sabato 20 agosto 2016

il tempio devi jagadambi di khajuraho appunti


Il Devi Jagadambi ripristina l eminenza devozionale esterna del santuario, tornando a differenziarlo dal mahamandapa- Il santuario  presenta infatti ai lati e retrostante un bhadra centrale con rathikas, secondo la tradizione diffusa dei templi nirandhara, che non necessitano pertanto di un ambulatorio interno, ove il dio del tempio irradi la sua manifestazione gloriosa in edicole centrali delle pareti esteriori della cella del garbagriha- Facendo seguito alla balaustra del mandapa del portico d’accesso, un balcone campeggia invece ancora al centro del mahamandapa, che  come il santuario dispone anch’esso delle proiezioni laterali e agli angoli, queste ultime , i karnas, con dei dikpalas reggenti che nelle stesse direzioni cardinali troveranno la loro replica maggiore, più espressionisticamente atteggiata, o accessoriata di  attributi, nelle corrispettive immagini dei karnas d’angolo del santuario. le proiezioni corrispondenti ai pratirathas  sono invece sussunte a uparathas sussidiarie del balcone, che nel  santuario sono più prossime al bhadra centrale- Benché sia di dimensioni minori del mahamandapa,  il santuario  presenta sette rathas,  ( quante sono le proiezioni del   prasada di un tempio maggiore   quale il contiguo Kandaryia) quante sono i latas del sikhara, sette, e non cinque soltanto, come asserisce Krishna Deva, in quanto il recesso intermedio esclude che  possa essere subordinata a upabhadra la proiezione ai lati del bhadra Esso è dunque saptarathas al pari del Kandarya, più monumentale, in ragione del  più ridotto spessore di tali aggettanze, albergando esse solo una statua – a differenza delle stesse uparathas del balcone e delle proiezioni del mahamandapa più sviluppato in lunghezza,  più longitudinale che fiancheggiano l’antarala,. , che come le proiezioni del Kandarya,  del Lakshmana e del Visvanatha, sulla loro facies volta all’esterno di statue ne alloggiano invece quella del dio e di due apsaras.   Nel Devi Jagadambi ne  è di conseguenza minore il novero, e la varietà tipologica, in cui risaltano certune che leggono una  lettera portandosi pateticamente le mani al volto In compenso l’assenza di  mithunas all’altezza dell’antarala, in pannelli erotici  quali quelli dei templi maggiori , in luogo dei quali  compaiono le edicole delle grande dee del pantheon hindu, Vahisnavi, Shivani, Brahmani, stando a quelle identificabili, è compensata dalla presenza di coppie erotiche  sostitutive di divinità lungo le proiezioni . La presenza invece di soli vyalas in tutti i recessi  accomuna il Jagadambi al Kandarya, mentre nel Lakshmana  e nel Vishvanatha essi  si alternano a coppie erotiche
Le immagini nelle nicchie del bhadra

I sadu kapalika  in situazioni  erotiche: quello con due lady e un peso al pene, quello con il membro di un  allievo in mano,  quello del rajasena e nel terzo corso  di statue della facciata sud del tempio,  poco prima del lato ovest, che penetrano una lady retrostante
Chiedere alle autorità in materia se siano state rimosse le due apsaras interne sulle mensole
 Quanto alle divinità che ricorrono lungo le proiezioni del tempio, allorchè sono identificabili in esse sono rinvenibili il dio Vishnu e  Shiva, i dikpalas replicati in mahamandapa e santuario,  nelle direzioni cardinali di loro spettanza. Tra di essi fa la sua comparsa fuori ordinanza, Kubera lungo la parete ovest, come la fa Agni *  lungo la parte sud del Kandarya. Mahadeva.
Quanto alle loro caratterizzazioni eccetera vedi Yama e  Nirriti…..
Delle apsaras già si è detto…
Tra i mithuna eccellono ( vedi le coppie 68 , 69 di k. deva)
Nel terzo ordine di statue terne amorose, coinvolgenti sadhu in situazioni erotiche, si alternano a effigi diminutive di divinità in formato ridotto, ………
Figure monastiche, anche jain , nel rajasena del mahamandapa, cui fa seguito una successione pressoché ininterrotta di nicchie con ratna, nel santuario del tempio.








( Mi ha davvero seccato l’impuntatura della giovine guida locale di Khajuraho quando ha negato che fosse sia pure l unica rappresentazione di  una relazione di natura omosessuale rinvenibile nei suoi templi, quella che nel Devi Jagadamba raffigura un sadu con in mano il membro del suo allievo. Ridere dell uomo che si accoppia con un cavallo,  o dell orso con una lady , dire che il sesso orale lo si vede raffigurato perché è yoga tantrico, non perché la fellatio possa piacere alle donne indiane, si, ma  una relazione di un  uomo con un giovane in quel di Khajuraho, no, non è ammissibile ,  anche solo che vi possa succedere che vi sia solo raffigurata, a un anno di distanza  dall omicidio di un fanciullo soffocato da un ragazzo e gettato in un pozzo perché non rivelasse che intendeva abusarne, mentre è risaputo che il denaro per un qualsiasi lapka viene prima del sesso del partner…Domani l’immagine ingrandita della scena e ai lettori di questa pagina la sentenza, già anticipata da Krishna  Deva a pagina 269 di Temples of Khajuraho

Mi ha davvero seccato l’impuntatura della giovine valente guida locale di Khajuraho quando ha negato che fosse sia pure l'unica rappresentazione di una relazione di natura omosessuale rinvenibile nei suoi templi, quella che nel Devi Jagadamba raffigura un sadu con in mano il membro del suo allievo. Ridere dell uomo che si accoppia con un cavallo, o dell orso con una lady , dire che il sesso orale lo si vede raffigurato perché è yoga tantrico, non di certo perché la fellatio possa piacere alle donne indiane, si, tale è l evidenza delle scene che si può reagire solo regressivamente riducendone l impatto, ma una relazione di un uomo con un giovane in quel di Khajuraho, no, non è ammissibile, che vi possa succedere che vi sia anche solo rappresentata, a un anno di distanza dall omicidio di un fanciullo soffocato da un ragazzo e gettato in un pozzo perché non rivelasse che intendeva abusarne, mentre è risaputo che il denaro per un qualsiasi lapka locale viene prima del sesso del partner…Domani l’immagine ingrandita della scena e ai lettori di questa pagina la sentenza, già anticipata da Krishna Deva a pagina 269 di Temples of Khajuraho


