lunedì 10 agosto 2015

Tra le spire del nostro stesso serpente

Tra le spire del nostro stesso serpente

Al telefono oggi era confortante come la mente di Kailash seguiti a volgere al sereno, mentre mi inteneriva e inquietava quale fede la rischiarasse.
In giornata si era recato di lunedì al tempio di Shiva, e per altre cinque lunedì vi si recherà ancora, perché ha appreso che durante questo mese sarà Egli il dio tuttofare, mentre Vishnu e la sua famiglia divina se ne stanno in riposo, e Brahma giace in quiescenza.
“Now Shiva is like the general manager of the world, He has power for every good, “ a Lui la pralaya, dissolvere tutto come è già in suo potere, provvedere al futuro come Vishnu, “ give life” come Brahma,.
Che non manchi ogni lunedì di fare ritorno al tempio del Dio, mi raccomandavo, e che renda sereni i nostri giorni il pensiero della vita bella che assicuriamo ai nostri bambini, la cui felicità ora ci chiede così poche rupie…
Intanto la sua mente, di così eccezionale memoria, riandava a Deogarh, al suo tempio mirabile, all’ immagine scultorea straordinaria , che vi è in rilievo, di Vishnu disteso sulle spire del serpente Ananta, sull’oceano del niente primordiale in cui l’ulteriore Universo è andato dissolto.
Ma ecco Laxmi che gli solletica un piede, un nuovo mondo nel Dio ha di nuovo origine, e la sua scaturigine è il fiore di loto che ha vita dal suo ombelico, “ With Brahma inside” ricordava benissimo l’amico, ” e sopra di nuovo tutti gli dei”
“ Certo , Kailash, prima degli altri Shiva e Parvati sul loro Nandi (gibbuto)…”
“ E ti ricordi, quando rimpiangevo di essere stato di ritorno in Batheswar senza essere risalito al tempio che ne precede l' ingresso, e tu mi dicesti che non ne valeva la pena, perché all interno non c’erano che delle immagini di soli sardulas? Controllai poi le fotografie, ed il tuo ricordo era perfettamente esatto…
“ Cerco di salvare la mia mente… “
Parlando di Aurangabad, alcuni giorni fa, ha saputo dirmi il nome stesso dell'hotel dov’eravamo stati oramai sette, otto anni or sono.
Bum bum , tuoni nella notte, e di pomeriggio, quando poi “ not one drop”, non una goccia che fosse caduta, ad alleviare una calura che non si fa monsonica.
Ma in mattinata l'amico era stato il conducente di una coppia indiana ai templi jain, e al Duladeo, mentre essi non avevano voluto sospingersi fino al Chhatarbuja, né inteso saperne di raggiungere i templi Vamana e Javari, per l’insostenibilità, per loro stessi, del dissesto stradale da affrontare per pervenirvi.
Duecento rupie, il ricavo, di cui non mi ha detto che perché gliel’ho chiesto. Una stilla, ma quanto benefica, nell’arsura economica da cui riaverci per concepire ancora un futuro, come sulle spire del nostro stesso serpente.




sabato 8 agosto 2015

Kadwaha, templi gruppo Bag

Templi gruppo Bag
Gli ultimi templi  che visitavamo e per noi ancora visitabili, data l ora tarda, erano quelli ancora aperti del gruppo Bag, mentre rimanevano esclusi dalla mia ricognizione  il tempio Ekla e quelli del gruppo Kirn,  cui dovrò così destinare un viaggio ulteriore.

Il maggiore dei due templi, vishnuiti entrambi, appariva risalire all epoca più remota di quelli di Kadwaha, al più a quella intermedia, e come il secondo tempio ugualmente  vishnuita del rgruppo  Pacchali marghat, si elevava  su di un’alta piattaforma ultimata da una grasa-pattika di kirtimukkas. Il suo ordinamento pancha-ratha  presentava un’edicola templare conclusa da un udgama sia nel  badhra che nei karnas,  come pure nella  kapili dell’antarala, le sole surasundari delle pratirathas figurando allo scoperto di un pilastro di fondo sul pithika di un piedistallo, al solo riparo, sovrastante, di una  bandha che ricorreva all’altezza delle gronde-chayyas degli altri tempietti, mentre altre surasundari e dei vyalas apparivano  pure nei recessi.
Sulla vedibhanda un’edicola precedeva quella principale del badhra, che era sovrastata a sua volta da una nicchietta e da statue di contorno nell' udgama, al pari  di quella del kapili dell’antarala, ancora una volta parificata alla bhadra ed elevata a rango consimile,  rispetto all' edicola  dei karnas che albergava i consueti dikpalas. Al di sopra degli udgamas, come nel tempio visnuita Pacchali marghat, già rievocato,  un corso di gandharvas allietava la parete di musiche e danze in tutto il suo svolgersi,, dopo quello intermedio di rishis intervallato da udgamas.
Vamana, Varaha, e Surya?, erano statuariamente insediati nella cella ben interna dei bhadra- rathikas, in cui li restringevano le forme deliziosamente miniaturizzate prima dei pilastrini del portichetto- cui non erano stati fatto mancare  il profluvio di due vasi dell'abbondanza e l interposizione correlata di un bhadraka, dalla cui dilatazione superiore un kirtimukka volgeva le fauci fameliche alle belle forme di una surasundari-, eppoi da quelle di un portale d'accesso al garbha-griha ch'era  completo in stipiti e soglia dei suoi elementi sostanziali,   due rappresentanti delle divinità fluviali , ai lati, cui erano sovrapposti profili di sakas ed una banda serpentinante, mentre la soglia udumbara pur sfoggiava il rigoglio del loto nella sua mandaraka, ai lati della quale si era trovato il modo di soddisfare l'agio  di due leoncini che si volgevano le terga.


