Altro che spiritualità buddhista tra le prime alture himalayane, ristorata dalla presenza di stanza nel luogo del Dalai Lama…Paure indiane
13 giugno 2019
Quando erano già le sei del pomeriggio oggi ho telefonato ad Ajay, prima che a Kailash, per sapere dal ragazzo a che punto fosse del suo viaggio di rientro in Dharamsala, per tornarvi al lavoro in cucina fino alla ripresa delle scuole a metà luglio. Immaginavo di trovarlo sull’autobus da Delhi a Dharamsala, ed invece era già in prossimità del ristorante in cui lavora ed alloggia, nella parte alta del villaggio, McLeod Ganj , dove si concentrano i rifugiati tibetani e tutto costa di più perché vi risale a dorso d’asino. In giornata non si è intrattenuto in Delhi e come è arrivato alla stazione ferroviaria di Nizamuddin si è subito avviato a quella degli autobus di Kashmiri gate per Dharamsala Era la prima volta che il nostro Ajay viaggiava da solo, e volevo da lui sapere quanto l’avesse trovato bello e avventuroso, dopo i viaggi di ogni sorta che abbiamo vissuto insieme. Ma Ajay era stanco del viaggio, in un India stremata anche nelle località di montagna dal gran caldo, voleva raggiungere quanto prima il suo padrone vero, l israeliano, rispetto a quello indiano prestanome, e mi ha rinviato a risentirci più tardi, quando nei giardini del Politecnico il suo cellulare oramai non rispondeva più. Non mi restava che di telefonare a papa Kailash per chiedergli ulteriori notizie. Con gran piacere ho sentito da lui che aveva già telefonato al ragazzo non una, ma più volte, nel corso della giornata , con cuore di padre riconciliato conil figlio. Tutto andava bene ed era proceduto per il meglio, gran caldo e affaticamento a parte, avrebbe provato a sua volta a risentire Ajay, che lo contattassi più tardi.
In quel cortile avvertivo intanto una profonda pace. Ancora non era stata pubblicata la mia recensione di una rassegna di disegni di pittori del Nord Italia che avevano appreso la maniera di Giulio Romano, le monografie che prima ancora di partire dall India avevo depositato preso la Biblioteca Comunale della mia città non erano stare ancora catalogate, né mio fratello aveva risposto alla mia lettera, in cui gli dicevo come per i sensi di colpa che mi incuteva che mia madre restasse affidata alle cure di mia sorella non riesco a consentirmi e a concedermi niente che possa sembrarmi un’approfittare ed un trarre vantaggio dalle sue costrizioni inderogabili, come per riuscire a vivere cosi sia riuscito a farmi venire a disdegno tutto e tutti quanti, e pur tuttavia abbia iniziato a pubblicare in forma di e-book tutto quello che ho scritto, e al pari delle musiche trite insediate nelle mie orecchie, abbia catturato la mia mente il sogno liberal snob di viaggiare per le Dolomiti e lungo i laghi lombardi in cabriolet, alla stregua vintage dei Fratelli d’Italia d’arbasiniana memoria, e non sia riuscito a sottrarmi all incanto di un’immagine che mi è giunta via internet di una spiaggia di Corfù striata nel suo biancore abbacinante dal mare e dal vento
Prendere atto di non potere contare sugli uomini infonde la pace più profonda, ed io mi riservavo di far sapere a Kailash, non appena ci fossimo risentiti, che se fossi morto in India provvedesse a informare i miei familiari solo a cremazione avvenuta, pregandoli soltanto di dimenticarmi il più possibile.
Ritornare per l’ ennesima volta come uno scanner sul mio testo sui templi Hindu in granito dei Chandelas sarebbe poi stata l ennesima prova di resistenza al dolore, nel vedere quante nuove imprecisioni, contorsioni, ripetizioni o lacune sconcertanti emergessero da quelle mie parole innumerevoli volte viste e riviste, e me ne disbrigavo per una tregua che mi desse respiro quando erano oramai quasi le otto, e dovevo allora far corrispondere quella mia telefonata tardiva a Kailash all’interloquire trafelato del mio avviarmi al supermercato che stava chiudendo..
Riavviavo la comunicazione come di ritorno potevo adagiarmi in poltrona, contento di avere da dire all’amico del mio cuore che avevo trovato sugli scaffali delle offerte già in via di esaurimento, che mi consentivano di spendere per il mangiare ed il bere quanto in India.