Che cosa mettere in risalto del tempio Jagadamba

Apsaras: quella sbadigliante frontale, quelle, è un nuovo soggetto, intente a leggere una lettera con le lacrime agli occhi?,
i magnifici accoppiamenti erotici ( due, almeno)


I sadu in situazioni  erotiche, quello con due lady e un peso al pene, quello con il membro di un  allievo in mano.
Chiedere se siano state rimosse le due apsaras interne sulle mensole

Il devi Jagadambi ancora si differenzia,- o torna ancora a differenziarsi- tra mahamandapa e  sanctum, che presenta un badhra centrale con rathikas, in luogo del balcone che campeggia al centro del mahamandapa, che  dispone anch’esso di proiezioni laterali e agli angoli di pratirathas e karnas, con dikpalas ma sussume( assorbe)  a uparathas sussidiarie del balcone le pratirathas che nel  santuario sono più prossime al bhadra centrale- Benché di dimensioni minori del mahamandapa il santuario  presenta sette rathas,  ( quante sono le proiezioni del   prasada di un tempio maggiore   quale il contiguo Kandaryia) quante sono i latas del sikhara, in quanto il recesso intermedio esclude infatti che  possa essere subordinata a upabhadra la proiezione ai lati del bhadra,  ed è dunque saptarathas al pari del kandarya, in ragione del loro più ridotto spessore, albergando solo una statua – eccettuate le uparathas del balcone e le proiezioni del mahamandapa che fiancheggiano l’antarala-laddove nel Kandarya, come nel Lakshmana e nel Visvanatha ne alloggiano tre, quella del dio e di due apsaras.   Nel Devi Jagadambi è minore infatti il numero delle apsaras, che si caratterizzano per il tipo delle apsaras che legge una lettera portandosi le mani al voloto, per come certune di loro  si portano le mani al  volto leggendo una lettera, mentre l’assenza di mithunas all’altezza dell’antarala, in pannelli quali quelli dei templi maggiori è compensata dalla presenza di coppie erotiche lungo la serie di dei delle proiezioni . La presenza invece di vyalas nei recessi lo accomuna al kandarya, mentre nel lakshmana e nel vishvanata si alternano a coppie erotiche.  coppie amorose di mithunas, presenti nel kandarya solo nei pannelli erotici dell’antarala,   occorrono in luogo di quelle di una divinità lungo  le proiezioni in cui le immagini di un dio si succedono in verticale. Lungo la serie di dei) Nei recessi la presenza di soli vyalas accomuna il jagadambi al kandarya, ,, mentre nel Lakshmana  e nel Vishvanatha  si alternano a coppie erotiche, (come nel Kandarya figurano invece solo vyalas in luogo della loro scompaginazione con coppie umane amorose del Lakshmana e del Visvanata.)


Il devi Jagadambi ripristina l eminenza devozionale esterna del santuario, tornando a differenziarlo dal mahamandapa- Il santuario  presenta infatti un bhadra centrale con edicole rathikas, secondo la tradizione dei templi nirandhara, che non necessitano pertanto, in presenza di tali apparato statuario iconografico,,  di un ambulatorio interno ove il dio del tempio irradi la sua manifestazione gloriosa in edicole al centro  delle pareti esteriori della cella del garbagriha- Facendo seguito alla balaustra del mandapa del portico d’accesso, un balcone campeggia invece ancora al centro del mahamandapa, che  come il santuario dispone anch’esso di proiezioni laterali e agli angoli, di pratirathas e karnas, con dikpalas reggenti che nelle stesse direzioni cardinali troveranno la loro replica maggiore, più espressionisticamente atteggiata o accessoriata di  attributi nei karnas d’angolo del santuario, ma sussume a uparathas sussidiarie del balcone le proiezioni corrispondenti ai pratirathas che nel  santuario sono più prossime al bhadra centrale- Benché sia di dimensioni minori del mahamandapa il santuario  presenta sette rathas,  ( quante sono le proiezioni del   prasada di un tempio maggiore   quale il contiguo Kandaryia) quante sono i latas del sikhara, sette, e non cinque soltanto, come asserisce Krishna Deva, in quanto il recesso intermedio esclude che  possa essere subordinata a upabhadra la proiezione ai lati del bhadra Esso è dunque saptarathas al pari del Kandarya, più colossale, in ragione del  più ridotto spessore di tali aggettanze, albergando esse solo una statua – a differenza delle stesse uparathas del balcone e delle proiezioni che fiancheggiano l’antarala del mahamandapa , più longitudinale, più sviluppato in lunghezza,  che come quelle, di proiezioni, del Kandarya, e del Lakshmana e del Visvanatha sulla loro facies volta all’esterno di statue ne alloggiano tre, quella del dio e di due apsaras.   Nel Devi Jagadambi ne  è infatti minore il novero, e la varietà tipologica, in cui lo caratterizzano certune che leggono una  lettera portandosi le mani al volto In compenso l’assenza di  mithunas all’altezza dell’antarala, in pannelli erotici  quali quelli dei templi maggiori , in luogo dei quali  compaiono le edicole delle grandi dei del pantheon hindu, Vahisnavi, Shivani, Bramani quelle identificabili, è compensata dalla presenza di coppie erotiche lungo sostitutive di divinità lungo le proiezioni . La presenza invece di soli vyalas in tutti i  recessi  accomuna il Jagadambi al Kandarya, mentre nel Lakshmana  e nel Vishvanatha essi  si alternano a coppie erotiche )