Di una solennità fermamente invitante era il portico d'accesso, nei cui pilastri da una pushpa-mala floreale un cordone lasciava ricadere   una campana pendente  sulle sfaccettature che'erano comprese tra i due vasi dell'abbondanza. Nella trabeazione del  portale Vishnu primeggiava al centro tra Brama e Shiva, sullla schiera retrostante dei Navagraha.planetari. E come  in Kadwaha valeva quale canone iconico dei templi vishnuiti, il Dio onnipervadente sottostava  alla raffigurazione vivace dei propri avatars.
Il secondo dei templi del gruppo Bag si era conservato nel solo vimana del santuario, mentre anche la sua vedibhanda, come quella dell’altro tempio del gruppo,  si elevava su di un suo piedistallo, che aveva fine, a minore altezza, in una pattika di rombi e rosette Nella scansione tri ratha del jhanga del santuario, già riscontrata per il primo dei templi Pacchali marghat,  tra il bhadra ed i karnas ricorrevano due upabhadras, e mentre nel bhadra si stagliavano  un’ edicola ed un udgama che ne sormontava la gronda, upabhadras e karnas erano divise in due registri di statue da una madhyabhanda, mentre la proiezione della  kapili dell’antarala si templificava, come il badhra, in un’ edicola sormontata dalla sovrastruttura  di un udgama,  così coniugandosi al badhra stesso nella sue eminenza rappresentativa del divino, rispetto ai dikpalas dei karnas e alle surasundari delle upabhadras. Ma alla generalità dei rilievi statuari conferiva pari  risalto il luminismo dei recessi  in guisa di jalikas di scacchiere reticolate,  assenti di effigie ma intervallati dalla madhya bhanda..
Come nel tempio adiacente, ed altri di Kadwaha, - vedasi di nuovo il Pacchali Marghat numero 2 per  quelli similari- ,  festeggiava il jangha il corso superiore, conclusivo,  di gandharvas musici e danzanti tra colonnine compartimentali ( colonninamenti).
Shiva Nataraja, Surya e Narayana-Laxmi, nelle nicchie dei bhadras.

Vishnu con Brama e Shiva  sullo sfondo dei Navagraha,  eretto  nel portale d’ingresso rimasto allo scoperto del garbhagrihha.

Schede di templi- Kadwaha Tempio Margathia

La vivida luce del tramonto ci  esaltava il fulgore abbagliante del tempio Margathia, ma l 'ora già tarda ci impediva l’accesso al suo ingresso, e dovevo limitarmi a contemplarne le sembianze generali retrostanti.
Sul vimana preceduto dal portico s’alzavano i resti di un sikara pancharatha, in conformità con le scansioni determinate dalle proiezioni o rathas  delle pareti del santuario,  che tra il bhadra centrale e i karnas angolari comportavano  due upabhadras affiancanti il badhra.
Upabhadras e karnas erano compartite in due ordini di statue da una madhyabandha del tutto simile a quella dei templi Pacchali Marghat, solo il badhra albergando le statue celestiali  in nicchie sovrapposte aggrondanti,  per la eminenza divina che esse  effigiavano  al loro interno, mentre ogni altra aggettanza e recesso, incluse le stesse aggettanze dell'antarala,  ordinatamente ospitava, senza edicolarità elettive,  e  sul  supporto del basamento del  pithika quale solo arredo onorario, i differenti tipi di raffigurazioni statuarie differentemente dislocati per rango celeste,  alle surasundari essendo assegnati gli  upabhadras, ai yalas i recessi , a  dikpalas ed astavasus i karnas.
La supremazia delle manifestazioni  del divino che trapelava nel bhadra era rimarcata dallle inarcature del  chaitya, con figure sospese ai suoi bordi,  che ne sovrastava la gronda dell'edicola superiore. Tale frontone inoltre  si sovrapponeva ad una simhha mala di leoni,  sovraelevandosi a conclusione del jangha. Nella varandika superiore l’inventiva architettonica della configurazione del tempio si riprendeva da qualche eccesso di schematicità ordinatrice nelle allocazioni statuarie dell’apparato dei rathas del santuario,  disponendovi, in serie, delle  terne di nicchie ospitanti divinità incolonnate tra vyalas e attendenti. Le orlavano dai pendenti di ardharatnas triangolari e di parna-bandhas fogliari.  le affiancavano nicchie isolate di gandharvas danzanti.
Ma proprio tale semplificazione ordinatrice, che grazie all'attribuzione delle  vestigia edicolari al  bhadra soltanto,  consentiva di focalizzare  all istante la subordinazione gerarchica, alle divinità  in esse contemplate ,di ogni altro essere celestiale installato sulle altre proiezioni, mi induceva a ritenere il Tempio Margathia un'opera della fase tarda, come attestava la scomparsa pressoché totale degli  udgamas di archi chaitya  dalle mura del jangha.


