sabato 23 febbraio 2019

La KUMBH MELA 2019, il più grande raduno religioso del mondo
























 La KUMBH MELA 2019, il più grande raduno religioso del mondo


E’così vasta e settorialmente regimentata l’area della Kumbh Mela in Allahabad, ora PrayagRaj , lungo le sponde sabbiose della Yamuna e della Ganga ( o Gange) che vi confluiscono nel Sangam, che tranquillamente milioni e milioni ulteriori di pellegrini e visitatori possono ulteriormente affluirvi e rimanervi sparsi in gruppi e comitive, quando non alloggino nelle miriadi di tendopoli che vi si dispiegano, grazie alle collaudate capacità organizzative che ha confermato nelle circostanze chi allestisce il festival-fiera. Solo si pensi che le piene monsoniche che d’estate sradicano tutto, obbligano ogni anno a rifarvi le innumerevoli piste di piastre metalliche e a reimpiantarvi l’illuminazione e gli accampamenti. Un ordine calmo, transennato e compartimentato , dove la pulizia regna finalmente sovrana, vi previene ed esclude resse ed assembramenti che si fanno così pericolose se avvengono in India, come lo fu la calca catastrofica che causò 350 morti durante la corsa di un’intera folla verso l’immersione nei primi anni 50, narrata da Vikram Seth in “A suitable Boy”. E’ invece l’accalcarsi asfissiante in tutti i vagoni economici dei treni e sugli autobus che portano ad Allahabad-PrayagRaj , o il traffico che si paralizza prima delle stremanti e interminabili vie di accesso, che rendono ancora soffocante l’avvicendarvisi. Nella luce del sole fino a che il chiarore abbagliante si fa caligine e foschia di sabbie e nebbia , soffondendo il buio del cielo, ove pure hanno iniziato a brillare a perdita d’occhio le illuminazioni dei villaggi di tende e dei loro riflessi sulle acque fluviali, moltitudine immense vanno e vengono continuamente per la Kumbh Mela in ogni direzione, lungo le piste e valicando i ponti galleggianti, con sporte e sacche e trolley, zaini ed ogni altra sorta di borse e di bagagli, , secondo tradizione il loro peso venendo a gravare per lo più sul capo delle donne, tra il viavai di ciclo- ricskshaw, tuc tuc , auto e fuoristrada, spesso dietro un vessillo e dei sadu che guidano comitive di villaggio. E ‘ un pellegrinaggio volto a trovare dove accamparsi, o fare sosta, nelle tende all’aperto o sulla nuda sabbia o su strami di paglia fluviali, in vista dell’esperienza mistica che è la meta di tutto: l immersione nelle acque basse della Ganga, o Gange, dove all’altezza della confluenza del Sangam raccolgono e recano seco quelle della affluente Yamuna, insieme con le acque mitiche del terzo fiume Sarasvati. Ivi vuole la mitologia che sia caduta una delle quattro gocce di amrita, o nettare divino, che Lord Vishnu recava in un vaso, o Kumba, e che ebbe a trarre dalla frullatura dell’oceano di latte compiuta da demoni e dei, le ulteriori Kumbh Melas celebrandosi negli altri siti fluviali dove caddero le restanti gocce, Ujjaiin, Haridwar, Nashik, quando tra gennaio e marzo il Sole, la Luna e Giove si trovino in una determinata posizione reciproca zodiacale. Anche se non sa di tale leggenda, il popolo dei fedeli crede che le acque in tali siti siano elisire di buona sorte, e ne riempiono taniche. da portare appresso. Serviranno a celebrsre le pujas domestiche, o ad aspergere i cadaveri dei cari defunti prima della loro cremazione.A dire il vero l impressione visiva è che sia lo Yamuna a ricevere le acque del Gange, visto che il corso fluviale seguente appare piuttosto la continuazione di quello dello Yamuna, che non di quello della Ganga. “E’ come nella generazione, dicevo al mio amico Kailash, dove