sabato 3 maggio 2014

di ritorno da Haridwar, Rishikesh

Di ritorno da Haridwar, Risikesh, nelle mie regalie non ho ritrovato ad attendermi che Kailash, in una Khajuraho sempre più insostenibile, che  al raffronto mi pare sempre di più un'altra India nella sua modernizzazione incivile, nella  refrattarietà della sua modernizzazione al rispetto della persona e dei valori della cultura,   Vimala e i nostri bambini erano rimasti al villaggio di Bhyantal dovo si erano recati per l ennesimo matrimonio, mentre Kailash, che vi serviva, aveva dovuto anticipare il rientro alla mattina precedente, perché il brahmino Gautam gli aveva telefonato che una perdita d'acqua delle condutture sovrastanti si era infiltrata nel nostro ufficio.
Poorti ed Ajay sarebbero rimasti nel villaggio dove ancora si trovano beatamente, mentre Chandu avrebbe fatto rientro con la mamma la sera stessa, desideroso di vedere il "kilona" della maxi vettura in plastica che gli avevo recato, di sfoggiare gli abiti in stile rajasthani che gli avevo acquistato con vari disegni, o il korta di feltro in stile ghardawali ,  che gli sarà confortevole dopo Diwali al ritorno dell'inverno. Il  mio caro Chandu sarebbe ripartito con la mamma l'indomani per il villaggio da cui ella proviene, a seguito della morte di un'anziana alle cui onoranze funebri.Vimala non poteva sottrarsi. Io sono riuscito a celare il mio malumore, anche quando Kailash , raggiungendomi al madras cafè dove mi veniva approntata per pranzo una dosa al formaggio, mi ha confermato l'inopportunità che presenziassi a quel lutto. Ero timoroso tanto dei rischi di quel viaggio quanto degli influssi nefasti della vita e della mentalità del villaggio, nelle sue mancanze di ogni riguardo per l'educazione e la salute dei bambini.
A Chandu si era parlato del fratellino morto, ed ora doveva assistere alle grida e ai pianti delle manifestazoni del cordoglio per la donna che era deceduta nel villaggio di Vimala. Inoltre il villaggio allontanava Poorti ed Ajay da ogni richiamo e recupero scolastico,  irresponsabilizzandoli del tutto.
Al contempo li allontanava anche dal mio astio interiore per la loro refrattarietà ad ogni studio e lettura personali, e la loro assenza propiziava una convivenza armoniosa  tra Chandu e noi adulti , con cui trascorre questi giorni meravigliosamente disteso e tranquillo, senza che i fratellini lo inaspriscano al litigio o al pianto, o he clo inducano a un viae vai continuo tra la casa e la strada.
Chandu, a differenza di Poorti ed Ajay,  aveva invece voluto essere di ritorno per non perdersi una sola lezione pomeridiana e gli ultimi giorni di prescuola, una premura rivelatasi vana, perché quando il mattino seguente l'abbiamo condotto a scuola, giovedì primo maggio, era ad attenderlo solo l'insegnante, per dirci che con l'ultimo giorno d'aprile le lezioni erano finite, e che riprenderanno solo alla fine di giugno, con l'arrivo dei monsoni..Non restava , insieme a Kailash, che di sollecitarlo a tracciare i percorsi grafici fantasiosi che proponeva  un gran bel libro acquistato a Delhi, il volo di fiore in fiore di un ape, l'erosione interna a una foglia di cui si saziava un catepillar, l'atterraggio di un areo in volo.
la sera stessa ho chiesto a Kalash di fare un bilancio della nostra situazione.
Mi confortava nella diagnosi di quanto da mesi si fosse volta al bello la nostra situazione familiare, senza che insorgessero più tra noi tensioni e conflitti sconvolgenti .
Io avvertivo intanto quale meraviglioso dono mi stesse facendo, mostrandomi quanta fiducia distesa e confidenza più profonda riponesse in me e nel mio aiuto, accreditandomi di una credibilità che è quanto per me vi sia di più benefico e salutare.
Me l ero ottenuta ripagandone il dolo con il ripianamento dei debiti che ne angustiavano le notti, anteponendo il piacere di tranquilllizzarlo/ rasserenarlo  alla asfitticità mentale  di ogni mio avaro calcolo economico, ed alfine anzichè adirarmi ancora una volta, accettando di fronte a ogni sua ricaduta nell'inedia, il giogo che mi imponeva di amarlo sino alla fine.
Intanto il viaggio a Delhi, Haridwar, Risiskesh era stata una riprova di quanto l'India si facesse per me dispendiosa e insostenibile lontano da lui e dalle sue cure, e ne tornavo con nuovi itinerari in Delhi di cui scrivere, che ne contemplassero tanto l'architettura  del passato che quella contemporanea, e grazie ai volumi dell'Archaeological survey che ho portentosamente reperito, mi è possibile con il supporto di Krishna Deva approfondire la conoscenza e l'illustrazione  iconografica dei templi di Khajuraho nei miei scritti, e con un altro prezioso volume mi è dato di rivisitare analiticamente i templi Pratihara che ho già affrontato, e di approntare lo studio e l'escursione in altri loro domini.
Quanto alla situazione economica, la scelta del tuk tuk lo contentava, grazie ad esso non aveva bisogno di ricorrere sempre a me per ogni evenienza, poteva contentare con i suoi guadagni  i minuti bisogni di Chandu, di Vimala, di Poorti, ed Ajay, fare acquisti al mercato di ortaggi e verdura, provvedere ad altre spese di ogni giorno.
non era il caso di fargli presente che  le 6-7 mila rupie di guadagno mensile non ordinario, eccedevano di poco i costi di manutenzione del tuk tuk, che non gli consentivano di fronteggiare né gli affitti né i costi di luce e di gas, della frequentazione della scuola dei bambini e del negozio di casa, che dovevo provvedere anche ai conti del lattaio.
Kailash così ha un lavoro cui tiene ed una sua identità sociale lavorativa, e valeva la pena chiedergli piuttosto, ora che la stagione turistica  è finita e particolarmente al pomeriggio , in una Khajuraho stremata dal caldo  ben pochi scendono in strada ad affrontare un viaggio, come potesse  integrare la sua attività.
al mattino andrà più spesso alla stazione ferroviaria, poiché per la gran calura sempre più muratori fanno stagionalmente rientro da Delhi nei loro villaggi, e potrebbe con l'autorickshaw andare di mercato in mercato, a vendervi riso, o altre derrate che non produce la campagna circostante.
Per avviare tale  commercio dovrà rifornirsi in Chhatarpur, o far pervenire più vantaggiosamente il riso dal Chhattisgarh.
si può fare, gli ho detto, e quanto alla terra?
Mi riconduceva alle considerazioni che finora ce ne avevano dissuaso, se si affittano terreni  è perché non sono riforniti d'acqua, e se vi si volesse impiantare un frutteto, un baghiscia, verrebbe rilevato dai padroni appena i manghi o le papaya diano frutti.
Restavano i suoi due campi che deve ereditare dal padre, ma qualora volessimo anche solo in parte adibirli a frutteti per essi si ripropone il problema che vi  è penuria d'acqua, e che trivellarli può costituire un vano dispendio
Così sia, amico mio caro, intanto, proiezione per proiezione muraria, vengo affrontando ancora una volta  l'iconografia dei templi di Khajuraho , con sotto braccio il libro di Krishna deva , dopo che già ho scritto della sublime Saint martin Garrison Church di Delhi, saggio le corde della mia lira poetica, ho ripreso  la lettura impervia della dottrina della vibrazione del shivaismo tantrico del Kashmir, sono di ritorno sulle care pagine di Vito Mancuso, di Raimon Panikkar, sulla Scienza della croce di Edith Stein.
Solo che qualcuno interloquisse con il mio travaglio mentale,  lo soccorresse, gli fosse di sollecitazione e conforto, e non dovessi sempre e solo confidare nel solo Suo impalpabile mistero...

