martedì 16 agosto 2016

nella mia depressione

La mia depressione è tale, in questi  giorni di addio, sotto il peso delle incombenze economiche per sovvenire ai miei cari che non mi consentono più niente, che non so più accudire alla mia persona che nei minimi termini, affidandomi ai lenitivi della preghiera, del beatifico sonno e degli psicofarmaci.
Anche l opportunità che ho colto di fare ritorno in Italia con il più economico dei voli immaginabili e possibili è diventato un incubo continuo della mia mente, per essermi dovuto affidare per questo alla compagnia di bandiera di un paese di cui tutto ho in orrore , e di cui mi terrorizza ogni conseguenza possibile del mettervi piede, vedendomi già consegnato alla sciabola del boia su qualche sua pubblica piazza, per nessun altra ragione che per avere tremato di paura sospetta al cospetto delle sue forze di autorità.
E non so  trarre sollievo, e  rallegrarmi più di tanto, che per il rinnovo del visto d’impiego non mi si richieda più una polizza assicurativa quanto mai costosa, dati i miei anni, per il cui ottenimento ho tribolato invano così tanto ed ho così invano fatto tribolare Kailash, nè so essere lieto di gratitudine che il principal sia disponibile a sottoscrivere ogni riscrittura  del contratto d’assunzione, alle sempre nuove condizioni richiestemi  dal Consolato generale di Milano.
Ho modo invece di allarmarmi  che mi possa essere negata insieme con il visto ogni possibilità di rientro in India, per qualsiasi attività che qui intraprenda che non sia l insegnamento dell italiano tra le mura perimetrali dell’istituto del mio principal, come quando lo esercito nel mio ufficio del Bapuculturaltours, dove sono stato ripreso a suo tempo con una videocamera  dalle autorità di polizia, o qualora esse mi  sorprendano come se vi stessi  in veste di esercente  dietro lo showcase del negozio di handicrafts  che ho allestito per Kailash,  insieme con lui, imprescindibilmente.
Tra un monsone e l’altro, torno intanto ogni giorno di continuo, sostandovi solo davanti, a tale nostro negozietto  che lunedì scorso abbiamo inaugurato con una puja, ma più che la gioia  della sua linda carineria, di com’è bello e attrattivo nei suoi pur pochi articoli di vendita, di vederne Kallu contento, che vi si raccoglie  con gli amici nel gioco e non fa più nemmeno ritorno a casa per il pranzo e l immancabile sonno pomeridiano, di come i nostri bambini vi convengano orgogliosi e felici, al punto che Chandu è appena scoppiato in lacrime per avergli il padre negato di condurvelo sotto la pioggia, più di tali ragioni che ho per felicitarmene mi angoscia quanto sia un costo aggiuntivo anzichè una fonte di ricavi, talmente pochi sono i turisti indiani che vi sostano e vi fanno compere, e irrisori sono i guadagni che ci impongono, sprezzanti, ed a  cui ci conviene di  sottostare pur di avere modo di vendere, trovando essi cari gli stessi prezzi a cui abbiamo acquisito i prodotti  dagli stessi artigiani che li fabbricano, o negli empori e mercati più economici di Delhi, cui ci siamo sospinti fino a Gandhinagar.
