Ciò che il nostro sindaco e i suoi laudatores sembrano ignorare o disconoscere /di cui il nostro sindaco
sembra non avere ancora contezza/ ancora ventriloquiando Renzi e Franceschini, è
come il turismo , tanto più se entra in simbiosi con la civiltà dello spettacolo
e dell intrattenimento, tenda a
divenire nell universo mondo una sorta di malefica pianta epifita, che non lascia spazio intorno a se ad ogni altra
attività che non sia afferente, e rinsecchisce l’albero da cui cresce, e si
espande, di quanto sia ogni forma altra di cultura ed arte . Ecco allora che un’ amministrazione civica
tende sempre più a delegare alle confraternite che congruamente finanzia, e a se così lega. la crescita civica dei propri
cittadini attraverso la fruizione del loro patrimonio artistico , che è quanto dovrebbe essere il suo compito primario, per
devolvere ogni suo eminente sforzo ad attrarre
turisti, sempre più turisti, con una valorizzazione dei propri beni che ne è una crescente commercializzazione, la riduzione a location di grandi eventi e mostre preconfezionate altrove,. nel miraggio di fare prospera la citta tuttà anzichè un proprio cerc hio e una ristretta cerchia Così avanza un processo di espropriazione
/Alienazione dei cittadini rispetto del proprio patrimonio storico, che anziché farne crescere la
soggettività e la sensibilità attraverso la Partecipazione, con la P maiuscola, a quanto è il
passato, il presente e il futuro della propria città, a ciò che è ricerca, reinterpretazione e progettazione del suo destino, per il tramite, ad esempio, di musei della città costruiti in proprio
da istituti scolastici, fondazioni e accademie, con una sovrintendenza generale dei lavori, beninteso o di spazi
espositiv, aperto al pubblico dibattito e confronto, di di ogni restauro o piano o cantiere o laboratorio in essere per il futuro, li assimila
ai turisti quali clienti e consumatori
passivi, , basta appena un clic, quanto dei servizi civici di ciò che di fantasmagorico la
corte del principe sindaco allestisce e imbandisce loro dall’alto, consentendone il solo plauso con l’auspicio di un voto amministrativo a suo favore. E' proprio questo, che al di la di ogni eventuale opera
benemerita di tutela edi recupero e reintegrazione, il nostro sindaco intende come
valorizzazione di una città quale Mantova, che già a suo dire è altrettanto bella quanto da vendere , secondo i parametri ministeriali che cultura ed arte siano il nostro petrolio,e cui
guardare dall’alto di una torre medioevale ridotta a belvedere per pochi rampicanti forestieri, non certo per l’agile salita in cima dei
suoi concittadini, in una città ch’è di vecchi, ma sempre meno per vecchi , sempre che non siano arzilli giovanilisti . Chissà se qualcuna che gli è accanto
si ricorderà ancora la profezia che da Cassandra o gufo del malaugurio feci a lei in
facebook. Non è che ci ridurremo tutti quanti intorno a la Tor dal sucar? Purtroppo
sbagliai allora soltanto la torre di
riferimento
lunedì 31 luglio 2017
lunedì 17 luglio 2017
Se in Italia
Se in Italia ora me ne sto tutto il giorno chiuso in casa e
non ho voglia di uscirne che per necessità impellenti, una delle ragioni
snervanti, più che il gran caldo, è che giunto oramai alla fase terminale della
mia esistenza, mi deprime incontrarmi per strada con conoscenti ed amici cui
nulla interessi di quel che penso o che sento, quale sia la mia vita sensibile
e mentale, ma ben attenti a quanto sia più grasso o decrepito. Né mi va di
sentire levarsi nel dibattito la veemenza di chi
suppone che chi è avversario o nemico è tale perché è un cretino, fascista o
leghista o penta stellato o piddino che sia, e che contro lo jus soli ci sia
ancora chi invoca che le colpe dei padri debbano ricadere sui figli , o quelle
del forestiero che delinque su chiunque sia ancora straniero in Italia,
escludendolo dalla cittadinanza italiana benché in Italia sia nato, ne
frequenti le scuole e ne parli la lingua nazionale. Tanto meno mi vanno i panem
et circenses estivi di una classe politica che non riesce ad allestire che ciò
sa e conosce, nella sua formazione politica cresciuta anziché su poeti,
letterati, economisti, filosofi e sociologi, su tutto quanto fa intrattenimento
e spettacolo, è parola e musica di cantautori, o mossa o finta di un
calciatore.
E a sinistra e a destra, da amministratore o funzionario di stato, favoleggia la via Emilia perché è stata la via di congiungimento degli astri di Zucchero, del Liga, di Vasco Rossi, con quello maggiore di Francesco Guccini, nulla sapendone di quelli artistici di Attilio Bertolucci, Silvio d'Arzo, Pier Vittorio Tondelli, Antonio Delfini, Walter Siti e via continuando. E quanto al bread and circuses imbanditi in loco, non serve allettarmi con i luoghi comuni e gli equivoci (vedasi in merito Scansani Stefano) del mito artefatto di una cucina di principi e popolo, o che , pur di allestire appeasements di richiamo e successo da fare invidia a quelli areniani, da Seamus Heaney si sia approdati ad Elton John, prima di Sting, per la modica cifra minima di 95 euro a cranio, se in ascolto del baronetto non si è dei Vip.
E a sinistra e a destra, da amministratore o funzionario di stato, favoleggia la via Emilia perché è stata la via di congiungimento degli astri di Zucchero, del Liga, di Vasco Rossi, con quello maggiore di Francesco Guccini, nulla sapendone di quelli artistici di Attilio Bertolucci, Silvio d'Arzo, Pier Vittorio Tondelli, Antonio Delfini, Walter Siti e via continuando. E quanto al bread and circuses imbanditi in loco, non serve allettarmi con i luoghi comuni e gli equivoci (vedasi in merito Scansani Stefano) del mito artefatto di una cucina di principi e popolo, o che , pur di allestire appeasements di richiamo e successo da fare invidia a quelli areniani, da Seamus Heaney si sia approdati ad Elton John, prima di Sting, per la modica cifra minima di 95 euro a cranio, se in ascolto del baronetto non si è dei Vip.
venerdì 14 luglio 2017
Quasi una leggera morte
Prima che il treno da
Khajuraho mi conducesse con Kailash a Delhi
per fare rientro dopo alcuni giorni in Italia, chiedevo al mio amico e a Mohammad, che era
accorso in stazione in motocicletta per un ultimo congedo , di consentire a
Miraj che aveva accompagnato Mohammad, di scattare un’ultima fotografia che ci
vedesse raccolti insieme, concordi e
affettuosi dopo screzi e dissidi,
rivedendo la quale, come il treno si è messo, mi sentivo gioioso di poter
dire, pubblicandola in face book: Ecco l’immagine di una felicità
concessa a chi non vive soltanto per se stesso”. Pur tra le lacrime , quando al
telefono Mohammad, rientrato in hotel,
cessava di parlare sopraffatto dai
singhiozzi.
