domenica 17 novembre 2019

ultime news dall India


Un mio scritto personale Le ultime news dall India

Domenica scorsa, mentre stavo rigirando la chiave per uscire dal mio appartamento e recarmi a leggere i giornali in un caffè del centro città, l’anziana signora che abita nell’appartamento di front e che ha la stessa età di mia madre, si è affacciata alla porta per rendermi la copia delle mie chiavi che le avevo affidato,“ “visto che adesso per provvedere a sua madre non può più partire per l India”
L’ho pregata comunque di conservarle, per ogni possibile emergenza.
“Non si sa mai, se per l’aumento della pressione o qualche incidente in bicicletta mi capita ancora di finire in ospedale”
Nel primo pomeriggio una volta tanto mi ha risposto dall’ India il ragazzo Mohamnmad.
“Quando vieni?” si è affrettato a chiedermi nel suo anelito.
Gli ho detto delle ragioni che mi trattengono in Italia, dell’appartamento di cui a 67 anni sono costretto ad andare in cerca fuori città, delle richieste di denaro esorbitanti che per l’assistenza a mia madre mi inoltrano i miei familiari in Italia, le sole che sanno avanzare a me che di tutti loro sono chi è in stato di povertà e di precarietà, chiedendomi proprio ciò che sono meno in grado di offrire. Tant’è che qualora si appellino ai giudici io non mi difenderò e non mi presenterò in tribunale, perché né in Italia né in India trova riconoscimento o è legale l’amore che mi lega a chi ho adottato.
“ dunque per quest’anno non torni in India…” il ragazzo ha concluso con tristezza mortificata.
“ Mohammad dimmi comunque come ora posso aiutarti…”
I need you, not your help”
“ Io ho bisogno di te, non del tuo aiuto”
La linea è quindi caduta , ed io ho contattato allora Kailash perché aiutasse il ragazzo a farsene una ragione, come Kailash se l 'è fatta già a sua volta, essendo io inquietato ancora una volta dallo sconforto del mio caro ragazzo.
Kailash ha potuto risollevarmi dicendomi,qualche ora più tardi, per quel che aveva saputo dal padre di Mohammad, che non era prostrato da uno stato di inedia, ma che si trovava con un businessman in Rampur, un villaggio nei pressi di Panna.
Quanto al figlio Ajay, non avevo motivo di dolermi che non mi avesse ancora inviato le pagine degli ultimi argomento di studio di biologia perché lo aiutassi nell’apprendimento,con test o lezioni via skype, in quanto che in India erano sospesi social e network, per evitare che tramite il loro uso si infiammassero gli animi e si aizzassero rivolte, dopo la sentenza emessa il giorno avanti sul caso plurisecolare di Ayodhya. Il sito dove sorgeva la Babri Masjid, che nel 1992 era stata demolita da migliaia di fanatici hindu perché era il sito dove sarebbe nato il presunto dio Rama, e dove anticamente sarebbe stato eretto un tempio hindu commemotativo abbattuto dall’imperatore moghul Babur proprio per edificarvi la moschea che i facinorosi hindu avevano abbattuta a sua volta, era stato riconosciuto come di spettanza agli hindu, e i musulmani erano stati risarciti assegnando loro 5 acri di terreno dove avrebbero potuto far risorgere la moschea Babri. A riprova del fatto che un tempio hindu preesisteva alla moschea demolita nel 1992, Kailash mi adduceva le testimonianze di archeologi dell’Archaelogical Survey of India che avevano accertato che una struttura sorgeva in precedenza, un tempio hindu , sicuramente, come confermavano i resti ritrovativi di un amalaka e di un pranala, che sussistono solo nei luoghi di culto dell induismo. Un altro archeologo aveva addirittura sostenuto che risaliva ad Ayodhya la statua del dio Rama che io e Kailash avevamo onorato a suoi tempo in Orccha, nel tempio edificatovi in onore del dio Rama in cui sarebbe stata traslata. A onore del vero suffragava tale ipotesi anche un archeologo islamico, i cui accertamenti a suo tempo, negli anni settanta del secolo scorso, non avevano trovato seguito, a suo dire, per la prevalenza di orientamenti di sinistra nell’Archaelogical Survey of India. Ad ogni buon conto , come avrei concluso e detto solo l’ indomani a Kailash, trovando un suo consenso, l’area sacra contesa non si sarebbe dovuta assegnare né agli hindu né ai musulmani, perché né i musulmani avrebbero dovuto erigere una moschea proprio dove gli hindu immaginavano che fosse nato il dio Rama, né tanto meno, quattro secoli dopo, neanche trent’ anni fa, gli hindu avrebbero dovuto distruggere tale moschea, guarda caso individuando il luogo dove sarebbe nato il dio Rama proprio al centro del vano sottostante alla sua cupola centrale. Si sarebbe così emessa una sentenza che sarebbe stata di perpetuo monito a chi, hindu o muslim, intendesse usurpare i siti religiosi di culto per l’altrui fede. La preoccupazione delle autorità indiane per possibili reazioni di rivolta, che data la sentenza della corte suprema era da paventarsi che fossero soprattutto di matrice islamica, era tale che in tutta l’India per lì intera giornata della sentenza erano rimaste chiuse tutte le scuole, le quali nell ‘Uttar Pradesh, dove sorge Ayodhya e dove numerosi sono i mussulmani che vivono nei grandi centri urbani, sarebbero dovute restare chiuse anche di lunedì. La preoccupazione pubblica aveva oscurato negli animi anche la gioia e la soddisfazione per l’evento, di natura opposta, dell ‘apertura del corridoio di Kartapur, che nel 550 anniversario della nascita del guru Nanak, il fondatore della religione sik, aveva ricongiunto i due luoghi di culto sik negli opposti Punjab, dell India e del Pakistan, di Dera Baba Nanak Sahib, in India, e del gurudwara Darbar Sahib, in Pakistan, consentendo agli indiani sik di transitare senza un visto il fiume Raw di confine e di raggiungere nel Pakistan il gurudwara Darbar Sahib*. Un corridoio di neanche 4 chilometri, ma che allevia di molto la tensione riaccesasi tra India e Pakistan e che ne smorza i recenti venti di guerra , dopo la revoca dell’articolo 72 che concedeva al Jammu Khasmir uno statuto speciale.