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giovedì 10 aprile 2014

di quanta felicità non sono all'altezza

Eppure, anche in questi giorni di insoddisfazione  insanabile, che bei momenti ho vissuto e mi sono stati riservati, che l’alterazione della mia mente ha disconosciuto per il perdurare della mia permanenza forzosa qui in Khajuraho, mentre ovunque, in India, avrei voluto essere altrove, senza però avere più la forza di affrontare gli inconvenienti e i disagi di un viaggio,  trattenendomici per un insegnamento che sapevo bene che non sarebbe avvenuto, pur di  scrivere in tempo del mio tour in Jabalpur e Beraghat,  della mia escursione in Mahoba, di terminare quanto prima la rivisitazione dei templi sud di Khajuraho
E’ stato una festa del cuore vedere i bambini della scuola modellare l’argilla intorno al giovane artigiano che vi avevo fatto convocare,  senza che ancora il principal si sia fatto un’idea di come sia così possibile educare i bambini facendoli felici di venire a scuola,  per sottrarli ad un avvenire di strada.
E sabato scorso con trepidazione soddisfatta insieme con Kailash ho portato Chandu presso le suore del Kerala, per l’ammissione al corso prescolastico.
La mia mente era ancora confusa per quanto di sconveniente avevo rinvenuto la sera prima nel testo che presumevo impeccabile sui templi orientali di Khajuraho, e non si ritrovava nemmeno nello scrivere in inglese, sul modulo,  la data di nascita di Chandu, sulla base della certificazione, secondo delle nuove leggi, che era costata a Kailash l’andirivieni per due giorni tra Bhyantal a Chadnagar e da Rajnagar a Chattarpur, pagando bakshesh su bakshesh a funzionari, avvocati, pandit, per sveltire la pratica e disporre dell’atto di nascita in tempo utile .
Nessuno dei nostri bambini poteva già avvalersi di tale certificazione che è il presupposto di qualsiasi loro stato civile, e dovrà essere assicurata  anche a Poorti ed Ajay,  con lo sconforto del pensiero, mentre provvedevamo a quella di Chandu, che Sumit sia nato, vissuto e morto senza che la sua esistenza sia mai ufficialmente avvenuta.
Ora invece il nostro Chandu poteva dirsi un bambino ch'è  figlio a tutti gli effetti della madre India, e Kailash dichiararsi ed essere registrato in un atto pubblico come un  padre con un suo ben preciso lavoro privato, oltre al suo stato castale godere di una sua identità civile riconosciuta, 
Ugualmente con le sue sorelle poteva sfavillare di una splendida ricchezza la madre di Mohammad Anas, lunedì sera, quando mi è apparsa radiosa di gioielli e bracciali in tutta la pienezza della sua bellezza, alla cena nuziale cui il ragazzo mi aveva invitato dopo avermi raggiunto in ufficio, e poi a casa perché ne fossi partecipe, la sera stessa del giorno in cui  al mattino avevo contribuito, con 300 rupie, a che potesse finalmente ritirare la bicicletta dal meccanico a cui l'aveva portata il mese scorso ,per un incidente capitatogli durante Shivaratri .
E di ritorno agli stessi templi, se la mia mente non fosse stata guastata dalla fermentazione della mia bramosia di essere altrove,  avrei potuto compiacermi del rinnovato sguardo con cui li visionavo, e di quanto di ulteriore e di appagante vi rilevavo e vi fotografavo, nei fregi dell'antarapatra del Bijamandal, dai ricorsi di elefanti impennati o che irrorano ladies/dame con le loro proboscidi falliche, o di musici e danzanti divertitamente atteggiati, alla vista degli altari di pietre impilate di fronte al tempio di Hanuman,  nel tempio Duladeo al rinvenirvi delle saptamatrikas in luogo delle usuali coppie amorose  nel portale del sanctum, precedute all’ingresso da Shiva Virabadra e Ganesha, com'è di rito nella loro danza cosmica, o nel riscoprire il dio della morte e quello della sfortunata virtù, Yama e Nirriti, a fare da guardiani del tempio con una capigliatura singolarmente arricciata a ventaglio.

Una donna, che accendeva luminarie sulla soglia, di fronte a Ganesha e a Saraswati,  mi richiamava ai festeggiamenti per strada di Rama e di Durga , da cui mi ero distolto con uno strappo interiore, e finivo per esserne partecipe  all'esaurirsi finale e al venir meno, nei lasciti di vasi di miglio nel tempio delle Chausath Yogini, partecipando alla darshan nel santuario della Devi ch'è situato presso il  talab vicino a casa.

"avessi la tua mente, volerei" 10 aprile 2014

“Nel primo mattino Kallu si  è avviato con il tuk tuk anzitempo al lavoro, Vimala riordina la casa dopo avermi servito un te al latte corroborante, i bambini dormono ancora nel lettone grande, da cui mi sono risollevato dopo essermi accomodato  accanto al mio Chandu sospeso nel sonno col sederino scoperto, ma il mio cuore è inquieto e diviso, vorrebbe ritrovarsi con i miei cari, nella piena degli affetti e nel costrutto dello studio e della ricerca, ed essere lontano, vagando  per l India, , in Goa, Mamallapuram,  di ritorno a Delhi, dove ritrovarmi a parlare con  il Consigliere d’ambasciata,  o nel Chattisgarh per la festa cui sono stato invitato del  Lingo Pen”
Così scrivevo ancora due giorni fa, prima che la situazione si facesse particolarmente soffocante e prostrante.
Ieri sera Kailash si è infuriato con la moglie e con  Poorti ed Ajay, esasperato di quanto poco si possa fare in loro affidamento, che cessata la scuola i piccoli avessero già disertato la lezione  pomeridiana,  di non poterli ritrovare mai in casa e che si rendano irreperibili per andare a giocare interminabilmente, quando occorrerebbe fare conto su di loro per lasciare a loro Chandu in custodia ,  che qualcuno l’abbia di nuovo informato che il bambino più grande scommette soldi giocando a cricket.
Io avvertivo la sua stessa disperazione, di fronte ad un Ajay che  non ritrovo  mai con un libro in mano, che ha smesso da tempo di chiedermi di avvalersi di me,  che accumula sempre più ritardo nei tempi di crescita mentale, invasato solo di cricket , mentre avevo di fronte un padre, in Kailash, che incapace di riservare qualsiasi delicatezza e tenerezza gentile  ai suoi figli più grandi, mentre stravede per Chandu come stravedeva per Sumit,  quale rifugio compensatorio  dalle delusioni che gli riservavano gli altri due piccoli,  a seguito anche  dell incidenza in loro dei  suoi stessi modi di fare mortificanti, non poteva che allontanarli  e volgerli ancor più alla fuga dalla loro realtà di vita, talmente si rende orrido e spaventevole quando li affronta
 Così dileguava anche la consolazione che la mia permanenza in questa casa , tra conflitti e sconforto, assicuri almeno un’infanzia felice ai nostri bambini, mentre mi sentivo  incatenato a loro fino alla fine dei miei giorni, se Kailash seguita a trascorrerli con così magri proventi , in attesa, mattino e pomeriggio, dei turisti facoltosi che abbiano bisogno del suo tuk tuk, all’uscita di qualche hotel a cinque stelle, e Ajay, o Porti, rifuggono l’impronta della mia o della sua figura , senza acquisire nulla che possa valere per un loro futuro che non sia quello generale, qui in India, di essere mantenuti nella inedia della disoccupazione senza un  mestiere di sorta.
Ed ora la mia mente si chiede che ci resto a fare ancora in questa casa, ancora qui in India, nella realtà del mondo, se  non so realizzarvi  niente di bello e di utile e importante, e non riesco a ricercare o trovare in alcun sforzo in tal senso rispondenze o sostegno, se non sono capace di arrestarvi la mente in alcuna ricerca fruttuosa, che non siano i miei report minimali che ultimo a stento, fugacemente, e senza più credervi, più che altro per liberarmi dalla loro incombenza, e non  si esprime  più nemmeno in qualche suo balenio la mia voce poetica,   se né so restare felicemente  tra queste mura ed esservi una figura significativa e credibile, di qualche peso e sostegno, che non sia  l’erogatore imprescindibile di ogni sostegno economico, o  l’amoroso pagliaccio con cui gioca Chandu, né ho la forza per affrontare incontri e disagi di un viaggio, con il venir meno di ogni orizzonte di  attesa di alcunché di vero e di bello e di grande che possa ancora riservarmi l’India, di emozionate o sorprendente che ne valga la pena.
Anche la novena di Durga, o il giorno di Rama, sono trascorse senza che mi addentrassi nei rituali che vedevo svolgersi per strada, al seguito delle donne che recavano vasi di miglio ai templi della dea, e solo tardivamente, come al solito, quando tutto era già cessato, o stava finendo, ho lasciato i miei itinerari di ricerca archeologica che mi avevano ricondotto al tempio Duladeo per  recarmi ai luoghi di culto interessati, alle antiche pietre del Chausat yogini mandir che  ne erano state rivivificate, al tempietto della devi sul talab vicino a casa per la darshan serale, talmente avevo ceduto al disgusto che mi avevano suscitato i festeggiamenti motorizzati per strada del dio Rama,  la immedesimazione della manifestazione della fede, islamici o hindu che si sia ,  nell’ identica esplosione identitaria degli schiamazzi danzanti e di  un clamore assordante, al seguito di carri e inneggiando con opposte sciarpe e bandiere.
“ Avessi la tua educazione, la tua mente, mi diceva ieri Kailash, volerei”
“ Sapessi volare, gli ho replicato, non sarei in questa tua casa”.
 Così i giorni dileguano verso la mia partenza dall’India , senza che sappia scuoterne l’ inedia disperante.



