sabato 20 agosto 2016

il tempio chitragupta di Khajuraho Appunti

Il tempio Chitragupta,  in onore del dio Surya,  il solo ad essergli dedicato dei templi superstiti di Khajuraho,  nell’insieme dei suoi templi occidentali figura, sia pure in forme interne più  complesse,  come una riproposizione della tipologia già invalsa per il Devi Jagadambi, cui è similare rnella sua successione di mukamandapa, mahamandapa, antarala e santuario, senza deambulatorio,  sovrastati da sovrastruzioni piramidali e da sikhara di cui il più è opera di restauro,  
 Infatti entrambi, nel complesso dei templi occidentali di Khajuraho, salvaguardano la distinzione e l eminenza esterna del  santuario rispetto al mahamandapa,  in virtù della proiezione centrale del badhra con  due edicole ratikas che domina al centro delle facciate laterali e di quella retrostante del santuario, in luogo della reiterazione del  balcone con  balaustra  che grandeggia lungo le facciate laterali del mukamandapa di ingresso, e in cui si protendono i transetti del mahamandapa. In tal modo della divinità interna del tempio, e di quelle (le forme del divino) ad essa correlate ,  nelle immagini scultoree delle edicole dei bhadra ratikas del  santuario può adempiersi l' espansione emanativa,  manifestantesi nelle immagini scultoree che vi sono albergate,  all'altezza dei primi due dei tre ordini di statue che corrono lungo le pareti del santuario e del mahamandapa,.
Al contempo  il  sikhara pancharatha, di cinque proiezioni, al pari dei sikarikas, o sringas, trova piena corrispondenza nei rathas esterni del santuario, il badhra stesso, due prati-rathas e due karnas d'angolo,  e non  occorre , dunque, che le pareti del garbagriha interne a un deambulatorio, interposto per l occorrenza,  siano adibite a tali funzioni in forme vicarie, per ovviare , come nei grandi templi di Khajuraho, ad una  parificazione  esterna delle pareti del santuario  ai  balconi della galleria che già ricorre lungo i fianchi delle sale profane del tempio
Nel Chitragupta, come nel Devi Jagadambi, a ribadire di entrambi i templi uno sviluppo più longitudinale che in altezza, i balconi delle sale si sovrergono solo su bhita e pitha, plinto e zoccolo dell’adhishtana, non anche , come nei templi maggiori di Khjajuraho, sulla vedibhanda di kura, kumba e kalasa, sicchè rajasena vedika e asanapatta ne ricorrono all’altezza.
(Scendendo nel dettaglio  plinto e zoccolo sono forgiati dalla successione etc)……..
Accomuna ulteriormente i templi Chitragupta e Devi Jagadambi, ciò che fatta salva la loro differenziazione fondamentale,  assimila invece il santuario a mahamandapa, e mukamandapa ,  la sovrapposizione di un’edicola al  basamento dell’adhishthana. Inoltre, altro aspetto conforme di santuario e del solo mahamandapa  , nel  succedersi di  proiezioni statuarie ai lati sia del badhra  del santuario che del balcone del mahamandapa lungo le proiezioni salienti, è la comparsa di dikpalas sia nei karnas d’angolo del santuario,  con astavasus superiori sia , ed è anomalo, nelle aggettanze del mahamandapa che precedono i karnas veri e propri,  anzichè nel decorso di questi, senza che un astavasus in tale ricorrenza consenta facilmente di individuarli
Quanti alle ulteriori connessioni visive di raccordo, fatta salva la differenziazione fondamentale tra santuario e sale profane del tempio, graziosi kuta kakshana,  miniature dei balconi,  accomunano  nel terzo ordine scultoreo  badhra del santuario e kapili dell antarala, suggellandone la predominanza iconografica., in conformità con una tradizione ben antecedente i sovrani Chandella.
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Nelle aggettanze rimanenti compaiono divinità singole sulle facce frontali esterne, quasi sempre non identificabili o riconducibili a Shiva o Vishnu quando lo sono, coppie divine e umane su quelle interne, le apsaras concentrandosi lungo le karnas del mahamandapa o le facce laterali del bhadra,  mentre nei recessi figurano vyalas.
A  rendere mirabile, di sovrastante, di quel che resta della copertura del tempio, è che nel mahamandapa ogni costolone statuario lungo delle traiettorie diagonali  è ricondotto mediante ganta-khutas  minori al
Gantha sommatale,


Nelle edicole dei badhras, ………
 Nel terzo corso compaiono figure di  coppie o terne, spesso di ladies con un asceta intermedio.
Di particolare vivezza  sono 5 gruppi di maestri ed allievo o devoti….
Spicca per la sua natura insolita un gruppo statuario in cui un rivale sembra avventarsi forsennatamente su una coppia che copula, trattenuto a stento da un suo compare..
interno