Ma ora non ne è più nulla di tali immagini, finite perdute
con ogni altra che ho scattata in India
durante questa mia ultima permanenza, di
templi hindu sconosciuti o di amate sembianze, con i miei computer e tutto il materiale dei miei scritti, di tutti i documenti e testi e degli ebook di altri autori che contenevano, con le mie fotocamere e lo
smartphone che Mohammad mi aveva assicurato di seconda mano, per il furto della borsa che li conteneva che in
una fase di dormiveglia ho subito alla stazione centrale di Milano,al mio
rientro dell India in attesa nel corso
della notte del primo treno mattutino diretto a Mantova, per opera di una gang di malfattori
extracomunitari. Che altro non posso
pensare, se nel giro di un’ora alla
polizia giudiziaria cui denunciavo il
furto si succedevano un altro anziano e
una giovane ragazza in lacrime, vittime anch’esse di rapine. La psichiatra del Fatebenefratelli , cui chiedeva un
consulto nel suo referto parlava di mie reazioni
normali, pur sempre nel mio stato di depressione permanente, mi diceva che che potevo
già lasciare Milano e che non
dovevo avere paura di ritrovarmi da solo nelle stanze del mio appartamento a
Mantova, dove distaccato dal luogo del
furto avrei avvertito
appieno il senso dell’avvenuta perdita. La mia mente era in realtà sospesa e si era auto sedata in
una stato di stupefazione attonita,
cercando appigli, nel vuoto della
perdita, a quanto avevo pur avuto e avrei trovato modo di salvare. Per mia fortuna , disattendendo alle
indicazioni dell’addetto al chek in nell’aeroporto di Delhi, avevo conservato
nei bagagli un hard disk con i miei testi principali, e nel mio blog avevo
avuto modo di salvare ogni mio resoconto indiano, e vi
avevo stipato tutti i dischi dei dizionari e del mio web site, ma quanto di
irrimediabilmente perduto veniva a mancare all’appello, quando la memoria aveva le capacità di ripercorrere i dati che
potevano essere finiti perduti, ogni
immagine che avessi scattato dei
monumenti islamici e moderni ignoti ai
più che avessi scattato in Delhi, tutte
quante quelle, preziosissime e altrimenti irreperibili ovunque, dei templi hindu che avevo ritrovato
con Kailash nei dintorni di Mahoba e di Chitrakoot, senza il cui supporto ogni
mia ricerca in corso da ultimare restava un sentiero interrotto, per riprendere
il quale, al mio ritorno in India, avrei dovuto ripetere i viaggi e riscattare ogni
foto, con nuovi apparecchi dall’acquisto
proibitivo.
Per giorni, finora, come tutt’ora ho seguitato a compiere
ogni cosa da fare e a conservare i contatti indispensabili come in uno stato di
leggera morte, in cui la rimozione dell’avvenuto si faceva confuso distacco e indiana rinuncia,
senso di liberazione come se la perdita
mi avesse alleviato di un fardello, e come la falena al fuoco di una lucerna,
bruciassi più inconsistente ed evacuato vuoto
del mio annientamento in corso.
Mi ha sostenuto in tale precipizio la ritrovata immersione nell universo
librario, Schopenhauer, don Milani,
Mandelstam o Kushwant Singh che fossero i ritrovati autori, nel silenzio dell India in cui l’atman ritrova il suo Brahman ritirandosi dal mondo.
Con il piacere, nei miei contatti con chi ho di così caro in
India, che Mohammad abbia ritrovato la via della scuola, e che mi sappia dire
dei più grandi poeti in urdu, di Mirza Ghalib come di Mir taqi Mir, di Mirza Ghalib citandomi due versi che ho ritrovato in una versione
inglese “Let me get drunk in the mosque,
Or show me the place where God abstains!”
Or show me the place where God abstains!”
sabato 1 luglio 2017
Razza padrona
Razza padrona
"Are you
sleeping?” è il rimprovero che a Kailash ha inoltrato ieri mattina il suo
padrone, uno dei figli del proprietario dell Hotel Harmony, per averlo sorpreso
tramortito dal sonno tra le 9 e le 10 del mattino.
“La verità, mi ha detto Kailash, è che anche ieri notte in Hotel non ho dormito per tenerlo aperto e avvistare i turisti indiani che arrivassero prima dell’alba”.
Anche stamane a 45 giorni dalla sua assunzione, non se ne parla nemmeno di retribuirlo, il proprietario dell’hotel Surya è uno dei tanti che gli chiede ogni giorno di passare alle sue dipendenze, ma per il rispetto che ha per il suo padrone più che per me e per i suoi figli, Kailash tergiversa ancora senza decidersi.” Kailash, gli ho appena ripetuto, per pagarti il tuo padrone deve fare soltanto quello che ho appena fatto per te e i nostri cari, andare all atm e prelevare 4.000 rupie invece delle 10.000 che ho appena ritirato per noi tutti”.
E’ lo stesso per Ajay, e lo stesso per Mohammad. Manoj, il suo proprietario, se ne è andato fuori di Khajuraho dopo avere solo promesso che provvederà al pagamento quando farà ritorno. Con il ragazzo che è di turno di notte è già in ritardo di 10 giorni nel pagamento del salario che gli spetta.
E' la solita storia, per Kailash, Mohammad, od Ajay, di un proprietario o big owner che si assenta, e ai figli o a chi resta non dà alcuna disposizione o mandato di pagamento dei salari dovuti ai propri lavoratori
“Mohammad, voi avete bisogno di quel denaro per mangiare e per campare, il vostro salario viene prima di tutto, che ne sarebbe di Kailash e dei suoi e di te, se oltre al salario non riceveste il mio aiuto? E’ o non è così? Che ci vuole a tenere conto in un registro di quando i propri lavoratori devono essere pagati e assicurarne la retribuzione prima di qualsiasi partenza. Quando lascio la casa di Kailash io pago in anticipo ogni conto in sospeso”
“ Yes, but save quiet mind , don t be exagerated…”
Al che innervosendomi ulteriormente più di quanto le sue parole potessero calmarmi “ Sono io, o è la situazione che è troppo esagerata?”
E’ la stessa storia, quella di Kailash, di Mohammad, di Ajay, che è alle origini della mia acquisizione di uno smartphone Lenovo, di seconda mano, che ho dovuto pur procurarmi per provvedere nei prossimi giorni alle fotografie dei templi di Akora, nell'Uttar Pradesh.
Era di un amico di Mohammad in Kanpur, il cui padrone se ne è andato in pellegrinaggio alla Mecca senza dare disposizioni perché il giovinetto fosse remunerato E siccome a giorni incombe la festa di Id, per la quale serviva assolutamente un vestito nuovo all’amico di Mohammad ed a sua madre, il giovane si è rifatto a Mohammad per procurarsi i soldi degli abiti rivendendo lo smart-phone, il ricavato della cui vendita gli è pervenuto per il tramite di un cugino di Mohammad che in Kanpur ha fatto ritorno.
Se c’è una morale di fondo di tutto questo é che Mohammad e Kailash sono oramai entrambi molto più forti di me, in un India dove sopravvive e resiste chi non ha alcun senso dei suoi diritti o ne fa tacere la voce.
“La verità, mi ha detto Kailash, è che anche ieri notte in Hotel non ho dormito per tenerlo aperto e avvistare i turisti indiani che arrivassero prima dell’alba”.
Anche stamane a 45 giorni dalla sua assunzione, non se ne parla nemmeno di retribuirlo, il proprietario dell’hotel Surya è uno dei tanti che gli chiede ogni giorno di passare alle sue dipendenze, ma per il rispetto che ha per il suo padrone più che per me e per i suoi figli, Kailash tergiversa ancora senza decidersi.” Kailash, gli ho appena ripetuto, per pagarti il tuo padrone deve fare soltanto quello che ho appena fatto per te e i nostri cari, andare all atm e prelevare 4.000 rupie invece delle 10.000 che ho appena ritirato per noi tutti”.
E’ lo stesso per Ajay, e lo stesso per Mohammad. Manoj, il suo proprietario, se ne è andato fuori di Khajuraho dopo avere solo promesso che provvederà al pagamento quando farà ritorno. Con il ragazzo che è di turno di notte è già in ritardo di 10 giorni nel pagamento del salario che gli spetta.