martedì 8 aprile 2014

Templi sud di Khajuraho

Templi Sud di Khajuraho
 
Templi Sud di Khajuraho



Il  seguente itinerario è la continuazione di quello che illustra i templi Hindu orientali di Khajuraho, in un precedente report, a cui si fa riferimento, e che rappresenta un'introduzione più circostanziata alla realtà religiosa della bellezza spirituale dei templi di Khajuraho.
Alla fuoriuscita da Beni Ganj, svoltando a destra, ci si ritrova ad inoltrarsi per un ampia viottola sterrata,  che ci porta a costeggiare le alture dei rilievi Lavania. E' un autentico percorso di frontiera, tra le piante che s’infittiscono in brughiera e boscaglia rupestre lungo nel risalire i declivi, fin sotto gli scaglioni rocciosi delle scabre cime, ed il digradare agreste delle distese dei campi di grano, solo che si volga a valle lo sguardo.
Nelle radure armenti al pascolo, pastori e boscaioli
Ma con l’ultimo crinale trova  il suo termine in capo a pochi chilometri anche questo cammino, che incrocia la via più impervia, per il suo acciottolato pietroso, che da Khajuraho reca al villaggio adivasi di Khundarpurah. Occorre risalirla volgendoci a destra,  tra i campi in cui s’infoltano magnifici gli alti fusti frondosi degli alberi di himli e mahua, e le siepi che alte ci affiancano, finché non ci appaia il profilarsi solitario del tempio Chattarbuia, nel suo sikkara tra le piante svettante, di epoca solo meno tarda di quella dell'altro tempio sud, cronologizzato, il  Duladeo, in quanto lo si fa risalire al 1100 d.C., ai templi di re Jayavarman.
Retrostanti,  stanno i casolari di un villaggio di malta, dalle pareti bianche e rossastre, la scuola del piccolo villaggio affianca il tempio  più a  nord , slargandosi in un cortile chiassoso di giochi.
Al fronteggiarlo, o al fiancheggiarlo, il tempio s’impone alla vista per quanto è rabbreviato e raccolto, nella tensione delle sue forme ascendenti enfatizzata dai pilastri del portichetto raccorciato,  in una contiguità stretta con la sala del mandapa rimarcata dalla continuità della gronda e delle spigolosità angolari dei  balconcini.
Le statue templari esterne sono per lo più dilapidate, ma  sotto un sikkara in larga parte restaurato, e rifatto, lasciano intendere come il tempio volga ad occidente, anziché ad oriente, giacchè  sul fianco volto ai monti da cui si proviene, ossia a mezzogiorno, che tra i dikpalas guardiani ritroviamo Yama, il dio della morte.
Una circumambulazione del tempio in senso orario ci porta a rinvenire nelle proiezioni centrali Vishnu, e sovrastante una Narashimi meravigliosa, per naturalezza ferina, controparte femminile dell’uomo-leone in cui s’incarnò Vishnu. Sulla parete orientale, come su quelle retrostanti , ma volte ad occidente, dei templi Chitragupta e Vishvanatha, Javari e Duladeo, quest’ultimo che ancora ci attende,  capeggia invece Hara Hira Surya Hiranyagharba, il dio solare che in sè ha i poteri di Brahma, Vishnu e Shiva, con i relativi attributi, sinteticamente integrati, soggiacente a Shiva nella nicchia superiore.
Volgendoci a Sud,  delle divinità delle nicchie centrali è riconoscibile solo quella superiore, che già  per il seno maschile che si fa mammella femminile è facilmente identificabile nel dio Ardanarishvara, metà Shiva e metà  Parvati, a simboleggiare nella sua androgenia l imprescindibilità e l’inscindibilità dei complentari in ogni realtà affermativa e creatrice.
Vuole il mito che in tale forma Shiva sia comparso a Brahma quando questi gli chiese la ragione del perchè i Prajapati maschili che aveva creato, nella loro esclusiva natura fossero incapaci di procreare altri esseri. Al che Brahma intese e richiese alla parte femminile di Maheswara di dargli un proprio risvolto femminile, per potere procedere oltre nella creazione. Shiva Ardhanarishwara vi è nella stessa direzione conferita alla sua immagine sulla parete corrispettiva del sanctum del tempio Vishvanata , mentre vi figura come Shiva Tripurantaka, distruttore dei demoni di tre città, nella nicchia corrispettiva del sanctum del Kandarya Mahadeva e della  proiezione esterna   della parete nord del tempio Duladeo in cui lo ritrovemo.
Ma a noi ora basta farci  sulla soglia del tempio Chaturbuja, che vediamo comparirvi all’interno  la sua ragione primaria di splendore, la statua incantevole  di un dio sovranamente assorto nella sua quiete meditativa, di cui ci infonde la sua stessa pace, invitandoci a deporre ogni paura con la mano volta nel gesto dell’abayamudra.
Risale al dio, ai suoi quattro arti,( “Chatur-buja”) il nome del tempio.


La divinità al centro della trabeazione del portale d’accesso al garbagriha  ci induce a identificarlo  in una manifestazione di Vishnu-Narayana, nella  posa della sua incarnazione krishnaita che ha assunto negli arti inferiori.
Ma ne corona il capo la crocchia di capelli raccolta nella tiara della jata-mukuta , come è per Shiva, il che, però,  non può indurre che a considerare il dio  il pendant vishnuita di Hari Hara, il dio per metà Shiva, per metà Vishnu.
Che ai piedi rechi alle caviglie le padangada, che ritroveremo al collo del piede anche delle statue del tempio Duladeo, è per gli storici dell'arte un indizio certo della epoca tarda di entrambi i templi e delle loro opere scultoree, non bastassero gli altri indizi divenuti irrefutabili.
In alto, dove la sala del  mandapa immette nel vestibolo dell’antarala,  Saraswati e Laxmi, la dea della sapienza e la dea della prospera fortuna,  sovrastano il fedele ai lati, a conciliargli la sorte.