Shiva Narataja e Surya  emanavano vigoria divina nelle nicchie del badhra, volto a est, il solo che avessi modo di vedere di fronte. Avessi potuto aggirarmi intorno al tempio,  avrei ritrovato Lakulisha e Parvati nelle nicchie sovrastante e sottostante della bhadra settentrionale, Gajantaka e Saraswati in quelle superiore e inferiore del bhadra meridionale,ed  avrei visto l immagine di Surya ,alla guida dei suoi cavalli , dirompere nel sukanasa, nel lalata bimba  primeggiare Shiva al centro, tra Brama e Vishnu  immancabilmente agli estremi opposti, ricomparire Navagraha e Saptamatrikas nei suoi recessi. Nel garbagriha, oltre il lingam mi sarebbe comparsa Uma-Maheswari sulla parete di fondo.

Kadwaha, tempio Chandla

Poco distante dai templi del gruppo 7, nella vacuità campestre in cui si situava come il tempio più ad ovest di Kadhwaha, di lì a poco  avvistavamo il tempio Chandla,  nella sua copertura piramidale a gradoni che ne faceva un alieno remoto primordiale tra gli altri templi, il primo di tutti quelli superstiti ad essere stato edificato in Kandwaha dai sovrani Kachchhapagatha. Forse ai templi della sua edificazione essi  non erano ancora in grado di manifestare alcuna rivalità competitiva  con i signorii Chandella,  e se la covavano intendevano dissimularla,  edificando templi che si rifacevano al sermone rustico di quelli di provincia  che come il Nag Mandir ritroviamo ancora superstiti all interno dei territori Chandella, in località quali  Mau Suhania, vicino a Dhubela, anziché spingersi anzitempo a  emulare quelli della loro capitale religiosa, la cui ripresa forse esulava ancora dai loro mezzi ed intenti.
Il tempio, come ci si è conservato, oltre il portichetto assurgeva all’elevazione di un sikhara piramidale, scaglionato nelle kapotas con takarikas di quattro pidhas. Tale inusuale sikhara  verteva sulla kapota superiore, ed il recesso piatto, di una varandika il cui bordo esterno inferiore era la gronda del santuario.  Il  badhra della parete inferiore non era che l’inquadramento sfasato di lato, rispetto al centro del jangha,  di un bhadra-ratikha con udgama e tra pilastri badhrakas. Questi ultimi  presentavano la stessa stilizzazione rudimentale dei vasi dell’abbondanza che è ricorrente  nei territori che erano sotto la sovranità dei Chandella, ove si connotava come la forma  arcaizzante dei pilastri dei  templi ch’erano sorti distanti da Khajuraho , o che nei templi della loro capitale religiosa conformava i pilastri secondari , meno in vista o di reimpiego, che riprendevano la semplificazione antinaturalistica di tale stenografia dei ghata-pallava

Tale jangha era sopraelevato con l intero tempietto  sui tre corsi di  una pitha,  e quindi su kura, kumba e kalasa e la kapota di una vedibhanda che non condivideva con l’antarala. Lo sovrastava una  gronda ornamentata  nella sua parte inferiore da una cornice di ardha-ratnas,  che precedeva ilo recesso piatto e la kapota( o jadhya kumba) della varandika,.
Ganesha, Surya e Chamunda
campeggiavano nelle bhadra-ratikas, mentre nel sukanasika  frontale, e già al centro della trabeazione del lalata bimba, eminente su dei profili di sakas che erano stati  ridotti all’appiattimento a bhadraka della stambha-pilastro  ed ai due filari ad essa laterali di fiori mandaras,- come nel tempio B del gruppo 7-,  si attestava quale il Signore del tempio Shiva Nataraja.