Kailash trovava modo invece di dilungarsi su quanto i documentari in rete gli avevano consentito di apprendere sui diversi luoghi dove avrebbe sostato il dio Rama, nel suo tragitto d’esilio da Ayodhya e poi sulle tracce dell’amata Sita rapitagli dal demone Ravana, signore dello Sri Lanka.
Oltre a Citrakoot dove con il mio amico o da solo mi sono recato più volte, con Mathura e Vrindavan il solo sito in cui Kailash abbia potuto condurre in pellegrinaggio l' intera famiglia, quando era ancora in vita il nostro Sumit, che Dio l’abbia nella sua gloria, i luoghi di soggiorno del dio sarebbero stati il parco di Bandhavgarh, Nasik, nel Maharastra, Rameshwaram nel Tamil Nadu, che io e Kailash abbiamo visitato insieme indimenticabilmente. Kailash si ricordava ancora che da Rameshvaram avevamo preso l’autobus per Madurai, prima di raggiungere al termine dell’ India KanyaKumari, anziché pervenirvi direttamente da Rameshwaram, A diciassette ( in realtà ventidue) miglia dal suo abitato sorge un tempio, mi ha detto,( quello di Sethu Karai) , nel punto preciso a iniziare dal quale con l’aiuto di Hanuman e della sua armata di scimmie Rama avrebbe costruito il ponte di pietre, ( corrispondente effettivamente alle secche dell’Adam Bridge ), su cui avrebbe raggiunto lo Sri Lanka, intrattenendosi in un’isola , (quella di Mannar), che precede lo Sri Lanka di soli sette chilometri, Poi di ritorno , una volta che ebbe ucciso Ravana e recuperato Sita, ad una ad una avrebbe ritirato le pietre del ponte, su consiglio di Vibheeshanan, il fratello di Ravana, che nello scontro cruciale si era schierato dalla sua parte. Kailash mi raccontava ciò come se le sue credenze corrispondessero ad eventi reali, ed io lo lasciavo dire senza sollevare alcun dubbio, ben felice di assecondarlo.
Ho invece cercato di indurlo a fornirmi solo informazioni, senza che io avessi a fare né egli a chiedermi commenti, quando durante le settimane scorse ha voluto parlarmi dell’arroventarsi dei rapporti tra India e Pakistan, a seguito dell’abrogazione dell’articolo 72, delle minacce e degli attacchi terroristici che in risposta provenivano dal Pakistan, e delle contromisure dell’ India che irrigidivano il controllo di internet e delle telecomunicazioni,e insieme limitavano i flussi di denaro che provenivano in India, rendendo sempre più difficoltoso e per vie traverse, mediante il ricambio degli agenti del cambio che si facevano titolari, i miei stessi versamenti di denaro. Kailash mi ha parlato di invio d’armi mediante droni da parte di terroristi pakistani a guerriglieri islamici stanziati in India, appena oltre il confine, di reiterate uccisioni di camionisti che rifornivano il Kashmir o se ne allontanavano con i loro carichi di merci, dei finanziamenti di guerriglieri infiltratisi in India dal Pakistan attraverso Dubai. Da un ricco commerciante pakistano e da un suo addetto musulmano indiano, originario del Gujarat, nella stessa Dubai era stato organizzato l’attacco del commando che in Lahore aveva ucciso un leader politico hindu, reo di parole per loro offensive del Profeta Maometto, la pace sia con lui. Kailash provava un sentimento di pietà sconfinato per le vittime, soprattutto se erano povera gente che aveva visto pianto compiangere la morte di un proprio caro, ed ha avversato con calore solo un leader musulmano di Hyderabad dal quale anche i musulmani avevano preso le distanze, quando aveva paragonato una missione della Comunità europea nel Khasmir a chi, come il mio amico si era ricordato, in sua presenza avevo deplorato che un negozio fosse intitolato in Reva, con tanto di baffetti, ah, Hitler, come finalmente capivo dalla sua formulazione approssimativa del cognome del fuhrer nazista.
Sono stati questi i discorsi che hanno contrappuntato i lunghi giorni in cui in Kailash si sono acutizzate di nuovo le emorroidi, con sanguinamenti che gli hanno fanno temere di non avere più una lunga vita davanti, per le infezioni cancerogene che potevano causare. Di esse mi faceva sapere dolorosamente che era morto il conducente d’auto Bishmillah cui ci eravamo a suo tempo rivolti, quando credevamo che un’agenzia di viaggi culturale potesse arrecarci un minimo di fortuna. Della propria morte addolorava il mio amico soprattutto che avrebbe lasciato orfani e senza sostegno Poorti e Chandu, mentre quanto alla moglie Vimala e ad Ajay non dubitava che fossero già in grado comunque di cavarsela. Ma il terrore della morte l’ha convinto finalmente a farsi operare, vincendo la paura che aveva delle stesse iniezioni, e con la solidarietà del mio aiuto e del mio sostegno ho potuto persuaderlo a recarsi di nuovo dallo specialista di Chhatarpur con cui aveva già dimestichezza, e senza doversi recare al più rinomato centro specializzato di Nagpur, assai più distante, dopo due settimane a farsi operare con il laser nella più vicina Damoh, giorno dopo giorno consigliandolo sul meglio da farsi, nello stabilire i contatti con il medico di Damoh, nel preventivare l’arrivo e la degenza, nell’ indicargli il modo migliore per giungere a Damoh. L’ho confortato e incoraggiato quando sembrava recedere