E' la solita storia, per Kailash, Mohammad, od Ajay, di un proprietario o big owner che si assenta, e ai figli o a chi resta non dà alcuna disposizione o mandato di pagamento dei salari dovuti ai propri lavoratori
“Mohammad, voi avete bisogno di quel denaro per mangiare e per campare, il vostro salario viene prima di tutto, che ne sarebbe di Kailash e dei suoi e di te, se oltre al salario non riceveste il mio aiuto? E’ o non è così? Che ci vuole a tenere conto in un registro di quando i propri lavoratori devono essere pagati e assicurarne la retribuzione prima di qualsiasi partenza. Quando lascio la casa di Kailash io pago in anticipo ogni conto in sospeso”
“ Yes, but save quiet mind , don t be exagerated…”
Al che innervosendomi ulteriormente più di quanto le sue parole potessero calmarmi “ Sono io, o è la situazione che è troppo esagerata?”
E’ la stessa storia, quella di Kailash, di Mohammad, di Ajay, che è alle origini della mia acquisizione di uno smartphone Lenovo, di seconda mano, che ho dovuto pur procurarmi per provvedere nei prossimi giorni alle fotografie dei templi di Akora, nell'Uttar Pradesh.
Era di un amico di Mohammad in Kanpur, il cui padrone se ne è andato in pellegrinaggio alla Mecca senza dare disposizioni perché il giovinetto fosse remunerato E siccome a giorni incombe la festa di Id, per la quale serviva assolutamente un vestito nuovo all’amico di Mohammad ed a sua madre, il giovane si è rifatto a Mohammad per procurarsi i soldi degli abiti rivendendo lo smart-phone, il ricavato della cui vendita gli è pervenuto per il tramite di un cugino di Mohammad che in Kanpur ha fatto ritorno.
Se c’è una morale di fondo di tutto questo é che Mohammad e Kailash sono oramai entrambi molto più forti di me, in un India dove sopravvive e resiste chi non ha alcun senso dei suoi diritti o ne fa tacere la voce.
" Siano dolci, siano amare, sono sempre parole d'amore"
( abbozzo originario)
( abbozzo originario)
“ Kailash, dicevo al mio amico durante la cena in Chitrakoot che precedeva il nostro rientro notturno a Khajuraho,- anche se mentre stiamo insieme la mia mente va via ed è perduta lontano, con te non sono e non mi sento mai solo. Sono stati un’altra volta bellissimi i nostri giorni di viaggio”
Nei dintorni di Citrakoot ci eravamo aggirati per due giorni alla ricerca dei templi perduti, in Gonda, Ramnagar e villaggi circostanti, prima di rivisitare la piccola Varanasi tinteggiata meravigliosamente di un ocra arancione nei suoi templi e palazzi ed edifici contigui , lungo il Ram Ghat che si affaccia sul fiume Mandakini, di percorrere sfiniti e contenti l intero Perikrama intorno al colle sacro al dio Rama, dove la leggenda vuole che per dodici anni sarebbe rimasto in esilio con Sita e Lakshmana.
“ Grazie”, mi diceva un commosso Kailash., prima di replicarmi come atto di gratitudine
“E quanto a me, io non ero una persona prima del 2005”, l’anno in cui ci siamo conosciuti.
Ma sarebbe bastato quel che è accaduto nella stazione di Karvi in attesa del treno che ci avrebbe ricondotto in Khajuraho, ad infrangere ogni nostra presunzione che la nostra amicizia ci avesse elevato ad una condizione infrangibilmente superiore.
Kailash mi lasciava solo con tutti i bagagli e le borse a fronteggiare delle scimmie che con i loro piccoli in grembo o sul dorso si erano avventurate lungo i binari, e quando una di esse mi si avvicinava ed iniziava ad armeggiare con uno zaino per portarmelo via, invece di soccorrermi egli ne rideva distante.
Io , sentendo dalla mia parte ogni ragione, lo maltrattavo di fronte a tutti con parole offensive, rimproverandolo in hindi di stupidità assoluta, prima che mi si riaccostasse umiliato, e non trovasse altra giustificazione che chiamando in causa la sua paura delle scimmie.
La paura che di nuovo era prevalsa sui suoi sentimenti, come la notte in cui non aveva trovato il coraggio di donare il sangue che serviva ad assicurare la vita di Vimala e di Chandu , quando la moglie aveva partorito il nostro ultimo bambino.
Kailash cercava di rifarsi in ogni modo, facendosi finalmente carico di ogni bagaglio, al sovrappasso che dovevamo risalire e discendere per prendere il treno in arrivo, e quando sopraggiungeva, pur nella concitazione di risalire alla nostra carrozza eglitrovava il tempo e i modi gentili per orientare un indiano anziano e confuso che era diretto ugualmente a Khajuraho per visitarne i templi, quando io inorridito dal suo aspetto trasandato e repellente, avrei voluto che l’amico si prendesse cura soltanto di noi due, affrettandosi a raggiungere una carrozza che restava distante
“ Per lui c’è l Ufficio turistico, se ne ha bisogno”
Così dicendo alla faccia di ogni mia missione culturale universale, del mio disperare che sia disattesa ogni mia indagine e ricerca su tale patrimonio artistico così lungamente condotta.
E ieri al mio rientro, sarei dovuto venire al dunque con Mohammad., quanto alla conclusione dei suoi studi, e a ciò che resti ancora della nostra amicizia.
Nell’ hotel in cui lavora, quando ci siamo rivisti, gli ho chiarito subito che giunti a tal punto non intendevo più né pagargli la reiscrizione a una scuola privata né effettuare il passaggio a quella pubblica, visto che a due giorni soltanto dalla mia partenza nessuna sollecitazione mi era da lui pervenuta in un qualsiasi senso, che al solo fare cenno a tale questione, cadeva ogni volta la linea ed ogni discorso che .intendessi affrontare.
“ Tu preferisci considerarti uno stupido ragazzo con una mente stupida pur di non studiare ancora, “che fare valere l’eccellenza del tuo cervello…
Rientravo in casa di Kailash, e lo ritrovavo al suo risveglio con Vimala e Chandu. Chiedevo all’amico di dire al bambino che sarei partito per l Italia, da cui solo dopo vari mesi sarei rientrato in India, e di chiedergli se era il caso che da lui e tra loro facessi ritorno, o che rimanessi nel mio paese una buona volta per sempre.
Chandu gli rispondeva che voleva che facessi ritorno, poi soggiungeva in hindi altro, che chiedevo a Kailash di tradurmi all’istante : “ Don’t go, Non andartene, è quanto Chandu vuole che ti dica”
Cosa più bella il mio bambino non poteva dirmi, ma quando mi sono ritrovato da solo in casa con lui, e mi sono messo a vigilarlo- la mamma era in realtà solo al di là della soglia-, ha seguitato a pregarmi di lasciarlo solo, e di andarmene via.
Mohammad l’avrei ricontattato più tardi al telefono, da cui mi aveva richiamato perché gli rendessi conto del fatto che avevo coinvolto di nuovo suo padre, in un estremo tentativo di convertirlo a seguitare fino alla fine il corso dei suoi studi.