itinerari in Delhi in tono minore

Lasciata l’indomani mattina la stazione metropolitana di Green Park per Ch Hukun Chand Marg, con l’ideale viaggiatore che immaginavo al seguito dell itinerario che venivo tracciando credevo di potere finalmente condividere  la piacevolezza del transito in un area verdeggiante  della agiata Delhi residenziale,   ove restassi escluso dalle  brutture del giorno avanti,  quando in New Seempuri mi ero ritrovato tra cumuli di sacchi enormi dell immondizia, ai lati delle strade, in mezzo ai quali  rovistava chi ne smistava i rifiuti in contenitori  di minore capienza., separando ad esempio  le confezioni di tetrapak da fiale e boccettine Ma nel procedere tra le residenze e le scuole della via , tornava a farsi sentire lo stesso lezzo maleodorante,  che mi preannunciava il riapparire di mucchi di rifiuti, del cui traboccare ugualmente dei  giovani erano intenti a farne la cernita ai  margini della strada.
E  lo stesso scenario si ripeteva dove la strada che imboccavo sulla sinistra  aveva termine proprio all altezza del NDDB Dairy Services di Kanvinde, ch’era la prima meta del mio ideale percorso,  ammorbandone la vista meravigliosa.
Gli avancorpi dell edificio ne erano blocchi prominenti l uno sull’altro, intervallandoli un tripudio di giardinetti pensili.
Sulla sinistra  seguitavo lungo Safdarjung enclave fino a raggiungere l incrocio  con Africa Avenue  dove pervenivo  di fronte all ingresso in Muhammadpur. Ai lati della stradina d’accesso  al villaggio mi sarebbe allora ricomparso alla vista sulla sinistra il Teen Burj, ed alla destra avrei intravisto scritta che segnalava l’August Kranti Bhavan  113
E’ il Teen Burj uno dei  più enigmatici edifici di epoca Lodi, dalle parvenze di primo acchito di una moschea, per le tre arcate d’accesso, due delle quali tamponate, lungo le quali si distendeva il suo lato orientale, e i basamenti di due presumibili minareti alle sue estremità,  raccordati dal plinto all edificio, non fosse che all interno, di una maestosità austera nelle tre sale cui un  portale era di ristretto transito dall’una all’altra, comparivano  tanti cenotafi. Un tempo due grandi arcate laterali, sul fianco occidentale, erano ugualmente di accesso ed ora erano occluse.
 L’August Kranti Bhavan, come altri edifici monumentali della Delhi moderna,  nella dismisura di vani e servizi, da quelli commerciali ai piani inferiori, a quelli terziari e quaternari di quelli superiori, appariva eccedere la presenza umana di chi li esercitava e ne fruiva, sicchè tra gli alti piloni delle torri degli ascensori  e le piazze che vi si aprivano tra  megatravi,  deliziosamente frescheggiate da un microclima interno,  più che insediativi,  e di stanza, gli  astanti vi sembravano di transito provvisorio o in via di smobilitazione.
(In un negozio tuttavia non mancavo di fermarmi, attratto dalle borse esterne che esibiva: provenivano dall Assam come il negoziante che  le aveva importate, e con lui la conversazione era così piacevole, che doveva rammentarmi il piccolo dettaglio di saldare il  conto di borse e borsette che avevo acquistato  mentre dopo lo scambio delle cards mi avviavo già all uscita.)
Percorrendo la strada che costeggia Muhammadpur, come in seguito all’ingresso dell ulteriore villaggio  residuo di Humayunpur, rinserrato nella Sefdarjung enclave, mi si sarebbe riproposta la vista di rifiuti e di rovistatori che li differenziavano, con l ovvia conclusione, che ero indotto a trarne, che  l immondizia dei centri residenziali più ricchi, che attorniano questi  minuscoli borghi,  vi abbia insediato la raccolta differenziata  dei loro scarti.di gendere superiore
Church Road  mi prefigurava quindi la vista della bella chiesa di San Tommaso,  serrata come un rosso  fortilizio lateritico intorno alle due rampe successivamente ascendenti a una propria croce terminale.
La svolta sulla sinistra nella via che costeggiava il Deer Park , mi avrebbe invece avviato a due deludenti riscontri, nel volgere del cielo a un  piovasco pomeridiano: l’Asian roots Spa di morphogenesis 2004,  157,  era stato ridotto da santuario olistico  orientale a  centro massaggi e clinica della pelle, con la scomparsa del giardino karesansaui all’entrata,. Ne chiedevo conto al gentile giovane che si era dedicato ad accogliermi, il quale  si meravigliava che ne venissi ricercando uno, al tempo stesso in cui mi diceva che al suo posto era stata edificata la sala d’ingresso in cui mi stava ricevendo.
Nè destino diverso era toccato al South Asian Human right  Documentation centre, di cui era vano ricercare le forme di isolamento termico dei vani più interni, poiché un salone di bellezza negli scantinati era quanto era sopravanzato delle attività che si erano insediate di recente, in luogo del centro di documentazione di cui non v’era più traccia. 
Rimaneva da ammirare tutta la bellezza del muro di mattoni posti di taglio, nelle loro teste, come scaglie di serpente.
L immissione nel Deer Park avrebbe potuto  concludere l’itinerario  con la vista della meravigliosa Bagh I Alam ka Gumbad, e delle vicine Tuhfewala Gumbad, Kali Gumti, mentre dalla Curch road seguitando a sinistra la Vivekananda road  tra i settori quarto e sesto di Rama Krishna puram sarebbe stato possibile raggiungere il complesso delle Wazirpur tombs
Ma avendo visitato già entrambi i siti preferivo perdermi in Humayunpur nella ricerca  che restava senza esito dei resti del suo passato di cui non ne sapeva niente nessuno. Sviando sulla destra dell ingresso al villaggio, nel settore sesto dell Enclave Safdarjung, era stata molto meno peregrina,   nella mia ricerca, la richiesta a venditori ambulanti e meccanici di indicarmi l ubicazione  del South Asian Human right  Documentation centre,

C’erano ancora il tempo e le forze per essere di ritorno a Green Park, e  protrarmi a  vedere il visitabile  dei due edifici di architettura contemporanea che avrei potuto integrare nell itinerario, verso la metro station di Hauz Kass, comprensivo della Wali Masjd, della moschea Darweh Shah,   della Nili Masjd, del Chor Minar, dell Idgah, e della tomba di Makhdum Sahib, ossia  la School for  spastic children 127 e il National Institute of Fashion Technology. 126 Ma dei cerberi precludevano l’accesso alla scuola, sicchè non mi restava che concludere le mie peregrinazioni nell istituto, del 1994,  di ampi raccordi murari  e di vetrate e campiture d’acciaio, quali sezioni di pellicole , tra i vari settori in cui il campus si differenziava