in preda alla paura, ne ho raccolto emozioni e impressioni prima e dopo l' intervento, ho seguitato a tranquillizzarlo durante una convalescenza che si prolunga tutt’ora, con il dirgli come corrispondesse a quanto da Damoh, a cui ha fatto ritorno per gli accertamenti, il medico gli faceva presente che era contemplato nel decorso degli eventi. Kailash ha dovuto dispiacersi solo di non avermi dato retta quando insistendo più di tanto avrei finito per scongiurarlo senza lasciarlo libero di decidere , nell’ invitarlo a fare ritorno in treno da Damoh, lungo un tragitto ferroviario ben più lungo ma assai più agevole di quello che gli avrebbe riservato il ritorno in pullman, la cui cuccetta non gli ha evitato i continui sobbalzi che hanno pregiudicato il decorso post- operatorio. Contrappuntava l’angoscia per il suo stato di salute il destino catastrofico che si prefigurava per il suo lavoro in hotel e per la Khajuraho turistica, ora che da Delhi i tour operator più che mai tra di loro in competizione, quanto allenell‘ inoltrare offerte di itinerari che siano le più economiche possibili che inviano alle agenzie di viaggio dei paesi di inbound, eliminano Khajuraho dagli itinerari proposti, per limitarsi alle località raggiungibili in un più breve raggio, Agra, Jaipur, o con costi di volo inferiori, come Varanasi, anche se in tal modo pregiudicano al turista ogni acquisizione dell’arte hindu, del che non può importare a loro di meno. E il mio amico ha avuto modo di comprendere e di farmi comprendere mia volta che i turisti indiani sono sempre di meno per l'incremento dei costi che morde i consumi e gli stili di vita di un consolidatosi regime signorile di massa, affine a quello instauratosi in Italia negli ultimi decenni, anche per quanto si viene erodendo la possibilità dei figli di vivere senza un lavoro del patrimonio accumulato dai loro genitori, che in India come in Italia spesso è la tesaurizzazione di anni e anni di proficua corruzione. Così il mio amico si è persuaso ad accogliere il prossimo anno l ‘invito di altri membri della sua stessa casta, ora che il suo fisico è riabilitato, a trasferirsi da solo a lavorare in hotel o al ristorante nella lontana Goa, dove le retribuzioni sono almeno il doppio che in Khajuraho, si spera non anche il lavoro ai tavoli in sala. Ho accolto tale sua risoluzione con una gioia immensa, perché liberava la sua figura d’uomo dai vincoli del mio aiuto, e agli occhi dei suoi cari e dei suoi amici poteva farlo comparire sempre di più come uno che realizza se stesso mediante se stesso. Era per me una gioia altrettanto grande di quella che mi aveva recato , settimane prima, dicendomi che oramai tutti in Khajuraho chiedono di me come del babbà in famiglia, il nonno in cui tutti loro confidano, facendomi avvertire quanto mi sia oramai naturalizzato presso di loro come un indiano, che a tutto deve provvedere, di tutto deve tenere il conto quanto alla propria vera famiglia, a partire dal dato che in un paese dove i poveri vivono per lo di verdure e chappati, ed è così a pranzo e cena per la famiglia di Kailash al bazar i costi delle verdure stanno intanto aumentando vertiginosamente Le patate e i pomodori soltanto costano meno di 80 rupie al chilo, ed è ben difficile, come mi esemplificava Kailash cucinare pietanze, fossero anche il dhal di lenticchie, l’ aloo gobi, il mattar o il palak paneer, ogni curry masala , senza insaporirli con le cipolle che ciclicamente tornano a farsi in India costosissime. Ancor più, mi ha fatto sapere Kailash, la interruzione dei rapporti tra India e Pakistan in ogni loro forma commerciale, con lo stop a treni, autobus, autocarri, sta intanto prostrando soprattutto le possibilità di consumo dei pakistani. “ Un chilo di pomodori costa in Pakistan 200 loro rupie, adesso. E le cose vanno ancora peggio per le medicine”, di cui l’ India è il produttore di avanguardia per i paesi non sviluppati, e di cui i pakistani debbono ora rifornirsi altrove.“ Una medicina contro i morsi dei cani, che in India costa 950 rupie, in Pakistan ora ne costa 4.000”. Ma ieri sera aveva di che dire contro lo stesso Narendra Modi, per i controlli divenuti asfissianti sulle nostre stesse transazioni di denaro e sul flusso delle comunicazioni, al fine delle autorità indiane di non lasciarsi sfuggire ogni finanziamento e ogni contatto possibile del terrorismo internazionale con agenti operanti in India, dopo l’ acuirsi della minacciosità del terrorismo a seguito dell’abrogazione dell’articolo 72 per il Jammu Kashmir. Il che obbliga Kallu a cercare prestanomi diversi per le donazioni che gli faccio, volta mi costringe a dei loro frazionamenti, ola successiva a scaglionarle in più lunghi lassi di tempo, pur di fargliele pervenire. Che giudizio politico si possa trarre da tali vicende lo dirò a Kailash quando mi sarà mai possibile ritornare in India, e parlargli di nuovo faccia a faccia, sempre che l intensificarsi dei nostri colloqui a distanza non mi abbia fatto finire in una black list, In termini di teologia politica universale di certo si riafferma anche in tali vicissitudini il principio di fede fondamentale, calcedoniano, che nella realtà , come per la natura umana e divina di Gesù, per i rapporti tra uomo, Dio e cosmo, è sempre fonte di errori, della interminabilità dei conflitti, pretendere di separare ciò che è in unità, così trasformando ciò che è complementare in polarità opposte, quanto nel verso contrario il confondere ciò che permane distinto. Ossia ogni dualità secondo il pensiero advaita.