Lasciato il tempio Chatarbuja, una deviazione sulla destra,  dopo un breve inflettersi tra i campi, ci recherà a quel che resta del tempio più grande che sia stato ritrovato in Khajuraho, il Bajamandal.
Il suo plinto misura 34 m di lunghezza, più dei 30 delllo stesso  Kandariya Mahadeva. E' forse il tempio Vaidyanatha Shiva, fatto erigere da Gahapati Kokkala, menzionato in un'iscrizone del 1001 dopo Cristo.
Lo sovrasta il linga che vi appose un maharaja di Chattarpur nel XIX secolo,  restano le fondamenta e  il basamento sino al podio,  in cui tra i fregi delle modanature- a foglie di loto, o cuoriformi, rosette e kirttimukka, primeggiano i brani frammentari  dell’antarapatra , il fregio scultoreo istoriato di scene di vita.
Vi campegggiano  cortei di elefanti,  spesso impennati, più, si direbbe,  per una tenzone dai loro conducenti tesi a raffrenarli, che perché imbizzariti da qualche paura,  gruppi di danzatori e musici, insegnanti e i loro seguiti,  compreso uno jain, uomini in lotta e cacciatori, nel gruppo più singolare colti al ritorno con le loro predehe pencolanti da pertiche.
Intrigante , nel farla da padroni degli elefanti,  il ripetersi di scene in cui irrorano delle ladies con la loro proboscide,  simbolo non cripticamente esotetrico del membro maschile inseminante.
Si ritorni sulla via maestra per seguitarla ancora per un tratto, fino alla svolta sempre sulla destra , che ci immetterà nelle case del borgo di Jatkara, l'insediamento a cui Alexander Cunnigham riconduceva nella loro localizzazione i templi sud di Khajuraho. Esso ci offrirà i muri d’angolo e gli sporti dei balconi delle tinteggiate sue case silenti, non fosse per i bambini per strada e per il clangore del mulino in un interno,  fin che dopo l’ultimo slargo in una piazzetta ombreggiata da un nim,  si esaurisce nella sua fuoriuscita, oltre la quale ci si ritrova tra alte mahua sotto l intrico ritorto dei  loro rami, quindi tra i campi lentamente digradanti verso il letto del kudhar, nelle cui distese si affusolano casolari e filari di piante a perdita d’occhio.
Trail tripudio vegetale una strada ci schiude il suo varco sulla destra.: è loccasione, prima di raggiungere il tempio Duladeo che già ha fatto la sua comparsa tra lo sfondo degli alberi,  per  assecondarne il richiamo fino a che un grande albero ci si pianta in mezzo  al fondo stradale, prima di una curva ove compare una bandiera gialla. Si svolti per la sua viottola sinuosa tra i campi, fino a che sbocca nell’argine di un talab: lungo il suo percorso ci avranno già raggiunto le note dei canti o le predicazioni amplificate da un altoparlante, che provengono dal complesso di tempietti poco oltre, sulla sinistra,  racchiusi nel folto di alti pipal che li adombrano tra le loro altississime fronde. Vi sonon stati eretti  nella radura che traluce entro un boschetto in riva al bacino lacustre, cui discende un minuscolo  gath.
E’  un gruppuscolo di templi , altamente venerati, che fa capo a quello principale di Hanuman, preceduto da cinque altari di  mattoni impilati:  i due tempietti  all’ingresso sono dedicati alla dea Durga,  cui fa seguito , al centro, un  altro dedicato a Shiva, dietro il quale una piattaforma reca due yoni e una pluralità di linga, cinque, non che una  statuetta di Nandi ch’è stata asportata da un antico tempio di Khajuraho, così come i frammenti scultorei all’interno delle celle di  Durga.
Ritornati sulla strada da cui avevamo deviato, non ci resta che discendere al fiume Khudhar, al ponte- chiusa che ne regola il  flusso, ampio e colmo e tralucente, a monte, quanto si fa magro d’acque a valle , nel procedere insinuantesi tra un greto roccioso, per risalirne la ripida china oltre la quale ha fatto la sua comparsa in tutti suoi resti il tempio Duladeo, o Kunwar Matha
Per quanto della sua architettura sopravviva più che altro il fantasma, ne aleggia quanto il sikkara, nelle sue sacre alture montane, si sovrimponesse alla sala del mandapa ed al portico
Ultimo dei templi di Khajuraho, e shivaita,  voluto da re Madanavarnam che di Shiva era un adoratore, e costruito intorno al 1130 d. C., forse insieme ad un altro tempio shivaita, il Nilakanthesvara, di cui Cunningham rilevò i resti, la stessa critica che l’ha postdatato l’ha anche retrocesso a minore di tutti,  per la stereotipia tediosa del suo corredo statuario. pur tenendo conto dei guizzi di vita di cui sono saettanti i vyadarahs e i gandarvas stilizzati dell' ultima banda di statue esterne, o le apsaras danzanti degli interni ,  la bellezza dei cui ritmi e fremiti ansanti, , che è tutt’uno con quella delle loro sciarpe e delle volute ondeggianti, -la cui curvilinearità ricorrente, nelle bande laterali della cella del tempio,  si richiama a sua volta a quella di leogrifi e guerrieri sinuosi-,   fu colta splendidamente da Stella Kramrisch, nella schedatura che ne fece in Hindu Temple.
Soprattutto magnificò il fulgore del Surya Hari-Hara Hiranyagarbha che è   insediato nella nicchia principale della proiezione retrostante, il potere dei cui splendore, instostenibile per gli stessi dei della trimurti di cui il loro artefice,Visvakarman, li rese partecipi, “ si trova raggiante nel volto calmo e fiero; dà la curvatura esterna al petto e allo stelo del loto le cui corolle rotonde sono disposte ai lati del volto” ( Stella Kramrisch, il tempio Hindu, pg 440 dell’edizione italiana).
All’esterno, che presenta un portico a due vani e un mandapa dalle balaustre sopraelevate,  le manifestazioni di Shiva nelle nicchie delle proiezioni principali sono a sud Shiva Andarantaka, a Est, Shiva Nataraja, a nord  Shiva Tripurantaka, come si è anticipato.
Gli astavasus sopra i dikpalas hanno la  testa di un coccodrillo anzichè bovina, e  a Sud, e Sud Ovest Yama e Nirriti  presentano  una singolare arricciatura di capelli a ventaglio.
Restano da rilevare i gruppi erotici di cui  è celeberrimo quello intento ad un acrobatico rapporto orale, a sottentrione, nel recesso successivo ai dikpalas Varuna e Vayus .
Un'emunta Chamunda, è posta a conclusione dei cicli scultorei della parete nord, forma terrorifica quant'altre mai della dea Durga, di cui è l'incarnazione che trae il nome dai servi Chanda e Munda dei demoni Sumbha e Nishumba che sterminò con i loro signori e aiutanti, in soccorso agli dei che osteggiavano. La si vede, scheletrica,  atteggiata in una danza di morte sui nemici vinti, uno scorpione nel ventre incavato, ne simboleggia tutta la energia distruttiva.
Chamunda rinvia alle due immagini di Shiva Virabadra e di Ganesha che si affrontano all'ingresso del portico, in quanto sono le due divinità che già nei templi  Kandariya Mahadeva e  Visvanatha, aprivano e chiudevano la danza cosmica intorno all'asse del mondo simboleggiato dal tempio, che vi è condotta  dalle sette madri , le saptamatrika di cui Chamunda è la componente ultima.
Le sette madri, eredi dei culti della fertilità primari, sono le sakti, o energie divine, create dagli dei più importanti del pantheon vedico- Brahma, Vishnu, Kumara( skanda), Varaha, Indra, Yama-  sullesempio di Shiva Maheswara, per soccorrerlo in una lotta altrimenti impari con il demone cieco Andhakasura che gli aveva rapito la moglie Parvati, giacch non c'era colpo cruento che Shiva gli infliggesse, dalle cui gocce di sangue , come cadevano al suolo, non scaturisse un altro Andakasura ancora più bellicoso.
Le sette sakti divine così create, sorbendo ogni goccia di sangue che scaturisse dalle ferite del demone Andaka, posero termine alla sua moltiplicazione e ne consentirono luccisione finale.
E' così del demone di ogni ignoranza, che se attaccato in prima istanza moltiplica le suye forze diffusive.
E' valso la pena così dilungarsi sulle saptamatrikas, - Brahmani tricefala, vaishnavi, Kumari, Varahi, Indrani, Maheswari e Chamunda-, anche i  quanto le ritroveremo nelle banda centrali del portale d'accesso al garbagriha, in luogo delle serie abituali di mithuna o coppie amorose.
L’interno si apre in una magnifica sala ottagonale con il soffitto che si volge in circolo, vi figurano agli angoli  leoni digrignanti, senza che più vi sottostiano le venti  ninfe celestiali, che vi erano installate su delle mensole .
Danzavano, coglievano frutti di mango, sotto i suoi chioschi di foglie, si infilavano cavigliere con campanelli.
Era la loro sovraornaomentazione, di corone trilobate, di fascie duplicemente trapunte/ traforate/, di padangana alle caviglie, a rievocarvi più che quella di ogni altra immagine femminile del tempio, il nuovo stile che invalse negli ultimi tempi dei Chandella in Khajuraho, di cui sono ora rimaste come campioni esemplari una Ganga e una Yamuna sovragghindate nel portale d'accesso
 In esso Shiva campeggia al centro della trabeazione su un atletico atlante, i nove pianeti si interpongono nelle fasce laterali, concluse come al solito dalle altre due divinità della Trimurti nei loro stalli.
Sottostanti agli stipiti laterali, alle estremità della soglia d’accesso al garbagriha in cui ci fronteggia il lingam del dio,  soggiaciono le immagini di Ganesha e Saraswati, in luogo della complementarità più frequente di Laxmi con Saraswati. Sono esse  individuabili anche per la  tinteggiatura di polveri  o per i lumi che vi accende di fronte la devozione locale, che  è precipuamente  femminile.
A riprova che il tempio Duladeo è ancora ben più vivo di quanto lo vorrebbe morto la critica degli storici d'arte.
All’uscita dal tempio ci si ritrova già nei sobborghi del vecchio villaggio: dove il nostro itinerario si conclude nella tristezza felice del tempo presente.