E non avrei forse motivo di essere soddisfatto di Poorti, Ajay e Chandu, di ciò che sortisco per loro nel vederli incantevolmente intenti nei compiti anche oggi ch’è giorno di vacanza per la pioggia che imperversa, sul piano di scrittura del loro lettone grande?
O di Mohammad, che ancora due settimane or sono, mentre  ero  in Delhi per gli acquisti del negozio,  voleva solo evadere dalle ingiunzioni familiari  e dagli obblighi scolastici  fuggendosene via per  l India da Khajuraho, stando a quanto mi telefonava, ed ora  va  invece regolarmente a scuola, di pomeriggio, ed al mattino dai due insegnanti privati che sopperiscono a quanto ne siano “ poor “ l’inglese o la  matematica”,  motivato a ciò anche dalla palestra della quale così egli comportandosi gli sovvenziono la frequentazione, i cui esercizi ieri era  orgoglioso di mostrarmi in stanza quanto ne rinforzino bicipiti e tricipiti.
Sono rientrati nel frattempo  i suoi conflitti familiari, dopo che il padre l’ha picchiato e gli ha gridato contro che non lo riconosceva più come suo figlio,  per avere appreso che aveva seguitato a disertare la scuola- ( “Mohammad” gli ho solo detto,  dopo avergli ricordato tutte le ragioni del padre,” a volte i figli devono saper essere più grandi  dei loro genitori”). E della sua storia d’amore affievolitasi  con Muskan ha posticipato i termini alla fine dell’anno scolastico, quando gli impegni degli esami del decimo anno saranno già stati affrontati.
“ Prima mi chiedevo, perché devo andare a scuola, ed ora mi chiedo perché non andarci, visto che ogni materia ora a scuola mi piace, e solo il sanscrito mi rimane indigesto”.
Certo,  i turisti e i visitatori dovrei seguitare a vederli, nostalgicamente, come animali dei branchi migratori a cui non potrò più unirmi per chissà quanto nel mio futuro,  ma qui in Khajuraho,  confinatovi come in una landa d’esilio, ho una patria del mio cuore.
Resta, con il mio declino economico, a rendere difficoltoso il controbilanciamento di ogni mia  privazione,   il crollo di  schianto della mia passione per l arte hindu., dopo che  al vaglio degli esiti di un mio reportage,  pur apparsi originali e di parecchio interesse, sono stato rimandato ad un ghost writer e ad un esperto di sanscrito per la loro riscrittura, dalla sola interlocutrice, a me quanto mai cara, che mi si è offerta per una loro lettura puntuale..