mercoledì 6 novembre 2019

VITA E MORTE


Vita e morte, la loro desiderabilità o temibilità, gli affetti, o ch’io tenti ancora di vivere , per me sono oramai soltanto ed esclusivamente entità e pulsioni economiche .Mia madre è per me l incubo anche di notte di quanto dovrò corrisponderle fino alla morte, dei costi da dividere tra noi consanguinei fino a quelli della sua sepoltura , è l’angoscia che quanto dovrò versare per lei mese dopo mese, sempre di più , in una voragine di cui non posso chiedere conto o ragione, è quanto mese dopo mese verrà a mancare per me e per la sola famiglia che per me conti a questo mondo, Kailash e i nostri cari. Lei e i miei consanguinei che si accaniscono contro di me , loro che a differenza di me hanno una casa, un’auto, chi assicura il loro futuro, non avendo altri a cui provvedere, come se io facessi resistenza non per altro che per seguitare dare soccorso anche alla mia famiglia dì adozione, per la qual cosa non posso accampare ragione e diritti di sorta, che mi considerano un’obbrobrio vivente per tale mia strenua difesa che mi priva di tutto, loro non fanno che togliermi vita e autostima sino all’asfissia, quant’è la vita che mi danno ed alimentano in me Kailash e l India cui non posso così fare ritorno, lasciandovi i miei campi d’indagine e di ricerca abbandonati. E quanto vengo spendendo per chi ho più cari al mondo in perdita continua, per me si fraziona negli anni che posso avere ancora davanti secondo le comune aspettative di vita, che per me diventano tanto più orribili quanto si allungano, sapendo che nel tempo potrò provvedere sempre meno a se stesso, e che non posso fare affidamento che su una pensione che sarà insufficiente anche al solo ricovero diurno . Abbandonassi al loro destino Kailash e i suoi cari, Mohammad, nella loro indigenza e impossibilità di risollevarsi onestamente, non potessi affrontare i loro osti di matrimoni e studi ulteriori, della loro salute,in un’India dove tutto costa di meno ma tutto costa, per me sarebbe tradire con le sole persone che a questo mondo amo davvero, che mi danno linfa di vita e mi mantengono in vita, e per le quali non valgo solo il denaro che vero, mancare alla mia esistenza in ciò che la riscatta dal suo fallimento, riconsegnandomi al senso di me stesso che coltivano i miei consanguinei, ch’io sia mera immondizia umana. Anche tutte le cose che scrivo e che pubblico non sarebbero per me di riscatto da tale giudizio di infamia, pur nel loro valore, né lo sarebbe il mio passato di insegnante che ho rimosso e consegnato all oblio, come i detenuti il loro trascorso- il mio per decenni- in campi di concentramento cui facevo ritorno ogni giorno come la pecora al macello. Che mi tiene in vita in tale stato di cose, è che non potendo contare sull’uomo , meno che mai in chi mi è amico e mi stima, ma soltanto in Ciò che si intende per Dio, io seguiti a scrivere e scrivere ancora, a pubblicare opere su opere sulle mie passioni estetiche e culturali, siano Rubens o l’arte indiana, ch’io cerchi di trasmutare ciò che leggo e che sento e sperimento in poesie e narrazione, a dispetto di chi interpello e si dice sempre puntualmente troppo impegnato per darmi una mano, che legge o cataloga di tutto tranne che un solo rigo di quello che gli trasmetta gratuitamente. Che persona assai gentile, dicono che io sia, come se non fossi per questo un soccombente nato. Jeunesse, oisive jeunesse, par (trop de) delicatesse, j’ai perdu ma vie. Que les temps viennent que les coeurs s’éprennnent. E con la lettura e la scrittura perenne, mi salva pur sempre Kailash,l’ amico del mio cuore, quando dice che come gli ho raccomandato ha chiesto a Chandu di fargli vedere i quaderni di scuola, di fargli sapere che cosa stia studiando , perché ha compreso che è lui che più di ogni altro può fargli da maestro. O Ajay che finalmente mi invia mediante what aps lo svolgimento del test di biologia che gli ho inviato,e mi chiede per conferma se si legge bene quello che ha scritto.. £Come fai a non venire più in India, nei tuoi viaggi che ti interessano tanto, anche i tuk tuk driver tra Chanderi e Kadwaha mi telefonano chiedendo di te…!”