Poco distante dai templi del gruppo 7, distaccato come  il più ad ovest dei templi di Kadwaha, in assoluto isolamento nella vastità campestre, di lì a poco  avvistavamo il tempio Chandla,  nella sua copertura piramidale a gradoni che ne faceva un primordiale alieno remoto tra gli altri templi, il primo di tutti quelli superstiti ad essere stato edificato in Kandwaha dai sovrani Kachchapagata. Forse ai templi della sua edificazione non erano ancora in grado di manifestare alcuna rivalità competitiva  con i dinasti Chandella,  e se la covavano intendevano dissimularla,  edificando templi che si rifacevano più al sermone rustico di quelli di provincia che potevano sorgere e che ritroviamo all interno dei territori Chandella in Mau Suhania, quali il nag Mandir, più che emulare quelli della loro capitale religiosa, la cyui edificazione forse esulava ancora da i loro mezzi ed intenti.
Il tempio, come ci si è conservato, oltre un portichetto elevava un sikhara piramidale scaglionato nelle kapota con takarikas di quattro pidhas , sul vimana  di un santuario che presentava per badhra l’inquadramento sfasato di lato, rispetto al centro del jangha,  di un ratikha con udgama tra pilastri badhraka  che presentano la stessa stilizzazione rudimentale dei vasi dell’abbondanza che si ritrova nei territori sotto la sovranità dei Chandella  come una forma arcaizzante dei pilastri dei  templi esterni a khajuraho o di quelli secondari , meno in vista o di reimpiego dei templi della loro capitale religiosa, che ne riprendevano la semplificazione antinaturalistica.
Tale jangha era sopraelev ato con l intero tempietto  sui tre corsi di  una pitha,  e su kura, kumba e kalasa di una vedibhanda che non condivideva con l’antarala. Lo concludeva una  gronda
suggellata nella sua parte inferiore da una cornice di arda-ratna,  che precedeva ilo recesso piatto e la kapota o jadhya kumba della varandika,


Ganesha, Surya e Chamunda campeggiavano nelle bhadra-ratikas, mentre nel sukanasika  frontale, al centro della trabeazione della lalata bimba, eminente sui profili di sakas ridotti alla’appiatimento a bhadraka della stambha e a due filari ad essa laterali di mandara, come nel tempio B del gruppo 7,  si attestava come il Signore del tempio Shiva Nataraja.

Kadwaha, gruppo 7

Il gruppo 7 constava di tre templi, A, B, C, dei quali era il B , dedicato a Vishnu e volto ad ovest , quello più vicino all'ingresso da cui iniziava la visita. Il tempio ch'era pancharatha nelle sue proiezioni,perduto il portico antistante ostentava all' invasività solare il portale d'accesso al garbhagriha, in cui Vishnu primeggiava al centro tra Ganesha e Saraswati, mentre le altre due divinità della Trimurti comparivano agli estremi opposti. Le  immagini statuarie  di Brahma e Shiva si ergevano sullo stambha-saka tra due sole altre bande ulteriori di fiori  mandara.   Sottostanti,  le dee Ganga e Yamuna erano confinate ai bordi interni, per  il primeggiare di un dvarapala al centro della parte inferiore d'ambo gli stipiti, rilevata già nel tempio Ghari. Di rilievo, per la sua arcaicità, forse un lascito delle maestranze aduse a tale soggetto, l'hamsa mithuna che compariva nella parte superiore del comparto,  verso l' esterno dello stipite destro per chi  s'addentrava.