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lunedì 8 agosto 2016

dune in fiore

dune in fiore,
ombrelloni a un  sole
che luccica il mare

alla vista di  una immagine dell'amica Gabriella Parra

in Delhi, una tre giorni d'acquisti per il nuovo negozio

Sotto la pioggia  che rigava i finestrini dei vetri del treno al nostro arrivo in Delhi sul far del mattino,  lungo i binari era un viavai di uomini che con una bottiglia di acqua si affaccendavano per recarvisi a escrementare , incuranti della vista dei viaggiatori dei treni.
Il disgusto piovoso del fradicio marcio e lurido di rifiuti avrebbe fatto seguito lungo il nostro trasferimento in autorickwas dalla stazione di Nizamudddin fino all’ arrivo di me e Kailash in hotel,  al termine del gali di Pahargangi  il cui orinatoio era più maleodorante del solito.
Il tempo di ritemprarci sotto la doccia, di ristorarci di una prima colazione sapida di un panino di formaggio di yak, e di li a poco aveva già inizio la nostra tre giorni per empori negozi e mercati e stanzini o di stoccaggio e di vendita  per effettuare l’ ordinazione diretta  di tutto quanto potesse occorrere al nostro esercizio di vendita di manufatti artigianali e di capi di abbigliamento per turisti indiani e stranieri in Khajuraho.
Come  è stato per il nostro centro culturale di viaggi,  in cui eludendo navigatori satellitari e prenotazioni di hotel o autovetture, o pianificazioni via internet di tour concepiti secondo  i soli  rilevamenti concreti di informazioni e stime standard  raccolte  al computer,  abbiamo realizzato ed esperimentato di persona ogni  itinerario di viaggio,  nelle sua accidentalità e magnificenze,  rivisitando  e  reinterpretando   in reportages ogni monumento di cui precedessimo nella esplorazione i nostri visitatori virtuali, così, vuoi per imperizia , vuoi per la nostra refrattarietà a procedere per ordinativi via internet,  nonostante tutte le diseconomie del caso, almeno una prima volta abbiamo voluto acquisire i nostri manufatti artigianali attraverso un rapporto  diretto con i rivenditori  e gli  artigiani con cui spazi espositivi o show rooms ci ponessero in contatto,  in un’esperienza che si è rivelata di poco meno pregnante ed esaltante di quella di viaggiatori  alla riscoperta dei luoghi più disconosciuti dell India centrale.
In essa,  data anche tutta la nostra piccolezza di operatori nel subcontinente indiano,  seguitavamo a volerci differenziare da ciò che si offre al viaggiatore in India  in package tours volti al miraggio dell Incredibile India più scontata opacchiana, o  in negozi quali quelli di Khajuraho  in cui per lo più sono in vendita sono  merci  di provenienza dallo Stato di origine del commerciante,  sicchè nel Madhya Pradesh ci si trova in quasi ogni bottega artigianale solo tra  mercanzie del Kashmir.
Nel primo grande show room era come ritrovarmi di casa, talmente i suoi handicrafts , collane, bracciali, accessori,. cofanetti, mobiletti, suppellettili,  facendovi capo ogni volta ogni volta che in Delhi sono stato di ritorno, sono diventati per me oggetti di uso e di arredo  domestico , magnificamente lavorati nel legno, nella pietra, nell’osso che vi erano  intagliati, ed era stordente  rinvenirmici ad acquistarne in quantità assai più copiosa del solito,. con Kailash che  lasciavo sbizzarrirsi nell’acquisto di anelli e pendenti e orecchini per ladies indiane, per la sua  esperienza  acquisita  con la moglie e le acquirenti  in un negozio in cui era impiegato presso i templi jain di Khajuraho.