itinerari in Delhi

Duplice versione 
1In mattinata ero di ritorno al Craft Museum, per  reperire dei manufatti dello Stato dell India, il Karnataka,  che dal 1 d'agosto agosto era subentrato al Kerala  come espositore del suo patrimonio artigianale. Vi erano convenuti in realtà anche artigiani di altra provenienza, ed io potevo così rinvenirvi ed acquistarvi pure delle marionette in pelle di capra fabbricate in Hyderabad.  Del Karnataka erano esibiti gli splendidi reperti  di  pitture della scuola di Mysore, impreziosite da  aurei troni o vestizioni delle divinità effigiate. All uscita,  nel primo pomeriggio, differivo di recarmi agli Archivi nazionali per ricercavi  dei testi, sui templi di Osian, che la volta precedente avevo trascurato di indagare se fossero in catalogo, e ripercorrendolo quasi  per intero nel suo percorso di cui avevo già esperienza, mi decidevo invece ad integrare  uno degli itinerari che avevo concepito solo poco prima della partenza per Delhi , quello, più  nelle vicinanze, che faceva capo alla con la  stazione metropolitana dell’Ina market come terminale di riferimento- Avevo la fortuna, in tal senso, di imbattermi in un conducente di autorickshaw che vi era appena provenuto proprio dal Dilli Haat dove volevo recarmi, per trasportare al National crafts museum un carico di quadri della stessa scuola pittorica di Mysore. Unisce in realtà il Crafts Museum al Dilli Haat la comune funzione di spazio espositivo permanente per artigiani di Delhi o  che vi siano provenienti da ogni dove dell India, che ne possono  usufruire periodicamente. In Dilli haat, felice esempio di recupero di una zona in disuso di discariche tra le quali erano intombate le acque reflue di un nallah, compiuto agli esordi della liberalizzazione indiana, nel 1994, secondo un progetto di Pradeep Sachdeva, i siti sparsi degli artigiani occasionali , ove non si riducevano ad attendamenti plurimi, erano costituiti da botteghe a schiera espanse  all'esterno in  verande, le cui trabeazioni  , insieme a disegni kunjaraksha di croci perforate, erano l unica ornamentazione di  murature  in pietra a vista. Frondosi pergolati erano i  luoghi di sosta centrali, uno dei quali era in prossimità dei punti  di ristorazione  che almeno nella denominazione erano riconducibili a vari territori dell' India.
La Brigadier Hoshiyar Singh Margh lungo la quale, più a nord, mi incamminavo all’uscita deviando a sinistra sullo stesso lato della Sri Aurobindo marg, per procedere poi in autorickshaw, mi appariva una delle vie più  magnifiche di nuova Delhi, nel tripudio di verde in cui confluiva nell’ Africa Avenue. Giunto alla sua altezza,  il conducente dell’autorickshaw svoltava a destra per  seguitare fino alla destinazione ulteriore da me indicatagli dell’Akbar Bhavan, che si accampava alla vista sulla sinistra. Lo rendeva inconfondibile il suo afflato possente di cemento armato. Ma per quanto l’edificio tradisca come e quanto sia ispirato a Lecorbusier,  è pura poesia brutalista di Shiv Nat Prasad, interpolata di modifiche postume. L'attuale destinazione universitaria ne rifunzionalizza la natura originaria di hotel nelle sue componenti più pubbliche- dislocate sulla sommità  e nei piani bassi,  aperti  a delle gallerie su pilotis- ed in quelle adibite ora ad ostello studentesco.

Di ritorno alla stazione metropolitana di partenza,  mi ritrovavo ad  una distanza esigua   di appena  900 metri, dalla  ulteriore meta del tragitto, la tomba Darya khan tomb, in East Kidwai Nagar, block C, solo che  lungo la Veer Chandra Singh Garhwali Marg  vi pervenivo con un ulteriore  autorickshaw, essendo la strada accidentata  dai polverosi  lavori in corso della  edificazione di un immenso complesso residenziale e di uffici,  tra i laminati dei cantieri e delle loro voragini
La tomba di Darya Khan Lohani , servitore dei Lodi, che rivisitavo una terza volta, mi rievocava  ancora una volta l’ antecedente tomba Sultani Ghari nella  sopraelevazione monumentale della sua piattaforma, a tre livelli,  al cui centro il cenotafio biancheggiava  tra quattro chattri  in rovina,  residuo di quello che è da presumersi fosse un tempo uno splendido complesso , anche per le rovine adiacenti al ripiano più basso
Il seguito dell’itinerario richiedeva  che inoltrandomii nella Sout Extension I aggirassi la schiera di negozi successiva  del South market, e che traversassi l'area  verde prospiciente di un parco- giardino,  proseguendo fin che la strada finiva ad  un incrocio. La via che avessi intrapreso sulla destra, verso sud,  mi avrebbe recato di li a poco in vista di una  tomba a pianta quadrata che giù visitai, la   Kale Khan ka gumbad. Come attesta un’iscrizione sopra il mihrab, l’edificio è stato costruito nell ‘886 dopo l Egira, ossia nel 1481 dell era cristiana, per darvi sepoltura a Mubarak Khan, vissuto durante il regno di Buhlul Lodi, e  presumibilmente padre dello stesso Darya Khan Lohani.,. Il dubbio resta perché si ha notizia di due illustri Mubarak khan vissuti alla corte di Buhlul., dei quali rimane ignoto quale sia quello sepolto nella tomba. Di rimarchevole,  da rivedervi, era il soffitto decorato di stucchi dipinti.

Vi fossi pervenuto, una volta visitato il Gumbad avrei  dovuto ripercorrere la strada che mi aveva condotto alla tomba, lungo la quale  effettivamente mi incamminavo invece verso nord , a sinistra, fino ad un ulteriore incrocio rispetto a quello alla cui altezza l avevo  intrapresa,  e ne assecondavo il seguito  in un’arteria che volgeva ancora a sinistra per poi imboccare sulla destra la stradicciola che mi preannuncia la vista gemina della Bare khan ka gumbad,  e della Chhote Khan ka Gumbad., entrambe  a pianta quadrata, la prima  davvero incantevole nel suo decoro di palazzo celestiale,  ad arcate cieche triplici in triplice schiera, e di piloni angolari,  la seconda quanto mai pregevole negli  stucchi ornamentali dei portali, entrambe  a pianta quadrata davvero splendida nel suo decoro di palazzo celestiale,  ad arcate cieche triplici in triplice schiera, e piloni angolari,  e della Chote Khan ka Gumbad., dai pregevoli stucchi ornamentali dei portali, entrambe  a pianta quadrata   davvero splendida  nel suo decoro  di palazzo celestiale,  e della Chote Khan ka Gumbad., dai pregevoli stucchi ornamentali dei portali
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Era  prossima ad esse, la Bhure Kan ka gunbad, di più modeste parvenze in un recesso ombroso.
Dal vicolo in cui mi ero inoltrato, per vederne il portale d'accesso, proseguivo oltre l incrocio con la strada di provenienza dalle Bare Khan e Chhote Khan ka Gumbad, fino a che non mi restava che infilarmi nel camminamento di una strettoia , più che di un vicolo, che era abbuiato dalla prossimità di pochi decimetri, appena, dei balconi delle case che vi si fronteggiavano sopra. Occorreva a tal punto seguitare i gali sempre avanti, lungo  svolte ad angolo in cui il buio si infittiva, fino a che non sfociavo, insieme con tale passaggio, nello scorcio della vista conclusiva dei contrafforti della tomba di Mubarak shah, situata nel cuore di Mubarakpur.
E’  una delle tombe ottagonali, con veranda e contrafforti spioventi, che si susseguono in Delhi tra l epoca tugluquide, nell’esemplare ruderale della tomba Tilangani,ora interpenetrato di case ed insediato anch’esso in un kotla, quello di Nizamuddin,  ed i primordi dell epoca moghul, a cui risalgono le tombe ottagonali di Isa Khan e di Adam Khan,  senza che si possa dimenticare fuori di Delhi la  tomba sublime sempre ottaedra di Sher Shah Sur, nel Bihar, in quel di Sasaram Tale tipo di tomba, erede  indo-islamica  della stessa Cupola della roccia, in Gerusalemme, ebbe in realtà il suo apogeo nell epoca dei Sayyd, la dinastia di cui Mubarak Shah, morto nel 1434,  fu il secondo dei sultani, e  la cui tomba ottagonale precede quella di Muhammad Shah, suo successore, ora nei Lodi Garden, di cui una ripresa in epoca Lodi fu la tomba di Sikandar Lodi,  ubicata anch’essa nel complesso dei magnifici giardini,
Nella tomba di Mubarak Shah, dodici  sono le entrate d’accesso dalla veranda quadrangolare circostante all ottaedro centrale  che custodisce il cenotafio, tre per ogni lato, sovrastato  al centro da una chattri. ogni lato della veranda è sovrastato  al centro da una chattri., oltre il quali si erge la cupola su un tamburo di sedici lati Quanto alla tamponatura delle arcate interne sul versante occidentale, essa vi è dovuta alla presenza interna di un mirhab.



