martedì 22 settembre 2015

Lettera a F. Siravo

Mantova, 22 settembre 2015
Gentile Siravo,
sono il ricercatore e scrittore, residente ora temporaneamente per lo più in India , con il 
quale lei ha interloquito sabato l’altro, in Mantova, dopo la conferenza su Architetture 
fragili per il festivaletteratura. 
Dove vivo ora prevalentemente in India, a Khajuraho, vengo rapportando la mia passione per la 
civiltà indiana all’aiuto che reco ai miei congiunti d’adozione, il mio amico Kailash Sen, la 
moglie e i tre figli superstiti, facendomi tutt’uno con le loro sorti e condizioni di vita. 
Abbiamo così aperto un centro culturale e di viaggi che consente di visitare tutti i monumenti 
e i siti delle località archeologiche circostanti del Madhya ed Uttar Pradesh,raccordandoli in 
itinerari magnifici che abbiamo sperimentato direttamente e di cui in reports, documenti di 
viaggio e testi di analisi formale che descrivono i vari monumenti dettagliatamente, 
personalmente ho via via tradotto le conoscenze acquisite in forme sempre più approfondite. 
Sarò di ritorno a Khajuraho fra un mese, e mi ci assocerò ad un giovane del luogo, per 
cercare di attivare l'INTACH, una organizzazione non governativa che persegue il salvataggio 
del patrimonio ereditario culturale e naturalistico dell’India, in un micro-progetto di 
rigenerazione del contesto ambientale in cui sono situati in Khajuraho i templi hindu Javari- 
un gioiellino- e Vamana. Intorno ai loro giardini la bella distesa verdeggiante in cui gli 
animali sono liberi di pascolare, è utilizzata come discarica fetida di rivoli di scolo dalla 
popolazione del villaggio contiguo della Old Khajuraho, benché l’accomuni ai templi la più 
rigida e tradizionale fede brahmanica,
Di ritorno in Delhi presso l’Intach, vedrò di accertare quanto i progetti di intervento nei 
contesti urbani monumentali di tale organizzazione siano affini a quelli dell’Aga Khan Trust 
for Culture per cui lei opera ancora, di cui le chiedo se può trasmettermi in rete materiale e 
testi, in inglese ed in italiano.
Il patrimonio monumentale islamico di cui le parlo in breve perché riguarda la sua attività 
fondamentale di architetto ed urbanista, è diffuso in India sino almeno ad Hyderabad, per 
tipologie regionali e varianti dinastiche, ed io ho conoscenza soprattutto di quello 
disseminato in Delhi. Esso vi è presente in enclaves islamiche di genti apparentemente più 
sedentarie di quelle delle altre aree della megacity, od in contesti sociali misti per 
religione di appartenenza, oppure in quartieri di popolazione precipuamente hindu. Questi 
ultimi, più rimodernati, corrispondono per lo più ad antichi villaggi inglobati dal 
sovrapporsi dell’ estendersi della nuova Delhi sugli insediamenti delle precedenti città 
storiche( Jahanpanah, Siri, Sher Shah Sur city o Purana Qila, etc..)
Per me di particolare fascino sono i luoghi di culto misti, indo-islamici, quali Sultan Garhi, 
e Firoz Shah Kotla. 
Come le ho anticipato durante il nostro incontro, tranne che nelle enclaves islamiche,- di Old 
Delhi, Nizamuddin, Chiragh Delhi, e forse in quella di Merhauli, cui non ho fatto ritorno-, si 
è radicalizzata l’estraneità reciproca tra le moschee od i gumbad, da un lato, che sono stati 
monumentalizzati e che non costituiscono più luoghi di culto, e dall'altro il quartiere 
circostante che gravita loro intorno in un pressing sempre più incombente, vuoi perché 
l’ammodernamento in corrispondenza del ripopolamento del quartiere non si è integrato con il 
restauro dei monumenti, vuoi perché al risanamento del quartiere hanno corrisposto la 
fatiscenza ed il degrado di moschee e tombe che ne sono state attorniate o finanche 
compenetrate. Sono in sé la monumentalizzazione dell’edificio religioso e la sua alienazione 
da ogni funzione e culto, che nonostante la sua collocazione in ampi parchi, od in siti 
archeologici pur anche magnifici, di sosta e di transito della popolazione locale, si prestano 
ad una frequentazione che quando non è l’amoreggiamento di coppie, o la sosta di gruppi 
familiari od amicali, il più delle volte ne è un vilipendio, anche ad opera di chi appare un 
musulmano dalle sue fogge vestiarie: vi ci si apparta per il gioco delle carte con scommesse 
in denaro, per scolarsi alcolici delle cui bottiglie restano i cocci sparsi intorno, 
urinandovi quel che si è bevuto, o per altre evacuazioni fisiologiche o lo spidocchiarsi. E le 
coppie si addentrano nei mihrab come incorniciatura ideale delle loro fotografie.
Dai casamenti intorno alle moschee, rifiuti di ogni sorta nei fossati ad esse circostanti.
Ma nemmeno l’esercizio del culto preserva dal degrado tutto ciò che di antico è circostante i 
santuari nei vari dargah. In Nizamuddin, ad esempio, i pellegrini bivaccano sugli avelli dei 
moghul situati presso le tombe dei sufi venerati.
Questo è quanto qui le ho riferito perché può interessarla, che mi è parso di rilevare durante 
le mie varie rivisitazioni in Delhi di moschee e tombe ed edifici palatini, per individuarvi i 
percorsi di itinerari misti di arte islamica antica e architettura moderna, facendo ricorso 
alle linee metropolitane oltre che agli autorickshaw ( sono i miei metro-tours, di cui le 
allego un esempio. Qualora me lo chieda, le darò accesso ad altri innumerevoli miei files ed 
ai miei siti)
E’ ora mia intenzione ultimare nei prossimi due anni la mia opera in Khajuraho e nel Madhya 
Pradesh settentrionale, per poi riprenderla più approfonditamente, in altri epicentri, lungo 
altri itinerari di altre aree monumentali dell’ India, sempre che mi soccorrano forze e 
risorse, così come mi anima l’assillo di poter assicurare un futuro alla mia famiglia 
d’adozione.
Può farmi sapere, in risposta, qualcosa di lei e della sua attuale attività?
Grazie comunque sia, della cortesia che già mi ha riservato. 
Cordialmente
Odorico Bergamaschi

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