Appunti di stesura

Retrostanti,  stanno i casolari di un villaggio di malta, dalle pareti bianche e rossastre, la scuola del piccolo villaggio affianca il tempio  più a  nord , slargandosi in un cortile chiassoso di giochi.
.........Il bijamandal.
Lasciata la  deviazione verso il Bijamandal, si ritorna sulla strada asfaltata per seguitare, più a nord, fino alla deviazione sulla destra dellla stradicciola che di li a poco ci addentra nel villaggio di Jatkara, tra gi spigoli e i balconi  dei terrazzi delle sue case tinteggiate,  gli slarghi di giochi  di bimbi, gli unici a romperne il silenzio con il clangore di un mulino rinserrato in una casa.
Se ne fuoriesce per addentrarci tra i campi sotto intorti  rami di mahua sovrastanti,  mentre lentamente si
digrada  con i coltivi, ove in  lontananza già si intravede come una sommità   il sikkara del tempio Duladeo, fino a  discendere al ponte sul fiume Kudhar,  oltre la cui risalità il tempio Duladeo ci si  profila nelle sue vestigia superstiti.
Digressione sull’Hanuman temple.
Il ponte funge da chiusa, e tanto il corso del Kudhar dapprima  traluce pieno al colmo, tra la vegetazione delle sponde, quanto si fa magro d’acque che cercano varchi tra  un greto roccioso nel tratto seguente.

Architettonicamente il Duladeo non  più che un fantasma di se stesso,  eppure ne è memorabile la fisionomia superstite,  nel sopraelevarsi del sikkara quanto un’altura montuosa sulle sommità ribassate di mandapa e portico d’entrata.

venerdì 28 marzo 2014

in Jabalpur, per Holi

Non uno  screzio,  un  disappunto, non la tensione di un contrasto,  tra me e Kailash, nel viaggio a Jabalpur durante Holi.  Eppure ragioni perchè insorgessero se ne sono presentate tante,  dato che la concomitanza di holi, durante il quale non viaggiavano autobus né  salpavano imbarcazioni per le Marble rocks di Beragat,  ci obbligava a reperire di continuo la scelta che meno pregiudicasse le altre possibilità.
Eccettuata la visita del Madan Mohan fort, eppure, contemperandoci a vicenda nelle rispettive esigenze,  ci è stato possibile  tutto ciò che più ci stava a cuore, finanche di imbarcarci una seconda volta per le Marble rocks, in una Beragat che il primo giorno, durante il quale per consentire che per le strade schiamazzassero i pochi festanti per Holi,  era deserta di gitanti e turisti ed erano chiusi o con le serrande abbassate quasi tutti i negozi.
Visitate con rare altre persone le cascate nebulose e fascinose di dhuandhar,  siamo  rientrati nel villaggio discendendo per le scalinate che recano fino al punto di imbarco, ma ci siamo ritrovati  ai suoi attracchi in piena solitudine, per cui non ci è rimasto,  a ritroso,  che risalire oltre gli stessi scalini anche i gradini che recano  al tempio Kalachuri  in altura delle 64 Yogini, al loro consesso statuario con le aperte bocche  frementi di sangue.
Di ritorno a Jabalpur ho voluto e chiesto a Kailash che con un autoriscio fossimo ricondotti al bacino lacustre del Devtal , dal punto in cui siamo scesi da un pullmino il cui conducente ci aveva concesso in Beragat un passaggio,- di quel talab, rivedendolo di sfuggita ,mi aveva suggestionato, ancor più che all’andata, quel lunedì mattina,  la vista dei villaggi e dei tempietti abbarbicati sugli ammonticellamenti circostanti lo specchio d’acqua.
Era una visione la cui bellezza, nel tramonto, era  contrastata dal traffico e dall’incuria circostante,  ma che mi è risultata ben più appagante di quella, nel cuore della città vecchia di Jabalpur, del più famoso dei suoi talab, l’Hanumantal , costellato di  templi, ai suoi bordi, tra cui primeggiava quello jain , mentre tutt’intorno erano allineate retrostanti le kothis, le case signorili, e casipole, a cui risalivano i vicoli circostanti,  senza che nulla vi divenisse l’approdo del bello a putride acque..
Vi eravamo pervenuti da Kamania gate, la porta di una sua eleganza rococò, surclassata da un orologio postumo commemorativo,che è  l’unica traccia significativa del lungo dominio maratha sulla città,  inoltrandoci lungo una via fascinosa di edifici gravidi di passato nella loro obsolescenza, o fatiscenza, ashram, templi insediati in palazzi, ballatoi di legno e verande sbrecciate, antri ombrosi di negozi più antichi dell ‘indipendenza indiana.
In mattinata avevamo potuto visitare il museorani Durgavati, benchè fosse ufficialmente ancora chiuso per holi, e ritrovarvi alcuni bellissime rappresentazioni scultoree di Shiva e Parvati, tra le quali è particolarmente celebre, pur se non la più intensa – nell’espressione del reciproco trasporto in cui le due divinità si immedesimano l’una nell’altra-,  quella in cui il dio  gioca a chaupar con la consorte, mentre particolarmente toccante è il  gruppo gatha Saptasati. Aliknidra.
Quel pomeriggio, di martedì, il 18 marzo, giunti all’incrocio dell’Omti ki Masjid e  alla vicina piazza della torre dell’orologio, allorchè  Kailash è uscito dal suo riserbo e ha manifestato il parere che della vecchia Jabalpur ce ne eravamo già fatto un’idea più che bastante, abbiamo deciso di comune accordo, dato che erano da tempo passate le tre, e che Holi poteva dirsi già trascorso, di fare ritorno una seconda volta a  Beraghat, nella speranza che ci fosse un concorso di turisti che consentisse l’imbarco per le Marble rocks, ed abbiamo optato su mia proposta per l’autorisciò in luogo dell’autobus, onde evitare di tardare troppo in attesa che fosse di passaggio.
E  tutto si è  reso così  possibile,  prima che il sole volgesse al tramonto sulla  profondità quieta delle verdi acque della Narmada tra le rocce scoscese, pur se l’arresto del funzionamento della macchina fotografica non mi ha consentito di immergermi nel trascorrere in barca tra i dirupi di marmo.
Ci  è stato possibile sulla via del ritorno anche di   recarci al  tempio Tripur sundari, dedicato a un trimurti femminile costituita da Durga, kali e Saraswati, nel villaggio storico di Tewar, proprio   nell’ora stessa della celebrazione della darshan,  tra festoni di noci di cocco drappeggiate di rosso.
Poco oltre Beraghat una vettura sfasciatasi ai bordi della strada,  era già stata evacuata dei due passeggeri che vi erano morti, secondo quanto aveva appreso il conducente dell’autorisciò in attesa che rientrassimo dallescursione in barca.
Così  era finita nel frattempo tanta altra esaltazione di vita.
Solo che avessimo sostato in Devtal, come avevo in animo, per riprendere la bellezza del sito  nel pomeriggio solatio, ed avremmo incrociato i nostri destini con tale sventura.
Dopo avere così visitata Beraghat, ed esserci fatta un’idea di come sia la città  vecchia di jabalpur, l’indomani non abbiamo insistito nella ricogizione  della sua eredità coloniale, il Cantonment e le civil lines, e in autobus ci siamo diretti a Notha lungo la strada per Damoh, per visitarvi l’antico tempio Kalachuri,  differendo il rientro in Khajuraho dal mercoledì al giovedì pomeriggio, ritornandovi in treno lungo la stessa tratta ferroviaria dell’andata, anziché seguitando in autobus da Damoh per Chhatarpur o Panna., avventurando(vici)si di notte.
Inferiore alle aspettative il tempio di Notha, non più che un bell’esempio open to sky di tempio raccordato con eleganti proporzioni in lunghezza più che in altezza, nel dilungarsi del portico  in un arioso mandapa, di analoghe aperture tra i pilastri,-  tra l’uno e l'altro vano si interponeva un  portale d’accesso che anticipava quello del sanctum, alle  cui divinità laterali della trimurti, Brahma e Vishnu,  vera allegata una loro scena sottostante di amoreggiamento della propria consorte, mentre  i navagraha, le nove divinità planetarie vi erano  intercalate rispetto alla centralità dell’immagine di  Shiva.
Nelle nicchie parietali esterne il dio ricorreva quale Shiva Vinadhara,  Nataraja e Andakasurantaka, mentre nei pannelli sottostanti figurava  una Gaya Laxmi, e Chamunda  compariva nella kapili della giuntura volta a sud .
Intanto  Kailash, cui una circumambulazione dei templi è più che bastante visivamente, era  rimasto a lungo in colloquio con il solerte custode, mentr’io mi attardavo a fissare immagini del tempio nessuna delle quali sarebbe stata ripresa, e la gentilezza del giovane uomo così propiziataci ci  avrebbe riservato un tour  conclusivo di grande suggestione, per le vie interne del villaggio le cui case erano in pietrisco integrato da frammenti dei templi che in Notha erano finiti in rovina,- le amalakas usatevi per  soglie,- fino all’altura dov’erano i siti dei templi scomparsi, e dove altri frammenti di statue  tra cui primeggiava un integro Ganesha, componevano i luoghi di culto esterni e i santuari dei templi che vi sono stati edificati in tempi più recenti . In lontananza, nel tramonto che già si faceva sera, la vista di un sangam, del confluire a valle di due corsi d'acqua.
L’ indomani, in attesa del treno dell’1,20  ho persuaso Kailash ad essere di ritorno in Beraghat, dove un’altra coppia, ugualmente  frettolosa, ci ha consentito di noleggiare in tempo un’imbarcazione per un altro boating tra le Marble rocks, ma non avremmo avuto modo, al ritorno, che di arrestarci quando erano già le 12, 20 al punto di salita al Madan Mahal., dove il manto stradale termina all’ingresso di un tempio. Dovevamo così arrenderci  al fatto che era assai meno “ close” di quanto lasciasse credere così dicendo la guida di Jabalpur,  alla balanced rock cui ci aveva recato il lunedì sera , il conducente dell’autorisciò con il quale avevamo fatto sosta al Devtal, nelle immediate vicinanze.
Ma ci sarebbe rimasto tutto il tempo per acquistare magliette per i nostri bambini, in un emporio a ridosso dell'hotel, dopo i souvenir e linga e nandi di marmo in Beraghat,