il tempio chitragupta di Khajuraho Appunti

Il tempio Chitragupta,  in onore del dio Surya,  il solo ad essergli dedicato dei templi superstiti di Khajuraho,  nell’insieme dei suoi templi occidentali figura, sia pure in forme interne più  complesse,  come una riproposizione della tipologia già invalsa per il Devi Jagadambi, cui è similare rnella sua successione di mukamandapa, mahamandapa, antarala e santuario, senza deambulatorio,  sovrastati da sovrastruzioni piramidali e da sikhara di cui il più è opera di restauro,  
 Infatti entrambi, nel complesso dei templi occidentali di Khajuraho, salvaguardano la distinzione e l eminenza esterna del  santuario rispetto al mahamandapa,  in virtù della proiezione centrale del badhra con  due edicole ratikas che domina al centro delle facciate laterali e di quella retrostante del santuario, in luogo della reiterazione del  balcone con  balaustra  che grandeggia lungo le facciate laterali del mukamandapa di ingresso, e in cui si protendono i transetti del mahamandapa. In tal modo della divinità interna del tempio, e di quelle (le forme del divino) ad essa correlate ,  nelle immagini scultoree delle edicole dei bhadra ratikas del  santuario può adempiersi l' espansione emanativa,  manifestantesi nelle immagini scultoree che vi sono albergate,  all'altezza dei primi due dei tre ordini di statue che corrono lungo le pareti del santuario e del mahamandapa,.
Al contempo  il  sikhara pancharatha, di cinque proiezioni, al pari dei sikarikas, o sringas, trova piena corrispondenza nei rathas esterni del santuario, il badhra stesso, due prati-rathas e due karnas d'angolo,  e non  occorre , dunque, che le pareti del garbagriha interne a un deambulatorio, interposto per l occorrenza,  siano adibite a tali funzioni in forme vicarie, per ovviare , come nei grandi templi di Khajuraho, ad una  parificazione  esterna delle pareti del santuario  ai  balconi della galleria che già ricorre lungo i fianchi delle sale profane del tempio
Nel Chitragupta, come nel Devi Jagadambi, a ribadire di entrambi i templi uno sviluppo più longitudinale che in altezza, i balconi delle sale si sovrergono solo su bhita e pitha, plinto e zoccolo dell’adhishtana, non anche , come nei templi maggiori di Khjajuraho, sulla vedibhanda di kura, kumba e kalasa, sicchè rajasena vedika e asanapatta ne ricorrono all’altezza.
(Scendendo nel dettaglio  plinto e zoccolo sono forgiati dalla successione etc)……..
Accomuna ulteriormente i templi Chitragupta e Devi Jagadambi, ciò che fatta salva la loro differenziazione fondamentale,  assimila invece il santuario a mahamandapa, e mukamandapa ,  la sovrapposizione di un’edicola al  basamento dell’adhishthana. Inoltre, altro aspetto conforme di santuario e del solo mahamandapa  , nel  succedersi di  proiezioni statuarie ai lati sia del badhra  del santuario che del balcone del mahamandapa lungo le proiezioni salienti, è la comparsa di dikpalas sia nei karnas d’angolo del santuario,  con astavasus superiori sia , ed è anomalo, nelle aggettanze del mahamandapa che precedono i karnas veri e propri,  anzichè nel decorso di questi, senza che un astavasus in tale ricorrenza consenta facilmente di individuarli
Quanti alle ulteriori connessioni visive di raccordo, fatta salva la differenziazione fondamentale tra santuario e sale profane del tempio, graziosi kuta kakshana,  miniature dei balconi,  accomunano  nel terzo ordine scultoreo  badhra del santuario e kapili dell antarala, suggellandone la predominanza iconografica., in conformità con una tradizione ben antecedente i sovrani Chandella.
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Nelle aggettanze rimanenti compaiono divinità singole sulle facce frontali esterne, quasi sempre non identificabili o riconducibili a Shiva o Vishnu quando lo sono, coppie divine e umane su quelle interne, le apsaras concentrandosi lungo le karnas del mahamandapa o le facce laterali del bhadra,  mentre nei recessi figurano vyalas.
A  rendere mirabile, di sovrastante, di quel che resta della copertura del tempio, è che nel mahamandapa ogni costolone statuario lungo delle traiettorie diagonali  è ricondotto mediante ganta-khutas  minori al
Gantha sommatale,


Nelle edicole dei badhras, ………
 Nel terzo corso compaiono figure di  coppie o terne, spesso di ladies con un asceta intermedio.
Di particolare vivezza  sono 5 gruppi di maestri ed allievo o devoti….
Spicca per la sua natura insolita un gruppo statuario in cui un rivale sembra avventarsi forsennatamente su una coppia che copula, trattenuto a stento da un suo compare..
interno