martedì 5 novembre 2019

vita e morte


Vita e morte, la loro desiderabilità o temibilità, gli affetti, o ch’io tenti ancora di vivere , per me sono oramai soltanto ed esclusivamente entità economiche .Mia madre è per l incubo anche di notte di quanto dovrò corrisponderle fino alla morte, dei costi da dividere tra noi consanguinei della sua sepoltura , e l’angoscia che quanto dovrò versare per lei mese dopo mese è quanto mese dopo mese verrà a mancare per me e per la sola famiglia che per me conti, Kailash e i nostri cari. E quanto vengo spendendo per loro in perdita continua, per me si fraziona negli anni che posso avere ancora davanti, secondo le comune aspettative di vita, che per me diventano tanto più orribili quanto si allungano, sapendo che nel tempo potrò provvedere sempre meno a se stesso, e che non posso fare affidamento che su una pensione che sarà insufficiente al solo ricovero. Abbandonassi al loro destino Kailash e i suoi cari, Mohammad, che sono a loro volte l incubo della loro indigenza e possibilità di risollevarsi onestamente, i costi di matrimoni e studi ulteriori, della loro salute,in unìiNdia dove tutto costa di meno ma tutto costa, per me sarebbe tradire le sole persone che a questo mondo amo davvero, e con loro tradire la mia esistenza, in ciò che la riscatta dal suo fallimento, riconsegnandomi al senso di me stesso che coltivano i miei consanguinei, ch’io sia mera immondizia umana. TED ora anche il cambiar casa, con tutto quel che ne segue nella mia precarietà…utto quanto scrivo e pubblico non sarebbe per me di riscatto da tale giudizio di infamia, pur nel loro valore, né lo sarebbe il mio passato di insegnante che ho rimosso e consegnato all oblio, come i detenuti il loro trascorso- il mio per decenni- in campi di concentramento. Che mi tiene in vita in tale stato di cose, è che non potendo contare sull’uomo ,meno che mai in chi mi è amico e mi stima, ma soltanto in Ciò che si intende per Dio, io seguiti a scrivere e scrivere ancora, a pubblicare opere su opere sulle mie passioni estetiche e culturali, siano Rubens o l’arte indiana, ch’io cerchi di trasmutare ciò che leggo e che sento e sperimento in poesie e narrazione, a dispetto di chi interpello e si dice sempre puntualmente troppo impegnato per darmi una mano, o leggono o catalogano di tutto tranne che un solo rigo di quello che gli trasmetta gratuitamente. Che persona assai gentile, dicono che io sia, come se non fossi per questo un soccombente nato. Jeunesse, oisive jeunesse, par (trop de) delicatesse, j’ai perdu ma vie. Que les temps viennent que les coeurs s’èprennnent. E con la lettura e la scrittura perenne, mi salva Kailash,l’ amico del mio cuore, quando dice che come gli ho raccomandato ha chiesto a Chandu di fargli vedere i quaderni di scuola, di fargli sapere checosa stia studiando , perch ha compreso, che è lui che più di ogni altro può fargli da maestro. O Ajay che finalmente mi invia mediante what aps lo svolgimento del test di biologia che gli ho inviato,e mi chiede per conferma se si legge bene quello che ha scritto

mercoledì 23 ottobre 2019

Mantova Hub e il rabbinato internazionale


Credo che si debba innanzitutto solidarizzare con il Sindaco Palazzi e la giunta tutta della nostra città, quando li si accusa ingiustamente da parte delle autorità del rabbinato internazionale di un antisemitismo che ispirerebbe il progetto di Mantova Hub. Niente di più falso. Al contempo come non condividere il senso profondo del loro richiamo al rispetto delle tradizioni e dei morti, delle grandi anime del passato, tanto più di chi è stato in tutta la sua dignità e grandezza cittadino ebreo di Mantova. Ottima, in tal senso, è la proposta che è sopraggiunta di istituire un Museo della Qabbalah che ebbe a rifulgere nella nostra città. In realtà è un rispetto che andrebbe riconosciuto dalle stesse autorità ebraiche a tutti i morti, di tutte le tradizioni religiose e di pensiero. Immaginiamoci se personalmente non mi tocca tale principio, avendo sempre auspicato e sollecitato invano che Mantova anziché trarre ispirazione solo da ciò che di festante e presente e vivo si illude che possa far sopraggiungevi overtourism, e invece che inseguire, anche nel festival letteratura, sempre e solo ciò che è voce di successo e di mercato, in convegni e congressi si richiamasse nelle sue istituzioni ai grandi uomini del suo passato prossimo e remoto, o ai forestieri e agli stranieri che vi vissero e la onorarono e che ne sono stati insigniti della cittadinanza onoraria, siano essi Virgilio, o Teofilo Folengo, Giorgio Bernardi Perini o Seamus Heaney, Francesco Verri, Learco Guerra, Tazio Nuvolari o Vasco Bergamaschi, Claudio Monteverdi o Enzo Dara, i nostri grandi del pensiero filosofico e scientifico , Pomponazzi, Bettinelli, Ardigò, non meno degli artisti figurativi che vi operarono. Ciò detto, l’obiezione che avanzano a tal punto i nostri amministratori, che di fatto rigetta nell‘irrilevanza tali nobili mozioni di principio, è che devono essi attenersi solo alle norme e agli interessi che sono in atto, che sono essi obbligati innanzitutto al rispetto ai vivi e dei loro bisogni, sicché per loro tali norme, in nome della suprema laicità dello stato, valgono non più o di meno che il richiamo di Gesù a lasciare che i morti seppelliscano i morti. Del resto la subordinazione di ogni diritto canonico e religioso a quello civile e l’affermazione dello jus in omnia dello stato politico ha uno dei primi e più grandi assertori nel filosofo ebraico Baruch Spinoza, che per la sua libertà di pensiero fu scomunicato dalla Comunità ebraica di Amsterdam, mediante il bando del cherem che lo malediceva di giorno come di notte, ammonendo tutti i membri della Comunità di non avere più nessuna sorta di contatto con lui, né fisico né mentale. Lo snodo cruciale a tal punto è che è proprio tale rivendicazione a ritorcersi contro i nostri amministratori, e inesorabilmente, non solo in quanto i patti sono da rispettare, pacta sunt servanda, data l’inviolabilità del sito di San Nicolò contemplata dagli accordi del febbraio 1852 tra Stato austriaco e comunità ebraica, ribaditi nell’aprile 1923, ma tanto più perché la legge 101 del 1989 dello Stato Italiano repubblicano, che vale erga omnes , nei confronti di tutti, richiamata dal rabbino capo Abraham Ginsberg, impone tassativamente la perpetuità inviolabile delle sepolture ebraiche, avvalorata per giunta dal paragrafo 5 della risoluzione 1883 risalente al 2012 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio di Europa.Ne consegue dunque ineludibilmente che il progetto Mantova Hub è da rivedere in altro sito, e che quello di san Nicolò è da lasciare all’erba che vi cresca folta. E’ una vicenda che dovrebbe restare di monito a chi in nome del proprio verbo manageriale e tecnocratico, succube del presente e dei suoi diktat, crede di poter rottamare con uno schiocco di dita o un sorvolìo leggero le grande tradizioni spirituali e di pensiero. Così vorrebbe infatti il dettame inviolabile di ciò che è di principio, secondo ragione e diritto. Ma ho usato i condizionale “ dovrebbe” e “ vorrebbe” perché per tutto ciò ed il resto c’è già il ministro ad hoc che può consentire di agire in deroga e far rifulgere che Palazzi fa solo cose buone. Post scriptum Se Nicola Sodano queste cose le sapeva già, come ha confidato alla stampa,, perché non è intervenuto a suo tempo?
Odorico Bergamaschi