Così concludendosi un viaggio da “ golden medal” per Kailash, precipuamente in virtù dell’assenza di dissapori e del clima d’intesa tra noi insorto e rimasto imperturbato sino a Khajuraho.

giovedì 27 marzo 2014

undisclosed: nel farmi agente investigatore

Finalmente l’altro giorno,  martedì 25 marzo, una volta rientrato nelle mie coordinate di vita di Khajuraho- scuotendo la coltre apatica della mia depressione che vi era reinsorta, tra sordidi lapka e procacciatori  di avventure ispirate al kamasutra che le guide locali evocano a sproposito rifacendosi alla statuaria nei templi sacri, così trasformandoli in siti pornografici per l’ebetudine dei turisti che vi convengono,- ho ripreso fattivamente in considerazione il caso undisclosed  del giovane turista coreano che un sabato e una domenica precedente era  stato ospite di me e Kailash, nella nostra casa , al punto in cui era rimasto in sospeso al nostro ritorno da Jabalpur, quando  mi è risultato impossibile con il motore di ricerca in internet localizzare con precisione da quali atm di quali filiali di banca al giovane fossero state prelevate fraudolentemente dal conto corrente  70.000 rupie indiane, durante la sua diversione da Kolkata verso Bodhgaya, di un itinerario di viaggio che avrebbe dovuto concludersi invece a Darjeling, prima del suo rientro a Seoul.
Solo dopo averci pensato sopra a lungo, il candido giovane che io e Kailash avevamo fatto di tutto per cautelare da insidie e rischi dell'India, aveva accettato l’invito ad essere ospite della sua casa in Bodhgaya di un cordiale  sedicente uomo d’affari,  con il quale vi si era diretto in  treno. Prima della partenza da un atm della stazione ferroviaria di Howrah aveva  prelevato 100 rupie indiane con la sua carta di credito, sollecitato a ciò dal suo accompagnatore, perché verificasse se l’operazione era possible. “ Egli mi stava accanto, e può avere memorizzato i numeri della mia credit card”. Non solo, gli aveva chiesto di riporre la sua credit card più al sicuro nel bagaglio invece che nel portafoglio. “ Credo che il giorno seguente, quando io ero nella sua casa, egli si sia diretto in una vicina banca e abbia prelevato la somma”
Stando ai dati della namecard del suo ospitante, che il giovane coreano era in grado di fornirmi, insieme ad e-mail e numero di telefono, egli risultava essere un certo Richard Gomes residente in Creck Lane 14, un nome ed un indirizzo che ancora non mi dicevano nulla, e che ritenevo dati fasulli, o insufficienti a incastrare l’individuo per la  sua fraudolenza, se non si risaliva agli atm dai quali erano stati effettuati i prelievi, tramite le indicazioni reperibili nel suo sito web bancario
Un dato di importanza rilevante a rintracciare l‘uomo sospetto, poteva essere piuttosto l’intestazione del negozio di abbigliamento in  New Market, di cui il giovane ricordava il nome, “Eleganence Garment”, che gestiva un suo presunto cugino che gli era stato presentato.
Che dunque egli cercasse di localizzare gli atm in cui era avvenuta l estorsione, trasmettendone una denuncia all’ ambasciata coreana in Delhi, e intanto che non fosse “ low in spirit”. “In India worse misfortunes can happen!”
All’email in risposta, confidando nel mio aiuto, il giovane allegava la riproduzione dei dati bancari dei versamenti fraudolenti, data e filiale dei prelievi, ma la ricerca in internet non sortiva che risultati vaghi e incompleti. Solo il Wazirganj di una branca riconduceva a Gaya.
Così mi  risolvevo al compito indigesto di richiedere aiuto al dirigente della filiale locale della State bank of India.
Come supponevo, quando si è degnato di prestarmi  ascolto è stato solo per dirmi che non aveva canali speciali per individuare filiali e atm. E solo quando mi sono alzato per andarmene con rassegnazione ha preso in mano e in considerazione le fotocopie delle coordinate bancarie dei prelievi fraudolenti per dimostrarmi che a inserire nel computer il  Goulaxmi dell’atm della sua stessa banca non se ne ricavava niente. Ma la dicitura BOI era in grado di tradurmela all’istante in Bank of India.
Uscendo da quel buco nel sole pomeridiano di Khajuraho, avevo l’idea di riprendere la ricerca dall'internet center lì vicino, per accertare se con un altro motore sortivo risultati migliori.
Infatti, Wazirganj si concretava come la sede di una filiale della Bank of India, univocamente localizzabile solo nel distretto di Gaya, cui era riconducibile anche l’atm GFEU000073021/OPP J J COL perchè J J COL risultava essere l’abbreviazione della denominazione del J J College di Gaya, di fronte al quale stava latm da cui ben 6 volte era stato prelevato denaro sino all’ammontare massimo possibile. Quanto a GOULAXMI risultava, tra parentesi la denominazione popolare di un sobborgo Gajran, nei pressi di Sasaram, sempre nel Bihar, meglio conosciuta come il sito della tomba del grande governatore e condottiero afgano Sher Shah Sur, forse il più alto esempio del tipo di mausoleo con deambulatorio ottagonale intorno a un vano a cupola centrale, che invalse in Delhi soprattutto durante il sultanato dei Lodi e fino alla prima fase del dominio Moghul, di cui Sher Shah fu il più rilevate contrastatore.
A un’indagine ulteriore Sasaram risultava distante da Gaya più di 140 chilometri per strada, ma raggiungibile via treno , in un tragitto che si riduceva a un intervallo di 103 chilometri, in non più di un’ora e 23 minuti.
Così circoscritta intorno a Gaya e Bodhgaya l’area dei prelievi fraudolenti, ed escluso ogni possibile sospetto e menomo dubbio nei miei riguardi e di Kailash, in quei giorni di stanza in Khajuraho, come poteva confermare il modulo di richiesta di iscrizione di Chandu alla Sacred Hearth School che avevamo compilato insieme alla presenza della suora addetta al compito, restava da identificare chi potesse corrispondere a quel Richard Gomes, che avrebbe incautamente fornito ogni forma di recapito e di reperibilità per il giovane, all’atto stesso di defraudarlo,  se non fossero stati dati falsi e trafugati, e che così semplicemente indicato, benché il cognome fosse portoghese,, in rete era presente sotto ben 115 spoglie per la sola India,  innumerevoli solo in Kolkata.