Ma ancora più  vertiginosa era  assistere alla abilità velocissima e pur meticolosa con cui i commessi, di articolo in articolo, hanno proceduto alla spolveratura, involtatura in nastri aderenti. o in borsettine  di tela,  di ogni articolo per minuto e numeroso che fosse, separando quelli con un prezzo da quelli per cui dovevano ricorrere alla memoria dell’addetto, smistando in buste separate anelli anellini e orecchini che ci siamo riservati di acquistare in un secondo tempo, chiedendo che ci fossero debitamente tenuti da parte.
Riponevamo tutte le nostre compere in hotel ed eravamo di lì a poco di nuovo sotto la pioggia, per ritemprarci di qualche sapido panino economico alla classica e oramai a noi tradizionale Nerula bakery, salire in ciclorickshaw  verso il Ramakrishna ashram marg , prelevarvi nuovo contante fresco ed essere  avviati in metro verso il Crafts museum ed il suo shop oltre Pragati Maidan.
Sapevo già all occorrenza che cosa avrei potuto rinvenirvi, di più costoso ma impreziosente il nostro negozio, dalle saliere o zuccheriere in corno di bue effigianti  pinguini od elefanti, ai salvadanai e borsellini o astucci in pelle a forma di Ganesha o di gatti o di pesci ed altri animali, mentre restava una sorpresa sapere quali artigiani dalle più varie regioni dell India vi fossero ancora convenuti al termine del mese di luglio che stava finendo. Era il Kerala lo Stato di cui si celebrava il patrimonio artigianale e ciò mi dava l occasione di reperire pannelli con immagini di paesaggi di sogno o devozionali,  costituiti da minuti ritagli di paglia di riso. Non v’erano rappresentazioni di dei  hindu   ma  devozionali cristiane, che effigiavano un Cristo nell orto e un altro con cuore fiammante . Li  avrei acquistati entrambi, come tre foglie rastremate  nella loro nervatura, il cui  residuo rilievo laminare , nelle applicazioni del colore o di filamenti di paglia di riso,  raffigurava il tramonto su  esotiche lagune incantevoli. Devo confessare che ancora rimpiango invece di avere lasciato nei banchi magnifiche borse e borsette in fibre di banano e di ananas,  temendo che il loro costo pur sempre non elevato  le rendesse poco commerciabili o che stessi già eccedendo in  incontinenza acquisitiva .
Kailash mi induceva invece a fermarmi presso due giovani artigiani che si rivelavano della più morbida gentilezza accogliente, non che dallo sguardo invitante e profondo, quanto di delicata bravura nella lavorazione delle pietre dure che esibivano i loro manufatti, e procederne all’acquisto di una certa varietà era tentazione cui non resistevamo. Mi facevo lasciare la loro card con indicata la stazione del metro cui avrei dovuto scendere per recarmi a  fare loro visita, non la New Delhi railway metro station come lasciava supporre la loro ubicazione presso l’Ajmeri Gate, ma l’a me ben noto Chawri bazar,  base di ripartenza in ciclorickshaw,  quante mai volte, alla volta del Karim restaurant.
Nell’ora che la caligine piovosa rendeva ormai tarda c’era pure il tempo di anticipare , rispetto alla riapertura del lunedì, con un ulteriore prelievo di contante l’acquisto di anelli e anellini e orecchini e pendenti prescelti da Kailash, e di pagare l’ ammontare  di un quantitativo spropositato , che non contestavo come avrei dovuto sul momento., per riservarmi di fare solo in  stanza le più reiterate  rimostranze all’amico, per  come avesse contravvenuto all’orientamento prefissatoci di non eccedere in nessun novero di articoli, perché  l importante, nel cominciare, era di accertare, sul più vasto repertorio di merci, quali fossero vendibili e da reperire od ordinare di nuovo.
Ma la cucina thai e un suo thali nepalese vegetariano, essendo di sabato e non potendo egli contrariare Hanuman consumando carne,  ci riappacificavano negli umori , propiziando a me soltanto una notte non insonne per la stanchezza del viaggio.