Al di sopra della vedibhanda usuale di kura, kumba, kalasa e kapotika,  le pareti del jangha erano bipartite e  animate dalle proiezioni di bhadra, upabhadras -in luogo dei pratirathas-, karna e  kapili dell'antarala. Un' edicola statuaria era attestata solo nei bhadras e nella  kapili, a connessione del risalto delle reliquie delle loro divinità statuarie, mentre negli upabhadras e nei karnas  vigeva un piedistallo a sostegno delle surasundaris  attestate a tutto campo negli upabhadras,  e delle divinità tutelari del dikpalas allocate di rito nei karnas, ed una serie di kirtimukkas ricorreva elegante a madhya bandha del  fregio superiore.
 Nel registro ulteriore subentravano gli udgamas di carenati gavakshas  a unificare le proiezioni altrimenti difformi, eccettuate le upabhadras irriducibili di rango inferiore negli stessi esseri celestiali in essi effigiati, ove in luogo degli udgamas campivano gli spazi liberi le raffigurazioni di rishis in yogasana.
Nel badhra  retrostante era installato ad oriente Vamana*,  che in un  tempio vishnuita era lecito attendersi piuttosto nel bhadra della parete meridionale,  mentre nel bhadra meridionale signoreggiava  Varaha, in contrapposizione alla diruzione fantasmatica / alle vestigia fantasmatiche di Narashima nel bhadra della parete opposta.
Il tempio A,  volto ad est, era invece una meraviglia residua arcaica e al contempo  futurista dei templi Kachchapaghata di Kadwaha.
Conservava santuario- o vimana- e portico d'entrata, mentre tutta la sua sovrastruttura era andata perduta,  esso ergendosi su un piedistallo,  o pitha,  formato di una modanatura rettilinea e spoglia, di un corso di rosette e di rombi floreali diamantini, di una padma-pitha superiore.
Sulla vedibhanda dell'adhisthana il jhanga lussureggiava dell'animazione scultorea delle cinque proiezioni separate e distinte di badhra con edicola, pratirathas e karna a guisa di pilastrini e di pilastri-sthamba per surasundaris e dikpalas, rispettivamente, secondo una scansione panchiratha  che la ricorrenza  di una madhya- bandha di kirtimukkas, già comparsa nel tempio B, bipartiva  in due corsi di statue, di cui quello superiore era meravigliosamente guizzante di gandharvas musici e danzanti. Rimarcavano aggettanze e rientranze le statuine di attendenti od apsaras sui pilastrini del badhra-ratika, e di mithunas nelle nicchie sovrastanti la gronda, o l' affollamento di vyalas o surasundari sottostanti,  di gandarvas negli stessi separès dei recessi.
L' inserzione pur anche della divinità della kapili entro una nicchia , pur se più esigua di quella del badhra, ma finemente  coronata - come nel primo tempio Pacchali Maghat - da un torana flamboyant assai più raffinato della gronda della proiezione centrale, anche per quanto era di essa  meno vistoso, tra due pilastrini conclusi deliziosamente da due mini-mandir con i loro sikarikas pregiati di uramanjari, amalaka e  kalasa,  tale fasto della ricettività del divino della kapili ne affermava le affinità elettive con il bhadra, e contemperava con il raffinamento impreziosente dell'uno la prominenza visiva dell'altro, evaporando e sfumando una gerarchia che sarebbe stata altrimenti  a tutto vantaggio della manifestazione del divino ch'era incastonata nella proiezione emanativa centrale del badhra.
Se tale apparato statuario era in anticipo  rispetto a quello di Khajuraho  o si rifaceva ad esso, invece era rétro, nella varandika, l'inserto tra due kapotas ed il recesso di una pattika di rombi, di una fascia radiosa di tulas floreali, che rimandava ad un ricorso tipico dei templi Pratihara.
Quattro pilastri brevilinei, e sovrastati da atlanti, su di un capitello con abaco scanalato superiore e perlinatura inferiore, nel loro profilo usuale  sfaccettato tra due vasi dell'abbondanza, il fogliame di quello superiore ricadente sulle anularità di collari e collarini, preludevano ad un portico d'entrata quanto mai sontuoso.
Sulle usualità delle dee fluviali e dei sakas, dei mithuna dello stamba.sakha fiancheggiati(vi) da vyalas, si stagliava con accentuato rilievo la Trimurti incentrata su Vishnu, sullo schieramento retrostante di flessuosi Navagrha, e sotto un'architrave che allineava gli avatars di Vishnu in vivace evidenza.
Il tempio C , monco di sikhara e di portico d'entrata, restaurato di recente in buona parte dei resti, non sopravviveva più che in quanto rimaneva del suo jangha,  scansito in badhra e upabhadras partite in due fasce, come il recesso seguente, e karnas  con un solo comparto. In essi il dikpala era albergato in un'edicola che un'udgama superiore profondeva in un tempio, a differenze delle due edicole sovrapposte nel bhadra centrale, dove i bei pilastrini laterali, con duplice gatha- pallava e bhadraka intermedia, non sorreggevano che  una lastra al più dal  profilo biconcavo,solidarizzando nella più assoluta elementarità architettonica,  benchè dessero ricetto a due divinità quali una Parvati sottostante  below Gaja laxmi  sovrastante.( above)

Surasundari e vyalas nei registri sottoggiacenti delle upabhadras e dei recessi, gandarvas in quelli sovrastanti, in conformità ad un rimastichio, di sopraggiunti,che si adegua a un nuovo stile architettonico in umiltà di risorse. e d'inventiva.

giovedì 6 agosto 2015

Kadwaha Tempio numero 2 Krishna Deva . / tempio Garhi Mandir.

Tempio numero 2 Krishna Deva  / tempio Garhi Mandir.

Rivisitati lungo le strade d’accessi i templi Pacchali Marghat , seguendo le indicazioni del custode, al quale nulla dicevano i criteri di catalogazione di Krishna Deva,  il mio giovane autoconducente mi faceva disecndere a quello che avrei imparato ad identificare come il tempio shivaita di  Garhi. Esso si collocava al centro del villaggio in un divallamento che ospitava anche un fascinoso math o convento Mattamayura, e mi riconduceva alla prima fase architettonica nel suo splendore decorativo.
Su una bassa piattaforma da cui  il tempio si distaccava sulla base di  una  padmapitha secondo la consuetudine dei  templi Pratihara fatta proprio dagli artefici Kachchapaghata , esso consisteva  di portico, antarala e santuario, senza più residuo alcuno della sovrastruttura.