il figlio riceve il nome del padre ma è soprattutto dalla madre che tre vita”. In realtà Ganga e Yamuna essendo fluvialità femminili, come le divinità che le rappresentano sulle soglie interne del vestibolo del tempio hindu, è meglio pensare alla loro confluenza come agli sponsali di due madri. Alle acque sono affidate le offerte di rose e calendule, in una ciotola che prende il largo a poco a poco, e la purificazione è completata riversando acqua lustrale nell’acqua fluviale, insieme con la cerimonia dell’aarti, che si compie ruotando sulle acque un lume acceso. A rendere splendida e luminosa di colori brillanti la vista dei fiumi che scorrono tra i ponti, tra le barriere di isolamento galleggianti e gli allineamenti di barche , i natanti essendovi posti a protezione di chi si immerga ove non sia l’acqua profonda, durante tutto il corso di ogni giorno è l’andirivieni luminescente delle imbarcazioni sullo Yamuna e lungo la Ganga, tra il levarsi in volo e il planare sulle acque di miriadi idi gabbiani, a svernarvi dalla Siberia e dal Centro Asia, per affidarsi al loro deflusso come le offerte votive. Ultimi ma non ultimi i sadu, non solo cerimonialmente. Discesi dalle alture himalyane o globe trotters del subcontinente indiano e della spiritualità planetaria, nella Kumbh Mela hanno i loro attendamenti e le loro vie, dove più che di santità, quelli più esibizionisti danno spettacolo di venalità e di smodata ricchezza. Certuni di loro, naga sadhu, integralmente nudi e rivestiti solo di cenere o di grani di rosario, con i capelli raccolti come il Shiva ascetico in crocchie jatamukutas orridamente enfatizzate in fruttiere o fioriere, si offrono agli scatti fotografici nel farsi benedicenti e nell’imprimere in fronte il segno del tilak, in cambio di offerte e di un inchino rituale sotto il loro flabello di penne di pavone, pronto a calare sul capo del loro devoto occasionale insieme con una robusta pacca di commiato. I più restano invisibili, o si appartano tra di loro sotto la vista dei passanti, al calore di ciocchi fumiganti e passandosi tra un discorso e l’altro tabacco o che altro. Né mancano i sadu che importunano per strada i passanti, con richieste vibranti di elemosine che giungono a farsi intimidatorie, soprattutto nei riguardi di chi sia straniero e non hinduista.Di certo la Kumbh Mela del 2019, voluta come Maha Purna Mela ( Grande Mela completa) anziché nelle sue forme dimidiate di Ardh Mela, benché non siano trascorsi i dodici anni previsti tra l uno e l’altro Maha Mela , a massimo onore e gloria dei leader in carica del Bjp hinduista che ora sono al comando dell India e dell’Uttar Pradesh, Yoghi e Narendra Modi , è uno spot politico religioso che li concelebra insieme con i sadu. E ‘ tale Il potere di pervicace lobby che questi ultimi detengono, che per disabbigliati e mendicanti che possano essere tanti di loro, i più facinorosi e fanatici sono giunti a minacciare di secedere verso Varanasi, qualora non vengano rassicurati che sarà eretto in Ayodhya, sempre nell Uttar Pradesh, il fatidico tempio che dovrebbe risorgere sul luogo natale del dio Rama,- una divinità che a onore del vero è pura leggenda per lo stesso hinduismo, in rinnovato contrasto con gli islamici indiani, che vi rivendicano la salvaguardia della masjid di Babur.
Al mio amico Kailash, nel lasciare il sito del Sangam, ho chiesto che cosa vi sia per lui il Ganga, da mobilitarlo nonostante i disagi incresciosi del viaggio all’ immersione rituale della Burqi, così come l’anno scorso suo padre e i suoi zii vi si sono recati a spargervi le ossa della nonna. “ E’ mia madre, mi ha detto in tutta risposta.

