giovedì 8 giugno 2017

Per un bilancio conclusivo di questa mia permanenza in India terza parte

Fino a un anno fa, nei miei  viaggi e nelle mie ricerche  archeologiche mi ha soccorso il senso di una missione che avevo da compiere,  in reports e scritti, che come la Volontà del Padre mio che è nei cieli su tutto aveva il primato, compresa ogni istanza  familiare, e che prima o poi era votata a emergere alla luce delll’affermazione.
Quanto poi a chi dovessi prestare soccorso, ho sempre ritenuto che prima che i vincoli di sangue   dovessi  considerare quanto il mio aiuto sia  indispensabile, privilegiando chi  tra chi amavo non trovava altro aiuto che il mio.
Ma come la mia mente si è trovata alla resa dei conti del venir meno delle mie risorse disponibili
e di ogni confidenza nella mie capacità o possibilità di farmi valere nei miei intenti e progetti, per eccellente che ne fossero l’ispirazione e gli esiti investigativi,   pur di salvaguardare ciò che ancora mi dà vita, il mio ritorno in India allo studio e alla fruizione della sua eredità culturale presso le persone che amo, propiziando con la mia la loro salute e felicità mentale, nel benessere  o nella salvaguardia dalla miseria che assicuro loro, senza far venir meno per questo l aiuto che reco a mio madre da figlio con minori facoltà contributive e propensioni affettive,  più di quanto già non facessi ho intrapreso a negarmi di tutto e a non consentirmi più niente. Solo cosi,  nella mia vulnerabilità e pochezza psicologica  potevo trovare la forza di dire di no a chi, contando sul mio aiuto,  seguitava a chiedermi con ogni forma di ricatto umano quanto eccedeva un uso accorto delle mie risorse.
E non è che i ricatti psichicamente più distruttivi venissero da chi aiuto in India, anzi,   se considero anche solo chi  è colei che pullula i miei incubi  come un’ entità infernale, per avermi essa posto in un girone  di eterna infamia come figlio degenere e bastardo, senza altra possibilità di provvisoria redenzione che l’accondiscendere ai diktat di cui rinnova l’,   devastante da rifuggire in ogni modo possibile.
Ed è anche  perché nei servigi ammirevoli che presta per mia madre nulla avesse della mia vita di cui ingelosirsi o di che invidiarmi, come sorella maggiore , come tale risulta  secondo la parabola  stessa del  figlio prodigo, che  il mio spirito di sacrificio è stato indotto all’estremo, al compimento di ogni rinuncia che nel suo mondo di vita non è nemmeno concepibile o immaginabile. Così  niente
riscaldamento, aria condizionata, pizzerie, ristoranti, cibi e vino prelibati, viaggi, auto, cinema, frequentazioni sociali,  vestiti nuovi, scarpe, acquisti personali di gadget quali smart o i-phone, comforts voluttuari e quant’altro E in sintonia, mentre Kailash ha fatto ritorno in hotel per lavorarvi, pur di garantirsi un guadagno mensile di nemmeno 60 euro, una remunerazione che eppure è più che bastante per consentire al proprietario di spadroneggiare giorno e notte sulla sua esistenza, e i bambini evitano di chiedermi qualsiasi cosa, insieme abbiamo chiuso l’ ufficio cui tenevamo tantissimo pur di risparmiare non più di altri 15 euro al mese, qui in Khajuraho non mi consento nemmeno l ingresso ai templi  che stavo studiando e su cui scrivevo, in India e in Italia viaggiando solo pochissime volte ed  a breve distanza, con rientro in  giornata , se si esclude un mio ritorno a Delhi di tre giorni. In Italia eccettuato l’olio di oliva – sempre di sansa-mi nutro solo di ciò che costa meno di 2 euro la confezione, preferibilmente e possibilmente meno di uno, non vado quasi mai neanche al bar, bevo solo acqua di rubinetto e bibite alle “macchinette”, i libri  li compro raramente e quasi solo in formato e-book, o se sono costosi solo dopo avere rivenduto quelli che possiedo.. Niente più ulteriori vestiti e scarpe o altro, che non si renda assolutamente  indispensabile per guasti o rotture. Ed anche quanto a spese mediche, sostengo solo quelle del trattamento farmacologico che mi consentono di sostenere felicemente lo stato di depressione  di tale anoressia economica.
E se anche così i conti non tornano…dove ha  luogo e inizio  l’ingiustizia e l ingenerosità di cui mi si accusa, rifiutando di riconoscermi alcunché , nemmeno lo stato di invalidità che è all origine del mio pensionamento ?( Tra l’altro da parte di chi dispone di una casa, che io non ho,  per le scelte cui ho accondisceso che a loro ne hanno assicurata una,  un figlio, od un amico-compagno proprietario di appartamenti e di ville su cui contare ,non già , per una situazione irreversibile, almeno 5 persone indigenti cui provvedere per ogni evenienza, mentre oltre ad affitto e spese condominiali, devo pagare in Italia  i tributi  fissi di luce, acqua, gas, telefono, televisione, rifiuti, in quanto vi risulto residente anche quando sono qui in India,  -così non facessi perderei in Italia ogni assistenza gratuita sanitaria-  laddove  in India non posso sottrarmi ad alcuna analoga spesa domestica durante l intero corso dell’anno.
Tale pressione  per non essere esplosiva  si è commutata nella rimozione di ogni allettamento dei piaceri della vita mondana, anche quello di una semplice birra,  e  nel riconoscermi la sola dignità della vita di un  porco, che provvede solo ai suoi bisogni quando proprio fa schifo, e questo passi,  benissimo, tanto mi è divenuto un problema fisico stressante accudire la mia persona, tanto questo state di cose mi ha  estraniato dal consorzio umano e da ciò vi luccica e brilla a coloro a cui arride reputazione e successo, ma pur anche,  il che è ciò che del tutto è veramente grave, essendo una perdita e non una conquista nella privazione,  costituendo la carie  che erode la mia vita intellettuale e la donazione del mio talento,  si è risolta nell’alienazione da ogni piacere per i viaggi e dall’ulteriore passione investigativa delle mie ricerche,  di ogni propensione per i tesori e  le meraviglie dell’India,  nel non  volerne più sapere che di essere  dentro  significando”, senza alcuno intento di tramutarlo in un romanzetto che mi convenga  economicamente.


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