Sul Fenomeno Greta T.


Signor direttore,
E’ vero che la giovane svedese Greta T., assurta non serve dire come a influencer globale, soffre di una sindrome che davvero impietosisce, ma è pur vero che tale sindrome per i suoi fidelizzati è un alibi per non rilevarne certi aspetti caratteriali più che perturbanti, e quanto inquietante sia il fenomeno planetario che surriscalda con i suoi modi. "Come osate?" inveisce la ragazzina scagliandosi oltre che all’ indirizzo degli attuali governanti del mondo, contro una generazione che nell’est che fu sovietico e in quello asiatico, in Africa e in India o nell’America andina è stato soprattutto una generazione di morti di fame, ma dei cui figli si è pur tuttavia dimezzata la mortalità infantile ( e parlo di quella fame e di quella miseria che grazie alla ricchezza prodotta ed estorta a chi di costoro è stata gente di nessuno la signorina svedese e gli scioperanti per il clima non hanno mai conosciuto per loro fortuna). Un “come osate”, un’accusa “ voi non avete fatto nulla per l’ ambiente”, pardon “per il clima”, che la giovane svedese inscena guatando con tutto l’odio che è immaginabile e possibile solo in una piccola dea Kali E i suoi fans nostrani non sembrano di meno quando inveleniti inveiscono al suo seguito, nel dire, ad esempio, “come osa chi non è che un filosofo, (Massimo Cacciari) , sostenere che siamo tutti fritti se stiamo ai discorsi Greta T, e che invece dei friday for future è meglio invitare degli scienziati in classe” ? Mi spiace, per tutti costoro, ma invece che nelle ragazzine infiammate e infiammanti gli animi tutti io credo nei tardi leader miti, i resistenti intrepidi, che hanno insegnato come Mandela, Luther King e Malcom X ad amare o a rispettare i propri nemici e che nel loro nome hanno unificato le diverse generazioni. In realtà con Greta e i friday for future l’ecologia da scienza critica fondamentale quale l’ ho insegnata e praticata secolarmente nei miei stili di vita, sta finendo sacralizzata nella religione civica di un sovranismo dell’ Occidente, con la sua mini-papessa di Svezia, i suoi dogmi, a volte assurdi quanto ridicoli, la teologia atea di una scienza dogmatizzata ed usata senza discernimento secondo il principio di autorità, in virtù del presunto consenso unanime dei climatisti tutti così assurti a conclave. Sono già in canna gli anatemi destinati a colpire chi solo dubita nel credo in un riscaldamento globale che viene dall’uomo e non è prima dell’ uomo, parola di Greta, in primis i negazionisti scismatici, che quali negazionisti come degli empi reprobi sono assimilati ai negatori della shoah e nazificati a dovere, senza che al tutto così santificato non manchi il suo bravo fariseismo, per cui essere sporchi e sporcare è ben più grave e imperdonabile che essere crudeli. Per ogni evenienza sono già previste le sanzioni più abnormi anche ai trasgressori più veniali, com’ è già contemplato dai suoi integralisti di turno amministrativi, ora i nostri berretti gialli e rossi. Non a caso, evocando lo spettro di un'Apocalisse climatica che incombe, con Greta si sciopera proprio contro il clima, sai che antagonista sistemico e di classe, e non già contro ogni concreta forma di inquinamento, o contro l ‘uso predatorio anziché moltiplicatore di risorse del nostro pianeta, e insieme contro lo sfruttamento dell’ uomo sull’uomo che vi sia connesso, né è un caso che si invochi regressivamente al seguito di Greta la più fantomatica naturalezza, quando solo le scienze e le tecnologie più avanzate sono il farmaco delle tecnologie più arretrate che sono state veleno. Tantomeno è un caso che si impieghino al suo seguito slogan terroristici e millenaristici, religiosissimi appunto, per uno obiettivo di fede, l'abbassamento del clima, che se il global warming, il nuovo Anticristo, fosse vero come lo si paventa, sarebbe irraggiungibile da qualsiasi sforzo congiunto, almeno quanto lo è il Regno dei cieli. Con il solo bel risultato prevedibile di una rottamazione ulteriore di noi vecchi in nome dell’equità generazionale, a seguito del riacuirsi per i predicamenti di Greta T. di un conflitto tra generazioni invece che per la giustizia sociale. Tant’è che dei giovani di Cina, India, Africa che sono la immensa maggioranza , coloro che più patiscono inquinamento e sfruttamento, che gliene importa ai loro coetanei scesi in piazza che sono i privilegiati del pianeta, vestiti e attrezzati di tutto punto di ciò che spesso è frutto dello schiavismo minorile dei loro coetanei meno fortunati? Si rifletta infine da parte di chi crede che sia io il visionario su che reazioni d’ intolleranza tossica scatena in loro ogni discorso critico sulla venerabile Greta che ci illumina tutti, neanche fosse un atto di blasfemia, che è la prima conferma di quanto vedo e sostengo.
Odorico Bergamaschi