In alternativa , per giungervi, avrei dovuto chiedere di essere condotto in autoricksaw dai paraggi della Bare- Khan ka Gumbad fino all'arteria animatissima  della Gurudvara road, che un tempo assecondava le mura del Kotla di Mubarakpur . All'altezza di un tempio al dio Shiva, il Panghat Shiv Mandir,  mi sarebbe occorso addentrarmmi nel vicolo che lo fronteggia, la Sher Singh Bazar Road,  e quindi svoltare a destra, attenendomi poi alla mia sinistra, finché  fin che non mi fosse  di lì a poco apparsa  la Mubarak shah tomb, cosi come sopravvive e s'impone ancora alla stretta degli edifici che l attorniano.
E qualora con il figlio vi sia ancora un venditore d'aquiloni, a ridosso dell'inferriata su tale lato d'accesso , si abbia più cuore del mio, nei loro riguardi, e senza tema d'esserne impicciati nel traffico di  Delhi, se ne comperino più di quanti ne riservino anche solo 10 rupie.
















Uscendo dalla stazione metropolitana dell’INA Market, basta percorrere di 300 metri  sul lato sinistro la Sri Aurobindo marg, verso nord, per ritrovarsi nel Dilli Haat., o cuore di Delhi,  un sito espositivo permanente per  artigiani della stessa  Delhi o che vi provengono da ogni dove dell’ India, potendone usufruire solo periodicamente. Tale destinazione che lo  accomuna ad un nucleo del National Crafts Museum, è il felice esito del recupero di una zona in dissodi discariche tra le quali erano state intombate le acque reflue di un nallah,  avvenuto nel 1994 agli esordi dell’epoca della liberalizzazione indiana,  secondo un progetto di Pradeep Sachdeva I  siti artigianali al suo interno, ove non siano attendamenti plurimi,  sono costituiti da botteghe a schiera espanse all'esterno in  verande, le cui trabeazioni, insieme a disegni kunjaraksha di croci perforate,  sono l unica ornamentazione di  murature  in pietra a vista.  Frondosi pergolati vi costituiscono  i  luoghi di sosta centrali, uno dei quali è in prossimità dei punti di ristorazione,  che almeno denominalmente/ nella denominazione  sono riconducibili a vari territori dell' India.
La Brigadier Hoshiyar Singh Margh lungo la quale, più a nord, deviando a sinistra sullo stesso lato della Sri Aurobindo marg,  ci si avvii oltre l uscita, apparirà una delle più magnifiche vie di nuova Delhi, nel tripudio di verde in cui confluisce nell’ Africa Avenue. Giunti alla sua altezza,  svoltando a destra si perverrà alla destinazione ulteriore dell’Akbar Bhavan, che si accamperà alla vista sulla propria sinistra. Lo rende inconfondibile il suo afflato possente di cemento armato. Ma per quanto l edificio tradisca come e quanto sia ispirato a Lecorbusier,  è pura poesia brutalista di Shiv Nat Prasad, interpolata di modifiche postume. L'attuale destinazione universitaria ne rifunzionalizza la natura originaria di hotel,  nelle sue componenti più pubbliche- dislocate sulla sommità  e nei piani bassi,  aperti  a delle gallerie su pilotis- ed in quelle adibite ora ad ostello studentesco retrostante
 
Di ritorno alla stazione metropolitana di partenza,  ci si ritroverà ad appena  900 metri dalla  ulteriore meta del tragitto, la tomba di Darya Khan. , situata dall’altro lato della Sri Aurobindo Marg. Ma se si scelga di pervenirvi lungo  Chandra Singh Garhwali Marg, il   percorso di tale arteria, che si diparte sulla sinistra,  risulterà attualmente  accidentato dai  lavori in corso della  edificazione di un immenso complesso residenziale e di uffici, che  consigliano  di percorrerlo almeno  in ciclo od autoricshaw, tra i laminati dei cantieri e delle loro voragini, chiedendo  di essere condotti in East Kidwai Nagar, block C
La tomba di Darya Khan Lohani , che fu a suo tempo servitore dei sultani Lodi, è sopraelevata su di una piattaforma monumentale, a tre livelli , e vi biancheggia al centro, tra quattro chattri  in rovina, rievocando la antecedente tomba Sultan Ghari,  in ciò che è il residuo di quanto è da presumersi che fosse un tempo uno splendido complesso.
Il seguito dell’itinerario richiede  che inoltrandosi nella South Extension I si aggiri la schiera di negozi successiva  del South market, e che si traversi l'area  verde prospiciente di un parco- giardino,  proseguendo fin che la strada finisce ad  un incrocio. La via che si intraprenda sulla destra, verso sud,  reca di li a poco in vista della tomba a pianta quadrata Kale Khan ka Gumbad. Secondo quanto attesta un’iscrizione sopra il mihrab, l’edificio è stato costruito nell ‘886 dopo l’ Egira,  ossia nel 1481 dell’era cristiana, per darvi sepoltura a Mubarak Khan, vissuto durante il regno di Buhlul Lodi, e  presumibilmente padre dello stesso Darya Khan Lohani.. Il dubbio resta perché si ha notizia di due illustri Mubarak khan vissuti alla corte di Buhlul., dei quali rimane ignoto quale sia quello sepolto nella tomba. Di particolarmente rimarchevole vi è  il soffitto decorato di stucchi dipinti