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L’indomani, assistita alla messa domenicale nella Sacred  Hearth church di Asoka Square, era la volta di Gandinagarh, la subcity di Delhi east dei capi d’abbigliamento per signora a basso prezzo, di cui a Kailash avevano detto che si recavano a rifornirvisi dei commercianti  vari del  settore di Khajuraho.
Si collocava ove oltre vasti verzieri e coltivi al di la della Yamuna riprendevano a stagliarsi le cortine murarie dei casamenti dei suburbi di Delhi,  ai lati di una via centrale in cui il traffico s’intasava in un caos altisonante.
Per le stradicciuole laterali disseminate dei negozi di vestiti e di stoffe che facevano capo alle imprese e ai laboratori  locali, io e kailash ci  mettevamo alla ricerca  del capo di abbigliamento più ricercato dai turisti stranieri più in vena di indianizzarsi nelle loro fogge vestimentarie, i famigerati Ali Baba trousers dal cavallo ribassato, ma di negozio in negozio vi andavamo alla scoperta che non ve n’era uno che ne recasse traccia, ove imperava l indian style di come gli indiani vestono effettivamente, e l offerta si conforma assolutamente alla loro domanda.
Vinta l ultima vana resistenza di Kallu a ricercare i pur sempre folclorici pantaloni femminili kashmiri o nepalesi,  così non ci restava che convertirci alla convergenza mercantile che invece vi si rendeva pertanto possibile, tra .i  capi di abbigliamento che potessero richiedere invece i turisti indiani e quanto di tal genere offriva a dismisura ogni negozio ed emporio, pantaloni per signora leggiadri di fogge normali, e kurti sempre per ladies che ritrovavamo nei più fantasiosi  e meravigliosi,disegni stampati.
A dire il vero era una meraviglia accomodarci a sedere ed assistere allo rotolamento fantasmagorico di capo su capo del padrone proprietario, che nel suo agio facondo era come se fosse stato da sempre ad assistere inerte al verificarsi della nostra venuta remota, da un altrove di cui pur sapeva misurare all’istante la disponibilità effettiva e  conformarvisi, al rialzo e al ribasso,  senza che nulla potesse dar corso al minimo screzio od alterco, nella più placida  assorta nel calcolo  e distesa nell’animo malleabilità reciproca .
Quando con Kailash riuscivo un’ultima volta lungo la via del centro la intasava una cerimonia religiosa shivaita i cui sadhu che vi erano in gloria a raffronto dei trafficanti con cui eravamo stati alle prese mi apparivano in una luce quanto mai lestofantica.
Di rientro in Pahargangi per i nostri Alibaba e nepaleses trousers non ci restava che far capo al grande magazzino di cui con  assoluta sufficienza quel mattino avevo assistito al levarsi dalle serrande, mentre nel caffè ristorante di fronte mi saziavo  di un ulteriore panino al formaggio di yak-
Di Ali Baba e nepaleses trousers  in quel quartiere ch’è una fiera turistica, potevamo trovarne quanti ne volevamo, con o senza tasche,  nei colori più vivi e più spenti, in autentiche esplosioni fantastiche, e in  variegature al telaio dei toni delle gamme più splendide