Quale la mia sorpresa, dunque, quando digitando per intero nome e indirizzo Richard Gomes, 14 Creek Lane, Kolkata-700 014, ne sortiva l’intestazione di un post del 2011,  che ne parlava come del gestore , insieme alla moglie, i Gomes, appunto, del pensionato in cui era stata trasformata la sua casa divenuta una sede storica, a un indirizzo storico, avendovi vissuto Madre Teresa, nel periodo stesso in cui uscita dall’ordine delle suore di Loreto, era venuta fondando le suore di Carità.
Il vero Richard Gomes vi risultava essere “ a small thin framed man”,  di circa anni 60 “ ( “ would put his age around 60”), coniugato a una signora Cecilia che sembrava esserne la figlia, mentre quella reale era uno dei quattro piccolo che l’autrice del blog, Christina , aveva visto giocare intorno alla coppia.
La sera stessa trasmettevo i  risultati della mia inquiry al giovane coreano, in questi termini riassuntivi: ear friend, 

We can communicate you the results of our inquiry

1) the fraudulent drawings of your funds happened 9 march and 10 march 2014
 

in Bihar, in the area of Gaya , of Bodhgaya and of the tourist city of
 

Sasaram.

2) The drawings indicated from Wazirganj/ BoI have been made from the Branch
 

Wazirganj/district Gaya of the Bank of India

3) The drawings indicated from GFEU0000321/OPP J J Col have been made from
 

the atm of the branch of one bank situated opposite the J.J. College of Gaya

4) The drawing indicated from SBI Goulaxmi has been made from the State
 

Bank of India atm of C/O Baba Hello center of Gajranj( Goulaxmi) in Sasaram (
 

103 km far from Gaya by train in 1h 23 m./ 144 km the driving distance). Have You
 

been there? There is the magnificent tomb of Sher Shah Sur.

5) The person that you met in Kolkata and that invited you to his hometown in
 

Bodhgaya isn't Richard Gomes etc etc living in 14 Creek Lane Kolkata. He gave
 

you the personal particulars of another person, the real Richard Gomes being the
 

owner, more than 60 years old, of the famous guesthouse of Kolkata where stayed
 

Mother Teresa.

6) Did you have pictures ( He didn't leave you to take someone, I presume),
 

or some other documents about his person and his false cousin?.
 

The detail of his shop Elegance Garment in New market is very important.
 

Waiting for your answer
 

and wishing you well

Kailash Sen & Odorico Bergamaschi



L’indomani, avrei invitato il giovane a contattare con le dovute cautele il vero Richard Gomes, facendo bene attenzione a che l'email riconducesse a lui e non ai due suoi  derubanti ,  dato che l’uso fraudolento della sua name card e l’integrità presumibile dell'uomo avrebbe potuto coinvolgerlo nelle ricerche e indurlo ad attivare le autorità di polizia di Kolkata, ben più di quanto fossero mobilitabili le stesse autorità dell'ambasciata coreana in Delhi.
Dear friend, 
if you reported In advance, we suggest you to report again to your Embassy in
 
Delhi, with the results of our inquiry, by which you can simplify and facilitate
 
the search of the evildoers by Indian police.
Only at these conditions in fact you can receive help, We suppose.
But now there is an other person that can be interested to the search, the real
 
Richard Gomes, whose data has been used by two criminals.
Did you receive a visit card with his numbers phone? The e-mail address was
 
included in the visit card or they wrote it separately? Did you try to use the
 
numbers phone or the e-mail address?
If you use them you can contact the real Richard Gomes that can be interested to
 
activate the police of Kolkata.
 
But take care using the e-mail address : or it is without addressees or the
 
addressees can be the same criminals.
If you use the e mail address we advise you don’t to speak absolutely about the
 
crime of the extorted drawing, if you aren’t sure at the 100% that you are
 
contacting the real Richard Gomes, but “thanks of all “only, and little more.
Take care and have a good day.
Kailash Sen & Odorico Bergamaschi

La risposta felicemente calorosa del giovane, ben più della prima ancor algida, e in stato confusivo, benchè intensamente grata,
Really thank you for your cooperation.I reported this situation tothe Korea 
embasseyin delhi. I hope the embassey also can help me.I mostly stayed at the
 
man's house, and the first day I went to the Buddist temple in Bodgaya.I guess I
 
didn't go to the Sasaram.I took a picture of the person's cousin but I found that
 
he deleted it. Ellegance Garment is in the basement of the new market. They sell
 
variousclothes.I'll notice you again when the Korea embassey give me some advice
 
of my situation.Thank you and take care.
mi faceva certo che l’avevo indirizzato sul sentiero giusto.
I reported again to Korea Embassy with the results you sent to me. 
attached is the namecard of Mr. Gomes.
I called him and emailed him before and already told my situation to him.
I think he is the real Richard Gomes. I am going to contact him one more time. 
Thank yo
Importava oramai relativamente risalire ai fraudolenti, e ai loro sportelli bancari, se per risalire ad essi, ad egli, che mi sera professato cristiano, per il mio tramite era dato di risalire a un personaggio e a  un luogo storico della vita di Madre Teresa.
E se a me era dato, nel farmi emulo al computer dell’alter ego investigatore di Paul Teroux, in Delitto a Calcutta, di sentirmi un agente undisclosed di una provvidenza invisibile.