Poesie di MIr Taqi Mir da me tradotte


Il fiore mi ha implorato di non andarmene
“Se tu sei venuto per un breve tratto  nel giardino,
Sii il mio valente ospite.”
Io incurante lo ignorai  e me ne andai via.
Dove, invero, è il tempo di indulgere
Verso qualcuno?

Che dire di tale umore, o Mir,
Egli camminava nel giardino,
E i fiori  salutavano chinandosi  dai rami,
Ma  ad egli  non importava nulla.

Ero in sua presenza, ed ero ammutolito.
Mir, che se ne sia sentita offesa, allora?

 C’è amore e solo amore
Ovunque tu volga lo sguardo,
Tutta la creazione trabocca  d’amore
Amore è l’amata, amore è l’amante, fino a tal punto.  così tanto,
Che è come se l’amore fosse in amore con se stesso
(che è come se l’amore si intrattenesse in un gioco con se stesso)

Quando chiesi come trascorressero  gli erranti in amore
La brezza del mattino sollevò una manciata di polvere
E la soffiò via

Dove mi ha colto il delirio
Quanto a lungo sono stato in attesa di me stesso?

Quale primavera? Per noi prigionieri è proibito
Anche solo vedere il muro del giardino
Traverso una crepa nella nostra cella.

E’ un uomo terrestre quello che glorifica il mondo
Altrimenti
C’è lo specchio ma a che vale 
Guardarvi  dentro.

I miei versi piacciono all’élite
Ma io scrivo per il largo pubblico.

Se non parlo, il mio cuore brucia, se lo faccio
La mia lingua è scottata.
La mia amata può prendere fuoco se sente le parole
Che voglio dirle.

Tutti i miei piani sono stati ribaltati
Che serve  qualsiasi  medicina….
Non hai visto come questa malattia del cuore
Mi ha finalmente ucciso?

Lo Shaik che se ne sta nudo
Nella moschea, era nella taverna
L’ultima notte
Manto, toga, camicia e berretta, tutto si è bevuto
-Completamente pazzo, ha dato via.
Quale Kaaba, quale direzione di preghiera,
Quale moschea santa, quale veste di pellegrino?
Noi, abitanti  del suo  tratto di cammino,
ne prendiamo congedo  a distanza.
Che vuoi tu dunque sapere
Della religione e della fede di MIr?
Con un  tilak sulla fronte siede in un tempio
Da lungo ha forse rinunciato all’ islam?

Noi di fatto impotenti  siamo accusati
Di  comandare senza una investitura precisa
Voi fate tutto quel che vi piace
E noi  siamo ingiustamente diffamati.

Con la complicità di  Shaik
 E Brahmini, Mir perderà la Kaaba
E il Tempio.
Egli se ne farà  per se stesso una separata
Minuscola moschea, in un cantuccio
Che sia appartato.

La mia precipua religione è amore, in cui il cuore
 E  il profeta, il cuore la direzione di preghiera,
il cuore è Dio

E’ la sua bellezza che illumina tutto
Sia  ciò la candela della moschea
O la  lampada di Somnath.

La benevolenza come usanza
È scomparsa dal mondo,
uno strano popolo abita ora la terra,
strani sono ora i tempi

Mir, sono templi delicati
Reggiti il turbante con entrambe le mani!

Nel bianco e nero del mondo
Il ruolo che posso giocare è solo questo:
piangere di notte fino al mattino e in qualche modo
far decorrere il giorno nella sera.

Mir, egli verrà alla mia tomba dopo che sia morto
 Il Mio Messia penserà a me  solo dopo che me ne sia andato.

Le macerie del mio cuore sono davvero la vista
Di una cittadella che il dolore abbia raso al suolo.


Ricorda le mie parole,  se non vuoi
Udirle ancora.
Se udrai qualcuno riportarle,
il tuo cuore si spezzerà/ scoppierà nel rimpianto.


Non  considerarmi ordinario,
dopo un vagabondaggio del cielo per anni
solo allora, da un velo di polvere, un uomo
può dirsi nato.


Lo vedi, questo,  esala
Dal mio cuore o dalla mia anima,
Da dove , quanto non pare che fumo?  
O cielo, quale cuore infranto
Giace in questo sepolcro?
Una fiamma ne esala ogni mattino.
Quando grida di lamento cominciano a ferire la mia mente,
Un urlo sale al cielo.
Ovunque vada  a posarsi il suo sguardo gioioso,
ne esala una turbolenza.
O voce ardente,  stai attenta
 Pure alla tua dimora
Una nuvola di fumo sale dal tuo riparo.
Chi non s’inquieterà nel sedere ancora dovunque
Chi, che si  levi  anche solo una volta dalla tua soglia?
Oh, come noi  ci rimettemmo in piedi nel lasciare quella via
 Quasi che  se sorgessimo da questo mondo  dopo la morte.
Mir, l’amore è un macigno pesante,
Quale creatura non è troppo gracile 
per sostenerne il peso?
 (Quale creatura
può non soccombere sotto il suo peso ?)