Si riprenda la strada che ci ha condotto alla tomba, fino ad un ulteriore incrocio rispetto a quello alla cui altezza l’abbiamo intrapresa,  se ne assecondi poi il seguito in un’arteria che volge a sinistra,  per imboccare quindi  sulla destra la stradiccioa che ci preannuncia la vista gemina della Bare khan ka Gumbad e della Chhote Khan ka Gumbad., entrambe  a pianta quadrata, la prima  davvero incantevole nel suo decoro di palazzo celestiale,  ad arcate cieche triplici in triplice schiera, e con piloni angolari,  la seconda quanto mai pregevole negli  stucchi ornamentali dei portali, entrambe  a pianta quadrata davvero splendida nel suo decoro di palazzo celestiale,  ad arcate cieche triplici in triplice schiera, e piloni angolari,  e della Chote Khan ka Gumbad., dai pregevoli stucchi ornamentali dei portali, entrambe  a pianta quadrata.
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E’  prossima ad esse la Bhure Kan ka Gumbad,  anch’essa  a pianta quadrata, di più modeste parvenze in un recesso ombroso.
Dal vicolo in cui ci inoltri  per vederne il portale d'accesso, continuando a procedere oltre l incrocio con la strada di provenienza dalle Bare Khan e Chhote Khan ka Gumbad,  il  prosieguo del percorso induce ad infilarsi  nel camminamento di un’ autentica strettoia, più che di un vicolo,  abbuiato dalla prossimità di pochi decimetri, appena, dei balconi delle case che vi si fronteggiano sopra. Non  resta che seguitare i gali sempre avanti, lungo  svolte ad angolo in cui il buio si infittisce, fino a che non si sfocia, insieme con tale passaggio, nello scorcio della vista conclusiva dei contrafforti della tomba di Mubarak shah, situata nel cuore del villaggio di Mubarakpur.
E’  una delle tombe ottagonali, con veranda e contrafforti spioventi, che ricorrono in Delhi fin dall’epoca tugluquide, nell’esemplare ruderale della tomba Tilangani,ora interpenetrato di case ed insediato anch’esso in un kotla, quello di Nizamuddin,  e che vi si succedono fino ai primordi dell’epoca moghul, a cui risalgono le tombe ottagonali di Isa Khan e di Adam Khan,  senza che si possa dimenticare, fuori di Delhi, la  tomba sublime sempre ottaedra di Sher Shah Sur, nel Bihar, in quel di Sasaram Tale tipo di tomba , erede  indo-islamica  della stessa Cupola della roccia, in Gerusalemme,  ed aperta ad otto entrate quanti secondo l’islam sono gli hast behest del Paradiso, ebbe in realtà il suo apogeo nell’epoca dei Sayyd, la dinastia di cui Mubarak Shah, morto nel 1434,  fu il secondo dei sultani, e  la cui tomba ottagonale precede quella di Muhammad Shah, suo immediate successore,  sita magnificamente nei Lodi Gardens, di cui una ripresa in epoca Lodi fu la tomba di Sikandar Lodi,  ubicata anch’essa nel complesso dei meravigliosi giardini,
Nella tomba di Mubarak Shah, ogni lato della veranda è sovrastato  al centro da una chattri., oltre il quali si erge la cupola su di un tamburo di sedici lati Quanto alla tamponatura delle arcate interne sul versante occidentale, essa vi è dovuta alla presenza interna di un mirhab.



In alternativa , per giungervi, si può chiedere di essere condotti, in autoricksaw,  dai paraggi della Bare khan e Chhote Khan ka Gumbad fino all'arteria animatissima  della Gurudvara road, che un tempo assecondava le mura del Kotla di Mubarakpur . All'altezza di un tempio al dio Shiva, il Panghat Shiv Mandir,  occorre addentrarsi a tal punto  nel vicolo che lo fronteggia, la Sher Singh Bazar Road,  e quindi svoltare a destra, attenendosi alla propria  sinistra, finché  fin che non appaia di lì a poco  la tomba di Mubarak shah , cosi come sopravvive e s'impone ancora alla stretta degli edifici che l attorniano.


I

mercoledì 17 agosto 2016

andato, andato, del tutto trascorso e qui rimasto

E’come se le mie vicende che incarno così spasmodicamente, con il terrore che ora mi lega i denti,  eppure le vivessi già da morto, chissà da quanto, sorprendendomi ad ogni istante nel ritrovarmi ancora in vita, quando la vita per me è da innumerevole tempo  già passata,  trascorsa e insussistente,  e quel che mi resta  è il niente o la  realtà  trascendente.
E  ugualmente  le mie vicende qui in India,  ogni occasione di gioia, la vivo come se già ne fossi a infinita distanza  e le rivivessi nella mia solitudine nel mio appartamento italiano,  come ora  Chandu  che mi chiede il telefono  per telefonare a papà e si dilegua all istante


Oh, davvero andato, andato, come recita il mantra, del tutto andato, e qui rimasto