Certo , tutto bene, tik-è, mi ripeteva, a parte i 48 gradi di afa torrida riscontrati anche oggi , che spopolavano le vie di Khajuraho mentre affollavano di chilometri di chilometri di code automobilistiche i centri montani di villeggiatura come iInatal, e quanto alle sue vicende un certo malcontento del padrone in hotel, dopo che per l ennesimo giorno sì era ritrovato senza clienti. Ciò non toglieva che si stesse facendo in quattro per rinnovare televisori, condizionatori, tutto il mobilio e l arredo delle stanze al piano terra, pur di non ritrovarsi con dei turisti bengalesi scontenti della sistemazione e rissosi alla rèception. Lo stesso Principal della scuola di Poorti e Ajay era passato per comperarli di seconda mano, ma il padrone aveva venduto già tutto. Costui l’aveva comunque aiutato a pagare il viaggio per Ajay. Ed Ajay gli aveva lasciato 7.000 rupie del suo stipendio perché potesse dare un acconto congruo al proprietario del terreno che il nonno aveva forzato Kailash ad acquistare nel più disagevole e gramo dei siti, pur di profittare delle agevolazioni del governo precedente di Modi, mentre non aveva voluto saperne di prestare il suo nome ed il suo status di contadino per acquistarne un altro, in buona posizione, in quanto la famiglia di Kailash vi si sarebbe ritrovata con tutto intorno gente dalit. In tal modo, tornava a ripetermi Kailash, nel trasporto della sua soddisfazione per la cosa, grazie al contributo di Ajay mi sgravava di quell’onere.Peccato che anche cosi, restassero in sospeso 15.000 rupie ancora da versare, prima che il campo fosse suo.Poi, per farne che cosa? Ho chiesto a Kailash , nel timore che tornasse per questo a inguaiarmi.“Per rivenderlo appena posso” la sua risposta di sollievo per me giudiziosa. Altre, nell’afa del suo cielo caliginoso, erano le nubi che stavano in lui addensate. Anche nella vicina Chhatarpur, come già in Rajasthan, nell Uttar Pradesh, nella capitale Bhopal, si era verificato un caso o tentativo di stupro di una bambina. Nella capitale distrettuale durante l' ennesima festa di nozze
Che provvedesse il mio amico a spiegare ancora una volta a Poorti il rischio che può correre,a farle capire davvero che cos’è in realtà uno stupro, che non si tratta di evitare chi può dare fastidio e importunare perché è stupido o un antipatico. Mi ha detto di quante volte ci ha provato, con l’aiuto di Vimala, in hindi, o usando il vernacolo Bhundeli.
Anche a Chandu, facesse capire qualcosa.
E’ per essere sempre avvisato in tempo di quel che può capitare, che un giorno sì e un giorno no lascia a Chandu e Poorti lo smartphone in uso quando li abbandona per l hotel..
Glielo lasciasse ogni sera l’ho pregato, più che consigliato, dicendogli che può bastare che mi chiami perché lo ricontatti prima di partire da casa.
E come sarò di ritorno il primo smartphone che acquisterò sarà per Poorti, mi sono con lui ripromesso, per sua sicurezza e per la sua gioia, in quanto che non deve restare l ultima ad averlo rispetto ai fratelli perché è una ragazza. Al mio amico l’avevo già detto, del resto, che ciò che più mi contrariava di Mohammad, era che lo smartphone che avevo acquistato da lui per riservarlo a Poorti, , se lo fosse ripreso sottraendolo tuttora alla bambina con la scusa che non lo ritrovava più, non avendo le rupie per sostituire quello che aveva rotto al seguito degli altri , mentre mi ero fatto una ragione che non lo utilizzasse mai per telefonarmi.
Kailash intanto, incupito nella sua stupidità atroce, così mi sembrava, che aveva lasciato partire un Ajay cui importava più di tutto lasciare il caldo e guadagnare altre rupie, Kailash inferociva al telefono contro gli stupratori indiani. “ Li ucciderei direttamente, li ucciderei subito. Ma quei madarchod della polizia li portano via dalle mani di quelli che vorrebbero farlo. ..Ho sentito che in America , ed anche in Corea del Sud vogliono fare un’iniezione a quelli che stuprano, così che non hanno più l’energia per farlo, un’iniezione che sono essi stessi a dover pagare. Ma io sono per l uccisione diretta” mi riconfermava in tutta la cupezza della sua angoscia.Del resto che cosa non era divenuto contro di me, l’amico carissimo, quel pomeriggio in cui già ci sentivamo certi del peggio, cinque ora dopo che Poorti si era allontanata con le sue amiche sulla mia bicicletta, su richiesta del padre che le concedessi di usarla,, ed ancora non aveva fatto ritorno e dato notizie di sé, minacciandomi per essermi attentato a inveire che nel frattempo non si fossero messi in apprensione, " murk, murk, murk, stupidi tutti quanti2, e a dir male di Poorti, stupida anch'essa, per quanto fosse stata sconsiderata e sventata
Che provvedesse a informare di nuovo e davvero i bambini, gli ripetevo ieri in risposta, che cercasse chi potesse prendere il suo posto in casa, di notte. Il fratello Manoj, no, non era possibile, si era ammalato con l’acqua dell’ hotel e ne aveva ancora per una settimana, il nipote Raju era in vacanza, come lo zio.
Chissà,mi sono poi chiesto, se per 75 rupie per notte Mohammad potrebbe restare a dormire presso la nostra famiglia invece che a casa sua.
Gli dirò di domandarglielo, domani. Intanto sapeva dirmi, Kailash, perché mi aveva accennato i giorni scorsi alla presenza in India della mafia nigeriana?