giovedì 5 settembre 2019

Una squallida storia d'amore Racconto


Una squallida storia d’amore

Ale ore più disparate del giorno lui telefona al suo ragazzo. Vuoi perché la vecchiaia è una distrazione continua rispetto a tutto, vuoi perché è u caso insperato che dall india il ragazzo gli risponda.
Quando accade il ragazzo è come una folata fresca di vita che si dissolve in linea , in un invito a ritelefonargli più tardi quando il giovane non gli darà più risposta. Se la telefonata ha un seguito è perché il ragazzo vuole prendersi per un poco ancora gioco di lui, o nella sua miseria ha bisogno di soldi.
“ Come stai, makelodhe…?” in India un offesa tremenda, che neanche madarchod. Può pareggiare Lui fa per parlargli e il ragazzo in tono di scherzo “ eh, makelodhe… makelodhe”.
“Quando vieni quando vieni,makelodhe.. I miss You, mi manchi sai!
La voce del ragazzo nel suo appello accorato , che gli ricorda come per quel giovane egli sia sempre il suo “danda”, il suo bastone e la sua spina dorsale, lo intenerisce e lo commuove come sempre. Tutt intorno sembra farsi dolce, dolce, di una bellezza unica quale quella del ragazzo, non fosse in lui presente /nonostante/ il retro pensiero che al ragazzo lui manca tanto anche per quello che lui può pagargli e consentirgli
“ Anche il mio piccolo fratello è in attesa di te”
“ Thanks You, Thanks You very much”.
E dire che agli inizi il ragazzo lo temeva, che in seguito lo riteneva il suo guru, prima di scoprire quanto ,o amasse e potesse impunemente derubarlo ad ogni abbraccio.
Poi, fu a un capodanno precedente, sotto gli effetti dell’alcool aveva iniziato a schiaffeggiarsi nella canerata dell’albergo dove lavorava, confessandogli quanto fosse stato il suo ladro.
“ Lo sapevo, non disperarti di questo…”
“ Ed io lo sapevo che non avresti detto nulla perché non volevi perdermi”.
E dire che un tempo il ragazzo era sempre festoso e devoto, non si contrariava mai con lui e gli era in tutto obbediente, servizievole, mentre ora , come oggi, sa come bistrattarlo e intonare lo sconforto più tragico per ricattarlo. Invero è un gioco tra loro due allo scoperto, ma che per il ragazzo funziona sempre, perché lui gli crede ogni volta, ammaliato dai toni di voce incantevoli del ragazzo. Anche quando gli dica dei preta che ha visto sugli alberi di chi fosse appena morto, o delle sue sfide contro centurie di nemici hindu.
“ Come stai, boy”
“Non bene”.
Dimmi per quali ragioni nuove, in particolare”
Che domande che mi fai. Come se potesse essere felice un ragazzo che non ha niente, che non trova lavoro, che vorrebbe aiutare i suoi e sua sorella a sposarsi ma che riceve soltanto rimproveri in famiglia, che ha la morte nel cuore perché sa che la sua ragazza tra giorni andrà a sposarsi con un altro, anche se forse lo ama ancora, perché lui non ha niente da dargli, non ha ha neanche i soldi per ricaricare il mobile, per abiti nuovi invece di quelli che usa ogni giorno…”
“ Tutto questo non è una novità “
“ Ma è la mia vita di ogni giorno, ed ora mi ritrovo a ventitre anni senza futuro, senza più speranze, senza sapere come provvedere ai miei”
“ Mohammad è da anni che tu e la tua famiglia siete in questa situazione, eppure sopravvivete, non siete mai andati a fondo”
“ Io so soltanto che la vita è madarchod! Vale la pena seguitare a vivere così?
Già altee volte il ragazzo gli aveva prospettato il suicidio, nei toni cupi più drammatici, al colmo della disperazione del suo amore per una ragazza impossibile, o dopo una rottura in famiglia più dura del solito, esprimendosi nei toni più sconsolati che sapeva gli avrebbero sortito il suo conforto economico.
“ Questa sarà ò ultima notte della mia vita. Non so se domani potremo tornare a parlarci”