martedì 16 agosto 2016

nella mia depressione

La mia depressione è tale, in questi  giorni di addio, sotto il peso delle incombenze economiche per sovvenire ai miei cari che non mi consentono più niente, che non so più accudire alla mia persona che nei minimi termini, affidandomi ai lenitivi della preghiera, del beatifico sonno e degli psicofarmaci.
Anche l opportunità che ho colto di fare ritorno in Italia con il più economico dei voli immaginabili e possibili è diventato un incubo continuo della mia mente, per essermi dovuto affidare per questo alla compagnia di bandiera di un paese di cui tutto ho in orrore , e di cui mi terrorizza ogni conseguenza possibile del mettervi piede, vedendomi già consegnato alla sciabola del boia su qualche sua pubblica piazza, per nessun altra ragione che per avere tremato di paura sospetta al cospetto delle sue forze di autorità.
E non so  trarre sollievo, e  rallegrarmi più di tanto, che per il rinnovo del visto d’impiego non mi si richieda più una polizza assicurativa quanto mai costosa, dati i miei anni, per il cui ottenimento ho tribolato invano così tanto ed ho così invano fatto tribolare Kailash, nè so essere lieto di gratitudine che il principal sia disponibile a sottoscrivere ogni riscrittura  del contratto d’assunzione, alle sempre nuove condizioni richiestemi  dal Consolato generale di Milano.
Ho modo invece di allarmarmi  che mi possa essere negata insieme con il visto ogni possibilità di rientro in India, per qualsiasi attività che qui intraprenda che non sia l insegnamento dell italiano tra le mura perimetrali dell’istituto del mio principal, come quando lo esercito nel mio ufficio del Bapuculturaltours, dove sono stato ripreso a suo tempo con una videocamera  dalle autorità di polizia, o qualora esse mi  sorprendano come se vi stessi  in veste di esercente  dietro lo showcase del negozio di handicrafts  che ho allestito per Kailash,  insieme con lui, imprescindibilmente.
Tra un monsone e l’altro, torno intanto ogni giorno di continuo, sostandovi solo davanti, a tale nostro negozietto  che lunedì scorso abbiamo inaugurato con una puja, ma più che la gioia  della sua linda carineria, di com’è bello e attrattivo nei suoi pur pochi articoli di vendita, di vederne Kallu contento, che vi si raccoglie  con gli amici nel gioco e non fa più nemmeno ritorno a casa per il pranzo e l immancabile sonno pomeridiano, di come i nostri bambini vi convengano orgogliosi e felici, al punto che Chandu è appena scoppiato in lacrime per avergli il padre negato di condurvelo sotto la pioggia, più di tali ragioni che ho per felicitarmene mi angoscia quanto sia un costo aggiuntivo anzichè una fonte di ricavi, talmente pochi sono i turisti indiani che vi sostano e vi fanno compere, e irrisori sono i guadagni che ci impongono, sprezzanti, ed a  cui ci conviene di  sottostare pur di avere modo di vendere, trovando essi cari gli stessi prezzi a cui abbiamo acquisito i prodotti  dagli stessi artigiani che li fabbricano, o negli empori e mercati più economici di Delhi, cui ci siamo sospinti fino a Gandhinagar.
E non avrei forse motivo di essere soddisfatto di Poorti, Ajay e Chandu, di ciò che sortisco per loro nel vederli incantevolmente intenti nei compiti anche oggi ch’è giorno di vacanza per la pioggia che imperversa, sul piano di scrittura del loro lettone grande?
O di Mohammad, che ancora due settimane or sono, mentre  ero  in Delhi per gli acquisti del negozio,  voleva solo evadere dalle ingiunzioni familiari  e dagli obblighi scolastici  fuggendosene via per  l India da Khajuraho, stando a quanto mi telefonava, ed ora  va  invece regolarmente a scuola, di pomeriggio, ed al mattino dai due insegnanti privati che sopperiscono a quanto ne siano “ poor “ l’inglese o la  matematica”,  motivato a ciò anche dalla palestra della quale così egli comportandosi gli sovvenziono la frequentazione, i cui esercizi ieri era  orgoglioso di mostrarmi in stanza quanto ne rinforzino bicipiti e tricipiti.
Sono rientrati nel frattempo  i suoi conflitti familiari, dopo che il padre l’ha picchiato e gli ha gridato contro che non lo riconosceva più come suo figlio,  per avere appreso che aveva seguitato a disertare la scuola- ( “Mohammad” gli ho solo detto,  dopo avergli ricordato tutte le ragioni del padre,” a volte i figli devono saper essere più grandi  dei loro genitori”). E della sua storia d’amore affievolitasi  con Muskan ha posticipato i termini alla fine dell’anno scolastico, quando gli impegni degli esami del decimo anno saranno già stati affrontati.
“ Prima mi chiedevo, perché devo andare a scuola, ed ora mi chiedo perché non andarci, visto che ogni materia ora a scuola mi piace, e solo il sanscrito mi rimane indigesto”.
Certo,  i turisti e i visitatori dovrei seguitare a vederli, nostalgicamente, come animali dei branchi migratori a cui non potrò più unirmi per chissà quanto nel mio futuro,  ma qui in Khajuraho,  confinatovi come in una landa d’esilio, ho una patria del mio cuore.
Resta, con il mio declino economico, a rendere difficoltoso il controbilanciamento di ogni mia  privazione,   il crollo di  schianto della mia passione per l arte hindu., dopo che  al vaglio degli esiti di un mio reportage,  pur apparsi originali e di parecchio interesse, sono stato rimandato ad un ghost writer e ad un esperto di sanscrito per la loro riscrittura, dalla sola interlocutrice, a me quanto mai cara, che mi si è offerta per una loro lettura puntuale..