 Kailash, che a differenza di me teme le situazioni, mentr’io ogni nuovo contatto,  avrebbe voluto differire l’acquisto, rinviandolo all indomani quando invece del vecchio vi fosse il giovane padrone più disponibile a sconti, come gli lasciava intendere l’addetto sommesso.  Cos’ io lo forzavo a deciderci all’acquisto, come l’anziano si mostrava propenso a un  lieve ritocco dei prezzi al ribasso, e per l indomani ci riservavamo di essere di ritorno solo per l’acquisto delle sciarpe di cotone e di seta.

3) oltre l’acquisto delle sciarpe di cotone e di seta, a due passi davvero dall’hotel,  non rammento più bene quali circostanze c i avessero fatto ritrovare io e Kailash, che erano ancora le due ed ancora  non ci eravamo risolti a recarci dall’ong Jan Sandesh, per ricontattare la signora con cui avevo fissato un appuntamento ed acquistare prodotti derivanti dall uso di materiale riciclato, - carta e stoffe soprattutto-., o in alternativa al Dilli Haat, se non a Tuglaqabad dove ritrovarci turisti.
Kailash era alquanto restio, già sapendo dell’alto costo di quei prodotti pur così deteriorabili, e dovendo egli prendere il treno in serata, temeva che dovessimo accusare ritardi., rispetto all ora della partenza,  a seguito di un’impresa che ci avrebbe indotto a recarci in Delhi est ben oltre Gandinagarh,  fino alla destinazione terminale di **. cambiando tre volte linea metropolitana,
Ma io ero perentorio e autoritario, e’da anni che  mi prefiggevo  di incontrarmi con quell organizzazione, che dà lavoro a donne , soprattutto giovani, ottenendone in collane di gemme di cotone o di carta, portafogli di ji juta e di tela di frammenti di vestiti, fermacapelli e portachiavi a guisa di coccinelle ed altri animaletti,  prodotti di delicata fantasia dal grande valore sociale e  risvolto ecologico.
Così sia pure in stato di sofferenza, sapendo che lo stavo forzando,  dopo ch’era bastato un mio “ Di che non vuoi” per indurlo alla cosa, lo facevo mio tramite in hindi dei miei rapporti  con la organizzatrice, e insieme da Rama Krishna AShram Marg, cambiando linea a Rajv Chowk  per raggiungere Kashmiri Gate, e da Kashmiri Gate alla volta di **,  ci ritrovamo all uscirta della stazione terminale senza che ancora fosse finita, perché la signora shanti ci comunicava al telefono che di lì ci restava da prendere ancora un ciclo od autorickshaw per New Seema Puri.
Da dove il conducente ci faceva scendere dovevamo retrocedere su un ciclo-rickshaw di un altro incrocio per ritrovarci con Shanti.
Le vie per le quali ci inoltrava nel suo stanzone di raccolta del materiale da riciclare e dei prodotti ottenuti, erano in piena sintonia ambientale con la sua attività di elezione: da enormi sacche di un  lezzo ammorbante donne e giovani erano intente a  smistare i rifiuti contenutivi.
Nello stanzone in cui Shanti ci accomodava erano altre due donne, cui si aggiungeva una terza, intente a ritagliare dai giornali e poi a confezionare le borse e corsettine in cui erano in vendita i suoi prodotti.
Pur nel confermarle la mia ammirazione per la sua attività ed i suoi prodotti, nel trascegliere collane, pendenti , portafogli e portachiavi, le confermavo le mie riserve sui costi dei prodotti, che erano assolutamente all’altezza dei mercati occidentali, dove collane simili le avevo ritrovate a un prezzo dieci volte tanto in negozi del commercio cosiddetto equo-solidale, ma eccessivamente cari per il mercato indiano,  dove  vedevamo arduo smerciarli.
Kailash insisteva sulla stessa lunghezza d’onda ed almeno otteneva uno sconto del 20% sui prezzi di vendita. Shanti gli diceva che era del resto un’iniziativa anomala, la nostra, perché è solita procedere per ordinativi a distanza.
Tra  il fetore esterno conclusi gli acquisti lasciavamo di li a poco New Seemapuri per essere di rientro ben in tempo all hotel.
Benché per soli due giorni, era uno strazio il distacco da Kailash, che cercavo di saturare invasandomi di internet, destinando la sera a  una cena al Karim restaurant, il che mi avrebbe distolto dal ritrovarmi solo in stanza,   per ciclo-ricksaw e metro.
Al Karim restaurant ero accolto con gentilezza, non aveva lasciato strascichi il mio diverbio di quando proditoriamente a me, come ad Ajay e a Mohammad, erano state  rifilate come full tre razioni half ,  profittando del fatto che non avevo specificato l entità delle portate richieste. Ma sembrava che ne fosse rimasta memoria, perché quando mi alzavo dalla sedia per specificare, se ancora non lo avessi fatto,  che avevo richiesto una mezza porzione di jahanghiri chicken, mi si tranquillizzava che come tale ero stato servito nei più compiti e comprensivi dei modi.

Ma a  volgere al peggio le cose era forse la salsa verde con cui condivo le cipolle d’antipasto, perché quello che credevo ancora fosse un subbuglio digestivo mentre lasciavo il ristorante , sul ciclorickshaw che mi riconduceva alla stazione metropolitana del Chawri bazar  si rivolgeva tra uno sconquasso e un altro in eruzioni di vomito liberatorie, una di seguito all’altra fino a che non svoltavo oltre la Djama masjid.