itinerari in Delhi in tono minore

Lasciata l’indomani mattina la stazione metropolitana di Green Park per Ch Hukun Chand Marg, con l’ideale viaggiatore che immaginavo al seguito dell itinerario che venivo tracciando credevo di potere finalmente condividere  la piacevolezza del transito in un area verdeggiante  della agiata Delhi residenziale,   ove restassi escluso dalle  brutture del giorno avanti,  quando in New Seempuri mi ero ritrovato tra cumuli di sacchi enormi dell immondizia, ai lati delle strade, in mezzo ai quali  rovistava chi ne smistava i rifiuti in contenitori  di minore capienza., separando ad esempio  le confezioni di tetrapak da fiale e boccettine Ma nel procedere tra le residenze e le scuole della via , tornava a farsi sentire lo stesso lezzo maleodorante,  che mi preannunciava il riapparire di mucchi di rifiuti, del cui traboccare ugualmente dei  giovani erano intenti a farne la cernita ai  margini della strada.
E  lo stesso scenario si ripeteva dove la strada che imboccavo sulla sinistra  aveva termine proprio all altezza del NDDB Dairy Services di Kanvinde, ch’era la prima meta del mio ideale percorso,  ammorbandone la vista meravigliosa.
Gli avancorpi dell edificio ne erano blocchi prominenti l uno sull’altro, intervallandoli un tripudio di giardinetti pensili.
Sulla sinistra  seguitavo lungo Safdarjung enclave fino a raggiungere l incrocio  con Africa Avenue  dove pervenivo  di fronte all ingresso in Muhammadpur. Ai lati della stradina d’accesso  al villaggio mi sarebbe allora ricomparso alla vista sulla sinistra il Teen Burj, ed alla destra avrei intravisto scritta che segnalava l’August Kranti Bhavan  113
E’ il Teen Burj uno dei  più enigmatici edifici di epoca Lodi, dalle parvenze di primo acchito di una moschea, per le tre arcate d’accesso, due delle quali tamponate, lungo le quali si distendeva il suo lato orientale, e i basamenti di due presumibili minareti alle sue estremità,  raccordati dal plinto all edificio, non fosse che all interno, di una maestosità austera nelle tre sale cui un  portale era di ristretto transito dall’una all’altra, comparivano  tanti cenotafi. Un tempo due grandi arcate laterali, sul fianco occidentale, erano ugualmente di accesso ed ora erano occluse.
 L’August Kranti Bhavan, come altri edifici monumentali della Delhi moderna,  nella dismisura di vani e servizi, da quelli commerciali ai piani inferiori, a quelli terziari e quaternari di quelli superiori, appariva eccedere la presenza umana di chi li esercitava e ne fruiva, sicchè tra gli alti piloni delle torri degli ascensori  e le piazze che vi si aprivano tra  megatravi,  deliziosamente frescheggiate da un microclima interno,  più che insediativi,  e di stanza, gli  astanti vi sembravano di transito provvisorio o in via di smobilitazione.
(In un negozio tuttavia non mancavo di fermarmi, attratto dalle borse esterne che esibiva: provenivano dall Assam come il negoziante che  le aveva importate, e con lui la conversazione era così piacevole, che doveva rammentarmi il piccolo dettaglio di saldare il  conto di borse e borsette che avevo acquistato  mentre dopo lo scambio delle cards mi avviavo già all uscita.)
Percorrendo la strada che costeggia Muhammadpur, come in seguito all’ingresso dell ulteriore villaggio  residuo di Humayunpur, rinserrato nella Sefdarjung enclave, mi si sarebbe riproposta la vista di rifiuti e di rovistatori che li differenziavano, con l ovvia conclusione, che ero indotto a trarne, che  l immondizia dei centri residenziali più ricchi, che attorniano questi  minuscoli borghi,  vi abbia insediato la raccolta differenziata  dei loro scarti.di gendere superiore
Church Road  mi prefigurava quindi la vista della bella chiesa di San Tommaso,  serrata come un rosso  fortilizio lateritico intorno alle due rampe successivamente ascendenti a una propria croce terminale.
La svolta sulla sinistra nella via che costeggiava il Deer Park , mi avrebbe invece avviato a due deludenti riscontri, nel volgere del cielo a un  piovasco pomeridiano: l’Asian roots Spa di morphogenesis 2004,  157,  era stato ridotto da santuario olistico  orientale a  centro massaggi e clinica della pelle, con la scomparsa del giardino karesansaui all’entrata,. Ne chiedevo conto al gentile giovane che si era dedicato ad accogliermi, il quale  si meravigliava che ne venissi ricercando uno, al tempo stesso in cui mi diceva che al suo posto era stata edificata la sala d’ingresso in cui mi stava ricevendo.
Nè destino diverso era toccato al South Asian Human right  Documentation centre, di cui era vano ricercare le forme di isolamento termico dei vani più interni, poiché un salone di bellezza negli scantinati era quanto era sopravanzato delle attività che si erano insediate di recente, in luogo del centro di documentazione di cui non v’era più traccia. 
Rimaneva da ammirare tutta la bellezza del muro di mattoni posti di taglio, nelle loro teste, come scaglie di serpente.
L immissione nel Deer Park avrebbe potuto  concludere l’itinerario  con la vista della meravigliosa Bagh I Alam ka Gumbad, e delle vicine Tuhfewala Gumbad, Kali Gumti, mentre dalla Curch road seguitando a sinistra la Vivekananda road  tra i settori quarto e sesto di Rama Krishna puram sarebbe stato possibile raggiungere il complesso delle Wazirpur tombs
Ma avendo visitato già entrambi i siti preferivo perdermi in Humayunpur nella ricerca  che restava senza esito dei resti del suo passato di cui non ne sapeva niente nessuno. Sviando sulla destra dell ingresso al villaggio, nel settore sesto dell Enclave Safdarjung, era stata molto meno peregrina,   nella mia ricerca, la richiesta a venditori ambulanti e meccanici di indicarmi l ubicazione  del South Asian Human right  Documentation centre,

C’erano ancora il tempo e le forze per essere di ritorno a Green Park, e  protrarmi a  vedere il visitabile  dei due edifici di architettura contemporanea che avrei potuto integrare nell itinerario, verso la metro station di Hauz Kass, comprensivo della Wali Masjd, della moschea Darweh Shah,   della Nili Masjd, del Chor Minar, dell Idgah, e della tomba di Makhdum Sahib, ossia  la School for  spastic children 127 e il National Institute of Fashion Technology. 126 Ma dei cerberi precludevano l’accesso alla scuola, sicchè non mi restava che concludere le mie peregrinazioni nell istituto, del 1994,  di ampi raccordi murari  e di vetrate e campiture d’acciaio, quali sezioni di pellicole , tra i vari settori in cui il campus si differenziava