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lunedì 8 agosto 2016

dune in fiore

dune in fiore,
ombrelloni a un  sole
che luccica il mare

alla vista di  una immagine dell'amica Gabriella Parra

in Delhi, una tre giorni d'acquisti per il nuovo negozio

Sotto la pioggia  che rigava i finestrini dei vetri del treno al nostro arrivo in Delhi sul far del mattino,  lungo i binari era un viavai di uomini che con una bottiglia di acqua si affaccendavano per recarvisi a escrementare , incuranti della vista dei viaggiatori dei treni.
Il disgusto piovoso del fradicio marcio e lurido di rifiuti avrebbe fatto seguito lungo il nostro trasferimento in autorickwas dalla stazione di Nizamudddin fino all’ arrivo di me e Kailash in hotel,  al termine del gali di Pahargangi  il cui orinatoio era più maleodorante del solito.
Il tempo di ritemprarci sotto la doccia, di ristorarci di una prima colazione sapida di un panino di formaggio di yak, e di li a poco aveva già inizio la nostra tre giorni per empori negozi e mercati e stanzini o di stoccaggio e di vendita  per effettuare l’ ordinazione diretta  di tutto quanto potesse occorrere al nostro esercizio di vendita di manufatti artigianali e di capi di abbigliamento per turisti indiani e stranieri in Khajuraho.
Come  è stato per il nostro centro culturale di viaggi,  in cui eludendo navigatori satellitari e prenotazioni di hotel o autovetture, o pianificazioni via internet di tour concepiti secondo  i soli  rilevamenti concreti di informazioni e stime standard  raccolte  al computer,  abbiamo realizzato ed esperimentato di persona ogni  itinerario di viaggio,  nelle sua accidentalità e magnificenze,  rivisitando  e  reinterpretando   in reportages ogni monumento di cui precedessimo nella esplorazione i nostri visitatori virtuali, così, vuoi per imperizia , vuoi per la nostra refrattarietà a procedere per ordinativi via internet,  nonostante tutte le diseconomie del caso, almeno una prima volta abbiamo voluto acquisire i nostri manufatti artigianali attraverso un rapporto  diretto con i rivenditori  e gli  artigiani con cui spazi espositivi o show rooms ci ponessero in contatto,  in un’esperienza che si è rivelata di poco meno pregnante ed esaltante di quella di viaggiatori  alla riscoperta dei luoghi più disconosciuti dell India centrale.
In essa,  data anche tutta la nostra piccolezza di operatori nel subcontinente indiano,  seguitavamo a volerci differenziare da ciò che si offre al viaggiatore in India  in package tours volti al miraggio dell Incredibile India più scontata opacchiana, o  in negozi quali quelli di Khajuraho  in cui per lo più sono in vendita sono  merci  di provenienza dallo Stato di origine del commerciante,  sicchè nel Madhya Pradesh ci si trova in quasi ogni bottega artigianale solo tra  mercanzie del Kashmir.
Nel primo grande show room era come ritrovarmi di casa, talmente i suoi handicrafts , collane, bracciali, accessori,. cofanetti, mobiletti, suppellettili,  facendovi capo ogni volta ogni volta che in Delhi sono stato di ritorno, sono diventati per me oggetti di uso e di arredo  domestico , magnificamente lavorati nel legno, nella pietra, nell’osso che vi erano  intagliati, ed era stordente  rinvenirmici ad acquistarne in quantità assai più copiosa del solito,. con Kailash che  lasciavo sbizzarrirsi nell’acquisto di anelli e pendenti e orecchini per ladies indiane, per la sua  esperienza  acquisita  con la moglie e le acquirenti  in un negozio in cui era impiegato presso i templi jain di Khajuraho.
Ma ancora più  vertiginosa era  assistere alla abilità velocissima e pur meticolosa con cui i commessi, di articolo in articolo, hanno proceduto alla spolveratura, involtatura in nastri aderenti. o in borsettine  di tela,  di ogni articolo per minuto e numeroso che fosse, separando quelli con un prezzo da quelli per cui dovevano ricorrere alla memoria dell’addetto, smistando in buste separate anelli anellini e orecchini che ci siamo riservati di acquistare in un secondo tempo, chiedendo che ci fossero debitamente tenuti da parte.
Riponevamo tutte le nostre compere in hotel ed eravamo di lì a poco di nuovo sotto la pioggia, per ritemprarci di qualche sapido panino economico alla classica e oramai a noi tradizionale Nerula bakery, salire in ciclorickshaw  verso il Ramakrishna ashram marg , prelevarvi nuovo contante fresco ed essere  avviati in metro verso il Crafts museum ed il suo shop oltre Pragati Maidan.
Sapevo già all occorrenza che cosa avrei potuto rinvenirvi, di più costoso ma impreziosente il nostro negozio, dalle saliere o zuccheriere in corno di bue effigianti  pinguini od elefanti, ai salvadanai e borsellini o astucci in pelle a forma di Ganesha o di gatti o di pesci ed altri animali, mentre restava una sorpresa sapere quali artigiani dalle più varie regioni dell India vi fossero ancora convenuti al termine del mese di luglio che stava finendo. Era il Kerala lo Stato di cui si celebrava il patrimonio artigianale e ciò mi dava l occasione di reperire pannelli con immagini di paesaggi di sogno o devozionali,  costituiti da minuti ritagli di paglia di riso. Non v’erano rappresentazioni di dei  hindu   ma  devozionali cristiane, che effigiavano un Cristo nell orto e un altro con cuore fiammante . Li  avrei acquistati entrambi, come tre foglie rastremate  nella loro nervatura, il cui  residuo rilievo laminare , nelle applicazioni del colore o di filamenti di paglia di riso,  raffigurava il tramonto su  esotiche lagune incantevoli. Devo confessare che ancora rimpiango invece di avere lasciato nei banchi magnifiche borse e borsette in fibre di banano e di ananas,  temendo che il loro costo pur sempre non elevato  le rendesse poco commerciabili o che stessi già eccedendo in  incontinenza acquisitiva .
Kailash mi induceva invece a fermarmi presso due giovani artigiani che si rivelavano della più morbida gentilezza accogliente, non che dallo sguardo invitante e profondo, quanto di delicata bravura nella lavorazione delle pietre dure che esibivano i loro manufatti, e procederne all’acquisto di una certa varietà era tentazione cui non resistevamo. Mi facevo lasciare la loro card con indicata la stazione del metro cui avrei dovuto scendere per recarmi a  fare loro visita, non la New Delhi railway metro station come lasciava supporre la loro ubicazione presso l’Ajmeri Gate, ma l’a me ben noto Chawri bazar,  base di ripartenza in ciclorickshaw,  quante mai volte, alla volta del Karim restaurant.
Nell’ora che la caligine piovosa rendeva ormai tarda c’era pure il tempo di anticipare , rispetto alla riapertura del lunedì, con un ulteriore prelievo di contante l’acquisto di anelli e anellini e orecchini e pendenti prescelti da Kailash, e di pagare l’ ammontare  di un quantitativo spropositato , che non contestavo come avrei dovuto sul momento., per riservarmi di fare solo in  stanza le più reiterate  rimostranze all’amico, per  come avesse contravvenuto all’orientamento prefissatoci di non eccedere in nessun novero di articoli, perché  l importante, nel cominciare, era di accertare, sul più vasto repertorio di merci, quali fossero vendibili e da reperire od ordinare di nuovo.
Ma la cucina thai e un suo thali nepalese vegetariano, essendo di sabato e non potendo egli contrariare Hanuman consumando carne,  ci riappacificavano negli umori , propiziando a me soltanto una notte non insonne per la stanchezza del viaggio.

2
L’indomani, assistita alla messa domenicale nella Sacred  Hearth church di Asoka Square, era la volta di Gandinagarh, la subcity di Delhi east dei capi d’abbigliamento per signora a basso prezzo, di cui a Kailash avevano detto che si recavano a rifornirvisi dei commercianti  vari del  settore di Khajuraho.
Si collocava ove oltre vasti verzieri e coltivi al di la della Yamuna riprendevano a stagliarsi le cortine murarie dei casamenti dei suburbi di Delhi,  ai lati di una via centrale in cui il traffico s’intasava in un caos altisonante.
Per le stradicciuole laterali disseminate dei negozi di vestiti e di stoffe che facevano capo alle imprese e ai laboratori  locali, io e kailash ci  mettevamo alla ricerca  del capo di abbigliamento più ricercato dai turisti stranieri più in vena di indianizzarsi nelle loro fogge vestimentarie, i famigerati Ali Baba trousers dal cavallo ribassato, ma di negozio in negozio vi andavamo alla scoperta che non ve n’era uno che ne recasse traccia, ove imperava l indian style di come gli indiani vestono effettivamente, e l offerta si conforma assolutamente alla loro domanda.
Vinta l ultima vana resistenza di Kallu a ricercare i pur sempre folclorici pantaloni femminili kashmiri o nepalesi,  così non ci restava che convertirci alla convergenza mercantile che invece vi si rendeva pertanto possibile, tra .i  capi di abbigliamento che potessero richiedere invece i turisti indiani e quanto di tal genere offriva a dismisura ogni negozio ed emporio, pantaloni per signora leggiadri di fogge normali, e kurti sempre per ladies che ritrovavamo nei più fantasiosi  e meravigliosi,disegni stampati.
A dire il vero era una meraviglia accomodarci a sedere ed assistere allo rotolamento fantasmagorico di capo su capo del padrone proprietario, che nel suo agio facondo era come se fosse stato da sempre ad assistere inerte al verificarsi della nostra venuta remota, da un altrove di cui pur sapeva misurare all’istante la disponibilità effettiva e  conformarvisi, al rialzo e al ribasso,  senza che nulla potesse dar corso al minimo screzio od alterco, nella più placida  assorta nel calcolo  e distesa nell’animo malleabilità reciproca .
Quando con Kailash riuscivo un’ultima volta lungo la via del centro la intasava una cerimonia religiosa shivaita i cui sadhu che vi erano in gloria a raffronto dei trafficanti con cui eravamo stati alle prese mi apparivano in una luce quanto mai lestofantica.
Di rientro in Pahargangi per i nostri Alibaba e nepaleses trousers non ci restava che far capo al grande magazzino di cui con  assoluta sufficienza quel mattino avevo assistito al levarsi dalle serrande, mentre nel caffè ristorante di fronte mi saziavo  di un ulteriore panino al formaggio di yak-
Di Ali Baba e nepaleses trousers  in quel quartiere ch’è una fiera turistica, potevamo trovarne quanti ne volevamo, con o senza tasche,  nei colori più vivi e più spenti, in autentiche esplosioni fantastiche, e in  variegature al telaio dei toni delle gamme più splendide