Mohammad si trincerava dietro il nuovo corso assunto dalla sua vita con la sua prima attività lavorativa, per occultare il dato di fatto che gli mancava ogni interesse e volontà di fare ritorno a scuola
“ E’ il mio lavoro cui ora devo pensare, Manoj mi ha detto che se voglio ripetere la decima classe per tre giorni soltanto la settimana mi lascerà andare a scuola, dipende se di mattina o di pomeriggio. Prima viene l’ hotel, adesso per me…”
“ Manoj è un ex insegnante che non dovrebbe parlarti così, ma che ti parla così e ti ha pure già promesso un salario superiore di mille rupie, perché vuole tenerti in schiavitù nel suo albergo. Se tu davvero ci tieni alla scuola, è la scuola che deve venire per prima, e nessuno può obbligarti a perderla per curarti delle sue camere da letto e della sua reception”
“ Lo so che sbaglio, Mohammad veniva allo scoperto, ma la verità, what is true, è che non ho interesse ad andare a scuola. Tu e mio padre avete per me la stessa autorità. E se tu pagassi per me la scuola, so già che ci andrei un giorno o due, o tre, e che poi smetterei”
Se così stavano le cose, fosse fatta la sua volontà, secondo la sua libertà di scelta che aveva l ultima parola. E buona notte, e sogni d’oro di nuovo, per il mio caro ragazzo.
Avendo così posto fine a ogni mio tentativo di riavviarlo agli studi perché li ultimasse, non capivo, durante tutta la giornata odierna, come nei giorni trascorsi, il suo ostinarsi al telefono in una laconica freddezza nei miei riguardi.
Nella sala da pranzo dell’hotel non mi rivolgeva né la parola né lo sguardo.
Quando gli ritelefonavo di nuovo, rinviava a un’ora più tarda il nostro incontro, e allorché lo contattavo che la sera era già inoltrata, mi faceva sapere che non poteva mancare ad un ennesimo matrimonio
“ Arrivederci a ottobre, allora se è così”
Sulla via di casa il mio malumore cresceva nei confronti del ragazzo , e il suo parossismo mi faceva deviare verso l hotel dove forse l’avrei ancora ritrovato, come in effetti vi era ancora presente, per uno di quegli ultimatum in cui un’amicizia trova il suo termine:
“ Mohammad, se vuoi chiudere la nostra relazione, possiamo finirla qui”
“ Possiamo proprio chiuderla” mi replicava in tutta risposta, senza staccare lo sguardo dallo smartphone che digitava,
“ Tik-è and good bye for ever” sentenziavo in una stretta di mano.
A Kailash comunicavo di li a poco la fine inevitabile della mia amicizia con Mohammad, al che egli reagiva dicendo che avrebbe comunicato al padre che d’ora in poi egli avrebbe dovuto provvedere al ragazzo per ogni evenienza, che il figlio era ora come un uccello che avrebbe cavarsela in volo in tutto e per tutto con i soli suoi mezzi.
Non ancora mi capacitavo di quanto potesse essere successo, che Mohammad mi telefonava di nuovo con voce dimessa, per dirmi che cosa aveva ispirato il suo comportamento
“ Volevo che così tu soffrissi di meno, nel lasciarmi e nel ritrovarti in Italia senza di me”
“ Scusami , Mohammad, per come ho reagito”
“ Ti capisco. Chiunque avrebbe fatto come te… “
.” Solo che se tutto si fosse tra noi così concluso, mio caro, mi sarebbe stato molto più difficile fare ritorno . “
Kailash precedeva l’arrivo di Mohammad nella mia stanza, dove mi avrebbe lasciato di lì a poco, per portare al giovane che con lui si avvicendava di notte delle cibarie del matrimonio cui aveva illuso con me.
“ Se è come mi dici, se il tuo giovane l’ha fatto per questo, va bene, non ci sono problemi” e salutava l’arrivo del ragazzo con soddisfazione amichevole, in Mohammad rinsaldandosi ciò che ci unisce e ci lega.
“ Ora, gli dicevo con tutto il mio affetto, voleranno in un istante i giorni della nostra separazione, e il tuo richiamo sarò tanto più forte”
Che venisse pure l indomani, a me bastava già quanto il suo sopraggiungere avesse messo le ali alla mia felicità.
Nei dintorni di Citrakoot ci eravamo aggirati per due giorni alla ricerca dei templi perduti, in Gonda, Ramnagar e villaggi circostanti, prima di rivisitare la piccola Varanasi tinteggiata meravigliosamente di un ocra arancione nei suoi templi e palazzi ed edifici contigui , lungo il Ram Ghat che si affaccia sul fiume Mandakini, di percorrere sfiniti e contenti l intero Perikrama intorno al colle sacro al dio Rama, dove la leggenda vuole che per dodici anni sarebbe rimasto in esilio con Sita e Lakshmana.
“ Grazie”, mi diceva un commosso Kailash., prima di replicarmi come atto di gratitudine
“E quanto a me, io non ero una persona prima del 2005”, l’anno in cui ci siamo conosciuti.
Ma sarebbe bastato quel che è accaduto nella stazione di Karvi in attesa del treno che ci avrebbe ricondotto in Khajuraho, ad infrangere ogni nostra presunzione che la nostra amicizia ci avesse elevato ad una condizione infrangibilmente superiore.
Kailash mi lasciava solo con tutti i bagagli e le borse a fronteggiare delle scimmie che con i loro piccoli in grembo o sul dorso si erano avventurate lungo i binari, e quando una di esse mi si avvicinava ed iniziava ad armeggiare con uno zaino per portarmelo via, invece di soccorrermi egli ne rideva distante.
Io , sentendo dalla mia parte ogni ragione, lo maltrattavo di fronte a tutti con parole offensive, rimproverandolo in hindi di stupidità assoluta, prima che mi si riaccostasse umiliato, e non trovasse altra giustificazione che chiamando in causa la sua paura delle scimmie.
La paura che di nuovo era prevalsa sui suoi sentimenti, come la notte in cui non aveva trovato il coraggio di donare il sangue che serviva ad assicurare la vita di Vimala e di Chandu , quando la moglie aveva partorito il nostro ultimo bambino.
Kailash cercava di rifarsi in ogni modo, facendosi finalmente carico di ogni bagaglio, al sovrappasso che dovevamo risalire e discendere per prendere il treno in arrivo, e quando sopraggiungeva, pur nella concitazione di risalire alla nostra carrozza eglitrovava il tempo e i modi gentili per orientare un indiano anziano e confuso che era diretto ugualmente a Khajuraho per visitarne i templi, quando io inorridito dal suo aspetto trasandato e repellente, avrei voluto che l’amico si prendesse cura soltanto di noi due, affrettandosi a raggiungere una carrozza che restava distante
“ Per lui c’è l Ufficio turistico, se ne ha bisogno”
Così dicendo alla faccia di ogni mia missione culturale universale, del mio disperare che sia disattesa ogni mia indagine e ricerca su tale patrimonio artistico così lungamente condotta.
E ieri al mio rientro, sarei dovuto venire al dunque con Mohammad., quanto alla conclusione dei suoi studi, e a ciò che resti ancora della nostra amicizia.
Nell’ hotel in cui lavora, quando ci siamo rivisti, gli ho chiarito subito che giunti a tal punto non intendevo più né pagargli la reiscrizione a una scuola privata né effettuare il passaggio a quella pubblica, visto che a due giorni soltanto dalla mia partenza nessuna sollecitazione mi era da lui pervenuta in un qualsiasi senso, che al solo fare cenno a tale questione, cadeva ogni volta la linea ed ogni discorso che .intendessi affrontare.
“ Tu preferisci considerarti uno stupido ragazzo con una mente stupida pur di non studiare ancora, “che fare valere l’eccellenza del tuo cervello…
Rientravo in casa di Kailash, e lo ritrovavo al suo risveglio con Vimala e Chandu. Chiedevo all’amico di dire al bambino che sarei partito per l Italia, da cui solo dopo vari mesi sarei rientrato in India, e di chiedergli se era il caso che da lui e tra loro facessi ritorno, o che rimanessi nel mio paese una buona volta per sempre.