La mia esistenza è come una bolla
Questa  vista è come un miraggio
Ah, la tenerezza  delle sue labbra
È come il petalo di una rosa.
Apri ora il tuo occhio del cuore
Tutto il mondo è  solo un sogno
Eccomi alla sua porta ancora  una volta
Sono ora in uno stato di agitazione
 Basta che parli, che loro dicono,
Questa è la voce di quello sventurato.
Mir, in quegli occhi schiusi  in sogno
C’è il tossico di un vino stagionato.


Nessuno in questo mondo vorrebbe essere ingenuo
Come un amante
Perdendo il suo cuore in amore egli pensa di guadagnarci
Mir, il sempliciotto amaro, è troppo assetato
Del suo stesso sangue,
Egli pensa che di lei la pesante spada affilata
Sia  l’elisir di vita .


Mir Taqi mir poesie ( di mia traduzione)



Voi non considererete  più
alcun giro di perle
una volta considerato  lo stile della mia espressione

Chiunque sia  qui  re  o  ministro
Che me ne importa, sono un fachiro sovrapensiero

Essendo venuto a Delhi di questi tempi
Non ho visto quegli amici
Se ne sono andati un po’ troppo presto
Son io sopraggiunto un po’ troppo tardi

Ero un soldato allora, sono un ascetico ora
Ahimè! Così(è  come) ho consumato la mia gioventù.
In una così breve notte, 
Assolvendo Quanti ingannevoli ruoli.

Loro,
il cui dominio attestammo
Da un capo all’altro del paese,
Nessuno ne fa più  il nome

Ladri, borseggiatori, Sikhs, Marathas,
Re e mendico, tutti quanti coloro
Che hanno bisogno di pace sono i soli
Possessori di nulla, povertà è ora la sola ricchezza.

Jahanabad è ora una rovina
Ad ogni  passo, c’era una volta
Qui una casa.

I miei occhi in lacrime sono ora un canale
Il mio cuore straziato è come la città di  Delhi.

E così ce ne andiamo da questa casa di idoli,
Mir,
Forse qui  ci rivedremo ancora , se Dio
Ci riporterà indietro.


Le strade di Delhi erano come pagine dipinte,
Ogni vista che vi vidi sembrava una pittura

Tu chiedi delle mie origini. O popolo
Del’Est, 
Schernendo la mia povertà e di me ridendo?
Di Delhi, che del mondo era la città privilegiata,
Dove non si raccoglievano che  gli eletti 
Di ogni genere di vita,
Ora predata dal Fato e ridotta a  deserto,
Io sono un residente di quel sito  in rovina.

La testa che è così fiera
Nel portare oggi la corona,
domani grida di cordoglio la coroneranno
nel suo vero posto.

La desolazione di Delhi  era di gran lunga migliore
Che non  Lucknow
Vorrei esservi morto 
Anziché  essere  qui   scampato.

Il mio cuore e la mia Delhi siano pure
Ambedue in rovina
C’è ancora  del diletto
In questa  casa straziata

Lungo la strada del desiderio anch’io
Avrei voluto malamente cadere,
ma questi   miei  piedi rotti
mi tennero  eretto.

Ogni foglia ed ogni pianta sa del mio stato,
Solo il fiore ignora, ciò che tutto il giardino
Ben conosce.
Confortare i cuori afflitti certo non usa  
Nella città della bellezza,
altrimenti anche l ingenua amata  saprebbe bene
quale sia la cura di questa pena.
Grazia, Fedeltà, Gentilezza e Favore, - nessuno
Qui ne sa nulla
Scherno e gestualità, segni e allusioni-, questo solo
essi sanno.


Divenni come un fachiro,  e con questo grido
Ora mi congedo:
Sii felice, amico mio, è la mia preghiera.
Un tuo solo baluginio mi ha trasvolato in estasi,
tu mi hai reso distaccato dal mio io.
Avevo un desiderio immenso di visitare il tuo vicolo
Ed ora me ne ritorno ravvivato nel sangue 

Ho consunto la  mia fronte in prostrazione
Ho pagato il mio debito di obbedienza
Fino a qual punto  ti ho adorato,
O Idolo,
Ti ho reso Dio agli occhi del mondo.

Oh, la tenerezza delle sue labbra
E’ come il  petalo di una rosa.
O Mir, in quegli schiusi occhi sognanti
C’è il tossico di un  vino stagionato.