 Kailash, che a differenza di me teme le situazioni, mentr’io ogni nuovo contatto,  avrebbe voluto differire l’acquisto, rinviandolo all indomani quando invece del vecchio vi fosse il giovane padrone più disponibile a sconti, come gli lasciava intendere l’addetto sommesso.  Cos’ io lo forzavo a deciderci all’acquisto, come l’anziano si mostrava propenso a un  lieve ritocco dei prezzi al ribasso, e per l indomani ci riservavamo di essere di ritorno solo per l’acquisto delle sciarpe di cotone e di seta.

3) oltre l’acquisto delle sciarpe di cotone e di seta, a due passi davvero dall’hotel,  non rammento più bene quali circostanze c i avessero fatto ritrovare io e Kailash, che erano ancora le due ed ancora  non ci eravamo risolti a recarci dall’ong Jan Sandesh, per ricontattare la signora con cui avevo fissato un appuntamento ed acquistare prodotti derivanti dall uso di materiale riciclato, - carta e stoffe soprattutto-., o in alternativa al Dilli Haat, se non a Tuglaqabad dove ritrovarci turisti.
Kailash era alquanto restio, già sapendo dell’alto costo di quei prodotti pur così deteriorabili, e dovendo egli prendere il treno in serata, temeva che dovessimo accusare ritardi., rispetto all ora della partenza,  a seguito di un’impresa che ci avrebbe indotto a recarci in Delhi est ben oltre Gandinagarh,  fino alla destinazione terminale di **. cambiando tre volte linea metropolitana,
Ma io ero perentorio e autoritario, e’da anni che  mi prefiggevo  di incontrarmi con quell organizzazione, che dà lavoro a donne , soprattutto giovani, ottenendone in collane di gemme di cotone o di carta, portafogli di ji juta e di tela di frammenti di vestiti, fermacapelli e portachiavi a guisa di coccinelle ed altri animaletti,  prodotti di delicata fantasia dal grande valore sociale e  risvolto ecologico.
Così sia pure in stato di sofferenza, sapendo che lo stavo forzando,  dopo ch’era bastato un mio “ Di che non vuoi” per indurlo alla cosa, lo facevo mio tramite in hindi dei miei rapporti  con la organizzatrice, e insieme da Rama Krishna AShram Marg, cambiando linea a Rajv Chowk  per raggiungere Kashmiri Gate, e da Kashmiri Gate alla volta di **,  ci ritrovamo all uscirta della stazione terminale senza che ancora fosse finita, perché la signora shanti ci comunicava al telefono che di lì ci restava da prendere ancora un ciclo od autorickshaw per New Seema Puri.
Da dove il conducente ci faceva scendere dovevamo retrocedere su un ciclo-rickshaw di un altro incrocio per ritrovarci con Shanti.
Le vie per le quali ci inoltrava nel suo stanzone di raccolta del materiale da riciclare e dei prodotti ottenuti, erano in piena sintonia ambientale con la sua attività di elezione: da enormi sacche di un  lezzo ammorbante donne e giovani erano intente a  smistare i rifiuti contenutivi.
Nello stanzone in cui Shanti ci accomodava erano altre due donne, cui si aggiungeva una terza, intente a ritagliare dai giornali e poi a confezionare le borse e corsettine in cui erano in vendita i suoi prodotti.
Pur nel confermarle la mia ammirazione per la sua attività ed i suoi prodotti, nel trascegliere collane, pendenti , portafogli e portachiavi, le confermavo le mie riserve sui costi dei prodotti, che erano assolutamente all’altezza dei mercati occidentali, dove collane simili le avevo ritrovate a un prezzo dieci volte tanto in negozi del commercio cosiddetto equo-solidale, ma eccessivamente cari per il mercato indiano,  dove  vedevamo arduo smerciarli.
Kailash insisteva sulla stessa lunghezza d’onda ed almeno otteneva uno sconto del 20% sui prezzi di vendita. Shanti gli diceva che era del resto un’iniziativa anomala, la nostra, perché è solita procedere per ordinativi a distanza.
Tra  il fetore esterno conclusi gli acquisti lasciavamo di li a poco New Seemapuri per essere di rientro ben in tempo all hotel.
Benché per soli due giorni, era uno strazio il distacco da Kailash, che cercavo di saturare invasandomi di internet, destinando la sera a  una cena al Karim restaurant, il che mi avrebbe distolto dal ritrovarmi solo in stanza,   per ciclo-ricksaw e metro.
Al Karim restaurant ero accolto con gentilezza, non aveva lasciato strascichi il mio diverbio di quando proditoriamente a me, come ad Ajay e a Mohammad, erano state  rifilate come full tre razioni half ,  profittando del fatto che non avevo specificato l entità delle portate richieste. Ma sembrava che ne fosse rimasta memoria, perché quando mi alzavo dalla sedia per specificare, se ancora non lo avessi fatto,  che avevo richiesto una mezza porzione di jahanghiri chicken, mi si tranquillizzava che come tale ero stato servito nei più compiti e comprensivi dei modi.

Ma a  volgere al peggio le cose era forse la salsa verde con cui condivo le cipolle d’antipasto, perché quello che credevo ancora fosse un subbuglio digestivo mentre lasciavo il ristorante , sul ciclorickshaw che mi riconduceva alla stazione metropolitana del Chawri bazar  si rivolgeva tra uno sconquasso e un altro in eruzioni di vomito liberatorie, una di seguito all’altra fino a che non svoltavo oltre la Djama masjid.