Chandu gli rispondeva che voleva che facessi ritorno, poi soggiungeva in hindi altro, che chiedevo a Kailash di tradurmi all’istante : “ Don’t go, Non andartene, è quanto Chandu vuole che ti dica”
Cosa più bella il mio bambino non poteva dirmi, ma quando mi sono ritrovato da solo in casa con lui, e mi sono messo a vigilarlo- la mamma era in realtà solo al di là della soglia-, ha seguitato a pregarmi di lasciarlo solo, e di andarmene via.
Mohammad l’avrei ricontattato più tardi al telefono, da cui mi aveva richiamato perché gli rendessi conto del fatto che avevo coinvolto di nuovo suo padre, in un estremo tentativo di convertirlo a seguitare fino alla fine il corso dei suoi studi.
Mohammad si trincerava dietro il nuovo corso assunto dalla sua vita con la sua prima attività lavorativa, per occultare il dato di fatto che gli mancava ogni interesse e volontà di fare ritorno a scuola
“ E’ il mio lavoro cui ora devo pensare, Manoj mi ha detto che se voglio ripetere la decima classe per tre giorni soltanto la settimana mi lascerà andare a scuola, dipende se di mattina o di pomeriggio. Prima viene l’ hotel, adesso per me…”
“ Manoj è un ex insegnante che non dovrebbe parlarti così, ma che ti parla così e ti ha pure già promesso un salario superiore di mille rupie, perché vuole tenerti in schiavitù nel suo albergo. Se tu davvero ci tieni alla scuola, è la scuola che deve venire per prima, e nessuno può obbligarti a perderla per curarti delle sue camere da letto e della sua reception”
“ Lo so che sbaglio, Mohammad veniva allo scoperto, ma la verità, what is true, è che non ho interesse ad andare a scuola. Tu e mio padre avete per me la stessa autorità. E se tu pagassi per me la scuola, so già che ci andrei un giorno o due, o tre, e che poi smetterei”
Se così stavano le cose, fosse fatta la sua volontà, secondo la sua libertà di scelta che aveva l ultima parola. E buona notte, e sogni d’oro di nuovo, per il mio caro ragazzo.
Avendo così posto fine a ogni mio tentativo di riavviarlo agli studi perché li ultimasse, non capivo, durante tutta la giornata odierna, come nei giorni trascorsi, il suo ostinarsi al telefono in una laconica freddezza nei miei riguardi.
Nella sala da pranzo dell’hotel non mi rivolgeva né la parola né lo sguardo.
Quando gli ritelefonavo di nuovo, rinviava a un’ora più tarda il nostro incontro, e allorché lo contattavo che la sera era già inoltrata, mi faceva sapere che non poteva mancare ad un ennesimo matrimonio
“ Arrivederci a ottobre, allora se è così”
Sulla via di casa il mio malumore cresceva nei confronti del ragazzo , e il suo parossismo mi faceva deviare verso l hotel dove forse l’avrei ancora ritrovato, come in effetti vi era ancora presente, per uno di quegli ultimatum in cui un’amicizia trova il suo termine:
“ Mohammad, se vuoi chiudere la nostra relazione, possiamo finirla qui”
“ Possiamo proprio chiuderla” mi replicava in tutta risposta, senza staccare lo sguardo dallo smartphone che digitava,
“ Tik-è and good bye for ever” sentenziavo in una stretta di mano.
A Kailash comunicavo di li a poco la fine inevitabile della mia amicizia con Mohammad, al che egli reagiva dicendo che avrebbe comunicato al padre che d’ora in poi egli avrebbe dovuto provvedere al ragazzo per ogni evenienza, che il figlio era ora come un uccello che avrebbe cavarsela in volo in tutto e per tutto con i soli suoi mezzi.
Non ancora mi capacitavo di quanto potesse essere successo, che Mohammad mi telefonava di nuovo con voce dimessa, per dirmi che cosa aveva ispirato il suo comportamento
“ Volevo che così tu soffrissi di meno, nel lasciarmi e nel ritrovarti in Italia senza di me”
“ Scusami , Mohammad, per come ho reagito”
“ Ti capisco. Chiunque avrebbe fatto come te… “
.” Solo che se tutto si fosse tra noi così concluso, mio caro, mi sarebbe stato molto più difficile fare ritorno . “
Kailash precedeva l’arrivo di Mohammad nella mia stanza, dove mi avrebbe lasciato di lì a poco, per portare al giovane che con lui si avvicendava di notte delle cibarie del matrimonio cui aveva illuso con me.
“ Se è come mi dici, se il tuo giovane l’ha fatto per questo, va bene, non ci sono problemi” e salutava l’arrivo del ragazzo con soddisfazione amichevole, in Mohammad rinsaldandosi ciò che ci unisce e ci lega.
“ Ora, gli dicevo con tutto il mio affetto, voleranno in un istante i giorni della nostra separazione, e il tuo richiamo sarò tanto più forte”
Che venisse pure l indomani, a me bastava già quanto il suo sopraggiungere avesse messo le ali alla mia felicità.
.
domenica 25 giugno 2017
Uno shock salutare di Mohammad
Uno shock salutare di Mohammad
Pensa, Rico, -mi diceva ieri un Mohammad sbalordito e confuso, per il quale era come se tra il cielo e la terra fosse avvenuta un’ inversione cosmica,- io sunnita ho amato per tre anni una ragazza, e solo oggi ho scoperto che lei è sciita...
“ Ma chi è ? Dove vive? Come è stato possibile, senza che io ne sapessi niente di tale tua storia?”
Ma è… Mouskan”
“Mouskan?”
"I suoi familiari hanno sempre fatto credere in giro di essere dei Pathan, che è come dire dei Khan.
In realtà ho scoperto che tutti i loro nomi sono succeduti dal cognome Hussein.
Ho fatto ricerche in internet, contattando in facebook un cugino di Mouskan. Provengono da Banda e suo nonno era un membro famoso della comunità sciita della città"
“ Mohammad mi fa solo piacere che tu abbia scoperto quanto tu mi dici, perché tale rivelazione non può farti che bene. Se penso a ciò che mi hai ripetuto degli sciiti, che il loro sangue ha un tale odore particolare”
“ Certo che è così. Dovresti venire anche tu a Kanpur per la flagellazione di Moharram. E’ ciò che hanno visto i miei occhi, sentito i miei sensi…”
“ Ed anche che sputano di nascosto dove tu bevi... Mohammad per anni sono stato in relazione con una famiglia iraniana, di cui ero membro come di quella di Kailash, e ho viaggiato nel paese degli sciiti, ma mai qualcuno ha immaginato o pensato di farmi una cosa del genere. Mohammad, Mohammad, come può la tua mente pensare cose del genere.... Come puoi immaginare che io le creda e che le condivida, io cristiano in una famiglia hindu, che aiuta la tua famiglia sunnita…
Mohammad ha cominciato a riaversi e si è allora ricordato e mi ha parlato di un suo amico di infanzia, Argan.
“ Dividevamo tutto dei nostri pasti, ogni sorta di riso byriani. Poi durante un Moharram l ho visto tra gli altri sciiti, che partecipava al mattam, e sono rimasto scioccato… l’ho rivisto ancora un’altra volta, un mio amico sunnita lo ha afferrato e me lo ha consegnato perché lo picchiassi. “ Sei sciita? gli ho chiesto. Ed egli mi ha risposto “ Sono tuo amico, non sciita” Gli ho detto allora di scomparire dai miei occhi, rinunciando a fargli del male.