Come dirti che cos’è l’amore?
E’ una malattia dell’anima, una sventura, quest’amore.
Mir, ti vedo farti pallido,
Dimmi, anche tu sei ora preda d’amore?

 Due  miei ghazal
Se non è per scherno e umiliazione
Egli ti cerca solo per   soldi.
E tu non cercarlo per niente al mondo.


Battuto sotto il tuo calpestio
Lascio che sia se tu mi dici
Che è  il tuo cuore distrutto che mi distrugge

Due miei Ghazals


Due  miei ghazals

1

Se non è per scherno e umiliazione
Egli ti cerca solo per soldi.
E tu non cercarlo per niente al mondo.

 2
Battuto sotto il tuo calpestio
Lascio che sia se tu mi dici
Che è  il tuo cuore distrutto che mi distrugge








Ci fosse mai qualcuno che vuol sapere


Ci fosse mai qualcuno che vuol sapere
Della mia fede e religione
Dirò che Dio è l’ identico ordito
Per cui le foglie verdeggiano e noi respiriamo.
E noi siamo sessuati né più né meno che i  batteri,
traendo  Egli lo spirito da un pugno di polvere,
dalla nostra morte la rinascita di feti  a un’ inimmaginabile vita,
amore anche dall'orrore per chi ci sta accanto.
In Lui  di Lui viviamo, vibriamo desideriamo,
dicono  bene gli Atti e le credenze dei Tantra,
peccato per la nostra presunzione
sia Egli infinitamente infinito,
al punto che noi tutti  non siamo neanche una  sua cellula
 appena un’idea  della sua mente.
Basta anche solo  avere occhi per  le amiche piante,
per  intendere che siamo solo uno dei modi della sua intelligenza,
Oramai a poca distanza dalla mia morte,
 Oltre la quale non vedo,
Con il poeta dei poeti affranti è come a dire,  
che la mia precipua religione è amore ,  in cui il cuore
E’ il profeta, il cuore la  direzione di preghiera, non riconfermi
il cuore è Dio.

Sulla Grande Mantova

Signor Direttore
Dunque, alla resa dei conti referendaria sulla Grande Mantova, i nostri sindaci interessati, riunitisi  al Pirellone in gran consiglio, appaiono favorevolissimi al progetto in linea di principio,  ma contrarissimi di fatto; per quanto l’obiettivo di una futura fusione sia condivisibile in linea di massima, sono “uni d’accento” che questo referendum non s’ ha proprio da fare. Le sacrosante ragioni? Che noi cittadini mancheremmo di reale consapevolezza, bontà loro che hanno fatto di tutto per assicurarcela durante il loro mandato, senza forma alcuna di boicottaggio di cui si abbia avuto anche solo il minimo sentore; e poi, si tratta di una tale complicazione,  tale e poi tale, ci sono tali e tante di quelle problematiche in gioco, che neanche a pensarci, figuriamoci.. In cambio, invero, eccoli tutti quanti già virtuosamente disposti, se non si fa il referendum,  a mettersi in gioco e a  spendersi,  come mai non è stato, in tutto quello che finora non hanno mai fatto, un’effettiva progettazione, ma certissimamente, in primo luogo di beni e servizio da mettere in comune…. Marpioni… tale  loro virtuosità quanto mai interessata puzza di bruciato oltre l’estensione stessa della grande Mantova, è una farsa che a modo suo evoca l’ottimo nemico del bene. In realtà gli esimi sindaci non potevano dare  più felice avvio di propaganda alla campagna referendaria per un si consapevole e convinto alla grande Mantova, non potevano  fornire  riscontro migliore al dato  di fatto incontrovertibile  che il  sì al referendum è la sola  via per pervenire al “condivisibile obiettivo”,  parole loro, sacrosante; che se stiamo ad aspettare che lor signori si disbrighino fusionisticamente, con tutti i vincoli associati che entrano in gioco ….campa cavallo.. è l’esatto chiedere,  da uomini incauti e sciocchi,  che si diano da fare per il Santo Natale i tacchini che vi devono finire arrosto,  per la leccornia di un migliore governo locale. Don't you even think of eating my chocolate!
Odorico Bergamaschi