I pilastri del portico, brevilinei, assecondavano l usuale istoriazione in due vasi dell’abbondanza ed un bhadraka di raccordo suggellato da una testata con kirtimukka, che apparivano  magnificamente torniti e rilevati.
Siffatti ( Tali) pilastri erano di supporto ad un capitello il cui solo echino era scanalato, mentre l’abaco appariva perlinato,  e su di esso, vigorosamente prominenti, degli atlanti ostentavano la loro possanza.. Magnifico, nel suo intridersi di luce ed ombra,  era l’apparato ornamentale del santuario e della sua anticamera, fregiantesi di  edicole e di udgamas duplicati ,  nei minitempli del bhadra centrale, dei karnas e delle nicchie dell’antarala, a replica sontuosa  di quelli sovrapposti  a kumba e kalasa della vedibhanda del basamento del tempio, più umili ma pur essi dotati di propri   pilastrini  affiancati da vyalas e di coronamenti di udgamas, in corrispondenza anche degli upabadhras larghi e piatti che supplivano a prati-rathas intermedi.
Su di tali espansioni lisce splendevano le statue di  apsaras e di altre figure celesti,  interposte, su due ordini , fin anche nei lati interni di tali proiezioni  e nei recessi tra le edicole templari, ove la  dislocazione più in basso era riservata ai vyalas.
I fremiti di luce ed ombra delle pareti erano percorsi da un tale empito di gremitio statuario, che non erano  ad esso sottratte nemmeno le pareti laterali del bhadra-rathika, reso ancora più fastoso di già dal fregio fogliare sottostante di una parni-bandha, e ancor più dalle figure di surasundari che risaltavano sensuose sui suoi piastrini esterni, emergendo su gli stipiti e la soglia d’ingresso al suo santuarietto, in cui non mancavano di figurare per le dee fluviali Ganga e Yamuna due loro attendenti, nonché le figurine in preghiera adorante ed un profilo elefantino ai lati di una divinità femminile,  nella mandaraka centrale dell’udumbara che ne fungeva da soglia
Un’ulteriore divinità femminile campeggiava tra pilastrini, affiancati da sardulas, di una nicchia al di sopra della gronda, o chhadya,  la fiancheggiavano due edifici fantastici, ove un chandrika ed un amalaka erano il culmine della tettoia di un balconcino popolato di gente faceta, che si elevava a sua volta, per il  tramite di una vedika obliqua, su di una piattaforma ove tra due kapotikas era  compreso il recesso di un’ antarapatta che fungeva da podio.
Il portale d’acccesso al santuario del garbagrigha jnscenava lo sfrenarsi di Shiva Nataraja al centro della trabeazione, tra Uma- Maheshvara e Laxmi-Narayana  ai capi opposti, sullo sfondo dei Navagraha e la sovraesposizione dei 12 Adityas .
Al principio degli stipiti Ganga e Yamuna apparivano defilate verso l' interno sui loro veicoli animali, rispetto a due sinuosi dikpalas centrali,

due antecedenti dei quali erano attestati in analoga flessuosa tribhanga sui pilastri  interni precedenti.




Kandwaha Tempio murayat

Ed eccoci di fronte al tempio A del gruppo Talao, il tempio denominato localmente Murayat , presumibilmente una forma corrotta del termine Mattamayura, ed un prezioso indizio della sua affiliazione alla setta tantrica shivaita.
Con esso accedevamo ad un esempio mirabile della terza fase della costruttività templare in Kadhwaha, e già a prima vista, nella maggiore integrità dei suoi resti che ne aveva preservato il sikhara e la restante sovrastruzione, manifestava un distacco ulteriormente avanzato dai templi Pratihara, ed una prossimità quanto mai ravvicinata ai templi sommi di Khajuraho.
Tale mutazione clamorosa era flagrante già nella sopraelevazione imponente, su di una piattaforma, di una successione di interni che tra il portico e l’anticamera dell’ antarala d’accesso al santuariosi articolava in un mandapa intermedio,  la cui finestra balconata,  così come l’atrio, era schiusa alla luce nelle guise di un ranghmandapa. Tale mandapa evidenziava inoltre una  propria copertura piramidale distinta da quella del portico e dal sikhara del gharbha.-griha, in una gradazione di culmini che dei templi di Khajuraho preannunciava, o rievocava, l’ascendere e il calare e il risalire, ancora per picchi, a  guisa simbolica delle sommità del monte Kailash, dimora di Shiva, o del mont Meru che è l’asse del cosmo e la sede di tutte le divinità celesti.