Mohammad mi ha accreditato di averlo incontrato ancora una volta, durante il Moharram in Kanpur di tre anni or sono, e di averlo abbracciato, lasciando che il sangue dell’amico macchiasse la sua djellaba.
“ Che vuoi che possa pensare degli sciiti, dopo tutto quello di cattivo che sugli sciiti mi hanno detto in famiglia, in comunità, un autentico lavaggio del cervello. “
In Khajuraho, Rajnagar, Chhatarpur, apparentemente nessuno è sciita.
“ Ma tanti lo sono, e lo tengono nascosto a noi sunniti per paura. E’ diverso in Kanpur, o Lucknow, dove gli sciiti sono più di noi della Sunna”
“ Un autentico brainwashing. Come quello di Al Qaeda quando cominciano a dire ai terroristi che l islam è in pericolo, che dobbiamo difenderlo… e che se muori per difenderlo vai direttamente in Paradiso E’ Allah che difende l islam, se è in pericolo noi possiamo solo difenderlo con la preghiera, comportandoci da veri muslim. Nessuno può uccidere nessun altro. Solo Allah può toglierci la vita che ci ha dato“
Ed è tornato a ripetermi il suo credo più profondo
“ Esiste un solo Dio, le religioni e la loro distribuzione sono solo create dagli uomini. Noi tutti, prima di tutto, siamo human being, esseri umani, prima ancora che hindu o cristiani o muslim, sciiti o sunniti”
Il discorso l’ho fatto quindi scivolare sulle questioni della scuola, mentre Mohammad vagheggia già la moto che gli lasceranno tra mesi degli zii ricchi, su cui al mio ritorno potremo uscire di sera, su quali siano i suoi rapporti attuali con il padrone e il suo sovrastante.
E' in grado di sopravvivere in hotel , ancora a lungo ,. Oggi gli sono state consegnate le ultime mille rupie della paga del mese scorso, di cui il sovrastante avrebbe voluto trattenergliene ancora quattrocento.
“ Lo sai, come occorre fare. mi ha detto il ragazzo con una citazione stupefacente quanto la perfezione chiastica delle sue massime, “ divide and rule!”.
E da dove il “ divide et impera” fosse mai uscito fuori nel suo cervello, era un mistero che gli era insolubile.
“ Ma chi è ? Dove vive? Come è stato possibile, senza che io ne sapessi niente di tale tua storia?”
Ma è… Mouskan”
“Mouskan?”
"I suoi familiari hanno sempre fatto credere in giro di essere dei Pathan, che è come dire dei Khan.
In realtà ho scoperto che tutti i loro nomi sono succeduti dal cognome Hussein.
Ho fatto ricerche in internet, contattando in facebook un cugino di Mouskan. Provengono da Banda e suo nonno era un membro famoso della comunità sciita della città"
“ Mohammad mi fa solo piacere che tu abbia scoperto quanto tu mi dici, perché tale rivelazione non può farti che bene. Se penso a ciò che mi hai ripetuto degli sciiti, che il loro sangue ha un tale odore particolare”
“ Certo che è così. Dovresti venire anche tu a Kanpur per la flagellazione di Moharram. E’ ciò che hanno visto i miei occhi, sentito i miei sensi…”
“ Ed anche che sputano di nascosto dove tu bevi... Mohammad per anni sono stato in relazione con una famiglia iraniana, di cui ero membro come di quella di Kailash, e ho viaggiato nel paese degli sciiti, ma mai qualcuno ha immaginato o pensato di farmi una cosa del genere. Mohammad, Mohammad, come può la tua mente pensare cose del genere.... Come puoi immaginare che io le creda e che le condivida, io cristiano in una famiglia hindu, che aiuta la tua famiglia sunnita…
Mohammad ha cominciato a riaversi e si è allora ricordato e mi ha parlato di un suo amico di infanzia, Argan.
“ Dividevamo tutto dei nostri pasti, ogni sorta di riso byriani. Poi durante un Moharram l ho visto tra gli altri sciiti, che partecipava al mattam, e sono rimasto scioccato… l’ho rivisto ancora un’altra volta, un mio amico sunnita lo ha afferrato e me lo ha consegnato perché lo picchiassi. “ Sei sciita? gli ho chiesto. Ed egli mi ha risposto “ Sono tuo amico, non sciita” Gli ho detto allora di scomparire dai miei occhi, rinunciando a fargli del male.
Mohammad mi ha accreditato di averlo incontrato ancora una volta, durante il Moharram in Kanpur di tre anni or sono, e di averlo abbracciato, lasciando che il sangue dell’amico macchiasse la sua djellaba.
“ Che vuoi che possa pensare degli sciiti, dopo tutto quello di cattivo che sugli sciiti mi hanno detto in famiglia, in comunità, un autentico lavaggio del cervello. “
In Khajuraho, Rajnagar, Chhatarpur, apparentemente nessuno è sciita.
“ Ma tanti lo sono, e lo tengono nascosto a noi sunniti per paura. E’ diverso in Kanpur, o Lucknow, dove gli sciiti sono più di noi della Sunna”
“ Un autentico brainwashing. Come quello di Al Qaeda quando cominciano a dire ai terroristi che l islam è in pericolo, che dobbiamo difenderlo… e che se muori per difenderlo vai direttamente in Paradiso E’ Allah che difende l islam, se è in pericolo noi possiamo solo difenderlo con la preghiera, comportandoci da veri muslim. Nessuno può uccidere nessun altro. Solo Allah può toglierci la vita che ci ha dato“
Ed è tornato a ripetermi il suo credo più profondo
“ Esiste un solo Dio, le religioni e la loro distribuzione sono solo create dagli uomini. Noi tutti, prima di tutto, siamo human being, esseri umani, prima ancora che hindu o cristiani o muslim, sciiti o sunniti”
Il discorso l’ho fatto quindi scivolare sulle questioni della scuola, mentre Mohammad vagheggia già la moto che gli lasceranno tra mesi degli zii ricchi, su cui al mio ritorno potremo uscire di sera, su quali siano i suoi rapporti attuali con il padrone e il suo sovrastante.
E' in grado di sopravvivere in hotel , ancora a lungo ,. Oggi gli sono state consegnate le ultime mille rupie della paga del mese scorso, di cui il sovrastante avrebbe voluto trattenergliene ancora quattrocento.
“ Lo sai, come occorre fare. mi ha detto il ragazzo con una citazione stupefacente quanto la perfezione chiastica delle sue massime, “ divide and rule!”.
E da dove il “ divide et impera” fosse mai uscito fuori nel suo cervello, era un mistero che gli era insolubile.
sabato 24 giugno 2017
Templi in granito dei sovrani Chandella
I templi in granito realizzati dai Chandella nel
territorio del Jejakabund, l’attuale
Bundelkand, all’inizio e durante l intero corso dell’esercizio della loro sovranità, sono di rilevante interesse già in
quanto rispetto ai templi in arenaria
che vennero edificati nella loro capitale religiosa- Khajuraho, prossima alla località di irradiamento originaria del loro
potere- e nei principali centri della
dominazione successiva- Ajaygarh, Kalinjar, Dudhai, Chandpur,- il succedersi
della loro edificazione in un materiale più umile e meno lavorabile in forme e
rilievi statuari ne fece le manifestazioni monumentali di uno stile di
provincia che se ne differenziava . Ma
ancor più saliente è che essendo gli unici templi originari dei Chandella, pur nella loro evoluzione consentono di
cogliere col massimo nitore il fissarsi dei tratti, che nella loro continuità,
verranno caratterizzando il differenziarsi
stesso della loro arte templare complessiva rispetta a quella antecedente.