itinerari in Delhi

Duplice versione 
1In mattinata ero di ritorno al Craft Museum, per  reperire dei manufatti dello Stato dell India, il Karnataka,  che dal 1 d'agosto agosto era subentrato al Kerala  come espositore del suo patrimonio artigianale. Vi erano convenuti in realtà anche artigiani di altra provenienza, ed io potevo così rinvenirvi ed acquistarvi pure delle marionette in pelle di capra fabbricate in Hyderabad.  Del Karnataka erano esibiti gli splendidi reperti  di  pitture della scuola di Mysore, impreziosite da  aurei troni o vestizioni delle divinità effigiate. All uscita,  nel primo pomeriggio, differivo di recarmi agli Archivi nazionali per ricercavi  dei testi, sui templi di Osian, che la volta precedente avevo trascurato di indagare se fossero in catalogo, e ripercorrendolo quasi  per intero nel suo percorso di cui avevo già esperienza, mi decidevo invece ad integrare  uno degli itinerari che avevo concepito solo poco prima della partenza per Delhi , quello, più  nelle vicinanze, che faceva capo alla con la  stazione metropolitana dell’Ina market come terminale di riferimento- Avevo la fortuna, in tal senso, di imbattermi in un conducente di autorickshaw che vi era appena provenuto proprio dal Dilli Haat dove volevo recarmi, per trasportare al National crafts museum un carico di quadri della stessa scuola pittorica di Mysore. Unisce in realtà il Crafts Museum al Dilli Haat la comune funzione di spazio espositivo permanente per artigiani di Delhi o  che vi siano provenienti da ogni dove dell India, che ne possono  usufruire periodicamente. In Dilli haat, felice esempio di recupero di una zona in disuso di discariche tra le quali erano intombate le acque reflue di un nallah, compiuto agli esordi della liberalizzazione indiana, nel 1994, secondo un progetto di Pradeep Sachdeva, i siti sparsi degli artigiani occasionali , ove non si riducevano ad attendamenti plurimi, erano costituiti da botteghe a schiera espanse  all'esterno in  verande, le cui trabeazioni  , insieme a disegni kunjaraksha di croci perforate, erano l unica ornamentazione di  murature  in pietra a vista. Frondosi pergolati erano i  luoghi di sosta centrali, uno dei quali era in prossimità dei punti  di ristorazione  che almeno nella denominazione erano riconducibili a vari territori dell' India.
La Brigadier Hoshiyar Singh Margh lungo la quale, più a nord, mi incamminavo all’uscita deviando a sinistra sullo stesso lato della Sri Aurobindo marg, per procedere poi in autorickshaw, mi appariva una delle vie più  magnifiche di nuova Delhi, nel tripudio di verde in cui confluiva nell’ Africa Avenue. Giunto alla sua altezza,  il conducente dell’autorickshaw svoltava a destra per  seguitare fino alla destinazione ulteriore da me indicatagli dell’Akbar Bhavan, che si accampava alla vista sulla sinistra. Lo rendeva inconfondibile il suo afflato possente di cemento armato. Ma per quanto l’edificio tradisca come e quanto sia ispirato a Lecorbusier,  è pura poesia brutalista di Shiv Nat Prasad, interpolata di modifiche postume. L'attuale destinazione universitaria ne rifunzionalizza la natura originaria di hotel nelle sue componenti più pubbliche- dislocate sulla sommità  e nei piani bassi,  aperti  a delle gallerie su pilotis- ed in quelle adibite ora ad ostello studentesco.

Di ritorno alla stazione metropolitana di partenza,  mi ritrovavo ad  una distanza esigua   di appena  900 metri, dalla  ulteriore meta del tragitto, la tomba Darya khan tomb, in East Kidwai Nagar, block C, solo che  lungo la Veer Chandra Singh Garhwali Marg  vi pervenivo con un ulteriore  autorickshaw, essendo la strada accidentata  dai polverosi  lavori in corso della  edificazione di un immenso complesso residenziale e di uffici,  tra i laminati dei cantieri e delle loro voragini
La tomba di Darya Khan Lohani , servitore dei Lodi, che rivisitavo una terza volta, mi rievocava  ancora una volta l’ antecedente tomba Sultani Ghari nella  sopraelevazione monumentale della sua piattaforma, a tre livelli,  al cui centro il cenotafio biancheggiava  tra quattro chattri  in rovina,  residuo di quello che è da presumersi fosse un tempo uno splendido complesso , anche per le rovine adiacenti al ripiano più basso
Il seguito dell’itinerario richiedeva  che inoltrandomii nella Sout Extension I aggirassi la schiera di negozi successiva  del South market, e che traversassi l'area  verde prospiciente di un parco- giardino,  proseguendo fin che la strada finiva ad  un incrocio. La via che avessi intrapreso sulla destra, verso sud,  mi avrebbe recato di li a poco in vista di una  tomba a pianta quadrata che giù visitai, la   Kale Khan ka gumbad. Come attesta un’iscrizione sopra il mihrab, l’edificio è stato costruito nell ‘886 dopo l Egira, ossia nel 1481 dell era cristiana, per darvi sepoltura a Mubarak Khan, vissuto durante il regno di Buhlul Lodi, e  presumibilmente padre dello stesso Darya Khan Lohani.,. Il dubbio resta perché si ha notizia di due illustri Mubarak khan vissuti alla corte di Buhlul., dei quali rimane ignoto quale sia quello sepolto nella tomba. Di rimarchevole,  da rivedervi, era il soffitto decorato di stucchi dipinti.