Era addirittura saptaratha il culmine ogivale del sikhara, cui risalivano i sikarikas e i gavakshash terminali delle corrispondenti prominenze aggettanti in forma di pilastri, o stambha*, delle pareti della jangha del santuario e dell’antarala, - una corrispondenza assicurata, non senza una certa confusione sovrappositiva, dalla integrazione di due prati-rathas con i profili supporti rientranti di due upa-pratirathas. Appigliata al centro del sikhara  si stagliava l uro-manjari di una possente replica miniaturizzata e pancharatha del mula manjari dell intero sikhara, la cui una imponenza possanza di mole che, a a dire il vero, anche per dare luogo a tali e tante proiezioni interne ed ai loro stacchi, non appariva un portento architettonico di svettante agilità ascensionale
.
Le pareti da cui oltre una serie assai variegata di modanature e la varandika  si staccava il sikhara,  presentavano due ordini di statue, come è prammatica minima in Khajuraho , le quali, e lo si era già visto nel secondo dei templi antecedenti, poggiavano su ridottissimi piedistalli ad eccezione di quelle del bhadhra centrale e dell'antarala, che erano poste in rilievo, nella divinità che effigiavano, dal loro inserto in nicchie di prestigio. Impreziosivano tali edicole pilastri illegiadriti da collari plurimi e arcanamente impreziositi da sardulas, uno per lato,  che li affiancavano all’ esterno, nonché da una pattika sottostante di roselline e dal fregio fogliare  ad essa soggiacente di una  parni-bhanda fogliare. Attorniva le edicole  un’alternanza esterna di surasundaris nelle proiezioni dei sottili pilastri prati-rathas, e di demoni sardulas negli stretti recessi, ai dikpalas protettori essendo riservato lo stallo di rito dei karnas seguenti. Un  terzo ordine di statue, secondo un aspetto dei templi di Kadhwaha attestato già nella loro prima fase (a quanto si era già visto nel tempio numero 3, secondo la catalogazione di Krishna Deva), era anticipato o ripreso nell’alto del cieli delle nicchie, ora una per ogni proiezione, di una varandika che ne era dilatata meravigliosamente a rallentare ed enfatizzare  la corsa ascensionale, aprendo alla vista la luminosità scultorea di un diaframma incantevole di divinità e beltà celestiali,  come in precedenza, e in Khajuraho, non era ancora stato dato e non sarebbe stato concesso di vedere. 
Alle fondamenta di tutto, nell’adhisthana su cui si sopraelevava la jangha, il vedibhanda di kura, kumbha e kalasha si sopraelevava* a sua volta, all’altezza del piano di calpestio delle sale antecedenti, su di uno zoccolo e di un plinto soggiacenti, come era già la regola o sarebbe stato il canone invalso nello svolgimento esplicativo delle  modanature in Khajuraho,
Nel loro profilarsi, al primo corso di una bitha con rombi diamantini, facevano seguito una jadhya kumba in cui defluivano petali di loto, poi  una karnika, una kapota di rosette e petali di loto , una pattika di rosette e rombi diamantini floreali, un'ulteriore karnika, ancora una jadhya kumbha ove ai petali di loto sottostavano rosette, di nuovouna karnika e alfine una grasa pattika terminale.
L'interno era di una magnificenza assoluta: oltre il mukamandapa, al di sopra di una serie di nicchie che erano dei minitempietti delle divinità albergativi,
nel mandapa lo sguardo poteva levarsi ad  un soffitto mirabile,  in cui al cuore di una serie di incorniciature,   tra dei kirtimukkas agli angoli promanava lo schiudersi triplice delle corolle di un fiore di loto,
replicato, tra mithunas, oltre i bordi retrostante e frontale della sua inquadratura.

Il portale che ci si prospettava,
sui profili negli stipiti dei sakas e delle statue alla base delle divinità fluviali, delle loro attendenti e di dvarapalas sulla sinistra dell'osservante in confidenza amorosa,
ai lati conferiva appieno risalto alla splendida  tornitura spiraliforme e scannellata delle stamba-sakas circolari e dei loro capitelli bharani,
mentre nel lalata bimba il rilievo era  tutto dei gruppi statuari delle divinità della Trimurti che vi stavano insieme con le loro consorti, Shiva e Parvati al centro, il loro compound  essendo rimarcato dalle rientranze e sporgenze profuse di pendenti, delle modanature a sostegno delle edicole del loro amore.

Di meno gli restava da dirci a suo malgrado il secondo tempio Talao shivaita, talmente era sbrecciato e amputato, benchè il prasada del santuario, al di sotto di un sikhara  impeccabilmente pancharatha e preservato  fino all'amalaka conclusiva, .presentasse gli ingressi a due garbaghiha,
 di uno soltanto dei quali, stretto e verticalizzato,
si conservavano il mukamandapa ed il mandapa, una anomalia che nell 'entourage avevo ritrovata attestata solo in un tempio Chandella di Dudhai.