venerdì 14 marzo 2014

in partenza per Jabalpur

Nella mente si confondono i giorni e i ricordi,  nel loro succedersi si accavallano e si fanno oramai remoti eventi recenti,  tutti i successivi acquisti di oggetti e incontri individuali, come i monsoni  cedono alla luce radiosa del  sole di marzo anche i ricordi di conflitti e contrasti insorti dopo il rientro dai miei viaggi in Bhopal,  con Kailash o la gente locale di Khajuraho, tutto ancora cosi recente e sfumato nel tempo, mentre risale alle narici anche il sentore della mia infanzia, nella voglia di un contrasto fisico, di prendere a pugni,  o nel sentore di un ammanco di corpi tra le mie braccia, contro il mio petto... dopo il gelido furore al mancato rinvenimento dei miei contanti in euro lasciati in un trolley, la mia incapacità di  placarmi dopo che avevo cercato di arginare il crollo mentale di Kailash con mitezza gentile, quando mi ha rivelato che a mia insaputa,  aveva già ceduto  alla richiesta di 6.000 rupie del dalit ferito ad un piede nell'incidente del tuk tuk del novembre scorso, e che stava indebitandosi a mie spese per altre quattro mila rupie , ad un’ ulteriore  sollecitazione...quando si era pur convenuto che nessun risarcimento sarebbe dovuto intercorrere se non per ilo tramite di un avvocato.... per poi comprendere e farmi consapevole che non avrei potuto essere l'amico di fiducia di Kailash, se non mi fossi fatto carico dell'anullamento dell’intero ammontare di tutti i suoi debiti, settanta volte sette condonandogli  anche l' appropriazione indebita del denaro affidatogli o lasciato nella sua casa....e  ciononostante sentire la sua ingratitudine farmi franare anche l' accollarmi ogni debito, quando mi ha urlato al telefono se non fossi diventato pazzo, nell’avere io anticipato il pagamento di 2.500 rupie che era convenuto lui inoltrasse  l indomani  a uno dei gestori dell hotel Harmony con cui si era indebitato,  alla persona che mi si era fatta avanti di sua iniziativa e che si era rivelata quella sbagliata”  Qui basta che vedano la tua faccia bianca e si fanno tutti ladri...” sino a quelle più recenti, alla vista che mi cucinava al suolo senza alcun riguardo igienico il riso che mi avrebbe imbandito, al rinvenirlo che letargiva dopo il rientro un giorno dalle vicinanze di Byathal....
E nel frattempo dal mio rientro da Bhopal, con tutto quanto di meraviglioso  vi avevo acquisito, in esperienze e incontri, e meravigliosi oggetti di artigianato, le sere al dance festival, i pomeriggi al mela di Shivaratri, ,i successivi acquisti di giocattoli e arredi al silpgram,  di fiori finti incantevoli, di thali e piatti in acciaio, di cinture di cuoio al ground mela, di orologi in  Chattarpur nei miei via e vai oculistico-dentari, i giorni di pioggia in cui scrivevo dei miei viaggi in Gyaraspur, Satdhara, Sonari, e avveniva al silpgram l’incontro finale con Hitendra, venutovi con uno splendido amico che vi aveva in vendita le proprie statuette metalliche, in visita ai templi  di Khajuraho,  recandone la memoria del suo incontro con me, con l'immagine dell'apsara che intenta ella pure al bello nel suo maquillage,  come egli nello scrivere versi,  sembrava dirgli  “che a God life is more than write better...”,
e  oramai due domeniche or sono con il viaggiatore giovane coreano che si è affidato in tutto e per tutto a me ed a Kailash,  nella sua integrità che lo salvaguardava, e la settimana scorsa con il Consigliere di Ambasciata che ieri ho avuto modo così di ringraziare
Khajuraho, 14 marzo 2014.

Caro *,
siamo io e Kailash a dovere ugualmente ringraziare lei ed i suoi amici, per averci 
reso utili e fatto sentire oltre modo importanti. 
Le vostre obiezioni e perplessità sulle ragioni da me espostevi mi hannno inoltre 
consentito di discernere meglio le cognizioni essenziali sui templi di Khajuraho 
che era valido trasmettervi, e di chiarire a me stesso di quali di esse fossi 
effettivamente persuaso, ma soprattutto mi hanno dato modo di esprimervi visioni e 
ragioni che in mancanza di interlocutori devo tenere per me stesso. 
L’accompagnamento della guida in spagnolo mi è valso inoltre a focalizzare meglio 
la distorsione interpretativa, quanto mai accomodante, che è la filosofia 
turistica qui imperante. E’ una voga, non soltanto ermeneutica, secondo la quale 
non è l’attività sessuale che deve trasformarsi in attività religiosa di 
ricongiungimento con l’assoluto tramite l’integrazione riconciliatrice delle 
realtà complementari, esemplificate dal maschile e dal femminile, come esaltano i 
pannelli splendidamente stilizzati delle giunture dei templi, ma è l’attività 
religiosa stessa che dovrebbe trasformarsi e risolversi nell’attivismo sessuale 
più primordialmente sfrenato, giustificando magari anche accoppiamenti -forse poco 
giudiziosi- con orsi e con cani, secondo la parodia che ne eseguono invece le 
scene continuative - in modi a dire il vero meravigliosi e più naturalistici- dei 
fregi delle piattaforme, ed alla quale (parodia) si prestano senza remore 
filologiche le facete guide di Khajuraho, o gli allestitori senza scrupoli di 
sorta di book shop e bancarelle, non che gli innumerevoli ragazzi di strada e 
vitelloni locali motociclizzati, all’ insegna di ciò che si crede che soltanto 
possano intendere e volere i turisti stranieri qui in Khajuraho.” Di ogni sorta e 
di ogni età"”.
Quanto al suo portafogli, purtroppo non è stato finora ritrovato. 
Buon fine settimana, ed arrivederci in Delhi al prossimo mese!
Odorico

Cosi ho tracciato anche il plot di ciò che intendo scrivere di Khajuraho e i suoi lapka, mentre
Sto per lasciarla per Jabalpur, Berhadath, Nota, finalmente in viaggio per alcuni giorni con Kailash, ed intanto il principal ha riallacciato con me i più  cordiali rapporti,  al mio rientro, dopo Holi, tornerò ad insegnare italiano per gli studenti che  hanno già terminato gli esami della  nona e undicesima classe, per  le cui lezioni terminali insieme a Kailash ho patrocinato la cooperazione con un artigiano locale che insegni loro a lavorare l'argilla, o con il direttore del museo archeologico perché vi avvengano visite guidate a gruppi,  e sui suoi terreni potrò iniziare a impratichirmi nel lavoro dei campi, iniziare a impiantarvi alberi, addestrarmi in culture ayurvediche o nell’agricoltura organica.
E se  ho distanziato da me Mohammad, o il giovane che mi ha chiesto di apprendere italiano nel mio ufficio con il più incantevole dei modi deferenti nel suo bellissimo aspetto, mi ha avvicinato a se il magnifico Neelesh ....
Dio provvede a intrecciare fili e destini, la mia sorte nata in un borgo di campagna in Italia con quella di Kailash che ha avuto origine nel villaggio indiano di Byathal, egli mi ha illuminato, certo, gli ho soggiunto, basta sapere attendere che tutto si compia e si adempia... mentre avvertivo nello splendore pomeridiano, al sovvenirmi del clamore di giochi di Chandu, dell’infanzia felice di Chandu, Poorti, dell'amicizia che a tutto sa resistere tra me e Kailash, tutta la pienezza della vita che il divino mi ha concesso, e che basta sia paziente e mite, perché  mi rifulga nel suo splendore vivente...

“ dobbiamo saper attendere e accettare” com’io di seguitare a scrivere senza che alcuno mi legga, e colga i frutti di tanta mia profusa bellezza,  come a mia volta di non cogliere il frutto del suo incantevole albero, al limite che ponevo tra noi, nel ricambiargli la stretta di mano e distaccarmi dal suo splendido sguardo.