Vi fossi pervenuto, una volta visitato il Gumbad avrei  dovuto ripercorrere la strada che mi aveva condotto alla tomba, lungo la quale  effettivamente mi incamminavo invece verso nord , a sinistra, fino ad un ulteriore incrocio rispetto a quello alla cui altezza l avevo  intrapresa,  e ne assecondavo il seguito  in un’arteria che volgeva ancora a sinistra per poi imboccare sulla destra la stradicciola che mi preannuncia la vista gemina della Bare khan ka gumbad,  e della Chhote Khan ka Gumbad., entrambe  a pianta quadrata, la prima  davvero incantevole nel suo decoro di palazzo celestiale,  ad arcate cieche triplici in triplice schiera, e di piloni angolari,  la seconda quanto mai pregevole negli  stucchi ornamentali dei portali, entrambe  a pianta quadrata davvero splendida nel suo decoro di palazzo celestiale,  ad arcate cieche triplici in triplice schiera, e piloni angolari,  e della Chote Khan ka Gumbad., dai pregevoli stucchi ornamentali dei portali, entrambe  a pianta quadrata   davvero splendida  nel suo decoro  di palazzo celestiale,  e della Chote Khan ka Gumbad., dai pregevoli stucchi ornamentali dei portali
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Era  prossima ad esse, la Bhure Kan ka gunbad, di più modeste parvenze in un recesso ombroso.
Dal vicolo in cui mi ero inoltrato, per vederne il portale d'accesso, proseguivo oltre l incrocio con la strada di provenienza dalle Bare Khan e Chhote Khan ka Gumbad, fino a che non mi restava che infilarmi nel camminamento di una strettoia , più che di un vicolo, che era abbuiato dalla prossimità di pochi decimetri, appena, dei balconi delle case che vi si fronteggiavano sopra. Occorreva a tal punto seguitare i gali sempre avanti, lungo  svolte ad angolo in cui il buio si infittiva, fino a che non sfociavo, insieme con tale passaggio, nello scorcio della vista conclusiva dei contrafforti della tomba di Mubarak shah, situata nel cuore di Mubarakpur.
E’  una delle tombe ottagonali, con veranda e contrafforti spioventi, che si susseguono in Delhi tra l epoca tugluquide, nell’esemplare ruderale della tomba Tilangani,ora interpenetrato di case ed insediato anch’esso in un kotla, quello di Nizamuddin,  ed i primordi dell epoca moghul, a cui risalgono le tombe ottagonali di Isa Khan e di Adam Khan,  senza che si possa dimenticare fuori di Delhi la  tomba sublime sempre ottaedra di Sher Shah Sur, nel Bihar, in quel di Sasaram Tale tipo di tomba, erede  indo-islamica  della stessa Cupola della roccia, in Gerusalemme, ebbe in realtà il suo apogeo nell epoca dei Sayyd, la dinastia di cui Mubarak Shah, morto nel 1434,  fu il secondo dei sultani, e  la cui tomba ottagonale precede quella di Muhammad Shah, suo successore, ora nei Lodi Garden, di cui una ripresa in epoca Lodi fu la tomba di Sikandar Lodi,  ubicata anch’essa nel complesso dei magnifici giardini,
Nella tomba di Mubarak Shah, dodici  sono le entrate d’accesso dalla veranda quadrangolare circostante all ottaedro centrale  che custodisce il cenotafio, tre per ogni lato, sovrastato  al centro da una chattri. ogni lato della veranda è sovrastato  al centro da una chattri., oltre il quali si erge la cupola su un tamburo di sedici lati Quanto alla tamponatura delle arcate interne sul versante occidentale, essa vi è dovuta alla presenza interna di un mirhab.



In alternativa , per giungervi, avrei dovuto chiedere di essere condotto in autoricksaw dai paraggi della Bare- Khan ka Gumbad fino all'arteria animatissima  della Gurudvara road, che un tempo assecondava le mura del Kotla di Mubarakpur . All'altezza di un tempio al dio Shiva, il Panghat Shiv Mandir,  mi sarebbe occorso addentrarmmi nel vicolo che lo fronteggia, la Sher Singh Bazar Road,  e quindi svoltare a destra, attenendomi poi alla mia sinistra, finché  fin che non mi fosse  di lì a poco apparsa  la Mubarak shah tomb, cosi come sopravvive e s'impone ancora alla stretta degli edifici che l attorniano.
E qualora con il figlio vi sia ancora un venditore d'aquiloni, a ridosso dell'inferriata su tale lato d'accesso , si abbia più cuore del mio, nei loro riguardi, e senza tema d'esserne impicciati nel traffico di  Delhi, se ne comperino più di quanti ne riservino anche solo 10 rupie.
















Uscendo dalla stazione metropolitana dell’INA Market, basta percorrere di 300 metri  sul lato sinistro la Sri Aurobindo marg, verso nord, per ritrovarsi nel Dilli Haat., o cuore di Delhi,  un sito espositivo permanente per  artigiani della stessa  Delhi o che vi provengono da ogni dove dell’ India, potendone usufruire solo periodicamente. Tale destinazione che lo  accomuna ad un nucleo del National Crafts Museum, è il felice esito del recupero di una zona in dissodi discariche tra le quali erano state intombate le acque reflue di un nallah,  avvenuto nel 1994 agli esordi dell’epoca della liberalizzazione indiana,  secondo un progetto di Pradeep Sachdeva I  siti artigianali al suo interno, ove non siano attendamenti plurimi,  sono costituiti da botteghe a schiera espanse all'esterno in  verande, le cui trabeazioni, insieme a disegni kunjaraksha di croci perforate,  sono l unica ornamentazione di  murature  in pietra a vista.  Frondosi pergolati vi costituiscono  i  luoghi di sosta centrali, uno dei quali è in prossimità dei punti di ristorazione,  che almeno denominalmente/ nella denominazione  sono riconducibili a vari territori dell' India.
La Brigadier Hoshiyar Singh Margh lungo la quale, più a nord, deviando a sinistra sullo stesso lato della Sri Aurobindo marg,  ci si avvii oltre l uscita, apparirà una delle più magnifiche vie di nuova Delhi, nel tripudio di verde in cui confluisce nell’ Africa Avenue. Giunti alla sua altezza,  svoltando a destra si perverrà alla destinazione ulteriore dell’Akbar Bhavan, che si accamperà alla vista sulla propria sinistra. Lo rende inconfondibile il suo afflato possente di cemento armato. Ma per quanto l edificio tradisca come e quanto sia ispirato a Lecorbusier,  è pura poesia brutalista di Shiv Nat Prasad, interpolata di modifiche postume. L'attuale destinazione universitaria ne rifunzionalizza la natura originaria di hotel,  nelle sue componenti più pubbliche- dislocate sulla sommità  e nei piani bassi,  aperti  a delle gallerie su pilotis- ed in quelle adibite ora ad ostello studentesco retrostante
 