In una delle due edicole dei badhras , che costituivano le sole rathas ornate di sculture, nonostante il doppio registro della bipartizione delle pareti, campeggiava uno Shiva Bhairava sfrenato nelle danze,  con una ghirlanda di teschi a contenerne la crocchia della jata-mukuta,  e nella pienezza integra dei suoi attributi, il trisul, un tamburello damaru, un cobra ed un bastone katvanga teschiuto.
Nella edicola sottostante, sovrapposta alla vedibhanda era invece visibile una Parvati in panchagnitapas, rigidamente impettita nel suo dimesso regime penitenziale. .

Ed eccoci di fronte al tempio A del gruppo Talao, il tempio denominato localmente  Murayat ,  presumibilmente una forma corrotta del termine Mattamayura, ed un prezioso indizio della sua affiliazione alla setta tantrica shivaita.
Con esso accedevamo ad un esempio mirabile della terza fase della costruttività templare in kadwaha, e già a prima vista, nella maggiore integrità dei suoi resti che ne aveva preservato il sikhara e la restante sovrastruzione,  manifestava un distacco ulteriormente avanzato dai templi Pratihara, ed una prossimità quanto mai ravvicinata ai templi sommi di Khajuraho.
Tale mutazione clamorosa era flagrante già nella sopraelevazione su di una piattaforma,  di una successione di interni che tra il portico e l’anticamera dell’ antarala d’accesso al santuario,si articolava  in un mandapa intermedio , che con la sua finestra balconata  come l’atrio era  schiuso alla luce nelle guise di  un ranghmandapa, e con una sua  propria copertura piramidale distinta da quella del portico e dal sikhara del gharbha.-griha, che dei templi di Khajuraho preannunciava o rievocava l’ascendere e il calare e il risalire ancora per picchi delle sommità del monte Kailash, dimora di Shiva, o del mont Meru che  è l’asse del cosmo e la sede di tutte le divinità celesti.
Era addirittura saptaratha il culmine ogivale del sikhara, cui risalivano i sikarikas e i gavakshash terminali delle corrispondenti prominenze aggettanti in forma  di pilastri, o stambha*, delle pareti della jangha del santuario e dell’antarala, - una corrispondenza assicurata, non senza  una certa confusione sovrappositiva,  dalla integrazione delle due prati-rathas con i profili supporti rientranti di due upa-pratirathas-, con Appigliata al centro si stagliava l uro-manjari di una  possente replica  miniaturizzata e pancharatha del mula manjari dell intero sikhara, la cui  una imponenza possanza di mole che a a dire il vero, anche per dare luogo a tali e tante proiezioni interne e ai loro  stacchi, non appariva un portento architettonico di svettante agilità ascensionale .
Tali pareti  presentavano  due ordini di statue, come è prammatica minima in Khajuraho , le quali, come già nel secondo dei templi antecedenti, poggiavano su piedestalli e solo nella badhra centrale e nell antarala figuravano essere divinità poste in rilievo dal loro inserto in  nicchie di prestigio, impreziosite da pilastri con collari plurimi e sardula che li affiancavano all’ esterno, nonché da una pattika di roselline e dal fregio fogliare sottostante ad essa di una parni-bhanda fogliare, in un’alternanza esterna di surasìundari nelle proiezioni dei sottili pilastri e di demoni sardulas negli stretti recessi, ai dikpalas  protettori essendo riservato lo stallo di rito dei karnas.
Nell’adhisthana su cui si sopraelevava la jangha, la vedibhanda di kura, kumbha e kalasha  si sopraelevava a sua volta, all’altezza del piano di calpestio delle  sale antecedenti,  su di uno zoccolo e un plinto soggiacenti,  come era già la regola o sarebbe stato il canone invalso nello svolgimento esplicativo delle sue modanature in Khajuraho, mentre un suo terzo ordine di statue , secondo uno stilema dei templi di Kadwaha attestato già nella loro prima fase ( come si è visto nel tempio numero 3 secondo Krishna Deva), era anticipato o ripreso nell’alto del cieli delle nicchie di una varandika  che la dilatava  meravigliosamente  a rallentare la corsa ascensionale come in precedenza, e in Khajuraho, non era ancora stato dato e non sarebbe stato concesso di vedere , nell’aprirsi alla vista della luminosità scultorea di un diaframma incantevole di divinità e beltà celestiali.
Adhisthana, al primo corso bitha con rombi diamantini, facevano una jadhya kumba in  cui  defluivano petali di loto, una karnika, una kapota di rosette e petali di loto , una pattina di rosette e rombi diamantini floreali, un.ulteriore karnika, una jadhya kumbha ove ai petali di loto sottostavano rosette, una karnika, una grasa pattika.