Ora come allora egli non voleva affatto risollevare il ragazzo con alcun discorso consolatorio, ma con la verità delle cose
“ M., te l ho già detto la vita è fare esperienza, e ha più valore se è più difficile”
“ bei discorsi che mi fai.. Che se ne fa di tutta l esperienza che vuoi , uno che ha bisogno di ossigeno per respirare…..
Mohammad, egli gli risponde in tono divertito, smascherandogli il gioco “ è forse denaro l ossigeno di cui parli?”
Per un poco il ragazzo ha un trepido sorriso, un altro “makelodhe…” affiora sulle sue labbra, come riconoscendosi scoperto nel gioco che trama,
“ M, Shakespeare che tu conosci, fa dire a un suo personaggio, “ Ripness is all “ La maturita per cui un frutto è paripak è tutto”
“anche così è come se uno ti chiedesse acqua e tu in cambio gli offrissi spezie piccanti. E’ questo che lui vuole? Tu dici bene perché vivi bene..”
“ M, se non mi prendessi cura di te , e di altri nel mondo, la mia vita sarebbe davvero facile, ma vuota.
E prendermi cura di te, e degli altri nel mondo mi costringe in casa tutto il giorno, perché non mi restano i soldi che altrimenti potrei spendere viaggiando, andando al cinema o al ristorante, …
“ Makelodhe, ripete il ragazzo, intenerito,
“ Moham mad , a che ti serve il denaro?
“ Devo tornare a Kanpur a cercare ancora un lavoro, dopo Moharram”
“ E ti servono ancora tanti soldi quanti quelli che ti ho già inviato, quando sei andato per il lavoro ed hai fatto ritorno dopo solo tre giorni?
“ No, stavolta me ne servono di meno, 1.100 rupie. Presso il negozio mi hanno già stampato l identity card.
Lo dirò a oncle Kailash e lui te li farà avere , ma non prima di lunedi, dopo che a lui glieli avrò inviati.
“ E 200 rupie per la ricarica del mobile”
Gli dirò di farleli avere in precedenza
“ Lavoro finito! Work complete ! “ grida il ragazzo dismettendo ogni tono di voce funereo, da giocatore a giocatore esperto del suo gioco.
E …”
“Te l ho già detto che un giorno ti compererò una Ferrari, ma di seconda mano”
Ogni contatto già perso in linea.

lunedì 2 settembre 2019

l'Oltraggio


"Grazie dei soldi che mi hai inviato, mi servono già domani per il dottore.”
“ Qualcuno di voi che sta male, Kailash?”
“Sono io che ne ho bisogno.”
Temevo che accusasse di nuovo disturbi allo stomaco. E’ successo invece che il padrone per il quale lavora in hotel, vi sia sopraggiunto stamattina che erano ancora le cinque, incattivito dai pochi customers che ora vi soggiornano , da che mesi or sono si è acuita la crisi turistica di Khajuraho, che allora con malo garbo lo abbia svegliato, e che gli abbia chiesto di sfalciare all istante il giardino.
“There were many mosquitos in the chara”, troppi erano gli insetti a quell’ ora che infestavano le erbacce, perché Kallu non ne restasse infettato in tutto il corpo, e non sopraggiungesse la febbre, che con i medicinali che ha assunto lo ha assopito nel sonno tutt’oggi fino a tardi.
Ma mentre mi parlava non aveva più febbre, anche se domani andrà a farsi controllare dal dottore.
“ E’ la malaria, che temo”, mi confidava.
“ Mi ha fatto lavorare come un masjdur”, Kallu-Kailash aveva faticato come un muratore, senza per questo alcun compenso aggiuntivo, mentre il padrone si era ben guardato dal chiamare in causa il cooperante notturno di Kailash, il bel giovane scansafatiche , di Jata Shankar, che non sa muovere che le labbra per dire al mio amico quanto sia stupido, “murk”, così facendo.
“ Non l’ha incomodato perché è brahmino?”
“ Anche, ma credo sia stato anche per altro. Il mio padrone crede che l’abbia fatto per guadagnarci, che ieri ho portato un turista e la sua compagna a visitare casa mia e gli offerto un pranzo. Tutti per questo mi attaccano in hotel”
“ Che miserabil, sono meno che animali”
“Sono Io che sono stupido, “ i m murk “ a prendermi a cuore l hote”l.
Ieri notte, come ogni notte, era rimasto sveglio di guardia in strada, e gli era stato così possibile, quando erano già quasi le tre, avvistare una vettura , proveniente da Damoh, che stava già parcheggiando presso l hotel Buddha. Li aveva avvicinati e li aveva indotti a recarsi invece al suo hotel , per oltre due mila rupie per due stanze. Un guadagno per il suo padrone di cui a lui non era toccato nulla, di cui aveva ricevuto in cambio solo maltrattamento e una ferita inferta alla sua dignità così sensibile-,
“ Kallu tu sai tutto quello che penso di te, come vorrei che tutto fosse diverso”
Purtroppo le sole 3.500 rupie che riceve ogni mese , delle 5.000 che gli spetterebbero, decurtate delle domeniche e delle ore in cui non può essere di servizio, senza che gli venga riconosciuto nulla di quello che fa realmente di straordinario, sono la sola sua chance di lavoro, che pur gli conferisce una dignità e rispettabilità sociale e in famiglia, in quel covo corrotto di rapaci e di mostri che è Khajuraho.
Se solo penso che per giorni, quando gli chiedevo come stessero le cose, invece di parlarmi dei bambini e della loro educazione scolastica, per dirmi in breve che le cose non volgevano al meglio in questa stagione monsonica , mi annunciava “ Today?’ No room, no rain “.
“E Mohammad”, mi ha poi chiesto stasera?
Non mi era stato possibile oggi contattare il ragazzo, ora un giovane uomo , a onore del vero, in Kanpur dove è da ieri, e dove lo immaginavo una buona volta immensamente felice, oggi come ieri, quando mi aveva detto di ritrovarcisi in Paradiso, insieme al più caro dei suoi amici d’infanzia.
E ieri in Paradiso vi ero anch’io nel saperlo felice, nel sapere quanto gioisse Kailash nel dare ospitalità e sentirsi rispettato e importante.
Ma che il padre Mohammad non lo facesse tornare anzitempo, per accompagnare in visita qualche parente femminile, il ragazzo aveva bisogno di sostare quanto più a lungo in Kanpur non solo per il lavoro ripromessogli dallo zio, ma per restare distante dalla celebrazione del matrimonio della ragazza che è ancora il vero e unico amore della sua vita.
Che il sonno, ora che è notte qui in italia, e ancora là in india, assopisca ora il dolore di Kailash per la sua dignità ferita, con le mie lacrime per l oltraggio arrecatogli.