Di ritorno alla stazione metropolitana di partenza,  ci si ritroverà ad appena  900 metri dalla  ulteriore meta del tragitto, la tomba di Darya Khan. , situata dall’altro lato della Sri Aurobindo Marg. Ma se si scelga di pervenirvi lungo  Chandra Singh Garhwali Marg, il   percorso di tale arteria, che si diparte sulla sinistra,  risulterà attualmente  accidentato dai  lavori in corso della  edificazione di un immenso complesso residenziale e di uffici, che  consigliano  di percorrerlo almeno  in ciclo od autoricshaw, tra i laminati dei cantieri e delle loro voragini, chiedendo  di essere condotti in East Kidwai Nagar, block C
La tomba di Darya Khan Lohani , che fu a suo tempo servitore dei sultani Lodi, è sopraelevata su di una piattaforma monumentale, a tre livelli , e vi biancheggia al centro, tra quattro chattri  in rovina, rievocando la antecedente tomba Sultan Ghari,  in ciò che è il residuo di quanto è da presumersi che fosse un tempo uno splendido complesso.
Il seguito dell’itinerario richiede  che inoltrandosi nella South Extension I si aggiri la schiera di negozi successiva  del South market, e che si traversi l'area  verde prospiciente di un parco- giardino,  proseguendo fin che la strada finisce ad  un incrocio. La via che si intraprenda sulla destra, verso sud,  reca di li a poco in vista della tomba a pianta quadrata Kale Khan ka Gumbad. Secondo quanto attesta un’iscrizione sopra il mihrab, l’edificio è stato costruito nell ‘886 dopo l’ Egira,  ossia nel 1481 dell’era cristiana, per darvi sepoltura a Mubarak Khan, vissuto durante il regno di Buhlul Lodi, e  presumibilmente padre dello stesso Darya Khan Lohani.. Il dubbio resta perché si ha notizia di due illustri Mubarak khan vissuti alla corte di Buhlul., dei quali rimane ignoto quale sia quello sepolto nella tomba. Di particolarmente rimarchevole vi è  il soffitto decorato di stucchi dipinti

Si riprenda la strada che ci ha condotto alla tomba, fino ad un ulteriore incrocio rispetto a quello alla cui altezza l’abbiamo intrapresa,  se ne assecondi poi il seguito in un’arteria che volge a sinistra,  per imboccare quindi  sulla destra la stradiccioa che ci preannuncia la vista gemina della Bare khan ka Gumbad e della Chhote Khan ka Gumbad., entrambe  a pianta quadrata, la prima  davvero incantevole nel suo decoro di palazzo celestiale,  ad arcate cieche triplici in triplice schiera, e con piloni angolari,  la seconda quanto mai pregevole negli  stucchi ornamentali dei portali, entrambe  a pianta quadrata davvero splendida nel suo decoro di palazzo celestiale,  ad arcate cieche triplici in triplice schiera, e piloni angolari,  e della Chote Khan ka Gumbad., dai pregevoli stucchi ornamentali dei portali, entrambe  a pianta quadrata.
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E’  prossima ad esse la Bhure Kan ka Gumbad,  anch’essa  a pianta quadrata, di più modeste parvenze in un recesso ombroso.
Dal vicolo in cui ci inoltri  per vederne il portale d'accesso, continuando a procedere oltre l incrocio con la strada di provenienza dalle Bare Khan e Chhote Khan ka Gumbad,  il  prosieguo del percorso induce ad infilarsi  nel camminamento di un’ autentica strettoia, più che di un vicolo,  abbuiato dalla prossimità di pochi decimetri, appena, dei balconi delle case che vi si fronteggiano sopra. Non  resta che seguitare i gali sempre avanti, lungo  svolte ad angolo in cui il buio si infittisce, fino a che non si sfocia, insieme con tale passaggio, nello scorcio della vista conclusiva dei contrafforti della tomba di Mubarak shah, situata nel cuore del villaggio di Mubarakpur.
E’  una delle tombe ottagonali, con veranda e contrafforti spioventi, che ricorrono in Delhi fin dall’epoca tugluquide, nell’esemplare ruderale della tomba Tilangani,ora interpenetrato di case ed insediato anch’esso in un kotla, quello di Nizamuddin,  e che vi si succedono fino ai primordi dell’epoca moghul, a cui risalgono le tombe ottagonali di Isa Khan e di Adam Khan,  senza che si possa dimenticare, fuori di Delhi, la  tomba sublime sempre ottaedra di Sher Shah Sur, nel Bihar, in quel di Sasaram Tale tipo di tomba , erede  indo-islamica  della stessa Cupola della roccia, in Gerusalemme,  ed aperta ad otto entrate quanti secondo l’islam sono gli hast behest del Paradiso, ebbe in realtà il suo apogeo nell’epoca dei Sayyd, la dinastia di cui Mubarak Shah, morto nel 1434,  fu il secondo dei sultani, e  la cui tomba ottagonale precede quella di Muhammad Shah, suo immediate successore,  sita magnificamente nei Lodi Gardens, di cui una ripresa in epoca Lodi fu la tomba di Sikandar Lodi,  ubicata anch’essa nel complesso dei meravigliosi giardini,
Nella tomba di Mubarak Shah, ogni lato della veranda è sovrastato  al centro da una chattri., oltre il quali si erge la cupola su di un tamburo di sedici lati Quanto alla tamponatura delle arcate interne sul versante occidentale, essa vi è dovuta alla presenza interna di un mirhab.



In alternativa , per giungervi, si può chiedere di essere condotti, in autoricksaw,  dai paraggi della Bare khan e Chhote Khan ka Gumbad fino all'arteria animatissima  della Gurudvara road, che un tempo assecondava le mura del Kotla di Mubarakpur . All'altezza di un tempio al dio Shiva, il Panghat Shiv Mandir,  occorre addentrarsi a tal punto  nel vicolo che lo fronteggia, la Sher Singh Bazar Road,  e quindi svoltare a destra, attenendosi alla propria  sinistra, finché  fin che non appaia di lì a poco  la tomba di Mubarak shah , cosi come sopravvive e s'impone ancora alla stretta degli edifici che l attorniano.