domenica 27 gennaio 2019

Centro storico e Ztl


Signor Direttore

“È opportuno ricordare che in questa città non esiste solo il centro storico, tutte le istituzioni negli ultimi anni hanno dimenticato la situazione indecorosa in cui versa l’area antistante alla chiesa di Santa Paola». Come non dare ragione a tali parole di  Pier Luigi Baschieri , di Forza Italia, nella sua denuncia  alla Voce di Mantova di tale stato di degrado,  solo che non è possibile nei termini in  cui  l’ha formulata.  Le parole pesano ed in esse egli si mostra suo malgrado psicologicamente suddito del Pd Ztl nostrano, e della sua sciagurata idea-guida, promozionale di un nefasto turismo intensivo , che il centro storico si risolva nella zona ch’è a traffico limitato, anziché estendersi quanto la terza cerchia di mura e l’area almeno di palazzo Te. Con tutte le gravi conseguenze del caso,  per cui  ad eccezione di Palazzo Te, e di Mantova hub,  ripristino o riqualificazione di palazzi, edifici e antiche piazze che siano fuori della zona  Ztl   cadono fuori delle grazie di questa giunta,  nel suo piano velleitario di trasformare Mantova nel mostrificio fracassone di concerti ed eventi spettacolo di un outlet turistico. Così è stato lasciato cadere nel dimenticatoio il progetto del Mam e di un multipurpose center  nella Caserma di San Sebastiano,  si è lasciato al suo destino Palazzo Cavriani, quanto agli Istituti Gonzaga o ai Magazzini del Sale neanche a volerne sentire parlare, concentrando ogni intervento nella fatidica zona ZTL . Ed ora sì , ma certamente, allo sgombero di carapaci di auto di piazza Alberti , ma quanto a Piazza d’Arco e Piazza San Giovanni, figuriamoci,  visto  l’ incasso che assicura almeno la prima  con i parcheggi raso…  Piazza dei Mille e Piazza San Leonardo,  non pervenute. Fosse almeno un guadagno a tutti gli effetti, per la Ztl, il risvolto di tante generose attenzioni…  Ne sono sortiti lo svilimento di certi suoi monumenti  a mere attrattive, lo sfiguramento di un magnifico museo archeologico del territorio in un  Museo  della città che è la fake news della romanizzazione delle sue origini plurime, la presunta valorizzazione di Palazzo Ducale e  di  Piazza Sordello,  nonché   del Palazzo della Ragione,  quali contenitori indifferenziati di ogni sorta di evento, prima ancora che come depositari del loro patrimonio storico e artistico , del quale ai visitatori paganti ancora non è assicurata  l’ accessibilità integrale , la rimozione di banchi e bancarelle solo per far luogo al plateatico onninvadente di ogni sorta di sgabuzzino convertito in presunto bar o luogo di ristoro. Tutto ciò a discapito di ciò che è un vero caffè o un vero ristorante , dell’agibilità pedonale e del diritto all’ ombra e al riposo e al sedersi gratuito di chi sia visitatore o concittadino,  per un  decoro urbano e non umano che è solo un artificio turistico;  per  non tacere infine  di che balzello vi può significare la raccolta differenziata, quale  gravame per chi  risiede nella  Ztl  e nelle aree  elevate al  suo rango turistico: l indecenza di dovere  aggirarvisi con le proprie immondizie domestiche anche per due piazze  e per due vie, prima di poter arrivare a conferirle nei cassonetti-dust bin,   alle  ore buie del mattino e della sera, come accade in India per le persone senza gabinetti che  devono recarsi ad  escrementare con il vaso dell’acqua fuori degli abitati che siano  frequentati.   E ad assicurarne la pseudo contemplatività di una città fantasma più che del silenzio,  sempre meno abitanti reali e più Bed and breakfast e Airbnb. Siamo così pervenuti ad una stortura così radicata e radicale, che solo una grande Mantova che recuperi alla città le sue origini nel Forcello e i luoghi natali di Virgilio,  fortificazioni e fortini e le ville sue tutte fuori città,  che in se stessa, allargata, pratichi più agriturismo e meno incistidamenti domestici  di improbabili home stay,  che sia Distretto della conoscenza produttivo anziché  Outlet padano, , con le sue viabilità e aree di raccordo e di sosta più integrate in un sistema intermodale, può essere almeno in grado di contrastarlo.
Odorico Bergamaschi