giovedì 21 luglio 2016

dentate creste

dentate creste
tra armonici abeti
al pascolo armenti

nubilate creste/nubee creste
tra armonici abeti
al pascolo armento


la foto è dell'amico Paolo Rocca

mutamenti in corso

Non una parola ch’io abbia più scritto, frattanto che sono intervenuti tanti  mutamenti in corso: Kailash ed io abbiamo preso in affitto il negozietto in cui commerceremo i nostri handicrafts dotandolo di scaffalature e tinteggiandolo di bianco, nell’attesa, dopo averlo denominato all esterno e reso più illuminato all’interno, di rifornirci in Delhi dei nostri articoli artigianali.
Per Ajay, Poorti  come per Mohammad, e prima ancora per Chandu, stanno iniziando le scuole, via via che le loro classi si vengono formando. A  Mohammad inoltre  ho assicurato di nuovo anche la frequentazione della palestra, che con la scuola si ripropone che sia la nuova focalizzazione della sua esistenza, ora che  non pare più angosciato dalla situazione economica familiare, e che la repressione da parte del padre della sua amorosetta di ogni relazione in corso con lui, ha sortito l’effetto di smorzare se non di spegnere del tutto la loro passione.
Sono oramai ben lontani i  giorni in cui  si infrangeva in lacrime per lei.
Che così la dia vinta al loro persecutore non è un problema per Mohammad,  per il quale l’amore è ora una parola priva di significato, come ha perso di significato passare di nuovo per la sua stessa via..
E quanto a lei, alla sua sofferenza? Anche lei si sta disamorando, così egli crede.
Si sente ora libero e non responsabile, e vuole godere del nuovo stato di cose.
Non pensa di certo che si sposerà in futuro, né con lei, né con un’altra.
E la genitura di Ali? Gli ho chiesto, di cui avrei voluto tanto essere l’Ali Babbà.
Adotterà  come tale uno di quei bambini in Kanpur che i genitori abbandonano dopo averli  fatti nascere.
Comunque sia,  intanto si allunga la mia permanenza in India, grazie all’estensione del permesso di residenza per cui domani sarò di ritorno a Chhatarpur.
Voglio restare più a lungo per accompagnare Kailash nell’apertura del nuovo negozio,  ed assisterlo nella premura  di garantire tempestivamente  pernottamenti e noleggio dell’auto, per cui siamo stati già finanziati, al solo nostro cliente da un anno a questa parte, e prima ch’io parta voglio poter essere certo che Chandu,  i ragazzi  e Poorti  inizino bene l’anno scolastico,  che abbiano stabilmente un loro insegnante personale, che supplisca a quanto riserva in India anche la frequentazione di un Istituto scolastico privato, alla discontinuità  per le troppe vacanze che si consentono famiglie e istituto,  ed al  sovraffollamento commerciale delle loro classi,  come Ajay mi preannunciava stasera
Il  più difficile dei compiti nei loro riguardi è persuaderli allo studio senza la disciplina del dovere esteriore e della paura,  quando come Mohammed sono pervenuti alla consapevolezza che la scuola  non  si traduce in alcuna certezza di un lavoro per il loro futuro, e come mi diceva con occhi ispirati, appare che sia solo  per l eccellenza che occorre studiare,  
Ma nel ripetersi ordinario dei giorni,  nel loro peso che si fa intollerabile, il mio animo si spaura per  l’ammontare di quanto tutto ciò mi costa,  senza che sia libero nemmeno di manifestare la mia infelicità sconfortata,  altrimenti Kailash dice di non volerne più sapere di ricevere il mio aiuto a prezzo della mia sofferenza., e prefigura il fallimento di ogni mio sforzo ed intento, con il rientro della famiglia nel villaggio d’origine.

E poi, c’è chi non manca di farsi vivo, per richiamarmi  ad un incremento dei miei contributi figliali.

sabato 9 luglio 2016

E’ di voi ch’io ho fame e sete, miei esseri diletti,


E’ di voi ch’io ho fame e sete, miei esseri diletti,
 che  mi accudite, di me lacrimate, 
mi richiamate o vociate nel gioco,
siate il bambino Chandu, il giovinetto Mohammad,
Vimala  nell’ umido silente dei lavori domestici,
Kailash  e le sue turbe od Ajay,  involato dal cricket,
Poorti  riportata via
da svago o timore di che in casa
può funestarla di nuovo 
E  già piange le vostre
concomitanze nel sonno
 il mio  ritorno nei solitari miei affanni  notturni,
da ogni  abbraccio o carezza o tormentio di capelli
ad un’ infinità di leghe rigettato  distante
(là) solo con me stesso e la mia morte davanti,

ed allora  Mohammad che spunta dagli alberi,
Chandu che si fa dolce dolce per dieci rupie,
Kailash che ricambia la buona notte con il gesto alfine di una mano fraterna, 
il box del lascito quotidiano, l’indomani mattina,
di nuovo da lui evacuato, con mia contentezza,
dal Lete  saranno le vostre care memorie da  distogliere in salvo,
per ancora il fango e la furia di ritrovarmi con voi.


domenica 3 luglio 2016

A C. P.