Inoltre grazie ad essi si può intendere meglio quali innovazioni ulteriori
faranno assumere una discontinuità maggiore ai templi in arenaria che di tale
arte templare sono l’acme, in assoluto quelli
di Khajuraho, pur nella ripresa iconografica, che l’arenaria in essi consentiva, di aspetti
statuari fondamentali dei templi hindu antecedenti.
Procedendo nella disamina in elevazione dei templi in granito d’epoca
Chandella, è dato di rilevare che solo il Nag mandir di Mau Suhanya presso Dubhela, nel
distretto di Chhatarpur, Madhya Pradesh, come nel vicino tempio Chausat Yogini,
che invece è in arenaria presenta un basamento che sorge direttamente sul suolo, così come si riscontra nei templi antecedenti, situati nell India centrale
circostante, dei sovrani Pratihara da
cui i Chandella si emanciparono assogettandoli,
il cui modello esemplare, che si ritroverà ripreso dai Chandella solo
nei templi minori laterali dei complessi pentatemplasri phanchayatana,
costituiva dall’ VIII secolo la tradizione vigente nell’area. Invece in ogni tempio
in granito che i Chandella fecero edificare, il basamento si staglia sempre su
una propria piattaforma o jagati, come altrimenti, nei
territori che furono dominati dai Pratihara di Kannauj è dato di riscontrare
solo nei templi di Nagda e di Osian, nel lontano Rajasthan-
Tale scabra piattaforma appare priva di ornamentazione ed è costituita di più piani di lastre, se si
eccettua quella di un imponenza gigantesca del Chausat Yogini mandir di
Khajuraho, che è un ammasso colossale di pietre rocciose.
Tra i templi in arenaria solo il Gantha mandir di Khajuraho, non che il tempio presso
Harpalpur nel distretto di Mahoba, Uttar Pradesh, sembrano far eccezione a tale
sopraelevazione, ma insieme con la loro comune matrice jainista, e non hindu,
va rilevato che il tempio Gantha di
Khajuraho come parzialmente il vicino tempio jainista Parshavanatha appare interrato nelle sue fondamenta., e la sua jagati sommersa sotto cumuli di
macerie, in ammonticellamenti di sedimentazioni storiche ( “ cultural mounds”) che caratterizzano
l’area ( K. Deva, 250-51).
Il tempio vero e proprio in granito, come tutti quelli d’epoca Pratihara, essi di immancabile splendore pur nelle forme
più minute, e al pari di tutti i successivi templi in arenaria si compone quindi del suo basamento, con la
novità sostanziale- che se si eccettuano i templi di cui si è detto precedenti di Mau-Suhanya e quello che la tradizione
vuole vi ha tramandato istituito in onore di Ganesha, per altro
interrato-, tale basamento non è mai
costituito dal solo vedibhanda, nella
sua successione di kura, kumba e kalasa, come si configura nella quasi totalità dei templi Pratihara,
eccezion fatta per il Jarai Math splendido di Barwa Sagar, ma presenta almeno
altre due modanature, oltre il kharasila.
E’ così, minimalisticamente, per il Chausat Yogini Mandir ed il tempio Lalguan di
Khajuraho come per il Tempio Shiva di Dauni ( Doni), nel distretto di
Chhatarpur, ad una ventina di chilometri
da Naogong, in quanto nei due templi di
Khajuraho oltre il kharasila precedono il vedhibanda solo un jadhya kumbha ed
un pattika, che nel tempio di Lalguan è ornata
da un abbozzo di takarikas superiori,. Tali modanature sono intervallate dal
recesso di un antarapatta nel Chausat Yogini Mandir, .
Nel tempio di Sijari,
nel distretto di Mahoba, , tra due pattikas fregiate di takarikas, fa forse la
prima comparsa tra i templi Chandella la modanatura di un karnika, ignota ai
templi Pratihara, in cui solo il Jarai Math sembra presentarne una tornitura
anticipatrice,. In precedenza nei templi Chandella un karnika aveva fatto sì la
sua comparsa in quello di Lalguan. ma non nella conformazione del basamento, bensi in luogo dell’amalaka quale prominenza inferiore dei capitelli
barhani che sono ora il solo residuo superstite del portico che precedeva
la cella del santuario.
I templi di Urvara, Rahila e Makarbai nel distretto di
Mahoba, e quello delle Chausat yogini di Doni, che le cronologie vigenti
vorrebbero tra loro differire di secoli, mostrano pressocchè l’identico ordine di
successione delle modanature. Esse, come
nel loro svolgimento meraviglioso che
compare nei templi in arenaria di Khajuraho
sviluppano già l’adhishthana nella successione di bitha e di pitha, di
zoccolo e plinto, prima del podio del vedibhandha che già era assolutamente canonico nei templi Pratihara. E’ un’innovazione
che rispetto al fedele che nei templi di
Khajuraho compia la pradakdshina esterna innalzerà grandiosamente le pareti e
la mole incombente del tempio nel suo
apparato statuario, tanto più che nei templi maggiori sandhara vi saranno sopraelevati gli stessi balconi
dei transetti.
Nei templi ad essi antecedenti in Khajuraho e nel Bundelkand
circostante, l impiego del granito in luogo dell’arenaria consente le
modanature di kapotas, jadhya
kumbas, karnikas e pattikaa, mistilinee, mentre vi preclude /esclude quelle di
grasapattikas di kirtimukkas, e vi
ingenera il profluvio di rombi floreali diamantini e di rosette, la cui
ricorsività è variata da jalaka pattern nei kura dei vedibhanda , così come
nei corsi sottostanti ai vedikas delle pareti laterali e alle trabeazioni,mentre
ne preclude ogni ornamentazione lotiforme.
Il loro ordine
di successione vi è il seguente, con una differenziazione nel tempio di
Makarbai che concerne solo le prime due modanature dello zoccolo, entrambe
decorate a rombi. Il basamento iniziale del bitha, o zoccolo, consiste di tre
modanature, quella iniziale e quella terminale lisce, mentre quella intermedia
è fregiata o di rombi floreali diamantini o di una cordonatura circolare
intermedia e aggettante . O
Isolati o alternati a rosette, essi sono il motivo ornamentale che pervade
tutto il complesso dei due edifici di culto gemini, in compresenza con le
orlature di pattikas e kapotas, di gagarakas inferiori e di takarikas
sovrastanti, e sono variate solo da reticoli-jalaka e palmette, che secondo
un’istanza invalsa già nei templi Pratihara, sono il fregio di prammatica del
primo corso delle trabeazioni
Sullo zoccolo
si stagliano inconfondibili le conformazioni ulteriori del plinto, o pitha,
composte di un jadya kumba , un karnika intermedio , un kapota che lo rinserra alla stessa stregua del jadhya kumba, che parimenti al pari è
ugualmente ornato di gagarakas e di takarikas, e in cui ugualmente pure
ricorre un fregio di rombi. floreali diamantini alternati a rosette
Quindi si
susseguono le modanature del podio, o vedibhanda , un kura reticolato a
scacchi, secondo il motivo del jalaka pattern, un kumbha con madhya banda
fregiata di takarikas frontali, la cui
fascia intercorre tra rombi e stilizzazioni dell’abbondanza di vasi floreali,
un kalasa decorato di gararakas sottostanti e di takarikas superiori, sormontato
a sua volta da kapota e da pattika, ambedue abbellite con un fregio di rosette
e rombi diamantini e con gagarakas inferiori, il kapota anche con takarikas
superiori.