I

mercoledì 17 agosto 2016

andato, andato, del tutto trascorso e qui rimasto

E’come se le mie vicende che incarno così spasmodicamente, con il terrore che ora mi lega i denti,  eppure le vivessi già da morto, chissà da quanto, sorprendendomi ad ogni istante nel ritrovarmi ancora in vita, quando la vita per me è da innumerevole tempo  già passata,  trascorsa e insussistente,  e quel che mi resta  è il niente o la  realtà  trascendente.
E  ugualmente  le mie vicende qui in India,  ogni occasione di gioia, la vivo come se già ne fossi a infinita distanza  e le rivivessi nella mia solitudine nel mio appartamento italiano,  come ora  Chandu  che mi chiede il telefono  per telefonare a papà e si dilegua all istante


Oh, davvero andato, andato, come recita il mantra, del tutto andato, e qui rimasto

martedì 16 agosto 2016

nella mia depressione

La mia depressione è tale, in questi  giorni di addio, sotto il peso delle incombenze economiche per sovvenire ai miei cari che non mi consentono più niente, che non so più accudire alla mia persona che nei minimi termini, affidandomi ai lenitivi della preghiera, del beatifico sonno e degli psicofarmaci.
Anche l opportunità che ho colto di fare ritorno in Italia con il più economico dei voli immaginabili e possibili è diventato un incubo continuo della mia mente, per essermi dovuto affidare per questo alla compagnia di bandiera di un paese di cui tutto ho in orrore , e di cui mi terrorizza ogni conseguenza possibile del mettervi piede, vedendomi già consegnato alla sciabola del boia su qualche sua pubblica piazza, per nessun altra ragione che per avere tremato di paura sospetta al cospetto delle sue forze di autorità.
E non so  trarre sollievo, e  rallegrarmi più di tanto, che per il rinnovo del visto d’impiego non mi si richieda più una polizza assicurativa quanto mai costosa, dati i miei anni, per il cui ottenimento ho tribolato invano così tanto ed ho così invano fatto tribolare Kailash, nè so essere lieto di gratitudine che il principal sia disponibile a sottoscrivere ogni riscrittura  del contratto d’assunzione, alle sempre nuove condizioni richiestemi  dal Consolato generale di Milano.
Ho modo invece di allarmarmi  che mi possa essere negata insieme con il visto ogni possibilità di rientro in India, per qualsiasi attività che qui intraprenda che non sia l insegnamento dell italiano tra le mura perimetrali dell’istituto del mio principal, come quando lo esercito nel mio ufficio del Bapuculturaltours, dove sono stato ripreso a suo tempo con una videocamera  dalle autorità di polizia, o qualora esse mi  sorprendano come se vi stessi  in veste di esercente  dietro lo showcase del negozio di handicrafts  che ho allestito per Kailash,  insieme con lui, imprescindibilmente.
Tra un monsone e l’altro, torno intanto ogni giorno di continuo, sostandovi solo davanti, a tale nostro negozietto  che lunedì scorso abbiamo inaugurato con una puja, ma più che la gioia  della sua linda carineria, di com’è bello e attrattivo nei suoi pur pochi articoli di vendita, di vederne Kallu contento, che vi si raccoglie  con gli amici nel gioco e non fa più nemmeno ritorno a casa per il pranzo e l immancabile sonno pomeridiano, di come i nostri bambini vi convengano orgogliosi e felici, al punto che Chandu è appena scoppiato in lacrime per avergli il padre negato di condurvelo sotto la pioggia, più di tali ragioni che ho per felicitarmene mi angoscia quanto sia un costo aggiuntivo anzichè una fonte di ricavi, talmente pochi sono i turisti indiani che vi sostano e vi fanno compere, e irrisori sono i guadagni che ci impongono, sprezzanti, ed a  cui ci conviene di  sottostare pur di avere modo di vendere, trovando essi cari gli stessi prezzi a cui abbiamo acquisito i prodotti  dagli stessi artigiani che li fabbricano, o negli empori e mercati più economici di Delhi, cui ci siamo sospinti fino a Gandhinagar.
E non avrei forse motivo di essere soddisfatto di Poorti, Ajay e Chandu, di ciò che sortisco per loro nel vederli incantevolmente intenti nei compiti anche oggi ch’è giorno di vacanza per la pioggia che imperversa, sul piano di scrittura del loro lettone grande?
O di Mohammad, che ancora due settimane or sono, mentre  ero  in Delhi per gli acquisti del negozio,  voleva solo evadere dalle ingiunzioni familiari  e dagli obblighi scolastici  fuggendosene via per  l India da Khajuraho, stando a quanto mi telefonava, ed ora  va  invece regolarmente a scuola, di pomeriggio, ed al mattino dai due insegnanti privati che sopperiscono a quanto ne siano “ poor “ l’inglese o la  matematica”,  motivato a ciò anche dalla palestra della quale così egli comportandosi gli sovvenziono la frequentazione, i cui esercizi ieri era  orgoglioso di mostrarmi in stanza quanto ne rinforzino bicipiti e tricipiti.
Sono rientrati nel frattempo  i suoi conflitti familiari, dopo che il padre l’ha picchiato e gli ha gridato contro che non lo riconosceva più come suo figlio,  per avere appreso che aveva seguitato a disertare la scuola- ( “Mohammad” gli ho solo detto,  dopo avergli ricordato tutte le ragioni del padre,” a volte i figli devono saper essere più grandi  dei loro genitori”). E della sua storia d’amore affievolitasi  con Muskan ha posticipato i termini alla fine dell’anno scolastico, quando gli impegni degli esami del decimo anno saranno già stati affrontati.
“ Prima mi chiedevo, perché devo andare a scuola, ed ora mi chiedo perché non andarci, visto che ogni materia ora a scuola mi piace, e solo il sanscrito mi rimane indigesto”.
Certo,  i turisti e i visitatori dovrei seguitare a vederli, nostalgicamente, come animali dei branchi migratori a cui non potrò più unirmi per chissà quanto nel mio futuro,  ma qui in Khajuraho,  confinatovi come in una landa d’esilio, ho una patria del mio cuore.
Resta, con il mio declino economico, a rendere difficoltoso il controbilanciamento di ogni mia  privazione,   il crollo di  schianto della mia passione per l arte hindu., dopo che  al vaglio degli esiti di un mio reportage,  pur apparsi originali e di parecchio interesse, sono stato rimandato ad un ghost writer e ad un esperto di sanscrito per la loro riscrittura, dalla sola interlocutrice, a me quanto mai cara, che mi si è offerta per una loro lettura puntuale..



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lunedì 8 agosto 2016

dune in fiore

dune in fiore,
ombrelloni a un  sole
che luccica il mare

alla vista di  una immagine dell'amica Gabriella Parra