Gentile signora Cinzia,
un immenso grazie per avere affrontato l’ardua lettura del mio reportage, trovandolo originale  e davvero interessante(  spero grazie  anche alla presentazione che ne ho formulato. visto che lo stesso Krishna Deva dopo aver dedicato ai templi Kalachuri di Amarkantak e Sohagpur una pagina  del suo pur  esiguo Temples of North India,  non li ha  nemmeno citati nel  suo ben più cospicuo Temples of India, e che nelle guide che li concernono di Good earth, edite per conto del Madhya Pradesh Tourism,  mentre ci si profonde in miti e leggende- magari un tantino scipite, -ne  faccio ammenda – , ai soli templi di Amarkantak non si dedicano che tre righe, ove  per giunta se ne  menziona a sproposito l “intricate carving”).  Quanto alla forma espressiva dello scritto, su cui lei ha fatto bene ad essere quanto mai critica, credo che sconti  le incongruenze che io stesso avevo preventivato tra il racconto  del viaggio, nella sua accidentalità empirica,  ed i referti forse troppo sintatticamente condensati delle varie descrizioni dei templi, che pur  nella loro accuratezza  tecnico-formale ne hanno  perso assai d’ importanza. In merito a tali considerazioni di stile, spero almeno che sia vero ciò che avrei potuto far presente a Claudio Magris, quando al festivaletteratura di Mantova del 2014 ci siamo incontrati per un attimo al termine di una  sua conferenza sui  propri diversi  tavoli di scrittura, ed ho mancato di rilevare che magari  le proprie capacità ad uno di uno di questi tavoli pregiudicano  quelle che agli altri si tenta di far valere In  tali mie pagine, in realtà,. da dilettante appassionato quale io sono, ho voluto assolutamente trascendere il puro approccio dilettantesco di certi scrittori di viaggio che si appagano al più di far “sniffare” sensazioni od emozioni, magari  spiritualmente aromatizzate
Quanto alla grafia dei termini tratti dalle lingue indiane,  ho fatto ricorso concordatario  ai glossari dei volumi di Krisna Deva e di R. D. Trivedi editi dall’ASI, e  se mi si abbuonano i segni diacritici,  la cui  trascrizione  mi creerebbe difficoltà che mi appaiono ora pressoché  insormontabili,  non mi sembra  che  in essa risieda la questione linguistica  più ostica,  refusi a parte.
Avverto come un cimento maggiore il problema, che è per altro assai avvincente,  della selezione lessicale dei termini tecnici da impiegare
E’ il caso ad esempio  di  adhishthana o  vedibandha,   che impiego il primo per l’ intero basamento, il secondo per la sua conformazione  originaria in Khura, Kumbha, Kalasa ( non che poi, abitualmente, in  antarapatra e kapota), divenutane  il solo podio superiore in quelli di Khajuraho,  o  dell’uso di tilaka o di kuta,   di chaitya o gavaksha o kudu, di bhitta o di pitha,  e via dicendo.
Questo per dirle che credo che un esperto sia solo relativamente dirimente, in tale ambito, e che la cosa  resti quanto mai problematica, e non di meno affascinante.
Se poi si considerano i problemi retrostanti di come individuare con precisione le varie modanature, se una proiezione sia autonoma od una espansione laterale sussidiaria, con tutte .le corrispondenze che vengono a scandirsi differentemente, il tutto si fa vertiginoso.
.(Istanbul, Dacca....mentre il terrorismo mi sta sopraffacendo, paralizzandomi facoltà e sogni.)
 Un  vivo  saluto
Odorico Bergamaschi