************************************************
All’altezza
della proiezione centrale dei badhras dei templi, tra la seconda modanatura
dello zoccolo e il vedibhanda nei templi delle Chausat yogini di Doni, e di
Vyas Badhora si erge una nicchia che conteneva una statua , preludendo alle nicchia
semplice o alle due edicole ( in Vyas Badhora)( o in Baragaon, nel distretto di Tikamgarh, Madhya
Prradesh ) che compaiono nel badhra. Rombi floreali diamantini ricorrono nel
corso intermedio della decorazione dei pilastri badhrakas** e lungo lo stipite
inferiore di tutte quante le nicchie.
Jangha
Nei primi templi Chandella in granito- il Chausat Yogini mandir e i templi
Lalguan e Brahma di Khajuraho, il tempio di Shiva di Doni, i templi in Mau
Suhania e Dhubela - le pareti del Jangha secondo il canone pancharatha, appaiono
nettamente scandite in proiezioni di
rathas, ma esse sono . spoglie di ogni ornamentazione in rilievo, e il solo motivo ornamentale è il ricorso di uno o più pattikas che in tutta lunghezza fungono da
bordi, o che
nelle guise di un madhya banda separano in due settori orizzontali il jangha del tempio
Nel tempio di Sijari, in pareti lisce, ma scandite dal pattika di un simile madhya banda in due
settori, subentrano sia pure i soli pannelli di rombi e
pentagoni.
Ma è già nel
Chausat Yogini mandir di Doni, nei templi gemino shivaita di Vyas Badhora, in
quello Rahila presso Mahoba ed in quello di Makarbai che le proiezioni del
santuario e del vestibolo si fanno pilastri ornamentati in una o due sezioni, (
ciascuna delle quali inquadra che
inquadrano ciascun un l’ingrandimento di
un rombo floreale diamantino ingrandito, come avviene nelle nicchie del badhra centrale o della kapili dell’antarala, che invece nei templi Chausat yogini di Doni e in
quello Rahila è ipotizzabile che albergassero statue.)
Tali
pilastri-rathas si elevano oltre un kapota, insito tra due recessi, anch’esso
bordato con takarikas e gagarakas, e decorato frontalmente di rosette alternate
a rombi floreali diamantini. che in Makarbai è il kapota stesso che conclude il vedibhanda. Essi sono
costituiti da unica sezione, tranne che nel ad eccezione del tempio di
Vyas Badhora ove un ulteriore profondo recesso intermedio prelude a una seconda
sezione minore superiore del pilastro. Ad essa , alla quale ugualmente
corrisponde una ulteriore nicchia del badhra, laddove è una soltanto negli altri templi, in
conformità con il numero delle al pari delle sezioni dei rathas. La sezione
unica dei templi Rahila e di Makarbai e quella primaria in Vyas Badhora sono ripartite
da un madhya banda negli inquadramenti di due rombi floreali diamantini enfatizzati
dal loro ingrandimento. A profilare
inizialmente tali sezioni è un kapota che replica quello soggiacente ai rathas,
sia nei gagarakas penduli che nella serie di rosette e di rombi floreali
diamantini che l’adornano. Tale ornamentazione, tranne che nel ad eccezione
del tempio di Doni, a) è replicata
nel madhya bandha della fascia è il pregio intermedia della sezione di
ogni ratha,eccezion fatta per la seconda di tali sezioni nel tempio di Vias Badora, che non abbisogna
di madhya banda perché di rombi ne inquadra uno soltanto, e b) è
ripresa nella modanatura conclusiva della prima di tali partizioni, laddove nel tempio di Vyas Badhora la seconda sezione è
terminata da una sorta di kumba liscio che ambo le sezioni e in quelle
duplice nella prima sezione, e unica nella seconda, che è conclusa invece da un
kumba( o kapota?. Tale fascia intermedia ripartisce a sua volta la
sezione del pilastro nelle specchiature in
makarbai , Vyas Badora, quanto alla prima sezione, Rahila, di soli rombi
diamantini, riducentisi a uno solo in Doni. Rombi ancor più dilatati di
quelli dei rathas laterali e d’angolo sono di stanza negli stessi badhras, e come
si è già notato visto che vi ricorrono nei loro stipiti e nei
pilastri badhrakas, ove figurano alternati a rosette, tra i gatha-pallavas
di due vasi dell’abbondanza.
Nicchie simili
, cui ne susseguivano altre ai lati del frontone del sukanasaika, ricorrono
nella kapili esterna del vestibolo dell’antarala, secondo una consomiglianza tra
badhra e kapili dell’ antarala, nella loro eminenza devozionale che risale ai
templi Pratihara, e che si ritrova nei templi Chandella di Khajuraho, come nei
templi Kalachuri e Kachchhapagatha
( Nota
Che nei templi Rahila e di Makarbai i janghas presentano rathas la cui sezione in
fasce sia di rombi che di rosette intervallano rombi diamantini incastonati ,
benché un recesso non intercorra a sezionare il pilastro in più segmenti,è’
una caratteristica che accomuna ambo i templi a quello di Baragaon nel
distretto di Tikamgarh, una trentina di km più a sud, un tempio di transizione
di estremo interesse: simile nella pianta ai templi Pratihara, giacchè non
presenta alcun mandapa oltre il portico dell’ardhmandapa, è di essi più
sviluppato per la elaborazione dell’adhishthana in uno zoccolo e un podio dove
fa la sua decisa comparsa un karnika. Oltrechè l’articolazione dei rathas,
incrementa inoltre le sue similarità con i gli altri templi in
granito del periodo Chandella la ricorrenza ornamentale continua di rombi e
rosette, negli stessi pilastri badhrakas di ogni ordine e grad, quasi che i
templi in granito fossero diventati modelli di spoliazione ornamentale anche
per quelli in arenaria di capitali periferiche quali Chandpur, Lalitpur
In esso come
nel tempio di Vyas Badhora due sono le nicchie del badhra, mentre una soltanto
è quella dei templi Rahila e di Makarbai, in corrispondenza sia di pilastri e
di una parete meno elevati)
Riassunto
parziale Si tratta dunque, per quanto si
è finora rilevato dei templi in granito d’epoca Chandella, per lo più di templi che in conformità con la
disponibilità e la difficoltà di lavorazione del granito, mentre dei
templi maggiori in arenaria dei Chadella anticipano l elevazione su una
piattaforma e l’ampliamento dell’adishtana in zoccolo, plinto e podio, con la
novità del karnika, e l’esclusione del grasa pattika e del motivo del fiore di loto e delle volute, ravvisabili
queste ultime solo nella piattaforma del tempio Rahila, mentre si spogliano di ogni ornamentazione
esteriore e di ogni icona degli dei hindu, tranne che nelle nicchie inferiori sovrapposte
all’adhishtana, ai lati degli ingressi dei portici e nei portali d’accesso al garbagriha, grazie ad inserti statuari
in arenaria. Rispetto agli antecedenti templi Pratihara, che verranno riesumati
alla perfezione in quelli minori dei complessi panchayatana di Khajuraho, ciò comporta la perdita delle eminenza devozionale
esterna delle statue delle nicchie di badhra e di antarala, della installazione di dikpalas nelle
proiezioni d’angolo, i karnas, di apsaras e ninfe celestiali varie nelle pratirathas
intermedie, il che, con il venir meno di ogni esterna pradakshina., ne fa
elementi tutt’altro che imprescindibili in un tempio hindu.
Verandika
Iscriviti a:
Post (Atom)