“ Perché sono loro che qui controllano lo spaccio del crack” mi ha risposto tra uno sbadiglio e l’altro che l’avviava già al sonno.
Anche a Chandu, facesse capire qualcosa.
E’ per essere sempre avvisato in tempo di quel che può capitare, che un giorno sì e un giorno no lascia a Chandu e Poorti lo smartphone in uso quando li abbandona per l hotel..
Glielo lasciasse ogni sera l’ho pregato, più che consigliato, dicendogli che può bastare che mi chiami perché lo ricontatti prima di partire da casa.
E come sarò di ritorno il primo smartphone che acquisterò sarà per Poorti, mi sono con lui ripromesso, per sua sicurezza e per la sua gioia, in quanto che non deve restare l ultima ad averlo rispetto ai fratelli perché è una ragazza. Al mio amico l’avevo già detto, del resto, che ciò che più mi contrariava di Mohammad, era che lo smartphone che avevo acquistato da lui per riservarlo a Poorti, , se lo fosse ripreso sottraendolo tuttora alla bambina con la scusa che non lo ritrovava più, non avendo le rupie per sostituire quello che aveva rotto al seguito degli altri , mentre mi ero fatto una ragione che non lo utilizzasse mai per telefonarmi.
Kailash intanto, incupito nella sua stupidità atroce, così mi sembrava, che aveva lasciato partire un Ajay cui importava più di tutto lasciare il caldo e guadagnare altre rupie, Kailash inferociva al telefono contro gli stupratori indiani. “ Li ucciderei direttamente, li ucciderei subito. Ma quei madarchod della polizia li portano via dalle mani di quelli che vorrebbero farlo. ..Ho sentito che in America , ed anche in Corea del Sud vogliono fare un’iniezione a quelli che stuprano, così che non hanno più l’energia per farlo, un’iniezione che sono essi stessi a dover pagare. Ma io sono per l uccisione diretta” mi riconfermava in tutta la cupezza della sua angoscia.Del resto che cosa non era divenuto contro di me, l’amico carissimo, quel pomeriggio in cui già ci sentivamo certi del peggio, cinque ora dopo che Poorti si era allontanata con le sue amiche sulla mia bicicletta, su richiesta del padre che le concedessi di usarla,, ed ancora non aveva fatto ritorno e dato notizie di sé, minacciandomi per essermi attentato a inveire che nel frattempo non si fossero messi in apprensione, " murk, murk, murk, stupidi tutti quanti2, e a dir male di Poorti, stupida anch'essa, per quanto fosse stata sconsiderata e sventata
Che provvedesse a informare di nuovo e davvero i bambini, gli ripetevo ieri in risposta, che cercasse chi potesse prendere il suo posto in casa, di notte. Il fratello Manoj, no, non era possibile, si era ammalato con l’acqua dell’ hotel e ne aveva ancora per una settimana, il nipote Raju era in vacanza, come lo zio.
Chissà,mi sono poi chiesto, se per 75 rupie per notte Mohammad potrebbe restare a dormire presso la nostra famiglia invece che a casa sua.
Gli dirò di domandarglielo, domani. Intanto sapeva dirmi, Kailash, perché mi aveva accennato i giorni scorsi alla presenza in India della mafia nigeriana?
“ Perché sono loro che qui controllano lo spaccio del crack” mi ha risposto tra uno sbadiglio e l’altro che l’avviava già al sonno.
sabato 1 giugno 2019
E come e più di Mohammad
E come e più di Mohammad, fece fu lo stesso Ajay,
nell’uso fraudolento delle mie card,
Mohammad , come già
Kailash,
sottraendosi nel vino nell’alcool ad ogni debito di gratitudine,
in vino l' atra veritas
del suo farsi di me il
più rancoroso nemico,
nel mordermi atroce
morso dal bisogno,
tra nessun altro di tanti amici che ha al mondo che
sia a lui sensibile.,
in un universo indiano di lupi di che volto gentile di amici, gentile,
di sodali di soli bagordi e inettitudine oziosa.
Finchè da Delhi,
antica conoscenzam
non ha fatto ritorno
hari rom,
e di lui ha fatto a
suo dire il suo koinoor,
si direbbe piuttosto un giornalista spiantato,
ma in conformità con il proprio talento,
che senza gran che
saper leggere e scrivere all’app può
dettare,articoli
per il resto affumicato dall’alcool, illuminato di marjuana,
quanto pieno di vita col respiro del vento,
tagliente ed ingenuo nella sua cara mente geniale
“ Khajuraho è un inferno,
i giovani vivono della corruzione dei padri,
con le mie inchieste questa li farò tremare,
sarò un Robin Hood, si ripromette, ma a metà,
toglierò ai ricchi senza lasciarlo ai poveri”
SE lo ricerco sa solo chiedermi aiuto in denaro,
si rifiuta di rispondermi, adduce scusami per poi non
ritelefonarmi,
ma tanto mi basta, io
resto nel sogno di lui ,
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